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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 16 aprile 2026

Poesia e riflesso

Canzone

Le nuvole sono legate alla terra ed al vento.
Fin che ci saran nuvole sopra Torino
sarà bella la vita. Sollevo la testa
e un gran gioco si svolge lassú sotto il sole.
Masse bianche durissime e il vento vi circola
tutto azzurro – talvolta le disfa
e ne fa grandi veli impregnati di luce.
Sopra i tetti, a migliaia le nuvole bianche
copron tutto, la folla, le pietre e il frastuono.
Molte volte levandomi ho visto le nuvole
trasparire nell’acqua limpida di un catino.
Anche gli alberi uniscono il cielo alla terra.
Le città sterminate somiglian foreste
dove il cielo compare su su, tra le vie.
Come gli alberi vivi sul Po, nei torrenti
cosí vivono i mucchi di case nel sole.
Anche gli alberi soffrono e muoiono sotto le nubi
l’uomo sanguina e muore, – ma canta la gioia
tra la terra ed il cielo, la gran meraviglia
di città e di foreste. Avrò tempo domani
a rinchiudermi e stringere i denti. Ora tutta la vita
son le nubi le piante e le vie, perdute nel cielo.
[12-20 dicembre 1931]

Cesare Pavese

Nubi, tante nella mia vita
 in un cielo colmo di volti;
piango lacrime di gioia
che spesso è invece dolore...

mercoledì 15 aprile 2026

Montparnasse

Montparnasse è un celebre quartiere di Parigi situato sulla riva sinistra della Senna, principalmente nel 14° arrondissement. Storicamente noto come il cuore pulsante della vita artistica e intellettuale parigina durante gli Années Folles (gli anni '20), oggi è un vivace centro che mescola uffici moderni, stazioni ferroviarie e siti storici (dalla rete).
 
 Montparnasse

Non ci sono mai suicidi nel quartiere tra la gente che si conosce
Suicidi riusciti.
Un ragazzo cinese s’ammazza ed è morto.
(continuano a mettergli la posta nel casellario al Dome)
Un ragazzo norvegese s’ammazza ed è morto.
(nessuno sa dov’è andato l’altro norvegese)
Una modella, la trovano morta,
sola nel suo letto e morta assai.
(e non parliamo dei fastidi che tu o questo ha dato alla concierge)
Olio d’oliva, bianco d’uovo, senapismi, schiuma di sapone
e sonde gastriche salvano la gente che si conosce.
La gente che si conosce la si trova ogni pomeriggio al caffè.
Parigi, 1922

Ernest Hemingway
Three Stories & Ten Poems (1923

Nella quotidianità notizie
di addii, di soste, di vita
che sfugge in un disperato gesto
di drammi consumati nel buio...
 
Ernest Hemingway ha vissuto intensamente il quartiere di Montparnasse a Parigi negli anni '20, frequentando assiduamente caffè iconici come Le Dôme, La Coupole e La Rotonde. Parte della "Generazione perduta", ambientò qui parte delle sue opere, descrivendo la vita bohemien e la miseria creativa del tempo. Abitò al n. 113 di rue Notre-Dame-des-Champs.

martedì 14 aprile 2026

Guerra e chitarre

“Un giorno anche la guerra
s'inchinerà al suono di una chitarra.”  

Jim Morrison 

Questa celebre frase,
attribuita al chitarrista cantante
Jim Morrison,
simboleggia il potere salvifico della musica
sull'odio e la violenza.

I suoni del mondo racchiusi
in accordi maggiori, melodie
che scalziono scoppi e boati,
sonorità palesi e armonie...
 
