L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.
...........................................................................................................................................
lunedì 2 marzo 2026
Tensione
domenica 1 marzo 2026
Hello March!
Caro Marzo – Entra –
Come sono felice –
Ti aspettavo da tanto –
Metti giù il Cappello –
Devi aver camminato –
Quanto sei Affannato –
Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri –
Hai lasciato bene la Natura –
Oh Marzo, Vieni di sopra con me –
Ho così tanto da raccontare –
Ho avuto la tua Lettera, e gli Uccelli –
Gli Aceri non sapevano che tu stessi arrivando –
L’ho annunciato – come sono diventati Rossi –
Però Marzo, perdonami –
Tutte quelle Colline che mi lasciasti da Colorare –
Non c’era Porpora appropriata –
L’hai portata tutta con te –
Chi bussa? Ecco Aprile –
Chiudi la Porta –
Non voglio essere incalzata –
Sei rimasto via un Anno per tornare
Mentre ero impegnata –
Ma le sciocchezze sembrano così banali
Appena sei arrivato
Che il Biasimo è caro quanto la Lode
e la Lode è semplice come il biasimo.
Emily Dickinson
Durante l’equinozio di primavera, il 20 o 21 del mese, il sole si allinea perpendicolarmente alla linea dell’equatore, in modo che il giorno e la notte abbiano la stessa durata.
sabato 28 febbraio 2026
Passione.., Totò
La parola passione racchiude un'energia travolgente che, paradossalmente, affonda le sue radici nella "passività".Passione
Sulla mia bocca ancora c'è il sapore
delle tue labbra come un fiore rosso,
l'alito profumato, il tuo calore
di questa febbre che mi hai messo addosso:
mi brucia questa febbre nelle vene
e sol per te questo mio cuore duole,
duole d'amor perché ti vuole bene:
morir d'amor per te, sol questo vuole.
Bella superba come un'orchidea,
creatura concepita in una serra,
nata dal folle amore d'una Dea
con tutti i più bei fiori della terra.
Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come calamita
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai tu sei della mia vita.
Come uno schiavo sono incatenato
alle catene della tua malia
e mai vorrei che fosse ahimè
spezzato il dolce incanto della mia follia.
Antonio De Curtis
"Totò"
venerdì 27 febbraio 2026
Lontana... lontana (human touch)
È il mio violino che canta
(Strano. Eppure io non ci sono!)
E questa vertigine insolita?
È quella che provo quando La vedo.
Tutto pare uno strano capogiro di febbre
pieno di tanti frantumi di cristallo
che scintillano e tintinnano
tintinnano, tintinnano e scintillano ...
... ed in questa vertiginosa ridda
ancora la vedo, bella e quasi assente
immensamente bella
ma lontana...
... lontana...
lontana...
... come la musica...
... come l'inebriante profumo...
... come le luci che ora sono
nel silenzio spente.
8 marzo 1929
Cesare Pavese
Il contatto umano non è solo un’interazione fisica, ma un bisogno biologico e psicologico primordiale.
Nonostante viviamo in un'era iperconnessa, la tecnologia può
paradossalmente alimentare un senso di isolamento.
La mancanza di "human
touch" fisico e diretto può portare a stress, insonnia e difficoltà
relazionali.
(dalla rete)
giovedì 26 febbraio 2026
Enorme e piccolo
mercoledì 25 febbraio 2026
Desiderio
Ho un desiderio desolato di te stasera. Ahimè stasera e sempre.
Ma stasera il desiderio è di qualità nuova.
È come un tremito infinitamente lungo e tenue.
Sono come un mare in cui tremino tutte le gocciole,
tremano tutte le ali dell’anima,
tremano tutte le fibre dei nervi,
tremano tutti i fiori della primavera
e anche le nuvole del cielo
e anche le stelle della notte
e anche la piccola luna trema.
Trema sui tuoi capelli che sono una schiuma bionda.
Ho la bocca piena delle tue spalle,
che sono ora come un fuoco di neve tiepida disciolta in me.
Godo e soffro.
Ti ho dentro di me e vorrei tuttavia sentirti sopra di me.
Non mi hai lasciato tanta musica partendo.
Stanotte tienimi sul tuo cuore,
avvolgimi nel tuo sogno,
incantami col tuo fiato,
sii sola con me solo.
Oh melodia melodia…
Tremano tutte le gocciole del mare.
