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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 23 luglio 2017

Topo di campagna


Sono un topo di campagna
 
Forse un giorno partirò dai campi miei,
dal gorgheggio delle passere di luce
per la grigia città. Me ne andrò
alle pallide ombre dei vicoli,
nella folla dei monotoni passaggi
delle ore sui viali, alla muraglia
delle case contro il cielo delle lodole.
Non avvenga. Lasciatemi all'aperto
mattino, al cammino sulle orme del passato,
alla luna ch'è la Luna al mio paese,
alla casa ch'è la Casa.
Sono un topo di campagna, sono il grillo
che nel cuore mi ricanta ogni sera
se l'ascolto dal paterno focolare.
 
Umberto Bellintani
da Forse un viso tra mille, 1954
 
 
Il topo selvatico, lungo non più di dieci centimetri, si adatta facilmente su ogni territorio, qui in Italia è diffusissimo; preferisce scavare il suo dedalo di tane sotto terreni coperti da uno strato verde di fragranti vegetali, ma le sue case preferite sono i sottoboschi arbustivi, le pinete e le boscaglie, soprattutto se di noccioleti.
Si può incontrare anche in parchi e giardini, nonché in campi coltivati con cereali e terreni incolti!
Insomma, per questo esserino baffuto non ci sono proprio problemi per costruire la sua abitazione ideale.
L'unica cosa che il topino selvatico cerca di evitare è la vicinanza con la presenza umana, che lo spaventa e lo allontana.
Vive per lo più nell'oscurità della notte, quando pensa di non poter essere visto dai predatori.

Si arrampica con una grande agilità, il nostro amico acrobatico, e può capitare che trovi riparo in nidi di uccello abbandonati; è un roditore ricco di inventiva e molto adattabile, insomma.
Costruisce tortuose gallerie sotto il terreno ricoperto di foglie morte insieme alla sua numerosa famiglia baffuta, ma talvolta può capitare che vengano utilizzati i cunicoli scavati da altre specie; una caratteristica che non manca mai nelle casette dei topolini selvatici è quella di avere tante vie di fuga, per poter scappare via in caso di pericolo.
Il sistema di tunnel sapientemente scavato conduce a nidi sotterranei, rivestiti di erbe tritate finemente.
Pensate un po' che calde e accoglienti devono essere le loro casette!
Di cosa si nutre questo animaletto?
Tanto per cominciare c'è da dire che è un grande golosone e, diciamolo, è proprio ingordo!
Mangia bacche, ghiande, frutti, piante verdi, semi, cortecce, funghi, piccoli insetti, lumache e piante da orto, ma i suoi piatti preferiti sono le nocciole e i pinoli!
Il topolino buongustaio sapete cosa fa?
Per paura di ritrovarsi senza cibo, accumula una grandissima quantità di semi nelle sue gallerie sotterranee; spesso non riesce neppure a mangiarli tutti, ed è allora che entra in gioco il suo ruolo di "topo ecologico". G
ià, perché grazie alla sua ingordigia spropositata, il cibo che non viene sfruttato resta nel sottosuolo, dando così un importante contributo per il rinnovo delle foreste, che germogliano spontaneamente!
Questo suo comportamento vorace però finisce per metterlo ahimè nei guai...
Spinto dalla voglia di arraffare tutto il cibo che il suo fine odorato percepisce, giunge a fare razzia di nocciole, pinoli e semi in generale dalle coltivazioni umane, rovinando così irrimediabilmente i nostri raccolti.
Per prevenire i loro attacchi di fame a discapito delle nostre coltivazioni e delle nostre case, esistono diversi sistemi.
Uccidere degli esserini così piccoli e indifesi è davvero un peccato, oltre che una vera crudeltà, per cui è bene trovare metodi alternativi al problema.

E poi, diciamocela tutta, la morte non può mai essere un rimedio; in questo caso, uccidere un topo non farebbe altro che lasciare spazio ad altri topolini che, attratti dall'abbondanza di cibo dentro e fuori le nostre case, non tarderanno a presentarsi alla nostra porta (dalla rete).
 
forse perché la città finisce,
i prati, le case, l'erba;
un gioire di cose nell'aria,
annuso una stato latente...

sabato 22 luglio 2017

Poesia e riflesso in un atomo


X.

