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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 3 marzo 2016

Euridice



Antonio Canova
"Orfeo e Euridice"
Nella mitologia greca, Euridice (si può pronunciare sia Eurìdice che Euridìce) è una delle ninfa Amadriadi.

Sposò Orfeo e morì per il morso di un serpente in un prato mentre camminava o, secondo Virgilio e Ovidio, mentre correva tentando di sottrarsi alle attenzioni del pastore Aristeo. Orfeo, disperato, intonò canzoni così cariche di disperazione che tutte le ninfe e gli dei ne furono commossi. Gli fu consigliato di scendere nel regno dei morti per tentare di convincere Ade e Persefone a far tornare in vita la sua amata, così fece e le sue canzoni fecero persino piangere le Erinni. Ade e Persefone si convinsero quindi a lasciare andare Euridice, a condizione che Orfeo camminasse davanti a lei e non si voltasse a guardarla finché non fossero usciti alla luce del sole. Durante il viaggio Orfeo non si voltò poiché sapeva che, se lo avesse fatto, non avrebbe più rivisto la sua amata; per questo motivo cominciò a suonare la sua lira, distraendosi dal suo pericoloso desiderio.
Arrivato finalmente alla luce del sole, Orfeo si voltò per guardare la sua amata; Euridice, però, non era ancora completamente uscita dal regno dei morti e dunque, quando Orfeo posò gli occhi su di lei, svanì in una nuvola d'aria.
Persefone, quindi, mandò il suo messaggero presso Orfeo perché gli spiegasse che si era voltato troppo presto e che perciò aveva perso Euridice per sempre.
Così Orfeo, disperandosi e piangendo, rimase muto e solo, senza mangiare né bere, finché non giunse alla fine dei suoi giorni. (da Wikipedia)




Euridice
 
 che ricavo dal sapere
 cosa significa essere Orfeo
 evocare dall'aldilà uno
 così amato
 e trattenersi con forza
 per non voltarsi
 malgrado ciò all'improvviso

 d'istinto girare la testa
 e perdere tutto di nuovo
 
 Arpie sì sbranatemi
 viva! 
Charles-François Lebœuf,
"Euridice morente"
1822 - Musée du Louvre
anch'io m'illudevo
 di strappare all'abisso uno
 già abituato al vuoto e alle tenebre
 ma quando eravamo già vicini
 così vicini
 non volendo

 d'istinto mi sono voltata 

 Arpie
 oh Arpie
 fatemi a pezzi
 che ricavo da tale vita


 Urszula Kozio
La parola della poesia
Traduzione di Paolo Statuti

 
 
vorrei voltarmi e non riesco,
la mia voce trema, trema,
il corpo continua, la mente no!
vorrei voltarmi spesso...
 

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