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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 28 febbraio 2026

Passione.., Totò

La parola passione racchiude un'energia travolgente che, paradossalmente, affonda le sue radici nella "passività".
 

Passione

Sulla mia bocca ancora c'è il sapore
delle tue labbra come un fiore rosso,
l'alito profumato, il tuo calore
di questa febbre che mi hai messo addosso:

mi brucia questa febbre nelle vene
e sol per te questo mio cuore duole,
duole d'amor perché ti vuole bene:
morir d'amor per te, sol questo vuole.

Bella superba come un'orchidea,
creatura concepita in una serra,
nata dal folle amore d'una Dea
con tutti i più bei fiori della terra.

Dal fascino del mare misterioso
che hai negli occhi come calamita
vorrei fuggir lontano, ma non oso,
signora ormai tu sei della mia vita.

Come uno schiavo sono incatenato
alle catene della tua malia
e mai vorrei che fosse ahimè
spezzato il dolce incanto della mia follia.

Antonio De Curtis
"Totò"

Secondo il Centro Moses (si occupa di Psicologia e Psicoterapia), la passione è una delle tre componenti fondamentali del "triangolo dell'amore", guidata da mediatori chimici come la dopamina e la serotonina.
 
Nell'immaginario prorompe
e incombe l'immagine di Lei
che mostra il desiderio nascosto;
io vedo e non riesco ad afferrare...
La passione (dal greco πάσχω "soffrire, da agire" e dal tardo latino passio "passione; sofferenza") è un sentimento di intenso entusiasmo o desiderio irresistibile per qualcuno o qualcosa.
La passione è la scintilla dell'attrazione fisica e del romanticismo.
La passione è un'emozione intensa e coinvolgente che può manifestarsi in vari ambiti della vita, come l'amore, il lavoro, gli hobby e le cause sociali. 
Dal punto di vista neuroscientifico, coinvolge l'attivazione di diverse aree cerebrali associate al piacere.
(dalla rete)

venerdì 27 febbraio 2026

Lontana... lontana (human touch)

 
Il desiderio mi brucia
il desiderio di cose belle
che ho viste e non vissute.
Il desiderio mi brucia
ed impera ardente e solo
nel mio cuore e nel mio cervello.
Desidero tante cose
che ho viste in trasparenza
di musica fiori e profumi.
Di luci e di brusii strani
che avvicinano l'anima alla poesia.
 Che è questa voce?

È il mio violino che canta
(Strano. Eppure io non ci sono!)
E questa vertigine insolita?
È quella che provo quando La vedo.
Tutto pare uno strano capogiro di febbre
pieno di tanti frantumi di cristallo
che scintillano e tintinnano
tintinnano, tintinnano e scintillano ...

... ed in questa vertiginosa ridda
ancora la vedo, bella e quasi assente
immensamente bella
ma lontana...
... lontana...

lontana...
... come la musica...
... come l'inebriante profumo...

... come le luci che ora sono
nel silenzio spente.
8 marzo 1929

Cesare Pavese

Il contatto umano non è solo un’interazione fisica, ma un bisogno biologico e psicologico primordiale.
Nonostante viviamo in un'era iperconnessa, la tecnologia può paradossalmente alimentare un senso di isolamento.
La mancanza di "human touch" fisico e diretto può portare a stress, insonnia e difficoltà relazionali.
(dalla rete)

Impossibilità concreta affina
idee che paiono stolide e vane;
alla ricerca di modo, contatto
fosse solo silente ma intenso...

giovedì 26 febbraio 2026

Enorme e piccolo

Enorme

E' enorme, dicesti, l'immagine
che di te  ho dipinto nel cuore
sei qualcosa che, imprevisto,
vorrebbe solcare il mio mare
come aratro preziosa a quel seme
che più non potrà dare frutto.
Sei presenza ingombrante
che vibra a ogni minimo tocco
come corda inverosiilmente tesa
che pare prossima a spezzarsi
e liberare l'ingorgo di dentro.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate
 
