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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 23 settembre 2017

Exam!


 
la vita è fatta di esami,

a tutte le età,
scolastici, clinici, civili;
ribellarsi non serve,
conformarsi è la prassi...
 
Gujil

 

venerdì 22 settembre 2017

Prima e pigliamosche

 Prima di allora, prima di allora
 
Dal dito della mia mano destra pende
                 un filo azzurro
che sarebbe la bandiera trionfante del paradiso
Ma di certo non è ancora il momento
Prima di allora, il fischio della gazza orientale
                 si deve posare sulle mie labbra
                 per ogni rivelazione
Prima di allora, amore tra le casse di polvere da sparo
prima di allora, prima di allora, prima di allora…
 
Sunil Gangopadhyay
 
 Il Copsychus saularis
(Pettirosso gazza orientale)
è un uccello della famiglia Muscicapidae.
I Muscicapidi (Muscicapidae Vigors, 1825), comunemente chiamati
"pigliamosche del Vecchio Mondo",
sono una famiglia di uccelli dell'ordine dei Passeriformi.
L'aspetto di questi uccelli è molto vario,
ma sono tutti ottimi uccelli canori.
Hanno dimensioni medio-piccole (10-21 cm).
Molte specie hanno il piumaggio bruno uniforme, mentre altre sono vivacemente colorate, soprattutto i maschi.
Quasi tutte hanno becchi larghi e appiattiti, adatti a catturare insetti in volo, mentre le poche specie che si nutrono sul terreno hanno generalmente becchi più sottili.
I Muscicapidi, detti anche pigliamosche del Vecchio Mondo, vivono in quasi ogni habitat in cui siano presenti degli alberi, dalle foreste più fitte alle rade boscaglie, e perfino sui boschi dell'Himalaya.
In inverno le specie più settentrionali migrano verso sud, dove possono trovare insetti in abbondanza.
A seconda delle specie, il nido può consistere sia in una sorta di coppa ben costruita posta su un albero o una cornice rocciosa che in una semplice struttura posta all'interno di un tronco cavo.
Le specie che nidificano in cavità tendono ad avere covate più numerose (in media di otto uova, piuttosto che di due-cinque) (Wikipedia). 

prima, sempre prima,
dove si ferma il ricordo, lamore;
siamo stati tutti prima,
ora siamo adesso...

giovedì 21 settembre 2017

Arrivi e partenze



Arrivi e partenze
 
Si arriva, si parte,
si resta in disparte.
In un turbinio di abbracci,
baci, lacrime e saluti.
Ho rivisto, gioito, pianto,
chissà se rivedrò?
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 

mercoledì 20 settembre 2017

Gelo d'estate

In meteorologia il gelo, in senso stretto, è l'abbassamento della temperatura dell'aria sotto il punto di congelamento (0 °C).
La temperatura dell'aria viene di solito misurata a un'altezza di 2 m in una capannina meteorologica, contenitore costruito in modo da mantenere il termometro all'ombra e di consentire la libera circolazione dell'aria. 
Esiste una scala soggettiva per stimare l'intensità del gelo:
 
gelo leggerissimo: da 0 °C a −2 °C
gelo leggero: da −2 °C a −5 °C
gelo moderato: da −5 °C a −10 °C
gelo forte: da −10 °C a −15 °C
gelo fortissimo: sotto −15 °C
 
La percezione soggettiva è maggiore se in presenza di vento e all'aumentare della velocità di questo (temperatura percepita).
 

il gelo bruca
i residui della notte nostra
il sogno sfrangiato sul bordo
dell’essere ancora vivi
tra poco è l’alba
noi siamo la nostra attesa
la ferita della vetrata non aperta
il rimorso che accomuna
l’aprire e il non aprire
minima gemi come acqua
tu ormai nel costato del sonno       
deposta la tua parte di attesa
hai varcato il millimetro dell’abbandono
e io veglio anche
per il tuo lembo di indicibile
mentre la luce massacra l’ombra
sul lato rovescio del pensiero
 
