Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno,
anche se l’animo è sconvolto
e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,
ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante
tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere,
che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,
solo questa è la porta da cui,
se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,
una riga si potrà salvare. (Forse).
Dino Buzzati
Scrivi ti prego non è il titolo del testo di Buzzati né una vera e propria poesia, ma un estratto da una pagina intitolata La salvezza tratta dalla raccolta eterogenea di prose e riflessioni In quel preciso momento (Neri Pozza, 1950) in seguito pubblicata da Mondadori in una nuova edizione contenente frammenti inediti nel 1974.
La chiave di lettura di questo breve scritto di DinoBuzzati ce la dà per l’appunto il suo titolo: “La salvezza”. La scrittura per l’autore è “salvezza”, come dimostra la pur desolante conclusione.
(dalla rete).


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