 In italiano, i termini piccolo ed enorme rappresentano due estremi opposti riguardanti le dimensioni o l'intensità. "Piccolo" ed "enorme" sono aggettivi contrari che descrivono dimensioni estreme: il primo indica qualcosa di ridotte dimensioni, il secondo qualcosa di grandezza ritenuta eccezionale.
(dalla rete)

mercoledì 25 febbraio 2026

Desiderio

Ho un desiderio di te stasera

Ho un desiderio desolato di te stasera. Ahimè stasera e sempre.
Ma stasera il desiderio è di qualità nuova.
È come un tremito infinitamente lungo e tenue.
Sono come un mare in cui tremino tutte le gocciole,
tremano tutte le ali dell’anima,
tremano tutte le fibre dei nervi,
tremano tutti i fiori della primavera
e anche le nuvole del cielo
e anche le stelle della notte
e anche la piccola luna trema.
Trema sui tuoi capelli che sono una schiuma bionda.
Ho la bocca piena delle tue spalle,
che sono ora come un fuoco di neve tiepida disciolta in me.
Godo e soffro.
Ti ho dentro di me e vorrei tuttavia sentirti sopra di me.
Non mi hai lasciato tanta musica partendo.
Stanotte tienimi sul tuo cuore,
avvolgimi nel tuo sogno,
incantami col tuo fiato,
sii sola con me solo.
Oh melodia melodia…
Tremano tutte le gocciole del mare.

Gabriele D'annunzio  

Desiderio (Ho desiderio di te stasera), fu scritta da Gabriele d’Annunzio nell’equinozio di primavera del 1907.
La datazione assume una carica simbolica importante, in quanto nel testo è presente un riferimento al rinnovamento portato dalla nuova stagione e al ricongiungimento tra cielo e terra che diventa metafora dell’unione passionale tra gli amanti.

Nell'immenso desideratamente,
stanco intravedo possibili furie,
mi appunto parole incerte, vane
poi rivedo grondanti le perle...
 
Era dedicata a una donna sposata, la contessa Giuseppina Giorgi Mancini, con cui il poeta intrattenne una relazione clandestina durata circa un anno, dal 1907 sino al settembre 1908 quando Giuseppina fu ricoverata in una clinica per disturbi mentali. Le lettere appassionate tra i due amanti tuttavia non si interruppero, ma continuarono sino al 1938, data di morte del poeta, come testimonia il carteggio edito da Silvana Editoriale nel 2017. 
In nome di quell’amore straziante D’Annunzio crisse anche un diario molto intimo, Solus ad solam, pubblicato postumo da Sansoni editore. Il Vate non si dava pace per lei, Giuseppina, il suo ultimo grande amore (dalla rete).

martedì 24 febbraio 2026

Cuori che piangono

Lasciate Piangere il mio cuore

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.

Marcel Proust

  Questo dissesto che sono urla
impotenza e disappunto, cuori
in eterno subbuglio e ritmi
che sanno di ansie e ritardi...

Un cuore che piange è un'immagine potente che simboleggia tristezza profonda, solitudine o il dolore di una perdita amorosa.

 Laissez pleurer mon cœur

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

Marcel Proust  

La penosa immagine di un cuore piangente richiama sensazioni di tristezza, di pena, di grande malinconia. 
Il tutto associato ad una colpa o ad una promessa che non si è riusciti a mantenere, i cuori che piangono vengono associati a qualcosa che non si è riusciti a realizzare o di cui ci si pente di aver fatto. 

Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l'umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo.
Secondo William Shakespeare infatti il nostro corpo è come un giardino e la mente è il suo giardiniere.
(dalla rete)

lunedì 23 febbraio 2026

Sconcerto

Sconcerto

Sono preda di sconcerto
uando non capisco e vago
ondivago, sbalestrato, solo,
in questo mare di incertezze.

Sono sopraffatto dallo sconcerto
quando prego e non sono convinto,
quando piango e sobbalzo il petto
nei singhiozzi della mia tristezza.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate
 
Lo sconcerto è uno stato di profondo turbamento, disorientamento o perplessità causato da un evento inaspettato o da una notizia incredibile. Si differenzia dalla semplice sorpresa perché implica una perdita di equilibrio interiore e una difficoltà nel comprendere o accettare ciò che sta accadendo (dalla rete).

domenica 22 febbraio 2026

Amari amori impossibili...

Un amore impossibile è un sentimento che, per ragioni esterne o interne, non può tradursi in una relazione reale e quotidiana.

