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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 8 maggio 2026

Muri grafiti

Sul muro grafito
che adombra i sedili rari
l’arco del cielo appare
finito.

Chi si ricorda più del fuoco ch’arse
impetuoso
nelle vene del mondo; in un riposo
freddo le forme, opache, sono sparse.

Rivedrò domani le banchine
se la mraglia e l’usata strada
nel futuro che s’apre le mattine
sono ancorate come barche in rada.

Eugenio Montale 

In questa poesia, il muro non è solo un elemento fisico, ma un simbolo del limite umano e dell'impossibilità di comprendere il senso ultimo dell'esistenza.

Quanto spesso scrivetti e dissi
cose che non, cose che poi;
fitte parole su fogli consunti
pieghe ossidate del tempo...

Il muro grafito limita la visione del cielo: è un'altra immagine di quell'oltre, impedito al poeta dal muro. 
È un altro rimando alla condizione umana, limitata da muri e confini, che fanno precipitare l'uomo nella desolazione e nell'isolamento.
Il termine "grafito" indica un muro inciso, graffiato, che porta i segni del tempo o di chi ha cercato di lasciarvi una testimonianza. 
La poesia riflette sul contrasto tra il passato ("il fuoco ch'arse") e un presente freddo e opaco, dove l'orizzonte (l'arco del cielo) appare finito e bloccato da una "muraglia" (dalla rete).

giovedì 7 maggio 2026

Turbare il silenzio...

 “Prima di parlare domandati
se ciò che dirai corrisponde a verità,
se non provoca male a qualcuno,
se è utile, ed infine se vale la pena 
turbare il silenzio 
per ciò che vuoi dire.”

 Buddha 

"Turbare il silenzio" è un'espressione spesso associata a un noto insegnamento di Buddha, che invita a parlare solo se le proprie parole arricchiscono il silenzio .

Nelle nostre domande i dubbi,
rosposte abbarbicate a concetti
ritenuti utili, posti a sigillo
di incredulità, silenzi e paure...

Il concetto etico della parola si contrappone al silenzio necessario come atto di coraggio contro le ingiustizie

mercoledì 6 maggio 2026

Comare Coletta

Comare Coletta è una donna ormai anziana, che sicuramente in passato ballava ed era ammirata. 
Oggi è il bersaglio di sguardi malefici. 
Le varie voci che ridono di lei sono quelle del pubblico della strada, luogo in cui è costretta ad esibirsi per chiedere l'elemosina. 
Il peccato di Coletta è sporco; stranamente, nessuno dice che cosa sia stato esattamente: Palazzeschi tende infatti alla reticenza, creando così un'atmosfera di mistero intorno a questa insolita figura femminile.
(dalla rete)
 
Comare Coletta

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

– La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
– E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
– Ancora non hanno lasciato cadere
il vivo scarlatto.
– Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
– Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?

– Ricordi le luci, le gemme?
– Le vesti smaglianti?
– Ricordi gli sguardi?
– Ricordi il tuo sozzo peccato?
– Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
di fiori scarlatti
le ride sul petto.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Aldo Palazzeschi 

Vecchie presenze un tempo
gioia per gli occhi e passioni,
ora risa, rughe e vecchiaia;
così come siamo noi tutti...

martedì 5 maggio 2026

Affanno

Achille Regosa "L'affanno"

Affanno
 
Questo vivere in affanno,
Questo dilenzio mattinale
come un sospiro mancato
ritorna il pensiero.
 
Le vicende del cuore
mai risolte, vivide e sole
come un filare di cose
processione dell'anima...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
L'affanno è un concetto che abbraccia sia una dimensione fisica che una emotiva. In ambito medico, è noto come dispnea e si riferisce alla sensazione soggettiva di difficoltà o sforzo nel respirare, spesso descritta come "fame d'aria". In senso figurato, indica uno stato di profonda inquietudine, ansia o preoccupazione.
(dalla rete)

lunedì 4 maggio 2026

Poesia, ricordo e riflesso

Ritorni

Piazza Navona, a notte, sui sedili 
stavo supino in cerca della quiete, 
e gli occhi con rette e volute di spirali 
univano le stelle, 
le stesse che seguivo da bambino 
disteso sui ciotoli del Platani 
sillabando al buio le preghiere. 

Sotto il capo incrociavo le mie mani 
e ricordavo i ritorni: 
odore di frutta che secca sui graticci,
di violaciocca, di zenzero, di spigo; 
quando pensavo di leggerti, ma piano, 
(io e te, mamma, in un angolo in penombra) 
la parabola del prodigo, 
che mi seguiva sempre nei silenzi 
come un ritmo che s'apra ad ogni passo 
senza volerlo. 

