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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 14 aprile 2026

Guerra e chitarre

“Un giorno anche la guerra
s'inchinerà al suono di una chitarra.”  

Jim Morrison 

Questa celebre frase,
attribuita al chitarrista cantante
Jim Morrison,
simboleggia il potere salvifico della musica
sull'odio e la violenza.

I suoni del mondo racchiusi
in accordi maggiori, melodie
che scalziono scoppi e boati,
sonorità palesi e armonie...
 
È un messaggio di speranza che evoca un futuro in cui l'arte trionferà sulla brutalità, spesso associato al pacifismo e alla cultura rock degli anni '60/'70.
Questa frase potente, attribuita al frontman dei Doors Jim Morrison, che racchiude l'idea della musica come forza di pace universale superiore a qualsiasi conflitto. 
Esprime la speranza che l'arte e la bellezza possano, un giorno, rendere l'odio obsoleto. 
"Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra" resta una delle citazioni più potenti per invocare la pace attraverso l'arte.
(dalla rete)

domenica 16 febbraio 2025

Deus Absconditus

Michael Triegel
“Deus absconditus"

Deus Absconditus

Un semplice dato:
Dio non s’è nascosto.
Dio si è suicidato.

Giorgio Caproni

 

Il Deus Absconditus
(dal latino "Dio nascosto")

è un tema citato in un passo della Bibbia,
precisamente nel
Libro di Isaia (45, 15).
Il Deus Absconditus
è in relazione
al tema del libero arbitrio
e del circolo ermeneutico fede-ragione.


 
La divinità 
si manifesta in un modo tale 
da non violare la libertà dell'uomo, 
che la fede resti una scelta, 
non un dato di fatto evidente e inconfutabile
per la ragione.
 
 Nel bisogno io cerco, invoco
pieghe indistinte del tempo;
il respiro contiguo al dolore,
ansie, paure, sospiri, ritegni...
  
 Blaise Pascal
unendosi all'insegnamento dei giansenisti 
diffida della capacità della ragione di penetrare i misteri della fede: 
in tal senso il 
Deus absconditus 
 è necessario alla fede perché 
«se Dio si rivelasse continuamente agli uomini, 
non ci sarebbe merito nel credergli;
e se non si scoprisse mai, la fede scarseggerebbe». 
(da wikipedia)

domenica 1 gennaio 2023

Sciocchezze #38 (sono liberi i mastini della guerra)

 “Invoca la strage! 
E lascia liberi i cani della guerra”
 

Propositi

Si comincia sempre
con buoni propositi,
la bontà, la gentilezza, l'amicizia;
schermati dal buio latrano
i mastini della guerra,
siamo noi, sempre noi...

Gujil

Le folle plaudono Giulio Cesare in seguito alla sconfitta di Pompeo il Grande, ma molti Romani sono preoccupati per il potere e l'autorità che il grande dittatore sta guadagnando. Fra loro figura un importante cittadino, Cassio, e il rispettato Marco Bruto, amico di Cesare. Le conseguenze delle loro azioni getteranno ben presto la Repubblica in uno stato di disordine violento e doloroso... La più grande tragedia romana di William Shakespeare rompe ogni convenzionale regola drammatica, creando né un eroe chiaramente definito, né un reale antagonista (dalla rete).
 

lunedì 20 dicembre 2021

Questione di preferenze

 

La depilazione pubica, non è una pratica recente, infatti era presente e comune fin dai tempi antichi: alcuni dei primi rasoi, realizzati in rame, furono usati in Egitto e in India intorno al 3000 a.C.
Le donne egiziane considerarono i peli pubici sgradevoli; le donne romane dell’alta borghesia del VI secolo a.C. usavano pinzette, pietra pomice e prodotti per la depilazione ottenendo così un effetto glabro molto ambito.
L’era moderna della depilazione è spiegata dalle teorie evoluzionistiche della selezione naturale di Charles Darwin nel testo del 1871, The Descent of Man: secondo questa teoria l’homo sapiens ha meno peli sul corpo dei suoi antecedenti perché i compagni meno pelosi erano più attraenti sessualmente
(dalla rete)
.

 

 
Colloquio

Un uomo qualunque mi domandò:
che cosa pensi del sesso?
Una delle meraviglie della creazione, risposi.
Restò disorientato, poiché confonde le cose
e s’aspettava che io dicessi maledizione,
solo perché prima gli avevo confidato: il destino dell’uomo è la santità.
La donna che mi domandò piena d’odio:
lei si depila là in basso? lo domandò sorridendo,
pensando che così mi poteva meglio assassinare.
Magnifici sono il calice e la verga che contiene,
peloso o no.
Santo, santo, santo è l’amore, poiché viene da Dio,
non poiché uso guanto o rasoio.
Che cosa può contro di lui l’escremento?
Anche la rosa, che cosa può in suo favore?
Se “copre la moltitudine dei peccati ed è benigno,
come la morte duro, come l’inferno tenace”,
riposa nel tuo amore, che starai bene.

