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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 10 marzo 2015

Poesia quando

Poesia quando

Il canto
fulminante
spicca
dal coro delle malìe superstiti
muta in un grido nitido
questa fame d'amore
inesaurita

Lucio Mariani
Bestie segrete

 
po-e-sì-a
dal greco: poiein fare.
Si dice che l'uomo prima di parlare abbia cantato, che prima di scriver prosa abbia fatto poesia. Fuor di immaginazione, il fare della poesia rappresenta non un complesso e contorto canale artistico proprio delle personalità più enigmatiche, scure, sibilline e al contempo fascinose - al contrario, la saggezza dell'etimo, sedimentatosi attraverso i secoli, ci suggerisce un rapporto molto naturale, fra l'uomo e la poesia, che per sua struttura non può essere (solo) un'espressione rotta e trasognata, ma deve necessariamente rappresentare (anche) una comunicazione efficace. Se la poesia iniziasse ad essere vista come un modus vivendi, come un comunicare normale e non eccezionale, come un camminare nel mondo in punta di piedi e con occhi grandi, senza calcare rumorosamente i tacchi con discorsi e pensieri e giorni prosaici, certo il mondo sarebbe un luogo più bello. Magari anche se ci fossero poeti meno boriosi e più bravi e che non siano convinti che la poesia -il fare- è loro esclusivo appannaggio per diritto di nascita (dalla rete).
 
canti di lode, di gioia,
canti spensierati,
cori di amici e suoni,
poi anni di buio...

lunedì 9 marzo 2015

Ci sono giorni...e notti

Nella vita ci sono giorni pieni di vento
e pieni di rabbia,
ci sono giorni pieni di pioggia e pieni di dolore,

ci sono giorni pieni di lacrime;
ma poi ci sono giorni pieni d'amore

ci danno il coraggio
di andare avanti per tutti gli altri giorni.

 
Romano Battaglia
(Da Notte infinita)
 
 
e ci sono notti, anche loro,
quelle insonni, ansiose,
quelle piene di passione
 
 
Il giorno siderale o giorno sidereo è il tempo che intercorre tra due passaggi consecutivi della medesima stella al meridiano di un determinato luogo terrestre e ha una durata di 23 ore 56 minuti e 4,0905 secondi.
Il giorno siderale è il periodo del moto diurno di rotazione della sfera celeste, nonché del moto di rotazione della Terra rispetto alla posizione media delle stelle visibili.
È quindi influenzato nella sua durata solo da due fattori: un lentissimo allungamento dovuto all'interazione mareale con la Luna; oscillazioni irregolari dovute a variazioni del momento d'inerzia della Terra, ad esempio per lo scioglimento stagionale di masse di ghiaccio alle alte latitudini.
 
Il giorno è convenzionalmente diviso in 4 fasi:
 
- 21.00 - 05.59: Notte
- 06.00 - 11.59: Mattino
- 12.00 - 17.59: Dì o Giorno
- 18.00 - 21.00: Sera
Un'immagine artificiale, dove si può vedere il movimento apparente del sole,
con le conseguenze sul panorama (da Wikipedia)

domenica 8 marzo 2015

Poesia e riflesso

Il cambio della ruota

Siedo sul ciglio della strada.
L'autista cambia la ruota.
Non mi piace il posto da cui vengo.
Non mi piace il posto in cui vado.
Perché allora guardo con impazienza
il cambio della ruota?
 
