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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 7 giugno 2026

Relitti nell'anima sparsi

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Tumultuoso come il mare sento
brividi, venti impetuosi al cuore;
sabbia negli occhi, bruciore,ansia
scarni relitti sparsi in anima sola...

L'espressione "relitti sparsi nell'anima" evoca un'immagine poetica e malinconica, carica di un profondo significato psicologico ed emotivo. Rappresenta visivamente i frammenti di esperienze passate che continuano a galleggiare o a giacere sul fondo della nostra psiche. Quando si parla di "relitti sparsi nell'anima" si evoca una profonda metafora interiore. Spesso richiama alla memoria i frammenti di ricordi, sogni infranti o dolori irrisolti che giacciono sul fondo della nostra mente. Proprio come le navi affondate negli abissi, questi "rottami" diventano col tempo parte di noi, custodi di storie silenziose e a tratti carichi di una bellezza malinconica.
(dalla rete)

sabato 6 giugno 2026

Danza

La poesia che segue è un inno alla femminilità sensuale della donna amata, una donna ambivalente, dalla sensualità provocante e infantile (“tête d’enfant”) al tempo stesso, che non si rivela al poeta e che non gli si dona pienamente (“Ses yeux où rien ne se révèle”). Egli può avere il suo corpo, ma non può possedere la sua anima.

Il serpente che danza

Quanto mi piace, cara indolente,
del tuo corpo splendido
veder, come stoffa ondeggiante,
brillar l’epidermide!

Sopra la tua chioma profonda,
pregna d’acri profumi,
mare d’odore forte e vagabondo,
flutti cerulei e bruni,

come una nave che si ridesta
al vento del mattino
sognante l’anima s’appresta
per un cielo lontano.

Dai tuoi occhi nulla traspare
né di dolce né d’amaro,
algide gioie ove son mischiati
il ferro e l’oro.

E nel vederti andare in cadenza,
splendida d’abbandono,
mi sembri un serpente che danza
in alto a un bastone.

Sotto il peso della tua pigrizia
la tua testa d’infante
languida dondola, con pari grazia
d’un giovane elefante,

il tuo corpo si piega e si tende
come naviglio esile
che fila inclinato rituffando
nell’acqua l’albero.

Come fonte gonfia per l’alimento
di ghiacciai mugghianti
se la saliva in bocca ti rimonta
fino all’orlo dei denti,

mi sembra di bere un vino boemo,
amaro e vincitore,
liquido cielo che mi sparge seme
di stelle nel cuore.

Charles Baudelaire

Il poeta si rivolge a una donna con la quale si può dedurre che abbia una relazione molto intima e passionale; i versi della poesia esprimono un’aperta, intensa dichiarazione d’amore, un amore carico di sensualità, erotismo e passione profonda.
La donna fu la compagna e la musa ispiratrice di Charles Baudelaire, Jeanne Duval; il legame tra Baudelaire e Jeanne fu lungo e tempestoso, segnato da passsioni, convivenze, separazioni e continue riconciliazioni.

In quelle sfrenate passioni ho smarrito
innocenti, disincantati occhi cerulei;
infilato nel cuore un sospeso rimembra
cose passate, irrisolti momenti e catarsi... 
 
Il poeta, vive una sorta di dipendenza amorosa da lei, come da una droga, per il fascino che da lei promana, per i suoi baci da cui sgorga un amaro e forte vin de bohème. La danza di Jeanne ipnotizza il poeta e la donna viene rappresentata con l’immagine del serpente, animale tentatore e malefico, simbolo del male e del peccato, del piacere e del pericolo.
(dalla rete)

venerdì 5 giugno 2026

Aufileno e Aufilena

100

Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio, che senza riserve
m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore

Publio Valerio Catullo

Tra umori dissoluti, vaghi
come lettere affidate al mare
ci pensiamo permeati di sole,
invece siamo colmi di ombre...

In base ai carmi di Catullo, Aufileno (in latino Aufillenus) e Aufilena (in latino Aufillena) sono due fratelli, protagonisti di una serie di componimenti dai toni sarcastici e moraleggianti. Aufileno e Aufilena sono due fratelli veronesi che diventano oggetto del desiderio e dei pettegolezzi della cerchia di amici del poeta. all'interno del Liber (dalla rete).

giovedì 4 giugno 2026

Crisantemi III

Questa catarsi continua, assillante,
come a ricordarmi che è inutile
lottare, arrabbiarsi, sperare;
no, no, no, non sono più io...

mercoledì 3 giugno 2026

"Zio" Dario

"Zio Dario"

Soffuso rumore di remi,
acqua increspata di vento,
e quel ridere serio sul viso
provato da vita vissuta.
 
Fratello di tante avventure
di fiume, di boschi, di cibo
ti vedo, giulivo guardare
le cime innevate dei monti.
 
Ora so che mi manchi nel grido
strozzato al dolore di un figlio
più tuo che di dio, partito
lasciandoti solo nel vivere.
 
Più non fu vita la tua amico
che mi allontanasti con garbo
da quell'ultimo gioco di carte
che ancora mi pesa alla gola...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 2 giugno 2026

Le Suore Nazzarene

Con il termine Suore Nazarene ci si riferisce principalmente alle Suore Nazarene della Passione, una Società di Vita Apostolica di diritto diocesano che fa parte della grande Famiglia Vincenziana. 
Questa congregazione è nata e radicata in Italia, ma opera attivamente anche in terre di missione.
(dalla rete)

Il convento delle Nazzarene

Nazarene settecento
Tutte chiuse  in un convento
senza luci e senza grate
per le suore rinserrate.
Ma ve le figurate
tutte quelle monache,
con quelle enormi tonache,
là dentro rinserrate?
Una gran croce sul petto,
un anello benedetto,
una cinta nera e dura
per le suore di clausura.
Facce liete, facce austere,
chete chete passeggiare,
adunate in grandi schiere,
con sommesso mormorare
di preghiere.
Non un gesto di lamento
non un guardo di sconforto,

e son nientedimeno che settecento,

rinserrate là dentro.
Se ne vede una passare
con incesso da gran signora,
esemplare,
la Superiora Generale.

