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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 11 ottobre 2026

Crepuscolo autunnale

Felice Melis Marini
"Crepuscolo autunnale"
acquaforte
In autunno (che inizia con l'equinozio di settembre) le giornate si accorciano visibilmente e la luce del giorno si tinge di tonalità calde, morbide e malinconiche (ocra, rosso, marrone, oro) prima di cedere il passo al buio precoce dell'inverno

Crepuscolo autunnale

Di sanguigni riflessi il sol colora
le nuvole con l’ultime faville
e sovra il buio mar guizzano ancora
d’onda in onda fuggevoli scintille.

S’addensa il color grigio ad ora ad ora
su le colline a torno e su le ville:
ridean di luce sino da l’Aurora
e nell’oscurità muoion tranquille.

Da quale novo incanto, ora, da quale
vision mossa dà la fantasia
una tristezza indefinita a ‘l core?

Nel silente crepuscolo autunnale
sorge — squallido fior — la Poesia
di tutto ciò che sotto il ciel si muore.

Guido Menasci

 

Questa vita in discesa, precipizio
verso un'infinita fine, che intravedo
ora che il tempo ricorda gli insulti
Ivan Fedorovich
"Crepuscolo d'autunno"
e il mio corpo palesa l'usura...
 
In ambito letterario, il testo più celebre è la lirica "Crepuscolo autunnale" del drammaturgo e librettista Guido Menasci.
I versi descrivono i riflessi sanguigni del sole morente sulle nuvole e il grigio che avvolge le colline, interpretando la fine del giorno e la transizione stagionale come una metafora di dolce tristezza in cui nasce l'ispirazione poetica.

Il crepuscolo autunnale è un concetto che unisce il fenomeno fisico del tramonto di fine giornata a una profonda metafora esistenziale e filosofica legata al trascorrere del tempo.

Un'immagine di
"Crepuscolo autunnale" evoca atmosfere malinconiche e intense che hanno ispirato numerosi artisti nel corso del tempo, declinandosi nella letteratura, nella pittura e nella musica.
L'autunno e il crepuscolo non nascondono la fine delle cose (la caduta delle foglie, l'accorciarsi del giorno, la luce trasversale), ma svelano una bellezza intima e pacata proprio nella loro transitorietà.
È una stagione che invita alla lentezza, al raccoglimento e alla riflessione sul ciclo della vita, della maturità e dell'inevitabile tramonto dell'esistenza umana.
(dalla rete)

martedì 24 febbraio 2026

Cuori che piangono

Lasciate Piangere il mio cuore

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.

Marcel Proust

  Questo dissesto che sono urla
impotenza e disappunto, cuori
in eterno subbuglio e ritmi
che sanno di ansie e ritardi...

Un cuore che piange è un'immagine potente che simboleggia tristezza profonda, solitudine o il dolore di una perdita amorosa.

 Laissez pleurer mon cœur

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

Marcel Proust  

La penosa immagine di un cuore piangente richiama sensazioni di tristezza, di pena, di grande malinconia. 
Il tutto associato ad una colpa o ad una promessa che non si è riusciti a mantenere, i cuori che piangono vengono associati a qualcosa che non si è riusciti a realizzare o di cui ci si pente di aver fatto. 

Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l'umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo.
Secondo William Shakespeare infatti il nostro corpo è come un giardino e la mente è il suo giardiniere.
(dalla rete)

sabato 15 novembre 2025

Sotto il cielo pacato...

Sotto il cielo pacato di Novembre

Sotto il cielo pacato di Novembre
come nette profondano le linee
dei rettifili, preciso lo spigolo
dell'edificio l'ombra della luce
scompartisce, e beato posa l'albero.
Avrei voluto apprendere cotesta
tua chiarezza infallibile, meriggio
senza una nube, che a questo discreto
ed ovvio paesaggio cittadino
imprimi oggi un rigore architettonico
quasi di tela neoclassica. Invece
cancellarmi vorrei, tanto mi sento
un estraneo accidente in queste splendide
tue geometrie, non più che una confusa
macchia, una pena, un vagabondo errore.

Sergio Solmi

Come le brume sul fiume,
colori, scorci di luce tenue;
mi mancano quelle mattine 
impregnate, fiato che aleggia...
 
