Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.
Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.
Rivedrò domani le banchine
se la mraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.
Eugenio Montale
In questa poesia, il muro non è solo un elemento fisico, ma un simbolo del limite umano e dell'impossibilità di comprendere il senso ultimo dell'esistenza.
cose che non, cose che poi;
fitte parole su fogli consunti
pieghe ossidate del tempo...
Il muro grafito limita la visione del cielo: è un'altra immagine di
quell'oltre, impedito al poeta dal muro.
È un altro rimando alla
condizione umana, limitata da muri e confini, che fanno precipitare
l'uomo nella desolazione e nell'isolamento.
Il termine "grafito" indica un muro inciso, graffiato, che porta i segni del tempo o di chi ha cercato di lasciarvi una testimonianza.
La poesia riflette sul contrasto tra il passato ("il fuoco ch'arse") e un presente freddo e opaco, dove l'orizzonte (l'arco del cielo) appare finito e bloccato da una "muraglia" (dalla rete).


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