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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 22 gennaio 2017

Un altro giorno senza


Un altro giorno senza
 
un altro giorno senza,
la mancanza, la mente, la stanca;
eppure fuori si allungano ore,
con la luce permane, il freddo
attanaglia e stronca rivoli di fiato;
un altro giorno senza
e altri ancora e ancora e ancora...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 
 Un altro giorno senza te
li ho contati tutti sai
ce ne sono stati anche di felici ma
con un vuoto dentro me
che non ho sentito mai
quando mi chiedevi di portarti via con me
E non basta non pensarti
ubriacarsi di altri sguardi
e ripetersi che in fondo
non sei tu l’unica al mondo
e non basta uscire spesso
ingannarsi con il sesso
fare finta che sia amore
almeno per un paio d’ore
E come un film che ho visto già
mi vesto al buio e scappo via
l’effetto è tutto qua di una nuova compagnia
E non basta non cercarti
sotto il fuoco dei ricordi
fare quello che sostiene
che da soli si sta bene
e non bastano gli amici
le stronzate che gli dici
per convincerti che ancora
sei tu che hai l’ultima parola
è un altro giorno senza te
li ho scontati tutti sai
un altro giorno a dirsi che
forse un giorno…
E non basta non cercarti
sotto il fuoco dei ricordi
fare quello che sostiene
che da soli si sta bene
e non basta uscire spesso
ingannarsi con il sesso
fare finta che sia amore
almeno per un paio d’ore
È un altro giorno senza te
li ho scontati tutti sai
un altro giorno a dirsi che
forse un giorno…
 
Luca Barbarossa 

sabato 21 gennaio 2017

Menzogna





Matteo Compagnoni
"Allegoria della menzogna"
Milano
La menzogna

La menzogna è così cara talvolta:
sembra una donna di molt'arte esperta
che per bontà sa fingersi un po' stolta.
 
Le piace con la sua moneta incerta
che d'oro ha solo una sottil vernice
comprar le rose della gioia certa. 

Se falsa è la moneta essa non dice.
Sembra d'oro e qualcuno illuderà
sol anche un'ora d'essere felice.
 
L'amor rifugge dalla verità,
rara parola ha col pensier concorde.
Man che carezza artiglio aspro si fa,
 
bocca che bacia spesso a sangue morde.
 
Amalia Guglielminetti



 
 
Salvator Rosa
"Allegoria della menzogna"
Palazzo Pitti, Firenze
Galleria Palatina e Appartamenti Reali
 




mentire, si fa sempre, è umano,
bugie per nascondere situazioni,
menzogne per proteggere qualcosa
poi si ritorna sé stessi e si soffre... 


 










Sandro Botticelli
"La calunnia"
particolare
Firenze
menzógna
sostantivo femminile
 [lat. *mentionia, der. di mentiri «mentire»].
- TRECCANI -
 
1.- Affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione (oppure negazione, o anche occultamento) consapevole e intenzionale della verità (in questo sign. è meno pop. di bugia, che indica, di solito, una mancanza meno grave): in che altro consiste la m., se non in dire ciò che non si ha nell’animo? (Rosmini); la m. è sempre più credibile di una verità inaudita (Aldo Busi); un’impudente, sfacciata, spudorata m.; scritto, discorso tessuto (o intessuto) di menzogne, o che è tutto un tessuto di menzogne; non com., uomo impastato di menzogne, abituato a mentire, le cui parole sono quasi sempre menzognere; letter., avere faccia o sembianza di m., presentarsi con aspetto di falsità: Sempre a quel ver c’ha faccia di menzogna De’ l’uom chiuder le labbra fin ch’el puote (Dante), deve tacere cioè quella verità che, per essere strana e difficilmente credibile, può essere ritenuta una menzogna; una verità che hadi m. sembianza (Boccaccio).
M. convenzionali: espressione, tratta dal titolo di un’opera di M. Nordau del 1883 (Die konventionellen Lügen der Kulturmenschheit «Le menzogne convenzionali dell’umanità civile»), usata spesso per indicare tutto il complesso di convenzioni, di cortesie puramente esteriori e di piccole ipocrisie che nelle relazioni umane sono così frequenti e a cui in genere si dà molta importanza.
2.- Al sing., con valore collettivo, abitudine di mentire: vivere nella m.; ha fatto della m. il suo sistema di vita. 


