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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 11 gennaio 2026

Fine della fantasia

 

Fine della fantasia

Questo corpo mai piú ricomincia. A toccargli le occhiaie
uno sente che un mucchio di terra è piú vivo,
ché la terra, anche all’alba, non fa che tacere in se stessa.
Ma un cadavere è un resto di troppi risvegli.

Non abbiamo che questa virtú: cominciare
ogni giorno la vita – davanti alla terra,
sotto un cielo che tace – attendendo un risveglio.
Si stupisce qualcuno che l’alba sia tanta fatica;
di risveglio in risveglio un lavoro è compiuto.
Ma viviamo soltanto per dare in un brivido
al lavoro futuro e svegliare una volta la terra.
E talvolta ci accade. Poi torna a tacere con noi.

Se a sfiorare quel volto la mano non fosse malferma
– viva mano che sente la vita se tocca –
se davvero quel freddo non fosse che il freddo
della terra, nell’alba che gela la terra,
forse questo sarebbe un risveglio, e le cose che tacciono
sotto l’alba, direbbero ancora parole. Ma trema
la mia mano, e di tutte le cose somiglia alla mano
che non muove.
                    Altre volte svegliarsi nell’alba
era un secco dolore, uno strappo di luce,
ma era pure una liberazione. L’avara parola
della terra era gaia, in un rapido istante,
e morire era ancora tornarci. Ora, il corpo che attende
è un avanzo di troppi risvegli e alla terra non torna.
Non lo dicon nemmeno, le labbra indurite.

Cesare Pavese

La "fine della fantasia" non indica la scomparsa della creatività, ma piuttosto una sua crisi di autonomia: non siamo più noi a immaginare il mondo, ma è il mondo (attraverso la tecnologia e i media) a imporci le sue immagini.
Il concetto di "fine della fantasia" si riferisce spesso allaperdita di capacità immaginativa nella società moderna, dominata dalla razionalità e dalla simulazione.
(dalla rete)

Vero è che non si torna alla terra,
ora si è come vaghi, insulsi presagi
vagando sul mondo percosso da troppi
e gli attimi sono schegge impazzite...

venerdì 23 maggio 2025

Quasi una fantasia

Quasi una fantasia

Raggiorna, lo presento
da un albore di frusto
argento alle pareti:
lista un barlume le finestre chiuse.
Torna l’avvenimento
del sole e le diffuse
voci, i consueti strepiti non porta.

Perché? Penso ad un giorno d’incantesimo
e delle giostre d’ore troppo uguali
mi ripago. Traboccherà la forza
che mi turgeva, incosciente mago,
da grande tempo. Ora m’affaccerò,
subisserò alte case, spogli viali.

Avrò di contro un paese d’intatte nevi
ma lievi come viste in un arazzo.
Scivolerà dal cielo bioccoso un tardo raggio.
Gremite d’invisibile luce selve e colline
mi diranno l’elogio degl’ilari ritorni.

Lieto leggerò i neri
segni dei rami sul bianco
come un essenziale alfabeto.
Tutto il passato in un punto
dinanzi mi sarà comparso.
Non turberà suono alcuno
quest’allegrezza solitaria.
Filerà nell’aria
o scenderà s’un paletto
qualche galletto di marzo.

Eugenio Montale

Soliloqui abbandonati a soli
che non trovano altri in gior;
fantastiche peripezie lasciate
nel cuore avido d'amore...
 
La fantasia musicale, o semplicemente fantasia, è una forma di composizione che affonda le sue radici nell'improvvisazione. È una composizione libera, strutturata secondo la fantasia dell'autore, che non rientra nei canoni di nessuna forma musicale codificata. 
Le prime forme di fantasie musicali si debbono al periodo tardo-rinascimentale e pre-barocco. Ricordiamo tra i vari compositori Girolamo Frescobaldi. 
In questo periodo la fantasia è una forma contrappuntistica strumentale, affine a ricercare e canzona, di carattere in genere poco fiorito in cui vengono presentati diversi temi in sequenza o alcuni anche talvolta sovrapposti in contrappunto multiplo. In genere questi temi vengono presentati a entrate a distanze arbitrarie: a diversi episodi con entrate lontane si alternano altri episodi con entrate anche molto vicine, in una maniera che darà origine allo stretto della fuga. 
Frequenti sono anche i cambi di suddivisione, ad esempio binarie e ternarie alternate, come avviene sovente anche nella canzona. 
Differente ruolo viene dato alla fantasia durante il barocco e più precisamente dal compositore Johann Sebastian Bach, il quale conferì al genere della fantasia una dignità musicale decisamente superiore, nella sua Fantasia cromatica e Fuga e nella III Partita in La minore per clavicembalo. Assai notevoli per musicalità e perfezione stilistica le fantasie di Wolfgang Amadeus Mozart, tra cui vanno annoverate le celeberrime e scure fantasie K 397 in re minore e K 475 in do minore, la fantasia in sol minore op.77 di Ludwig Van Beethoven e le fantasie romantiche di Franz Schubert e Fryderyk Chopin e Robert Schumann (da wikipedia).

