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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 26 maggio 2025

B.B. & W.C.

La corsa di Beep Beep e Willy il Coyote
dura da 70 anni. Sono stati disegnati il 16 settembre 1949 dalla matita di Chuck Jones.
 
Baja - per Harry

IO SONO IL COYOTE MORTO
SULL’ASFALTO
col capo rigirato in un sorriso.
Io sono il falco pescatore che nidifica
sul cartello stradale.

Sono l’aquila appollaiata
su un albero di cactus.
Sono
qualsiasi cosa
che il vento viene a visitare

Michael McClure
 
 Vento tra le mani nei giorni
che passano ricordi sbiaditi;
queste schegge impazzite, dolore
che nella testa romba ancora...

mercoledì 10 gennaio 2024

Riflesso animato

 

Giusto per tornare quell'attimo nei
sogni che eravamo, che amammo;
un piccolo andirivieni di amici
completamente disinteressati...
 
Gujil

lunedì 18 dicembre 2023

La Danza delle ore

La danza delle ore

Pel cielo fra mezzo le stelle remote,
Dell’etra nel limpido algore,
Si svolge con lunghe fantastiche rote,
La danza leggiera dell’ore.

La danza leggiera dell’ore infinite,
Che sempre, mai sempre, con blando,
Con pendulo ritmo fuggenti, pel mite
Sereno si van dileguando.

Di tenere e pure fanciulle han sembianze,
Che danzin, d’aprile, sui fiori,
Nei candidi petti chiudendo speranze
Arcane, reconditi amori.

Sen van senza fine, volubili e pronte,
Le vergini bionde, le brune;
Le più di mestizia velata han la fronte,
Giulive sorridono alcune.

Vestite di lievi, dïafani veli,
Fiorite di rose e vïole,
Sen vanno per l’arco gemmato dei cieli
Snodando l’eterne carole.

Sen vanno in un sogno, rapite al susurro
Perenne d’ignoti concenti;
Sen vanno fra gli astri, sen van per l’azzurro,
Aeree, fugaci, fluenti.

E ognuna da lunge passando m’invita,
E ognuna, seguendo sua via,
Un poco si toglie dell’egra mia vita,
Un poco dell’anima mia.

Arturo Graf

Le ore, il tempo, la vita che scorre
come un silenzioso incedere d'acqua
siamo prima torrente impetuoso
poi fiume relativamente tranquillo...
 

mercoledì 15 febbraio 2023

Oggi

E' oggi 

E’ oggi: tutto l’ieri andò cadendo
entro dita di luce e occhi di sogno,
domani arriverà con passi verdi:
nessuno arresta il fiume dell’aurora.
Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
sei tremito del tempo che trascorre
tra luce verticale e sole cupo,
e il cielo chiude su te le sue ali
portandoti, traendoti alle mie braccia
con puntuale, misteriosa cortesia.
Per questo canto il giorno e la luna,
il mare, il tempo, tutti i pianeti,
la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

Pablo Neruda

Ancora troverò la voce un giorno
per dire cose che sai, che sapresti;
remoto istinto di correre, prati
in un sole che ancora non scalda...
 
òggi
avverbio di tempo
[lat. hŏdie, da *ho diē (per hoc die) «in questo giorno»]. 
- TRECCANI -
 