venerdì 20 gennaio 2017

Lettori

LXXXV

Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie
tra cento anni?
Non posso mandarti un solo fiore di questa ricca primavera,
né darti un solo raggio d'oro delle nuvole
che mi sovrastano.
Apri le tue porte, guardati intorno.
Nel tuo giardino in fiore cogli i fragranti ricordi
dei fiori sbocciati cento anni fa.
Nella gioia del tuo cuore che tu possa sentire
la vivente gioia che cantò, in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta, attraverso cento anni.


Rabindranath Tagore 
Lo splendore del canto
traduzione di Brunilde Neroni
 
Lettore
[let-tó-re] s.m. (f. -trice)
- Sabatini Coletti -
 
  • 1 - Chi si dedica alla lettura: l. di romanzi; l'utente di un'opera scritta cui spesso si rivolge l'autore o l'editore: avvertenza per il l.
2 - Persona che, per favore o dietro compenso, legge a chi non è in grado di farlo; in cinematografia e in televisione, chi commenta fuori campo un documentario
3 - eccl. Chierico o laico a cui si affida il ministero liturgico del lettorato
4 - Insegnante di madre lingua straniera che svolge esercitazioni pratiche di quella lingua in una università
5 - In elettronica, dispositivo che trasforma un sistema di segnali in un altro: l. di cassette audio o video; l. di compact disc || l. dei dati, unità di entrata di un computer che decodifica i dati registrati su supporti diversi e li invia alla memoria centrale | l. ottico, dispositivo per la lettura e la traduzione di un testo in forma digitale e gestibile dal computer
  
davvero, chi leggerà?
qualcuno ha letto in passato,
qualcuno sta leggendo nel presente;
io scrivo, non solo per me...

giovedì 19 gennaio 2017

Pieraccio e le donne

Pino Daeni
"Donna di paese"

La gaia donna che, del mio paese,
vidi fra l’altre donne ch’eran molte,
con velo in capo e colle treccie avvolte,

acconcia adornamente a la lucchese,
mirando in lei, subito il cor mi prese
colle bellezze c’ha nel viso accolte,
e tutte noie m’ha levate e tolte
e le virtù doblate e forte accese.

E ciò m’è divenuto, per che sembra
alquanto quella ch’era romagnola,
di cui a ciascuna ora mi rimembra
de la dolce figura, collo e gola,
de la grandezza e di certe altre membra

e de la sua angelica parola.
 
Pieraccio Tebaldi
 
 
Pieraccio Tebaldi
(Firenze, circa 1285 – circa 1353)
è stato un poeta italiano.

Salvador Dalì
"Ragazza alla finestra"
Sono scarse le notizie biografiche; si sa che partecipò alla battaglia di Montecatini, e visse a lungo fuori da Firenze.
Dei suoi scritti ci restano solamente 43 sonetti, di argomento amoroso, morale, politico, di corrispondenza e altri (uno sulla metrica del sonetto, uno in morte di Dante).
Anche se non domina il tema autobiografico, nella sua opera si racconta di una vita gaudente fino alla vecchiaia, quando prevale un tema religioso.
 
Questo allegro sonetto, che inizia a Lucca (come dice la didascalia del manoscritto) con la visione solare di una bella e lieta signora fiorentina (la gaia donna) acconciata alla foggia locale, presenta una tematica abbastanza curiosa: la vista di una bella dama del suo paese, che lo fa innamorare, ricorda al poeta un’altra donna, romagnola, di cui rievoca le bellezze; su alcune (certe) delle quali, però, preferisce tagliar corto, chiudendo il discorso, che si stava facendo più realistico e sempre pronto a estendere il proprio interesse alle belle donne d’ogni paese, con una buffa giravolta che ci riporta di colpo a un’atmosfera addirittura angelica (dalla rete e TRECCANI).
 
  
donne, visioni, amplessi,
anche dolore, gioia, tristezza;
la mia, con me nel duro percorso,
io con la mente vedo, possiedo, voglio...