venerdì 16 maggio 2025

Protocollo cittadino #166 (neverending)

 
La storia infinita (titolo originale in tedesco Die unendliche Geschichte) è un romanzo fantastico dello scrittore tedesco Michael Ende, pubblicato nel 1979 a Stoccarda dalla Thienemann Verlag. Tradotto in più di quaranta lingue, il romanzo ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo ed è diventato un classico della letteratura per ragazzi. La prima edizione in italiano risale al 1981, a cura della Longanesi .
 
Neverending
 
Ancora pressioni infinite,
i soldi, i cuori, le mete sfiorate;
senza fine apparente incontro
vicissitudini contigue e dolenti...
 
Gujil 

La maggior parte della storia si svolge a Fantàsia, un mondo fantastico minacciato dall'espansione di una forza misteriosa chiamata Nulla, che causa la sparizione di regioni sempre più estese del regno. 
Il coprotagonista è Atreiu, un coraggioso fanciullo che viene incaricato dall'Infanta Imperatrice di trovare una soluzione al problema di Fantàsia; il protagonista è invece un bambino del mondo reale, Bastiano Baldassarre Bucci, che, leggendo un libro sul Regno di Fantàsia, si ritrova progressivamente coinvolto negli eventi del racconto. Diventato anche lui parte di Fantàsia, Bastiano aiuta Atreiu nel tentativo di salvare il regno e dovrà infine trovare un modo per ritornare nel mondo reale.
L'opera è stata adattata in una varietà di media diversi, che vanno dal teatro ai videogiochi, dal cinema alla televisione. Proprio dal romanzo di Ende, Wolfgang Petersen ha tratto nel 1984 il celebre lungometraggio La storia infinita.  (dalla rete).
 

lunedì 21 novembre 2022

Immaginarsi

Per immaginare in genere si intende il rappresentare alla propria fantasia persone, cose, avvenimenti in forma di immagini. 
Nell’unicità del suo significato generico, il verbo ha una ricca varietà di accezioni particolari, secondo che l’oggetto concepito dall’immaginazione sia desunto direttamente dalla realtà, o sia un’interpretazione, talora erronea, di fatti reali, o sia infine creato dalla fantasia stessa. 
In quasi tutti i suoi significati, è assai comune, accanto a immaginare, la forma immaginarsi (cioè «immaginare a sé, dentro di sé»), che meglio esprime il carattere interiore, soggettivo, dell’attività immaginativa, astratta dai suoi rapporti con la realtà.
(TRECCANI)

Ogni immaginare

Resisteremo a questo gioco di ombre
ai dubbi al vivere sadico di attese
ai fraintendimenti strabici di un anno
brucato di assenze e di vuoti da riempire.
Un giorno sapremo apprezzare forse
anche il nostro esilio le vite deformate
la carezza dei libri le telefonate le sere
di sconcerto senza luna e nel sangue
le morti voraci che il cuore non regge.
Divenire è vivere vorace cambia luce
come in ogni tempo pulsa assedia
ma il futuro trabocca ogni immaginare.

Maria Allo
Immagino corpi senza peso e dolori,
abbracci anche senza passione;
immagino visi che accarezzano sguardi,
immagino e sento quel forte calore...

martedì 18 gennaio 2022

Nuvole...

