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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 31 ottobre 2012

Poesia e riflesso

A volte Dio

A volte Dio
uccide gli amanti
perché non vuole
essere superato
in amore.

Alda Merini


non guardate,
non viste,
relegate in discese
vertigine sola
come un bacio,
quello più dolce...

martedì 30 ottobre 2012

Frammento


fragore, dolore, caduta,
un attimo spezza equilibri
a fatica conquiste di mesi;
ritrovo freddezza ma ho sonno
e non posso dormire...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

lunedì 29 ottobre 2012

Nascondino

Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità degli uomini.
Quando la Noia si fu presentata per la terza volta, la Pazzia, come sempre un po' folle propose:
"Giochiamo a nascondino!"
L'Interesse alzò un sopracciglio e la Curiosità senza potersi contenere chiese:
"A nascondino? Di che si tratta?"
"E' un gioco, - spiegò la Pazzia - in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 1.000.000 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco."
L'Entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall'Euforia. L'Allegria fece tanti salti che finì per convincere il Dubbio e persino l'Apatia alla quale non interessava mai niente... Però non tutti vollero partecipare.
La Verità preferì non nascondersi. Perché, se poi alla fine tutti la scoprono?
La Superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
"Uno, due, tre..." - comincio a contare la Pazzia.
La prima a nascondersi fu la Pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso. La Fede volò in cielo e l'Invidia si nascose all'ombra del Trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sulla cima dell'albero più alto.
La Generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici. Che dire di un lago cristallino? Ideale per la Bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la Timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la Voluttà. Una folata di vento? Magnifico per la Libertà. Cosi la Generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
L'Egoismo, al contrario trovò subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per se'.
La Menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l'arcobaleno).
La Passione e il Desiderio al centro dei vulcani. L'Oblio...non mi ricordo...dove?
Quando la Pazzia arrivo a contare 999999 l'Amore non aveva ancora trovato un posto ove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finché scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.
"Un milione!" - contò la Pazzia. E comincio a cercare.
La prima a comparire fu la Pigrizia, solo a tre passi da una pietra. Poi udì la Fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e sentì vibrare la Passione e il Desiderio dal fondo dei vulcani. Per caso trovò l'Invidia e poté dedurre dove fosse il Trionfo. L'Egoismo non riuscì a trovarlo. Era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c'era un nido di vespe.
Dopo tanto camminare, la Pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scoprì la Bellezza.
Con il Dubbio le risultò ancora più facile, giacché lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.
Alla fine trovò un po' tutti: il Talento nell'erba fresca, l'Angoscia in una grotta buia, la Menzogna dietro l'arcobaleno e infine l'Oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.
Solo l'Amore non le appariva da nessuna parte.
La Pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami. Quando, all'improvviso, si udi un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell'Amore...! La Pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse, pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida.
Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla terra, l'Amore è cieco e la Pazzia sempre lo accompagna.

Anonimo

domenica 28 ottobre 2012

Canto Sioux e riflesso

Rituale delle forze cosmiche

Verso la parte dove nasce il sole
è raccolta gente di ogni tipo
e grandi animali di ogni tipo.
Proprio raccolti tutti insieme, come gente.

Anche gli insetti di ogni genere,
proprio raccolti là, tutti insieme,
da quali mezzi o modi , non sappiamo.
Veramente, uno solo di tutti questi
era il più grande,
ispirante tutti i pensieri,
la grande roccia bianca,
che si erge tanto alta come i cieli,
avvolta nella nebbia,
proprio alta come i cieli.
Così i miei piccoli parleranno di me,
tanto a lungo quanto viaggeranno sul sentiero della vita,
così parleranno di me.

Tali erano le parole, è stato detto.
Poi prossimo nella fila
tu, maschio della gru, stavi
col tuo lungo becco
e il tuo collo, lungo più di tutti,
là, con tuo becco tu colpisti la terra.

Questa sarà la leggenda
del popolo antico, del popolo rosso,
così i miei piccoli parleranno di me.
Poi nella fila stava il maschio
del lupo grigio, il cui urlo
sebbene emesso senza sforzo, faceva veramente
tremare la terra,
tremare anche la stalla di terra.
Tale sarà la leggenda del popolo.

Poi nella fila stava Hega, la poiana,
con il suo collo rosso.
Stava con calma, le grandi ali spiegate,
lasciando che il calore del sole raddrizzasse le sue penne.
Lentamente mosse le ali,
poi si lanciò avanti, benché con sforzo,
dispiegando così una potenza (dono dio Wakonda)
che spesso raccontano i vecchi nei loro discorsi.
 
