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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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Visualizzazione post con etichetta Solitudini. Mostra tutti i post
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giovedì 16 luglio 2026

Solo

Il termine solo indica principalmente una persona che non ha compagnia o che compie un'azione senza l'aiuto di altri.
 

 Solo

Fin da bambino, io non sono stato
uguale agli altri; non ho mai guardato
il mondo come gli altri; le passioni
da una fonte comune non ho tratto.
Dalla stessa sorgente non ho attinto
il mio dolore; né ho accordato il cuore
alla gioia di chi mi stava accanto.
Ciò che io ho amato, l’ho amato da solo.
Allora – nei miei primi anni, nell’alba
delle burrasche di una vita – è sorto
dai grandi abissi del bene e del male
questo mistero che ancora mi avvince:
sempre, dalla fontana o dal torrente,
da quella rossa rupe in cima a un monte,
dal sole che girava intorno a me
nel suo bagliore dorato d’autunno,
dal lampo che scoccava in mezzo al cielo
sfiorandomi nel suo rapido volo,
dalla tempesta e dal rombo del tuono,
e dalla nube che prendeva forma
(mentre il resto del Cielo era sereno):
la sagoma di un demone al mio sguardo

Edgar Allan Poe

 
 Ricordo un bimbo e le fotografie
senza riso o quel sorriso appenna
accennato e gli occhi suoi grandi
che ancora guardano lontano...

In italiano la parola solo ha principalmente tre differenti ruoli grammaticali: aggettivo, avverbio e sostantivo (dalla rete).

martedì 23 giugno 2026

Manto d'oblio (Anche mi fugge la mia compagnia...)


Questa bella lirica di Salvatore Quasimodo (Tutte le poesie) introducendo temi centrali dell'ermetismo come la solitudine, lo spaesamento esistenziale e la frammentazione dell'identità.
La lirica esprime un senso di solitudine interiore e di frammentarietà dell'anima, in cui il poeta avverte il distacco dalle frequentazioni passate ("donne di ghetto, giullari di taverna") e un senso di vuoto esistenziale.
 
 Anche mi fugge la mia compagnia,
donne di ghetto, giullari di taverna,
fra cui passai gran tempo,
e morta è la ragazza
a cui ardeva il volto perenne
unto d'olio della pasta àzzima
e la buia carne d'ebrea.

Forse è mutata pure la mia tristezza,
come fossi non mio,
da me stesso scordato.

Salvatore Quasimodo

La poesia riflette, in maniera assai potente, sul distacco dalle passioni terrene e sulla nostalgia, segnando l'inizio della riflessione intima e crepuscolare del protagonista/poeta della lirica. 
(dalla rete)

Ermeticamente assurdo ricreo
cose riteniute perse, lontane;
nel manto pesante dell'oblio
soppeso respiro ed abbraccio...
 
L'espressione  "manto d'oblio" invece si può considerare come una locuzione letteraria e poetica che stia ad indicare la dimenticanza totale e definitiva che avvolge e nasconde cose, persone o eventi del passato.

sabato 10 gennaio 2026

Un abbraccio nel freddo

Inverno rinsecchito 

Inverno rinsecchito
sotto sparse gelide nevi,
tra i cipressi e le case segnate dagli anni,
aggrappate a colline pietrose,
inverno del mio primo bacio,
con poche parole in accenno,
taciturno come i tuoi alberi senza fronde
e il volo breve timoroso del passero.

Stagione assorta

dove parlavo del vento
e le carezze di lei
intimorite, con le mani fredde,
con il cielo limpido
chiaro sopra di noi. 

Leo Paolazzi

Un abbraccio nel freddo è un gesto potente che offre calore fisico ed emotivo, proteggendo dal freddo, riducendo ansia e stress grazie al rilascio di ormoni come l'ossitocina, rafforzando i legami e portando benessere psicologico, e si traduce spesso in immagini evocative di coppie felici in paesaggi invernali.
È sia una protezione concreta (contatto pelle a pelle) sia un supporto psicologico, combattendo solitudine e malinconia (dalla rete).

 Un bacio nel gelido freddo
fiati tiepidi a confondersi;
 porta amorevoli cure l'abbraccio
inconstante, titubante, pauroso...

mercoledì 7 gennaio 2026

Freddo notturno

Colore del freddo
 
Soffermo la mente al colore
del freddo, blu intenso
e anime sole in silenzio.
 
Riassesto la vita, anima
in procinto di viaggi scomposti,
ricordi, visi, parole.
 
Fuori ancora nel buio
soppeso pensieri lontani
ciminieri intrise di umori.
 
