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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 29 maggio 2026

Palmira


Palmira
 
Logorata dal tempo
ma non nel cuore,gonfio
di scale salite a fatica
nella Savona tua e nostra.
 
Il tempo, le cose di vita
come l'amore, le gioie,
profondamente intima,
la mia disperata rincorsa.

Ricordiamo ricordi?
discussioni di ore e ragioni,
sigarette, sonno, pazienza
e sulle spalle il mondo.

Parte di me ti scongiura
ti chiede un saluto da dare
quando sarai nell'eterno
col tuo sorriso materno...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate 
 
Non mi è solito commentare queste poesie,
ma stavolta ne sento il bisogno, urla
la mia impotenza a gestire il fiume del ricordo
spero solo di rivederti un giorno felice...

giovedì 28 maggio 2026

Segnale

Un segnale percepito  è l'interpretazione soggettiva e cognitiva che un sistema (sia esso biologico o artificiale) elabora a partire da uno stimolo fisico grezzo.

Segnali
Giù, dentro,profondo
lo sento... segnale, silenzio;
confondo le carte,i discorsi,
giù, sotto,nel cuore...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate 
 
È il risultato finale del filtraggio 
e dell'elaborazione di un segnale originale,
che tiene conto del contesto, 
del rumore di fondo 
e dei limiti del ricevitore.
(dalla rete)

mercoledì 27 maggio 2026

Che allegria, vivere

L'allegria di vivere è uno stato di benessere profondo e leggerezza. Più della felicità, che è duratura, la gioia è un'emozione momentanea che si coltiva focalizzandosi sulla gratitudine quotidiana, accettando le fasi di tristezza come temporanee e apprezzando le piccole cose del presente (dalla rete).

Che allegria, vivere

Che allegria, vivere
e sentirsi vissuto.
Arrendersi
alla grande certezza, oscuramente,
che un altro essere, fuori di me, molto lontano
mi sta vivendo.
Che quando gli specchi, le spie,
mercurio, anime brevi, confermano
che sono qui, io, immobile,
serrati gli occhi e le labbra,
chiuso all’amore
della luce, del fiore e dei nomi,
la verità transvisibile è che cammino
senza i miei passi, con altri,
là lontano, e lì
sto baciando fiori, luci, parlo.
Che esiste un altro essere con cui io guardo il mondo
perchè sta amandomi con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce con cui io dico cose
non sospettate dal mio gran silenzio;
ed è che anche mi ama con la sua voce.
La via – che slancio ora! -, ignoranza
degli atti miei, che lei compie,
in cui lei vive, duplice, sua e mia.

E quando lei mi parlerà
di un cielo scuro, di un paesaggio bianco,
ricorderò
stelle che non ho visto, che lei guardava,
e neve che nevicava nel suo cielo.
Con la strana delizia di ricordare
di aver toccato ciò che non toccai
se non con quelle mani
che non raggiungo con le mie, tanto distanti.
E spogliato di sé potrà il mio corpo
riposare, tranquillo, morto ormai. Morire
nell’alta certezza
che questo viver mio non era solo
il mio vivere: era il nostro. E che mi vive
un altro essere di là della non morte.

Pedro Salinas 

Nel dualismo ricerchiamo
un senso di comunione
come unione inscindibile
che spesso si scioglie...
 
L'allegria di vivere (spesso definita anche "gioia di vivere") è una potente forza interiore e un atteggiamento mentale orientato al benessere, alla leggerezza e alla gratitudine quotidiana. 
Non si tratta di una felicità superficiale o perenne, ma della capacità di assaporare il presente e accogliere ogni cambiamento con energia positiva.

martedì 26 maggio 2026

Poesia e riflesso

Le maestrine

Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti
dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato,
le mie belle colline – hanno un frutto migliore
che fantastico sempre e non ho morso mai.
Quando si hanno sei anni e si viene in campagna
solamente l’estate, è già molto riuscire
a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba
coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche.
Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati,
si parlava di donne tra un gioco e una lite
e quegli altri sapevan misteri e misteri
sussurrati ghignando nell’ozio divino.
Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora
– la domenica – parasolini passar dal paese;
ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi.

Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre
sul terrazzo a trovarci bei parasolini,
vesti chiare d’estate, parole ridenti:
maestrine. Parlavan magari di libri
imprestati tra loro – romanzi d’amore –
e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto
e non pensavo ancora alle braccia scoperte,
ai capelli assolati. Il mio solo momento
era quando sceglievano me per guidare il gruppetto
a mangiare dell’uva e sedersi per terra.
Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero
se non avevo già l’innamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte.

