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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 18 aprile 2026

Catullo, Vezio e uno sciocco vagabondo

Vezio rappresenta per Catullo una delle figure grottesche e spregevoli bersaglio della sua satira personale; il rapporto tra Vezio (Vettius) e Catullo non è di amicizia, bensì di aspro disprezzo (dalla rete).

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A nessuno peggiore di te, Vezio schifoso, si può dire
quel che si dice a ciarlatani e sciocchi:
se mai ne avessi bisogno, potresti leccar culi
e scarponi con questa tua linguaccia.
E se in un colpo, Vezio, vorrai ammazzarci tutti,
apri la bocca: otterrai in un colpo ciò che tu vuoi.

Publio Valerio Catullo 

Non ci sono certezze storiche sull'identità precisa di questo personaggio. Alcuni studiosi ipotizzano potesse trattarsi di un delatore o di un avversario politico, ma nel contesto del Liber rimane la figura emblematica del "leccaculo" o del maldicente che Catullo, seguendo la poetica dei neoteroi, amava colpire con il suo spirito caustico.

 Mi viene in mente uno, 
in particolare, si crede dio
ed è una grande sciocco
solo pieno di armi e di sé...

sabato 4 giugno 2022

Maschere

La maschera è un manufatto o un indumento che si indossa per ricoprire l'intero viso o una parte di esso. Utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi, la si ritrova anche nelle rappresentazioni teatrali o in feste popolari come il Carnevale. In tutto il mondo, le maschere possono essere molto diverse fra loro per materiale, forma (tratti zoomorfi, facce buffe), colore (da wikipedia).

Maschere

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscienza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

Fernando Pessoa

 

E non saremo sempre alla ricerca di volti
sotto queste maschere che usiamo portare;
l'eccitazione dissolve e sfuma la routine
permane sempre un lieve effluvio di noi... 
 
Spesso, con l'illusione che ci proteggano, ci mettiamo delle maschere, cioè assumiamo atteggiamenti rigidi e disfunzionali il cui scopo è quello di proteggerci dalla sofferenza, di allontanarci a tutti i costi da essa, donandoci l’illusione di essere forti e resistenti, di avere il controllo, di poter fare a meno di sentire quel dolore (Annalisa Barbier - dalla rete).

lunedì 20 dicembre 2021

Questione di preferenze

 

La depilazione pubica, non è una pratica recente, infatti era presente e comune fin dai tempi antichi: alcuni dei primi rasoi, realizzati in rame, furono usati in Egitto e in India intorno al 3000 a.C.
Le donne egiziane considerarono i peli pubici sgradevoli; le donne romane dell’alta borghesia del VI secolo a.C. usavano pinzette, pietra pomice e prodotti per la depilazione ottenendo così un effetto glabro molto ambito.
L’era moderna della depilazione è spiegata dalle teorie evoluzionistiche della selezione naturale di Charles Darwin nel testo del 1871, The Descent of Man: secondo questa teoria l’homo sapiens ha meno peli sul corpo dei suoi antecedenti perché i compagni meno pelosi erano più attraenti sessualmente
(dalla rete)
.

 

 
Colloquio

Un uomo qualunque mi domandò:
che cosa pensi del sesso?
Una delle meraviglie della creazione, risposi.
Restò disorientato, poiché confonde le cose
e s’aspettava che io dicessi maledizione,
solo perché prima gli avevo confidato: il destino dell’uomo è la santità.
La donna che mi domandò piena d’odio:
lei si depila là in basso? lo domandò sorridendo,
pensando che così mi poteva meglio assassinare.
Magnifici sono il calice e la verga che contiene,
peloso o no.
Santo, santo, santo è l’amore, poiché viene da Dio,
non poiché uso guanto o rasoio.
Che cosa può contro di lui l’escremento?
Anche la rosa, che cosa può in suo favore?
Se “copre la moltitudine dei peccati ed è benigno,
come la morte duro, come l’inferno tenace”,
riposa nel tuo amore, che starai bene.

Adelia Prado

 

I peli pubici hanno funzione protettiva e termoregolatrice nei confronti dei nostri organi genitali e sono uno strumento che il nostro corpo utilizza per garantire la sopravvivenza della specie e la possibilità di procreare. Al giorno d’oggi, nonostante la moda sia incentrata su donne e uomini sempre più depilati, ci sono molti movimenti femminili che promuovono la presenza dei peli sul corpo e che non demonizzano il corpo come madre natura l’ha fatto.

ricordo la liscia pendenza del crinale
sul monte, la mia libera scelta di vivere;
condivisioni difficili divergono, deragliano,
in lontananza chiamo ma la mia voce non giunge...