Sioux omaha
 
 
volo e riaccendo
nel luogo del sonno
le voci ed i suoni;
ritorni e partenze
veghezze e pensieri...

sabato 27 ottobre 2012

Lombardia


Questa canzone di Alessio Colombini
è una sorta di emigrazione alla rovescia.
Si va al sud e si scappa
dalle nebbiose pianure lombarde,
dai boschi e dai laghi.
Bella direi, proprio bella. 



Lombardia

Nebbie nascono dai fossi,
brume antiche e immote,
compaiono i pettirossi
sulle piante spoglie e vuote.
Un pensoso vecchio al camino
posa sguardi sul muro,
nelle foto si rivede bambino
ora muove solo passo insicuro.

anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

venerdì 26 ottobre 2012

Caldarroste

Con l’arrivo dell’autunno, tornano a deliziarci, sulle nostre tavole, le castagne: uno dei modi più ghiotti per gustarle, è preparare le caldarroste, cuocendole cioè lentamente sul fuoco all’interno di una padella bucherellata. Preparare un bel cartoccio di caldarroste sembra un’operazione facilissima, ma in realtà dietro ad una buona castagna arrostita c’è un mondo di piccoli segreti e di trucchi che non tutti conoscono e che fanno la differenza. Partiamo dal presupposto che mai, purtroppo, sul fornello di casa nostra potremo cucinare delle caldarroste buone come dal venditore all’angolo della via, a meno di non disporre di un caminetto a legna o di una brace; esistono però alcuni consigli e piccoli suggerimenti, che ci possono permettere di ottenere ottime caldarroste senza carbonizzare questo ghiotto frutto e di gustarlo in tutta la sua bontà. Anzitutto dovrete procurarvi delle castagne più o meno della stessa dimensione e sceglierle una ad una per accertarvi che siano integre e senza alcuna macchia o buco, poi con un coltellino appuntito e affilato, dovrete intaccarne la superficie praticando un taglio di circa 3-4 cm di lunghezza fino ad arrivare alla polpa. La pentola migliore per cuocere le castagne è la padella bucherellata, però attenzione: se la userete sul fornello a gas rischierete di bruciare la parte esterna prima di averle cotte all’interno, quindi sarà meglio porre sotto alla padella uno spargifiamma, di quelli usati per non fare bruciare sul fondo creme e budini. Mettete tutte le castagne nella padella e fatele arrostire a fuoco dolce, girandole spesso per cucinarle omogeneamente; a cottura avvenuta toglietele dalla padella e ponetele in un contenitore, meglio se traspirante. ■ Consiglio Un trucco per ottenere delle buone caldarroste, da noi provato direttamente, è quello di bagnare un sacchetto di carta (quello del pane andrà bene) e di ricoprirci le castagne in cottura, facendo attenzione che non si asciughi, poichè brucerebbe. Durante la cottura quindi, bagnatelo di frequente: questo permetterà alle caldarroste di cuocere mantenendo parte della loro umidità, e rimanendo così, più morbide. ■ Curiosità Qualcuno usa bagnare le castagne con il vino qualche istante prima del termine della cottura, altri invece le salano leggermente; quello che invece andrebbe fatto, perché sia più facile sbucciarle, è di avvolgerle ancora calde per qualche minuto in un canovaccio inumidito. Provate e vedrete che la buccia verrà via con estrema facilità (dalla rete).



Caldarroste

Aforismi imprecisi accalcano
pensieri autunnali, ventosi,
come l'aria che frange fogliame
ormai quasi ingiallito dal freddo;
pietose emozioni relegano
il cuore in un caldo cantuccio,
caldarroste e un bicchiere di rosso.

anonimo del XX° secolo
poesie ritrovate

giovedì 25 ottobre 2012

Poesia e riflesso

Lirica

Oh, dove prima al limite del giorno
s’appiattava  una forza ordinatrice,
quale scoscendimento pauroso
che mi rimonta sulla stessa ruota,
sulla ruota del giorno e del tormento?
E dove il digiuno di un incontro
rovesciare codeste verità?
Ah, fantasmi di te, mille fantasmi
arsi di sete, tutti, alla mia fonte!
Una forza stranissima si insinua
nelle mie labbra docili e le incurva;
io ruoto, sento, sul mio desiderio
schiava di un magnetismo che mi ha vinta.
La corsa dopo invaderà il mio corpo
che la esercita in sé, nel suo tormento,
per superare ciecamente il solco
dove tu, assente, non puoi più fiorire.
Ardo di mille musiche diverse,
ma dove è tempo di un incontro nuovo,
resiste il “poter essere” di te.