1. - Nel giorno presente, cioè nella giornata solare a cui appartiene il momento in cui si parla: o. è domenica; o. è il 23 del mese; quanti ne abbiamo o. (sottint. del mese)?; o. non mi sento bene; dovrei partire oggi. Nell’uso tosc., e anche di qualche altra regione, la parte del giorno che va dal mezzodì al tramonto, cioè il pomeriggio: ci si rivede o., perché stamani non ho tempo. In locuz. rafforzative: quest’o.; o. stesso; in partic., oggi come oggi, limitatamente alla giornata presente (ma anche con senso più ampio, al tempo presente), senza tener conto di possibilità future: oggi come oggi non posso prometterti nulla. Come punto di partenza per precisare un tempo futuro: o. a otto, o. a quindici, lo stesso giorno che è oggi fra una, fra due settimane; e così o. a un mese, o. a un anno, fra un mese, fra un anno esatto; ormai ant. in altre espressioni (come o. a sei dì o al sesto dì, di qui a sei giorni; o. a venti dì, e sim.): o. al terzo dì le novelle spose entreranno primieramente nelle case de’ lor mariti (Boccaccio). E con riferimento al passato: o. è un anno da quando ..., oppure fa o. un anno, un mese, una settimana ...: oi nobile intelletto, O. fa l’anno che nel ciel salisti (Dante). Preceduto da preposizione, e in genere quando non ha funzione di compl. di tempo determinato, ha valore di s. m.: il giorno d’o.; da o. in poi (poco com. da o. innanzi); il termine decorre da o.; te lo comunicherò entro o.; sono stato in giro tutt’o.; a tutt’o. non ne ho avuto notizia; per o. ho lavorato abbastanza; ant. in oggi, con lo stesso sign. del semplice oggi.  
2. - In molti casi ha valore generico, non indicando precisamente la giornata presente ma un periodo più ampio di tempo: ne sono convinto o. più che mai. Quindi, in genere, il tempo, l’epoca attuale: o. il mondo è cambiato; la moda, i costumi, l’arte, la poesia d’o.; vocaboli che o. non sono più in uso; con lo stesso senso di oggi anche le locuz. al giorno d’o., al tempo d’o., e i composti oggigiorno (v.), oggidì (v.). Sign. anche più generico ha quand’è contrapposto o correlato a domani, come nelle espressioni da o. a domani, dall’o. al domani, d’o. in domani, cioè da un giorno all’altro (più raro, e con altro sign., dall’ieri all’o., in breve tempo, o improvvisamente, senza preavviso, e sim.), o in frasi quali o. vuole una cosa, domani un’altra (cioè un giorno ..., un altro ...), e sim. In partic., o. a me, domani a te, frase proverbiale per significare che tutti siamo soggetti alla stessa sorte, e che ciò che è capitato a uno può capitare, presto o tardi, ad altri (il prov. è spesso citato nella forma lat. mediev. hodie mihi, cras tibi, soprattutto come invito a meditare sulla morte; ma in forma poco dissimile si trova già nella Bibbia, Ecclesiastico 38, 23: mihi heri et tibi hodie «a me ieri e a te oggi»).

lunedì 19 dicembre 2022

Specchi

Specchio servo delle mie brame

Questa frase ci rievoca l’immaginario fiabesco ove la matrigna di Biancaneve in un momento di insicurezza chiedeva conferme sulla sua bellezza.
Quanti interrogativi e desideri si celano all’interno di noi stessi?
Quante volte mamme,amanti, figlie, studenti, amiche, parenti, professioniste, First lady nella mitologia così come nell’antichità e nell’attualità si sono osservate scoprendo che le loro fragilità erano celate da false apparenze?
Forse molte di più di ciò che crediamo!
Dietro a molti specchi si riflettono, infatti, turbamenti, aspettative, brame, speranze, rimpianti, vizi e virtù
(dalla rete)
.

Cose che non sò di me premono
lo specchio, sotto l'arco di passioni
perdute, accorte nel nascondere
i sensi di quello che ancora sono...
 
Ho osservato il mio specchio
e vi ho visto
una donna
pienamente soddisfatta
con gli occhi brillanti
d’una squisita malizia.

L’ho invidiata

Maram al Masri

giovedì 30 settembre 2021

Pogo

Pogo Possum
 
è un personaggio immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti a strisce giornaliere statunitense creata da Walt Kelly nel 1943.
Si tratta di un opossum antropomorfo che vive nella palude di Okefenokee in Georgia.
È stata pubblicata negli Stati Uniti dal 1948 al 1975.
La striscia è caratterizzata da una satira sociale e politica accoppiata a uno stile grafico piuttosto tipico dei cartoni animati comici, che la rese molto popolare.
È considerata un classico del fumetto statunitense.

il sole nell'anima e una strip
ricordo, ero stranito e solo;
ora il peso è nel tempo che passa
e conto i battiti di cuore e ciglia...
 
Fin da ragazzo Pogo è stato un caro compagno di viaggio, lo leggevo su Linus e su un paio di volumetti che ancora possiedo e gelosamente custodisco in un posto d'onore quasi al centro della mia fornita libreria.
In qualche modo mi rappresenta da sempre.

