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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 21 settembre 2018

15° riflesso estivo all'Asilo del tempo


 una luce sempre più fioca
all'asilo del tempo,
si sta spegnendo,
serena,
cosciente,
forse pronta;
non so che dire,
rimane l'amarezza e lo sgomento
per tutto ciò
che ancora non capisco...
 
Gujil

giovedì 20 settembre 2018

Cavalli all'abbeverata


Sei nata là dove i cavalli bevono
 

Sei nata là dove i cavalli bevono,
dove i fiumi volgono verso il vento
e i venti l’uno all’altro si perseguono
fino al nodo del loro nutrimento.

Sei venuta da dove si scolora
lenta la notte in cactus e amaranto;
e il papavero aperto non si finge
altro che il grido, la pace e il sigillo

degli elementi puri, l’allegria
del silenzio appena generato
– proprio come te, che stai in periferia

piena di centro, e di forza di vivere
l’ora lunga dell’iniziale giorno
nella ferma umiltà di apparire.
 
Pedro Tamen
traduzione di Giulia Lanciani 



 Giuseppe Raggio (1823–1916)
Cavalli all'abbeverata, 1873
Giuseppe Raggio,
un autore italiano di fine 800 vicino alle cose normali,
quelle della gente vissuta,
Cavalli che si abbeverano dopo il lavoro,
stanchi, come i loro cavalieri.
Le giornate della gente comune, piene di fatica e dolori.
 

luoghi sacri, segreti, ricordo,
montagne assolate o nell'ombra,
i faggi, gli abeti, funghi e bacche;
ora fatico a pensare di essere ancora...
 

mercoledì 19 settembre 2018

Presagi


Il termine praesagium (antico praesagum) deriva dalla locuzione "omnes prae sagum parvi futuros", che in latino significa "tutti, in presenza dei sacerdoti (lett.: di chi indossa il saio) sarebbero stati tenuti in piccolo conto".
Chi dice di avere presagi sente di poter prevedere eventi futuri.
I presagi, che hanno caratterizzato anche la parola dei Profeti, erano considerati messaggi inviati dagli dei, e quindi forme di divinazione.

Il presagio è quell’ombra che si allunga sul prato,
Indice di tramonti,
Ad avvertire l’erba
sbigottita
Che su lei presto scenderà la notte.

 (1863)
 
Emily Dickinson
 
 
L'antica religione romana
aveva due distinte figure per l'interpretazione dei presagi.
Gli auguri
interpretavano il volo degli uccelli,
mentre gli aruspici
traevano le previsioni usando le interiora degli animali sacrificati.
 
la vita e i suoi presagi, fuori,
eppure noi cerchiamo di leggerli,
capirli, viverli e farli nostri;
un corvo nero sul noce, questo ricordo...

In astrologia,
le eclissi solari e lunari
(insieme alla comparsa di comete, ma anche alla ricorrenza della Luna piena)
erano spesso considerate presagi di nascite, morti od eventi importanti.
(da Wikipedia)


 

martedì 18 settembre 2018

Ancora

La lunga catena dell’àncora
(Ales Stenar)

I

 
Dicono
Che barche appaiano nel cielo,
E che, da alcune,
La lunga catena dell’àncora possa scendere
Verso la nostra terra furtiva.
L’àncora cerca sulle nostre praterie, tra i nostri alberi,
Il luogo dove fissarsi,
Ma presto un desiderio di lassù la strappa,
La nave d’altrove non vuole saperne di qui,
Ha il suo orizzonte in un altro sogno.
 
 Ma accade
Che l’àncora sia, si direbbe, più pesante del consueto,
E si trascini quasi a terra e urti gli alberi.
L’avrebbero vista impigliarsi al portale di una chiesa,
Sotto l’arco a tutto sesto che cancella la nostra speranza,
E qualcuno che da quell’altro mondo sia disceso,
Goffamente, lungo la catena tesa, dura,
Per liberare il suo cielo dalla nostra notte.
Ah, che angoscia quando armeggiò contro la volta,
Stringendo a piene mani il suo strano ferro,
Perché occorre
Che qualcosa inganni in noi la mente
In questa traversata che la parola
Tenta, senza saper nulla, verso la sua altra riva?