Alda Merini


soavemente accingo
le mie mani al volto
di chi mi fu guida sicura;
ora spesso giace
in silente pensiero,
la guardo, commosso,
capisco che ora
 lei vola lontano...

mercoledì 24 ottobre 2012

Cetra


La cetra o citara è uno strumento musicale appartenente alla famiglia dei cordofoni. Lo strumento era inizialmente costruito come la lira ma con una cassa armonica di dimensioni maggiori, in legno. Con queste caratteristiche la cetra ebbe una notevole diffusione sin dall'antica Grecia dov'era suonata da citaredi professionisti; il suo uso inoltre prese corpo anche a Roma e in Corsica. Nel corso dei secoli la sua struttura venne ulteriormente modificata, fino ad intendere per cetra uno strumento dalla cassa di risonanza piatta le cui doppie corde metalliche venivano pizzicate, dotato di un lungo manico e dalla struttura paragonabile a quella di una pera. Questo modello di cetra venne utilizzato soprattutto dal XVI fino al XVIII secolo.
La storia della cetra si perde nei tempi bui e antichi, nella Bibbia. Soprattutto la usò molto Re Davide per i suoi salmi, in molti di essi appare il nome di questo strumento musicale. Esso era composto da cinque corde e aveva una piccola cassa di risonanza; per aumentare la tensione della corda si usava ripiegarla con un legnetto intorno alla paletta che poi veniva bloccato con un pezzo di ferro o di legno. Anche se tutti ne abbiamo sentito parlare e la conosciamo, la cetra venne usata solo poi nel Medioevo, in accompagnamento alla lira, al liuto e ai cembali. Anche nell'antica Grecia fu molto spesso utilizzata, sia negli atenei che nelle corti, e fu anche espressa nella grande mitologia. Vi sono tracce di cetre anche nell'impero cinese antico, durante la dinastia Chou. In particolare la prima cetra asiatica fu il Guqin, una cetra a sette corde.
Il vocabolo cetra (ingl. zither; fr. cithare) indica, oltre lo strumento storico greco e romano, una famiglia di cordofoni analoghi, in cui non si distinguono un manico e una cassa. La sottofamiglia delle cetre a tavola (ingl. board zither), cioè costituite essenzialmente da una tavola, con ponticelli mobili, sono tipiche dell’Asia orientale: ne sono esempio lo zheng (guzheng) cinese, il kayagŭm coreano e il koto giapponese). Sinonimo di cetra è il vocabolo salterio (ingl. dulcimer, psaltery). Tuttavia si preferisce utilizzare il secondo termine per indicare strumenti diffusi nel mondo arabo-islamico analoghi a quelli esistenti in Europa, quali il cimbalom ungherese. Salteri a cassa (ingl. box zither) tipici dell’area sono il qānūn (a corde pizzicate) e il santūr (a corde percosse) (da wikipedia).


La Cetra Preziosa

Cetra preziosa, perché cinquanta corde?
Ogni corda, ogni ponticello, un anno di gioventù rammenta.
Zhuang al suo risveglio confuse sé in farfalla, enigma dell’esistenza,
Wangdi in primavera mutò in cuculo e gli affidò il suo pianto.
Perla come una lacrima nel mar profondo di luna splende,
terra di giada calor del sole un fumo esala.
Quanto ancora questo sentimento per diventar ricordo?
Soltanto quel momento ormai perso.

Li Shangyin, 
dinastia Tang


un suono, unico suono,
rompe i silenzi assoluti
e si muove dentro il mio animo;
le vite di sempre collimano
ai miei fianchi caduti,
prostrati più volte...

martedì 23 ottobre 2012

Poesia e riflesso

RESISTENZA

Si resistete così
au jour le jour
ora per ora
grati per il sole
per due o tre volti
luminosi
e per il vento fresco
che biseca le cime dei cipressi
avvolgendo vaporosamente
la forsythia matura.

 Gianni Gasparini 
1993, da Luce in Nuce


non ha ancora sonno la terra,
le foglie indugiano a cadere
e i suoni sono ancora vivi;
l'abbraccio ritardato del freddo
assicura un tiepido stare,
vivide immagini stagliano
contorni risaputi...

lunedì 22 ottobre 2012

Poesia e riflesso

Per un istante d'estasi

Per un istante d'estasi
Noi paghiamo in angoscia
Una misura esatta e trepidante,
Proporzionata all'estasi.
Per un'ora diletta
Compensi amari d'anni,
Centesimi strappati con dolore,
Scrigni pieni di lacrime

Emily Dickinson


poi viene stanchezza,
si piegano gli enormi occhi
in fessure di linee;
le solite cose ondeggiano
nei residui di veloci scintille...

domenica 21 ottobre 2012

Parigi tra poesia e riflesso

PARIGI DI NOTTE

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose 
Mentre ti stringo tra le braccia
Jacques Prévert


"mon amour" e sguardi,
la città e i bistrò;
faremo grande l'amore
sui viali alberati...