Pogo, al suo esordio, era una commedia popolata da una moltitudine di animali antropomorfi la cui principale attività consisteva nel creare situazioni e discutere tesi paradossali parodiando la società americana dell'epoca.
Con il passare del tempo, la striscia perse la sua originaria impostazione, virando in una satira feroce ed implacabile della scena politica degli U.S.A.
Inoltre, durante la sua gestione di Pogo, Walt Kelly ebbe la geniale idea di candidare il simpatico opossum, ogni 4 anni, alla carica di Presidente degli Stati Uniti d'America, con tanto di esilaranti campagne elettorali nelle strip e tour promozionali nelle università. Questa iniziativa, incarnata nello slogan I Go Pogo, contribuì a trasformare l'opera di Kelly in una delle icone della controcultura americana.
Pogo è spesso mostrato mentre conduce una barchetta il cui nome, scritto sulla fiancata, cambia da striscia a striscia.
Kelly era solito in questo modo introdurre nelle vignette pubblici saluti ad amici e ammiratori.

Fino al 1954, Pogo continuò ad esistere in due formati, come striscia quotidiana e come comic book sempre edito dalla Dell, che presentava una sorta di raccolta e rimontaggio delle strisce giornaliere, ma la versione in albo fu interrotta per volere dell'autore che voleva dedicarsi solo alle strip.
Kelly cominciò ad avere problemi di salute nel 1971, per poi morire due anni più tardi, il 18 ottobre 1973, per complicazioni dovute al diabete.
Fino al 1973, anno della sua morte, Kelly si è dedicato interamente alla realizzazione della striscia che è considerata un classico dei fumetti.
Pogo proseguì fino al luglio 1975, curato da Stephen Kelly, figlio di Walt.
(da wikipedia)
 


venerdì 9 ottobre 2015

Asinelli


Asinello
 
Un paradiso subìto
per questo Asinello
con mosche a mille
intorno agli occhi miti
e il mondo intero
da trasportare
per poter mangiare.
 
Vivian Lamarque
 
  
c'era un asino che ci accompagnava,
la frontiera peruviana, la sabbia;
l'asinello trottava con noi;
poi, quando arrivammo,
tornò da dove era venuto...
 
 
 
L'asinello (The Small One)
è un cortometraggio animato natalizio del 1978, creato dalla Walt Disney Productions, e fu distribuito originariamente al cinema negli Stati Uniti dalla Buena Vista Distribution prima della riedizione del 1978 di Pinocchio.
La storia è basata su un libro per bambini di Charles Tazewell e fu un esperimento per i più recenti e giovani animatori Disney, incluso Don Bluth.
 
Un ragazzino, che abita in una povera casa appena fuori dalle porte di Nazaret, per volere del padre deve separarsi dal suo migliore amico, un vecchio e gracile asino di nome Piccolo, ormai allo stremo delle forze.
Il ragazzino si offre di portare Piccolo personalmente al mercato, in modo che possa assicurarsi di trovargli un padrone che si prende adeguatamente cura di lui.
La prima persona a cui il ragazzo cerca di vendere Piccolo si rivela essere un conciatore, che comprerebbe l'asinello solo per ricavarne una pelle; i due amici scappano dalla sua bottega terrorizzati.
I due si imbattono poi in tre banchieri disonesti, che li indirizzano verso un banditore di cavalli.
Questi, vedendo la magrezza di Piccolo, inizia a prendersi gioco di lui e del suo padrone di fronte alla folla divertita, fino a che l'asino, vedendo il suo padrone trattato male, non reagisce tirando un forte calcio al mercante.
Nessun altro vuole comprare Piccolo; cala la sera e tutto ormai sembra essere andato per il peggio: i due tornano alla bottega del conciatore per aspettare che apra e vendere Piccolo.
Ma mentre i due piangono sconsolati, un misterioso uomo si avvicina al ragazzo e gli chiede se può vendergli Piccolo per portare sua moglie incinta a Betlemme.
Promette inoltre che tratterà bene l'asinello.
Il ragazzo, che si fida dell'uomo, gli vende Piccolo e lo saluta per l'ultima volta.
Mentre il ragazzino saluta Piccolo per l'ultima volta, nel cielo s'intravede una stella luminosa, che rivela l'identità dell'uomo che ha comprato Piccolo: è San Giuseppe, e Piccolo assisterà dunque alla nascita di Gesù. (da Wikipedia)

sabato 5 settembre 2015

Sonno


Al sonno

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d'ombra
nel ricovero di un divino oblio.
O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.
Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall'alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l'oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.