Gl'invisibili atomi dell'aria
palpitano e s'infiammano intorno;
la terra sussulta rallegrata;
il cielo si dissolve in raggi d'oro.
Odo, fluttuando in onde d'armonia,
suoni di baci e battere un'ala;
le mie palpebre si chiudono... Che succede?
Dimmi...? Silenzio!
- È l'amore che passa!
 
Gustavo Adolfo Bécquer
da "Rimas"
 
L'atomo:
in fisica è la più piccola particella di un elemento che non subisce alterazioni nelle trasformazioni chimiche, ma che può subire trasformazioni fisiche quali eccitazione, disintegrazione, fissione, ecc.: si compone di un nucleo in cui sono concentrate particelle cariche positivamente (protoni) e particelle elettricamente neutre (neutroni), attorno al quale ruotano particelle cariche negativamente (elettroni) disposte su livelli energetici distinti; il numero dei protoni (numero atomico), diverso per ogni elemento, è uguale a quello degli elettroni, cosicché l'atomo risulta elettricamente neutro. 
 
atomi come fugaci cose,
in un brivido cozzano,
incontrano e scontrano
mentre si vive...

venerdì 21 luglio 2017

Giorni di minime #61

 
 
 
in condizioni di stato,
rimango seduto, in disparte,
gusto sensazioni passate che tornano
 
Gujil

giovedì 20 luglio 2017

Sospiro

E tu levami dall'anima il sospiro,
ch'io possa trattenere il fiato
che l'essenza rivolga fugaci
attenzioni distorte, racchiuse;
levami dall'anima il peso
che mi lasci riprendere corsa
ch'io possa partire di nuovo
per andare, per poi ritornare;
levami dall'anima il dolore,
ridammi quella gioia persa
quegli attimi soli e giocosi
ch'io possa tornare bambino...
 
Anonimo
del XX° Secolo
Poesie ritrovate
 
 
Sospiro
(Suspìir in dialetto cremonese) è un comune italiano di 3.094 abitanti della provincia di Cremona, in Lombardia. Il toponimo è origine latina e deriva da "sex pilae", ossia sei pietre miliari (la distanza che separa il comune dal capoluogo Cremona).
Di natura prettamente agricola, nel suo territorio possiamo trovare esempi di cascine risalenti al XVIII secolo: Cascina Colombarolo, Cascina Bruciacuore, Cascina Casaletto, Cascina Orezoletta. A Sospiro è presente la Fondazione Istituto Ospedaliero di Sospiro - onlus, una delle più grandi Aziende Multiservizio di Regione Lombardia per la cura e l'assistenza di persone disabili e anziani. Sospiro è perciò scherzosamente chiamata "Il Paese dei Matti".
(da Wikipedia)

mercoledì 19 luglio 2017

Il Letto


A letto

 

Ieri sera a letto mi ero messo
dalla parte destra quella che occupa
lei quando è qui
e stamani svegliandomi mi son ritrovato
a sinistra di dove nel buio ascolto insonne talora
il battito possente del suo
esserci
Cosa mi ha indotto dunque durante la notte
ad abbandonare lo spazio del suo grande
corpo assente
se non l’ansia d’essere anche io
niente?
 
Giorgio Bassani
da Epitaffio, 1974
 
 
Letto
[lèt-to] sostantivo maschile
- Sabatini Coletti -
 
1.- Mobile adatto al sonno e al riposo, fatto per una comoda posizione distesa: l. singolo, matrimoniale; andare a letto || rifare il letto, rimetterlo in ordine || figg. andare a letto con qlcu., portarsi a letto qlcu., avere rapporti sessuali | etto. di morte, dove è disteso un morto o un moribondo | essere inchiodato a letto, essere gravemente infermo | andare a letto con le galline, molto presto
2.- estens. Giaciglio o struttura su cui coricarsi: un letto di paglia, di foglie || letto operatorio, attrezzato per interventi chirurgici | letto funebre, cataletto | letto da campo, brandina pieghevole o smontabile utilizzata da militari, escursionisti ecc.
3.- Giaciglio per animali SIN lettiera
4.- Parte piana di un carro su cui si dispone il materiale trasportato SIN pianale
5.- Piano inferiore, strato su cui è posto qlco.: letto di ghiaia, di calcestruzzo; in geologia, massa rocciosa su cui posano gli strati superiori incoerenti
6.- Solco di un fiume o di un torrente in cui scorre l'acqua
7.- gastronomia. Guarnizione che viene posta in un piatto sotto una pietanza: scaloppine su un letto di purè
 
