(dalla rete)
a creare scompigli a questi silenzi;
rimangono nodi inespressi in gola
e lacrime come gocce di pioggia...
un posto per capire
un posto per pensare
un posto per sostare quell'attimo
Iersera la festa dei vivi colori,
vampata di risa e di lazzi iersera!
La festa del grigio è stamane,
del grigio di piombo.
S’è fa a la luce assai tardi,
la strada è ravvolta nel grigio silenzio.
Non s’ode che l’eco di sonno,
di sonno di piombo.
La nebbia leggera purifica l’aria
siccome i vapori d’incenso,
ricopre di grigio lo specchio macchiato
che ancora nell’ombra rifle e
gli sprazzi scarla i di risa,
di risa e di lazzi.
Riposano ai piedi dei le i di sonno profondo
gualciti gli stracci dai vivi colori.
La festa del grigio è stamane.
Rasentan le mura,
coperte di brune mantiglie,
beghine ricurve,
rasentan le mura silenti.
Insiste argentino l’invito alla messa:
la prima.
Con passo fasciato vi corron le piccole figlie.
La strada è ravvolta nel grigio silenzio.
L’invito argentino si tace.
Più nulla.
La messa incomincia.
Più ratte rasentan le mura le brune mantiglie,
più rade si fanno ed il passo ne cessa.
Soltanto la nebbia leggera
tranquilla rimane al suo giorno di festa:
la festa del grigio è stamane.
Aldo Palazzeschi
Festa grigia porta la dedica al poeta
ed amico Marino Moretti, probabilmente per quel colore grigio così amato dallo
scrittore romagnolo, come si può evincere dai tanti suoi versi in cui viene
evocato.
Ma non è da dimenticare che il grigio è uno dei colori preferiti un
po' da tutti i poeti crepuscolari.
Quanto all'argomento trattato da questi versi, si
tratta di un mattino nebbioso che segue una notte di festa grande (forse
carnevalesca).
Come in molte altre poesie di Palazzeschi - e si fa riferimento
soprattutto alle sue prime raccolte - il tutto è avvolto da un'atmosfera
altamente misteriosa e da un'immobilità spaventosa, che fa apparire quel
paesaggio, quasi ultraterreno: sia per la sola presenza vitale rappresentata
dalle beghine che si recano quasi furtivamente alla prima messa; sia per
l'unico rumore presente, che è quello delle campane che annunciano l'inizio del
rito religioso. Inutile aggiungere che in questa poesia, il poeta toscano
riesce, una volta di più, ad affascinare il lettore come pochissimi altri poeti
hanno saputo fare (dalla rete).
In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.
Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.
Salvatore Quasimodo
Khalil Gibran
Uno vive come può.
La stanza della vita
è solita essere disordinata e sporca,
come al risveglio dopo
una notte agitata.
Uno scrive come può.
E se non bussi prima alla porta
corri il rischio di ritrovarti
davanti al poeta nudo,
in abiti da uomo.
Alfonso Brezmes
La poesia di Brezmes nasce dal silenzio e torna al silenzio guidata
dalla «meraviglia», ovvero, dalla capacità dell’essere umano di
sorprendersi di fronte alla realtà empirica, e dalla «curiosità»,
ovvero, dalla tendenza naturale a filosofare.
Oltre alla carriera letteraria, Alfonso Brezmes lavora come
rappresentante del suo paese presso la Corte europea dei diritti
dell'uomo.
(dalla rete)
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A nessuno peggiore di te, Vezio schifoso, si può dire
quel che si dice a ciarlatani e sciocchi:
se mai ne avessi bisogno, potresti leccar culi
e scarponi con questa tua linguaccia.
E se in un colpo, Vezio, vorrai ammazzarci tutti,
apri la bocca: otterrai in un colpo ciò che tu vuoi.
Publio Valerio Catullo
Non ci sono certezze storiche sull'identità precisa di questo personaggio. Alcuni studiosi ipotizzano potesse trattarsi di un delatore o di un avversario politico, ma nel contesto del Liber rimane la figura emblematica del "leccaculo" o del maldicente che Catullo, seguendo la poetica dei neoteroi, amava colpire con il suo spirito caustico.
Canzone
Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.
Fin che ci saran nuvole sopra Torino
sarà bella la vita. Sollevo la testa
e un gran gioco si svolge lassú sotto il sole.
Masse bianche durissime e il vento vi circola
tutto azzurro – talvolta le disfa
e ne fa grandi veli impregnati di luce.
Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche
copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.
Molte volte levandomi ho visto le nuvole
trasparire nell’acqua limpida di un catino.
Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra.
Le città sterminate somiglian foreste
dove il cielo compare su su, tra le vie.
Come gli alberi vivi sul Po, nei torrenti
cosí vivono i mucchi di case nel sole.
Anche gli alberi soffrono e muoiono sotto le nubi
l’uomo sanguina e muore, – ma canta la gioia
tra la terra ed il cielo, la gran meraviglia
di città e di foreste. Avrò tempo domani
a rinchiudermi e stringere i denti. Ora tutta la vita
son le nubi le piante e le vie, perdute nel cielo.
[12-20 dicembre 1931]
Cesare Pavese
Non ci sono mai suicidi nel quartiere tra la gente che si conosce
Suicidi riusciti.
Un ragazzo cinese s’ammazza ed è morto.
(continuano a mettergli la posta nel casellario al Dome)
Un ragazzo norvegese s’ammazza ed è morto.
(nessuno sa dov’è andato l’altro norvegese)
Una modella, la trovano morta,
sola nel suo letto e morta assai.
(e non parliamo dei fastidi che tu o questo ha dato alla concierge)
Olio d’oliva, bianco d’uovo, senapismi, schiuma di sapone
e sonde gastriche salvano la gente che si conosce.
La gente che si conosce la si trova ogni pomeriggio al caffè.
Parigi, 1922
Ernest Hemingway
Three Stories & Ten Poems (1923
Jim Morrison
Questa celebre frase,
attribuita al chitarrista cantante
Jim Morrison,
simboleggia il potere
salvifico della musica
sull'odio e la violenza.