Nuvole

Nuvole sopra la mia casa
nuvole sul mondo intero.
Dallo stretto passo precipita
un vento che porta distruzione, tristezza e torpore.
il mondo intero è desolato
come i miei sensi.
O suonatore di flauto
che hai perso la strada rapito dalla tua melodia,
dove sei?
Ci sono nuvole sopra la mia casa,
nuvole sul punto di piangere.
Nel ricordo dei giorni luminosi scivolati tra le mie dita
mi appare il sole sulla soglia dell’oceano
ma il mondo intero è rattristato e flagellato dal vento
e sulla strada il suonatore continua suonare il suo flauto,
lungo è ancora il cammino davanti a lui
in questo mondo sotto una coltre di nuvole.

Nima Yushij

 

Chissà quante volte da bambini avrete giocato a chi ne individuava di più, rivedendo in quelle nuvole le immagini di animali, piante o altre suggestive figure. Se da adulti non si è persa troppa immaginazione, è ancora possibile intravedere queste splendide immagini suggerite dalla fantasia; specialmente quando siamo bloccati nel traffico e non abbiamo nulla da fare mentre aspettiamo di riprendere la strada. Insomma, non c'è da stupirsi se quando alziamo gli occhi al cielo, invece di una nuvola, vediamo un cane o una gigantesca aquila. Da quello che possiamo osservare da questi fortunati scatti, sembrerebbe proprio che la Natura abbia uno strano modo per comunicare con noi!
 
le forme delle nuvole spiegano
fantasie indelebili, sogni;
perduti nell'orgasmo della gioia
dimentichiamo realtà e contingenze...
 

giovedì 10 gennaio 2019

Fate


La fata
 
Io son la bella Oriana e il seggio mio,
materiato in rubini e diamanti,
scintilla nell'azzurro, in contro a Dio,
tra il nimbo delli incensi fumiganti.
I miei baci son filtri e dan l'Oblio,
brillan nelli occhi miei fascini erranti,
e il mio corpo e una Coppa che il Disio,
abbevera di vini estasianti.
Facile e avventurosa e la mia strada:
invitan l'acque d'or del mio verziere,
e sulle rame i bei frutti di giada.
A me i Baron' sulla gaietta alfana,
e al tintinnio d'argentee sonagliere,
vengan le Dame in lunga carovana.

Gian Pietro Lucini
da "Il libro delle figurazioni ideali"

 
fata
sostantivo femminile
[lat. tardo fata, da fatum, pl. fata -orum, «destino», personificato]
- TRECCANI -

-1. Figura femminile della mitologia popolare europea, dotata di poteri magici generalmente usati a fini buoni; raffigurata come fanciulla o giovane donna bellissima e dotata di voce deliziosa, può assumere mutevoli sembianze e farle assumere ad altri: credere nelle fate; gl’incanti, i prodigi delle fate; la bacchetta, la casa delle fate; la fata Alcina; la fata Morgana (fig., un fenomeno di miraggio, v. fatamorgana); i racconti delle fate.
- 2. figurativo: Essere una fata., parere una fata.,
di donna provvidenziale, che riesce a fare tutto e a farlo bene,
e anche di donna prodigiosamente bella; mani di fata, abili e svelte, che non conoscono difficoltà nel lavoro (spec. di cucito, di ricamo, di maglieria e sim.); la nostra gentile, la nostra buona fata., con riferimento a una generosa benefattrice.
 
◆ Dim. fatina.
 
le fate dei nostri desideri, intime,
compaiono nei momenti bui e potenti
o quando, la passione impera nei corpi;
la mia sempre s'acquieta al suono del vento...


venerdì 28 dicembre 2018

C'era una volta...


A quel tempo

Di notte si sente l’eco dei grandi giorni gloriosi,
case, foreste e navi incendiate,
cavalieri galoppavano sui campanili, scendevano giù

          in pianura,
altri raccoglievano i morti, levavano bandiere,
altri disegnavano mezzelune rosse sui muri. Ora
un calesse senza vetturino passa sulla litoranea
e il cane randagio nero guarda il fiume
come se conoscesse già quello che noi ci rifiutiamo

          di vedere.
Karlòvasi, 30.VI.87

Ghiannis Ritsos
da "Molto tardi nella notte"
traduzione di Nicola Crocetti

 
  C'era una volta è una tipica espressione utilizzata come introduzione in numerose fiabe.
Formule simili risalgono quasi all'origine della scrittura, essendo già utilizzate quattromila anni fa nei racconti babilonesi, e si ritrovano in tutte le lingue del mondo.
Nella letterature europee, è attestata da Apuleio, che apre la favola di Amore e Psiche nelle Metamorfosi con "Erant in quadam civitate rex et regina..."
 
tempo fa, "once upon a time",
ho rivisto vecchie fiabe, amate,
condivise con chi ho amato tanto;
rimane un accenno di solitaria tristezza...
 