In funzione di agg. inv., che funge o può fungere da letto: poltrona letto; posto letto
dim. letticciolo, lettino, lettuccio | accr. lettone | pegg. lettaccio
 
una volta il mio letto, isola
di nulla ad accogliermi,
ora è solo faticoso riposo;
nel dubbio mi macero sempre...

martedì 18 luglio 2017

Erba falciata

L'erba falciata
 
Il profumo dell'erba falciata
rende acre il tuo sapore, vita,
e accende sul prato la giovinetta
che trema e, nell'aria d'amore,
apre le braccia
e dischiude la faccia
alla bellezza del rossore.
O colomba di un cielo immacolato.

Antonio Barolini
 
 
L'odore dell'erba tagliata in anni recenti è stato identificato come un modo per la pianta di richiedere soccorso, ma una nuova ricerca dice che l'aroma richiama in aiuto gli insetti benefici, secondo quanto riferisce il Dr. Michael Kolomiets, fitopatologo presso Texas A&M AgriLife Research a College Station.
L'odore dell'erba tagliata in anni recenti è stato identificato come un modo per la pianta di richiedere soccorso, ma una nuova ricerca dice che l'aroma richiama in aiuto gli insetti benefici.
'Quando c'è bisogno di protezione, la pianta emette segnali nell'ambiente attraverso l'emissione di composti organici volatili, che sono riconosciuti come un richiamo alimentare con il fine di far giungere le vespette entomofaghe verso la pianta che gli insetti stanno mangiando, affinché lascino uova negli insetti parassiti,' riferisce il Dr. Michael Kolomiets, fitopatologo, presso Texas A&M AgriLife Research, a College Station.
Questa ricerca origina da uno sguardo alle funzioni di un'ampia famiglia di segnali molecolari derivati dai lipidi, che regolano processi differenziali in uomini, animali e piante, secondo quanto riferisce Kolomiets, la cui ricerca è stata pubblicata in 'The Plant Journal'.
In uno sforzo di meglio comprendere questi segnali, il Dipartimento di Agricoltura Statunitense (USDA) sta offrendo a Kolomiets una borsa di studio da 490.000 dollari per il 2015, per studiare come i segnali possano anche impattare la tolleranza alla siccità.
I segnali molecolari sono stati meno compresi nelle piante che negli animali e nell'uomo, egli ha evidenziato.
'La gente assume certi medicinali come l'aspirina per sopprimere l'attività di questi segnali, poiché la sovrapproduzione di queste molecole può condurre a mal di testa, dolori e ogni genere di disordine' dice Kolomiets e aggiunge: 'E' lo stesso gruppo di metaboliti che sono prodotti dalle piante, ma noi sappiamo davvero poco riguardo essi.'
Tuttavia una pianta 'comunica' quando attaccata, sia dalla lama di un tagliaerba, che dalle mascelle di un insetto predatore – producendo proteine difensive e metaboliti secondari, sia per repellere il parassita, che per rendersi meno appetibili, egli riferisce. Ciò che avviene dopo è quanto gli scienziati hanno tentato di riuscire a capire.
