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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 17 luglio 2018

4° riflesso estivo



mi è difficile scrivere in questo periodo,
sono sommerso da ansie e da dubbi,
sono insolitamente solo con me stesso;
in un crescendo di timori e paure cerco
una percorso che sia alternativo.
 
Gujil
 
 

lunedì 16 luglio 2018

Anonimo, Pan e Siringa

Sebastiano Ricci
"Pan e Siringa"
 Ovidio narra che, Pan, figlio di Ermes si innamorò di Siringa, ninfa seguace di Diana. La ninfa, per sfuggire a Pan, scappò nei pressi di una palude fino alla sponda del fiume Ladone, dove, vedendosi raggiunta, invocò le Naiadi che la mutarono in canne palustri. Pan, nel momento in cui pensava di aver raggiunto la ninfa, si trovò davanti ad un fascio di canne che, mosse da vento, mandavano un suono delicato.
Allora il dio utilizzò le canne per costruire uno strumento musicale:
la siringa appunto (dalla rete).
 
... e un flusso di cuore
nel battito cerco ritmate cadenze
eppure..., eppure...,
bucoliche imprese ricordo
i volti, quelli confusi...
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati


Pierre Mignard
"Pan e Siringa"
The Museum of Fine Arts, Boston - olio su tela,

domenica 15 luglio 2018

Proust poeta

Marcel Proust 1895.jpgLe Poesie di Marcel Proust furono pubblicate nel decimo dei Cahiers Marcel Proust, presso Gallimard nel 1982, introdotte da Claude Francis e Fernande Gontier.
Oltre alle otto poesie contenute in Les Plaisirs et les Jours (1894) e a poche altre sparse su riviste, si tratta di poesie ritrovate negli epistolari o come dediche, in buona parte inedite prima della raccolta francese.
I titoli spesso sono dei curatori.
L'impressione critica generale è che Proust non ci tenesse e le scrivesse soprattutto per scherzo o a imitazione d'altri, facendo inoltre qualche ritratto di pittore e musicista per il quale provava ammirazione.
Un gruppo di poesie sono dedicate agli amici Reynaldo Hahn, Daniel Halévy, e in misura minore a Robert de Billy, Madeleine Lemaire, Marie Nordlinger, Louisa de Mornand, Antoine Bibesco, Emmanuel Bibesco, Bertrand de Fénelon, Louis d'Albufera, ai conti Greffuhle, a Jean Cocteau, Armand de Gramont, Paul Morand e due alla fedele cameriera degli ultimi anni, Céleste Albaret.
La cronologia ricopre gli anni 1888-1922 spaziando dai primi schizzi giovanili all'ultimo anno di vita.
Ed è molto probabile che ve ne siano altre, sparse altrove e non ancora ritrovate.
Alla versione italiana di Franco Fortini, che uscì nel 1983, seguirono diverse polemiche, soprattutto da parte di Alberto Arbasino che mal sopportava la scelta, per una parte della raccolta, di tradurre in prosa. Un'edizione successiva, tradotta da Luciana Frezza, è uscita invece nel 1993. (da Wikipedia)

Può darsi ch’io scordi, Signora, il vostro
divino profilo d’uccello
e che strappi la mia pazzia
come se balzassi in un cerchio,
ma al soffitto del mio capo i vostri occhi,
fulgidi lumi, brilleranno. 

Marcel Proust
traduzione di Roberto Rossi Precerutti
 
 
Poesie,
traduzione di Franco Fortini,
Torino, Einaudi ("Supercoralli"), 1983,
e ("Gli struzzi" n. 345)
Poesie,
traduzione di Luciana Frezza,
Milano, Feltrinelli,  Universale Economica. I Classici, 2008

 ne ho scordati anch'io di volti,
qualcuno ricordo appena,
la vita scorre come un libro
speriamo il mio sia lungo e noioso... 

sabato 14 luglio 2018

Finibus terrae

Finibus terrae


Vorrei essere fieno sul finire del giorno
portato alla deriva
fra campi di tabacco e ulivi, su un carro
che arriva in un paese dopo il tramonto
in un’aria di gomma scura.
Angeli pterodattili sorvolano
quello stretto cunicolo in cui il giorno
vacilla: è un’ora
che è peggio solo morire, e sola luce
è accesa in piazza una sala da barba.
Il fanale d’un camion,
scopa d’apocalisse, va scoprendo
crolli di donne in fuga
nel vano delle porte e tornerà
il bianco per un attimo a brillare
della calce, regina arsa e concreta
in questi umili luoghi dove termini, Italia, in poca rissa
d’acque ai piedi d’un faro.
È qui che i salentini dopo morti
fanno ritorno
col cappello in testa.
 
Vittorio Bodini
da "La luna dei Borboni e altre poesie"
 
 