Nella lingua francese, la formula corrispondente (Il était une fois) è attestata da Charles Perrault . Egli la utilizzò per la prima volta in I desideri ridicoli, apparso nel 1694, ove però compare solo al verso 21, e non all'inizio del racconto. Successivamente, egli la riprende per aprire il suo racconto fantastico, Pelle d'asino, dopo un preambolo dedicato al modo di lettura. La utilizzerà in sette delle otto fiabe presenti ne I racconti di mamma l'oca.
Nella lingua inglese, il primo uso dell'espressione Once upon a time risale, secondo l'Oxford English Dictionary, al 1380; venne accettata comunemente come modo per iniziare un racconto nel 1600. Tale espressione è più frequente nei racconti per bambini di età compresa tra i sei e gli otto anni.
Nella lingua italiana, l'espressione C'era una volta è attestata già al 1300 ed è utilizzata, diventando canonica[senza fonte], nel 1634 dal Pentamerone di Giambattista Basile, prima raccolta di fiabe della letteratura europea, scritto in lingua napoletana (in cui è presente, tra l'altro, la prima redazione al mondo della fiaba di Cenerentola, la Gatta Cenerentola). L'uso viene poi ripreso da tutte le raccolte successive, comprese quelle di Collodi (che traduce e in parte riscrive le principali fiabe delle raccolte francesi e tedesche, inventando nomi come "Cappuccetto Rosso") e quelle di Imbriani (che stenografa fiabe milanesi e fiorentine direttamente dalla voce popolare).
Nella lingua tedesca, Es war einmal è utilizzato dai fratelli Grimm, autori della raccolta di fiabe forse più celebre dell'intera tradizione europea; ma era già diffuso in precedenza, tanto che E.T.A. Hoffmann, ne L'uomo della sabbia del 1815, lo giudica "il miglior attacco per un racconto; ma troppo freddo!"
Successivamente, il danese Hans Christian Andersen avrà la raccolta dei Grimm come base per le sue celebri Fiabe (da wikipedia).
 

venerdì 4 maggio 2018

Torna "La Signora delle acque"


Solido, perfetto.
ll castello di Collelungo è pietra, idea, numero e bellezza. E solitudine.
Il capolavoro di Godola, l’architetto, ha le sue fondamenta in un mondo misterioso, un regno dove Saeva, la ninfa, ha infiniti poteri.
L’artefice del maniero scompare, alla vigilia dell’arrivo del conte Bruno, di sua moglie Leonora e di suo fratello Furio, medico e alchimista.
Tra loro, un oscuro segreto, un erede che nasce, un progetto ambizioso.
Ma Furio non resta per realizzarlo. Parte per la Terrasanta, con fidati cavalieri.
Lo aspettano un nuovo amore, l’arbitrio della dea, un destino tragico che coinvolge tutta la casata. Collelungo resta.
Gli uomini e le donne vanno, attori e pedine di un gioco perverso.
Dove vince sempre lei, la signora delle acque.
Pietra e Acqua. Su questi elementi gli uomini costruiscono i loro destini, i loro sogni, le loro dimore. Un castello perfetto domina il monte e il fiume, un luogo dove ordine e pace dovranno regnare. Il suo artefice scompare misteriosamente alla vigilia della nascita dell'erede della nobile casata. La moglie del signore del maniero custodisce un oscuro segreto. Sulle loro vite, l'ombra del fratello del conte, medico e alchimista, che indaga sulla scomparsa dell'amico architetto e fugge dai suoi dèmoni. Ma nelle profondità delle terra esiste un mondo dove l'unica legge è Saeva, una creatura potente, antica e imprevedibile. Le sue brame determinano i destini degli esseri umani. Nel bene e nel male (dalla rete).

Lost property
(Irmgard)

 

Amica, che una volta ho amato,
ogni tanto quando vedo il tuo nome
mi ricordo
la corona ferrea dei Longobardi
terribilmente antica e semplice,
più degna di riverenza
di qualunque oggetto in oro.