“È un amore impossibile” – mi dici.
“È un amore impossibile” – ti dico.
Ma scopri che sorridi se mi guardi,
e scopro che sorrido se ti vedo.
“Di notte” – tu confessi – “io ti penso…
Ti penso giorno e notte,
e mi domando se stai pensando a me,
mentre ti penso.
… La società, le regole, i doveri…
ma tremi quando stringo le tue mani.”
“Meglio felici o meglio allineati?”
– Ti chiedo. –
E il tuo sorriso accende il giorno,
cambiando veste ad ogni mio pensiero.
“Questo amore è possibile” – ti dico.
“Questo amore è possibile” – mi dici.

Sesto Aurelio Properzio

Spesso viene descritto come quello che "non finisce mai" proprio perché rimane sospeso nell'idealizzazione, nutrendosi di ciò che sarebbe potuto essere anziché della realtà.
L'amore impossibile è un classico intramontabile, un qualcosa che è un misto di fascino e tortura che ha alimentato secoli di passionale letteratura e di struggenti canzoni.

Spesso non è la persona a essere "sbagliata", ma l'incastro: il tempo, la distanza o le circostanze che remano contro
(dalla rete).

Amori, amari passionali
contratte membra assorbono
potere di abbracci e baci,
poi rimane tristezza a volte...

"Amore amaro" è un'espressione che descrive un sentimento contrastante, spesso associato a una relazione tormentata, non corrisposta o finita, che lascia un retrogusto di sofferenza nonostante l'affetto provato.

sabato 21 febbraio 2026

Poesia, commento e riflesso

Il ragazzo che era in me

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]

Cesare Pavese 

La poesia esplora il contrasto tra l'innocenza perduta e la solitudine dell'uomo maturo, un tema ricorrente nella produzione pavesiana. Il testo rievoca immagini d'infanzia e adolescenza, con riferimenti a "prati", "frecce dipinte" e "colori di guerra", simboleggiando un passato selvaggio e vitale che si scontra con la realtà adulta.
 
Passioni, paure ed ansie,
il ragazzo che era in me piange
e si illude ancora di fare
eppure è solo una chimera...
 
L'espressione "il ragazzo che è in me" (o più comunemente "il bambino che è in me") si riferisce generalmente al concetto psicologico dell'infanzia interiore, ovvero quella parte della personalità adulta che conserva la curiosità, la vulnerabilità e la spontaneità dei primi anni di vita (dalla rete).

venerdì 20 febbraio 2026

Specchio poetico

Specchio può essere letta come una poesia di rinascita. Lo sguardo del poeta si concentra sull’incanto dei piccoli germogli che nascono alla luce del sole facendo risplendere i rami che parevano secchi e morti. Salvatore Quasimodo descrive la primavera come il compiersi di un miracolo: è ciò che ridona vita a un paesaggio fermo, congelato nel lungo inverno, che pareva destinato a una perenne immobilità (dalla rete).

 Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Salvatore Quasimodo 

Secondo la critica Quasimodo in questi versi fa propria una sensibilità biovegetale (denominata dendromorfismo), rintracciabile nell’immagine delle gemme nascenti, in cui il ciclo biologico della vita dell’uomo e delle piante viene trasfuso in un destino comune. L’uomo si fonde con l’immagine dell’albero e i sentimenti umani vengono assimilati, in una sorta di simbiosi, all’esistenza naturale.

Un inno alla Primavera, ora,
che arriva con colori più densi
carichi di vita di aria, di sole;
poi ancora un giorno di gelo...

giovedì 19 febbraio 2026

"Sconclusionati"

..sconclusionati impeti di sensi
accavallano ipotesi, studi, cuori;
nel confermare la mia inquietudine
collimo la mente e l'anima...
 
Anonimo
del XIX° secolo
frammenti ritrovati 
 
"Sconclusionati" è un termine perfetto per descrivere qualcosa che non ha né capo né coda. Come aggettivo sconclusionato indica qualcosa privo di coerenza, di connessioni o conclusioni logiche: un discorso, un ragionamento sconclusionato.
Come sostantivo si definisce sconclusionato colui che non è capace di giungere a conclusioni pratiche o anche soltanto di mantenere un minimo di coerenza logica: un ragazzo un po’ sconclusionato; è uno sconclusionato (dalla rete).