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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 6 ottobre 2012

P.

Accudendo P.

schiena curvata dagli anni,
voce racchiusa in un niente,
in mente la mamma, come bambina,
rivedo passati severi, stanchezza
ed il turbine che perde la forza;
vorredi darti e dirti
ma non mi esce che rabbia
per un presente cattivo...

Anonimo del XX°secolo
poesie ritrovate

venerdì 5 ottobre 2012

Poesia e riflesso

Viaggio di andata e ritorno

Andrò a ritroso della nostra corsa
di poco fa
che tanto bella mai ti sorprese la luna.
Mi resta una città prossima al sonno
di prima primavera.
O fuoco che ora tu sei
dileguante, o ceneri confuse
di campagna che annotta e si sfa,
o strido che sgretola l'aria
e insieme divide il mio cuore.

Vittorio Sereni
(da "gli strumenti umani)


e corro in modo matto
verso un dunque di troppo
incontro ad un pensai;
le scie dinamiche increspano
azzurre acque di lago...

giovedì 4 ottobre 2012

I monti pallidi

Le DOLOMITI vengono anche chiamate MONTI PALLIDI.
E' un evento osservabile soprattutto di notte, quando la montagna viene illuminata dalla luce lunare ed è un fenomeno dovuto alla particolare composizione delle rocce dolomitiche.
Esiste però un'altra spiegazione affascinante al fenomeno: 
la LEGGENDA LADINA dei MONTI PALLIDI.

Forse non tutti sanno che le Dolomiti vengono chiamate anche Monti Pallidi a seguito di un prodigioso incantesimo avvenuto ai tempi dell’antico Regno delle Dolomiti, quando la roccia delle montagne aveva lo stesso colore delle Alpi.
Quel regno era ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati.
Ovunque si poteva respirare aria di felicità e armonia meno che nel castello reale.
Dovete infatti sapere che il figlio del re aveva sposato la principessa della luna, ma un triste destino condannava i due giovani amanti a vivere eternamente separati.
Il giovane non poteva sopportare l’intensa luce della luna perchè l’avrebbe reso cieco, La principessa sfuggiva la vista delle cupe montagne e degli ombrosi boschi perchè le causavano una malinconia talmente profonda da farla ammalare gravemente.
Ormai ogni gioia sembrava svanita e solamente le oscure foreste facevano da solitario rifugio al povero principe.
Ma si sa, però, che proprio le ombrose selve sono luoghi popolati da curiosi personaggi, ricchi di poteri sorprendenti e capaci di rovesciare inaspettatamente il corso degli eventi.
Fu così che un giorno, nel suo disperato vagare, il principe si imbattè nel re dei Salvani, un piccolo e simpatico gnomo in cerca di una terra per il suo popolo.
Dopo aver ascoltato la triste storia del giovane sposo, il re dei Salvani gli
propose, in cambio del permesso di abitare con la propria gente questi boschi, di rendere lucenti le montagne del suo regno.
Siglato il patto, gli gnomi tessero per un’intera notte la luce della luna e ne ricoprirono tutte le rocce.
La principessa potè così tornare sulla terra per vivere felicemente assieme al suo sposo e le Dolomiti presero il nome di Monti Pallidi.
leggenda dell'Alto Adige


mercoledì 3 ottobre 2012

Frammento

Alessandro Salvati, Il sonno di San Francesco, 2004

infiniti stesi nel prato
come linee interrote
come quadri astratti;
guaine di sonno assumono
parvenze di lontani ardori,
ricopro col velo del poi
un angolo ancora scoperto...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

martedì 2 ottobre 2012

Alloro

L'alloro è una pianta molto diffusa, soprattutto nei paesi a clima temperato sia in pianura che in collina e cresce spontaneo in tutti i Paesi del Mediterraneo, nelle macchie e nei boschi ed è molto utilizzato nei giardini e nei parchi come pianta ornamentale oltre che apprezzato per la sua fragranza aromatica. L'alloro appartiene al genere Laurus ed alla famiglia delle Lauraceae e comprende piante originarie dell'Asia minore, introdotte nel bacino del Mediterraneo in tempi antichissimi. Il suo nome deriva dal latino "laurus" che vuol dire "nobile". E' una pianta molto diffusa, soprattutto nei paesi a clima temperato sia in pianura che in collina. Il Lauro cresce spontaneo in tutti i Paesi del Mediterraneo, nelle macchie e nei boschi ed è molto utilizzato nei giardini e nei parchi come pianta ornamentale oltre che apprezzato per la sua fragranza aromatica. Il Lauro è una pianta perenne a portamento arbustivo e può assumere la forma di un cespuglio o di un albero tanto che se trova le condizioni ideali può raggiungere anche i 10-12 m di altezza. Il tronco è normalmente liscio con corteccia nerastra con rami sottili e molto fitti. Le foglie, portate da un corto picciolo, sono lanceolate, coriacee, di un bel verde scuro con i bordi ondulati e con la pagina superiore lucida mentre quella inferiore è di un verde-giallo tenue ed opaco. Sono ricche di ghiandole resinose che le conferiscono il caratteristico aroma. I fiori sono riuniti in infiorescenze a grappolo o in cime ascellari e sbocciano all'inizio della primavera. E' una pianta dioica vale a dire che esistono piante che portano solo fiori maschili e piante che hanno solo fiori femminili che portano cioè gli organi riproduttivi femminili (e stami sterili) preposti alla formazione del frutto, previa impollinazione da parte dei fiori maschili. Il frutto è una bacca, simile ad una piccola oliva che diviene nero-bluastra con la maturazione. Le bacche contengono un solo seme e maturano nei mesi di ottobre e novembre e sono molto aromatiche. E' una pianta ricca di oli essenziali sia nelle foglie (dall'1 al 3%) che nelle bacche (dall'1 al 10%) quali: geraniolo, cineolo, eugenolo, terpineolo, fellandrene, eucaliptolo, pinene, ecc. (dalla rete) 
 
ALLORO

Ramoscello d’alloro,
Odoroso, lucente,
La tua fogliuzza fa ammattir la gente
Quanto riso di donna, o abbaglio d’oro.
O fogliolina acuta,
O verde fogliolina,
Acuta tu mi par come una spina,
Verde come l’assenzio e la cicuta.

