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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 24 aprile 2017

Giorni di minime #51, pietre dimenticate

Risultati immagini per pietre dimenticate

percorsi e ricorsi, date,
giorni fissati dal tempo
rocce indistruttibili all'apparenza;
eppure così sole, fragili dentro,
inamovibili forse, ma dimenticate spesso...
 
Gujil

 
...E poi ci sono i monumenti,
dimenticati o non valorizzati,
specie quelli periferici: tristi fiori all’occhiello.
Segnalati in maniera poco adeguata,
con cartelli poco visibili e poco attraenti...
 
Risultati immagini per milestone

domenica 23 aprile 2017

Idea fissa

"To have a one-track mind, track"
L'idea fissa altro non è che un'idea parassita accettata dal soggetto che non ne riconosce tuttavia il carattere patologico, in questo distinguendosi dall’idea coatta e dall’idea delirante.
Al limite con il patologico si situano le cosiddette fissazioni (come quelle degli inventori ecc.), mentre nettamente patologiche sono le idee fisse degli stati confusionali, di mania e di malinconia.
La tematica di tali idee può essere molto varia: generalmente si tratta di temi di grandezza e di esaltazione nella mania, temi di rovina e di inutilità nella malinconia (dalla rete).
 

 Idea fissa
 
Un chiaro, fisso, attonito pensiero,
Sempre confitto in mezzo della mente,
Come un chiodo d’acciajo aspro e lucente
Battuto a forza in un assito nero.

Un’immobile angoscia, un insistente
Dolor che tutti i di si fa piu fiero;
Non so qual vago orror pien di mistero,
Non so che oppression cupa e latente.

Sempre cosi; fulgido il sol risplenda
Che la vita del mondo ha in sua balia,
O la notte pel ciel tetra si stenda.

Sempre cosi; dovunque io vada, o stia,
Checche mediti, o faccia, o dica, o intenda;
Fin tra le braccia della donna mia.
 
Arturo Graf
 
 
già quando l'idea si fissa,
quando non cambia e non ascoltiamo;
a volte siamo distrutti dal desiderio,
spesso incediamo in lente volute...
 
  sinonimi di idea fissa:
ossessione, fissazione, chiodo, grillo, mania.

sabato 22 aprile 2017

Crocicchio

Crocicchio
 
Dissolversi nella cipria dell’ordinotte
Con l’improvviso clamore dell’elettricità del gas dell’acetilene

e delle altre luci
Fiorite nelle vetrine
Alle finestre e nell’areoplano del firmamento
Le scarpe che trascinano gocciole di diamanti e d’oro lungo i
marciapiedi primaverili
Come le bocche e gli occhi
Di tutte queste donne pazze d’isterie solitarie
Le automobili venute da pertutto
Le carrozze reali e i tramways in uno squittio d’uccelli mitragliati

Nous n’avons plus d’amour que pour nous-mêmes enfin
"È proibito parlare al manovratore"
Oh nuotare come un pesce innamorato che beve smeraldi
Fra questa rete di profumi e di bengala!
 
Ardengo Soffici
 
 
Si definisce crocicchio il punto in cui più strade si incrociano tra loro, generalmente quattro, che vanno a formare una croce (da cui il nome).
Termine caduto in disuso, diffuso dal XIV secolo soprattutto nelle campagne toscane, veniva utilizzato anche per definire all'interno delle città, gli spazi tra abitazioni più angusti dove si incrociavano una o più vie, oppure “fare crocicchio”, che assumeva così formulato il significato di incrociarsi.
Sono numerosissime le leggende elaborate dalla tradizione popolare su questi luoghi, dove si diceva che le streghe venissero a incontrare il loro oscuro signore.
Tanto per fare un esempio, la leggenda vuole che il musicista blues Robert Johnson si sia recato a un crocicchio sul Mississipi e abbia venduto la sua anima al Diavolo per poter diventare un famoso musicista.
In passato, Greci e Romani ponevano statuine di Hermes/Mercurio (a seconda) negli incroci, in quanto il Dio era considerato naturale protettore delle strade e dei viaggiatori che vi transitavano.
A Roma venivano poste anche statue dei Lares Compitales (Lari degli incroci).
Con l’avvento del cristianesimo, i crocicchi si sono ritrovati a subire una vera e propria opera di demonizzazione, proprio per il significato prettamente pagano 
In essi venivano seppelliti i suicidi e le streghe, e probabilmente anche i vampiri (secondo il folclore).
Nell’esoterismo, il crocicchio è un luogo di potere immenso.
L’incrocio tra strade diverse viene visto come una metafora dell’incrocio tra mondi diversi, come per esempio il nostro mondo e quello dello spirito.
I crocicchi rappresentano anche la scelta, la libertà assoluta di prendere una strada piuttosto che un’altra.
A tutt’oggi è facile trovare statue della Madonna o altri simboli cristiani agli incroci delle strade, come le edicole sacre, poste proprio a protezione di questi luoghi dalle forze demoniache (dalla rete).  

