toccato appena e spento
nel torpore ch’esala.
Dirama dal profondo
in noi la vena
segreta: il nostro mondo
si regge appena.
Se tu l’accenni, all’aria
bigia treman corrotte
le vestigia
che il vuoto non ringhiotte.
Il gesto indi s’annulla,
tace ogni voce,
discende alla sua foce
la vita brulla.
Eugenio Montale
Il sistro è un
antico strumento musicale a percussione, originario dell'Egitto (circa
3000 a.C.), costituito da una cornice metallica a forma di "U" con
asticelle mobili che, scosse, producono un suono acuto e tintinnante.
Simbolo sacro legato alle dee Iside e Hathor, veniva usato in cerimonie
rituali, processioni e scene di culto, specialmente da sacerdotesse.
Il poeta è quindi il sacerdote, intermediario fragile con i suoi versi che
vorrebbero convincere con il vibrare tinnente del sistro, la dea-luna ad
esser luminosa e a far chiaro il suo regno fin oltre la notte.
Il canto
del poeta nasce dal profondo della sua mente, come quello della cicala
dal profondo misterioso del suo corpo (dalla rete).


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