zone d'ombra
un posto per capire
un posto per pensare
un posto per sostare quell'attimo
L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.
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venerdì 19 giugno 2026
"Here we are..."
giovedì 18 giugno 2026
Greppi al mare
Il poeta descrive la discesa verso il mare ligure lungo ripidi sentieri aridi (quali sono i greppi appunto), abbandonando l'angoscia del tempo per cercare una fusione panteistica con la natura (dalla rete).
Scendendo qualche voltagli aridi greppi ormai
divisi dall'umoroso
Autunno che li gonfiava,
non m'era più in cuore la ruota
delle stagioni e il gocciare
del tempo inesorabile;
ma bene il presentimento
di te m'empiva l'anima,
sorpreso nell'ansimare
dell'aria, prima immota,
sulle rocce che orlavano il cammino.
Or, m'avvisavo, la pietra
voleva strapparsi, protesa
a un invisibile abbraccio;
la dura materia sentiva
il prossimo gorgo, e pulsava;
e i ciuffi delle avide canne
dicevano all'acque nascoste,
scrollando, un assentimento.
Tu vastità riscattavi
anche il patire dei sassi:
pel tuo tripudio era giusta
l'immobilità dei finiti.
Chinavo tra le petraie,
giungevano buffi salmastri
al cuore; era la tesa
del mare un giuoco di anella.
dal chiuso vallotto alla spiaggia
la spersa pavoncella.
EugenioMontale
mercoledì 17 giugno 2026
Attesa
| Iryna Bondar «Attesa infinita |
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio.
Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra. Prosegui.
Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada.
Prendi quella e nessun’altra.
Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella appresso, subito dopo una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?”
Raymond Carver
Attesa, spesso raffigurata con la figura scura di una persona che aspetta l'arrivo di qualcuno, evoca un'atmosfera misteriosa ed elegante o rappresentata da un passeggero controluce davanti alla grande vetrata di un aeroporto o di una stazione, che osserva i binari o le piste al tramonto (arrivi o partenze?).
martedì 16 giugno 2026
Algida e sinuosa
Le vesti ondose hanno riflessi d’iride,
quando cammina par che muova a danza,
ai serpenti somiglia che i giocolieri
sopra i bastoni agitano in cadenza.
Come la sabbia e il cielo del deserto,
sordi alla sofferenza del vivente,
come dell’onda l’intricato crespo,
lei si disvolge fredda, indifferente.
Gli occhi limpidi son pietre ammalianti,
e in quell’essenza simbolica e strana
che l’angelo all’antica sfinge fonde,
dove tutto è oro, luce, diamante,
sempre risplende come stella vana
l’algida maestà feconda.
Charles Baudelaire
La poesia è un ritratto magnetico e inquietante della donna-idolo, algida, sinuosa e indifferente alle sofferenze umane, incarnazione della bellezza puramente estetica, sterile e geometrica.
lunedì 15 giugno 2026
"Lontana"
Lontana è il femminile singolare dell'aggettivo "lontano", utilizzato per indicare qualcosa o qualcuno che si trova a una distanza considerevole, nello spazio o nel tempo. Può riferirsi a distanze fisiche (es. una città remota), temporali (es. un'epoca passata), oppure concettuali (es. idee differenti) (dalla rete).
domenica 14 giugno 2026
Parca cena
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"Natura morta con pane e uova" |
La cena degli infelici
Seduti alla tavola lunga, strettina,
gl’infelici sono undici.
Imbandimento del massimo lusso.
Gran copia di fiori
nei vasi d’oro e d’argento,
cristalli squillanti e lucenti.
Tutti in fila, gli undici,
seggono nella massima rigidità,
senza mai volgersi
di qua o di là.
Han tutti le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti,
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
e guardano il piatto di scorcio.
Sol uno,
ch’è intento a ripetere sulla tovaglia,
con la sua forchetta,
instancabilmente la solita lettera:
un’o.
E uno,
che rotola rotola il suo legasalvietta
su e giù
giù e su.
I piatti davanti si cambiano in fretta.
Minestre fumanti,
delizia di purè,
centomila saporosi patè.
Non toccano cibo, gli undici,
immobili guardan di scorcio
il passare veloce dei piatti davanti.
Legumi degli orti proibiti
meravigliosamente conditi,
tacchini, beccacce, pernici,
si mutan nei piatti degli infelici.
Tenerissime erbette,
i più ricercati e inverosimili dolci,
biscotti, gelati, sufflè,
rubicondissime frutta.
Si mescono vini di tutti i colori
nei più svariati bicchieri,
champagne, caffè, liquori.
Immobili, gli undici,
le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti
nella massima rigidità,
neppure una volta si volgono
di qua o di là;
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
senza mai un cenno di meraviglia
guardano il piatto di scorcio.
