...........................................................................................................................................

L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


...........................................................................................................................................

martedì 26 maggio 2026

Poesia e riflesso

Le maestrine

Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti
dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato,
le mie belle colline – hanno un frutto migliore
che fantastico sempre e non ho morso mai.
Quando si hanno sei anni e si viene in campagna
solamente l’estate, è già molto riuscire
a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba
coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche.
Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati,
si parlava di donne tra un gioco e una lite
e quegli altri sapevan misteri e misteri
sussurrati ghignando nell’ozio divino.
Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora
– la domenica – parasolini passar dal paese;
ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi.

Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre
sul terrazzo a trovarci bei parasolini,
vesti chiare d’estate, parole ridenti:
maestrine. Parlavan magari di libri
imprestati tra loro – romanzi d’amore –
e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto
e non pensavo ancora alle braccia scoperte,
ai capelli assolati. Il mio solo momento
era quando sceglievano me per guidare il gruppetto
a mangiare dell’uva e sedersi per terra.
Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero
se non avevo già l’innamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte.

Una volta incontrai sulla Strada Ferrata
la piú schiva di queste ragazze, una faccia un po’ assorta
ma bruciata di biondo e parlava italiano.
La chiamavano Flora. Io gettavo in quel mentre
sassi al disco dei treni. L’amica mi chiese
se sapevano a casa di quelle prodezze.
Io confuso. E la povera Flora mi prese con sé
perché andava – mi disse – a trovar mia sorella.
Era un gran pomeriggio dei primi d’estate
e per stare un po’ all’ombra e arrivare piú presto
ci buttammo nei prati. Vicino a me Flora
mi chiedeva qualcosa che piú non ricordo.
Arrivammo a un ruscello ed io volli saltarlo:
finii mezzo nell’acqua, tra l’erba.
Dall’altra parte Flora rise forte,
poi si sedé e ordinò che non guardassi.
Ero tutto agitato. Sentivo sciacquare
la corrente, sciacquare e mi volsi improvviso.
Svelta com’era e forte nel corpo nascosto,
la mia amica scendeva la riva, le gambe scoperte,
abbagliante. (Era ricca Flora e non lavorava).
Mi rimproverò un poco coprendosi subito,
ma ridemmo alla fine e le porsi la mano.
Per la via del ritorno ero troppo felice.
Ma quando fummo a casa, niente busse.

Come Flora, a ventine ce n’è ai miei paesi.
Sono il frutto piú sano di quelle colline,
i parenti arricchiti le fanno studiare
e qualcuna ha mietuto nei campi.
Hanno volti sicuri che ti guardano seri e son tanto golosi:
signorine si vestono come in città.
Hanno nomi fantastici presi nei libri,
Flora, Lidia, Cordelia ed i grappoli d’uva,
i filari dei pioppi, non sono piú belli.
Me ne immagino sempre qualcuna che dica:
Il mio sogno è di vivere fino a trent’anni
in una casa in cima a una collina
ben battuta dal vento e accudire soltanto
alle piante selvatiche spuntate lassú.
Sanno bene che cos’è la vita: alle scuole
passano in mezzo a tutte le miserie,
le bestialità aperte di piccoli bruti,
e sono sempre giovani. Da vecchie…
ma non voglio pensarle da vecchie, per me
le avrò sempre negli occhi, le mie maestrine,
col bel parasolino, vestite di chiaro,
– la collina un po’ scabra e bruciata, per sfondo –
il mio frutto, il piú buono, che ogni anno rinnova.

Cesare Pavese

Il passato in ricordi veloci,
ragazzi intenti alla vita e il sole
a scaldare roventi muri
di una piccola città...

lunedì 25 maggio 2026

Donne...

Nella poesia di Charles Baudelaire, la "donna vampiro" rappresenta la figura della femme fatale che prosciuga le energie vitali e spirituali del poeta, incarnando un amore distruttivo, carnale e ossessivo da cui è impossibile liberarsi.
(dalla rete)
 
Il vampiro

O tu che con la lama di un coltello
nel mio cuore dolente sei entrata,
tu che con la potenza di un drappello
di demoni sei venuta, adornata

e folle, tu che del mio animo vinto
hai fatto il tuo giaciglio, il tuo maniero,
o essere infame, a te io sono avvinto
come alla sua catena il prigioniero,

come al suo gioco chi l’azzardo sogna,
come al fianco s’attacca il bevitore
e come al verminaio la carogna.
Sii maledetta, e maledetta ancora.

Spesso ho pregato il veloce pugnale
che mi riconsegnasse a libertà,
ho chiesto all’empio veleno mortale
di soccorrer la mia pavidità.