Adelia Prado

 

I peli pubici hanno funzione protettiva e termoregolatrice nei confronti dei nostri organi genitali e sono uno strumento che il nostro corpo utilizza per garantire la sopravvivenza della specie e la possibilità di procreare. Al giorno d’oggi, nonostante la moda sia incentrata su donne e uomini sempre più depilati, ci sono molti movimenti femminili che promuovono la presenza dei peli sul corpo e che non demonizzano il corpo come madre natura l’ha fatto.

ricordo la liscia pendenza del crinale
sul monte, la mia libera scelta di vivere;
condivisioni difficili divergono, deragliano,
in lontananza chiamo ma la mia voce non giunge...

La scelta di rimuovere i peli pubici deve essere personale, scegli ciò che ti fa sentire a tuo agio e non farti influenzare da ciò che la società impone! Non c’è nulla di male se non ti depili! Ora che le donne stanno riconquistando la libertà di mostrare il corpo al naturale, sempre più uomini, invece, si avvicinano alla depilazione, parziale o totale (dalla rete).

martedì 16 marzo 2021

"Tempus fugit"

"Tempus fugit"

La sensazione di non avere tempo è spesso causa di valutazioni errate; si crede di essere in ritardo sul mondo e, spesso non è così, bisogna procedre per priorità e già questo molte volte risolve il problema.
Altro discorso è quando la sensazione di non avere tempo ha risvolti sulla psiche;
molti non si accorgono di invecchiare e non percepiscono che il tempo si consuma e consuma.
Il più delle volte si rifiuta il concetto di fine tempo e ci si convince di averne all'nfinito.
Non è così.
Non è proprio così.
Siamo bombe ad orologeria con un timer tarato a casaccio, spero solo che al mio sia stata data una buona carica.

Gujil

  

È da un suono remoto
dalla casa, dalla stanza in fondo,
o è un mio tremito interno
o è quel giovane ailanto
che s’agita là fuori, all’imbocco del parco,
il selvatico che alligna dappertutto
senza riguardi.

Di dove viene che non la vedo,
questa speranza
io non so in che cosa,
questa gioia improvvisa
fuori del cuore,
quest’aliena che canta
la sua infinita ragione d’esistere?

Anna Maria Carpi
da "Quando avrò tempo"

 
 
È l'errore che facciamo tutti,
pensare di avere tempo.
   
Gianrico Carofiglio
 
 
le nostre gioie appese ai muri
fotogrammmi di vita passata;
cerchiamo stralci di pensieri futuri,
il tempo incalza, la ragione lo sà...

lunedì 13 luglio 2020

Mal sottile

Mal sottile

è la denominazione eufemistica ormai poco usata, ma molto diffusa in passato, della tubercolosi polmonare.
L’espressione alludeva alla magrezza, che era una frequente caratteristica di chi ne era colpito.
La tubercolosi è una malattia molto antica, se ne trovano tracce già negli scheletri del Neolitico.
Nel 3000 a. C. è nota in Cina e nel 1000 a.C. in Egitto, dove se ne trova  traccia  in alcune mummie.
I Greci Galeno e Ippocrate  la citano nelle loro opere come malattia contagiosa e mortale, la chiamano tisi da phthisis a sua volta da phthìein, consumarsi.
Le prime indicazioni igieniche per combattere la malattia le dà la Scuola Salernitana, che consiglia di lavare spesso le mani.
Nell’Ottocento ha grande diffusione prima nei ceti poveri e poi in quelli benestanti.
Spesso è assimilata al vampirismo perché i malati hanno gli occhi rossi e gonfi e sputano sangue.
Molti poeti e personaggi famosi sono stati colpiti e segnati a volte duramente dalla tubercolosi.
(dalla rete).

Sempre più scolorita


Sempre piu scolorita,
Sempre piu fredda e vile,
La mia povera vita
Muore di mal sottile.

Segue al verno l’aprile,
Che ai dolci sogni invita,
E mai non muta stile
La mia povera vita.

Ahi, come lente, uggiose
L’ore, i di foschi e soli!
Ahime, come m’annojo!

Rifioriscon le rose,
Cantano gli usignuoli,
E di tristezza io muojo.