AldoPalazzeschi
Sebbene la "cena parca" più famosa della storia dell'arte globale sia il capolavoro pre-espressionista "I mangiatori di patate" (qui a fianco) di Vincent van Gogh (1885), il Neorealismo italiano ha declinato questo tema con uno stile monumentale, spigoloso e profondamente sociale e politico (dalla rete).
sabato 13 giugno 2026
Satie e Debussy
Erik Satie spinse Claude Debussy
a distaccarsi dal modello wagneriano per cercare una via puramente
francese e legata alla pittura moderna degli artisti impressionisti.
Si influenzarono a vicenda, traghettando la musica europea dal Simbolismo alle soglie delle avanguardie moderne.
Le armonie libere e statiche
delle celebri Gymnopédies di Erik Satie (1888) anticiparono e ispirarono le innovazioni armoniche del linguaggio musicale impressionista di Claude Debussy.
Erik Satie e Claude Debussy hanno vissuto un rapporto unico fatto di profonda amicizia, reciproca influenza e ironiche rivalità. Insieme hanno rivoluzionato la musica francese a cavallo tra il XIX e il XX secolo, rompendo i legami con il rigido tradizionalismo accademico e la monumentale eredità di Richard Wagner (dalla rete).
venerdì 12 giugno 2026
Lettera di Johnny Cash a June Carter Cash (1994)
Buon compleanno principessa,
ormai siamo vecchi e ci siamo abituati l’uno all’altra.
La pensiamo nello stesso modo.
Leggiamo la mente dell’altro.
Sappiamo quello che l’altro vuole anche senza dirlo.
A volte ci irritiamo anche un po’.
Forse a volte ci diamo anche per scontati.
Ma ogni tanto, come oggi, medito su questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la vita con la più grande donna che abbia mai incontrato.
Continui ad affascinarmi e ad ispirarmi.
La tua influenza mi rende migliore.
Sei l’oggetto del mio desiderio,
la prima ragione della mia esistenza.
Ti amo tantissimo.Buon compleanno principessa,
John
Johnny Cash e June Carter Cash sono stati una delle coppie più iconiche della storia della musica country. Legati da un sodalizio artistico e sentimentale durato oltre tre decenni, hanno unito le loro vite nel 1968 dopo anni di complesse vicende personali, diventando un punto di riferimento per l'autenticità e la devozione reciproca.
(dalla rete)
Una volta scrivevo lettere,passionali, piene di cose;ora leggo lettere di altripassionali, piene di cose...
giovedì 11 giugno 2026
Rifugi
In alto c'è un pino distorto;
sta intento ed ascolta l'abisso
col fusto piegato a balestra.
Rifugio d’uccelli notturni,
nell’ora più alta risuona
d’un battere d’ali veloce.
Ha pure un suo nido il mio cuore
sospeso nel buio, una voce;
sta pure in ascolto, la notte.
Salvatore Quasimodo
Nella poesia, il pino piegato dal vento e teso ad ascoltare l'abisso fa da rifugio agli uccelli notturni che, nell'ora più alta, si alzano in volo.
Il poeta instaura un parallelismo tra questo albero e il proprio cuore, anch'esso descritto come un nido sospeso nel buio e in costante ascolto nella notte.
La poesia evoca un'atmosfera di solitudine e attesa, in cui il pino distorto funge da riparo per gli uccelli prima del buio.
(dalla rete)
mercoledì 10 giugno 2026
Descrizione, poesia e riflesso
Evoluzione
Ogni forma che vedi ha il suo Tipo supremo nell’Oltrespazio:
se la forma scompare, non temere: la sua radice è eterna.
Ogni immagine che vedi, ogni discorso che ascolti
non penarti quando scompare, ché questo non è vero.
Poiché eterna è la fonte, i suoi rami scorrono sempre,
e poiché ambedue mai cessano, inutile è il lamento.
Considera l’Anima come fontana e le opere sue come rivoli:
finché la fonte dura ne scorrono freschi ruscelli.
Via dal cervello il dolore, e di quest’acqua pur bevi;
non temer che si secchi, è acqua senza sponde!
Da quando tu venisti in questo mondo d’esseri
davanti ti fu messa, a salvarti, una scala.
Fosti dapprima sasso, poi diventasti pianta,
e ancora poi animale: come ciò t’è nascosto?
Poi diventasti Uomo con scienza, mente, e fede:
guarda come ora è un Tutto quel corpo, già Parte di terra!
E, trascorso oltre l’Uomo, diverrai Angelo certo,
oltre questa terra, dopo: il tuo luogo è nei cieli.
E passa ancora oltre l’Angelo e in quel Mare ti immergi:
così tu, goccia, sarai mare immenso ed Oceano.
Smetti di parlar di “Figlio”, dì col cuore: “Uno”.
Se il tuo corpo è vecchio, a che temere, se l’anima è giovane?
Gialal al-Din Rumi











