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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 7 settembre 2026

Bystander effect

L’effetto spettatore, definito anche apatia dello spettatore o effetto testimone (in inglese bystander effect), è un fenomeno della psicologia sociale che si riferisce ai casi in cui gli individui non offrono alcun aiuto a una persona in difficoltà, in una situazione d’emergenza, quando sono presenti anche altre persone.

Ma alla fine, cos’è un uomo nella natura?
Un nulla davanti all’infinito,
un tutto davanti al nulla,
qualcosa di mezzo tra il nulla e il tutto,
infinitamente lontano dal comprendere gli estremi.
Il fine e il principio delle cose gli sono
inesorabilmente nascosti da un segreto impenetrabile.

Blaise Pascal 

L'espressione "spettatori impassibili" si riferisce a persone che assistono a un evento (spesso drammatico, insolito o violento) senza mostrare alcuna reazione emotiva, empatia o intenzione di intervenire.

Siamo spettatori impassibili
di quanto accade e ancora
crediamo possibile i miracoli;
stupidi e stupiti, insieme...
 
La probabilità d’intervento è inversamente correlata al numero degli spettatori. In altre parole, maggiore è il numero degli astanti, minore è la probabilità che qualcuno di loro presterà aiuto.
(dalla rete).

domenica 12 luglio 2026

Ferita del silenzio

 La ferita del silenzio

Fa un lento romore costante
la fonte
ch’è sotto l’arcata del ponte
che il monte riunisce
pel passo dei treni.

Aldo Palazzeschi 

Questa poesia scritta da Aldo Palazzeschi, esplora le sfumature più intime e complesse del non detto e dell'isolamento.

Nel nulla del silenzio io sento
parole che voi non avreste,
nel tintinnare tenue dei fiori
melodie che il cuore non dice...

Una ferita del silenzio si riferisce principalmente al profondo impatto psicologico del silenzio punitivo (noto anche come ostracismo o trattamento del silenzio), una forma di manipolazione emotiva in cui una persona interrompe intenzionalmente la comunicazione per punire, controllare o dominare l'altro (dalla rete).

domenica 15 febbraio 2026

Saltare (dalla finestra)

Il tema dell'amante che salta o scappa dalla finestra è un classico topos letterario e cinematografico, spesso legato a situazioni comiche o tragiche di tradimento scoperto.
 
Cabina telefonica
Numero 507

salterò dalla finestra
se è questo che serve
per soddisfarti sessualmente,
ma solo se tu abiti nel
seminterrato.
 

Pedro Pietri

Telephone Booth
Number 507

I will jump out the window
if thats what it takes
to satisfy you sexually,
but only if you live in the
basement.

Le notizie di cronaca riportano talvolta episodi reali di fughe precipitose o di gesti estremi per sfuggire all'ira del partner tradito.
(dalla rete)

Finestre sul mondo, coppie
vecchi e giovani amanti reclusi
in amore ancestrali e passione
che sgorga di umori violenti..
 
"Saltare dalla finestra" è una locuzione metaforica usata nell'espressione "o mangi questa minestra o salti dalla finestra", che indica una scelta forzata tra due opzioni, spesso sgradevoli. 
In senso figurato, può significare un tentativo di fuga, un cambiamento drastico o una reazione a una situazione opprimente.
(dalla rete)

sabato 13 dicembre 2025

Civette

La civetta (Athene noctua) è un piccolo uccello rapace notturno, diffuso in gran parte d'Italia.
È un animale assai ricco di simbolismo, variando da presagio di sventura nella tradizione popolare a simbolo di saggezza nell'antica Grecia.

La sua effige appare sulla moneta greca da un euro.

Lo specchio delle civette

Sull’acqua del fiume tranquillo
si sporge bruciato il gran ramo
d’un albero grande
che solo quel ramo ha bruciato.
Si posan la notte,
sul ramo sporgente,
civette a migliaia.
Si posan ridendo,
guardando nell’acqua del fiume
che sotto vi scorre tranquillo.

Aldo Palazzeschi 

Nel Parco di Monza, le "Notti della Civetta" sono appuntamenti annuali o biennali molto noti e assai frequentati dalla popolazione.
Si tratta di escursioni serali guidate da esperti, organizzate da associazioni come ENPA Monza e Brianza, EBN Italia e il Gruppo Italiano Civette (GIC), per osservare e censire i rapaci notturni, in particolare la civetta comune (Athene noctua) e l'allocco.

Il parco della città di Monza è noto per ospitare una popolazione assai significativa di questi uccelli.