Condensa il mio fiato
nel nulla di questo crepuscolo,
ancora inverno, ancora freddo.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
La sensazione di freddo notturno è un tema potente che gioca sul contrasto tra luce e oscurità per trasmettere brividi, isolamento o la quiete pungente dell'inverno. Queste immagini spesso ritraggono strade innevate sotto lampioni solitari, persone avvolte in coperte a letto o la nebbia che avvolge paesaggi notturni. Una sensazione di freddo notturno evoca immagini di solitudine, quiete, malinconia e mistero, spesso tramite dettagli come luci fioche, ombre nette, nebbia, paesaggi innevati o urbani deserti, figure solitarie coperte da indumenti pesanti (cappelli, sciarpe), vapore acqueo nell'aria, e texture ruvide per trasmettere il gelo, usando contrasti elevati per accentuare la drammaticità e la profondità del buio della notte o il passaggio tra notte e mattina (dalla rete).

mercoledì 7 maggio 2025

Un mare...

Saluto al mare

O mar profondo, o generosa, invitta
Immensità! sempre, fidente e pia,
Quand’è più stanca e di dolor trafitta,
Sempre ritorna a te l’anima mia.

O mare, a te, che negli oscuri e vasti
Scoscendimenti ove il tuo gorgo dorme,
I prischi germi e le perplesse forme
Di quanto vive e dee morir creasti.

Perché nell’ombra travedendo il lume
Forse del ver l’antica fantasia,
Nata sognò la genitrice iddia,
La sfavillante iddia dalle tue spume.

A te, che tutta la terrestre mole
Cingi e soggioghi, e nel volubil grembo
Specchi l’azzurro sterminato e il nembo
Vertiginoso e il fulvo occhio del sole.

Dal grembo tuo, che mansueto vide
E sofferse dell’uom la tracotanza,
Un’arcana speranza, una speranza
Imperitura al perituro arride.

Ond’ei col vivo imaginar lontane
Patrie vagheggia e sconosciute, dove
Innovati destini e virtù nove,
Più mite il cielo e men conteso il pane.

Questa la speme che commise ai venti,
E alla fortuna, di Giason la prua,
Onde eterno il suo nome e della sua
Ventura il grido fra le umane genti.

Questa la speme che drizzò le vele
E resse il cor del Ligure tenace,
Quando il gran volo dietro al sol che giace
Spiegò, sordo agli scherni e alle querele.

O mare, o mar! sull’antico dirupo
Io seggo e guardo dal tuo sen fremente
Spuntar le nubi ora veloci or lente,
Volar per l’aria e ricalar nel cupo.

O mare, o mar! su’ tuoi flutti spumanti
Veggo le navi sbieche e profilate
Dileguar con le bianche ali spiegate
A mo’ di grandi procellarie erranti.

E trasognando penso all’errabondo
Corso de’ fiumi che fan verde e vaga
Senza frutto la terra, e d’ogni plaga
Vengon tutti a finir nel tuo profondo.

E penso a questa inesorabil sorte
Che mutando non muta, e alle infinite
Che furono e saran misere vite
Sacre invano al dolor, sacre alla morte.

E mi s’acqueta il cor doglioso, e tace
De’ turbolenti miei pensieri il grido:
Torno coi fati e con me stesso in pace
E dello stolto mio dolor sorrido.

Arturo Graf 

Spesso la parole mare viene usata come simbolo di quantità incommensurabile, più spesso ostile che favorevole ( c'era un mare di gente ; è in un mare di guai ) o di eccezionale vastità (un mare di sabbia, un mare d'erba ; lo gran mar dell'essere, Dante); talvolta, anche di cammino lungo, incerto o pericoloso (la trattativa è ancora in alto mare ; Di questo tempestoso mare stella, Petrarca). (dalla rete)

Nel mareggiare assorto vedo
l'esile barca mia tra i flutti;
ciò che sono spesso intuisce
il suono, la battigia, la rena...

mercoledì 2 aprile 2025

Pomario

Godi se il vento ch’entra nel pomario
vi rimena l’ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquiario.
Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell’eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.
Un rovello è di qua dall’erto muro.
Se procedi t’imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.
Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine... 

Eugenio Montale

Sfuggire alla rete che ti imbriglia
assomiglia alla vita che avviluppa;
montaliani ricordi di scuola, lontani,
eppure presenti nell'anima ancora... 
 
Si definisce pomario un frutteto, per lo più ornamentale, 
annesso al giardino di grandi ville (dalla rete).

martedì 18 marzo 2025

L'ora sospesa

L' ora sospesa e altri scritti per artisti è un libro di Vincenzo Consolo pubblicato da Le Farfalle nella collana Turchese (dalla rete).

 L'ora sospesa

Questa, o Sorelle, è della nostra vita
l'ora più ricca e più vibrante. È l'ora
sospesa, in cui chi tutto brama e ignora,
su tutto il folle desiderio incita.

V'è nell'ombra un'altr'ombra che c'invita
con un sorriso sì dolce che accora.
L'anima attende in sua chiusa dimora
una promessa ancor non profferita.

Tutte le nostre facoltà son come
ali, anelanti un volo periglioso,
allo slancio già pronte e ancora indome.

L'anima nostra è un ciel raccolto in sè
che, di sue stelle al tremor radioso,
aspetta il sole, il donatore, il re.

