La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote dura da 70 anni. Sono stati disegnati il 16 settembre 1949 dalla matita di Chuck Jones.
Baja - per Harry
IO SONO IL COYOTE MORTO SULL’ASFALTO col capo rigirato in un sorriso. Io sono il falco pescatore che nidifica sul cartello stradale. Sono l’aquila appollaiata su un albero di cactus. Sono qualsiasi cosa che il vento viene a visitare
E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo entro dita di luce e occhi di sogno, domani arriverà con passi verdi: nessuno arresta il fiume dell’aurora. Nessuno arresta il fiume delle tue mani, gli occhi dei tuoi sogni, beneamata, sei tremito del tempo che trascorre tra luce verticale e sole cupo, e il cielo chiude su te le sue ali portandoti, traendoti alle mie braccia con puntuale, misteriosa cortesia. Per questo canto il giorno e la luna, il mare, il tempo, tutti i pianeti, la tua voce diurna e la tua pelle notturna.
Pablo Neruda
Ancora troverò la voce un giorno
per dire cose che sai, che sapresti;
remoto istinto di correre, prati
in un sole che ancora non scalda...
òggi avverbio di tempo
[lat. hŏdie, da *ho diē (per hoc die) «in questo giorno»].
- TRECCANI -
1. - Nel giorno presente, cioè nella giornata solare a cui appartiene il momento in cui si parla: o. è domenica; o. è il 23 del mese; quanti ne abbiamo o. (sottint. del mese)?; o. non mi sento bene; dovrei partire oggi. Nell’uso tosc., e anche di qualche altra regione, la parte del giorno che va dal mezzodì al tramonto, cioè il pomeriggio: ci si rivede o., perché stamani non ho tempo. In locuz. rafforzative: quest’o.; o. stesso; in partic., oggi come oggi,
limitatamente alla giornata presente (ma anche con senso più ampio, al
tempo presente), senza tener conto di possibilità future: oggi come oggi non posso prometterti nulla. Come punto di partenza per precisare un tempo futuro: o. a otto, o. a quindici, lo stesso giorno che è oggi fra una, fra due settimane; e così o. a un mese, o. a un anno, fra un mese, fra un anno esatto; ormai ant. in altre espressioni (come o. a sei dì o al sesto dì, di qui a sei giorni; o. a venti dì, e sim.): o. al terzo dì le novelle spose entreranno primieramente nelle case de’ lor mariti (Boccaccio). E con riferimento al passato: o. è un anno da quando ..., oppure fa o. un anno, un mese, una settimana ...: oi nobile intelletto, O. fa l’anno che nel ciel salisti (Dante). Preceduto da preposizione, e in genere quando non ha funzione di compl. di tempo determinato, ha valore di s. m.: il giorno d’o.; da o. in poi (poco com. da o. innanzi); il termine decorre da o.; te lo comunicherò entro o.; sono stato in giro tutt’o.; a tutt’o. non ne ho avuto notizia; per o. ho lavorato abbastanza; ant. in oggi, con lo stesso sign. del semplice oggi.
2. - In molti casi ha valore generico, non indicando precisamente la giornata presente ma un periodo più ampio di tempo: ne sono convinto o. più che mai. Quindi, in genere, il tempo, l’epoca attuale: o. il mondo è cambiato; la moda, i costumi, l’arte, la poesia d’o.; vocaboli che o. non sono più in uso; con lo stesso senso di oggi anche le locuz. al giorno d’o., al tempo d’o., e i composti oggigiorno (v.), oggidì (v.). Sign. anche più generico ha quand’è contrapposto o correlato a domani, come nelle espressioni da o. a domani, dall’o. al domani, d’o. in domani, cioè da un giorno all’altro (più raro, e con altro sign., dall’ieri all’o., in breve tempo, o improvvisamente, senza preavviso, e sim.), o in frasi quali o. vuole una cosa, domani un’altra (cioè un giorno ..., un altro ...), e sim. In partic., o. a me, domani a te,
frase proverbiale per significare che tutti siamo soggetti alla stessa
sorte, e che ciò che è capitato a uno può capitare, presto o tardi, ad
altri (il prov. è spesso citato nella forma lat. mediev. hodie mihi, cras tibi, soprattutto come invito a meditare sulla morte; ma in forma poco dissimile si trova già nella Bibbia, Ecclesiastico 38, 23: mihi heri et tibi hodie «a me ieri e a te oggi»).
Questa frase ci rievoca l’immaginario fiabesco ove la matrigna di Biancaneve in un momento di insicurezza chiedeva conferme sulla sua bellezza.
Quanti interrogativi e desideri si celano all’interno di noi stessi?
Quante volte mamme,amanti, figlie, studenti, amiche, parenti, professioniste, First lady nella mitologia così come nell’antichità e nell’attualità si sono osservate scoprendo che le loro fragilità erano celate da false apparenze?
Forse molte di più di ciò che crediamo!