La molecola dei segnali derivanti da acidi grassi meglio caratterizzata è denominata acido jasmonico, perché fu isolata la prima volta come composto volatile prodotto dal gelsomino (jasmin), riferisce Kolomiets. L'acido jasmonico, una delle forse 600 molecole di oxylipin identificate nelle piante è conosciuta per avere diverse funzioni. Un altro gruppo di sostanze volatili derivato dagli acidi grassi è noto come i (composti) volatili delle foglie verdi.
Per testare come questo meccanismo si attivi nelle piante durante l'attacco degli insetti, Kolomiets e il suo gruppo hanno utilizzato una pianta di mais mutante che potesse non produrre i composti volatili delle foglie verdi, cioè l'odore di erba falciata quanto tagliata, o strappata.
In corrispondenza di tale azione essi osservarono che le vespe parassite non consideravano con attenzione le piante prive del composto volatile delle foglie verdi.
Ci sono attualmente due ruoli per questa molecola' egli ha detto. 'Primo, essa attiva l'ormone jasmonato che coinvolge l'attivazione delle difese contro insetti e piante. Poi questa molecola, poiché è un composto volatile, attrae le vespe parassite. Esse arrivano alla pianta che è nella fase in cui è masticata dagli insetti erbivori e depongono uova nel corpo delle larve.'
'Abbiamo provato che, quando sono eliminati questi composti volatili, le vespe entomoparassite non sono più attratte da quella pianta anche quando un insetto ne mastica una foglia. Cosicché questo composto volatile è richiesto per attrarre i parassitoidi. Abbiamo fornito evidenza genetica che i composti volatili delle foglie verdi hanno questa duplice funzione nella pianta in cui essi attivano la produzione di composti insetticidi, ma hanno anche un'indiretta abilità di difesa, poiché inviano un segnale tipo-SOS, che ha l'effetto di attrarre le vespe entomoparassite.'
Kolomiets ha testato questo fenomeno sia in laboratorio che in pieno campo.
'Noi non abbiamo dovuto creare alcuna infestazione artificiale poiché avevamo una grande quantità di insetti', egli ha riferito, 'abbiamo scoperto che anche nelle condizioni di campo, quando c'è abbastanza pressione da parte degli insetti, le piante sono più suscettibili ai danni da insetto se esse sono prive dei composti volatili delle foglie verdi'.
Il dott. Kolomiets spera di continuare la ricerca, testando l'impatto della presenza di jasmonati e 'composti volatili delle foglie verdi' in altre colture di pieno campo, come ad esempio il sorgo.
Ciò è solo la punta di un iceberg. Abbiamo trovato che lo stesso gene che controlla questo processo è necessario per molti altri processi fisiologici, come la tolleranza alla siccità.' Egli riferisce. 'Abbiamo osservato che le piante mutanti sono suscettibili tanto alla siccità come all'attività nutrizionale degli insetti.
Stiamo cercando di identificare l'esatta funzione dei composti volatili delle foglie verdi nella tolleranza alla siccità e come essa funzioni.'
Tali ritrovamenti possono aiutare gli ibridatori delle piante a conoscere come sviluppare nuove varietà che siano più resistenti agli insetti e alla siccità, egli evidenzia.
 