belli i crocicchi di paese,
quelli polverosi, le strade di sassi
con la terra sempre secca ed arida,
passaggio di zoccoli e carri di fieno...

venerdì 21 aprile 2017

Primavera


Tu sei come giorno di primavera

Tu sei come giorno di primavera col tempo azzurro
E del maggio nella tua anima porti i poemi,
Con la gioia i pensieri piantati in te fioriscono
Vivaci come farfalle e profumati come fiori.

Amo ricordare i tuoi sguardi amorosi
Celati nella palpebre, come pratoline nell'erba,
E la tonda risata, che ti fa brillare i denti,
Bianchi come polpa di mela in rossa cornice.

 
E quando verrà un mesto autunno senza di te,
Quando la tristezza colmerà il mio cuore ammutito,
Mi vengano in sogno, in bianche vesti di primavera,
I baci solari: le tue piccole efelidi
.


Kazimierz Wierzynski
Cronache dall'esilio
Traduzione di Paolo Statuti
 
 
La primavera è una delle quattro stagioni in cui si  divide l'anno.
Il termine viene dal latino «vēr», a sua volta derivato dal sanscrito «vas», cioè «splendere».
Si distingue in astronomica e meteorologica.
Per l'aspetto meteorologico, la primavera viene invece considerata come la stagione compresa tra il 10º marzo e il 31 maggio.
È così definita, insieme all'autunno, come stagione intermedia tra le altre due, la più fredda e la più calda, inverno ed estate. 
La primavera è vista come la stagione della natura, del rifiorimento e delle rinascite.
I suoi colori, corroborati dall'aria nuova dopo il letargo invernale, segnano un risveglio che sfocerà nell'estate.
L'astrologia e lo zodiaco collocano in primavera i segni di Ariete (fuoco), Toro (terra), Gemelli (aria).
(da Wikipedia) 
  
primavera, sole, verde, colori,
una solitaria cincia mi fa compagnia
mi viene a trovare, mi allieta;
il tempo passa, loro non passano mai...

mercoledì 19 aprile 2017

Farewell, addio...

A Farewell

Io mi pento e mi dolgo del non coraggio avuto
a chiederti: chi sei? che fai? da dove vieni?
Slenzio e imaginativa, con sue nubi e sereni.
Come facevo un tempo. Così sono rimasto muto.

Su cose della bellezza tua (temuta?)
su mani volto di tuoi capelli il biondo.
Salveranno (pensavo) con altro vento il mondo?
Salvezza può venire da bellezza? Sono rimasto muto.

Poco prima che arrivassimo alla fine, a Como
come avevo promesso a Milano nel mio inglese giù
dissi dopo il vasto silenzio: "We are in Como".
                 

Come scendevi balbettai: "I'll never never see you
again". Mandai in extremis bacio con le dita
e tu idem, in più un lampo, tu, di gioia divertita.


