il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. Per questo qualcuno stanotte mi toccava la spalla mormorando di pregar per l’Europa mentre la Nuova Armada si presentava alla costa di Francia. Ho risposto nel sonno: ‐ È il vento, il vento che fa musiche bizzarre. Ma se tu fossi davvero il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna prega tu se lo puoi, io sono morto alla guerra e alla pace. Questa è la musica ora: delle tende che sbattono sui pali. Non è musica d’angeli , è la mia Sola musica e mi basta. ‐
Vittorio Sereni
Negli echi lontani dovremmo
trovaresilenziosi messaggi;
infine i lidi imbrattati di vite
non sono che stupidi moniti...
Lo sbarco in Normandia fu una delle più
grandi invasioni anfibie della storia, messa in atto dalle forze alleate
durante la seconda guerra mondiale per aprire un secondo fronte in
Europa, dirigersi verso la Germania nazista e allo stesso tempo
alleggerire il fronte orientale, sul quale da tre anni l'Armata Rossa
stava sostenendo un aspro conflitto contro i tedeschi(da Wikipedia).
La Casa di Anna Frank(Anne Frank Huis) è una casa-museo di Amsterdam, allestito a partire dal 1960 ai nr. 263-265 di Prinsengracht, ovvero in quella che fu in parte l'abitazione (situata al nr. 263) dove rimasero nascosti per due anni (dal 1942 al 1944) la giovane ebrea tedesca Anna Frank e la sua famiglia, assieme ai Van Pels, durante l'occupazione nazista nei Paesi Bassi. L'abitazione è soprannominata "l'alloggio segreto"(Achterhuis, letteralmente "retrocasa" dall'olandese).
Nel museo vengono mostrate le stanze. Nella stanza appartenuta ad Anna Frank, si trovano appese le foto di attrici famose collezionate dalla ragazza (da wikipedia).
Dall'Olanda
A portarmi fu il caso tra le nove e le dieci d’una domenica mattina svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra lungo il semigelo d’un canale. E non questa è la casa, ma soltanto ‐mille volte già vista – sul cartello dimesso «Casa di Anna Frank».
Disse più tardi il mio compagno: quella di Anna Frank non dev’ essere, non è, privilegiata memoria. Ce ne furono tanti che crollarono per sola fame senza il tempo di scriverlo. Lei, è vero, lo scrisse. Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale continuavo a cercarla senza trovarla più ritrovandola sempre. Per questo è una e insondabile Amsterdam nei suoi tre quattro variabili elementi che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi tre quattro fradici o acerbi colori che quanto è grande il suo spazio perpetua, anima che s’irraggia ferma e limpida in migliaia d’altri volti, germe dovunque e germoglio di Anna Frank. Per questo è sui suoi canali vertiginosa Amsterdam.
Il nome Gargoyle proviene da “la gargouille”, che in francese significa “gola”. Secondo una delle interpretazioni più popolari, la scelta è caduta su quel nome perché originariamente queste sculture mostruose avevano anche una funzione pratica: quella di lasciar refluire le acque piovane lontano dalle mura esterne delle chiese medievali. Dalla loro enorme gola dunque fuoriusciva l’acqua di scolo. Ma il significato di tali mostri all’esterno delle chiese aveva in realtà un’origine più metafisica: servivano a rappresentare il male che restava fuori dalle chiese, in modo da far passare il messaggio che “dentro” c’era la salvezza (dalla rete).
Ad alcuni poeti moderni
I vostri nomi sono come giganti decapitati che sanguinano di nero oblio: siete le fragili voci l’irriducibile ritmo di bellezza si contorce sotto gli artigli delle vostre penne. I vostri occhi sono candele gemelle che bruciano fiamme di ardente desiderio issate al sommo altare della Poesia. Tutto quanto avete cercato di ottenere vi è sfuggito; avete provato, ma il vostro giorno sta svanendo. Eppure non addoloratevi. Molto di ciò che affascina è un nulla che passa di fronte alla grandezza dell’eternità. È una minuscola ombra la terra che barcolla sull’orlo della morte. La luna è un palpito splendente nel cuore della notte; ed effimere son le stelle nello sguardo lungimirante del Signore. Dunque non addoloratevi se le vostre poesie sono come la fredda tenera erba di una breve estate. Son pochi i veri fiori.
Pascal D'Angelo
La poesia che penetra la vita è persa e resto incolume e sbalestrato in sogno; cariatidi e gargoyles mi guardano severe mentre imito Monet mi lacrima il viso...
Secondo la leggenda, la Gargouilleera anche il nome dato a un dragone cattivo che perseguitava i cittadini del villaggio di Rouen, nella Francia del nord, nel settimo secolo. Ildragoneaveva un collo lunghissimo, delle grandi ali da pipistrello, dei denti spaventosi e sputava fuoco. Gli abitanti del villaggio erano terrorizzati dal dragone e facevano spesso dei sacrifici in suo nome, per guadagnarne l’approvazione (dalla rete).
è la scienza che regola e governa la composizione degli stemmi gentilizi.