Vista l'ultima volta nel Duomo di Ravenna.
Anche questo mille anni fa.


Lars Gustafsson
Traduzione di Maria Cristina Lombardi

 
 
Silvia Messa,
giornalista professionista,
lavora in redazione di Millionaire dal 1993.    
Da sempre, si dedica alla scrittura creativa.
Ha partecipato con successo a concorsi e pubblicato poesie, racconti e un romanzo distribuito in libreria (La signora delle acque), nel 2006 ora ripubblicato.
Ha altri altri romanzi nel cassetto, fiabe e poesie.
Ultimi racconti pubblicati: Due sulla rotaia (in 365 Storie cattive, antologia benefica per Aisea Onlus, 2010), Cristina e il giustiziere (in Cristina D'Avena 50 anni di sogni, Laurana, 2014), La luce oltre l'ombra (in Cartoline di Natale, antologia free download su www.meme-publishers.com/bookshop/cartoline-di-natale).

 
come un libro fantastico un mondo,
la storia si mescola al sogno
le acque diventano voci, volti,
comincia una nuova stagione...

venerdì 23 marzo 2018

Aforisma riflesso

 sempre ascoltiamo le frasi
che ci appaiono consone al rito
della vita, dell'essere e stare;
al cospetto di molti si piega
la mente ai sogni... già i sogni
perduti contatti con chi?
 
Gujil

Il sogno, speranza o desiderio vano e inconsistente:
non si può vivere di sogni; quella ragazza rimarrà per sempre il suo sogno proibito;
vagheggiamento della fantasia:
sogni di gioventù;
esperienza vissuta al di fuori della coscienza:
è stato un brutto sogno;
fantasma labile e caduco:
la gloria è un breve sogno; bellezza o cosa incantevole.
(dalla rete)
 

sabato 23 dicembre 2017

Di cuori

O Signore, il mio cuore non mi basta più,
quella che io amo è grande quanto il mondo:
mettimene nel petto un altro
che sia grande quanto il mondo.
 
Nizar Qabbani


"C’era una volta un uomo il cui cuore e i cui occhi erano affascinati dai gioielli. Quanto sono meravigliosi a motivo dei loro diversi colori!
Quale mistero è la loro provenienza!
I rubini rossi, gli smeraldi verdi, le ametiste gialle… In ogni gioiello brilla la luce dell’eternità.
Ogni volta che poteva comprava un nuovo gioiello in modo da aumentare la sua collezione. Eppure non si sentiva felice.

Era come se nessuno di essi fosse grande tanto quanto il suo desiderio.
Ed allora il nostro uomo si sentiva quasi costretto a comprarne di più, sempre di più… finché un giorno… ci fu un giorno in cui incontrò un gioiello mai visto prima.
Tutti i gioielli che aveva erano stati estratti dalla terra e raccontavano i misteri della terra.
Ma quel gioiello, una perla, parlava dei misteri del mare.
E, guardandola, si sentiva trasportato alla sua infanzia, sulla sponda del mare, figlio qual’era di pescatori, sulla spiaggia, ascoltando la voce del mare.
Quella perla lo portò indietro al luogo dove era nato.

Ed egli si sentiva pieno di una felicità che i suoi gioielli meravigliosi non gli avevano mai dato.
Però quella perla era molto, ma molto cara.
Allora l’uomo se ne andò, vendette tutti i gioielli della sua collezione e comprò quella perla, l’unica.
E il suo cuore finalmente riposò…».
Allora un uomo gli chiese: «Spiegaci questa parabola».

Il Signore delle Storie disse: «Voi dovete sapere di quegli uomini che dicono di amare molte, molte donne.
Essi nella loro vita stanno sempre cercando molte ragazze e amanti e di fatto ne incontrano molte senza mai incontrare l’allegria.
Quello che essi provano è solo piacere.
Ma, all’improvviso, per ragioni inspiegabili, uno di essi incontra una donna che gli fa dimenticare tutte le sue fidanzate ed amanti.
In lei il suo cuore sperimenta l’allegria.
La sua ricerca è arrivata alla fine.
Così è la vita.
Chi è alla ricerca incessante di molti oggetti d’amore è perché non ha ancora incontrato l’amore…».

