Oboe sommerso è la seconda raccolta di poesie di Salvatore Quasimodo, pubblicata nel 1932 dalle Edizioni di Circoli di Genova. L'opera rappresenta uno dei testi più emblematici e radicali dell'Ermetismo italiano (dalla rete).
Oboe sommerso
Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.
Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
in me si fa sera;
l'acqua tramonta
sulle mie mani erbose.
Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,
e i giorni una maceria.
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.
Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
in me si fa sera;
l'acqua tramonta
sulle mie mani erbose.
Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,
e i giorni una maceria.
Salvatore Quasimodo
L'omonima poesia che apre la raccolta poetica racchiude l'essenza di questa
stagione poetica, caratterizzata da un linguaggio estremamente denso,
analogico e di difficile interpretazione.
Gerbido è un termine regionale (soprattutto piemontese) che indica un terreno arido, brullo e incolto, simile a una brughiera, o uno stato di abbandono della terra ("lasciare in gerbido").
“Oboe sommerso”
è una raccolta che include poesie intrise di un forte senso lirico e di
una profonda sensibilità verso la natura e il paesaggio. Attraverso
queste poesie, Quasimodo estende la sua indagine sul dolore umano alla
sofferenza collettiva, collegando la sfera personale con l'ambito
universale.
Nel tramonto rivedo vite
passate, nei ricordi filmati;
la gioia che provo è inferiore
al dolore di ciò che manca...
L'oboe è uno strumento musicale aerofono a fiato ad ancia doppia appartenente alla famiglia dei legni. È celebre per il suo suono dolce, espressivo e penetrante, che ricorda la voce umana, ed è lo strumento che tradizionalmente dà il "La" per accordare l'orchestra grazie alla stabilità e alla chiarezza del suo timbro (dalla rete).

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