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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 2 novembre 2009


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Oh odiata morte!
Risolutrice dei supremi mali
con che criterio scegli i figli tuoi?
Per quale regno?
Quel tuo sottile e permeato velo
pian piano agli occhi toglierà colore
e l'orizzonte sfocherà più adagio.
Soffrire tanto perchè tanto si è amato
l'eterno dubbio...le visioni opache
e un volto caro che si sta spegnendo.

Anonimo XX° Secolo



La maggior parte delle festività nazionali messicane - alcune delle quali associate a momenti importanti della vita della collettività - è legata al calendario liturgico cattolico e tuttavia è spesso evidente la presenza di elementi rituali di origine preispanica. Caso esemplare è la ricorrenza del "Dia de los Muertos" (Il Giorno dei Morti), il 2 novembre, celebrata in tutto il paese. Sociologi e scrittori hanno scritto migliaia di pagine per spiegare l'intrigante e unico rapporto che i messicani hanno con la morte, una presenza esorcizzata in molti modi, spesso con un'ironia spinta oltre i confini dell'assurdo. Il "Dia de los muertos" è un'ottima occasione per capire questo aspetto peculiare dell'anima messicana quando in molte zone del Paese, soprattutto quelle a maggioranza indigena, le celebrazioni ridanno vita alle tradizioni religiose precolombiane.
Già verso la fine di ottobre negozi, pasticcerie, piazze e mercati di tutto il Messico si riempiono di calaveras, ovvero dolci a forma di teschio di ogni dimensione, dai colori pastello. I famosi calaveras, dolcetti di zucchero a forma di teschioI novios, i fidanzati, si giurano eterno amore davanti a bare di zucchero che si aprono a scatto su piccoli scheletri che portano il nome dell'amato.Le panetterie dei villaggi preparano il pan de muertos (pane dei morti) ornato di fiori e frutta di zucchero colorato, che viene portato nei cimiteri, soprattutto nelle zone popolate da indigeni, e simbolicamente offerto ai propri cari defunti. Le donne maya dello Yucatàn cucinano l'hanal-pixan, ovvero il pranzo delle anime; nello Stato di Tabasco, invece, al caro estinto vengono offerti i tamales, involtini di mais e pollo avvolti in foglie di banana.
I dolci dei morti, preannuncio del dia de muertos, sono la manifestazione più evidente di un'idea della morte ambigua e ossessiva, nata ai tempi degli aztechi. Una presenza ingombrante da esorcizzare, anche con l'ironia, che si è intrecciata con una vita quotidiana spesso resa precaria da guerre civili e rivoluzioni. Già nei giorni precedenti la celebrazione vera e propria fervono i preparativi: nelle case si dedicano ai defunti altari colorati, adorni di fiori e di offerte e nella notte che precede il 2 novembre l'intera popolazione si reca nei cimiteri.Nei paesi e nelle città vengono allestiti, nei luoghi pubblici, altari e composizioni di scheletri di cartapesta (immortalati dal più celebre caricaturista messicano, José Guadalupe Posada) che 'vivono' le situazioni normali della vita: suonano, ballano, dormono, mangiano, scherzano. La morte, detta anche "La Pelona", è presente infatti in ogni momento dell'esistenza, nelle canzoni e nelle poesie: il messicano anche sulla morte ha battute mordaci, si burla di lei, ironizza, la corteggia, la nomina "allegramente" e, soprattutto, la accetta. In quasi tutte le panetterie e sui mercati si vendono pani e dolci dalla forma di scheletro e da tutte le parti vengono esposti scheletri e teschi in cartapesta. In occasione di questa festività si regalano ad amici e parenti le "calaveras" (teschietti di zucchero) ornati dei loro nomi: il teschio non ha infatti niente di orripilante o terrificante e, trofeo ostentato pubblicamente durante l'epoca preispanica, è oggi quasi una forma ornamentale, allusione all'immortalità della vita. I riti più impressionanti si celebrano nei villaggi Purepecha, intorno al Lago Janitzio, nello Stato di Michoacàn, mentre la celebrazione più spettacolare si svolge sull'isola di Janitzio,nei pressi di Pàzcuaro. La cerimonia è particolarmente suggestiva, con il piccolo cimitero a picco sul lago illuminato solo da migliaia di candele. L'apice della cerimonia è raggiunto nella notte tra l'1 e il 2 novembre in molti cimiteri che, ornati di "cempasùchil", i fiori arancioni di stagione, vengono raggiunti dalle donne che recano le offerte e le vivande (ofrendas) preferite dei parenti scomparsi poiché, secondo le credenze popolari, i defunti scendono in quel la notte dall'aldilà per partecipare con i vivi alla festa. Gli uomini vegliano e cantano per tutta la notte. Tutti insieme trascorrono la notte in un intenso dialogo con i defunti. In onore dei defunti si svolge dunque un rituale che celebra la continuità della vita, eredità dei culti preispanici che vedevano i concetti di vita e di morte come un'unità indissolubile, la morte come fonte di vita e presupposto di ogni nascita.
Coatlicue, la dea creatrice e distruttrice dei Mexica (Aztechi), incarnava questo principio: madre-terra che dà la vita, si alimentava al tempo stesso grazie al sacrificio e alla morte dei suoi figli e questo ciclo era necessario per mantenere l'ordine dinamico del cosmo.
Questo potere di conciliazione tra la vita e la morte - scriveva André Breton - è la principale attrattiva del Messico. (Testi tratti da "Messico" del Touring Club Italiano e da "Messico" dei Meridiani)
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