 

John Keats
 

Dormire il giusto numero di ore è fondamentale per godere di buona salute.
Ma quanto deve durare il sonno esattamente?
A definirlo con precisione è una tabella diffusa da National Sleep Foundation, ente no profit che negli Usa si occupa della promozione del sonno nell'ambito di un corretto stile di vita.
La guida per il giusto sonno è stata pubblicata sulla rivista Sleep Health propone la quantità di riposo appropriata per ogni fascia di età (da La Repubblica).
 
Ecco di seguito la tabella con le ore di sonno consigliate per ogni fascia di età e differenziate per quantità di riposo "raccomandato", "appropriato" e "non raccomandato":
 
Neonati 0-3 mesi
Sonno raccomandato dalle 14 alle 17 ore; appropriato 11-13 ore e fino a 18-19 ore; non raccomandato al di sotto delle 11 ore e al di sopra delle 19
Dai 4 agli 11 mesi
Sonno raccomandato dalle 12 alle 15 ore; appropriato 10-11 ore o 16-18; non raccomandato meno di 10 ore e più di 18
1-2 anni
Sonno raccomandato dalle 11 alle 14 ore; appropriato 9-10 ore e fino 15-16; non raccomandato meno di 9 ore o più di 16
3-5 anni
Sonno raccomandato 10-13 ore; appropriato 8-9 ore fino a 14; non raccomandato meno di 8 ore e più di 14
6-13 anni
Sonno raccomandato 9-11 ore; appropriato 7-8 ore fino a 12; non raccomandato meno di 7 ore e più di 12
14-17 anni
Sonno raccomandato 8-10 ore; appropriato 7 ore fino a 11; non raccomandato meno di 7 ore e più di 11
18-25 anni
Sonno raccomandato 7-9 ore; appropriato 6 fino a 10-11; non raccomandato meno di 6 ore e più di 11
26-64 anni
Sonno raccomandato 7-9 ore; appropriato 6 fino a 10; non raccomandato meno di 6 ore e più di 10
65 anni e oltre
Sonno raccomandato 7-8 ore; appropriato 5-6 ore fino a 9; non raccomandato meno di 5 ore e più di 9
 

un sonno riposante,
quello che si cerca
ma a volte
è così pieno di sogni
così difficile
oggi piove...

domenica 28 giugno 2015

Lettera a Pinocchio

Sicuramente strano,
mi è tornata in mente,
questa canzone,
ve la ripropongo...
 
 
 
Lettera a Pinocchio

(Ho tanto desiderio questa sera,
di scrivere una lettera a
qualcuno e fra gli amici della primavera
al mio più caro amico scriverò)


Carissimo Pinocchio
amico dei giorni più lieti
di tutti i miei segreti
che confidavo a te
Carissimo Pinocchio
ricordi quand'ero bambino
nel bianco mio lettino
Ti sfogliai
Ti parlai
Ti sognai
Dove sei ti vorrei veder
del tuo mondo vorrei saper
forse babbo Geppetto
è con te
Dov'è il gatto che t'ingannò
il buon grillo che ti parlò
e la fata turchina
dov'è?
Carissimo Pinocchio
amico dei giorni più lieti
con tutti i miei segreti
resti ancor
nel mio cuor
come allor

(segue coro)
Carissimo pinocchio
ricordi quand'ero
bambino
nel bianco mio lettino
ti sfogliai
ti parlai
ti sognai
Dove sei ti vorrei veder
del tuo mondo vorrei saper
forse babbo Geppetto
è con te
Dov'è il gatto che t'ingannò
il buon grillo che ti parlò
e la fata turchina
dov'è?
Carissimo Pinocchio
amico dei giorni più lieti
con tutti i miei segreti
resti ancor
nel mio cuor
come allor
Carissimo Pinocchio
amico dei giorni più lieti
con tutti i miei segreti
resti ancor
nel mio cuor
come allor
come allor

Mario Panzeri

 


 

martedì 9 giugno 2015

Rain again!

Pioggia di Primavera
 
Com’è dolce la pioggia
che sottile e leggiadra
scampanella nell’aria
oggi ch’è primavera!
E domani che festa,
quando il vento ed il sole
asciugheranno a gara
l’erba nuova del prato,
cogliere un mazzolino
di primule
e di viole,
un mazzetto fragrante,
nitido, di bucato!
 
Graziella Ajmone
 
 
ancora pioggia,
ancora nuvole buie;
il fresco lascia
spazio alle idee;
luce diretta
e gocce sui visi...