Sed non satiata
Bizzarra divinità, bruna come le notti,
profumata di muschio misto all’avana,
opera di un qualche obi, Faust della savana,
strega dai fianchi d’ebano, figlia della notte buia,
preferisco all’oppio, alle notti, alla costanza
il liquore della tua bocca, in cui trionfa l’amore.
A te i miei desideri si volgono in carovana
e i tuoi occhi sono cisterne che dissetano i miei tormenti.
o demone impietoso, versami meno fiamme:
io non sono lo Stige che può stringerti nove volte,
per smorzare il tuo ardore e metterti alle strette
nell’inferno del tuo letto divenire Proserpina!
Charles Baudelaire
Il poeta confessa di preferire l'inebriante "elisir della tua bocca" agli oppiacei o alle notti di sonno (quasi che il sesso possa superare in qualche modo la dipendenza dalle droghe abitualmente utilizzate dal poeta).
C'è un costante senso di dipendenza da questo amore oscuro e passionale che non trova mai requie e non riesce a soddisfare del tutto la sua sete di tormento.
La seconda parte del componimento si
focalizza sull'insaziabilità dei desideri. Il poeta descrive i grandi
occhi della donna come "cisterne" in cui abbeverare le proprie angosce.
Invocandola come un demone impietoso, le chiede di versare meno fiamme,
ammettendo la sua impotenza di fronte a una passione così travolgente e
carnale.