Autore dell'articolo: Kathleen Phillips, 29 settembre 2014
Fonte/i: Dott. Michael Kolomiets
Sito fonte: Texas A&M University - AgriLife Research
Pubblicato da Agrolinker, in data 30 settembre 2014; traduzione di Luca Federico Fianchini (dalla rete).
 
 
il profumo del fieno, verdastro,
quello non ancora asciugato,
quello nei campi a seccare;
la  mia infanzia riaffiora...

lunedì 17 luglio 2017

Gramigna

Gramigna

 

Nell’orto, il vecchio professore strappa
la
gramigna, le radici delle viti
selvatiche, ossa e crani un po’ sbrecciati,
poi il turgore ardente per coltivare
delle fragole, fragilità
candida di un ciliegio, la speranza
delle
future mele rosse, l’oro
dei fiori, dell’alloro, il melograno
e tutte le altre immagini del tempo
ch’egli crede con la primavera
trionfalmente si rinnovi. Oh fede
vana della ragione più che voce
vuota n
ell’ombra di un cespuglio debole,
neppure appare un nome che lì voglia
mostrarsi un poco per fargli capire
che il tempo non esiste, ma soltanto
l’attimo eterno del bel corpo nudo.


Giorgio Bàrberi Squarotti
Firenze, 28 aprile 2002
 
 
La comune gramigna dei prati ha un nome scientifico cynodon dactylon ma è anche conosciuta volgarmente con il nome di erba canina. In poche parole stiamo parlando del classico grano selvatico che tutti noi abbiamo spesso osservato nelle enormi praterie. E’ tra le piante maggiormente infestanti: le sue radici possono arrivare fino a 2metri di profondità e si adattano a qualsiasi tipo di terreno, diventando un agente disturbatore anche per le altre specie vegetali. La gramigna è una pianta appartenente alla grande famiglia delle graminacee ed è molto comune in Europa, in Asia e nel Nord dell’Africa.
Quella che sembra un’erba comune e poco utile all’organismo è, a differenza di quanto di potrebbe pensare, ricchissima di proprietà nutritive
La gramigna, anche se non sembrerebbe, contiene molte sostanze benefiche per il nostro organismo. Le principali proprietà della gramigna sono certamente la sua azione antisettica ed antinfiammatoria, molto utile all’organismo.
L’erba gramigna è utile per chi soffre di problemi renali e contro la cistite. Essa, grazie alla sua azione antiinfiammatoria e diuretica, svolge un’importante ruolo nella disinfezione delle vie urinarie e, chiaramente nella prevenzione della cistite. L’agropirene, sempre contenuto nella pianta, inoltre, è un valido aiuto per curare le infezioni delle vie urinarie.
Viene utilizzata anche come rimedio contro la cellulite.
Perché? Perché la “droga” della pianta, tratta dagli stoloni, contiene un derivato, la tricitina, in grado di svolgere una potente azione diuretica sull’organismo.
Tra le proprietà della gramigna non possiamo non sottolineare la sua azione per i disturbi dell’apparato digerente. Essa, infatti, è molto impiegata per ridurre le infiammazioni esofagee e contro la gastrite. Inoltre, svolge un’importante azione contro la stitichezza.
Per ultimo, ma non meno importante, dobbiamo ricordare che la gramigna spesso viene usata anche per curare piccoli disturbi estetici come semplici orticarie (dalla rete).
 
sentirsi a disagio, erba cattiva
in contesti che non pensano e non sanno,
trovarsi in disparte, risoluti e soli
questo siamo, ogni tanto, nel mondo...

domenica 16 luglio 2017

Placido scorso

placido
/plà·ci·do/ aggettivo - (dalla rete)

Indica una calma associata a serenità e tranquillità, momentanea o permanente (stava placido in poltrona ; Muori compianta e placida, Manzoni; un'indole placida ), che, a proposito di elementi naturali, può ricondursi anche a uno stato di riposante quiete (Placida notte, e verecondo raggio Della cadente luna, Leopardi).
Origine: dal lat. placĭdus, derivato di placēre ‘piacere’, passato al valore di ‘tranquillo’ da quello originario di ‘che piace’.
• sec. XIV.

 
Placido scorso
 
Ho vissuto placido scorso
come fosse rimorso
di cose terrene, reali
 
ho trovato ancestrali
i ricordi, serali
profumi di cucina
 
intanto nel sogno si china
un pensiero di prima mattina
nel sole, nel caldo, in me...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

sabato 15 luglio 2017

Fernando Bandini


Fossero i miei versi quello che la neve
è per i bambini quando si svegliano
e guardano dal vetro sbalorditi la lieve
polvere caduta da lontani mondi.
 
Fossero i miei versi quello che l'acqua
di maggio è per i meli dalla foglia lustra
quello che il vento è per i pini (una frusta
verde che schiocca sulla selva e sul pascolo).
 
Quello che per i pesci guizzanti è la ghiotta
esca, per il tordo bottaccio
la trappola insidiosa fatto col setaccio
di casa ancora sporco di farina.
 
Capaci di catturare, capaci di ferire,
capaci di serbare un segno segreto,
un mistero d'origine nel lieto
turbinio delle cose che lievita la massa.
 
Fossero i miei versi quello che le stelle
sono per la notte quando esplodono in cielo
come larghi rododendri sullo stelo
d'un sospiro che veglia alle finestre.
 
Fossero i miei versi di bella fattura
ma nutriti di umana realtà.
Fossero i miei versi come la libertà
aria della lotta e pane del riposo.
 