Gabriele D'annunzio
Desiderio (Ho desiderio di te stasera), fu scritta da Gabriele d’Annunzio nell’equinozio di primavera del 1907.La datazione assume una carica simbolica importante, in quanto nel testo è presente un riferimento al rinnovamento portato dalla nuova stagione e al ricongiungimento tra cielo e terra che diventa metafora dell’unione passionale tra gli amanti.
Era dedicata a una donna sposata, la contessa Giuseppina Giorgi Mancini,
con cui il poeta intrattenne una relazione clandestina durata circa un
anno, dal 1907 sino al settembre 1908 quando Giuseppina fu ricoverata in
una clinica per disturbi mentali. Le lettere appassionate tra i due
amanti tuttavia non si interruppero, ma continuarono sino al 1938, data
di morte del poeta, come testimonia il carteggio edito da Silvana
Editoriale nel 2017. martedì 24 febbraio 2026
Cuori che piangono
Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.
Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.
Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.
Marcel Proust
Un cuore che piange è un'immagine potente che simboleggia tristezza profonda, solitudine o il dolore di una perdita amorosa.
Laissez pleurer mon cœur
Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.
Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.
Marcel Proust
La penosa immagine di un cuore piangente richiama sensazioni di tristezza, di pena, di grande malinconia.
Il tutto associato ad una
colpa o ad una promessa che non si è riusciti a mantenere, i cuori che
piangono vengono associati a qualcosa che non si è riusciti a realizzare
o di cui ci si pente di aver fatto.
Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l'umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo.
Secondo William Shakespeare infatti il nostro corpo è come un giardino e la mente è il suo giardiniere.
(dalla rete)
lunedì 23 febbraio 2026
Sconcerto
Sono sopraffatto dallo sconcerto
domenica 22 febbraio 2026
Amari amori impossibili...
Un amore impossibile è un
sentimento che, per ragioni esterne o interne, non può tradursi in una
relazione reale e quotidiana. “È un amore impossibile” – mi dici.
“È un amore impossibile” – ti dico.
Ma scopri che sorridi se mi guardi,
e scopro che sorrido se ti vedo.
“Di notte” – tu confessi – “io ti penso…
Ti penso giorno e notte,
e mi domando se stai pensando a me,
mentre ti penso.
… La società, le regole, i doveri…
ma tremi quando stringo le tue mani.”
“Meglio felici o meglio allineati?”
– Ti chiedo. –
E il tuo sorriso accende il giorno,
cambiando veste ad ogni mio pensiero.
“Questo amore è possibile” – ti dico.
“Questo amore è possibile” – mi dici.
Sesto Aurelio Properzio
Spesso viene descritto come quello che
"non finisce mai" proprio perché rimane sospeso nell'idealizzazione,
nutrendosi di ciò che sarebbe potuto essere anziché della realtà.
L'amore impossibile
è un classico intramontabile, un qualcosa che è un misto di fascino e tortura che ha
alimentato secoli di passionale letteratura e di struggenti canzoni.
Spesso non è la persona a
essere "sbagliata", ma l'incastro: il tempo, la distanza o le
circostanze che remano contro (dalla rete).
"Amore amaro" è un'espressione che descrive un sentimento contrastante, spesso associato a una relazione tormentata, non corrisposta o finita, che lascia un retrogusto di sofferenza nonostante l'affetto provato.
sabato 21 febbraio 2026
Poesia, commento e riflesso
Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.
Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.
Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]
Cesare Pavese
venerdì 20 febbraio 2026
Specchio poetico
Specchio può essere letta come una poesia di rinascita. Lo sguardo del poeta si concentra sull’incanto dei piccoli germogli che
nascono alla luce del sole facendo risplendere i rami che parevano
secchi e morti. Salvatore Quasimodo descrive la primavera come il compiersi di un
miracolo: è ciò che ridona vita a un paesaggio fermo, congelato nel
lungo inverno, che pareva destinato a una perenne immobilità (dalla rete). Specchio
Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.
Salvatore Quasimodo
Secondo la critica Quasimodo in questi versi fa propria una sensibilità biovegetale (denominata dendromorfismo), rintracciabile nell’immagine delle gemme nascenti, in cui il
ciclo biologico della vita dell’uomo e delle piante viene trasfuso in un
destino comune. L’uomo si fonde con l’immagine dell’albero e i
sentimenti umani vengono assimilati, in una sorta di simbiosi,
all’esistenza naturale.