A ciascuno di questi emblemi araldici, secondo le minuziose modalità e regole di un complesso codice cavalleresco, era affidato il compito di mostrare ed illustrare gli elementi distintivi di una famiglia nobiliare.
Ogni stemma araldico racconta di fatto la storia di una particolare famiglia attraverso i secoli: nelle società antiche esso era un valido e imprescindibile mezzo di identificazione sia individuale che famigliare.
Lo stemma araldico permetteva infatti di comunicare con chiarezza l’importanza, il ruolo, la storia famigliare e personale di chi lo presentava.
Per questo ogni singolo elemento e figura, anche il più piccolo ornamento o cambiamento di forma in uno stemma nobiliare, rimanda ad un preciso significato codificato.
Così, ad esempio, la raffigurazione entro lo stemma di un animale o un oggetto particolare, aveva la funzione di simboleggiare le qualità o il potere del titolare dello stemma. Saper “leggere” gli stemmipermetteva in epoca medievale e rinascimentale di capire immediatamente chi si aveva di fronte: qual era la sua importanza e il suo ruolo sociale.
Particolarmente significativo è il caso della famiglia Gonzaga che, attraverso la ricorrente e sistematica mutazione del proprio stemma, ha progressivamente fissato e reso pubblici i passaggi più significativi che l’hanno portata nei secoli, attraverso concessioni imperiali, imparentamenti, riconoscimenti dinastici, acquisizioni di feudi e territori, ai vertici dell’aristocrazia europea.
Lento amaro animale che sono, che sono stato, amaro per il grumo di polvere, per l'acqua, il vento che nella prima generazione dell'uomo chiedevo a Dio.
Amaro come quei minerali amari che nelle notti di perfetta solitudine – maledetta e rovinosa solitudine senza eguali – s'apprendono alla gola e, croste di silenzio, soffocano, uccidono, resuscitano.
Amaro come quella voce amara prenatale, pre-sostanziale, che proferì il nostro verbo, che percorse il nostro cammino, che morì la nostra morte, e che in ogni momento sveliamo.
Amaro da dentro, da ciò che non sono, – la mia pelle come la mia lingua – dal primo essere vivente, annunciazione e profezia.
Lento da tanti secoli, remoto – non c'è nulla dapprima –, distante, lontano, ignoto.
Lento, amaro animale che sono, che sono stato.
Jaime Sabines
Traduzione diAngela Saliani
incredibili eppure nel loro orrore bellissime creature immaginarie come ilMinotauro o il Cerbero, piuttosto che Sirene o Centauri ricorrono spesso nella nostra mitologia finendo per
fornirci una dimostrazione di quale sia la più grande capacità di ognuno
di questi animali: la fiducia, la loro forza consiste da sempre
nell’abilità di contare l’uno sull’altro. (dalla rete)
Sant’Antòni del porscèll, ch’el sònava el campanèll, el campanèll el se s’cepaa, Sant’Antòni l’è scapaa, l’è scapaa dedree ‘na pòrta, gh’era là ‘na dònna mòrta, la dònna mòrta l’ha sguagnii, Sant’Antòni el s’è stremii, el s’è stremii d’ona manèra, che ogni ann ghe fann la fèra.
Gh’èra pizz i candilee, Sant’Antòni el gh’è andaa ‘dree, el gh’è andaa ‘dree per fagh onor, Sant’Antòni l’era on scior. l’era on scior senza peccaa, sant’Antòni el s’è salvaa, el s’è salvaa in paradìs: sant’Antòni e san Luìs.
Sant’Antonio del porcello, che suonava il campanello, il campanello si è rotto Sant’Antonio si è nascosto, si è nascosto dietro una porta, ha trovato una donna morta, la donna morta ha dato un lamento, Sant’Antonio si è spaventato , si è spaventato in una maniera, che ogni anno gli fanno la Fiera.
C’erano accesi i candelieri, Sant’Antonio gli è andato dietro gli è andato dietro per fargli onore, Sant’Antonio era un signore. era un signore senza peccato, Sant’Antonio si è salvato, si è salvato in Paradiso, Sant’Antonio e San Luigi.
"Sant'Antoni del purcel": tra fede e tradizione
„
Sant’Antonio Abate, egiziano di nascita e morto nel deserto
della Tebaide il 17 gennaio del 357, è considerato un Santo protettore
degli animali domestici. che di solito viene raffigurato con
accanto un maialino che reca al collo una campanella. Questa particolare
festa, oltre a ricordare gli animali e la vita del Santo, scandisce
anche il tempo tra le semine e i raccolti in agricoltura. Soprattutto nel passato, ma in alcuni paesi è ancora in voga, i festeggiamenti comprendevano la benedizione degli animali in occasione delle celebrazioni in onore del Santo. Secondo la tradizione e sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare
(dalla rete).