È un messaggio di speranza che evoca un futuro in cui l'arte trionferà sulla brutalità, spesso associato al pacifismo e alla cultura rock degli anni '60/'70.
Questa frase potente, attribuita al frontman dei Doors Jim Morrison, che racchiude l'idea della musica come forza di pace universale superiore a qualsiasi conflitto. 
Esprime la speranza che l'arte e la bellezza possano, un giorno, rendere l'odio obsoleto. 
"Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra" resta una delle citazioni più potenti per invocare la pace attraverso l'arte.
(dalla rete)

lunedì 13 aprile 2026

Prplessità

La perplessità è un sentimento di incertezza, dubbio o esitazione che deriva da una situazione confusa o dalla difficoltà di compiere una scelta.

Se devo essere ricco di qualcosa,
che sia di perplessità e non di certezze.

Jorge Luis Borges

Nella perplessità affondo
un desiderio insano di gioia;
nei troppi gesti, nei respiri,
gli umidi tocchi ricordo...
 
Indica un momento di sospensione del giudizio, spesso descritto come titubanza, imbarazzo o smarrimento interiore. Il termine deriva dal latino perplexĭtas ("intricato") (dalla rete).

domenica 12 aprile 2026

Arrembando

In ambito navale, arrembare significa assaltare una nave nemica dopo averla abbordata. 
È l'azione tipica dei pirati o delle flotte da guerra storiche che, una volta affiancata l'imbarcazione avversaria, vi salivano a bordo per combattere corpo a corpo.
In contesti meno comuni o poetici, il verbo assume il senso di appoggiare, accostare o attraccare.
 
Arremba su la strinata proda
le navi di cartone, e dormi,
fanciulletto padrone: che non oda
tu i malevoli spiriti che veleggiano a stormi.

Nel chiuso dell’ortino svolacchia il gufo
e i fumacchi dei tetti sono pesi.
L’attimo che rovina l’opera lenta di mesi
giunge: ora incrina segreto, ora divelge in un buffo.

Viene lo spacco; forse senza strepito.
Chi ha edificato sente la sua condanna.
E’ l’ora che si salva solo la barca in panna.
Amarra la tua flotta tra le siepi.

Eugenio Montale

n alcuni dialetti, come quello ligure, il termine arrembare può indicare l'azione di appoggiarsi a qualcosa per stanchezza o necessità di sostegno. 
La "strinata proda" è il limite arido della realtà su cui il "fanciulletto" (il lato ingenuo dell'uomo) deve mettere in salvo le sue fragili "navi di cartone".
Indica un approdo sicuro ma desolato, l'unico rifugio possibile contro quello che è il "male di vivere".
 
Arrembaggi  spesso falliti
e navi che portano segreti
alle stive come muri di seta;
la mano, ancora lei, consuma...
 
La "strinata proda" è il luogo limite dove l'uomo deve accettare la propria precarietà e la vanità di ogni costruzione ideale di fronte all'annientamento della natura. 
Nel testo della poesia la scelta di termini aspri e ricchi di consonanti (come strinata, arremba, proda) serve a riprodurre musicalmente la durezza del concetto espresso, in contrasto con la lirica più dolce o "eloquente" della tradizione.
Il concetto invita a considerare la possibilità di abbandonare le nostre illusioni. 
L'espressione evoca un'immagine di salvezza provvisoria su una riva bruciata e arida, unico riparo possibile contro la distruzione e la "malvagità" del mondo marino, inteso come metafora del caos esistenziale.
(dalla rete)

sabato 11 aprile 2026

Riflesso nel cammino

In un riflesso istintivo
afferro la vita che resta;
in somma di cose pongo 
un confine, un cammino...
 