Bertolt Brecht
 
 anche noi si cambia,
senza accorgersi, lentamente,
si invecchia col tempo,
la mente fa più fatica del corpo...

sabato 7 marzo 2015

Poesia

Marzo
 
Il mese del grave passaggio,
l'inverno cede passo, si ferma,
un timido sole, tra il vento,
ecco le prime violette
in un verde riacceso.
Primule infreddolite
capolinano giovani steli;
i merli, in amore,
zampettano il loro stupore.
Forsizie e mimose
annunciano la nuova stagione.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 

venerdì 6 marzo 2015

Fëdor Ivanovič Tjutčev

Appartenente a una famiglia dell’aristocrazia moscovita, Fëdor Ivanovič Tjutčev (1803-1873) fu diplomatico oltre che eminente poeta, e dopo aver iniziato la carriera nel Collegio degli Affari esteri di Pietroburgo operò come incaricato speciale a Monaco di Baviera – dove frequentò Heine, Schelling e gli ambienti del Romanticismo tedesco – e a Torino, dove visse dal 1837 al 1839.
Nel 1836 alcune sue liriche furono pubblicate dalla rivista di Puškin «Il contemporaneo», suscitando i primi, ampi consensi.
Nel 1844 tornò definitivamente in Russia, mentre la sua fama di poeta cresceva dopo i riconoscimenti tributatigli da Turgenev, Fet, Dobroljubov.
Il suo universo poetico è un coacervo di visioni cosmogoniche e di rappresentazioni metafisiche che rispecchiano un dualismo di tipo manicheo: vi sono due mondi, il Caos e il Cosmo, e il secondo altro non è se non l’organismo vivente della natura, un’essenza viva e pulsante ma secondaria rispetto al Caos, l’unica vera realtà, di cui il Cosmo rappresenta un’effimera scintilla.
La cosmogonia di Tjutčev si nutre di contrasti tra inaccessibili vertici di perfezione e desolate lande nordiche o spaventosi abissi dominati dal disordine notturno e dall’instabilità spettrale del fato.
A questo mondo che non conosce la gioia del possesso, ma solo la perdita, la caduta, il rimpianto, e insieme la vertigine del solitario destino umano, dà voce, con esiti memorabili, la versione di Tommaso Landolfi, scrittore così affine a Tjutčev per sensibilità e magistero poetico: centoundici componimenti – trascelti lungo l’intero arco creativo del poeta – dalla struttura concisa, austera, incalzante, in cui si riversa un’inquietudine antesignana non solo del simbolismo, ma della nostra stessa sensibilità contemporanea (dalla rete).  
 
 
Amo i tuoi occhi, amica mia,
E il loro gioco d'incanto e di fuoco,
Quando, d'un tr
atto, tu li sollevi
E come un lampo nel cielo
Rapida intorno ti guardi...


    Ma vi è un incanto ancora più intenso;
Quando nei tuoi occhi chini,
Nel momento del bacio appassionato,
Attraverso le tue ciglia abbassate
Arde il cupo fuoco del desiderio.
 
Fëdor Ivanovič Tjutčev


 
 gli occhi restano,
come quelli nello specchio
di un viso già stanco;
eppure fu amore, passione,
ora solo ricordo...

giovedì 5 marzo 2015

Città, finestre e riflesso


Città ferma nel tempo lontano
ocra castano verde scuro
porte a volta finestre ortogonali -
mi fermai sul ponte con le oreficerie
guardai il fiume - non scorreva
solo le statue traslocavano nel pomeriggio
portando in spalla i loro piedistalli
fino ai profondi dormitori degli amanti nudi.
Firenze, 31.V.1976
 
Ghiannis Ritsos
Traduzione di Nicola Crocetti
Trittico italiano. Nove poesie
 
 
torna il freddo
si ferma il pensare;
ricordo e rivedo città
rivedo piazze e viali...

finestra [fi-nè-stra] s.f.