Giovanni Orelli
Come le api di Montaigne

 
addio /a'd:io/
-TRECCANI_
[dalla locuz. a Dio, sottint. "ti raccomando" o sim.] (con la prep. a o assol.). -
 
■ interiez. 1. [forma di congedo, spec. quando il distacco è definitivo] ≈ ‖ arrivederci, ciao. ● Espressioni: fig., dire addio (a qualcuno o qualcosa)
→ □. 2. [esprime disappunto per una perdita: se bevo anche solo un caffè dopo cena, addio sonno] ≈ (fam.) arrivederci, buonanotte (addio).
 ■ sostantivo maschile (pl. addii) [il salutarsi, spesso per sempre: l'addio non fu molto cordiale] ≈ commiato, congedo, distacco, saluto, separazione.
 
● Espressioni: fig., dare l'addio (a qualcuno o qualcosa) [lasciare qualcosa in modo definitivo] ≈ rinunciare, ritirarsi (da: si è ritirata dalle scene), salutare ø). 
 □ dire addio (a qualcuno o qualcosa) [andare altrove rispetto a qualcuno o a qualcosa] ≈ allontanarsi (da), privarsi (di), rinunciare, salutare (ø), separarsi (da).
 
gli addii, tristi, lacrimosi,
eppure servono anche loro,
riempiono il cuore di cose,
i ricordi ad esempio, la vita...

martedì 18 aprile 2017

Non chiedermi parole...


La parola
(dal greco παραβολή parabolè, attraverso il latino parabŏla, poi alterato in paràula nel volgare) è l'espressione orale o scritta di una informazione o di un concetto, ovvero la rappresentazione di una idea svolta a mezzo e nel presupposto di un riferimento convenzionale.
In morfologia la parola è definita come un elemento linguistico costituito da un morfema libero o da una sequenza di morfemi legati.
In sintassi si fa riferimento alla parola come a un'entità della frase associata a una determinata parte del discorso.
Elemento basilare della comunicazione verbale, la parola assume in questa il ruolo di unità minima di trasmissione dei concetti e come tale è stata anche definita "monade logica", sebbene siano state mosse obiezioni a questa visione atomistica, soprattutto per effetto dei numerosi esperimenti di manipolazione verbale prodotti particolarmente nell'arte o in usi strumentali speciali della comunicazione (da Wikipedia).


Non chiedermi parole oggi non bastano.
Stanno nei dizionari: sia pure imprevedibili
nei loro incastri, sono consunte voci.
È sempre un prevedibile dejà vu.
Vorrei parlare con te - è lo stesso con Dio -
tramite segni umbratili di nervi,
elettrici messaggi che la psiche
trae dal cuore dell’universo.
Un fremere d’antenne, un disegno di danza,
un infinitesimo battere di ciglia,
la musica-ultrasuono che nemmeno
immaginava Bach. 
 
Maria Luisa Spaziani

  
Maria Luisa Spaziani (Torino 1924 - Roma 2014)
ha insegnato letteratura francese all’università di Messina. Traduttrice di Audiberti, Bellow, Flaubert, Gobineau, Gombrich, Jammes, Marivaux, Racine, Ronsard, Yourcenar, autrice di saggi, fra cui Ronsard fra gli astri della Pléiade (1972), Il teatro francese del Settecento (1974), Il teatro francese dell'Ottocento (1977), ha fondato e presieduto, a Roma, il Centro internazionale Eugenio Montale, ora Universitas Montaliana, tra le cui attività annuali figura un premio internazionale di poesia, dedicato al poeta prediletto, al quale è stata per lunghi anni legata da una profonda e sincera amicizia. Il volume Tutte le poesie (2012) raccoglie fra l’altro Le acque del Sabato e Primavera a Parigi (1954), Il gong (1962), Utilità della memoria (1966), L’occhio del ciclone (1970), Transito con catene (1977), Geometria del disordine (1981, premio Viareggio), La stella del libero arbitrio (1986), il racconto in versi Giovanna d'Arco (1990), più volte portato sulle scene, Torri di vedetta (1992), I fasti dell’ortica (1996), La radice del mare (1999), La traversata dell’oasi (2002), Poesie dalla mano sinistra (2002), La luna è già alta (2006), l’antologia del 2011, Poesie (1954-2006), e L'opera poetica (2012) (TRECCANI).
 
già, non "chiederci la parola"
di poeta docile e pensoso,
nei dejà vu la nostra vita,
quella che siamo o che avremmo voluto...

