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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 6 giugno 2011

Vicente Aleixandre

Vicente Aleixandre, grande poeta spagnolo appartenente alla «generazione del ‘27»,  nacque a Siviglia il 26 aprile del 1898. Figlio di un ingegnere ferroviario, trascorse l’infanzia a Málaga per trasferirsi nel 1909 a Madrid dove si laureò in Legge nel 1920, divenendo poi assistente universitario. Una grave malattia (una nefrite tubercolare) l’obbligò nel 1925 a lasciare l’insegnamento e a iniziare una vita ritiratissima, impedendogli di partecipare alle importanti vicende storiche della Spagna di quegli anni. La sua casa di Madrid, una piccola villa nei sobborghi del nord della città, divenne «la casa della poesia e dell’amicizia», costituendo il centro di raccolta di poeti e intellettuali del tempo. Nel 1932 fu operato per la rimozione di un rene malato. A differenza di molti altri poeti che abbandonarono la Spagna durante la Guerra Civile, fu costretto dalla salute a rimanere sul posto e, non potendo agire attivamente, collaborò con la rivista rivoluzionaria “Hora de España”; dal 1936 al 1944 la sua poesia fu messa al bando e non poté pubblicare per un lungo periodo. Nel 1949 fu chiamato a far parte dell’Accademia Reale Spagnola. I critici, che gli attribuirono numerosi premi, lo hanno considerato ora un esistenzialista, ora un neoromantico ricco di panteismo mistico, ora un surrealista non canonico influenzato dalle teorie freudiane del subconscio. Ispirato dall’andaluso Juan Ramòn Jiménez (1881-1958) - la figura più rilevante del Modernismo spagnolo (una corrente che rappresentò la dura reazione della poesia ispanica al sentimentalismo enfatico dell’Ottocento) - e dal poeta nicaraguense Rubén Darío (1867-1916), fu considerato il «maestro del verso libero». Nel 1928 esordì col libro di poesie “Ambito (Ámbito)” dedicato ai radiosi paesaggi di Málaga, cui seguirono: “Spade come labbra (Espadas come labios)” (1932), ricco di liriche violente e appassionate; “La distruzione o l’amore (La destrucción o el amor)” (1935) che ottenne il Premio Nazionale di Letteratura, in cui il poeta illustrava il tema dell’identificazione dell’uomo col cosmo ritenendo la vita umana soltanto come dolore e imperfezione; e “Passione della terra (Pasión de la tierra)” (1935), costituito da poemi in prosa ricchi di lirismo che ruotavano intorno al tema dell’amore e della morte. Tutte queste opere erano improntate a un surrealismo grandioso e visionario, che si ripresentò molto più tardi in un contesto di ottimismo in “Ombra del paradiso (Sombra del paraíso)” (1944), capolavoro pieno di serena nostalgia, mentre assunse i connotati di un forte pessimismo in “Mondo in solitudine (Mundo a solas)” (1950). Queste due ultime opere ebbero grande successo e influenzarono diverse generazioni di poeti spagnoli del periodo post-bellico. Seguirono i “Poemi paradisiaci (Poemas paradisíacos)” (1952) e “Nascita ultima (Nacimiento ultimo)” (1953). Nel 1954 scrisse “Storia del cuore (Historia del corazón)”, altro testo fondamentale per la cultura spagnola che focalizzava i temi della morte, del tempo e della solidarietà umana. Seguirono “Gli incontri (Les encuentros)” (1958), ove raccolse i ritratti in prosa di alcuni personaggi del mondo letterario contemporaneo, mentre i testi lirici successivi si fecero sempre più filosofici (quasi metafisici), volti alla conoscenza della condizione dell’uomo e pieni di triste disincanto e solitudine: “In un vasto dominio (En un vasto dominio)” (1962), “Poesie della consumazione (Poemas de la consumación)” (1968) e “Dialoghi del conoscere (Diálogos de conocimiento)” (1974), nei quali si discuteva tra felicità e azione, da una parte, e desolazione e rinuncia, dall’altra parte, senza che il poeta sapesse decidersi per uno dei due partiti. Nel 1977 Aleixandre ricevette il Nobel per la letteratura con questa motivazione: «for a creative poetic writing which illuminates man’s condition in the cosmos and in present-day society, at the same time representing the great renewal of the traditions of Spanish poetry between the wars. (Per una poetica creativa che illumina la condizione dell’uomo nel cosmo e nella società presente, rappresentando allo stesso tempo il grande rinnovamento delle tradizioni della poetica spagnola fra le guerre.)». Aleixandre non si sposò mai e, nonostante la lunga invalidante malattia, morì a Madrid in tarda età il 10 dicembre del 1984. (dalla rete)