1 - Apertura perlopiù di forma rettangolare praticata sui muri esterni degli edifici per dare aria e luce all'interno || figg. stare alla f., osservare ciò che capita senza intervenire | uscire dalla porta e rientrare dalla f., ritornare inaspettatamente e riconquistare, per vie traverse, un posto che si era in precedenza perduto | buttare i soldi dalla f., spendere insensatamente | nel prov. o mangiar questa minestra o saltar questa finestra, essere costretti a scegliere tra due alternative, entrambe negative
2 - estens. Qualsiasi spazio vuoto che interrompe una superficie SIN apertura
3 - geol. Larga apertura in una falda
4 - tip. Spazio per illustrazione o altro in una composizione tipografica
5 - inform. Zona delimitata dello schermo, che si può aprire e chiudere, spostare e dimensionare; vi sono visualizzate directory, documenti diversi dello stesso programma o di programmi diversi, parti diverse di uno stesso documento o altre informazioni.
In funzione di agg. inv. nella loc. porta f., porta a vetri
dim. finestrella

mercoledì 4 marzo 2015

Petite promenade

Vincent Van Gogh
"Camminata sotto la luna"
La brillante opera del maestro olandese post-impressionista Vincent Van Gogh (1853-1890) ha avuto un impatto potente su un numero infinito di movimenti artistici.
La produzione artistica di Van Gogh si concentrò in un decennio, arrivando a contare in un solo anno 150 tra dipinti e disegni.
Van Gogh dipinse spazi aperti con un talento speciale nel catturare le sottigliezze delle ombre e delle luci notturne.
Per tutta la vita soffrì di ripetute crisi dovute alla sua malattia mentale che tuttavia non gli impedirono di produrre molti dei suoi capolavori durante i periodi di ricovero in ospedale.
Sebbene in vita vendette solamente uno dei suoi dipinti, Van Gogh continua ad essere uno dei più influenti artisti dell’ultimo secolo.
 
"Coppia a passeggio sotto la luna"
è un dipinto di Van Gogh realizzato con tecnica ad olio su tela nell'ottobre del 1889 (periodo di Saint-Rémy), misura 49,5 x 45,5 cm. ed è custodito a S. Paolo nel Museu de Arte.
L'opera non è firmata né datata dall'artista.
La semplicità della tela è tale da sconcertare chi la osserva; due figure passeggiano in una natura lussureggiante e incontaminata dominata da colore e silenzio.
La luce della luna carica di calore e passione tutto il dipinto, la notte è relegata al colore scuro delle case (?) che appaiono sullo sfondo.
(dalla rete)
 



La petite Promenade du poète

Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.  
. . . . . . . . . . .
La stradina è solitaria:
Non c’è un cane: qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba: mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.
 
Dino Campana
  
 lessi così tanto allora
che ora quasi non riesco;
camminare coi poeti
vivere di sensazioni... 

martedì 3 marzo 2015

Poesia, riflesso e parola

Un ordine di grandezza

Ognuno di noi soffrirà
rimpiangendo che nessuna scienza
abbia proprio arrotondato la Terra
né allungato l'estate per le antiche parate
dell'amore, malgrado gli altri non siano
sempre delle cose calde
né promesse, né gabbie né regali
ognuno di noi che si tiene con gli altri
è una colonna di solitudine


André Roy
Antologia della poesia contemporanea del Québec

a cura di Titti Follieri
 
ad ognuno il suo posto,
le sue cose proprie;
ognuno sà e vuole,
ognuno più o meno vive...
 

sofferenza
/sof:e'rɛntsa/
sostantivo femminile
[dal latino tardo sufferentia
"sopportazione", "pazienza"].
- TRECCANI -
 
- 1. [stato di chi soffre per dolori fisici o morali: la sua s. mi fa pena] ≈ dolore, male, patimento, [spirituale] afflizione, [spirituale] pena, [spirituale] struggimento. ↑ calvario, croce, martirio, (lett.) passione, strazio, tormento, tortura, travaglio, tribolazione. ↓ disagio. ↔ gioia, godimento, piacere. ↓ soddisfazione.
- 2. (estens.) [spec. al plur., in senso concreto, quanto procura sofferenza
 

lunedì 2 marzo 2015

Spiraglio mattutino

Si tratta di Venere; luminosissima, più del doppio di Giove che domina il cielo tutta la notte, sorge poco prima del Sole. 
Venere è più vicina di noi al Sole, quindi la vediamo vicino al Sole, un po' prima o un po' dopo, a seconda che si trovi da una parte o dall'altra.
Quando precede il Sole è a destra e sorge un'oretta prima di lui, annunciando il mattino.
In questa fase, gli antichi la chiamarono Lucifero.
Poi girando attorno al Sole per un po' sarà invisibile, e tra qualche mese sarà dall'altra parte, a sinistra, lo seguirà, e sarà visibile solo per qualche ora dopo il tramonto.
Ed in questo caso gli antichi lo chiamarono Vespero (dalla rete).