Bruno Galluccio
da "Verticali", 2009
 

 Se l'aria è abbastanza umida e vicino al punto di rugiada si ha produzione di brina, ma in generale non è necessario avere il gelo per ottenere la brina: questa infatti può formarsi anche con una temperatura dell'aria superiore a 0 °C se le superfici hanno perso calore per irraggiamento durante una notte serena e senza vento.
In queste condizioni tende a gelare anche il terreno in superficie, ovvero l'acqua in esso contenuta, fino ad una certa profondità dipendente dall'intensità del gelo: sono queste le condizioni che portano alla formazione del permafrost sulla terraferma delle latitudini polari.
Sotto opportune condizioni possono gelare anche laghi, fiumi e mari come spesso avviene a latitudini elevate.
Il gelo è una caratteristica peculiare delle latitudini polari e sub-polari, mentre ondate di freddo più o meno accentuate e durature sono possibili in inverno alle latitudini temperate sotto particolari configurazioni bariche della circolazione atmosferica, ma può presentarsi comunemente anche nelle semplici giornate fredde invernali specie durante le ore notturne in seguito a raffreddamento per irraggiamento.
Il gelo intenso ha forti ripercussioni sulla società in particolare sugli aspetti produttivi e sul consumo energetico che risulta fisiologicamente aumentato oltre a possibili danni alla rete elettrica di distribuzione e al patrimonio agricolo e zootecnico (da Wikipedia).

Con l'arrivo del gelo farà molto freddo!
 Gujil
 
sempre più in bilico e solo,
di dentro, nel profondo;
ho immaginato miriadi di colori,
sto affogando nel blu del mattino...

martedì 19 settembre 2017

Bastimento

 
Di infinite partenze
 
Di infinite partenze è colmo
questo cuore invecchiato da attese,
le file dei reduci incombono
in un'anima carica di sospiri;
flessibili menti delucidano
cose risapute, convogliate
in carichi ammassati alle stive
di questo bastimento pronto a salpare.
 
Anonimo
del XX° Secolo
Poesie ritrovate
  

bastiménto
 sostantivo maschile
 [der. di bastire,
fabbricare, costruire,].
- TRECCANI -
 
 1.-
a. Designazione generica di ogni galleggiante di una certa grandezza, pontato, munito di mezzi autonomi di propulsione, a vela o a motore, destinato alla navigazione, marittima o interna.
b. In partic., grossa nave da carico.
È arrivato un b. carico di ...,
gioco che si fa tra più persone, ragazzi o anche adulti: chi dirige il gioco pronuncia queste parole seguite da una lettera dell’alfabeto, e la persona designata (col getto di un fazzoletto annodato, o altrimenti) deve immediatamente dire il nome di un carico che cominci con quella lettera.

2.- Quantità di merci che può essere trasportata da un bastimento, e per estens., fam., gran quantità: c’è ancora un bastimento di scarpe in magazzino.
 
◆ Dim. bastimentino.
 

lunedì 18 settembre 2017

Giorni di minime estive #10, le traiettorie


traiettoria
/tra·iet·tò·ria/ sostantivo femminile - (dalla rete) 

La curva descritta da un punto materiale in moto rispetto a un determinato sistema di riferimento; nel caso di corpi non puntiformi, la curva descritta dal loro baricentro.

• Traiettoria balistica, quella descritta dal baricentro di un proiettile.
• Traiettoria di collisione, ballodromia.
 
Der. di (linea) traiettoria, der. del lat. traicĕre ‘passare oltre’ 

traiettorie infinite di sguardi
collimano con pensieri ancestrali;
troviamoci ancora, coi fuochi,
la musica dell'anima risuona
negli infiniti spazi individuali
amica di sempre, ora appena lontana;
nelle penombre nascondo i miei occhi,
sguardi sul mondo, sulle povere cose
di quello che ancora io sono...
 
Gujil

domenica 17 settembre 2017

Autoeutanasia


Autoeutanasia sentimentale
 
Mi sono tolta di mezzo
per non disturbare,
per non gridare
più versi lamentosi.
Ho passato molti giorni senza scrivere,
senza vederti,
senza mangiare altro che pianto.
 
Gloria Fuertes
da Opere incomplete, 1975

 

autoeutanasia

Mi piace questa definizione in spagnolo trovata nel web,
mi piace riproporla così,
senza modifiche ne traduzione,
liberi di farne ciò che vi pare...

