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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 11 agosto 2013

Verrà, verrà...





Constance Dawling

 La poesia “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” venne composta il 22 marzo 1950.
Preannuncia la tragica fine dello scrittore che si suicidò il 27 agosto dello stesso anno in una stanza dell’albergo “Roma” di Torino ingerendo una forte dose di sonnifero. Su di un foglietto aveva scritto
“Chiedo perdono a tutti e perdono tutti.
Non fate troppi pettegolezzi”.
Quella morte non fu propriamente determinata ma solo affrettata dalla fine della storia d’amore tra Pavese e l’attrice americana Constance Dawling, tanto è vero che, all’inizio della poesia, il poeta afferma che il pensiero della morte – il fascino cioè del suicidio – per uscire dalla solitudine, dalla incomunicabilità e dall’angoscia esistenziale, lo ha accompagnato ininterrottamente per tutta la vita.
Però poi arriva, quel giorno, il momento del gesto ultimo e definitivo.
La poesia dà il titolo alla breve raccolta poetica pubblicata postuma nel 1951 e comprendente dieci componimenti (otto in italiano e due in lingia inglese) che furono "dettati" al poeta dal suo amore tragico per Constance Dawling.
La poesia è rivolta, in forma di dialogo ideale, alla donna amata che, dopo l’ultimo incontro a Cervinia (Valle d’Aosta), era partita per l’America e non aveva più dato notizie di sé (dalla rete).


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

 

...già che strano,
le nuvole oscurano il sole,
a tratti, poi filtra;
io, per me,
non ho che le mani
e qualche riga sui fogli...

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