Dietro a molti specchi si riflettono, infatti, turbamenti, aspettative, brame, speranze, rimpianti, vizi e virtù (dalla rete).
Cose che non sò di me premono
lo specchio, sotto l'arco di passioni
perdute, accorte nel nascondere
i sensi di quello che ancora sono...
Ho osservato il mio specchio e vi ho visto una donna pienamente soddisfatta con gli occhi brillanti d’una squisita malizia.
è un personaggio immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti a strisce giornaliere statunitense creata da Walt Kelly nel 1943. Si tratta di un opossum antropomorfo che vive nella palude di Okefenokee in Georgia. È stata pubblicata negli Stati Uniti dal 1948 al 1975. La striscia è caratterizzata da una satira
sociale e politica accoppiata a uno stile grafico piuttosto tipico dei
cartoni animati comici, che la rese molto popolare. È considerata un
classico del fumetto statunitense.
il sole nell'anima e una strip
ricordo, ero stranito e solo;
ora il peso è nel tempo che passa
e conto i battiti di cuore e ciglia...
Fin da ragazzo Pogo è stato un caro compagno di viaggio, lo leggevo su Linus e su un paio di volumetti che ancora possiedo e gelosamente custodisco in un posto d'onore quasi al centro della mia fornita libreria.
In qualche modo mi rappresenta da sempre.
Pogo, al suo esordio, era una commedia popolata da una moltitudine di
animali antropomorfi la cui principale attività consisteva nel creare
situazioni e discutere tesi paradossali parodiando la società americana
dell'epoca. Con il passare del tempo, la striscia perse la sua
originaria impostazione, virando in una satira feroce ed implacabile
della scena politica degli U.S.A.
Inoltre, durante la sua gestione di Pogo, Walt Kelly ebbe la geniale
idea di candidare il simpatico opossum, ogni 4 anni, alla carica di Presidente degli Stati Uniti d'America,
con tanto di esilaranti campagne elettorali nelle strip e tour
promozionali nelle università. Questa iniziativa, incarnata nello slogan
I Go Pogo, contribuì a trasformare l'opera di Kelly in una delle icone della controcultura
americana. Pogo è spesso mostrato mentre conduce una barchetta il cui
nome, scritto sulla fiancata, cambia da striscia a striscia. Kelly era
solito in questo modo introdurre nelle vignette pubblici saluti ad amici
e ammiratori. Fino al 1954, Pogo continuò ad esistere in due formati, come striscia
quotidiana e come comic book sempre edito dalla Dell, che presentava
una sorta di raccolta e rimontaggio delle strisce giornaliere, ma la
versione in albo fu interrotta per volere dell'autore che voleva
dedicarsi solo alle strip. Kelly cominciò ad avere problemi di salute nel 1971, per poi
morire due anni più tardi, il 18 ottobre 1973, per complicazioni dovute
al diabete.
Fino al 1973, anno della sua morte, Kelly si è dedicato interamente
alla realizzazione della striscia che è considerata un classico dei
fumetti. Pogo proseguì fino al luglio 1975, curato da Stephen Kelly, figlio di Walt. (da wikipedia)
Un paradiso subìto per questo Asinello con mosche a mille intorno agli occhi miti e il mondo intero da trasportare per poter mangiare.
Vivian Lamarque
c'era un asino che ci accompagnava,
la frontiera peruviana, la sabbia;
l'asinello trottava con noi;
poi, quando arrivammo,
tornò da dove era venuto...
L'asinello (The Small One) è un cortometraggio animato natalizio del 1978, creato dalla Walt Disney Productions, e fu distribuito originariamente al cinema negli Stati Uniti dalla Buena Vista Distribution prima della riedizione del 1978 di Pinocchio. La storia è basata su un libro per bambini di Charles Tazewell e fu un esperimento per i più recenti e giovani animatori Disney, incluso Don Bluth.
Un ragazzino, che abita in una povera casa appena fuori dalle porte di Nazaret, per volere del padre deve separarsi dal suo migliore amico, un vecchio e gracile asino di nome Piccolo, ormai allo stremo delle forze. Il ragazzino si offre di portare Piccolo personalmente al mercato, in modo che possa assicurarsi di trovargli un padrone che si prende adeguatamente cura di lui. La prima persona a cui il ragazzo cerca di vendere Piccolo si rivela essere un conciatore, che comprerebbe l'asinello solo per ricavarne una pelle; i due amici scappano dalla sua bottega terrorizzati. I due si imbattono poi in tre banchieri disonesti, che li indirizzano verso un banditore di cavalli.