 
La bruma (o nebbia) sul fiume Adda è un
fenomeno atmosferico comune e suggestivo, tipico soprattutto della stagione autunnale e invernale, in particolare nelle ore notturne e al mattino presto, favorito dalla conformazione della Pianura Padana e dalla presenza del corso d'acqua. 
La "bruma" sul fiume Adda è la nebbia che può formarsi, soprattutto in determinati periodi dell'anno, e che viene descritta in diverse leggende e racconti locali. Un esempio è la leggenda delle tre luci misteriose che tagliano la bruma ogni cinquant'anni nei pressi di Trezzo.  
La presenza di nebbia sul fiume Adda oggi (15 novembre 2025) è probabile nelle ore notturne e al primo mattino, specialmente nelle zone della bassa pianura, a causa delle condizioni meteorologiche tipiche della Pianura Padana in questa stagione.
L'Adda, un fiume lombardo che nasce nelle Alpi Retiche e sfocia nel Lago di Como, può essere scenario di questo fenomeno, ma anche di eventi meteorologici più seri come inondazioni o piena del fiume.
(dalla rete)

sabato 8 novembre 2025

La tua malattia...

 La tua malattia

La tua malattia suona e canta
fino a notte fonda
corre tra i boschi e le città
rotola nel fiume
esonda dalla cartella
raschia il cemento
ti fa più bella
non è un lamento che ulula
alla luna e al marciapiede
ma una carezza stridula
un’ode alla notte e una lode
alla mattina
secerne brina e poesia
una felicità strana e insolente
la tua dissonante liturgia
è una sincope
che muove le onde
spezza le parole tonde
non combatte non s’arrende
apre al vento una vela
sei tu Michela
la donna che ruba il fuoco
e la mela
che sfonda l’orizzonte
e nuota e danza e vola
fino a sfiorare dio
che sonda l’infinito
il mai iniziato
che abita sveste ammala
il tempo col suo fiato
che stana e accoglie
il buio del passato
col suo spartito di latte e di lana
i solfeggi e le flebo d’amore
il dolore che sbatte le ali
e questa trasfusione di sogni
e di dodecafonia
che scompone ogni sapere
sangue urina peste morfina
e monta questa musica
curativa e celeste
alle porte alle finestre
sul proscenio del discernimento
esposta all’incanto
fatto racconto
arcano nuragico marino
ma tu non sei un grammofono
neppure un manichino
sei vera e lucente come il mattino
mentre seduci la morte
e le fai un inchino.
 
Nichi Vendola 
 
Una dedica infinita a chi
come un amico soffre e geme;
nel dolore di malattie indicibili
scemano le ragioni di Dio...
 
La scrittrice Michela Murgia soffriva di un carcinoma renale al quarto stadio con metastasi, una malattia che le era stata diagnosticata nel 2023. Ha reso pubblica la sua condizione in un'intervista rilasciata a maggio 2023. La Murgia è morta nell'agosto 2023 all'età di 51 anni a causa delle complicazioni legate a questa malattia. Durante i mesi della sua malattia, ha scelto di condividere apertamente la sua esperienza, ribaltando la narrazione convenzionale sul cancro e scegliendo di vivere intensamente il tempo che le restava, rifiutando l'idea di una "guerra" contro il cancro (dalla rete).

lunedì 19 maggio 2025

Eppur "s'avanza..."

La fontana malata

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace...
di nuovo
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s’ode
romore
di sorta,
che forse...
che forse
sia morta?
Orrore!
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
La tisi
l’uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto...
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno
tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch.. 

Aldo Palazzeschi

Angelo Morbelli
 "S'avanza..."
Rimarrà ricordo negli anni
che ancora, pochi, saranno;
 filo rosso, sottile, quel grazie
"di averci fatto sognare"... 
 