Fernando Bandini
 
 
Fernando Bandini
è scomparso a Vicenza il giorno di Natale del 2013, dopo lunga malattia. 
Nato a Vicenza nel 1931, dopo aver svolto la professione di maestro elementare, ha insegnato Stilistica e Metrica all’Università di Padova e Letteratura italiana contemporanea all’Università di Ginevra.
a scritto saggi ed articoli sul manierismo dialettale del Cinquecento e sul linguaggio poetico del Novecento ed è stato autore di un commento ai Canti di Leopardi. 
Poeta neolatino – oltre che autore in lingua e in dialetto –, ha ricevuto premi al Certamen Hoeufftianum indetto dall’Accademia Reale Olandese di Amsterdam e al Certamen Vaticanum della Fondazione Latinitas.
È stato direttore dell’Istituto per le Lettere, il Teatro e il Melodramma della Fondazione Cini di Venezia, presidente dell’Accademia Olimpica di Vicenza (dal 2003 al 2011) e presidente del Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna. 
Tra le pubblicazioni: In modo lampante, Neri Pozza, Venezia 1962; Per partito preso, Neri Pozza, Venezia 1965; Memoria del futuro, Mondadori, Milano 1969; La mantide e la città, Mondadori, Milano 1979; Il ritorno della cometa, Accademia Olimpica, Vicenza 1982 (A1, Padova 1985, con illustrazioni di Emilio Farina). 
Sue raccolte più recenti: Santi di Dicembre, Garzanti, Milano 1994; Meridiano di Greenwich, Garzanti, Milano 1998; Dietro i cancelli e altrove, Garzanti, Milano 2007; e la plaquette Quattordici poesie, L’Obliquo, Brescia 2010, con tre note di Pietro Gibellini, Massimo Raffaelli e Francesco Scarabicchi. Nel 2007 gli è stato conferito il Premio di poesia “Dino Campana”, mentre nel 2012 si è aggiudicato il Premio Librex Montale (dalla rete).
 
già, fossero i miei versi,
le mie frasi, i commenti,
fossero qualcosa che rimane,
qualcosa che qualcuno fa proprio...
 
 
La divisione di un testo in versi indirizza subito il lettore
verso un'interpretazione del testo focalizzata
non solo sul suo significato ma anche
sul modo in cui questo è espresso e organizzato,
in altre parole sulla dialettica tra forma e contenuto.

venerdì 14 luglio 2017

Dedica


A Lou Andreas-Salomé

II

Non posso ricordare. Ma quei momenti
puri dureranno in me come
in fondo a un vaso troppo pieno.
Non penso a te, ma sono per amore tuo
e questo mi dà forza.
Non ti invento nei luoghi
che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci
è già caldo di te, ed è più vero,
più del tuo mancarmi. La nostalgia
spesso non distingue. Perché
cercare allora se il tuo influsso
già sento su di me lieve
come un raggio di luna alla finestra.


Rainer Maria Rilke
Traduzione di Giuliano Donati
 

dedica

[dè-di-ca] n.f., pl. -che - GARZANTI -

1.- le parole o il breve scritto con cui si offre una propria opera, la propria fotografia o una qualsiasi altra cosa a qualcuno (come atto di omaggio, di stima o di affetto) | nel poema epico ed epico-cavalleresco, parte della protasi che contiene la dedica
2.- (ant.) offerta, dono
Etimologia: ← deriv. di dedicare.
  
dediche, per stupire, per amare,
impresse su carta o nei suoni,
cancellate dal tempo ed erose;
la mente le ricorda sempre...

giovedì 13 luglio 2017

Sorriso

Antonello da Messina
"Ritratto d’ignoto marinaio” 
particolare 
Il sorriso
 
Le lucide immagini compongono
scaduti attimi di sole parole,
mi inseguo da sempre, comunque:
ora che il pensiero corre
mi sento perduto, stremato, eppure
un consueto richiamo mi scuote,
torno ad essere io, con me,
si riaccende un sorriso di lato, sul viso...
 