Parigi Le Sacre CoeurParigi rimane nell' immaginario collettivo una meta sognata e ambita da ogni tipo di turista: giovane, maturo e più anziano, solo, in coppia o in gruppo. Parigi, una delle mete turistiche più richieste da sempre, offre ai suoi visitatori ampie e svariate scelte, sempre in un'ottica di un elegante romanticismo che si affaccia alle innovazioni più moderne e ricercate. Parigi è riconoscibile nel disegno della Tour Eiffel, come in qualsiasi angolo della città, offrendo una ricchezza di riferimenti tale da soddisfare ogni attesa e soddisfare ogni viaggio. Parigi, con 2.125.246 abitanti al censimento del 1999, è la città più grande di Francia. Assieme ai suoi sobborghi e città satellite forma l'area metropolitana della Grande Parigi (in francese: aire urbaine de Paris) che copre 14.518 km², ed ha una popolazione di 11.174.743 abitanti (dati del censimento del 1999). L'area metropolitana della Grande Parigi è la più ampia d'Europa (assieme a Londra e Mosca), ed è all'incirca la ventesima al mondo.
L'area metropolitana della Grande Parigi, con un PIL complessivo superiore a quello dell'Australia, è il più grande centro economico e finanziario d'Europa alla pari con Londra. Ospita più del 30% dei "colletti bianchi" francesi, e più del 40% delle sedi centrali delle compagnie francesi, con il più grande distretto finanziario d'Europa per dimensioni (La Défense), e la seconda più grande borsa d'Europa.
Nota in tutto il mondo come la Ville Lumière (la "città delle luci"), Parigi è una delle principali destinazioni turistiche mondiali. La città è rinomata per la bellezza della sua architettura, i suoi viali e i suoi scorci, oltre che per l'abbondanza dei suoi musei. Costruita su un'ansa della Senna, è divisa in due parti la Rive Droite a nord e la più piccola Rive gauche a sud.
Parigi Place de la Concorde
Un tempo capitale di un impero coloniale che si estendeva su cinque continenti, Parigi è tuttora considerata come il centro del mondo francofono ed ha mantenuto una forte posizione internazionale, ospitando il quartier generale dell'OECD e dell'UNESCO, tra gli altri. Questo, combinato alle sue attività finanziarie, affaristiche, politiche e turistiche, ha reso la città uno dei principali "hub" del mondo, e Parigi è riconosciuta come una delle poche "città mondiali".
Vedere Parigi è un pò come tornare indietro nel tempo.
Gli edifici bianco-avorio lasciando intravedere lo sfarzo dei tempi passati e la storia vissuta con eventi di levatura mondiale. Camminare attraverso i grandi viali, attraverso i ponti, le chiese, le opere d' arte, i mercatini, i musei rigenera lo spirito dando un senso di eterno a tutto ciò che circonda il turista attento ad osservare i particolari di un epoca che mai ha abbandonato l' anima vera dei parigini. 
 Parigi è la città romantica per eccellenza: trascorrere anche un solo weekend con la propria anima gemella darà dei ricordi indimenticabili che rimarranno impressi nei cuori dei giovani amanti. Parigi val bene una visita a 20 anni! questo cementerà un legame per il resto della vita e un richiamo sarà sempre presente in cloro che hanno visitato la città (dalla rete).

sabato 20 ottobre 2012

Poesia e riflesso

In un momento

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose

Dino Campana


impreciso come vago
sentore di foglie cadute
e passi trascorsi e presenti;
nel dedalo del cuore
ritrovo le ore pensate...

venerdì 19 ottobre 2012

Lettera di un ragno

 "Egregio signore, sono un vecchio ragno e sono vissuto finora proprio alle sue spalle, dietro il busto di gesso di questo strano personaggio con due facce che mi sembra che si chiami il dio Giano.
Però non é del dio Giano che voglio parlarle, ma della mia vecchia e povera persona.
Ero un bel ragno grasso e nero ai miei tempi, ma sono stato ridotto così dalle tante battaglie che ho dovuto sostenere con la di lei moglie che ogni mattina distruggeva con un solo colpo di scopa le mie pazienti creazioni nel campo della tessitura.
Se lei fosse un pescatore e un pescecane le distruggesse tutte le mattine la rete, come farebbe a vivere?
Con questo non voglio paragonare la sua signora a un pescecane. Ma insomma, mi sono dovuto ridurre a dare la caccia ai moscerini in libreria, e mi sono accampato in un piccolo rifugio,dietro la testa del dio Giano, che non se ne lamenta troppo.
Così sono invecchiato. Le mosche, sono sempre più rare, con tutti gli insetticidi che hanno inventato.
Vorrei pregare la sua signora di lasciarne vivere almeno due o tre la settimana, di non farle morire proprio tutte.
Ma so che questo è impossibile; la sua signora odia le mosche, perché le sporcano le tovaglie e i vetri delle finestre.
Perciò ho deciso di lasciare questa casa e di trasferirmi in campagna. Là forse troverò da vivere.
Ho ricevuto un messaggio da alcuni miei amici che vivevano in solaio e sono emigrati in giardino; si trovano bene e mi invitano a raggiungerli.
Sì, signore, ce ne andiamo tutti.
I ragni lasciano le case degli uomini, perché non vi trovano più cibo.
Me ne vado senza malinconia, ma mi sarebbe sembrato di farle un dispetto e di mancarle di cortesia andandomene senza salutare...