Ruben Alves (dalla rete)
 
il mio cuore, pardon a lui,
inteso a cercare, scindere;
poi mi affaccio al verone
del mio battere insistente...

martedì 12 dicembre 2017

Di Unicorni e verginità

Luca Longhi
"Dama con unicorno"
1535-1540,
Roma, Museo di Castel Sant’Angelo
Scrive Leonardo da Vinci: “L’alicorno, ovvero unicorno, per la sua intemperanza e non sapersi vincere, per lo diletto che ha delle donzelle, dimentica la sua ferocità e salvatichezza; ponendo da capo ogni sospetto va alla sedente donzella, e se le addormenta in grembo; e i cacciatori in tal modo lo pigliano”. In sintesi: l’unicorno, trascinato dal proprio desiderio, quando vede e sente una ragazza vergine corre da lei, ma poi le appoggia il muso sul grembo e si addormenta. Così, approfittando del suo sonno, i cacciatori possono catturarlo. La vergine rappresenta la castità virtuosa, mantenuta anche di fronte all’irruenza dei desideri della carne e, per estensione, anche l’animale, che di fondo è fortemente trascinato verso i piaceri sessuali, compartecipa, come un fidanzato rispettoso, alla necessità della virtù.  Al di là della metafora alta, si può ritenere, in effetti, -considerato il fatto che si ritiene che l’immagine della vergine e dell’unicorno fossero utilizzata anche nei quadri di fidanzamento – essa sta a significare, nel segmento di vita quotidiana, l’attesa casta del matrimonio, dopo il quale, evidentemente, l’animale potrà risvegliarsi. Per il simbolo fallico del corno e per l’irruenza esso può essere rappresentato, come nell’affresco di Domenichino, mentre si avvinghia alle gambe della vergine o assume una postura rampante. In diversi quadri l’immagine viene invece attutita e l’unicorno viene dipinto o disegnato mentre, come un animale domestico, è già accoccolato vicino alla vergine. La rappresentazione della vergine con l’unicorno tra le braccia può essere interpretata come un’allegoria profana della castità; questa tipologia iconografica era in uso per gli arazzi medioevali e del primo Rinascimento, realizzati in occasione di fidanzamenti. La raffigurazione dell’unicorno ben si associa alla scelta delle pietre preziose del gioiello raffigurato; l’unicorno, infatti, nell’antichità era collegato al culto della dea-madre vergine e conservò nel Medioevo questa simbologia, in riferimento alla verginità di Maria” (dalla rete).

Domenico Zampieri detto il Domenichino
 "Vergine con unicorno"
1604, affresco,
Roma, Palazzo Farnese, Galleria dei Carracci


Verginità
 
Vele solari
col tuo piede scarno
tentavi dal pontile,
raccoglievi
chiare sillabe d'acqua
nella scia delle barche.
Poi un profilo d'alte pietre
franava in lago:
ridendo
offrivi alghe al mio nudo
corpo serale.
 
Antonia Pozzi
 
 

  
L’unicorno, denominato nell’italiano antico alicorno, collocato accanto a una ragazza, rappresenta la purezza, non suscitata dall’indifferenza nei confronti dei piaceri carnali, ma dominata dalla castità, cioè da una rinuncia consapevole all’eros, pur nella difficoltà che esso comporta. Rinuncia che può essere pur temporanea, in attesa del sacramento matrimoniale. L’unicorno era infatti considerato un animale sessualmente focoso, basilarmente intemperante nei confronti dei propri desideri sessuali. I suoi massimi appetiti si riteneva che fossero suscitati dalle ragazze, al punto che, nell’antichità si pensava che potesse essere catturando, lasciando come esca, nel bosco o in una radura, una vergine, cioè una donzella.
Secondo una leggenda il corno dell’animale purificava qualunque cosa toccasse e poteva essere catturato soltanto da una vergine.
L’animale, noto anche come simbolo fallico, era foriero di prosperità nella vita matrimoniale; stesse caratteristiche presentavano le pietre preziose del gioiello; la perla e lo smeraldo erano note come simbolo di castità, mentre il rubino donava alla sposa prosperità nella vita matrimoniale e frenava le passioni amorose (dalla rete).
 
 cara mi è come non mai
il nulla che sono sparisce
mi ritrovo padre dei sogni
vorrei tu fossi serena...