Leuca,
de finibus terrae
 dove tutto incomincia
di Alberto Selvaggi

LECCE -
Non sai neppure come ci sei finito.
Qualcosa evidentemente ti ha portato qui.
È il sentiero dell’esperienza. Leuca non è soltanto una località turistica glamour, è sbagliato quanto è scritto sulle guide e nelle enciclopedie.
E' la fine del mondo, estremità della terra che si fa penisola, e pertanto devi scegliere, sopra alle scalinate infinite che guardano due mari, Adriatico e Ionio, che si rimescolano nel perenne conflitto.
Scegliere se vivere o morire...
...- Leuca
nessuno nel regno la chiama Santa Maria di Leuca – è un fazzoletto nelle proprietà di Castrignano del Capo, comune col quale persiste un «dialogo aperto».
Lo scirocco la imbeve, è cinta da ville erette come corni nell’immaginifico: la Mellacqua turrita, San Giovanni, Meridiana, Episcopo.
Le «bagnarole» di legno per i sollazzi estivi le hanno distrutte i decenni e giusto qualche superstite in muratura ricorda che le signore possedevano ognuna una fetta di mare esclusiva.
Le grotte no, tutte lì, sempre lì culle di reperti paleolitici, iscrizioni greche, latine, come occhi di mare splendenti, a stravolgere nelle orbite allucinogene i parametri dei colori fissati da Goethe.
C’è quella detta del Diavolo perché ruggisce, il terzetto fantasmagorico delle Cazzafri, e la Bambino coi resti preistorici di un elefante e di un rinoceronte, e i Giganti, e la Presepe, e quando il sole agonizza nell’orizzonte tutte fanno a gara per berne i barbagli che dilagano come sangue per vampiri della scogliera.
Più all’interno c’è la Torre dell’Omo morto a guardare l’arrivo dei turchi e dei saraceni, con lo scalo antico dei pescatori ai piedi.
E lassù, a 48,60 metri, 102 dal livello marino, c’è un tizio che si chiama Antonio Maggio, il guardiano del faro, intento a guardare gli uomini che approdano all’estremo di questo lembo di terra, per rendersi conto che è il punto da cui tutto incominci.
(dalla rete)
  

alla deriva, da sempre, anche adesso,
questo beccheggiare nel mare della vita;
go riposto fiducia negli altri, in me,
ora provo dolore, profondo, dentro...
 

venerdì 13 luglio 2018

Oroscopo

Oroscopo

  Volevi studiare
le tue stelle – le custodi
del tuo cortile di prigione, il loro zodiaco. I pianeti
borbottavano le loro formule di potere babilonesi –
come gli ossi di uno stregone. Avevi ragione di temere
il possibile rimbombo di quegli ossi,
la chiarezza con cui si sarebbe percepito
il loro bisbiglio,
pur sepolti com’erano nel corpo caldo.

 Ma a te non occorreva calcolare
i gradi del tuo ascendente sovvertitore
in Ariete. Non significava nulla di certo – non più,
secondo il libro babilonese,
di un viso segnato da una cicatrice. Quanto più a fondo
sotto la pelle avrebbe saputo sbirciare un mago?

 A te bastava guardare
nel volto più vicino di una metafora
presa dal tuo armadio o dal tuo piatto
o dal sole o dalla luna o dal tasso
per vedere tuo padre, tua madre o me

che ti portavamo tutto il tuo Destino.
 
Ted Hughes
traduzione di Anna Ravano
 
 L'oroscopo
(dal termine latino hōroscopus, a sua volta proveniente dal greco ὡροσκόπος hōroskópos, composto di ὥρα (hṓra), durata di tempo, e σκοπέω (skopéō), osservare)
 
è l'interpretazione astrologica della posizione degli astri al momento in cui si verifica un qualsiasi evento. L'arte divinatoria di produrre un oroscopo si chiama oroscopia (da Wikipedia).
 
sapere, conoscere, prevedere,
anch'io ho tentato le stelle allora,
il tempo passato non dice, non sembra
o sono solo io che a malapena ricordo...
 
 

giovedì 12 luglio 2018

Haiku e città

Mappa di: Sado Giappone


Mare in burrasca -
su Sado si stende
la Via Lattea
 
Matsuo Basho
 
 
Sado
(佐渡市?)
è una città giapponese della prefettura di Niigata,
che occupa l'omonima isola
(Wikipedia).  
 
 
 
la sintesi, l'essenza,
creare situazioni e stati
in poche parole, minime;
mi sento perduto di fronte...

mercoledì 11 luglio 2018

Poesia e riflesso

 
Assetto di volo
A Gino Lorio, in memoria
 
Con lui venivano una determinazione feroce
dalla camera alla palestra
i cento metri percorsi in cinque minuti,
con una tensione di motore imballato
tutta la forza del suo corpo spastico
ribellata alla forza di gravità.
 
Sant’Agostino diceva che perfezione
è la carne che si fa spirito, lo spirito che si fa carne
ma non è vero: ogni mattina i puntali delle stampelle
scivolano metro a metro per guadagnarne cento
ogni mattina lo spirito è tagliato via da quel corpo,
dalle suole strascicanti e dalle nocche strette,
bianche sulle impugnature,
ogni mattina dal dorso di lottatore
si stacca un collo di tendini tesi e redini allentate
un urlo chiuso nella sua profondità,
perfetto nella sua separazione.
E io vi vedo una bellezza di cimieri abbattuti
e dentro la parola andare la parola compimento
e sono sicuro che lui sogna baci pieni di vento
mentre la volontà conquista le giornate a morsi,
schiaffo dopo schiaffo perché venga la sera
schiaffo dopo schiaffo, chiglia in piena bufera.
 
 Ci vuole un’estate piena e un padre calmo,
un dio non assiso in mezzo agli sconfitti

 ma così in tutta bellezza lo posso immaginare
come un bambino alle prime pedalate,

reggilo, eccolo, tienilo così – adesso tiene
uniti la terra e il cielo dell’estate
non sbanda più, vince, è in equilibrio,
vola via.
Luglio 2003
 
Pierluigi Cappello
 
 

un volo facile, percorso
un giusto assetto è importante;
stiamo a volte impacciati nel mondo
le ali rattrappite e chiuse...