...........................................................................................................................................

L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


...........................................................................................................................................

mercoledì 24 aprile 2019

Cercare


Giorno e notte ti ho cercato

Giorno e notte ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove canti
Ti ho cercato nel tempo sopra e nel fiume
Ti sei perduta tra le lacrime

Notti e notti ti ho cercato
Senza trovare il luogo dove piangi
Perché io so che stai piangendo
Basta guardarmi in uno specchio
Per sapere che stai piangendo e mi hai pianto


Solo tu salvi il pianto
E da oscuro mendicante diventa re coronato dalla tua mano
 
Vicente Huidobro
da "Acrobata del cielo"
Traduzione di Gabriele Morelli
 
 
Cercare
[cer-cà-re] v. (cérco, cérchi ecc.)
Sabatini - Coletti
               
verbo transitivo [sogg-v-arg]
1.- Operare in modo da trovare qualcosa o qualcuno: cercare un lavoro, moglie; anche desiderare: cercare un po' di pace; in contesto noto l'argomento può essere sottinteso: cercare dappertutto ||
figurativo: cercare rogne, agire in modo da tirarsi addosso guai | nel proverbiale chi cerca trova, cercando pazientemente si riesce a trovare ciò che si desidera.
2.- Tentare di fare qualcosa, con argomento espresso da frase (introdotto da di): cercare di parlare  
 
verbo intransitivo (ausiliario avere) [sogg-v-prep.arg] Chiedere di qualcuno: cercare di te


cercare per trovare, il dilemma,
non sempre si riesce, si prova,
si fanno errori ed errori,
poi qualcuno si arena...

martedì 23 aprile 2019

Religione è

Religione è ch’io ti amo
 
Quando il tempo distenderà i nostri corpi
in unico sonno, la fame saziata, il cuore spezzato
come una bottiglia usata dai ladri

adorata, mentre le nostre bocche s’incontrano così tardi,
i nostri volti vicini, gli occhi chiusi
là fuori

fuori da questa finestra dove i rami si agitano
nel vento lieve, dove gli uccelli muovono rapide le ali
dentro quell’aria fiacca, amore, noi moriamo

guardiamo il sonno che arriva, infiliamo le dita
nel respiro che ci cade di dosso


vivendo, possiamo amare anche se la morte si avvicina
è il suo canto disperato che non dobbiamo ascoltare

è che ora ci stringiamo, l’uno vicino all’altra non moriamo
 
Kenneth Patchen
Traduzione di Luca Viglialoro e Marco Gatto
 

La religione
è quell'insieme di credenze, vissuti, riti che coinvolgono l'essere umano, o una comunità, nell'esperienza di ciò che viene considerato sacro, in modo speciale con la divinità, oppure è quell'insieme di contenuti, riti, rappresentazioni che, nell'insieme, entrano a far parte di un determinato culto religioso.
 Va tenuto presente che «il concetto di religione non è definibile astrattamente, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche».
Lo studio delle "religioni" è oggetto della "Scienza delle religioni" mentre lo sviluppo storico delle religioni è oggetto della "Storia delle religioni".
(da Wikipedia)
 
una coppia che resiste, che dura,
segnali di fumo in praterie e distese;
l'amore che diventa affetto, bene,
come supremo sacrificio, come religione...
 
 

lunedì 22 aprile 2019

Haiku

ecco ancora
un haiku
per esprimere concetti enormi
in poche parole, frasi;
rivivo istanti di tempi passati
 
Gujil
 
 
All’inizio della primavera,
vagando nel giardino,
senza uscire dal cancello.

 
Kyoshi
(XX secolo)
 
 
 L’haiku,
 componimento che incarna
l’essenzialità tipica dei giapponesi,
è una poesia breve ma profonda
che in soli tre versi
per un totale di diciassette sillabe
riesce a esprimere compiutamente
una sensazione o uno stato d’animo,
a cogliere il valore delle cose prossime
(dalla rete).
  
spirito di essenzialità ascolto,
haiku giapponesi, li leggo;
riflesso nel vetro il volto
di quando eravamo solo noi...

domenica 21 aprile 2019

Grand Palais, immenso e rosso

Immenso e rosso
Sopra il Grand Palais
Il sole d'inverno appare
E scompare
Come lui il mio cuore sparirà
E tutto il mio sangue se ne andrà
Se ne andrà in cerca di te
Mio amore
Mia beltà
E ti ritroverà
Là dove tu sei
 
Jacques Prévert
 
 Il Grand Palais di Parigi è un’imponente struttura in acciaio e vetro costruita contemporaneamente al Pont Alexandre III per l’Esposizione universale del 1900. La struttura, rappresentativa dello stile belle époque, presenta una maestosa facciata decorata da colonne ioniche mentre ai quattro angoli si ergono grandi statue in bronzo.
Situato nella zona degli Champs Elysées, il complesso fu realizzato dagli architetti Henri Deglane, Albert Louvet, Albert Thomas e Charles Girault, i quali lavorarono ognuno ad una zona.
Nel corso del Novecento il Grand Palais ha ospitato eventi, fiere e mostre d'arte, e ancora oggi nelle Galeries Nationales du Grand Palais vengono tradizionalmente allestite mostre d’arte di rilevanza internazionale (da Wikipedia).
 