Arturo Graf


l'allusione alla tubercolosi è viva
e la malattia ancora esiste e colpisce;
siamo in era Coronavirus, pandemica,
la situazione continua e noi si vive...


martedì 3 marzo 2020

In bilico

Bilico
 
Ogni mio verso è un furto
vitale alla mortale
quotidianità dell’agguato
- aggressione in potenza, passo
felpato - d’un esorcizzato
massacro.
 
Luca Canali
 
come mi sento io adesso,
in bilico, precario equilibrio;
sotto di me sensazioni sospese,
abissi? vuoto?, pochi centimetri?..
 
 

martedì 25 febbraio 2020

Paura, angoscia, poesia

     Superba è la notte
 La cosa più superba è la notte,
quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue,
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre,
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.
 
Alda Merini
  

spaventarsi è facile oggi, adesso,
dopo timore serpeggia sospetto, ansia;
siamo fragile nella nostra impotenza,
la natura ci dice, noi non si ascolta...
 
"La paura è un ottimo meccanismo di difesa,
perché siamo di fronte a un soggetto determinato.
L’angoscia invece subentra quando non si capisce da dove viene il pericolo.
Non c’è un soggetto chiaro davanti a noi,
ma un nemico che non si vede.
I bambini, non a caso,
non hanno paura ma provano angosce..."
 
Umberto Galimberti
 
 
 

lunedì 28 ottobre 2019

Tenebre e luce

S’è avvolto nelle tenebre il mondo, non temere.
Non credere durevole tutto ciò ch’è oscuro.
Sei vicino ai piaceri, amico, alle valli, ai fiori:
osa, non ti fermare. Ecco, già sorge l’alba!

Solo una nebbia lieve il tuo sguardo intimorisce.
La natura benevola prepara sotto il velo
ghirlande di rose e di viole, di nobili narcisi
per te, profumate ricompense ai tuoi canti.


1886 


Costantino Kavafis
da "Poesie segrete"
traduzione di Nicola Crocetti
  

La luce splende nelle tenebre, 
 le tenebre non l’hanno sopraffatta.
Giovanni 1, 5

 
 
avvolti dal buio, soli e sperduti,
siamo così quando perdiamo fiducia;
come oggi, nell'impeto che smuove,
in quell'orrore che segue il delirio...
 
 

lunedì 8 luglio 2019

Muse

Anton Raphael Mengs,
"Parnaso"
Museo dell'Ermitage

Musa


Una poesia non la senti arrivare,
le sue ali impercettibili come quelle di una falena,
o tenerla al guinzaglio e seguirti come faresti con un cane.
non è docile, non ha domani, e non entrerà dentro
anche se lasci la finestra spalancata.

Potresti anche non vederla arrivare,
per quanto possa essere a volte piccola – una mosca,
una formica, una coccinella – a volte enorme –
un rinoceronte, un elefante nella stanza, un ippopotamo.
La musa si introduce in casa tua di soppiatto

come un ladro, scivola in cucina,
si versa un bicchiere d’acqua – fresca come piace a te –
dal lavandino, sbircia nel cestino del pane.
Ha il tuo numero scritto sulla mano.
Pensa di conoscerti bene. Pensa di esserti amica.

 
Jackie Kay
da "Fiere"
traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera

Clio, Talia, Erato, Euterpe, Polimnia,
Calliope, Tersicore, Urania e Melpomene,
sarcofago di marmo (Parigi, Louvre)


  Caesar van Everdingen
(1616/1617–1678),
"Quattro Muse e Pegaso sul Parnaso
L'Aia, olio su tela, circa 1650.
ancora poesia, versi, mi manca leggere,
eppure la fatica immensa si arena,
il cuore tentenna e inaridisce piano,
giorno per giorno, ora per ora...

 
Le Muse
(in greco antico: Μοῦσαι, -ῶν; in latino: Mūsae, -ārum) sono divinità della religione greca e latina.
Erano le figlie di Zeus e di Mnemosýne (la "Memoria") e la loro guida era Apollo.
L'importanza delle muse nella religione greca era elevata: esse infatti rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero
l'«eterna magnificenza del divino».
 
In questo modo Walter Friedrich Otto ne traccia le caratteristiche:
«Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina.
Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosyne, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l'appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma - almeno originariamente - nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse»
(Walter Friedrich Otto. Theophania. Genova, Il Melangolo, 1996, pag.48)
(da Wikipedia).

martedì 11 giugno 2019

Ora il vivere...