Suo devotissimo

Gianni Rodari

giovedì 18 ottobre 2012

Fascino

la mistura di attrazione, interesse e coinvolgimento che un essere, una cosa, un fenomeno o un concetto possono suscitare in un essere senziente.
Parlando di fascino umano, nella connotazione più usata del termine, che è quella sessuale, questo è associato prevalentemente alla bellezza per le donne, mentre è correlato prevalentemente al carisma e al carattere per gli uomini (dalla rete).

fascini

Colei che a un riso di seduzioni
tutta sola sen va, volgesi e gode
or dei fascini belli ed or dei buoni.
Talora si soiferma e una sua lode
sorridendo susurra, ma sì piano,
che ninno fuor del suo silenzio l'ode.
Ascolta il mare urlar tragico un vano
suo amore, oppur gioisce in numerare
gl'intrichi delle vene in una mano.
Sosta in ansia d'attesa al limitare
d'un vecchio parco, oppur s'abbaglia al gioco
d'arcobaleno delle gemme rare
sotto rovesci calici di fuoco.

Amalia Guglielminetti


fremente e vacuo
in sottili rimpianti
un corpo giace e dorme;
oltre le tele del mondo
scorgo un riparo...

mercoledì 17 ottobre 2012

Poesia e riflesso

Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.
 
Rabindranath Tagore
 
 
è sempre il cuore,
ovunque tu vada e sempre
l'aggravio, il peso e la via,
come un senso diretto,
alito lieve di aria serena...

martedì 16 ottobre 2012

Premonizione Apache

Premonizione

Il fuoco mi ha toccato
con le sue dita rosse e gialle.
Mi ha dato forza e luce.
Adesso vedo chiaramente.
Oggi è un giorno di gloria,
amici miei

Apache


vedo lontano
quando guardo col cuore,
mi arrendo agli eventi
ma sogno con gli occhi
e vedo lontano,
lontano col cuore...

La premonizione in termini generali indica una sensazione nella quale l'individuo sembra percepire informazioni su eventi futuri prima che accadano; nell'ambito del parapsicologia si indica come premonizione l'ipotetico potere paranormale che permetterebbe alle persone di vedere il futuro o ciò che accade in altri luoghi, sotto forma di sogni e/o visioni e assume il nome di chiaroveggenza.
Un presunto esempio di premonizione viene indicato nel déjà vu (da wikipedia).