Anche qui, civette, notturne
estati e buio diradato autunnale
primavere, la luna, poi inverno 
i rapaci voli in silenzio, planate...

Nelle credenze popolari e medievali il suo verso era spesso associato a presagi di morte, sciagure o stregoneria.
Nell'antica Grecia era l'uccello sacro ad Atena (Minerva per i Romani), dea della sapienza e della strategia.

I suoi occhi, capaci di vedere nell'oscurità, l'hanno resa simbolo di intuizione e comprensione profonda.

In italiano, il termine "civetta" in senso figurato può indicare una donna vanitosa e frivola che cerca di attirare l'attenzione
, "fare la civetta" o mostrare civetteria significa usare artifici e moine per farsi notare e corteggiare.
La civetteria è un sostantivo femminile che indica un atteggiamento lezioso, affettato e vanitoso, messo in atto per attirare l'attenzione e l'ammirazione altrui, spesso con l'intento di piacere o farsi corteggiare;
l'etimologia del termine deriva dal comportamento della civetta, un rapace notturno che i cacciatori usavano in passato come richiamo vivo per ingannare e catturare altri piccoli uccelli, grazie ai suoi movimenti e ammiccamenti particolari.
(dalla rete)

mercoledì 30 luglio 2025

C'era una volta

C’era una volta
Quota Centoquarantuno l’1 agosto 1916

Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona

Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa
di questa luna 

Giuseppe Ungaretti

Insieme ai grandi temi,
vita, morte, sopravvivenze;
recessi di scuola infranti
da conoscenze postume...
 
C'era una volta  
è una tipica espressione utilizzata come introduzione in numerose fiabe. Formule simili risalgono quasi all'origine della scrittura, essendo già utilizzate quattromila anni fa nei racconti babilonesi, e si ritrovano in tutte le lingue del mondo. 
Nella letterature europee, è attestata da Apuleio, che apre la favola di Amore e Psiche nelle Metamorfosi con «Erant in quadam civitate rex et regina…» e diventa canonica nella letteratura italiana con il "Pentamerone" di Giambattista Basile (1634).
(da wikipedia)
L'espressione "c'era una volta" (once upon a time in lingua inglese) è una formula tipica che introduce le fiabe e i racconti, collocando la storia in un passato indeterminato e fantastico. 
È un modo per iniziare un racconto e sottolineare che si tratta di qualcosa che è successo in un tempo passato e non precisamente definito. 
Pur essendo associata alle fiabe, "c'era una volta" può essere utilizzata anche nella vita di tutti i giorni per introdurre un racconto di eventi passati, magari con un tono nostalgico o enfatico.
(dalla rete)

mercoledì 16 luglio 2025

In definitiva

Ritratto di Erasmo da Rotterdam In definitiva

Cercò di sputare la verità;
Dapprima a bocca asciutta,
Infine era schiumante di saliva;
E la verità gli colava sul mento.

circa 1921
«Double-Dealer» (giugno 1922)

Ernest Hemingway

In definitiva qui aspetto invano
la mano che scriva, che chiami;
sottoposto a un barlume di vista
scorgo lo scorcio molto lontano...

lunedì 15 luglio 2024

Contare le ore

Dopo un lungo silenzio

Parlare dopo un lungo silenzio è cosa giusta.
Perduti o morti gli esseri amati,
nascosta nell’abat-jour l’ostile lampada
e calate le tende sulla nemica notte
che si parli così tra noi e noi
su questo tema eccelso, l’Arte e il Canto.
La decrepitudine del corpo è saggia:
giovani ci siamo amati senza saperne nulla. 

William Butler Yeats

No, non starò più a contare
ore che sembra passino lente;
nel  silenzio troviamo ragioni
dove invece cerchiamo risposte...
 
In un uso iperbolico o figurato  contare le ore (o i minuti, i giorni etc.), ha il ignificato di attendere con grande ansia un evento, desiderare ardentemente che passi un certo periodo di tempo -TRECCANI-

mercoledì 15 maggio 2024

Poesia e riflesso

Eppure- chissà – là dove qualcuno
resiste senza speranza,
è forse là che inizia la storia umana,
come la chiamiamo,
e la bellezza dell’uomo.

Ghiannis Ritsos

La speranza è tradizionalmente definita come "ultima dea" (in lingua latina: Spes Ultima Dea), espressione che si ritrova nel detto popolare «la speranza è l'ultima a morire».
(dalla rete)

Nell'attesa di sogni corro
vertiginose scoscese nel vento;
vorrei, tanto vorrei ma oltre
il mare a lambire le orme...

 

venerdì 10 maggio 2024

Ignorabimus...


