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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 16 giugno 2014

Amico tra spiegazione e poesia

amico
s. m. (f. -a) e agg. [lat. amicus, affine ad amare] (pl. m. -ci). –

1. s. m. Chi è legato ad altri da vincoli di amicizia: avere, trovare, perdere, farsi un a.; a. intimo, a. d’infanzia; l’a. del cuore, quello cui si è più intimamente legati (spesso scherz.); un vecchio a. di casa; a. di cappello, di saluto, non intimo; a. di tavola, di gioco; consiglio da a.; trattare da a., confidenzialmente, alla buona, o, in rapporti d’affari, concedendo particolari agevolazioni; fare l’a., mostrarsi amico, senza essere tale in realtà: costui fa l’a. del convento, si spaccia per partigiano de’ cappuccini (Manzoni). Anche di animali: l’a. dell’uomo, il cane. Proverbî: patti chiari, a. cari; a. cari e borsa del pari; chi trova un a. trova un tesoro; dagli a. mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io (per significare che non sempre è facile giudicare della sincerità degli amici). Di uso fam. la locuzione: ... e amici come prima, o più di prima!, quando non ci s’accorda su un affare, ma s’intende rimanere ugualmente in buoni rapporti. In denominazioni storiche, al plur.: amici di Dio, nome di alcuni gruppi religiosi del sec. 14°, come i seguaci della mistica dei domenicani tedeschi e i seguaci di s. Brigida di Svezia; società degli amici, denominazione ufficiale del movimento dei quaccheri (ingl. the religious society of friends); amici sinceri, società segreta antibonapartista fondata a Ginevra dopo il 1806 dal rivoluzionario Filippo Buonarroti.


2. Usi estens.:
a. Persona con cui si intrattiene un rapporto amoroso: avere l’amico, l’amica; fare un viaggio con l’amica; farsi accompagnare a casa dall’amico; la parola, che in questa accezione è di solito preceduta dall’art. det., è per lo più pronunciata in tono eufem., come sinon. meno crudo e meno esplicito del sost. amante, spec. con allusione a relazioni extraconiugali: farsi l’amico, l’amica; ha lasciato la moglie per vivere con l’amica; hai visto l’appartamento che le ha regalato l’amico! Con lo stesso sign. anche nel linguaggio letter. e poet.: aver sì bella donna e sì pudica Debbe nome di moglie e non d’amica (Ariosto); in altri casi, con sign. più generico e oggettivo, l’amica, la donna amata: La morta a. almen guarda dal cielo Onde d’Elettra tua resti la fama (Foscolo).
b. Chi si diletta, chi ha passione per qualche cosa: è un a. dell’arte; spec. in titoli di associazioni: gli a. del paesaggio; gli a. della musica; gli a. dell’arte sacra.
c. Sostenitore; con questo sign., è usato soprattutto con riferimento a chi affianca correnti politiche (gli amici di..., seguito dal nome di qualche esponente d’un partito o corrente di partito), oppure a sostenitori e ammiratori di figure di rilievo nel mondo della letteratura, dell’arte, ecc. Nel gergo della mafia, e per estens. nel linguaggio allusivo della politica, l’a. degli amici, la persona (in genere un notabile o un parlamentare) sulla quale, per l’attività che svolge o per le relazioni e amicizie di cui gode, e per l’obbligo di gratitudine verso l’organizzazione che l’ha aiutata a salire in alto, si può fare assegnamento in qualsiasi situazione e per qualsiasi necessità d’aiuto, anche se estranea all’organizzazione.
d. Con sign. più ampio: amico!, o quell’a.!, per chiamare qualcuno senza nominarlo; amici!, rispondendo scherzosamente dopo che si è bussato alla porta: «Chi è?» «Amici!». Talora anche persona con cui non si è in buoni rapporti, o che si sia comunque comportata male: e l’a. che ha risposto?; voleva fartela, l’amico!
3. agg.
a. Benevolo, da amico: viso a., parola amica. In unione col verbo essere, e seguito da compl. di termine o di specificazione, ha lo stesso sign. del sost.: tu sai che io ti sono a.; il cane è a. dell’uomo (per a. del giaguaro, v. giaguaro); sono molto amici, sono amicissimi fra loro; anche, favorevole, propizio: Se fosse a. il re de l’universo (Dante); la notte è a. dei ladri. Fig., che ha amore, trasporto, simpatia per qualche cosa, che sente vivo desiderio di qualche cosa: essere a. dell’arte, della libertà, della pace, della quiete.
b. In matematica, numeri a., lo stesso che numeri amicabili. ◆ Dim. amichétto, soprattutto per indicare un bambino amico o l’amico di un bambino, e così il femm. amichétta (per eufem. scherz., avere un’amichetta, farsi l’amichetta, una giovane amante); non com., amicùccio (f. -a), amichino (f. -a). Accr. scherz. amicóne (f. -a), grande amico, amico con cui si sta molto e spesso insieme. ◆ Raro l’avv. amicaménte, con amicizia, da amico (in questi sign., è com. amichevolmente).
TRECCANI