Immobile su di una poltrona,

con un' aria legnificata,
una suora centenaria
stringe l'ultimo chicco della sua corona.
E in un canto del vasto cortile;
una giovane, parte un pomo a spicchi,
in terra ha posato un bacile
pieno zeppo di radicchi.

Aldo Palazzeschi 

Le Suore Nazarene fanno riferimento principalmente all'istituto delle Suore Nazarene della Passione, una congregazione religiosa femminile di diritto diocesano attiva nell'assistenza ai bisognosi e nella cura degli orfani.
La loro direzione e sede principale si trovano a Torino
.

Nel silenzio raccolto sgrana
una preghiera che sa di pena;
"vecchie suore nere", ricordo
botte, nel dormitorio silenzio... 
 
Nelle zone vicino a Monza e Milano, si possono trovare diverse comunità religiose e istituti attivi.
Vicino al capoluogo lombardo, ad esempio, è presente l'Istituto delle Suore Nazarene in Via Luigi Calamatta 11 a Milano.
La missione principale delle Suore Nazarene della Passione fuori dall'Italia si concentra in Madagascar, dove operano dal 16 maggio 1967. 
La loro attività missionaria sul territorio unisce l'assistenza sanitaria e sociale al sostegno educativo per l'infanzia e le famiglie bisognose.
Le Suore Nazarene continuano, ogni singolo giorno, a sostenere e a far crescere i bimbi che non hanno più una famiglia, oppure, la loro famiglia è troppo povera per farsene carico.

lunedì 1 giugno 2026

Dolore passionale

De profundis clamavi

Pietà io chiedo a Te, mio solo amore,
da quest’abisso dove son recluso,
cupo universo dal confine chiuso
che notte empie di bestemmia e d’orrore.

C’è per sei mesi un sole che non raggia,
grava per altri sei una notte cruda,
quest’è landa del polo ancor più nuda:
bestie non v’ha o fiumi o bosco o piaggia.

Non c’è un più crudele orrore al mondo
di questo sole ghiaccio ed infecondo,
di questa notte al vecchio Caos eguale.

Sorte invidio del più vile animale
che in un torpore opaco si ravvolge,
tanto lento il suo fuso il tempo svolge.

 Charles Baudelaire

Disastro annunciato di passioni
ritorce in noi il vivere e la vita;
stanchi di sogni cerchiamo
concrete occasioni, infinite...
 
L'espressione "dolore passionale" non appartiene al linguaggio medico ufficiale, ma viene usata comunemente in due contesti differenti: quello psicologico ed emotivo (la sofferenza legata a relazioni intense, abbandoni o amori tormentati) e quello fisico-intimo, dove indica il dolore provato durante i rapporti sessuali, clinicamente noto come dispareunia (dalla rete)

domenica 31 maggio 2026

Marine a Bordighera

Marina a Bordighera, 1926

Le marine rappresentano uno dei temi più celebri e apprezzati della produzione artistica di Pompeo Mariani (Monza, 1857 – Bordighera, 1927), pittore italiano spesso accostato alla corrente dell'Impressionismo italiano per la sua straordinaria gestione della luce e del colore.
A Bordighera (IM) la sua tavolozza si arricchì di trasparenze marine, verdi luminosi e contrasti tra cieli cupi e sprazzi di azzurro.
 

Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.

EugenioMontale

Pompeo Mariani a Bordighera

Mari, lontani, vicinanze mentali
negli assidui pensieri, coinvolti
e sogni, svago nell'anima asperse
le vite di altri ancora convergono...
  
Le "marine" di Pompeo Mariani realizzate a Bordighera (IM) rappresentano uno dei vertici della pittura paesaggistica italiana a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
L'artista di origine monzese, affascinato dalla luce e dalla natura del litorale ligure, si stabilì definitivamente a Bordighera (IM) fino alla morte, trasformando il mare della Riviera in un soggetto costante e iconico della sua produzione artistica.
(dalla rete)

sabato 30 maggio 2026

La morte non è niente

La morte non è niente. Sono solamente passato
dall'altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
che ti è familiare; parlami nello stesso modo
affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare
tono di voce, non assumere un'aria solenne o
triste. Continua a ridere di quello che ci faceva
ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di
prima: pronuncialo senza la minima traccia
d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che
ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una
continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono
lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro
l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio
cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi
ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Sant' Agostino

Rimane quella sensazione strana,
di  un vago, di un vacuo torpore;
dentro di me, sgomitando insiste
infinita dolcezza, un tuo rimprovero...

venerdì 29 maggio 2026

Palmira


Palmira
 
Logorata dal tempo
ma non nel cuore, gonfio
di scale salite a fatica
nella Savona tua e nostra.
 
Il tempo, le cose di vita
come l'amore, le gioie,
profondamente intima,
la mia disperata rincorsa.

Ricordiamo ricordi?
discussioni di ore e ragioni,
sigarette, sonno, pazienza
e sulle spalle il mondo.

Parte di me ti scongiura
ti chiede un saluto da dare
quando sarai nell'eterno
col tuo sorriso materno...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate 
 
Non mi è solito commentare queste poesie,
ma stavolta ne sento il bisogno, urla
la mia impotenza a gestire il fiume del ricordo
spero solo di rivederti un giorno felice...