mercoledì 18 gennaio 2017

Efeso


Efeso

II
Per questa terra abrasa i nostri occhi di cane
rovistano i gomitoli del tempo, tutte le età rapprese
nelle vene delle colonne morse, lungo il petalo bruno
d’una cavèa sonora, tra i nomi consumati sulla pallida
stele abbandonata all’abbraccio di oliastri. Battiamo
i piedi dove rovescia il furore dei Cimmeri, dove
la Grande Madre versa seme di toro e lacrime dell’ape,
dove sgorga il discorso di Eraclito, un rivolo di fuoco
e di lapilli che scavalca i millenni, e con le spine
e gli ossi del frammento ancora frusta di misteri la mente,
battiamo i piedi dove ripara Antonio a regalare
l’ultimo sorriso ai satiri e alle menadi.
 
Lucio Mariani
Canti di Ripa Grande (2010-2013)
 
 
Situata lungo la costa, a circa 50 km da Smirne, l'arrivo a Efeso è un salto nel tempo. Di almeno duemila anni, quando era un ricco centro commerciale e capitale della provincia romana di Asia.
Fino al IV secolo, quando iniziò il suo declino a causa della perdita d'importanza del porto a favore di centri dell'entroterra, e la popolazione l'abbandonò definitivamente intorno al VIII secolo.
Fu solo verso la metà dell'Ottocento che, grazie alla costruzione della ferrovia da Istambul a Baghdad, vennero organizzate spedizioni di archeologi europei alla ricerca del Tempio di Artemide.
Al tempo, infatti, Efeso dovette la sua fama, oltre che alla ricchezza, anche alla presenza di questo tempio spettacolare, considerato una delle Sette meraviglie del mondo antico.
Della sua grandiosità oggi non rimangono che poche rovine a seguito di un incendio doloso che lo distrusse nel 356 a.C.
Moltissimo è invece rimasto dell'impianto originale e antico della città che, protetta da una  imponente cinta muraria lunga 8 km e alta 6 metri, si allungava dal porto verso l'interno della costa. 
Dall'ingresso al sito, si procede lungo la Via dei Curati, una strada ampia lastricata di marmo, che conduce ai principali edifici di Efeso.
Ai lati della via si trovano i resti degli antichi portici con colonne e raffinati pavimenti a mosaico, dove gli abitanti si riparavano dal sole o dalla pioggia, il Tempio di Adriano, esempio di architettura romana riccamente decorato e una lastra di marmo su cui è scolpita a bassorilievo l'effigie ben conservata di Nike, personaggio della mitologia greca e simbolo della vittoria.
La Via dei Curati procede in discesa, verso l'Agorà commerciale, cuore dell'antica Efeso.
E già da lontano compare la splendida Biblioteca di Celso, dedicato a Tiberio Giulio Celso, illustre personaggio dell'età traianea che qui fu seppellito.
La facciata è finemente decorata con diversi tipi di marmi e da quattro nicchie in cui si trovano le statue celebranti virtù di Celso: saggezza, virtù, benevolenza e sapienza.
Superata l'agorà, passando sotto un arco, si arriva al Teatro di Efeso. Progettato secondo i canoni ellenistici, a forma semicircolare, ha subìto interventi successivi per aumentare la platea e poteva accogliere fino a 24mila spettatori.
Ad Efeso c’è la casa di Maria. Sulla base delle descrizioni della mistica tedesca Anna Katharina Emmerick, è stata ritrovata a Efeso la casa dove la Vergine visse dopo la morte di Gesù.
Era una casa rettangolare di pietra, a un piano solo, col tetto piatto e il focolare al centro, tra boschi al margine della città perché la Vergine desiderava vivere appartata.
Il sacerdote francese Don Julien Gouyet, dando credito a queste visioni, andò in Asia Minore alla ricerca della casa descritta da Caterina.
Gouyet effettivamente trovò i resti dell’edificio, nonostante le trasformazioni subite nel tempo, a nove chilometri a sud di Efeso, su un fianco dell’antico monte Solmisso di fronte al mare, esattamente come aveva indicato la Emmerick.
Il percorso dell'antica città di Efeso si conclude con la Chiesa di San Giovanni che fanno di questo sito archeologico anche meta di pellegrinaggio cristiano.
Secondo alcune fonti, infatti, l'apostolo Giovanni avrebbe vissuto ad Efeso parte della sua vita e fu poi qui seppellito.
16 ottobre 2014 (Il sole 24 ore e altro dalla rete).
 