Ignorabimus

Certo un mistero altissimo e più forte
dei nostri umani sogni gemebondi
governa il ritmo d'infiniti mondi
gli enimmi della Vita e della Morte.

Ma ohimè, fratelli, giova che s'affondi
lo sguardo nella notte della sorte?
Volere un Dio? Irrompere alle porte
siccome prigionieri furibondi?

Amare giova! Sulle nostre teste
par che la falce sibilando avverta
d'una legge di pace e di perdono:

«Non fate agli altri ciò che non vorreste
fosse a voi fatto!». Nella notte incerta
ben questo è certo: che l'amarsi è buono!

Guido Gozzano

Scema l'amore al sogno perso
di un dì ritrovati amanti e spersi
nell'ingnoranza affimera e certa
di attimi dissacranti e languidi...

 

Ignoramus
et
ignorabimus

〈... in’n’oràbimus〉
Aforisma latino  
(«ignoriamo e ignoreremo»), 
pronunciato dal fisiologo tedesco 
Emil Du Bois-Reymond 
in una sua conferenza del 1880 
e diffuso poi nel linguaggio filosofico 
per indicare lo spirito di agnosticismo scettico 
nei riguardi delle superiori verità metafisiche, 
proprio del positivismo 
-TRECCANI-.

domenica 5 maggio 2024

Aforisma e riflesso

Fugace 
 
il termine fugace
è un aggettivo 
che indica ciò che fugge,
dura poco o scompare presto.
Si usa in letteratura, economia, botanica e altro.
(TRECCANI)
 
Di vita in vita osservo
soli che credono la luce;
rimane un abbaglia e un sorriso
mentre il nero ci circonda...
 
 Fugaceménte
 
come avverbio significa
in modo rapido, veloce
o per breve tempo: 
passando, mi salutò fugacemente;  
mi soffermai fugacemente su quel pensiero.
(TRECCANI)

sabato 16 marzo 2024

Basta un detto...

Detto antico

Per la mente mi va quel detto antico,
Che a me par dolce e a’ miei colleghi amaro:
Quello (non so se ben io lo ridico):
Muor giovane colui che ai numi è caro.

Detto pien di gajezza e di speranza!
E più sensato com’io più lo spremo!
Detto d’amore!... Ahimè, che ai numi io temo
Di non essere ormai caro abbastanza.

Arturo Graf

 
Basta un detto,
a volte,

per trasmettere un messaggio a qualcuno
senza voler essere troppo espliciti.

Scolpito nella mente, nel cuore
io sono rugiada nella mano;
la mente ripensa, vede, tocca
l'anima perduta ancora vaga...

giovedì 22 febbraio 2024

Protocollo cittadino #112 (Solo)

Solo

l'anima, il suore, la mente
solo nel silenzio vago;
mattinata d'inverno, grigia
come tabula dei miei pensieri...

Gujil

 

Tabula rasa 

La Tabula rasa era la tavoletta ricoperta da un sottilissimo strato di cera usata dagli antichi Romani per scrivere; si poteva raschiare, rendendo liscio e regolare (per questo “rasa”), cancellando così tutto quello che era stato scritto prima e riutilizzare, perché la cera veniva pareggiata con una spatola, per scriverci sopra di nuovo.
Si trattava di una tavoletta di legno (tabula) provvista di un incavo che veniva riempito di cera e costituiva una superficie su cui si poteva scrivere incidendo con un bastoncino (stilus o graphium) appuntito di osso o di metallo.
Per cancellare si utilizzava il retro del bastoncino costituito da una piccola spatola.
Il termine oggi è utilizzato anche in senso metaforico: chi è una tabula rasa non sa, non è preparato in un dato campo o anche ha la testa completamente vuota; si indica quindi una persona del tutto priva di idee o di conoscenze.
Invece l’espressione fare tabula rasa significa “cancellare”, “azzerare” una situazione, per poi ricominciare da capo (l’espressione equivalente è “fare piazza pulita”).
(dalla rete).

venerdì 8 dicembre 2023

Il canto del cigno

Il modo di dire “Canto del cigno” viene dal fatto che in Natura il cigno selvatico fa un ultimo atto sublime, prima di morire.
Questo volatile, infatti, emetterebbe un suono melodioso e gioioso – totalmente differente dal suo solito verso – nell’attimo prima di lasciare la vita.
In inglese è indicato letteralmente con Swan Song.

Il canto del cigno

Tenebrosa di larici la breve
Ripa il lago cristallino circonda;
Sovra la dormiente acqua profonda
Galleggia un cigno in un baglior di neve.