Es privarse de hidratación y nutrición por propia voluntad e iniciativa.
No es considerado un modo de suicidio y al paciente podría seguírsele proporcionando los cuidados necesarios para evitar el sufrimiento.
Hay estudios que demuestran que en estas condiciones el paciente no padece de impulsos incontrolables de hambre y sed.
 (dalla rete)
 
 
come quando decisi per noi,
per tutti era una cosa giusta,
non per me, rimasi a soffrire
guardando muto il telefono muto...

sabato 16 settembre 2017

Parabola 1,2

parabola1
/pa·rà·bo·la
sostantivo femminile
- 1. In origine, comparazione esemplificativa, svolta (a differenza dell 'allegoria ) su motivi di affinità oltre che di analogia; per antonomasia, presso gli scrittori cristiani, narrazione di un fatto verisimile, atto ad adombrare una verità o a illustrare un insegnamento morale o religioso, caratteristica della predicazione di Gesù.
- 2. arcaicorar. Parola.
Origine Dal lat. parabŏla, dal gr. parabolḗ, der. di parabállō ‘confronto’ •sec. XIV.

parabola2
/pa·rà·bo·la/
sostantivo femminile
- 1. Curva piana ottenuta come intersezione della superficie di un cono rotondo indefinito con un piano parallelo a una delle sue generatrici; è definibile anche come il luogo dei punti equidistanti da un punto fisso detto fuoco e da una retta detta direttrice.
- 2. fig. Con allusione alla tipica configurazione della parabola o piuttosto a quella della traiettoria di un corpo, l'andamento di un fenomeno che, dapprima in movimento di ascesa, raggiunto il suo punto più alto o valido, va esaurendosi. "la p. della carriera"
- 3. impropriamente Nel linguaggio comune, antenna parabolica.
Origine Dal gr. parabolḗ, der. di parabállō ‘metto accanto, confronto’ •sec. XVI.
 
della mia vita il passato,
unica cosa presente e potente;
un invito alla riflessione
di questo grigiore  Settembrino
 

Parabola
 
Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
l'uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell'inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.
1953
 
Franco Fortini
da "Poesia e errore"
  

venerdì 15 settembre 2017

Nuda


Giovanni Bellini,
"Giovane donna nuda allo specchio"
Olio su pioppo, 1515,
Kunsthistorisches Museum, Vienna

Tutta nuda

Te, nuda dinanzi la lampada rosa
e gli avori, gli argenti, le madreperle,
pieni di riflessi
della tua carne dolcemente luminosa.


Un brivido nello spogliatoio di seta,
un mormorio sulla finestra socchiusa,
un filo d'odore, venuto
dalla notte delle acacie aperte,
e una grande farfalla
che ignora
che intorno a te
non si bruciano le ali,

ma l'anima.

 
  Luciano Folgore


nudo 
agg. [lat. nūdus]. - TRECCANI -
 
[privo di indumenti: essere completamente nudo]
≈ (scherz.) come mamma l'ha fatta, denudato, in deshabillé, (lett.) ignudo, spogliato, svestito.
↔ (non com.) abbigliato, coperto, vestito.
 
lo specchio rifletteva il corpo,
distesi sul letto, soli,
mi chiesi molte cose,
sto ancora rispondendomi...  

giovedì 14 settembre 2017

Riflesso

 anche se non ne snatura i ratti,
anche se è ancora lui da fuori;
la distruzione dei ricordi,
di quello che eri e più non sarai;
ci rimettiamo al destino, in attesa
ben sapendo che la poca luce rimasta
si andrà a stemperare nel buio.
 
Gujil
 
 La demenza è un termine generico utilizzato per descrivere un declino delle facoltà mentali sufficientemente grave da interferire con la vita quotidiana.
La perdita di memoria è un esempio di questo declino.
Il morbo di Alzheimer rappresenta la più comune tipologia di demenza.

mercoledì 13 settembre 2017

M'ama, non m'ama...

M'ama, non m'ama. Senza uccider fiori,
dirmi così da tutto l'universo
ascolto sempre e dal mio core istesso;
starò a veder su qual dei due si ferma.
No, non domando al fior. Se il fior sapesse
gli chiederei soltanto s'è felice.
Ma il fior l'ignora, e chi potrebbe dirlo
mi niega per pietà questo conforto.
Un pensier mi ferisce. E se il poeta
s'accendesse d'amor per le soavi
figure ch'egli crea! Strano pensiero!
Davver di questi non ne avevo un tempo.
 
Antonio Fogazzaro
 
 Nessuno è più superstizioso di un innamorato,
poiché tutto in amore è mistero e irrazionalità e quindi qualsiasi avvenimento,
anche minimo,
può assumere un particolare significato fausto o infausto.

