La poesia che segue è un inno alla femminilità sensuale della donna amata, una
donna ambivalente, dalla sensualità provocante e infantile (“tête
d’enfant”) al tempo stesso, che non si rivela al poeta e che non gli si
dona pienamente (“Ses yeux où rien ne se révèle”). Egli può avere il suo
corpo, ma non può possedere la sua anima.
Il serpente che danza
Quanto mi piace, cara indolente,
del tuo corpo splendido
veder, come stoffa ondeggiante,
brillar l’epidermide!
Sopra la tua chioma profonda,
pregna d’acri profumi,
mare d’odore forte e vagabondo,
flutti cerulei e bruni,
come una nave che si ridesta
al vento del mattino
sognante l’anima s’appresta
per un cielo lontano.
Dai tuoi occhi nulla traspare
né di dolce né d’amaro,
algide gioie ove son mischiati
il ferro e l’oro.
E nel vederti andare in cadenza,
splendida d’abbandono,
mi sembri un serpente che danza
in alto a un bastone.
Sotto il peso della tua pigrizia
la tua testa d’infante
languida dondola, con pari grazia
d’un giovane elefante,
il tuo corpo si piega e si tende
come naviglio esile
che fila inclinato rituffando
nell’acqua l’albero.
Come fonte gonfia per l’alimento
di ghiacciai mugghianti
se la saliva in bocca ti rimonta
fino all’orlo dei denti,
mi sembra di bere un vino boemo,
amaro e vincitore,
liquido cielo che mi sparge seme
di stelle nel cuore.
Charles Baudelaire
Il poeta si rivolge a una donna con la quale si può dedurre che
abbia una relazione molto intima e passionale; i versi
della poesia esprimono un’aperta, intensa dichiarazione d’amore, un amore
carico di sensualità, erotismo e passione profonda.
La donna fu la compagna e la musa ispiratrice di Charles Baudelaire, Jeanne Duval; il legame tra Baudelaire e Jeanne fu lungo e tempestoso, segnato da passsioni, convivenze, separazioni e continue riconciliazioni.
In quelle sfrenate passioni ho smarrito innocenti, disincantati occhi cerulei;
infilato nel cuore un sospeso rimembra
cose passate, irrisolti momenti e catarsi...
Il poeta, vive una sorta di dipendenza amorosa da lei, come da
una droga, per il fascino che da lei promana, per i suoi baci da cui
sgorga un amaro e forte “vin de bohème”. La danza di Jeanne
ipnotizza il poeta e la donna viene rappresentata con l’immagine del
serpente, animale tentatore e malefico, simbolo del male e del peccato,
del piacere e del pericolo.
(dalla rete)