 
Yves Bonnefoy
tradizione di Fabio Scotto


 
 L'àncora,
nella nautica, è un oggetto pesante utilizzato per trattenere un'imbarcazione o un idrovolante in un punto specifico del fondale di uno specchio d'acqua; un'ancora è realizzata spesso in metallo e collegata all'imbarcazione per mezzo di una catena o di una cima.
(da Wikipedia)
 
e la nave va si direbbe,
in questo mondo di strane persone
sono solo, con me, con loro;
vivo una vita di attese...
 
 
 

lunedì 17 settembre 2018

Luogo

Rimpianto ho di te
 
La casa.Tempo perduto. Mi duole, dio mio.
Guardatela,
pioppo alto, torturante ulivo.
Ieri dipinta,
oggi gialla
lampada nella penombra della strada.
Non passa nessuno. Il fiume
avvia le foglie rapidamente.
Tempo perduto.
Acqua
passata per le armi della
dimenticanza.
Aprite
alveo alla speranza,
s'apra
l'imposta,
sbattano
le finestre,
entri la luce con un coltello
scintillante, ahi, Spagna mia!
 
Blas De Otero
 
 
Morbegno
(Murbègn in Lombardo, Morbend in tedesco) è un comune italiano di 12.419 abitanti della provincia di Sondrio in Lombardia. Posto alle porte della Valtellina, si adagia sul conoide del Bitto, allo sbocco della Valle del Bitto di Albaredo e della Valle del Bitto di Gerola, estendendosi fino all'opposto versante della valle, la costiera dei Cech (da Wikipedia).
 
anch'io rimpiango un luogo,
lo immagino, a volte, ma solo,
non trovo la forza di andarci
tantomeno quella di starci...
 

domenica 16 settembre 2018

Haiku

99

Come riderebbero
i punti cardinali
se fossero cinque.
 
Mario Bedetti
 
 
strano ma possibile,
le convenzioni stilano
i pensieri variano cose,
noi restiamo a guardare...

sabato 15 settembre 2018

14° riflesso estivo, The Magic door

La Porta Alchemica,
detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da
Massimiliano Savelli Palombara,
marchese di Pietraforte (1614-1680) nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna Piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata.
La Porta Alchemica è l'unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara.
Sull'arco della porta perduta sul lato opposto vi era un'iscrizione che permette di datarla al 1680; inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all'interno della villa (da Wikipedia).
 
una porta magica dell'anima,
la pietra in oro, il sole,
siamo preda dell'impossibile,
siamo schiavi delle potenze celesti...
 
Gujil
 
Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall'erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte.
Il "pellegrino", identificabile con l'alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d'oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale.
Il marchese fece incidere, sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli.
Forse l'enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche e per il passaggio tra le mani di alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, e finì nelle mani dell'erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica...
...I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli:
Saturno-piombo,
Giove-stagno,
Marte-ferro,
Venere-rame,
Luna-argento,
Mercurio-mercurio
Tale sequenza viene forse ripresa dal testo Commentatio de Pharmaco Catholico pubblicati nel Chymica Vannus del 1666. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall'alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico Ruach Elohim. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento (da Wikipedia).

 

venerdì 14 settembre 2018

Invernale

Come tu vuoi
 

La tramontana screpola le argille,
stringe, assoda le terre di lavoro,
irrita l’acqua nelle conche; lascia
zappe confitte, aratri inerti
nel campo. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci e pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell’immobilità del mutamento.
 
Son qui che metto pine
sul fuoco, porgo orecchio
al fremere dei vetri, non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni ed occupi il posto
lasciato dalla sofferenza
non disperare o di me o di te,

fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.

A poco a poco la misura è colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.
 
È un giorno dell’inverno di quest’anno,
un giorno, un giorno della nostra vita.
 
Mario Luzi
 
Il poeta contemporaneo Mario Luzi, uno degli ultimi poeti ermetici, nella lirica “Come tu vuoi”, tratta dalla raccolta “Onore del vero”, affronta il problema del rapporto tra l’uomo, che vive nella sofferenza causata dalla solitudine e dall’incomunicabilità, e Dio, che è la speranza di una vita diversa, libera dal dolore.