Il concetto di cammino va ben oltre il semplice atto fisico di spostarsi.
E' una metafora potente che attraversa la filosofia, la spiritualità e la psicologia; camminare è un atto di libertà e consapevolezza che trasforma chi lo compie. 
Il concetto in sè supera il semplice atto del camminare, rappresentando un viaggio lento, una "medicina naturale" e una metafora di cambiamento, spesso legata a percorsi tematici, religiosi o storici.
(dalla rete)

venerdì 10 aprile 2026

Poesia e :Riflessi

:Riflessi

Rasentano piano gli specchi invisibili
avvolti di nebbia,
non lasciano traccia nell’ombra,
gli specchi non hanno riflessi,
non cade su loro dell’ombra una macchia,
neppure la macchia dell’oro.
Un raggio vien fuori dal centro
di luce giallastra.
Sul raggio rimangono lievi, impalpabili,
impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.
Dei volti talora vi appaiono,
dei volti bianchissimi,
appena il pallore la luce ne scopre.
Talaltra vi passan dei manti fioriti,
vi passano lenti, cangianti, splendenti.
S’arrestano i volti,
s’arrestan, più chiari si fanno,
vi splende d’un tra o uno sguardo,
due occhi che corron cercando pungenti,
o in fondo confusi v’appaion languenti, morenti.
Vi passa pian piano la nebbia e ricopre,
confonde gli sguardi con luci di gemme.
In basso,
si segue la ridda
dei piccoli puntip p
di dadi danzanti.
Due dadi grandissimi, in fondo,
rimangono fermi,
ne splendono i punti nerissimi intenti.
Vi passano lievi davanti
le impronte sfumate di luci, di nebbie: riflessi.
Appaiono spaiono lenti,
si fanno ora vivi ora smorti,
appaiono spaiono lenti.

Aldo Palazzeschi

Guardo lo specchio grande
mi vedo, riflesso, un selfie
per un volto ora lontano,
gli occhi stanchi vedono...

La poesia descrive specchi "invisibili avvolti di nebbia" che non riflettono immagini, ma solo "impronte sfumate di luce"
Il tema centrale è l'evanescenza e l'assenza di concretezza. 
Gli specchi non hanno riflessi nitidi, simboleggiando un'anima o una realtà che fatica a manifestarsi chiaramente, tipica della sensibilità crepuscolare.
:Riflessi (1908), poi noto come Allegoria di novembre, è anche  il primo romanzo di Aldo Palazzeschi, un'opera decadentista e ambigua che esplora l'identità attraverso un percorso di auto-analisi e disperazione del protagonista Valentino Kore. 
Il concetto centrale ruota attorno alla ricerca dell'io tramite uno "specchio" interiore, tra solitudine, estetismo e un'ironia finale che sovverte il dramma.
(dalla rete)

giovedì 9 aprile 2026

Fiumi e parole (a Emilio)

Fiumi e parole
(a Emilio)

Le mattine, le nebbie,
le acque nostre rinchiuse
da monti, le valli, ricordi.
Io ruppi quel filo continuo
che univa la nostra passione
subisti senza battere ciglio
il dolore che ancora io provo.
Tutto finì così come cominciò
con poche parole, l'addio
lontano, lontano dal fiume.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

 “…le esatte geometrie che accompagnano un lancio tecnicamente perfetto,
sono espressione ultima ed estrema sintesi filosofica della pesca a mosca…”

Anonimo

mercoledì 8 aprile 2026

Apriti Aprile

 
 
Apriti Aprile
(a Teo, a Chiara)

Apriti aprile oggi, nel sole
che sia viso di bimba ridente, 
che siano occhi di madre.

Ne verde più nuovo infinito
amore, riposto, nascosto,
sia senso di vita, prepotente.

Aprile oggi, nel sole già caldo
di abbracci, di baci, di mani
a toccare con un dito il cielo.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

martedì 7 aprile 2026

Vicolo

Vicolo

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo 

Un vicolo è una via urbana secondaria, molto stretta e spesso di limitata lunghezza, tipica dei centri storici o medievali. Può essere pedonale o a fondo chiuso.

Le strette strade del cuore
ancora isole di perdute cose;
infiniti aspetti rispecchiano
cose passate, radicate, dentro... 
 
L'espressione "vicolo cieco" indica una situazione critica, senza apparente uscita o soluzione percorribile.
(dalla rete)