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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 11 settembre 2024

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 https://http2.mlstatic.com/D_NQ_NP_658626-MLC52989338420_122022-O.webp Dedicata a F.W.

Le vite degli atleti ci ricordano
I calci e i pugni che possiamo dare,
E le impronte di zoccoli sul muso
Che, partendo, si possono lasciare.
Oak Park, 1916
«Trapeze» (24 novembre 1916)

Ernest Hemingway

Scritte in viaggio o sulla tovaglia di un bar, le poesie riunite in questo volume – composte dal 1912 al 1956 – sono appunti, impressioni, noterelle, minute di lettere non spedite.
Questo libro è uno scrapbook, un taccuino, il raccoglitore di tutti i pezzi di carta sui quali l’artista scarabocchiava per qualche istante, fissando nelle parole gli umori e i sentimenti più fugaci.
(dalla rete)

 Nel correre del tempo rimane
un senso di cose che valgono;
ho amato Hemingway da subito,
ora lo leggo con finto disincanto...

 

martedì 23 gennaio 2024

Ardengo Soffici

Ardengo Soffici
"Autoritratto" 
 1849 Uffizzi Firenze
Ardengo Soffici 
(Rignano sull'Arno, 7 aprile 1879 - Vittoria Apuana, 19 agosto 1964) 
è stato un pittore, scrittore, poeta e saggista italiano.
 
 Fantasia su un quadro d'Ardengo Soffici

Faccia, zig zag anatomico che oscura
La passione torva di una vecchia luna
Che guarda sospesa al soffitto
In una taverna café chantant
D'America: la rossa velocità
Di luci funambola che tanga
Spagnola cinerina
Isterica in tango di luci si disfà:
Che guarda nel café chantant
D'America:
Sul piano martellato tre
Fiammelle rosse si sono accese da sé. 

Dino Campana

 Di fronte a un dipinto vigili sensi 
 sottraggono linee e colori al sogno;
rimane un istante di eterno stupore
che vaga negli occhi e nel cuore...
 
 
Ardengo Soffici
"Natura morta"
Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali fascisti, e l'anno dopo inizia la sua collaborazione a L'Italiano di Leo Longanesi. 
Ricevette il "Premio Mussolini" dell'Accademia d'Italia per la pittura nel 1932. 
Nel 1937 si allontana da Mussolini, ma rimarrà fedele al regime fino alla sua caduta. Nel 1938 il suo nome compare nel manifesto della razza, pubblicato sui giornali, firmato da molti intellettuali in appoggio alle leggi razziali appena emanate. Nel 1939, su proposta di Benito Mussolini, fu nominato accademico d’Italia per la classe delle Arti. Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica Sociale Italiana e, insieme a Barna Occhini, fonda la rivista Italia e Civiltà, che esce per 23 numeri nel 1944, propugnando l'amor patrio, il carattere sociale del fascismo e la fedeltà ai tedeschi. Nel dicembre 1944 viene arrestato per collaborazionismo e internato, insieme a Occhini, nel campo di concentramento di Collescipoli, vicino a Terni, fino a luglio 1945.  
Nel 1946 viene assolto per insufficienza di prove. 
Nel 1948 torna ad esporre, a Firenze. 
Negli anni 1949-1950, Ardengo Soffici aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi (avente a tema Il lavoro nella pittura contemporanea e attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera La vangatura. 
Per concludere si ricordano le numerose opere di critica d'arte, da Cubismo e oltre, Cubismo e futurismo, Scoperte e massacri, Statue e fantocci, ecc. fino a Selva, arte che è del 1943 e ai 30 artisti moderni italiani e stranieri che è del 1950. 
Nel 1955 ottiene il premio Marzotto per la letteratura. 
Muore nel 1964 per una trombosi cerebrale.
(da wikipedia)

lunedì 11 maggio 2020

Fanciullo



Antonio Mancini
"Fanciullo"



fanciullo
sostantivo maschile (f. -a)
[da fancello, per sostituzione di suffisso]
-TRECCANI- 

 L’essere umano nell’età della fanciullezza.
 