Anonimo
del XX° Secolo, poesie ritrovate 
 

Ritratto d'ignoto marinaio di Antonello da MessinaNé chi lo commissionò né perché.
Non si sa quasi nulla sulla storia del “Ritratto d’ignoto marinaio” che Antonello da Messina dipinse nella seconda metà del Quattrocento. Misteriosa l’origine così come è misteriosa l’espressione del soggetto ripreso.
Una tavola di piccole dimensioni (31×24,5 cm) dipinta a olio riesce ad avere una carica espressiva irripetibile. Al centro dell’opera un uomo, ripreso di tre quarti che si staglia contro uno sfondo scuro, nero. Gli abiti che indossa sarebbero quelli di un marinaio dell’epoca. I dettagli della giacca e del berretto si mescolano con lo sfondo, confondendosi. Il volto è il vero centro del quadro.
Le influenze della pittura fiamminga su Antonello da Messina si fanno sentire sui lineamenti dall’incarnato rossiccio. L’uso dei colori è essenziale. Il bianco e il nero risaltano la luce che radente segna il volto.
Quando capita di ammirare “Ritratto d’ignoto marinaio” si è immediatamente colpiti dall’espressione del soggetto. Il suo sorriso è enigmatico. Gli occhi sono puntati verso lo spettatore. L’osservatore entra in un grado di empatia con l’uomo del dipinto, la cui espressione pare assumere un’aria di complicità con chi lo guarda. Più che un sorriso, appena accennato, quello del marinaio è un ghigno, quasi a voler dire “so cosa hai fatto”.
La profondità psicologica dei ritratti di Antonello da Messina è una delle sue doti principali. E così che, anche in quest’opera, il soggetto non è ripreso in maniera asettica con l’unico obiettivo quello di poter semplicemente “registrare” che un dato personaggio sia esistito storicamente in un determinato periodo. Il marinaio, nel pennello di Antonello da Messina, si anima, prende vita. Molto di più.
“Ritratto d’ignoto marinaio” fu realizzato tra il 1465 e il 1476 ed è conservato nel Museo Mandralisca di Cefalù. Restaurata più volte, perché danneggiata, l’opera ha subìto tre interventi: nel XIX secolo a Firenze, negli anni Cinquanta a Roma grazie all’Istituto Centrale del Restauro e, l’ultima in ordine di tempo, nel 1981 (Patrizia Capoccia).
 

mercoledì 12 luglio 2017

Legame

Il legame

 

              Ho tolto l’abito
alla serena e tumultuante bellezza
per investigare le impalcature, se avevano un legame
con lo spirito. Certe combinazioni –
                                        inspiegabili -
come formule delicatissime di aneliti porfirinici
                                        e clorofilla,
suggerivano di tracciare certe curve
nello spazio del foglio, secondo una
memoria ignota, perduta; oppure
la tavola periodica degli elementi,
la riconoscevo nell’ordine e nelle rispondenze
di una bellezza sempre attesa.
Queste
sono le pagine della bellezza primordiale,
                                    dove l’intensità
si è espressa.
Dove la geometria  con la sua durezza rigorosa
ha immesso le sue forme e ognuna

si è poi tramutata e commista.

Pier Luigi Bacchini
 

legame

[le-gà-me] sostantivo maschile
- Sabatini Coletti -
  • 1.- non com. Legatura, laccio
  • 2.- fig. Vincolo di natura morale, affettiva SIN relazione, rapporto: l. di parentela, di amicizia, sentimentale
  • 3.- Relazione tra più cose, nesso logico: l. tra i due fatti
  • 4.- chim. Complesso delle forze d'interazione tra atomi che porta alla formazione di aggregati molecolari
 
legati e insieme, sempre,
malgrado tutto, malgrado noi;
un legame duro e ossidabile,
insieme scontato continuum...

martedì 11 luglio 2017

Miseria e poesia


Miseria della poesia


Mi chiedo che posso farmene di te
adesso che sono passati tanti anni,
sono caduti gli imperi,
la piena ha travolto i giardini,
si sono cancellate le foto
e nei luoghi sacri dell’amore
sorgono negozi e uffici
(con nomi in inglese naturalmente).

Mi chiedo che posso farmene di te
e faccio una pseudopoesia
che tu mai leggerai
– o se la leggi,
invece di una fitta di nostalgia,
provocherà il tuo sorrisetto critico.


José Emilio Pacheco 
Traduzione di Emilio Coco
 
miseria
[mi-sè-ria]
sostantivo femminile
- Sabatini Coletti -


1.- Condizione di povertà estrema, di indigenza profonda; estens. l'infelicità o avvilimento dovuti alla mancanza del minimo necessario per vivere: vivere in miseria; ridurre un paese alla miseria || piangere miseria, lamentarsi a torto o eccessivamente delle proprie condizioni ecc. | la miseria!, per la miseria!, porca miseria!, miseria ladra!, imprecazioni di rabbia, di impazienza e sim., oppure esclamazioni di meraviglia
2.- Ciò che denota povertà, concreta manifestazione della penuria di ogni cosa: c'è tanta miseria in giro