terra, terra, manciate di terra,
dura, aspra, rimane in noi;
acciottolati di speranza, paure,
città incomprese, vissute...


martedì 17 gennaio 2017

Un abito che sfiora

XXII

Quando mi passò accanto velocemente,
l'orlo della sua veste mi sfiorò.
Dall'isola sconosciuta d'un cuore
venne improvviso un respiro caldo di primavera.
Fu un tocco fugace che svanì
in un momento, come il petalo di un fiore reciso
trasportato nell'aria.
Ma si fermò sul mio cuore come un sospiro
del suo corpo, come un sussurro dell'anima.


Rabindranath Tagore
Lo splendore del canto
Traduzione di Brunilde Neroni

  

come un canto che..., cominciava così,
canzone di giorni passati, lontani, antichi;
risuonavano musiche, voci, cori,
spensierati si era e si bruciava la notte...
 
l'immagine si ricompone in un abito frusciante direi; frusciante, è un aggettivo che deriva dal verbo frusciare (produrre un leggero rumore, un fruscio) e significa appunto produrre fruscio come quello prodotto dalle foglie mosse dal vento o quello di un abito di seta che ti sfiora (dalla rete)
 

lunedì 16 gennaio 2017

Febbre



Febbri titaniche
 
I.
 
Chi di vita immortal se degno sente
Mal si piega alla morte; e troppo oscura
Prigion la fossa alla superba mente
Che folgorando affronta la natura.
 
Oggi il mondo pensar, men che niente
Esser doman! legge insensata e dura!
Il turpe fato delle cose spente,
Divin lampo del sol, mi fa paura.

Io non voglio morir: rovini il cielo
Sovra il mio capo e nell’orror m’inghiotta
Della sua notte il lurido Acheronte.
 
Ancor, vinta la morte e lo sfacelo,
Mi vedrai provocante a nova lotta,
Sfinge del mondo, erigermiti a fronte.
 

II.

Per sempre non morro! se pur m’opprima
Con le fumanti sue macerie il mondo,
Risorgero dall’Erebo profondo
Piu temerario e piu vital di prima.
 
A’ miei pensier tumultuosi un biondo
Raggio di sol va sfolgorando in cima,
E dell’anima mia passa per l’ima
Region piu buja un fremito giocondo!
 
Per sempre non morro! dall’esecrando
Silenzio e dall’orror del vinto inferno
Incontro al ciel risorgero cantando.
 
E di morte e di vita in un alterno
Fato travolto andro risuscitando
Dalla stessa mia polve in sempiterno.
 
Arturo Graf
 

La febbre rappresenta un importante meccanismo di autodifesa dell'organismo nei confronti di virus e batteri. L'aumento della temperatura corporea accelera tutte le reazioni metaboliche, favorendo l'utilizzo delle riserve energetiche e potenziando l'efficienza del sistema immunitario. La febbre si misura con il termometro. Per un adulto la febbre può essere più fastidiosa che per un bambino e per questo è opportuno un trattamento antipiretico già quando il termometro segna 37,5°C.
D'altro canto, la febbre non può considerarsi realmente pericolosa finché resta al di sotto di 39,5-40°C. Il grado di innalzamento della temperatura corporea, tuttavia, non sempre è legato alla gravità della patologia che lo ha determinato. Condizioni cliniche gravi, infatti, possono essere accompagnate da una febbre modesta e, viceversa, innalzamenti della temperatura significativi possono essere innescati da disturbi non preoccupanti e facilmente gestibili. (dalla rete)
 
la mente sconvolta dalla febbre,
visioni, allucinazioni, volti;
così ci si proietta come in un sogno,
come in un impalpabile incubo...