lunedì 17 aprile 2017

Filadelfo Simi

Filadelfo Simi
(Levigliani 1849– Firenze 1923),
"Figura femminile di spalle"

Poesia della moglie

Ed è chiaro che, alla fine, lei è caduta giù
dalla luna, non come una
snella Cinzia a Delfi, dopotutto
non è diciassettenne, ma con la grazia
sensuale e l'implacabilità personale
di una dea dei nostri tempi; così lui dice a
se stesso di notte vedendo il bagliore
del sonno di lei nella metà (due-terzi a rigore)
del loro letto, il claire de lune della spalla
e della fronte dietro le nuvole scure
dei capelli. Lui beve il suo vino
e ingoia più pillole. Gli uccelli
cantano la loro prima mattinata, piccoli cinguettii e
frinire di insetti, e fuori la prima luce
vela la finestra. Il giorno sarà orribile,
nervoso, cupo e pieno di tensione. L'ultima
sigaretta, il sorso finale di chardonnay,
e si stringe contro il caldo bagliore di lei,

pensando a quando dodicenne
"Autoritratto"
 
nuotava nel caldo laghetto oltre
gli olmi e gli alberi di noce al limite
del prato. Si rigirava come una carpa assonnata
tra le ninfee, sotto le libellule
e le nuvole roventi dei vecchi giorni d'estate.


Hayden Carruth
Il primato dell'etica
Traduzione di Fiorenza Mormile

 
 
Filadelfo Simi
(Levigliani 1849 - Firenze 1923)
 

Filadelfo Simi nasce a Levigliani nel 1849 e si diploma presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze nel 1873. 
Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 1874 Simi si recò a Parigi dove frequentò lo studio di Jean-Léon Gérôme assieme ad artisti come Bastien Lepage e Dagnan Bouveret.
Nel 1878 si reca in Umbria nel paese di Papigno dove realizza alcuni capolavori in una sorta di ritiro spirituale prima del definitivo ritorno in Toscana.
In seguito vive tra Firenze, ove insegna alla Scuola di Nudo dell’Accademia, e Stazzema Capoluogo dove compone le sue opere di maggior rilievo, acquisendo fama internazionale.
"Donna con cappello rosso"
Il fraterno sodalizio con i fratelli Giorgini, industriali del marmo, lo impongono anche come scultore: degna di ricordo è la statua di Garibaldi ed Anita a Porto Alegre.
Nel 1878 espone al Salon la tela Sera d’inverno nella foresta di Fontainebleau con la quale parteciperà anche, nel 1880, alla Prima Esposizione Internazionale di Firenze.
Nel capoluogo toscano diventa uno dei membri più attivi del Circolo Artistico cittadino, partecipa a diverse Promotrici e nel 1882 propone ventisei opere in una personale all’Accademia Regia.
La consacrazione definitiva avviene nel 1887 in occasione dell’Esposizione Nazionale a Venezia, con la tela Un riflesso acquistata dal Governo italiano per la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. 
Nel 1888 si sposa con Adelaide Beani di Seravezza, da cui avrà due figli, Renzo, pittore e critico d’arte nonché insegnante di lettere classiche, e Nerina – in arte Nera – la più importante allieva e seguace dell’arte paterna.
Ottiene varie onorificenze all’Esposizione Universale di Parigi del 1889 e nel 1905 è di nuovo alla Promotrice di Firenze per una personale.
"Un attimo di riposo"
Con dedizione si impegna anche nell’insegnamento, raccogliendo intorno a sé un selezionato gruppo di studenti.
La sua Scuola in via Tripoli, angolo piazza Piave, a Firenze, raccoglieva allievi internazionali e colleghi quali Telemaco Signorini e Giovanni Fattori.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1923, la Scuola proseguirà con grande successo grazie all’impegno e alla perizia dell’artista e della figlia, Nera Simi
Partecipa a innumerevoli e importanti mostre nazionali e internazionali.
Filadelfo Simi muore a Firenze nel 1923.


e mi sta vicino, appresso,
malgrado tutto, sebbene il carattere,
mi accompagna e mi vuol bene
mi è fedele e mi consola...