Ma ai morti non è dato di tornare, 
e non c'è tempo nemmeno per la madre 
quando chiama la strada, 
e ripartivo, chiuso nella notte 
come uno che tema all'alba di restare . 

E la strada mi dava le canzoni, 
che sanno di grano che gonfia nelle spighe, 
del fiore che imbianca gli uliveti 
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie ; 
risonanze nei vortici di polvere, 
cantilene d'uomini e cigolio di traini 
con le lanterne che oscillano sparute 
ed hanno appena il chiaro di una lucciola. 

Salvatore Quasimodo

Una poesia del ricordo, mamma
e ricordo il tuo viso, il sorriso
così raramente espresso
eppure velato di infinito amore...

domenica 3 maggio 2026

Kahlil Gibran e Mary Haskell

La relazione tra Kahlil Gibran e Mary Haskell è stata una delle collaborazioni intellettuali e affettive più profonde del XX secolo. 
Mary Haskell, preside di una scuola femminile a Boston e mecenate, non fu solo l'amore platonico del poeta, ma la sua principale sostenitrice.
Le loro lettere, note come Mio amato profeta, rivelano un amore che ha superato la distanza fisica.
(dalla rete)
 
Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. 
Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. 
Mi ricordano del mio vero me. 
Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. 
Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui poter riposare da qualche parte.
Il luogo di riposo della mia anima è un bellissimo boschetto in cui vive il mio pensiero di te.

 Nelle solitarie elucubrazioni
rimane un filo di pensieri,
di volti, chiari, sempre vividi
e le voci che ancora io sento... 
 
La relazione tra Kahlil Gibran e Mary Haskell (1908-1931) fu un profondo legame intellettuale, amoroso e spirituale. Haskell, preside e mecenate americana, fu la musa e sostenitrice economica del poeta, documentando la genesi di opere come Il Profeta nel suo diario. 
Oggi, queste lettere sono considerate una testimonianza preziosa non solo della vita privata dello stesso Kahlil Gibran, ma del processo creativo che ha dato vita a uno dei testi più letti al mondo.

sabato 2 maggio 2026

Into the "blues"

Il blues è un genere musicale nato nelle comunità afroamericane del Profondo Sud degli Stati Uniti verso la fine del XIX secolo.
Caratterizzato da un'intensa carica emotiva, il termine deriva dall'espressione inglese "blue devils", che indica uno stato di malinconia o tristezza.

 Il Blues dei blues

Non c’è nulla di male a portare una bimba
nella propria stanza a sentire un gramofono.
Ma veniva il momento che i dischi morivano
soli e nessuno di noi due li ascoltava.
Si capisce – eravamo piú giovani ancora di loro
e quelle arie, quei suoni cantavano forte la vita.

Il male cominciò con me seduto
sul sofà e la ragazza che canterellando scendeva
a rimettere un disco dei soliti – un blues.

Erano cose gaie d’America, anche i blues
ma sentirli ripetere – sempre gli stessi –

e vederli ripetere, sempre, dalla medesima mano.

Ora – parlo soltanto di ieri – ma il giorno è venuto
che darei, darei tanto per tornare a vedere
la ragazza salirsene canterellando da me
e rimettere il disco d’un tempo – anche un blues.
(novembre 1931)

Cesare Pavese

Into the blue, troppo spesso
e gli sorrisi scarni nelle foto,
un black & white del tempo
come un abbraccio, lontano... 
 
Il blues è un genere musicale nato negli Stati Uniti meridionali tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, creato dalla comunità afroamericana dalle canti di lavoro. Caratterizzato da una struttura di 12 battute, note abbassate ("blue notes") e temi di malinconia o riscatto, ha influenzato profondamente la musica moderna.
(dalla rete)

venerdì 1 maggio 2026

Primo Maggio di festa

Primo Maggio

Onirche immagini e visi
come bandiere rosse al sole
e ancora umidi percorsi
di pioggia o lacrime dense.
 
Attimi, istanti, insieme, invisi
al potere che dispensa parole
inutili e ancora vani discorsi
che il tempo magnanimo spense.
 
Primo maggio ancorato a derisi
ideali come al cuore ora duole
il ricordo dei tempi trascorsi,
 canzoni, emozioni, immense...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
Il 1° maggio 1900, all'alba del nuovo secolo, la festa dei lavoratori era già una tradizione consolidata da quasi un decennio (dal 1891 in Italia), nata per commemorare le lotte per le 8 ore (dalla rete).