domenica 15 gennaio 2017

De Bettin e il tramonto del giorno...e della vita



Giovanni De Bettin
 Tramonto del giorno e... della vita, 1983
 Come ci dicono sempre tutti quelli che sanno l'individuo
è condannato a tramontare.
E se così non fosse, l'intera vita non avrebbe senso.
Dall'inizio, dall'alba al tramonto, è il ciclo continuo  della natura,
di vita e di morte.
Infatti Vita e Morte vanno nella stessa direzione, le partenze si alternano agli arrivi anche nel quotidiano.
Quello che importa non è tanto alba o tramonto delle cose,
non importa la posizione in cui si viene a trovare il sole.
Quello che conta veramente è probabilmente il tragitto che ognuno di noi compie, prima di  rallentare, fermarsi pian piano (a volte anche troppo bruscamente) e spegnersi lentamente.
 Tutto qui, il tramonto della vita.
 
Gujil 
 

Il non sapere niente della morte
non salva gli animali dalla morte
ma li fa passare indenni per terre
e fuochi della fine,
li consola delle epoche

al tramonto.
O forse gli animali
aggiungono al tormento
il sasso del silenzio.

E anche loro avvertono
i grandi mutamenti,
i venti che si accumulano,

la terra che si assottiglia e si apre
sotto il passo, non più asciutto né forte,

della specie.

Daniele Piccini
Inizio fine
 
non sapere nulla, niente,
essere in un limbo dorato, tiepido,
l'anima è il corpo, insieme, uniti;
d'altra parte è solo un pensare silente...
 
"Nato a Costalta di Cadore (BL), il 23/2/1923, Giovanni De Bettin ha fatto di questa sua origine comelicese la fonte di ispirazione, sincera e feconda, del suo operare artistico. Da sempre dedito a ridurre la fragranza della sua gente, ripresa nei più disparati atteggiamenti di popolare e religiosa operosità, a riprendere le caratteristiche fisionomiche di una fatica ancestrale scavata nei volti dei vecchi, Giovanni De Bettin vuole anche ridare vita a quelle concrete sensazioni dettate dai suoni di una fonetica tutta particolare e che sta scomparendo. L'amore per la terra di origine si è quindi esplicato con prove diverse anche lungo la via del recupero delle tradizioni linguistiche del Comelico. Il pittore De Bettin, già Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, è riconosciuto anche quale Membro dell'Accademia francese Arts-Sciences-Lettres, dell'Accademia Tiberina in Roma, del Centre de Liaison des Artistes in Deauville (Francia). Ha vissuto e lavorato a Costalta di Cadore" (da "I nvizes", ladino di De Bettin Giovanni, p.7).

sabato 14 gennaio 2017

Giorni di minime #37

 
 
intorpidito dal freddo resisti,
le macchie di colore stingono al gelo
mi rivedo ciclista in salita;
le vie, le fughe... attimi,
poi si risiede nel contesto usuale...
 
Gujil
 
 

venerdì 13 gennaio 2017

Giorni di Minime #36 con angustia



David Alfaro Siqueiros
 (Mexican, 1896–1974)
"mujer en angustia", 1950
olio su masonite, 80 x 100 cm.
un altro giorno d'attese,
il buio invita alla riflessione
è ancora notte;
nella stanza accanto, oltre il muro
qualcuno freme nell'ansia,  è in angustia;
vorrei fare qualcosa
ora faccio qualcosa...
 
Gujil 


angùstia
sostantivo femminile
[dal lat. angustia, der. di angustus «stretto»; cfr. angoscia]
- TRECCANI -
 
1.- letter. Strettezza, ristrettezza: a. di luogo, di spazio, di tempo. Anche fig., scarsezza, penuria: a. di viveri; sono stretto più che mai dall’a. di denaro (Carducci); trovarsi in a., in difficoltà, spec. finanziarie; meschinità, grettezza: a. di mente, d’idee.
2.- Affanno, tribolazione: vivere in mezzo alle a., essere in un mare di angustie; pena, ansia, angoscia: tenere in a.; stare in a. per qualcuno; dare, recare, provocare angustia; il padre di Lodovico passò gli ultimi suoi anni in a. continue (Manzoni).