Una volta incontrai sulla Strada Ferrata
la piú schiva di queste ragazze, una faccia un po’ assorta
ma bruciata di biondo e parlava italiano.
La chiamavano Flora. Io gettavo in quel mentre
sassi al disco dei treni. L’amica mi chiese
se sapevano a casa di quelle prodezze.
Io confuso. E la povera Flora mi prese con sé
perché andava – mi disse – a trovar mia sorella.
Era un gran pomeriggio dei primi d’estate
e per stare un po’ all’ombra e arrivare piú presto
ci buttammo nei prati. Vicino a me Flora
mi chiedeva qualcosa che piú non ricordo.
Arrivammo a un ruscello ed io volli saltarlo:
finii mezzo nell’acqua, tra l’erba.
Dall’altra parte Flora rise forte,
poi si sedé e ordinò che non guardassi.
Ero tutto agitato. Sentivo sciacquare
la corrente, sciacquare e mi volsi improvviso.
Svelta com’era e forte nel corpo nascosto,
la mia amica scendeva la riva, le gambe scoperte,
abbagliante. (Era ricca Flora e non lavorava).
Mi rimproverò un poco coprendosi subito,
ma ridemmo alla fine e le porsi la mano.
Per la via del ritorno ero troppo felice.
Ma quando fummo a casa, niente busse.

Come Flora, a ventine ce n’è ai miei paesi.
Sono il frutto piú sano di quelle colline,
i parenti arricchiti le fanno studiare
e qualcuna ha mietuto nei campi.
Hanno volti sicuri che ti guardano seri e son tanto golosi:
signorine si vestono come in città.
Hanno nomi fantastici presi nei libri,
Flora, Lidia, Cordelia ed i grappoli d’uva,
i filari dei pioppi, non sono piú belli.
Me ne immagino sempre qualcuna che dica:
Il mio sogno è di vivere fino a trent’anni
in una casa in cima a una collina
ben battuta dal vento e accudire soltanto
alle piante selvatiche spuntate lassú.
Sanno bene che cos’è la vita: alle scuole
passano in mezzo a tutte le miserie,
le bestialità aperte di piccoli bruti,
e sono sempre giovani. Da vecchie…
ma non voglio pensarle da vecchie, per me
le avrò sempre negli occhi, le mie maestrine,
col bel parasolino, vestite di chiaro,
– la collina un po’ scabra e bruciata, per sfondo –
il mio frutto, il piú buono, che ogni anno rinnova.

Cesare Pavese

Il passato in ricordi veloci,
ragazzi intenti alla vita e il sole
a scaldare roventi muri
di una piccola città...

lunedì 25 maggio 2026

Donne...

Nella poesia di Charles Baudelaire, la "donna vampiro" rappresenta la figura della femme fatale che prosciuga le energie vitali e spirituali del poeta, incarnando un amore distruttivo, carnale e ossessivo da cui è impossibile liberarsi.
(dalla rete)
 
Il vampiro

O tu che con la lama di un coltello
nel mio cuore dolente sei entrata,
tu che con la potenza di un drappello
di demoni sei venuta, adornata

e folle, tu che del mio animo vinto
hai fatto il tuo giaciglio, il tuo maniero,
o essere infame, a te io sono avvinto
come alla sua catena il prigioniero,

come al suo gioco chi l’azzardo sogna,
come al fianco s’attacca il bevitore
e come al verminaio la carogna.
Sii maledetta, e maledetta ancora.

Spesso ho pregato il veloce pugnale
che mi riconsegnasse a libertà,
ho chiesto all’empio veleno mortale
di soccorrer la mia pavidità.

E invece, ahimé, presi da grande sdegno,
il pugnale e il veleno m’hanno detto:
“D’essere liberato non sei degno
da questo tuo servaggio maledetto,

idiota; se da questo tuo martirio
ti liberasse la nostra fatica,
i tuoi baci ridarebbero vita
al cadavere di quel tuo vampiro”.

Charles Baudelaire

Per Baudelaire, l'amore non è una forza salvifica o spirituale, ma una deviazione che accentua lo Spleen (la noia angosciosa dell'esistenza)
Il vampirismo diventa così l'allegoria di una mutilazione dell'anima: la donna-vampiro succhia l'ispirazione e la dignità dell'uomo, trasformando l'amante in un complice sottomesso della propria stessa rovina.
 
Invaghirsi, consumarsi,dolersi,
in contesti di ridicole mosse
vedo tentativi goffi e vani;
chi va spesso non torna...

domenica 24 maggio 2026

Anthem

Questa celebre frase, tratta dalla canzone Anthem di Leonard Cohen, è un potente messaggio di speranza. E'una bellissima metafora sull'accettarsi così come siamo. Ci ricorda che le nostre ferite e imperfezioni non sono solo difetti, ma punti di apertura che permettono a una nuova prospettiva, o a una nuova forza vitale, di entrare nella nostra vita.
(dalla rete)

Nelle crepe del cuore la luce
che entra trafigge, rischiara
amori passati, irrisi e delusi;
rimane un chiarore suffuso...
 