lunedì 15 ottobre 2012

Poesia e riflesso

Ottobre a Venezia

Questi grigi di perla, e grigirosa,
e grigiverdi, in cui l'acqua ed il cielo
sembran vanire, come dietro un velo
d'eguale lontananza favolosa...
Giunge dal mare il fiato sonnolento
dello scirocco. Stancamente dondola
presso la riva l'ombra d'una gondola.
L'onda ha un singulto soffocato, dentro.
Venezia giace languida, disfatta.
E se un raggio di sol, rompendo il folto
delle nebbie, le palpita sul volto,
socchiude appena i gialli occhi di gatta.
La bionda carne delle pietre e il sangue
rosso dei rii, poi che il tramonto muore,
si scialbano d'un sùbito pallore
diaccio, come di febbre e il volto langue.
Dentro gli attoniti occhi di laguna
passan brividi foschi di tristezza;
lacrime di deserta tenerezza,
vi gocciano le stelle a una a una.
Un rio, tra case povere. Uno squarcio
d'azzurro in alto. Un viscido lustrare
d'olio nero nel fondo, e un occhieggiare
di vivi argenti sopra un verde marcio...
Ma il sole ora ha gittato a una cimasa
una pezza d'arancio e di granato
e l'acqua è tutta un brivido infiammato
che si riflette in faccia d'ogni casa.
Guizzi di rosse gemme e sprazzi d'oro
screziano l'ombra di velluto molle;
e un barcone di zucche e di cipolle
splende fastoso come un bucintoro.
Casette rosse d'un rosso di vela,
su cui lenta s'arrampica la vite
- e, giunta al sommo, spande la sua mite
verdura, e di sottile ombra le vela; -
aeree altane e balconi sereni
illuminati d'oleandri bianchi;
chiese vecchione e campanili stanchi
neri di salso e gialli di licheni;
muretti bigi chiazzati di scuro,
donde trabocca un cespo rosa, o pende
un tralcio d'oro, o al cielo si protende
l'ombra dogliosa d'un cipresso bruno;
come dolce, nel mobile cristallo
del rio, cupo e corrusco di scintille,
mirar le vostre tremule postille
d'ambra, di malachite e di corallo,
e calarsi e smarrirsi in quel beato
giardino ove fiorisce il fior del nulla,
ove la nostra tristezza fanciulla
ci attende col suo riso desolato...
Quando dalle stagnanti ultime brume
filtra, sul far dell'alba, un guizzo giallo,
l'acqua si salda in lucido metallo
e la pietra si stempra di roseo lume.
Poi, quando il sole, strappata ogni maglia,
nudo si lancia nell'azzurro nudo,
splendono i marmi d'un biancore crudo
di sale, e la laguna arde che abbaglia.
Ma alfine, ecco, su tutto s'è posata
la chiarità tranquilla del mattino;
e tra due cieli è fiorito il giardino
dove sogna la Bella addormentata.
Questa alberella dalle poche foglie,
pendule quasi per un fil di ragno,
nella sua rada trama d'oro vano
l'estremo riso d'autunno raccoglie.
Dietro e sopra, il deserto dell'azzurro,
muto infinitamente; ai piedi, l'onda
morta che inghiotte nell'ombra la sua fonda
albero e cielo con lene sussurro.

Diego Valeri


transenne arrugginite
aggrappano mani stanche,
il contesto è classico,
l'aria quella di Ottobre;
il posto da qualche parte...

domenica 14 ottobre 2012

Freddo

Sembra facile dare una definizione del freddo, una sensazione quotidiana. Tuttavia è luogo comune spiegare il freddo attraverso la negazione del suo contrario, il caldo. Vi proponiamo alcune definizioni: La temperatura bassa e la sensazione che ne deriva. (Da "Il grande dizionario Garzanti della lingua italiana") Mancanza di calore, sensazione prodotta dalla perdita o dalla mancanza di calore. (Da "Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli") La sensazione contraria al caldo. (Da "Novissimo dizionario della lingua italiana" di F. Palazzi) La mancanza di calore. La sensazione contraria al caldo. (Da "Vocabolario della lingua italiana" di Passerini Tosi) Sensazione penosa che prova l'organismo in seguito a sottrazione, diminuzione e perdita di calore al di sotto della temperatura fisiologica (Da "Dizionario Enciclopedico Grolier") Il freddo è l'effetto della sottrazione di calore dalla massa di un corpo e si accompagna a modifiche di varia natura dello stato fisico, chimico, biologico del corpo. (Da "Grande dizionario enciclopedico" UTET)



quando il freddo giunge
e accarezza l'ultimo verde
si insinua nel cuore un brivido,
la terra gira e si espone
al momento del sonno
a un riposo aspettato;
il cuore continua e batte
ma il ritmo è diverso...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

sabato 13 ottobre 2012

Il Canto dell'Amore

Il Canto dell’amore di Carducci è la rappresentazione di uno stato d’animo così impregnato di felicità interiore da fare dimenticare i contrasti più profondi che hanno segnato la sua vita.
Egli, laico convinto si rivolge al Papa, chiamandolo pur sempre cittadino Mastai e lo invita ad un brindisi liberatorio.
L’amore che lo anima in quel momento lo porta ad amare anche gli avversari più irriducibili (dakka rete).