Parigi, cara e lontana,
un tetto di lamiere corroso
un ricordo che vaga il confine
del tempo, lontana Parigi

sabato 20 aprile 2019

Veneziano

Credo veneziano
10
 


Non sappiamo più dire sì e no,
perché non siamo più certi della meta.
E se lo diciamo, siamo come un bambino
che ha imparato soltanto a dar risposte gradite

alle domande dei grandi, senza capire
ciò che sta dicendo e a chi fa pro.
E quando sembravate esercitare opposizione,
ciò non avveniva senza veder dietro di voi

un suggeritore. Poiché, ah, da soli
siete paralizzati fino al midollo nell’anima
e infervorati attendete nuovi ordini

per essere, come voi pensate, forti e protetti.
La piazza era il vostro posto, la felicità la folla.
La libertà, però, languiva nell’angustia.

                
Rudolf Hagelstange
da " Credo veneziano"
        traduzione di Albero Noceti e Carlo Vita
 
 
Il veneto lagunare o veneziano (in veneziano venesian) è la variante del veneto parlata nella città di Venezia e nei territori limitrofi della laguna e della terraferma.
La lingua Veneziana impropriamente detto dialetto è diffuso nella maggior parte dei centri della laguna veneta e dell'estuario (Venezia centro storico, Murano, Lido, Malamocco), ma anche nelle località di terraferma facenti parte del comune di Venezia (Mestre, Marghera e dintorni,) oltre che nei comuni di Cavallino-Treporti e di Caorle (quest'ultimo costituisce una sorta di isola linguistica nella Venezia Orientale). Come quasi tutti gli altri dialetti parlati nella penisola italiana, il dialetto veneziano nacque dall'evoluzione del latino volgare, sviluppatosi a sua volta sulla base del substrato linguistico parlato nella zona prima della romanizzazione. In particolare, il dialetto veneziano si diffuse assieme alla presenza veneziana nelle colonie dell'Adriatico e del Mediterraneo orientale nei secoli XI e XIII, arricchendosi di apporti di altre lingue e continuando la sua evoluzione (da Wikipedia).  

quando cantavo, menestrello pazzo,
cantautore dicevo, suoni grezzi, sgraziati,
imitazione di tanti, di troppi;
h cantato l'amore, anch'io come altri...

venerdì 19 aprile 2019

Attimo, arrancando

 
fermo, un istante, nel tempo che scorre,
un attimo riflesso allo specchio per vedermi;
capire il mio nuovo stato è utile, necessario,
come il respiro di quando si arranca, la fatica,
sarà poi ripagata da ciò che si trova?..
 
Gujil
 
 

mercoledì 17 aprile 2019

Morte e poesia


Che io apprenda tutto fin dalla morte,
ma non chiamatemi con un nome né con l’uso delle cose,
cucchiaio, biancheria, penna,
biancheria intensa con la respirazione dentro,
e la tua mano sanguina nella mia,
brilla tutta se un po’ della mia mano sanguina e brilla,
nel tocco tra gli occhi,
nella bocca,
nella riscrittura di ogni cosa già scritta nelle interlinee
delle cose,
fiat cantus! e si faccia il canto sdrucciolo che regola la terra,
il canto a due voci,
l’inesauribile,
il quanto si lavora perché la notte appaia,
e di notte si veda la luce che scompare sul tavolo,
chiamami col tuo nome, scambiami,
toccami
sulla bocca senza idioma,
già non ti sei mai chiamata,
già sei pronta,
già sei tutta.


Herberto Helder
da "La macchina lirica"
traduzione di Giulia Lanciani
 
Gli storici delle religioni e gli etnologi hanno quasi sempre ritenuto che la morte di un individuo sia, soprattutto nelle culture arcaiche e primitive, un “fatto sociale”, un avvenimento che determina una crisi, non soltanto nel gruppo familiare, ma anche in quello più ampio della stirpe, della discendenza, del clan, della tribù; e che per questo le strutture sociali reagiscono alla morte attraverso una serie di mezzi mitici e rituali che inducono gli individui a vivere la morte secondo i paradigmi offerti dalla società (dalla rete).

arriverà temo, tra un po',
spero di fare ancora tante cose
in un susseguirsi di lente volute come
il fumo di un fuoco quando si spegne...