È parola di uso ormai raro, limitata a un discorso di tono elevato o scherzoso: un caro f., una graziosa f.; da fanciullo; quand’era ancora un f.; a guisa di fanciulla Che piangendo e ridendo pargoleggia (Dante); amare i f.; giochi, letture da fanciulli; scuola per fanciulli e fanciulle; f. prodigio, che mostra attitudini straordinarie, superiori a quelle normali per la sua età.
In similitudini, con riferimento alle qualità proprie della fanciullezza: semplice, ingenuo, innocente come un f.; candida, pura come una f.; analogamente, è ancora un f., di uomo adulto che conservi l’ingenuità e la semplicità d’animo dei fanciulli; ha un’aria, una faccia, uno sguardo da f.; è grande ma ha del f.; con tono più spreg., di persona adulta o comunque uscita dalla fanciullezza, ma che di questa abbia l’inesperienza, la mancanza di senso di responsabilità, ecc., o che nel comportamento dimostri leggerezza, scarso criterio: ragiona, si comporta peggio d’un fanciullo.





Valerico Laccetti
“Fanciullo che prega”
olio su tela
Pinacoteca Civica V.Bindi, Giulianova


Fanciullo

Gia di mia vita affaticata io premo
La china, e pur sempre un fanciul rimango,
Triste fanciullo e di giudizio scemo,
Che le stelle vagheggia e aborre il fango.

Dietro a vani pensier l’anima stremo,
E il core in disperati impeti affrango;
Per un raggio di sol palpito e fremo,
Pel suon d’un verso abbrividisco e piango.

E quanti ha il mondo e tenebre e splendori
E mutevoli aspetti e forme erranti,
Si dipingon nell’egra anima mia.

E quanti ha il mondo gemiti e clamori
E sospiri e singhiozzi e rugghi e schianti,
Suonano nel mio core in agonia.

Arturo Graf


tornare bambini, desiderio di  molti,

gli anni dell'innocenza, della serenità;
protetti da affettuosi genitori, fiori il mondo,
la casa un rifugio sicuro, impenetrabile...

venerdì 17 gennaio 2020

Sant'Antonio abate

Sant’Antòni del porscèll,
ch’el sònava el campanèll,
el campanèll el se s’cepaa,
Sant’Antòni l’è scapaa,
l’è scapaa dedree ‘na pòrta,
gh’era là ‘na dònna mòrta,
la dònna mòrta l’ha sguagnii,
Sant’Antòni el s’è stremii,
el s’è stremii d’ona manèra,
che ogni ann ghe fann la fèra.

Gh’èra pizz i candilee,
Sant’Antòni el gh’è andaa ‘dree,
el gh’è andaa ‘dree per fagh onor,
Sant’Antòni l’era on scior.
l’era on scior senza peccaa,
sant’Antòni el s’è salvaa,
el s’è salvaa in paradìs:
sant’Antòni e san Luìs.

 




Sant’Antonio del porcello,
che suonava il campanello,
il campanello si è rotto
Sant’Antonio si è nascosto,
si è nascosto dietro una porta,
ha trovato una donna morta,
la donna morta ha dato un lamento,
Sant’Antonio si è spaventato ,
si è spaventato in una maniera,
che ogni anno gli fanno la Fiera.

C’erano accesi i candelieri,
Sant’Antonio gli è andato dietro
gli è andato dietro per fargli onore,
Sant’Antonio era un signore.
era un signore senza peccato,
Sant’Antonio si è salvato,
si è salvato in Paradiso,
Sant’Antonio e San Luigi.



"Sant'Antoni del purcel": tra fede e tradizione
„



Sant’Antonio Abate, egiziano di nascita e morto nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 357, è considerato un Santo protettore degli animali domestici. che di solito viene raffigurato con accanto un maialino che reca al collo una campanella. Questa particolare festa, oltre a ricordare gli animali e la vita del Santo, scandisce anche il tempo tra le semine e i raccolti in agricoltura.
Soprattutto nel passato, ma in alcuni paesi è ancora in voga, i festeggiamenti comprendevano la benedizione degli animali in occasione delle celebrazioni in onore del Santo.
Secondo la tradizione e sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare
(dalla rete).