Presso è il cigno a morir: candido e lieve
Sta sullo specchio immobile dell’onda,
E canta volto al sol; la gemebonda
Canzon del morituro il sol riceve.

Il canto soavissimo di blande
Risonanze empie l’aria e una suprema
Tristezza via pei campi ermi si spande.

Tramonta il sole, e sulla nitid’ala
Piega il cantor la testa, e con l’estrema
Nota l’armonïosa anima esala.

Arturo Graf

La morte come fase di passaggio
rimangono lacrime e ricordi;
eppure conosco persone che
non hanno conservato l'amore... 
 
Con l’espressione Canto del cigno si indica l’ultima opera e la più pregevole di un artista, o anche di un professionista. Così si indica anche l’addio alle scene, al mondo del lavoro e all’arte (dalla rete).

giovedì 17 agosto 2023

Protocollo marino #70 (Deriva)

Deriva

Le vedo dal mare al mattino, tamerici,
arsura nascosta da un velo di rugiada;
le vie verso il porto precluse, scomparse,
la mia barca malconcia beccheggia e deriva...
 
Gujil
 
Andare alla deriva
 
 di barca o galleggiante abbandonato alle forze dei venti e delle correnti; 
figurativamente,
 nell'uso comune, 
con riferimento a persona, 
abbandonarsi al corso degli eventi, 
cedere, senza capacità di reazione, 
a una sorte infelice.
-TRECCANI-

giovedì 6 luglio 2023

In simul cum

Vuoi venire con me

Vuoi venire con me
lungo il percorso serpeggiante di questa strada?
E andare oltre le ombre del silenzio?
E per un attimo, solo per un attimo
provare ad essere illuminato dal sole?
Dicono che proprio là
hanno visto quanto ci manda il sole
nella canzone degli specchi.
E fra tanti altri discorsi
per un attimo almeno
vuoi parlare con me
del profumo di un bacio o della pioggia?
Dicono che durante questi momenti di illuminazione
raggiunti quando si amano gli altri
si può capire la canzone degli specchi.

Saued ali Salhei
Voglie represse spingono cuori
al solitario ardere di nulla;
vaghezze presunte strusciano
le vie di turbinanti passioni... 
 
"Insieme" corrispondeva a in simul cum (con), che nella nostra lingua corrisponde esattamente a "insieme con"; alla forma pura, però, si è affermato un nuovo modo di costruire la locuzione, "insieme a" per l'appunto, che oggi è parimenti accettabile; l'uso, insomma, si è imposto e ora è possibile scegliere.
(dalla rete)

sabato 20 agosto 2022

Nidi

Nidi

Mio padre distratto dalle rondini
smarrisce le carte del congedo.
Conosce la morte degli animali
così esatta e disinvolta
ma ha dimenticato la sua
sul comodino coi documenti.
Mio padre chiedeva una canzone allegra
e ha avuto un silenzio imperfetto:
ero io nascosto in una stanza
tra gli a capo sonnolenti dei libri.
Voleva un figlio dallo sguardo aperto
un figlio maschio che dormisse poco
e ne ha avuto uno che rimane sveglio
per godersi il riposo degli inconcludenti.
Sulla gigantografia del santo
che azzittiva la vallata
le rondini costruivano i nidi.

Mio padre seduto su una panchina

me li mostrò un pomeriggio

di settembre quei nidi
che io non avevo mai guardato.

Canio Mancuso

 

Il Nido è un piccolo ricovero di forme e dimensioni varie, che gli uccelli si costruiscono per covare le uova e allevare i piccoli, sia fabbricandolo con terra, rami e fuscelli intrecciati, sia utilizzando cavità e ripari naturali che poi rivestono internamente con piume, paglia, muschio, lana o altro materiale morbido.

 

Nido tra i monti rimane deserto,
le rondini rimandano da tempo il passaggio;
ora mi sento così da tempo, da troppo,
il fiume ora scorre colore di tempo passato...

 

Se si considera l'accezione del termine un nido è anche il luogo dove si vive o si è vissuto, quindi in genere, con tono affettivo, la casa o la patria: dolce, intimo nido.; lasciare, abbandonare il nido; tornare al proprio nido.
Non è questo il mio nido Ove nudrito fui sì dolcemente? (Petrarca).

 
In particolare con la parola nido si è soliti intendere in modo specifico ed inequivocabile quella casa (spec. se piccola) dove abitano o si apprestano ad andare ad abitare giovani coppie: si sposeranno fra tre mesi e stanno già preparando il loro nido, o, più leziosamente, il loro nido d’amore.
TRECCANI