...There is a crack, a crack in everything. 
That's how the light gets in...

sabato 23 maggio 2026

Cipressi (Cupressus sempervirens)

Vincent Van Gogh -"Due cipressi"

Nel paesaggio rurale, specialmente in Toscana, i filari di cipressi venivano usati storicamente per delimitare i confini poderali o per indicare ai viandanti la presenza di una dimora, di una chiesetta o di un luogo dove trovare riparo.

 
Vigili indifferenti

 All’angolo della via,
come due enormi carabinieri,
fanno la guardia
due cipressi neri.
E alle lor rigide gambe
l’ultimo avanzo s’affida
d’un vecchio tabernacolo rotto.
Si legge ancora sotto:
«Salutate Maria».

Aldo Palazzeschi 

I cipressi (genere Cupressus) sono alberi sempreverdi appartenenti alla famiglia delle Cupressaceae, celebri in tutto il mondo come simbolo iconico del paesaggio mediterraneo e toscano.
Il cipresso è un millenario simbolo di immortalità, eternità e connessione tra il mondo terreno e quello divino;
simboleggia principalmente l'immortalità, la vita eterna e l'elevazione spirituale.
La sua forma slanciata che punta verso l'alto ricorda una fiamma, rappresentando il legame tra la terra e il divino.

Edicole di campagna nel sole
che ricordo e l'estate fuggeva
in fretta tra frescure e risorgive
dove il tempo e alcuni cipressi...
 
La sua associazione profonda con il lutto e la vita oltre la morte deriva sia dalle sue caratteristiche biologiche sia da antichi miti. Oltre al significato spirituale di vicinanza a chi soffre, i cipressi si piantano nei cimiteri per ragioni pratiche. Le loro radici si sviluppano in senso orizzontale o scendono a fuso senza espandersi lateralmente in superficie, evitando così di danneggiare le tombe circostanti.  
(dalla rete)

venerdì 22 maggio 2026

Mediterraneo

A vortice s'abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d'agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l'afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell'acqua
che s'ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
(Mediterraneo)

Eugenio Montale 

Mediterraneo è una celebre sezione centrale della raccolta poetica Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale, configurata come un vero e proprio poemetto unitario diviso in nove testi (o "movimenti") dedicati interamente al mare.
All'interno dell'opera montaliana, quest'ampia ode marina rappresenta il nucleo lirico in cui il poeta esplora il suo tormentato rapporto con la natura, la memoria e l'infanzia vissuta lungo le coste della Liguria.
(dalla rete)

Mare che purifica nel sale
il sole che attraversa il vento;
spuma lattea e sabbia nel cuore
dove vive ricordo feroce e potente...

giovedì 21 maggio 2026

"Bene"

Il bene più grande che si possa fare
è essere consapevoli;

poiché ogni altro bene scaturisce da questo."

Osho

Il concetto di voler bene indica letteralmente l'atto di "volere il bene" di un'altra persona, desiderando sinceramente la sua felicità, la sua sicurezza e la sua realizzazione personale. 
Si tratta di un sentimento affettivo profondo, stabile e duraturo, che si manifesta attraverso l'empatia, il supporto emotivo, la cura e la ricerca del benessere altrui senza necessariamente implicare una componente passionale o sessuale.
(dalla rete)
 
Costringersi al bene
un rifugio per il cuore;
immantate di storie le vite
di tutti, chi più chi meno...

mercoledì 20 maggio 2026

Femme fatale

Ti porteresti a letto l’universo,
tu, donna impura, annoiata, perversa.
per aguzzare i denti in questo gioco
devi mettere un cuore al giorno al fuoco.
Gli occhi, come vetrine luminosi,
come fuochi d’artificio festosi,
usano il gran potere e alteri modi
ignorano della bellezza il codice.

Cieco strumento, in crudeltà fecondo,
tu, salutare vampira del mondo,
lo sfiorare negli specchi non cogli
delle tue forme, e neppur ti vergogni?
Il gran male in cui ti credi sapiente
non t’ha trasmesso un poco di spavento,
quando natura, in suo nascosto fine,
di te si serve, o animale vile,
madre del vizio, perché un genio viva?

Sublime fango, ignominiosa diva!

Charles Baudelaire

La femme fatale (tradotta letteralmente in italiano come donna fatale) indica un archetipo di personaggio femminile caratterizzato da un fascino misterioso, seducente e irresistibile, capace di ammaliare gli uomini per trascinarli in situazioni pericolose, compromettenti o distruttive.
(dalla rete)

Passioni incentrate sul tempo
attimi di gioie susblimate;
nell'infinito perdurare del sogno
ricordo solitarie evasioni...