Bontà
(ad un amico)

I.
Quella bontà che nel mio cor rinviene
La bella anima tua fervida e pia
Non è che un’amorosa cortesia,
La cortesia dell’anime serene.

È una bontà che dal voler non viene,
È un istinto di pace e d’armonìa,
È una dolcezza che la madre mia
Mi trasfuse nell’ossa e nelle vene.

E non è mia virtù, ma mio destino;
Non merta il nome benedetto e santo
A cui la fronte reverente inchino;

Ho l’indulgenza, la dolcezza, il pianto,
Come ha il trillo gentile il cardellino:
La mia bontà, diletto amico, è un canto.

II.
E chi m’offende con maligna mente
Non lo sdegno o lo sprezzo o l’odio o l’ira,
Ma una grande tristezza in cor m’ispira,
Una grande tristezza solamente.

E non solo a colui che il fa dolente
Il cor perdona, e l’amor suo sospira,
Ma sè stesso condanna e in sè s’adira
Chè altrui non sa ispirar quello ch’ei sente.

E le censure acerbe, e il franco e duro
Disdegno, e i colpi apertamente intesi
A umiliar l’orgoglio mio, non curo;

È l’odio freddo che il mio cor deride,
È l’odio di color che non offesi,
Questa è l’arma spietata che m’uccide.

III.
Oh chi afflisse o ferì l’anima mia,
O nei begli anni dell’età ridente,
O nell’età che in lotte aspre e cruente
La gentilezza del perdono obblía,

Venga, venga da me, qualunque sia
La sua fede, il suo nome e la sua mente,
Venga superbo o triste o sorridente,
E incontrerà il mio bacio per la via.

Venga da me in un giorno di dolore,
Mi troverà una lacrima negli occhi
Ed un fraterno palpito nel core;

E stringerò il suo capo sul mio petto
E gli porrò i miei bimbi sui ginocchi
E sarà benvenuto e benedetto.

IV.
E mi si disse: — Muterai natura
Sotto il morso crudel dei disinganni;
L’angelo de’ bei sogni aprirà i vanni,
Aprirà i vanni coll’età matura.

Voce bugiarda! È giunta la sventura
E l’onda amara dei virili affanni;
Ma sento sempre il cor come a vent’anni
E il sogno dell’antico angelo dura.

E cangi il mondo, rimarrò qual sono;
E vecchio, solo, derelitto, irriso,
Avrò ancora nell’anima il perdono;

E fin che non sarò nel cataletto,
Sulla mia bocca brillerà un sorriso
E nel mio core fremerà un affetto.

Edmondo De Amicis


 



amici lontani,
quasi ricordi,
amici vicini,
quasi presente...

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