Ma l'abate Antonio, per la storia dell'arte, è soprattutto il santo delle tentazioni demoniache: sia che esse assumano – in accordo con la Vita Antonii scritta da Atanasio di Alessandria – l'aspetto dell'oro, come avviene nella tavola del Beato Angelico (circa 1436) posta nel Museo delle Belle Arti di Houston, oppure l'aspetto delle lusinghe muliebri come avviene nella tavola centrale del celebre trittico delle tentazioni di Hieronymus Bosch al Museo nazionale dell'Arte antica di Lisbona, oppure ancora quello della lotta, contro inquietanti demoni, scena che fu popolarissima nel XVI e XVII secolo soprattutto nella pittura del Nord .
(dalla rete).

Il falò di Sant’Antonio, dedicato a Sant’Antonio Abate, protettore dei contadini e degli animali domestici il cui giorno dedicato cade il 17 gennaio, la ricorrenza trae origini dagli antichi culti celtici e illuminava le campagne per celebrare la vittoria della luce sul buio e augurarsi di avere raccolti fecondi e abbondanti (dalla rete).


sabato 14 dicembre 2019

Torri ferraresi

Sin dall’alto Medioevo il territorio di Poggio Renatico, ancora invaso da specchi palustri e boscaglie, venne fortificato dai bolognesi attraverso una discontinua linea di torri e castelli che consentiva il controllo esclusivo della pesca e del commercio fluviale, nonché la protezione dalle mire espansionistiche dei confinanti ferraresi (dalla rete).

Torre dell'Uccellino: Detta anche dell’Usolino, era situata in origine lungo un’importante via di collegamento fra i territori di Bologna e di Ferrara. Eretta nel XIII secolo, faceva parte di un castello circondato dalle acque, e la sua struttura ricorda le più famose torri bolognesi. La sua mole massiccia testimonia le ragioni difensive della sua edificazione. Il presidio perse la sua importanza quando Alfonso d’Este, incurante delle proteste dei bolognesi, ne asportò la campana per ricavarne bronzo per i suoi cannoni.


Dalle torri di Ferrara

Dalle torri di Ferrara
vola ormai la dolce luce,
ma a una grata nera, avara,
chi ti volge, chi ti induce
o carezza della sera?
Chi risponde a una preghiera,
ad un pianto abbandonato
con quest'esile fanfara?
Oh non cada sera, alcuna
notte mai se non vi porti
per lo spazio, per la bruma,
suoni deboli e distorti,
rari, trepidi segnali
quando l’ore son più eguali,
quando più lontano è il giorno
e ogni nome è sopra il mare.

Giorgio Bassani
da Un’altra libertà, 1951

Torre del Poggio: 
Detta anche dell’Ortolano o Fornasini. Austera, semplice, ma affascinante, risale al XIII secolo, quando aveva per la famiglia Lambertini funzione di avvistamento dei nemici.
Nel 1963 durante alcuni lavori di restauro furono rinvenuti sei affreschi entro le nicchie esterne della struttura, ora custoditi alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara.
Si tratta di un ciclo, del quale spiccano la musa Urania e la Speranza attribuito ad Amico Aspertini, uno fra gli interpreti più alti e originali del Rinascimento maturo, personalità importante della scuola bolognese.


noi di torri non ne abbiamo, solo chiese,
un arengario immobile nel centro città;
eppure abbiamo un passato degno,
siamo protagonisti nella storia...

Torre dell'Orologio: Divide il corpo orizzontale della facciata di Castello Lambertini, di cui rappresenta l’elemento più antico. La costruzione, alta 25 metri, si sviluppa su quattro piani e un tempo era sede delle prigioni del castello, di cui si conservano le robuste porte di legno munite di numerosi chiavistelli in ferro.
La torre ospita l’antico meccanismo a ingranaggi dell’orologio e il congegno più sofisticato che lo ha sostituito, nonché le campane.