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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 10 marzo 2026

Sonetti a Orfeo

 Sonetti ad Orfeo, XI

Guarda il cielo. Non c’è tra le costellazioni
“il Cavaliere”? Perché questo vanto terreno
è stranamente radicato in noi. E un altro ancora
che lo spinga, lo freni e ne sia tratto.

Non è così, cacciata e poi domata
questa tempra dell’essere, asciutta e forte?
Cammino e svolta. Ma una stretta dice:
nuova distesa. E i due si fanno uno.

Ma lo sono davvero? O non intendono soltanto
il cammino che insieme stanno percorrendo?
Già così tanto la mensa li separa e la pastura.

Anche il legame strale è fuorviante,
ma si creda per poco alla figura,
è un piacere per noi. È sufficiente.

Rainer Maria Rilke

I Sonetti a Orfeo (Die Sonnette an Orpheus) sono una raccolta di 55 componimenti scritti da Rainer Maria Rilke nel febbraio 1922, durante un eccezionale periodo di ispirazione creativa presso il castello di Muzot, in Svizzera. L'opera è considerata, insieme alle Elegie duinesi, il vertice della produzione rilkiana e una delle testimonianze più alte del modernismo poetico.

Ci faremo uno in fondo
all'attesa che brucia i corpi,
si incendia l'orizzonte ancora
sono un uomo, come tale...
 
I Sonetti a Orfeo (Die Sonette an Orpheus) sono uno dei vertici della poesia del XX secolo, scritti da Rainer Maria Rilke nel febbraio 1922 in un eccezionale slancio creativo durato pochi giorni.
L'opera è composta da 55 sonetti divisi in due parti (26 nella prima e 29 nella seconda). Sebbene utilizzino la struttura metrica del sonetto, Rilke ne scardina le forme tradizionali attraverso enjambement e ritmi fluidi che riflettono una tensione spirituale e metafisica. La raccolta nacque quasi contemporaneamente alla conclusione delle Elegie duinesi. Lo stimolo immediato fu la morte prematura di Wera Ouckama Knoop, una giovane ballerina figlia di amici del poeta, la cui figura diventa nel testo un archetipo del mutamento e della grazia. Orfeo, il mitico cantore che scende agli Inferi, non è qui solo un personaggio mitologico ma il simbolo dell'arte che "ammansisce" la morte e trasforma la caducità della vita in canto eterno (dalla rete).

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