Oltre la
margherita
conosciutissima da sfogliare lentamente e senza barare ripetendo “m’ama non m’ama”,
i fiori sono utilissimi per inviare amorosi messaggi segreti.

Camelia: “ti amerò per sempre“.

Edera: “dove m’attacco muoio“.
Garofano rosa: “ti sarò fedele sino alla morte“.
Giunchiglia: “languisco d’amore“.
Gardenia: “ti amo segretamente“.
Girasole: “non vedo che te“.
Rosa rossa: “ti amo alla follia“.
Tulipano: “sei adorabile“.

Viola: “ti penso“.

In caso di litigio e rottura invece, inviare un mazzo composto da gladioli (indifferenza), ranuncoli (perfidia), ortiche (crudeltà) e gerani scarlatti (sarai bella/o, ma sei citrulla/o) (dalla rete).
 
quante volte, margherite distrutte,
il fiore dell'amore, della cattiveria;
distruggere petali per speranze,
barbara cosa, fatta senza cuore...

martedì 12 settembre 2017

Palpebre

La palpebra è una formazione cutaneo-membranosa che ricopre l'occhio e svolge un importante lavoro di protezione, contribuendo alla distribuzione del liquido lacrimale. C'è una palpebra superiore (più grande) e una inferiore, entrambe provviste di ghiandole lacrimali e ciglia. Svolgono, tra l'altro, la funzione di proteggere dalla luce eccessiva e, soprattutto, dalla polvere. Le palpebre sono costituite da un'impalcatura muscolotendinea esternamente ricoperta dalla cute e internamente (a contatto con l'occhio) dalla congiuntiva.
Inoltre la congiuntiva è tenacemente adesa alla sclera con la quale si continua.  Non c'è dunque pericolo che lenti a contatto si perdano e possano raggiungere il nervo ottico. Nell'uomo sono due e si distinguono per la loro posizione in superiore e inferiore.
Sono costituite da un'impalcatura fibromuscolare.
In ciascuna palpebra si distinguono due facce, una esterna o cutanea e una interna o congiuntivale. Esse si continuano l'una nell'altra nel margine libero dove sono presenti le ciglia. La palpebra superiore origina sotto la linea del sopracciglio, è molto più estesa e mobile di quella inferiore e a occhio aperto è in parte nascosta nel solco orbitopalpebrale superiore.
La palpebra inferiore invece è separata dalla guancia dal solco palpebromalare. Delle palpebre si distiguono due parti dissimili per posizione e struttura. Una è a contatto con il globo oculare ed è costituita dal tarso, l'altra non in contatto con il globo oculare è priva del tarso e in contatto con il margine dell'apertura dell'orbita. Il margine libero della palpebra è divisibile a sua volta in due parti, una laterale, ciliare e una mediale, lacrimale. Il limite è segnato dalla papilla lacrimale dove è visibile l'orifizio del condotto lacrimale, il punto (da Wikipedia).  

Sulle palpebre chiuse
 
Come rossa è la luna nella sera
e come avvampa tra le rocce il fiore,
così il tuo viso se tremando mormoro
sulle palpebre chiuse le parole
care. O cara, fiammeggiano i ricordi.
E quel grillo che lima in qualche parte
il suo strillo, ci reca in altro luogo
e in altro tempo: fuochi bianchi, spersi
e ritrovati sotto questo azzurro
che t’incanta e m’incanta, e ci fa lievi.
 
Luigi Fiorentino
 
 le palpebre, si abbassano,
per non vedere, per trattenere l'attimo;
oppure spalancate stupiscono con gli occhi
nel guardare il mondo intorno...

lunedì 11 settembre 2017

Prologhi

pròlogo
sostantivo maschile
 [dal lat. prolŏgus, gr. πρόλογος, comp. di προ- «avanti» e λόγος «discorso»] (pl. -ghi).
-TRECCANI-
 
- 1. Nelle antiche tragedie e commedie greche e latine, monologo o dialogo che introduceva l’azione, e serviva a esporre l’antefatto o a illustrare il contenuto dell’opera: il p. delle tragedie greche. Nel teatro moderno, breve premessa contenente l’esposizione dell’antefatto, per lo più in forma di monologo, che precede un’opera teatrale in prosa o in musica: i p. dei drammi di Schiller; il p. de ‘I Pagliacci’ di Leoncavallo. Anche, l’attore che recita o canta il prologo di un’opera teatrale, quando esso è costituito da un monologo: fare la parte del prologo.
- 2. estens., Introduzione, discorso introduttivo a un’opera; o preambolo a un discorso parlato: fare un lungo p. a una conferenza; «Non si convien» disse Filandro «tale Prologo a me» (Ariosto).
-3. fig., Fatto che precede o preannuncia il manifestarsi di altri dello stesso genere: quello fu il p. di tutta una serie di malintesi tra loro.
 