Una figura femminile è al centro del dipinto, adagiata su di poltrona a sdraio. Intorno a lei si apre un ampio paesaggio collinare. 
La donna è inquadrata di schiena e riposa di fronte alle montagne arrossate dal tramonto. 
Sull’erba, a destra, giace un libro con le pagine aperte. Inoltre, il braccio della protagonista è abbandonato sul bracciolo a destra. Infine, sulle sue gambe è appoggiato un gran mazzo di fiori. 
Nel cielo si alza una grande nube che rivela la sagoma di una figura femminile.
(dalla rete)
Una donna, forse malata di tubercolosi, al bacio dell'ultimo sole, nella campagna di Lombardia.
Ho sempre pensato a questo dipinto associandolo a quel sottile filo rosso che rappresentava la tisi alla fine del 1800 e agli inizi del '900.
Gujil 

venerdì 15 novembre 2024

Carme 60 (Scilla)

60

Una leonessa sui monti di Libia o Scilla
che dentro ringhia sordamente, chi,
chi t'ha generato con l'animo cosí inumano
e duro da disprezzare il grido che t'implora
nella sventura estrema, cuore, cuore selvaggio?

Publio Valerio Catullo 

Domande percuotono la mente
durante i freddi pensieri e Novembre
conduce a mano le impalpabili nebbie;
rimane gelo nel cuore, anche ora... 
 
Nel carme 60 Catullo si rivolge all’amata, che molti identificano con Lesbia, che ancora una volta ignora o peggio, deride, le sue attenzioni e le sue premure; questa viene paragonata agli esseri più crudeli che riesce a immaginare Catullo, come le leonesse di Libia o il mostro Scilla, in effetti insultandola, al fine di sottolineare la sua cattiveria e sperare forse in un pentimento che possa portare la sua amata a considerarlo ancora.
(dalla rete)

sabato 26 ottobre 2024

Bagagli, valligie

Valigie

Voglio cantare tutte l'ore grigie
in questa solitudine pensosa
mentre raduno ogni mia vecchia cosa
a riempir le mie vecchie valigie.

Oh le valigie, le compagne buone
dei poveri viaggi in terza classe
vecchie, sfiancate, fatte con qualche asse
sottile e con la tela e col cartone.

Le camicie van qui da questa parte,
quaggiù ai colletti cerco di far posto,
lì le cravatte e qua, quasi nascosto,
un manoscritto, e ancora libri e carte.

Ecco il pacchetto della mamma. Odora
vagamente di cacio e di salame.
Già, se avessi in viaggio ancora fame.
E questo libro e un altro, un altro ancora.

Dove vado? Non so. Ma mi sovviene
d'averla pur desiderata questa
partenza come, il piccolo, la festa
che col serraglio e con la giostra viene.

Dove vado? Non so. Ma pare a me ch'io debba
vivere senza scopo, allo sbaraglio;
e a tratti con l'inutile bagaglio
partir per i paesi della nebbia...

Marino Moretti 

Eppure vorrei andare, via, ora,
lontano da affanni e pensieri;
i miei viaggi, come pellegrino
incostante con le ali di Icaro...

La valigia è un contenitore dotato di manici o maniglie che viene usato nei viaggi per contenere gli oggetti utili che non possono solitamente stare in una comune borsa, come i capi d'abbigliamento. Normalmente è fabbricata in cuoio, plastica o tessuto ed ha la forma di un parallelepipedo (da wikipedia).

domenica 11 agosto 2024

Spuma di mare

Spuma di mare

Chi è fatto di pietra, chi è fatto d’argilla –
Io invece sono fatta d’argento e brillo!
La mia occupazione – è il tradimento, il mio nome – Marina,
io – sono l’effimera spuma del mare.

Chi è fatto d’argilla, chi è fatto di carne –
a costoro la bara e le lastre tombali …
-battezzata nella fonte marina – e nel mio
volo continuamente infranta!

Attraverso ogni cuore, attraverso ogni rete
batte il mio arbitrio.
Io – vedi questi ricci scomposti? –
non sono fatta del sale della terra.

Mi frango sulle vostre granitiche ginocchia
e da ogni onda – risuscito!
Evviva la schiuma – l’allegra schiuma –
l’alta schiuma del mare!

Marina Ivanovna Cvetaeva

Rimane traccia e la rena si imbeve
di sale, di spuma del mattutino mare;
disperdo le orme in sentieri approssimativi,
come le vicessitudini, come la vita...
 
Tra un protocollo e l'altro
 eccovi una poesia attinente al tema
trattato ieri
 
Gujil
 
Marina Ivanovna Cvetaeva 
 
è stata una poetessa e scrittrice russa.
Fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l'esponente più di spicco del locale movimento simbolista. 
La sua poesia unisce l'eccentricità a un rigoroso uso della lingua, non priva di metafore paradossali.
(dalla rete)

mercoledì 7 agosto 2024

Protocollo marino #76 (Battigia)

Battigia

Affondo le orme nella battigia,
scompare il torpore, la nausea;
ricorrenti file di ricordi affollano
di mostri marini anima e cuore...
 