Ma l'abate Antonio, per la storia dell'arte, è soprattutto il santo
delle tentazioni demoniache: sia che esse assumano – in accordo con la Vita Antonii scritta da Atanasio di Alessandria – l'aspetto dell'oro, come avviene nella tavola del Beato Angelico (circa 1436) posta nel Museo delle Belle Arti di Houston, oppure l'aspetto delle lusinghe muliebri come avviene nella tavola centrale del celebre trittico delle tentazioni di Hieronymus Bosch al Museo nazionale dell'Arte antica di Lisbona, oppure ancora quello della lotta, contro inquietanti demoni, scena che fu popolarissima nel XVI e XVII secolo soprattutto nella pittura del Nord .
(dalla rete).
Il falò di Sant’Antonio, dedicato a Sant’Antonio Abate, protettore dei contadini e degli animali domestici il cui giorno dedicato cade il 17 gennaio,
la ricorrenza trae origini dagli antichi culti celtici e illuminava le
campagne per celebrare la vittoria della luce sul buio e augurarsi di
avere raccolti fecondi e abbondanti (dalla rete).
Questi i fatti: la mattina di sabato scorso, 14 dicembre, la mamma della piccola,
una donna nigeriana residente a Sondrio, si era accorta che la piccola
non stava bene e non respirava normalmente. E' scesa in strada chiedendo
aiuto e ha trovato un uomo che ha portato lei e la piccolina in
ospedale in auto. Quando sono arrivati al Pronto soccorso dell'ospedale
civile di Sondrio, però, la bimba era in condizioni disperate e non respirava già da tempo. I medici che l'hanno presa in cura non hanno potuto salvarle la vita.
Poco dopo al nosocomio è arrivato anche il papà della neonata, avvisato
dalla madre, e i genitori hanno purtroppo ricevuto la terribile
notizia.
..."Dalla sala d'attesa iniziano commenti di ogni tipo.
Chi parla di riti tribali, chi di satanismo, chi di scimmie, chi di
'tradizioni loro', chi di manicomi. Giudizi, parole poco appropriate,
cattiveria, tanta". "La tristezza ha iniziato ad invadermi - ha
raccontato agli amici la ragazza -.
Nel frattempo ho sperato più che mai
che calasse il silenzio fra le voci insopportabili e malvagie di quegli
individui. E invece no, anche di fronte alla morte di un innocente, le
voci hanno continuato. La più tremenda è stata: 'tanto loro ne sfornano uno all'anno'. Siete davvero schifosi"...
Sui presunti insulti a sfondo razzista al Pronto soccorso subiti da una
donna nigeriana che aveva perso la figlia di cinque mesi la direzione
sanitaria dell'ospedale di Sondrio afferma che "le frasi riportate da
Francesca (la ragazza che le ha rese note anche su Facebook ndr.) non
possono essere né confermate, né smentite. Il personale in servizio non le ha assolutamente sentite".
"E' certo, invece - spiegano i responsabili - che l'assistenza e la
cura nei confronti della famiglia e della loro figlioletta sono state
massime". (Tiscali news 19 Novembre 2019)
Non posso che provare vergogna,
indipendentemente dal fatto che sia o meno successo;
sono da sempre presenti nell’immaginario collettivo.
L’idea di una creatura mitologica, che popola i mari ed incute timore ai marinai, ha stuzzicato la fantasia degli scrittori (pensiamo a Jules Verne per esempio) che, per rappresentarla, hanno iniziato a servirsi di espedienti sempre più audaci e legati ad antiche credenze.
Essi hanno dato così origine ad una tipologia di racconto piuttosto comune, incentrato su un animale mostruoso che vive nel mare e semina il terrore.
L’archetipo del mostro marino che ingoia l’eroe è presente, ad esempio, anche nella letteratura per bambini.
Pensiamo per esempio a Pinocchio o a Il soldatino di stagno .
Lì l’isolamento nel ventre del pesce mette in contatto con la coscienza e porta alla decisione di uscire dalla propria chiusura mentale.
I mostri marini, d’altronde, possono assumere le forme più variegate: dal drago al serpente, fino ad arrivare ad esseri dotati di mille tentacoli.
Essi possono avere una consistenza gelatinosa oppure ricca di squame.
Possono essere dotati di fauci o di semplici ventose.
Indipendentemente dal loro aspetto, fanno parte della storia della letteratura da sempre, poiché rappresentano forze soprannaturali, contro le quali l’uomo si rivela impotente, o quasi.
Essi si nascondono nel profondo degli abissi e attaccano non visti, all'improvviso.
Nel mondo antico, in cui gli spostamenti via mare erano gli unici possibili, rappresentavano il rischio e l’ignoto del viaggio sia esso di andata o di ritorno.
Suscitano terrore e ostilità, anche perché in fondo rappresentano il lato oscuro e bestiale
che si nasconde in ognuno di noi. E dunque, esaminiamo cinque figure di
mostro marino che, nella letteratura di tutti i tempi, hanno fatto
molto parlare di sé. (dalla rete)
1. Il leviatano: Un mostro antico dalla forza leggendaria 2. Il calamaro gigante: Forse il più classico fra i mostri marini3. Il serpente marino: Il mostro per eccellenza della mitologia 4. Lo squalo: Un pesce assassino che ha ispirato numerose pellicole cinematografiche 5. Moby Dick: Una balena bianca (un capodoglio) simile ad un fantasma