Amalia Guglielminetti

Ore sospese in attese frementi
di ansie tenute sopite, nascoste;
ci accontenta di un raggio di sole,
poi piove, e la terra s'imbeve...

"L'ora sospesa" parla di pittori scultori fotografi architetti, e delle loro opere. Ma Vincenzo Consolo non è un critico d'arte: nel suo laboratorio ogni scritto di occasione può diventare occasione di scrittura, se non altro di riflessione sul proprio mestiere.
E proprio qui ricade l'interesse del libro: perché segna le tappe di un'intera opera, perché insegna le modalità della scrittura e della manipolazione autoriale della stessa: perché offre, soprattutto per quel che riguarda i libri maggiori, le "prime forme" di alcune delle loro pagine più alte; perché ricostruisce - ma sta al lettore operare o meno questa ricostruzione - il retroterra dal quale parte in buona misura la poetica consoliana.
(dalla rete)

giovedì 16 gennaio 2025

Respinta!

Eugenia Ciniselli
"Respinta"

La respinta

In te fu sospettata la nemica
subdola, quella ch'arti e audacie aduna
a irretir l'ingannevole fortuna
d'amore, e nelle sue reti s'intrica.

Fosti respinta. Come una mendica
che insista nel suo chiedere, importuna,
fosti respinta. E tu ben taci: niuna
parola esiste che il tuo male dica.

Non ti fu vista la tua morte in viso.
Si rinchiuse il tuo cuor pieno di strida.
Su se stesso piegò, come un ucciso.

Pur, s'addolcì benigna la ripulsa.
Di pietà si velò la voce infida...
Come ride la tua bocca convulsa!

Amalia Guglielminetti

Una
"respinta" 

(condizione subita da persona, oggetto etc,)

deriva dall'azione e risultato del verbo respingere (ricacciare indietro, allontanare violentemente: "respingere il nemico oltre i confini"; significa anche non accettare, rifiutare "respingere qualcuno o qualcosa, una persona, un'offerta").
(dalla rete)

Respingere per non soffrire,
spesso si fa, ancora, oggi;
le linee temporali inciampano
soliloqui nelle lunghe attese...

lunedì 23 settembre 2024

Oscure

Le oscure

Negli angoli discreti degli altari
scorron corone fra le dita snelle
figure curve come vecchierelle,
cui lumeggian di scorcio i lampadari.

Tutte han gli stessi movimenti rari,
gli stessi volti scarni di zitelle.
Si salutan con occhi di sorelle,
cercando un riso in fondo ai cuori amari.

Sembran celare con gelosa cura
il male di sentire a ogni ora farsi
più vuoti i polsi e l'anima più oscura.

E ciascuna furtiva si dilegua,
senza rumore, quasi per sottrarsi
a un dileggio sottil che la persegua.

Amalia Guglielminetti 

 Oscuro 

è un aggettivo che indica privo di luce,
di colore cupo, difficile da capire,
indeterminato, triste e altro.
Non indica il buio vero e proprio
ma ciò che è senza luce, poco chiaro,
inquietante o poco noto.
(dalla rete)

Anni celati, volti dietro a vestiti
grandi, e severi sguardi ancora
riescono a dare timore, paura.
Solitudine che nutre il dolore...

sabato 20 luglio 2024

Notte e silenzio

'Il  silenzio della notte'
Franco Lastraioli
 

Penso a te nel silenzio della notte

Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla,
e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso,
allora, solitario di me, passeggero fermo
di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te.
tutto il passato, in cui fosti un momento eterno,
è come questo silenzio di tutto.
tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi,
è come questi rumori,
tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere,
è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno.
ho visto morire, o sentito che morirono,
quanti amai o conobbi,
ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono
con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola;
o un passeggio emotivo e muto,
e il mondo oggi per me è un cimitero di notte,
bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna
ed è in questa quiete assurda di me e di tutto
che penso a te. 

Fernando Pessoa

 
Pensieri infilati come perle
nell'intreccio che un'anima
accorcia nei momenti distratti
di intime preci e sospiri...

venerdì 12 luglio 2024

Sera d’aprile (in luglio)

Giovane donna dagli occhi grandi e penetranti sarebbe passata alla storia come la “poetessa tragica” del Novecento italiano Antonia Pozzi morì suicida a soli ventisei anni, in una fredda giornata di dicembre del 1938.

Sera d’aprile

Batte la luna soavemente
di là dai vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita sola
nel prato azzurro del cielo.
Milano, 1° aprile 1931

Antonia Pozzi

Pochi, brevi versi che pure riescono a dirci così tanto. 
Il desiderio e lo struggimento portati dal principio di aprile sono tutti racchiusi nella luna-primula solitaria, dunque nella solitudine di una ragazza di vent’anni che guarda al mondo con occhi penetranti, come se volesse fotografarlo con un’occhiata.
(dalla rete)

Vivere di artificali paradisi
incerte mete da tenere care;
il quotidiano incalza e preme
la sera è quell'attimo fermo...