3.- fig. Cosa insignificante, di poco valore SIN sciocchezza: discutere per delle miserie; in partic., somma irrilevante di denaro: guadagnare una miseria
4.- fig. Meschinità, bassezza: miseria morale
 


dim. miseriuccia
accr. miseriaccia
 
rimare nei versi la vita, le cose,
anfratti dolorosi, stipiti acuti;
le vie della sete, gialle visioni
incompleto come sempre procedo...

lunedì 10 luglio 2017

Canto

 

Nel dorato bacile d’un gran canto
                 versiamo tutta la nostra passione;
si giacciano abbracciati gli altri amanti
nel riposo d’amore – noi parliamo
con la lingua di tutto il mondo: il sangue
che s’agita, la lunga inerzia, i fremiti,
le calde palme supplici all’ospite che
  fugge, ed un’anima sola, indifesa, ma forte.
Il desiderio solo canta al liuto;
nell’aperto sospiro, fra le ortiche
s’acquieti il menestrello, ozioso e muto
anche lui – sia l’amore alto e lontano:
tradisce il ramo piú alto quel frutto
che ogni passante può trovare a terra.

 

Edna St. Vincent Millay
L’amore non è cieco

traduzione di Silvio Raffo

 
Il canto è l'emissione, mediante la voce, di suoni ordinati
per ritmo e altezza a formare una melodia.
Il canto si articola di solito su un testo, anche se non necessariamente; il duplice canale di comunicazione (musica-parola) rende la voce lo strumento musicale naturale più duttile, capace di produrre sull'uomo gli effetti più profondi nell'animo e nella psiche.
Un gruppo di cantanti (detti anche cantori) che cantano insieme, formano un coro (da Wikipedia).

come un canto che...
recitavo un vecchio refrain,
i canti, quelli all'infinito che ascolta
ma non sempre comprende...

domenica 9 luglio 2017

Buio (estremo)

Nel buio estremo

 

Nel buio estremo
che si trova dietro le pareti
e i corpi abbracciati nella notte,
nel buio che solo percepisce la mente
e solo possono vedere gli occhi
dei morti e di quelli che sognano,
nel buio estremo
che si trova dietro alle pupille dell’occhio
e dall’altro lato della finestra,
lì faremo la nostra casa.

 
Homero Aridjis
 
 
bùio
aggettivo e sostantivo maschile
[lat. *burius «rosso scuro»]
- TRECCANI -
 
- 1. aggettivo:
a. Oscuro, senza luce: strada, stanza b.; letter., i regni b., l’inferno (in Dante: luoghi b., valle b.); nella b. notte; tempo, cielo b., molto nuvoloso; fig., un avvenire b.; tempi b., periodi difficili, di decadenza, di oppressione, ecc.: i tempi bui del maccartismo.
b. Di colore scuro, tendente al nero: panni b. (Berni); fig., preoccupato, accigliato: era b. in volto; di difficile comprensione: narrazion b. (Dante).
 
- 2. sostantivo maschile:
a. Oscurità, mancanza di luce: c’è b. in questa stanza; fa troppo b. qui dentro; leggere al b.; rimanere al b.; i gatti ci vedono anche al b.; rafforzato: b. fitto, b. pesto, un b. che s’affetta.
b. Notte: prima di b., prima che cali la notte; a b., sul b., verso sera; venir b., farsi b., annottare; non fate b. per la strada, non fate tanto tardi, rientrate prima di notte.
c. fig. Ignoranza: essere, trovarsi, vivere al b. di qualche cosa; io sono rimasto al b. di tutto; così lasciare, tenere al b., tenere all’oscuro, non informare; fare il b. su una vicenda, coprirla, fare in modo che non se ne parli e non venga in luce la verità. Anche, mistero: c’è del b. in questo affare; fare un salto nel b., affidarsi all’ignoto, affrontare una situazione di cui non si possono prevedere gli sviluppi.
d. scherz. L’oscurità della prigione, e la prigione stessa: l’hanno messo al b.; lo terranno al b. per un pezzo.
e. Nel gioco del poker, si ha l’apertura al b. quando il giocatore a sinistra di chi fa le carte, che ha diritto di parlare per primo, raddoppia la posta globale del piatto prima ancora di aver veduto le proprie carte, pronunciando le parole faccio il b., apro al b., o semplicem. buio.
 
il buio, così strano, solo,
affascinante nulla dove si intravede;
il buio quando è nell'anima
ci si sente inutili... e soli...