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El Vals

Eres hermosa como la piedra,
oh difunta;
Oh viva, oh viva, eres dichosa como la nave.
Esta orquesta que agita
mis cuidados como una negligencia,
como un elegante bendecir de buen tono,
ignora el vello de los pubis,
ignora la risa que sale del esternón como una gran batuta.
Unas olas de afrecho,
un poco de serrín en los ojos,
o si acaso en las sienes,
o acaso adornando las cabelleras;
unas faldas largas hechas de colas de cocodrilos;
unas lenguas o unas sonrisas hechas con caparazones de cangrejos.
Todo lo que está suficientemente visto
no puede sorprender a nadie.
Las damas aguardan su momento sentadas sobre una lágrima,
disimulando la humedad a fuerza de abanico insistente.
Y los caballeros abandonados de sus traseros
quieren atraer todas las miradas a la fuerza hacia sus bigotes.
Pero el vals ha llegado.
Es una playa sin ondas,
es un entrechocar de conchas, de tacones, de espumas o de dentaduras postizas.
Es todo lo revuelto que arriba.
Pechos exuberantes en bandeja en los brazos,
dulces tartas caídas sobre los hombros llorosos,
una languidez que revierte,
un beso sorprendido en el instante que se hacía «cabello de ángel»,
un dulce «sí» de cristal pintado de verde.
Un polvillo de azúcar sobre las frentes
da una blancura cándida a las palabras limadas,
y las manos se acortan más redondeadas que nunca,
mientras fruncen los vestidos hechos de esparto querido.
Las cabezas son nubes, la música es una larga goma,
las colas de plomo casi vuelan, y el estrépito
se ha convertido en los corazones en oleadas de sangre,
en un licor, si blanco, que sabe a memoria o a cita.
Adiós, adiós, esmeralda, amatista o misterio;
adiós, como una bola enorme ha llegado el instante,
el preciso momento de la desnudez cabeza abajo,
cuando los vellos van a pinchar los labios obscenos que saben.
Es el instante, el momento de decir la palabra que estalla,
el momento en que los vestidos se convertirán en aves,
las ventanas en gritos,
las luces en ¡socorro!
y ese beso que estaba (en el rincón) entre dos bocas
se convertirá en una espina
que dispensará la muerte diciendo:
Yo os amo.

Vicente Aleixandre

  
un ballo surreale raccoglie memorie
silhouette perfette di decisi istanti
si sgretolano sotto i tocchi del tempo
come un valzer piroetto nel cosmo
dei miei gesti affrettati, delle voci...
ci sarà spazio ancora per noi
sotto un cielo imperfetto riempiremo le ore
di inutili cose eppure così care;
ci troveremo ancora davanti a una partenza
o ad aspettare un nuovo arrivo...
in una continua danza...




Il Valzer


Sei bella come la pietra,
oh defunta;
oh viva, oh viva, sei felice come la nave.
Quest’orchestra che agita
I iei affanni come una negligenza.
Come un elegante dirbene di buon tono,
ignora il vello dei pubi,
ignora il riso che esce dallo sterno come una grande bacchetta del direttore d’orchestra.

Alcune onde di crusca,
un po’ di segatura negli occhi,
o forse nelle tempie,
o magari ornamenti di capelli;
alcune gonne lunghe fatte di code di coccodrilli;
alcune lingue o sorrisi fatti con gusci di gamberi.
Tutto ciò che è sufficientemente visto
Non può sorprendere alcuno.

Le donne aspettano il loro turno sedute su una lacrima,
dissimulando l’umidità a forza di ventaglio insistente.
E i cavalieri abbandonati dalle loro natiche
Vogliono attirare tutti gli sguardi, a forza, verso i loro baffi.
Ma il valzer è arrivato.
E’ una spiaggia senz’onde,
è un cozzare di conchiglie, di tacchi, di spume o di dentature posticce.
E’ tutto il sottosopra che arriva.
Petti esuberanti in vassoi nelle braccia,
dolci torte cadute sulle spalle piangenti,
una languidezza che rivolta,
un bacio sorpreso nell’istante che si faceva “capello d’angelo”,
un dolce “si” di cristallo dipinto di verde.

Un polverio di zucchero sulle fronti
D’un bianco candido alle parole limate,
e le mani si contraggono più arrotondate che mai,
mentre gualciscono i vestiti fatti di saprto amato.

Le teste sono nubi, la musica è una lunga gomma,
le code di piombo quasi volano, e lo strepito
s’è mutato nei cuori in ondate di sangue,
in un liquore, così bianco, che sa di memoria o di appuntamento.

Addio, addio, smeraldo, ametista o mistero;
addio, come una palla enorme è venito l’istante,
il pre4ciso momento della nudità a testa bassa,
quando i velli vanno a pungere le labbra oscene che sanno.
E’ l’istante, il momento di dire la parola che esplode,
il momento in cui i vestiti si cambieranno in uccelli,
le finestre in gridi, le luci in aiuto!
E quel bacio che stava nell’angolo tra due bocche
Si muterà in una spina
Che dispenserà la morte dicendo:
Io vi amo.

Vicente Aleixandre

2 commenti:

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