E invece, ahimé, presi da grande sdegno,
il pugnale e il veleno m’hanno detto:
“D’essere liberato non sei degno
da questo tuo servaggio maledetto,

idiota; se da questo tuo martirio
ti liberasse la nostra fatica,
i tuoi baci ridarebbero vita
al cadavere di quel tuo vampiro”.

Charles Baudelaire

Per Baudelaire, l'amore non è una forza salvifica o spirituale, ma una deviazione che accentua lo Spleen (la noia angosciosa dell'esistenza)
Il vampirismo diventa così l'allegoria di una mutilazione dell'anima: la donna-vampiro succhia l'ispirazione e la dignità dell'uomo, trasformando l'amante in un complice sottomesso della propria stessa rovina.
 
Invaghirsi, consumarsi,dolersi,
in contesti di ridicole mosse
vedo tentativi goffi e vani;
chi va spesso non torna...

domenica 24 maggio 2026

Anthem

Questa celebre frase, tratta dalla canzone Anthem di Leonard Cohen, è un potente messaggio di speranza. E'una bellissima metafora sull'accettarsi così come siamo. Ci ricorda che le nostre ferite e imperfezioni non sono solo difetti, ma punti di apertura che permettono a una nuova prospettiva, o a una nuova forza vitale, di entrare nella nostra vita.
(dalla rete)

Nelle crepe del cuore la luce
che entra trafigge, rischiara
amori passati, irrisi e delusi;
rimane un chiarore suffuso...
 
...There is a crack, a crack in everything. 
That's how the light gets in...

sabato 23 maggio 2026

Cipressi (Cupressus sempervirens)

Vincent Van Gogh -"Due cipressi"

Nel paesaggio rurale, specialmente in Toscana, i filari di cipressi venivano usati storicamente per delimitare i confini poderali o per indicare ai viandanti la presenza di una dimora, di una chiesetta o di un luogo dove trovare riparo.

 
Vigili indifferenti

 All’angolo della via,
come due enormi carabinieri,
fanno la guardia
due cipressi neri.
E alle lor rigide gambe
l’ultimo avanzo s’affida
d’un vecchio tabernacolo rotto.
Si legge ancora sotto:
«Salutate Maria».

Aldo Palazzeschi 

I cipressi (genere Cupressus) sono alberi sempreverdi appartenenti alla famiglia delle Cupressaceae, celebri in tutto il mondo come simbolo iconico del paesaggio mediterraneo e toscano.
Il cipresso è un millenario simbolo di immortalità, eternità e connessione tra il mondo terreno e quello divino;
simboleggia principalmente l'immortalità, la vita eterna e l'elevazione spirituale.
La sua forma slanciata che punta verso l'alto ricorda una fiamma, rappresentando il legame tra la terra e il divino.

Edicole di campagna nel sole
che ricordo e l'estate fuggeva
in fretta tra frescure e risorgive
dove il tempo e alcuni cipressi...
 
La sua associazione profonda con il lutto e la vita oltre la morte deriva sia dalle sue caratteristiche biologiche sia da antichi miti. Oltre al significato spirituale di vicinanza a chi soffre, i cipressi si piantano nei cimiteri per ragioni pratiche. Le loro radici si sviluppano in senso orizzontale o scendono a fuso senza espandersi lateralmente in superficie, evitando così di danneggiare le tombe circostanti.  
(dalla rete)

venerdì 22 maggio 2026

Mediterraneo

A vortice s'abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d'agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l'afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell'acqua
che s'ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
(Mediterraneo)

Eugenio Montale 

Mediterraneo è una celebre sezione centrale della raccolta poetica Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale, configurata come un vero e proprio poemetto unitario diviso in nove testi (o "movimenti") dedicati interamente al mare.
All'interno dell'opera montaliana, quest'ampia ode marina rappresenta il nucleo lirico in cui il poeta esplora il suo tormentato rapporto con la natura, la memoria e l'infanzia vissuta lungo le coste della Liguria.
(dalla rete)

Mare che purifica nel sale
il sole che attraversa il vento;
spuma lattea e sabbia nel cuore
dove vive ricordo feroce e potente...

giovedì 21 maggio 2026

"Bene"

Il bene più grande che si possa fare
è essere consapevoli;

poiché ogni altro bene scaturisce da questo."