"...ciò che si vuole", ancora,
pilota i nostri scafi nel mare,
controlla gli umori e le vele;
è un attimo, in balia del sole... 

I primi versi della lirica raffigurano un paesaggio invernale: il vento di Nord-Ovest apre delle crepe nei terreni argillosi, raggela la terra dei campi, rendendola dura e difficile da lavorare, ed agita l’acqua contenuta nelle cisterne. Il contadino abbandona i suoi arnesi conficcati nella morsa della terra ghiacciata e lascia l’aratro, abbandonandolo in mezzo al campo. Se esce di casa per andare a prendere la legna, cammina a fatica sul terreno gelato, ogni tanto si ferma intirizzito avvolto nel mantello, tenendo rialzato il largo bavero e stringendo i denti. Nella casa domina il silenzio: cadono la neve, la pioggia, c’è la nebbia, tutto a prova certa di un andamento sempre uguale nel tempo.

Il poeta brucia pigne legnose nel caminetto e ascolta il tremolio dei vetri percossi dal vento, non è sereno, ma neppure angosciato: aspetta qualcuno che ha promesso di arrivare per scacciare il dolore e prendere il suo spazio.
Costui è Dio.
Egli non può dubitare del fatto che il poeta sia pronto ad accoglierlo nella sua anima, lo stia aspettando: bussi alla triste porta della sua casa ed entri! A goccia a goccia si è riempito il sito della sofferenza, anzi è al culmine ed essa non può più essere contenuta, esce fuori, è come l’acqua che travasa da un bicchiere colmo; resta la certezza che Dio giunga e a piene mani prenda l’anima del poeta e la consoli dandole speranza.
Dio, così, porterà la luce chiara del giorno nel freddo, buio, solitario inverno della vita umana (dalla rete).

giovedì 13 settembre 2018

Dialettica

Dialettica

È chiaro che la vita è buona
e l'allegria, l'unica indicibile emozione
è chiaro che ti trovo bella
e benedico in te l'amore delle cose semplici
è chiaro che ti amo
e ho tutto per essere felice

ma capita che io sia triste…
Montevideo, 1960
 
Vinicius De Moraes  
 

Luca Della Robbia
"Platone e Aristotele"


dialettica

Tecnica e abilità di presenta­re gli argomenti adatti a dimostrare un assunto, a persuadere un interlocutore.
Il termine e il concetto di
διαλεκτικὴ τέχνὴ, 
 propriamemte «arte dialogica», risale al 5° sec. a.C., a quell’ambiente socratico in cui il metodo del discutere per brevi domande e risposte fu contrapposto al sistema sofistico del lungo discorso, con cui l’oratore, adoperando ininterrottamente la sua forza di persuasione, mirava a convincere chi ascoltava.
(TRECCANI)
 
parlare, parlare, convincere,
discutere di massimi sistemi;
la bravura sta nel parlare sempre,
comunque, sempre più soli...


 

mercoledì 12 settembre 2018

Haiku e crisantemo

I crisantemi sono considerati portatori di bene, gioia e prosperità in tutto il mondo, mentre in Italia vengono associati al lutto e ai contesti tristi.
Come mai?
Questo dipende dal fatto che la festa dei morti avviene in concomitanza con la fioritura dei crisantemi e per questo i fiori sono sempre stati correlati a contesti molto tristi.
In Oriente invece i crisantemi (il cui nome in greco significa “fiore d’oro”) sono estremamente positivi: vengono utilizzati per matrimoni, comunioni e addirittura compleanni.
Il crisantemo è inoltre fiore ufficiale del Giappone tanto che, in suo onore, viene celebrata una festa addirittura dall’imperatore.
Numerose sono le leggende intorno alla sua nascita, ma tutte riguardano i numerosissimi petali che costituiscono il fiore: sembra infatti che una bambina li tagliò per aumentare gli anni di vita della madre e un soldato per prolungare i giorni di licenza con la sua amata!  (dalla rete)
 
 
Profumo di crisantemi
a Nara antiche statue
di Buddha

 
Matsuo Bashò
 

i fiori dei morti, a Novembre,
li vedrò, forse, nel mio giardino;
piacevano a mio padre, per il suo,
li portava sulla tomba di suo padre...