Arturo Graf



alloro in un giardino montano,
piccolo, quasi scarno,
eppure così pieno di cose;
piantammo l'alloro all'arrivo
ed ora è alto e possente
di un verde assoluto...

lunedì 1 ottobre 2012

Poesia e riflesso

 I colori
Noi siamo il rosso e il giallo
facciamo insieme un ballo,
e per combinazione
vien fuori l'arancione.
Noi siam l'azzurro e il rosso,
giriam a più non posso,
uniti con affetto
formiamo il violetto.
Noi siamo il giallo e il blu,
ci rincorriam su e giù;
ciascuno dei due si perde,
e salta fuori il verde.

Lina Schwarz


Ottobre e i colori del mondo
affacciati ai mie occhi curiosi;
come un bimbo riguardo,
rigiro le cose e gli affetti
in turbini di tinte pastello,
come è bello...

domenica 30 settembre 2012

Poesia e riflesso

Acque Lombarde


Acque serene ch’io corsi sognando
ne la dolcezza delle notti estive,
acque che vi allargate fra le rive
come un occhio stupito, a quando a quando,
o nostalgiche acque sorgive
mormoranti nel verde un sogno blando,
acque lombarde ch’io vo’ sospirando
sempre, tanto il ricordo in cor mi vive,
di voi l’anima dice acque stagnanti
ne’ verdi piani de la Lombardia,
di voi fonti gioconde scintillanti
a’ dolci soli del fiorito maggio
e su voi la sognante anima mia
            muove per suo spiritual viaggio

         Sergio Corazzini


acqua leggere e pura,
in rigagnoli argentini
mi scorre nel cuore;
i miei monti...lassù...

sabato 29 settembre 2012

Chiasso

Il chiasso è la più impertinente di tutte le interruzioni, poiché interrompe, anzi perfino spezza i nostri pensieri.
Ma dove non vi è nulla da interrompere, il chiasso non sarà avvertito in modo particolare.
Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851.

Rumore
Scienza, tecnologia, ecologia Rumore
Autore Bart Kosko
Traduttore E.Vinassa de Regny; A. Vinassa de Regny
Editore Garzanti Libri, 2008

La prima storia del rumore dalle glaciazioni all'attuale inquinamento acustico, passando per i tavoli dei ristoranti, dove non si capisce mai quello che dice chi è seduto di fronte.
Il rumore ci infastidisce e rende difficile la nostra vita sociale.
Può provocare sordità e ipertensione.
Rende le grandi città invivibili.
È un segnale che non ci piace e che dunque disturba la ricezione dei segnali che ci interessano: in altri termini è il veleno dell'era dell'informazione (dalla rete).



tentativi imprecisi
incespicano passi lenti,
fuori da me il confuso
si staglia come muro;
le fisime incombono
in un reale chiassoso...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 28 settembre 2012

Poesia e riflesso

C'è tanta solitudine

C'é tanta solitudine in quell'oro.
La luna delle notti
non é la luna che
il primo Abramo vide.
I lunghi secoli dell'umano vegliare
l'han colmata d'antico pianto.
Guardala.
È il tuo specchio.

Jorge Luis Borges


alto, levato, nel sole,
un mio attimo induge
e sente alla fine
col sentire del cuore
un infinito abbraccio;
mi poso, calmo,
in un pertugio nascosto...

Il colore giallo della luna è semplicemente dovuto all'altezza nel cielo.
Quando sorge ed è piena, la vediamo all'orizzonte e quindi la luce proveniente dalla Luna attraversa tantissima atmosfera prima di raggingere il nostro occhio e le componenti rosse sono quelle che sopravvivono di più all'assorbimento da parte dell'aria.
E' lo stesso motivo per cui anche il Sole è rosso al tramonto e all'alba.
Quando invece è bella alta nel cielo la vediamo bianca perchè la luce attraversa poche decine di Km di atmosfera.
Tra il rosso ed il bianco vi sono naturalmente zone intermedie dove si vede gialla (dalla rete).

giovedì 27 settembre 2012

angùstia s. f. [dal lat. angustia, der. di angustus «stretto»; cfr. angoscia]. –

1. letter. Strettezza, ristrettezza: a. di luogo, di spazio, di tempo. Anche fig., scarsezza, penuria: a. di viveri; sono stretto più che mai dall’a. di denaro (Carducci); trovarsi in angustie, in difficoltà, spec. finanziarie; meschinità, grettezza: a. di mente, d’idee.

2. Affanno, tribolazione: vivere in mezzo alle a., essere in un mare di angustie; pena, ansia, angoscia: tenere in a.; stare in a. per qualcuno; dare, recare, provocare angustia; il padre di Lodovico passò gli ultimi suoi anni in a. continue (Manzoni).



Angustia

Fausto Colaiuda, Angoscia
, 1993, pietra




Nelle pieghe dei sempre
riposano risapute angosce
nascoste dall'io dormono
ma ogni tanto riaffiorano
e stringono forte la gola
di quel nodo che so
e fatica il respiro.
Nel mentre di un nulla
rivedo un monotono scorrere
di cose passate, di vento
che spazza la mente
in un brivido gelido.

Anonimo del XX°secolo
poesie ritrovate