Questi, vedendo la magrezza di Piccolo, inizia a prendersi gioco di lui e del suo padrone di fronte alla folla divertita, fino a che l'asino, vedendo il suo padrone trattato male, non reagisce tirando un forte calcio al mercante. Nessun altro vuole comprare Piccolo; cala la sera e tutto ormai sembra essere andato per il peggio: i due tornano alla bottega del conciatore per aspettare che apra e vendere Piccolo. Ma mentre i due piangono sconsolati, un misterioso uomo si avvicina al ragazzo e gli chiede se può vendergli Piccolo per portare sua moglie incinta a Betlemme. Promette inoltre che tratterà bene l'asinello. Il ragazzo, che si fida dell'uomo, gli vende Piccolo e lo saluta per l'ultima volta. Mentre il ragazzino saluta Piccolo per l'ultima volta, nel cielo s'intravede una stella luminosa, che rivela l'identità dell'uomo che ha comprato Piccolo: è San Giuseppe, e Piccolo assisterà dunque alla nascita di Gesù. (da Wikipedia)
O soave che balsamo soffondi alla quieta mezzanotte, e serri con attente e benevole dita gli occhi nostri del buio compiaciuti, protetti dalla luce, avvolti d'ombra nel ricovero di un divino oblio. O dolcissimo sonno! Se ti piace chiudi a metà di questo, che è tuo, inno i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen prima che il tuo papavero al mio letto largisca in carità il suo dondolio. Poi salvami, altrimenti il giorno andato lucido apparirà sul mio guanciale di nuovo, producendo molte pene, salvami dall'alerte coscienza che viepiù insignorisce il suo vigore causa l'oscurità, scavando come una talpa. Volgi abile la chiave nella toppa oliata e dà il sigillo allo scrigno, che tace, del mio cuore.
John Keats
Dormire il giusto numero di ore è fondamentale per godere di buona salute. Ma quanto deve durare il sonno esattamente? A definirlo con precisione è una tabella diffusa da National Sleep Foundation, ente no profit che negli Usa si occupa della promozione del sonno nell'ambito di un corretto stile di vita. La guida per il giusto sonno è stata pubblicata sulla rivista Sleep Health propone la quantità di riposo appropriata per ogni fascia di età (da La Repubblica).
Ecco di seguito la tabella con le ore di sonno consigliate per ogni fascia di età e differenziate per quantità di riposo "raccomandato", "appropriato" e "non raccomandato":
Neonati 0-3 mesi Sonno raccomandato dalle 14 alle 17 ore; appropriato 11-13 ore e fino a 18-19 ore; non raccomandato al di sotto delle 11 ore e al di sopra delle 19
Dai 4 agli 11 mesi Sonno raccomandato dalle 12 alle 15 ore; appropriato 10-11 ore o 16-18; non raccomandato meno di 10 ore e più di 18
1-2 anni Sonno raccomandato dalle 11 alle 14 ore; appropriato 9-10 ore e fino 15-16; non raccomandato meno di 9 ore o più di 16
3-5 anni Sonno raccomandato 10-13 ore; appropriato 8-9 ore fino a 14; non raccomandato meno di 8 ore e più di 14
6-13 anni Sonno raccomandato 9-11 ore; appropriato 7-8 ore fino a 12; non raccomandato meno di 7 ore e più di 12
14-17 anni Sonno raccomandato 8-10 ore; appropriato 7 ore fino a 11; non raccomandato meno di 7 ore e più di 11
18-25 anni Sonno raccomandato 7-9 ore; appropriato 6 fino a 10-11; non raccomandato meno di 6 ore e più di 11
26-64 anni Sonno raccomandato 7-9 ore; appropriato 6 fino a 10; non raccomandato meno di 6 ore e più di 10
65 anni e oltre Sonno raccomandato 7-8 ore; appropriato 5-6 ore fino a 9; non raccomandato meno di 5 ore e più di 9
(Ho tanto desiderio questa sera, di scrivere una lettera a qualcuno e fra gli amici della primavera al mio più caro amico scriverò) Carissimo Pinocchio amico dei giorni più lieti di tutti i miei segreti che confidavo a te Carissimo Pinocchio ricordi quand'ero bambino nel bianco mio lettino Ti sfogliai Ti parlai Ti sognai Dove sei ti vorrei veder del tuo mondo vorrei saper forse babbo Geppetto è con te Dov'è il gatto che t'ingannò il buon grillo che ti parlò e la fata turchina dov'è? Carissimo Pinocchio amico dei giorni più lieti con tutti i miei segreti resti ancor nel mio cuor come allor (segue coro) Carissimo pinocchio ricordi quand'ero bambino nel bianco mio lettino ti sfogliai ti parlai ti sognai Dove sei ti vorrei veder del tuo mondo vorrei saper forse babbo Geppetto è con te Dov'è il gatto che t'ingannò il buon grillo che ti parlò e la fata turchina dov'è? Carissimo Pinocchio amico dei giorni più lieti con tutti i miei segreti resti ancor nel mio cuor come allor Carissimo Pinocchio amico dei giorni più lieti con tutti i miei segreti resti ancor nel mio cuor come allor come allor
Com’è dolce la pioggia che sottile e leggiadra scampanella nell’aria oggi ch’è primavera! E domani che festa, quando il vento ed il sole asciugheranno a gara l’erba nuova del prato, cogliere un mazzolino di primule e di viole, un mazzetto fragrante, nitido, di bucato!