Osho

Il concetto di voler bene indica letteralmente l'atto di "volere il bene" di un'altra persona, desiderando sinceramente la sua felicità, la sua sicurezza e la sua realizzazione personale. 
Si tratta di un sentimento affettivo profondo, stabile e duraturo, che si manifesta attraverso l'empatia, il supporto emotivo, la cura e la ricerca del benessere altrui senza necessariamente implicare una componente passionale o sessuale.
(dalla rete)
 
Costringersi al bene
un rifugio per il cuore;
immantate di storie le vite
di tutti, chi più chi meno...

mercoledì 20 maggio 2026

Femme fatale

Ti porteresti a letto l’universo,
tu, donna impura, annoiata, perversa.
per aguzzare i denti in questo gioco
devi mettere un cuore al giorno al fuoco.
Gli occhi, come vetrine luminosi,
come fuochi d’artificio festosi,
usano il gran potere e alteri modi
ignorano della bellezza il codice.

Cieco strumento, in crudeltà fecondo,
tu, salutare vampira del mondo,
lo sfiorare negli specchi non cogli
delle tue forme, e neppur ti vergogni?
Il gran male in cui ti credi sapiente
non t’ha trasmesso un poco di spavento,
quando natura, in suo nascosto fine,
di te si serve, o animale vile,
madre del vizio, perché un genio viva?

Sublime fango, ignominiosa diva!

Charles Baudelaire

La femme fatale (tradotta letteralmente in italiano come donna fatale) indica un archetipo di personaggio femminile caratterizzato da un fascino misterioso, seducente e irresistibile, capace di ammaliare gli uomini per trascinarli in situazioni pericolose, compromettenti o distruttive.
(dalla rete)

Passioni incentrate sul tempo
attimi di gioie susblimate;
nell'infinito perdurare del sogno
ricordo solitarie evasioni...

martedì 19 maggio 2026

Alti e bassi

Gli alti e bassi in una relazione sono fisiologici, ma è fondamentale distinguere tra normali fluttuazioni e dinamiche disfunzionali.
(dalla rete)

Alti e bassi

Come altanenante sentire
passione indiscreta sfinisce
e sopravviene così intenso
 momento pudico, il mentre.
 
Offuscati dai sensi cademmo 
facili prede del flebile mantra
che i corpic onduce allunione
imperfetta, contigua passione.
 
 Sopravviene ora quell'attimo
di puerile vergogna, schiva
come noi cocci di vetro colorato
smussati dal mare che siamo...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
 
Mentre gli alti aiutano a crescere e a consolidare il legame, i bassi prosciugano le energie e possono creare dipendenza affettiva.

lunedì 18 maggio 2026

Prime tristezze

Le prime tristezze
, celebre poesia di Marino Moretti contenuta nella raccolta Poesie scritte col lapis (1910), ruota attorno alla scoperta del senso di colpa e del disincanto attraverso il fallimento di un piccolo atto di ribellione infantile: marinare la scuola. 
Quanto lontana dalla mentalità moderna questa poesia su una fuga da scuola vissuta con rimpianto, senso di colpa, puro dolore! 
Le ore che non passano: non sono oggi, per i nostri studenti, piuttosto, quelle dentro l’aula? Un mondo rovesciato, in cui si staglia l’eco dell’appello perduto, e si imprimono nella memoria quei due cognomi reiterati (dalla rete).
 

Le prime tristezze

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: “Non ci voglio andare”
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.

E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l’ore… l’ore non passavan mai.

Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d’esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all’appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l’abisso dell’ignoto.

E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: “Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?”.

O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.

E quante volte domandai
l’ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l’ore… l’ore non passavan mai.

Chi mi darà, chi mi darà quell’ore
così perdute dell’infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,

non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch’è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.

Marino Moretti

“Le prime tristezze” è una poesia che parla di scuola, è una specie di confessione lirica che risente della poetica di Gozzano e di Govoni. In questa composizione Moretti ricorda con tristezza quel “marinare la scuola” di cui molti letterati hanno parlato con accenti e toni seri, ironici, scherzosi, satirici e che ognuno di noi ricorda almeno una volta nella sua vita scolastica.

Un'infanzia quasi scordata
insieme a tanti amici perduti;
lontani nel tempo sono ricordi
come stille di vera tristezza...

domenica 17 maggio 2026

Natura

Possiamo pensare alla natura come l'universo considerato nella totalità dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano, da quelli del mondo fisico a quelli della vita (sia animale che vegetale) in generale (dalla rete).

Natura

La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.
 
Mario Luzi
Nel verde, comune possesso
dove arrancano i folli del progresso
rimane un'egida fragile, mano
di un dio silvano, baluardo stanco...
 
Il rapporto uomo-natura  ha attraversato una profonda evoluzione, passando da una visione organica e partecipativa nell'antichità a una prospettiva strumentale e di dominio con la modernità, fino alle attuali riflessioni sull'ecologia e la responsabilità etica. 
La natura è stata concepita alternativamente come una forza divina da contemplare, un meccanismo matematico da governare o un ambiente vitale da preservare.