 Gujil 
 
La battigia o bàttima è quella parte di spiaggia contro cui le onde sbattono al suolo. Si tratta di una fascia più o meno ampia, in funzione non solo dell'inclinazione del suolo e della forza del moto ondoso, ma anche dell'ampiezza delle maree (da wikipedia).

venerdì 12 luglio 2024

Sera d’aprile (in luglio)

Giovane donna dagli occhi grandi e penetranti sarebbe passata alla storia come la “poetessa tragica” del Novecento italiano Antonia Pozzi morì suicida a soli ventisei anni, in una fredda giornata di dicembre del 1938.

Sera d’aprile

Batte la luna soavemente
di là dai vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa
stupita sola
nel prato azzurro del cielo.
Milano, 1° aprile 1931

Antonia Pozzi

Pochi, brevi versi che pure riescono a dirci così tanto. 
Il desiderio e lo struggimento portati dal principio di aprile sono tutti racchiusi nella luna-primula solitaria, dunque nella solitudine di una ragazza di vent’anni che guarda al mondo con occhi penetranti, come se volesse fotografarlo con un’occhiata.
(dalla rete)

Vivere di artificali paradisi
incerte mete da tenere care;
il quotidiano incalza e preme
la sera è quell'attimo fermo...

giovedì 6 giugno 2024

"Angelus"

L'Angelus

Come deve essere grande quella campana,
che riempie tutto il cielo della sua sonorità!
Si dondola lassù, placida e lenta,
si ferma, va e viene.
Ed io vedo e non vedo, nell' oscurità
dèlia stanza terrena,
il chierichetto, metà nero e metà bianco,
che suona con il piede,
in una languida posa sonnolenta,
ed è portato su nell'aria
poi scende adagio adagio, quando cessa di suonare,.
distintissimo e piccolino :
come uno di quei razzi spenti
che vagano sulla campagna
con, in coda, il loro dondolante lumicino.

Corrado Govoni

Mistiche figure impegnano
una tela che amo da sempre;
rimane quel sole che scende
e la sera, il riposo, la fatica...

«Angelus» 
 
(per esteso Angelus Domini)  
è il nome dato al suono delle campane che, tre volte al giorno (alba, mezzogiorno e tramonto), invitano i fedeli a recitare una devozione in ricordo del mistero perenne dell'Incarnazione. 
È, per l'appunto, quello che stanno facendo i due contadini ritratti nel dipinto, che al suono delle campane della chiesa di Chailly-en-Bière, appena accennata sullo sfondo, hanno sospeso per un attimo la raccolta delle patate e si sono raccolti silenziosamente in preghiera; abbandonati gli strumenti di lavoro (la carriola con i sacchi sopra, il rastrello, il cesto pieno di verdure), entrambi sono completamente assorti nell'orazione, tanto che presentano il capo chino e le mani giunte al petto. 
Mostrandosi assai sensibile all'influenza di Jean-Baptiste-Siméon Chardin e dei maestri olandesi del Seicento, il pennello di Jean-François Millet ricolma L'Angelus di una solennità grave seppure sommessa, resa con la monumentalità dei due contadini (disegnati con un tratto vigoroso e sintetico), l'immobilità assorta di questi ultimi, l'improvviso splendore del tramonto, la visione dal basso e la sapiente sintesi delle forme. 
In alto a destra, infine, vola lontanissimo uno stormo di uccelli: la loro presenza, ai margini del quadro, e l'abbigliamento dei due agricoltori suggeriscono che la scena è ambientata in una stagione calda, presumibilmente estate o primavera.
(da wikipedia)

giovedì 30 maggio 2024

Protocollo citttadino #125 (Pioggia)

Pioggia
 
Come piove se la vita scivola
lungo declivi stretti e sassi
coime lacrime pesanti scendono
erte rugose di anime sole...

Gujil

Un complenno di pioggia potrebbe 
dilavare quel che resta
di quei sensi sporchi di tempo 
che estendono ombre pesanti
sui miei sogni rimasti...