Il Canto dell'Amore

Oh bella a' suoi be' dí Rocca Paolina
Co' baluardi lunghi e i sproni a sghembo!
La pensò Paol terzo una mattina
Tra il latin del messale e quel del Bembo.
— Quel gregge perugino in tra i burroni
Troppo volentier— disse — mi si svia.
Per ammonire, il padre eterno ha i tuoni
Io suo vicario avrò l'artiglieria.
Coelo tonantem canta Orazio, e Dio
Parla tra i nembi sovra l'aquilon.
Io dirò co' i cannoni: O gregge mio,
Torna a i paschi d'Engaddi e di Saron.
Ma, poi che noi rinnovelliamo Augusto,
Odi, Sangallo: fammi tu un lavoro
Degno di Roma, degno del tuo gusto,
E del ponteficato nostro d'oro. —
Disse: e il Sangallo a la fortezza i fianchi
Arrotondò qual di fiorente sposa:
Gittolle attorno un vel di marmi bianchi,
Cinse di torri un serto a l'orgogliosa.
La cantò il Molza in distici latini;
E il paracleto ne la sua virtú
Con più che sette doni a i perugini
In bombe e da' mortai pioveva giú.
Ma il popolo è, ben lo sapete, un cane,
E i sassi addenta che non può scagliare,
E specialmente le sue ferree zane
Gode ne le fortezze esercitare;
E le sgretola; e poi lieto si stende
Latrando su le pietre ruinate,
Fin che si leva e a correr via riprende
Verso altri sassi ed altre bastonate.
Cosí fece in Perugia. Ove l'altera
Mole ingombrava di vasta ombra il suol
Or ride amore e ride primavera,
Ciancian le donne ed i fanciulli al sol.
E il sol nel radiante azzurro immenso
Fin de gli Abruzzi al biancheggiar lontano
Folgora, e con desío d'amor piú intenso
Ride a' monti de l'Umbria e al verde piano.
Nel roseo lume placidi sorgenti
I monti si rincorrono tra loro,
Sin che sfumano in dolci ondeggiamenti
Entro vapori di viola e d'oro.
Forse, Italia, è la tua chioma fragrante
Nel talamo, tra' due mari, seren,
Che sotto i baci de l'eterno amante
Ti freme effusa in lunghe anella al sen ?
Io non so che si sia, ma di zaffiro
Sento ch'ogni pensiero oggi mi splende,
Sento per ogni vena irmi il sospiro
Che fra la terra e il ciel sale e discende.
Ogni aspetto novel con una scossa
D'antico affetto mi saluta il core,
E la mia lingua per sé stessa mossa
Dice a la terra e al cielo, Amore, Amore.
Son io che il cielo abbraccio, o da l'interno
Mi riassorbe l'universo in sé?...
Ahi, fu una nota del poema eterno
Quel ch'io sentiva e picciol verso or è.
Da i vichi umbri che foschi tra le gole
De l'Apennino s'amano appiattare;
Da le tirrene acròpoli che sole
Stan su i fioriti clivi a contemplare;
Da i campi onde tra l'armi e l'ossa arate
La sventura di Roma ancor minaccia;
Da le rocche tedesche appollaiate
Sí come falchi a meditar la caccia;
Da i palagi del popol che sfidando
Surgon neri e turriti incontro a lor;
Da le chiese che al ciel lunghe levando
Marmoree braccia pregano il Signor;
Da i borghi che s'affrettan di salire
Allegri verso la cittade oscura,
Come villani c'hanno da partire
Un buon raccolto dopo mietitura;
Da i conventi tra i borghi e le cittadi
Cupi sedenti al suon de le campane,
Come cuculi tra gli alberi radi
Cantanti noie ed allegrezze strane;
Da le vie, da le piazze gloriose,
Ove, come del maggio ilare a i dì
Boschi di querce e cespiti di rose,
La libera de' padri arte fiorì;
Per le tenere verdi messi al piano,
Pe' vigneti su l'erte arrampicati,
Pe' laghi e' fiumi argentei lontano,
Pe' boschi sopra i vertici nevati,
Pe' casolari al sol lieti fumanti
Tra stridor di mulini e di gualchiere,
Sale un cantico solo in mille canti,
Un inno in voce di mille preghiere:
— Salute, o genti umane affaticate!
Tutto trapassa e nulla può morir.
Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate.
Il mondo è bello e santo è l'avvenir. —
Che è che splende su da' monti, e in faccia
Al sole appar come novella aurora?
Di questi monti per la rosea traccia
Passeggian dunque le madonne ancora?
Le madonne che vide il Perugino
Scender ne' puri occasi de l'aprile,
E le braccia, adorando, in su 'l bambino
Aprir con deità cosí gentile?
Ell'è un'altra madonna, ell'è un'idea
Fulgente di giustizia e di pietà:
Io benedico chi per lei cadea,
Io benedico chi per lei vivrà.
Che m'importa di preti e di tiranni?
Ei son più vecchi de' lor vecchi dei.
Io maledissi al papa or son dieci anni,
Oggi co 'l papa mi concilierei.
Povero vecchio, chi sa non l'assaglia
Una deserta volontà d'amare!
Forse, ei ripensa la sua Sinigaglia
Sí bella a specchio de l'adriaco mare.
Aprite il Vaticano. Io piglio a braccio
Quel di sé stesso antico prigionier.
Vieni: a la libertà brindisi io faccio:
Cittadino Mastai, bevi un bicchier!

Giosuè Carducci


in un levare e battere
rinnovo gli auspici
in attesa dei freddi,
la terra mi avverte
con un abbraccio silente...

venerdì 12 ottobre 2012

Frase e riflesso

Siamo solo sassolini buttati nel mare
che fanno increspare l’acqua.