Ora il vivere
 
L'ultima madre chiama dalla duna
già cupa il figlio che rincorre
il sughero sfuggito alla rete:
ombrelloni spaventapasseri disperdono
i pensieri. Ora il vivere
è questo sereno essere accanto
con il sangue fresco e leggiero
nelle vene di sale. Gli errori
macchiano meno dell'acqua
il tuo costume. Se guardiamo
oltre la spiaggia di nailon, il cielo
è il mare. Non aspettiamo nessuno.

Milano Marittima, '60
 
Alberico Sala


 
Vivere in campagna è per molti versi più salutare che vivere in città, non ci sono dubbi.
Non servono studi scientifici o prove mediche per comprendere che il contatto con la natura migliora la qualità della vita.
No allo smog e allo stress, sì ai cibi sani e ai prodotti a kilometro zero, le famiglie riescono a ritrovare una dimensione bucolica ormai perduta.
Oltre ad un generale benessere, però, sembra che la vita rurale aumenti addirittura le probabilità di battere il cancro.
Secondo un recente studio britannico, vivere in campagna potrebbe ridurre del 29% il rischio di morire di cancro.
Ciò non dipenderebbe solo dall’ambiente esterno e dal contatto con la natura, ma anche dal rapporto con il medico del luogo.
I centri medici dei villaggi rurali, infatti, sarebbero più facilmente accessibili di quelli nelle grandi città.
Il rapporto con il medico, inoltre, è più diretto e confidenziale, tanto che ai primi sintomi i pazienti ne fanno subito ricorso.
E, come sappiamo, una diagnosi precoce è salvifica in questo tipo di malattie.
I vantaggi di vivere in campagna, oltre alla possibilità di sconfiggere il cancro, sono stati evidenziati in una serie di altri studi. Ad esempio, si riduce il rischio di obesità ed aumenta la longevità.
Uno studio di Amici della Terra ha mostrato che la grande attività all’aperto offre vantaggi anche alle donne in gravidanza e che i bambini nati in zone rurali erano di dimensioni molto più sane.
I ricercatori dell’Università di Harvard hanno inoltre rilevato che coloro che vivono nella giungla urbana hanno un tasso di mortalità superiore di 12% rispetto a quelli con accesso agli spazi verdi. Gli esperti dell’Università di Stato dell’Oregon, infine, sostengono che la campagna aiuta a sorridere. Anche se si tratta di una semplice escursione! (dalla rete).
 
altro pensare sul vivere di oggi,
non importano gli anni, i pesi;
forse siamo solo uccelli marini
smarriti su strapiombi montani...
 
 
 

sabato 20 aprile 2019

Veneziano

Credo veneziano
10
 


Non sappiamo più dire sì e no,
perché non siamo più certi della meta.
E se lo diciamo, siamo come un bambino
che ha imparato soltanto a dar risposte gradite

alle domande dei grandi, senza capire
ciò che sta dicendo e a chi fa pro.
E quando sembravate esercitare opposizione,
ciò non avveniva senza veder dietro di voi

un suggeritore. Poiché, ah, da soli
siete paralizzati fino al midollo nell’anima
e infervorati attendete nuovi ordini

per essere, come voi pensate, forti e protetti.
La piazza era il vostro posto, la felicità la folla.
La libertà, però, languiva nell’angustia.

                
Rudolf Hagelstange
da " Credo veneziano"
        traduzione di Albero Noceti e Carlo Vita
 
 
Il veneto lagunare o veneziano (in veneziano venesian) è la variante del veneto parlata nella città di Venezia e nei territori limitrofi della laguna e della terraferma.
La lingua Veneziana impropriamente detto dialetto è diffuso nella maggior parte dei centri della laguna veneta e dell'estuario (Venezia centro storico, Murano, Lido, Malamocco), ma anche nelle località di terraferma facenti parte del comune di Venezia (Mestre, Marghera e dintorni,) oltre che nei comuni di Cavallino-Treporti e di Caorle (quest'ultimo costituisce una sorta di isola linguistica nella Venezia Orientale). Come quasi tutti gli altri dialetti parlati nella penisola italiana, il dialetto veneziano nacque dall'evoluzione del latino volgare, sviluppatosi a sua volta sulla base del substrato linguistico parlato nella zona prima della romanizzazione. In particolare, il dialetto veneziano si diffuse assieme alla presenza veneziana nelle colonie dell'Adriatico e del Mediterraneo orientale nei secoli XI e XIII, arricchendosi di apporti di altre lingue e continuando la sua evoluzione (da Wikipedia).  

quando cantavo, menestrello pazzo,
cantautore dicevo, suoni grezzi, sgraziati,
imitazione di tanti, di troppi;
h cantato l'amore, anch'io come altri...