◆ Dim. prologhétto, prologhino; spreg. prologùccio.


Prologhetti, 4
 
E voglio che il vestito,
il vestito dei miei versi,
sia tagliato
dello stesso panno rude,
dello stesso
panno eterno
del manto di Manrique,
- come quello di Amleto, nero -

adattato all'usanza di questo tempo
e, in più,
con un gesto
mio
nuovo.
 
Leòn Felipe
 
siamo attori sul palcoscenico della vita,
siamo anime in corsa verso qualcosa;
non sappiamo, non vediamo, corriamo,
su percorsi accidentati e molesti...

domenica 10 settembre 2017

Compleanno

 non vorrei mai che il tempo
carpisse i ricordi, i volti,
a ridurli macchie confuse nel cuore;
passano i giorni e le cose
si stempera il dolore, la vita,
sei qui nell'anima, profondo
come una guida, un esempio,
I miss you so much!
 
Gujil


senza di lui è un po' più vuoto
 l' Asilo del tempo ,
ci vado ancora,
spesso,
forse perché spero che compaia,
da dietro un angolo, oltre l'ascensore,
col suo sorriso pieno di amore per me,
so che non è razionale,
 ma mi piace pensarlo  ancora ad aspettarmi
in quella grande sala d'attesa
dove tutti gli altri aspettavano la fine,
non lui, il "vecchiaccio",
che vedeva cose magiche ovunque.
La serenità non gli è mancata,
la vita gli ha spesso sorriso,
lui ha sorriso alla vita,
 sempre, comunque,
con umiltà, con quella gioia
che solo i grandi uomini possiedono e sanno vedere.
E' stato un gran padre
.

sabato 9 settembre 2017

Giorni di minime estive #9, delusione

 
La delusione è un'esperienza negativa
che segna tutti prima o poi,
fa parte della vita di ognuno di noi
e bisogna imparare a convivere con essa.


 come tutto, si viene, si va,
le cose arrivano, gioisci, passano, intristisci;
siamo preda degli eventi che accadono,
qualche volta si riesce a rimanerci dentro;
qualche volta si sconvolge tutto...
 
Gujil (a Cochi delusa)

venerdì 8 settembre 2017

Nostalgia

Mi ha assalito un'acre nostalgia,
come la gente d'una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l'amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all'amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E a quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che più non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest'autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

                 .
Yehuda Amichai
Traduzione di Ariel Rathaus
 
 nostalgia
sostantivo femminile
 [comp. del gr. νόστος «ritorno» e
-algia (dolore)].
-TRECCANI-
 
 Desiderio acuto di tornare a vivere in un luogo che è stato di soggiorno abituale e che ora è lontano:
soffrire di nostalgia; in quei ballabili remoti, scritti su vecchi rigidi dischi, s’annida il grumo indistinto della nostalgia e della gelosia: di quanto si vorrebbe richiamare in vita e non si può, e di quanto invano si vorrebbe non fosse stato
(Salvatore Mannuzzu);
avere, sentire, provare la nostalgia (una grande, profonda, intensa, acuta, struggente nostalgia) del proprio paese, della patria, della casa, della famiglia.
Quando assume forma patologica si chiama nostomania.
 
Per estensione, stato d’animo melanconico,
causato dal desiderio di persona lontana
(o non più in vita) o di cosa non più posseduta,
dal rimpianto di condizioni ormai passate, dall’aspirazione a uno stato diverso dall’attuale che si configura comunque lontano:
nostalgia degli amici, dell’affetto materno; nostalgia della giovinezza lontana; nostalgia dei tempi passati.
 
la nostalgia è forte, pesante,
riempie il cuore di torpore;
annaspano i dolori e i ricordi
si confondono e sovrappongono i volti...