Madre Teresa di Calcutta


e come sassi affondiamo
in miriadi di storie,
di cuori efficaci;
insisto col senso
in un unico anelito
rivedo...
rivivo...

giovedì 11 ottobre 2012

Poesia e riflesso


L'assenza

Un bacio. Ed è lungi. Dispare
giù in fondo, là dove si perde
la strada boschiva, che pare
un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi
vestiva il bell'abito grigio:
rivedo l'uncino, i romanzi
ed ogni sottile vestigio...

Mi piego al balcone. Abbandono
la gota sopra la ringhiera.
E non sono triste. Non sono
più triste. Ritorna stasera.

E intorno declina l'estate.
E sopra un geranio vermiglio,
fremendo le ali caudate
si libra un enorme Papilio...

L'azzurro infinito del giorno
è come seta ben tesa;
ma sulla serena distesa
la luna già pensa al ritorno.

Lo stagno risplende. Si tace
la rana. Ma guizza un bagliore
d'acceso smeraldo, di brace
azzurra: il martin pescatore...

E non son triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino...
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino...

Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani:
Ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani...

Guido Gozzano


sterzo di colpo ed evito
impatto col buio, la notte,
aspetto che l'alba mi copra
e schiarisca l'anima stanca...

mercoledì 10 ottobre 2012

Frammento

silenziose lande collimano
in orizzonti lontani
pervasi da un senso di grigio
dove pare la pioggia, lontana;
sconfino il significato denso
di cose da dare e dire,
fuori è furore di vento,
dentro è una piccola fiamma...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

martedì 9 ottobre 2012

Danza e riflesso

Danza d'amore
 
Guarda il figlio di Otaria
com'è pieno di luce mentre balla.
Guarda come si muovono con grazia
le penne sul suo capo.
Che sia perché
quella ragazza laggiù lo sta osservando?

Cheyenne


delinearsi scarno di vaghe
imprevedibili impressioni,
notturne, come quando,
il viso era ancora sereno;
ora storno profondi pensieri
da un incedere lento e insicuro..

lunedì 8 ottobre 2012

Poesia e rfilesso

Le piu' belle poesie
si scrivono sopra le pietre,
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le piu' belle poesie
si scrivono davanti
a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Cosi', pazzo criminale qual sei,
tu detti versi all'umanita',
i versi della riscossa.

Alda Merini


neverending come si sia
in fragili muse ripiego
e il pensare mi stride,
eppure ho abuto paura,
un senso di vuoto e cadevo
in dirupi di frettolose visioni...

domenica 7 ottobre 2012

Favole tra poesia e riflesso


le favole

Ma non han sempre fascino perverso
le belle istorie. Quante care favole
ci empiron di prodigi l'universo !
Bimbi, ricordo, in giro a tonde tavole,
sotto velate lampade e velate
voci di dolci narratrici avole.
E la notte chinavansi le fate
sul letto dei fratelli, e bei guerrieri
baciavan le sorelle addormentate.
Poi, nella torre alta dei Desideri,
come la moglie pia di Barba-blù,
una fu chiusa, ed io l'udii pur ieri
gridare: Anima mia, che vedi tu ?

Amalia Guglielminetti


vedo oltre tele di tempo
intrise di me e di altri,
vedo come faro notturno
che rischiara vie perpetrate,
vedo dentro un cumulo spento
di ochhie di corpi passati...

Per favola si intende un genere letterario caratterizzato da brevi composizioni, in prosa o in versi, che hanno per protagonisti di solito animali – più raramente piante o oggetti inanimati – e che sono fornite di una "morale".
Il termine italiano «favola» deriva dal termine latino "fabula", derivante a sua volta dal verbo "fari" = dire, raccontare. Il termine latino «fabula» indicava in origine una narrazione di fatti inventati.
La favola ha pertanto la stessa etimologia della "fiaba".
Sebbene favole e fiabe abbiano molti punti di contatto, oltre alla comune etimologia, i due generi letterari sono diversi: i personaggi e gli ambienti delle fiabe (orchi, fate, folletti, ecc.) sono fantastici, mentre quelli delle favole (animali con il linguaggio, i comportamenti e i difetti degli uomini) sono realistici la favola è accompagnata da una "morale", ossia un insegnamento relativo a un principio etico o un comportamento, che spesso è formulato esplicitamente alla fine della narrazione (anche in forma di proverbio); la morale nelle fiabe in genere è sottintesa e non centrale ai fini della narrazione.
La favola può essere in prosa o in versi.
Dal punto di vista della struttura letteraria, la favola presenta elementi di somiglianza con la parabola, nella quale tuttavia non compaiono animali antropomorfi o esseri inanimati (da wikipedia).