Lo spiraglio dell'alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell'alba
sulle colline scure.
Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell'alba
sommergono le case.
La città abbrividisce,
odorano le pietre ‒
sei la vita, il risveglio.
Stella sperduta
nella luce dell'alba,
cigolio della brezza,
tepore, respiro ‒
è finita la notte.
Sei la luce e il mattino.
 
Cesare Pavese
  
l'alba e la sua luce,
nel crepuscolo siamo e non siamo,
come pettirossi infreddoliti
zampettiamo alla fine dell'inverno...

 
spiràglio
s. m. [lat. spiracŭlum, der. di spirare «spirare»; cfr. provenz. espiralh, fr. ant. espirail, che hanno però una datazione più tarda]. –

1.
a. Stretta apertura o fessura per cui passa l’aria o la luce: s. della finestra, della porta; nella qual grotta dava alquanto lume uno s. fatto per forza nel monte (Boccaccio); l’innominato, spingendo leggermente i battenti, fa un po’ di s. (Manzoni); tenere a spiraglio una porta, una finestra, tenerla socchiusa, con una stretta apertura: s’erano rifugiati a confabulare dentro i portoni delle case tenuti a spiraglio dal portinaio ... e dai quali ogni tanto sporgevano la testa nell’attesa che spiovesse (Palazzeschi).
b. estens., non com. Soffio d’aria o sottile striscia di luce che passa attraverso un’apertura stretta: c’è uno s. d’aria, chiudi bene la porta; dalle imposte entrava nella stanza uno s. di luce.
2.
In marina, vetro prismatico che si incastra nel fasciame dei ponti, per dare qualche luce ai locali sottostanti; anche, sinon. di osteriggio, nelle navi mercantili.
3.
fig. Possibilità, più o meno probabile e avverabile, di poter fare o ottenere qualche cosa: non vedo alcuno s. per potere uscire da questa difficile situazione; spero ci siano degli s. di trattativa; indizio di piccola entità, barlume: si intravede uno s. di verità nella intricata vicenda; com. la locuz. uno s. di speranza, una speranza tenue, un po’ di speranza.
◆ Dim. spiraglino.

domenica 1 marzo 2015

Poesia e riflesso


L'inverno è finito
 
L'inverno è finito: la luce è tiepida
e danza, dal suolo al firmamento chiaro.
Bisogna che il più triste dei cuori ceda
all'immensa gioia sparsa nell'aria.
 
Perfino questa Parigi noiosa e malata
sembra fare accoglienza al primo sole,
e come in un abbraccio immenso
tende le mille braccia dei suoi tetti vermigli.
 
Da un anno ho nell'anima la primavera
e il verde ritorno del dolce fiorile,
come una fiamma che avvolga una fiamma,
al mio ideale aggiunge ideale.
 
Il cielo blu prolunga, innalza e incorona
l'immutabile azzurro dove ride il mio amore.
La stagione è bella e la mia sorte è buona
e tutte le mie speranze finalmente si compiono.
 
Venga l'estate! vengano ancora
l'autunno e l'inverno! E ogni stagione
sarà per me incantevole, o Tu che adorna
questa fantasia e questa ragione!
 
Paul Verlaine

 
 
la danza delle stagioni non consola,
questa fisica débâcle che ho,
solo col mio male, col dolore,
quello che morde e trafigge...
però oggi sarà sole...