La scelta di rimuovere i peli pubici deve essere personale, scegli ciò che ti fa sentire a tuo agio e non farti influenzare da ciò che la società impone! Non c’è nulla di male se non ti depili! Ora che le donne stanno riconquistando la libertà di mostrare il corpo al naturale, sempre più uomini, invece, si avvicinano alla depilazione, parziale o totale (dalla rete).

giovedì 1 luglio 2021

Sequenziale

Nei cicli ripetitivi quando elaboriamo il dato nel tempo presente noi aspettiamo il futuro che ci viene incontro ma che è il passato; i 3 vertici del triangolo temporale (passato, presente e futuro) si congiungono in un punto solo nello stesso attimo del presente, che esiste solo nella consapevolezza che c‘è e si compie ma nella pratica non sussiste: il presente è la soluzione di continuità cioè l’evanescente divisore tra il futuro e il passato.
L’inconscio ma potentissimo fascino delle sequenze ripetitive è che noi immersi in quelle eventualità, ma perfettamente rilassati perché informati, finalmente siamo padroni del tempo
.
Spesso nei casi di vera e propria musica ripetitiva (cioè definita esclusivamente da cellule soniche che si ripetono), sono comunque introdotte nello scorrere di questi cicli sonori nel tempo delle micro variazioni che “dinamizzano” questi brani: l’esacerbata stasi sensibilizza il fruitore che è così indotto a concedere importanza a qualsiasi minima variazione che succede (dalla rete).
 
Sequenziale
 
Pendii assolati orientano
percorsi obbligati, sentieri battuti,
ripidi montani si stagliano
come difficili approdi.
La lunga sequenza dei fatti
incespica le mie sicurezze
in un confuso viavai pigolante
io piagnucolo, rido, rifletto.
Musica sequenziale ribatte
colpo su colpo, assale,
ripete risaputi motivi,
non è più facile ascoltare.

Anonimo
del XX°Secolo
da "Le implicazioni sentimentali"
 

E così ecco la seduzione che esercita la musica sequenziale, ogni volta che il Riff è riprodotto, esso acquisisce un valore diverso: in prima istanza l‘attenzione dell‘ascoltatore è catturata proprio dall‘immediata reiterazione della cellula melodica-ritmica, in un secondo tempo è confortato dalla prevedibilità dell‘evento sonoro, quindi facilitato nel seguire il brano, infine si abbandona al suo incedere inesorabile... (dalla rete) 

Un esempio calzante potrebbe essere il Bolero di Ravel?

 

domenica 13 giugno 2021

Questa strada solitaria

Camminare per quella strada solitaria tutto solo
Non voltare la testa oltre le tue spalle
e fermati per riposarti solo quando la luna d’argento
risplende alta sopra gli alberi.

Se mi fossi fermato per ascoltare una volta o due
Se avessi chiuso la bocca e lasciato aperti gli occhi
Se mi fossi schiarito le idee e riscaldato il cuore
Non percorrerei questa strada questa notte

Va avanti
Non preoccuparti di commiserarti
Non ti distoglierà dai tuoi cattivi pensieri

Cammini per quella strada solitaria tutto solo
Non voltare la testa oltre le tue spalle
e fermati per riposarti solo quando la luna d’argento
risplende alta sopra gli alberi.

 
Walk down that lonesome road all by yourself
 Don't turn your head back over your shoulder
 And only stop to rest yourself when the silver moon
 Is shining high above the trees
 
 If I had stopped to listen once or twice
 If I had closed my mouth and opened my eyes
 If I had cooled my head and warmed my heart
 I'd not be on this road tonight
 
 Carry on
 Never mind feeling sorry for yourself
 It doesn't save you from your troubled mind
 
 Walk down that lonesome road all by yourself
 Don't turn your head back over your shoulder
 And only stop to rest yourself when the silver moon
 Is shining high above the trees
 
 
Ho ripreso questo vecchio post del 2015 per vari motivi uno dei quali è la riproposta del video musicale visto che l'originale non era più disponibile dal web.
Ci sono altri motivi, non tutti poetici e grandi, c'è il fatto che sto camminando da solo da tempo, non fraintendetemi, ci sono persone sulla mia strada ma sono troppo intente a non deragliare dalla loro come probabilmente è giusto che sia. 
Ci sta pure il discorso della solitudine dentro, del cuore triste, dell'anima in subbuglio, degli occhi che piangono spesso etc. perchè chi più ne ha...
Sta di fatto che la strada continua ed il testo di questa bellissima canzone riproposta da un James Taylor invecchiato eppure così nel suo tempo non fa altro che confermare le mie sbalestrate intuizioni.
Siamo miriadi di strade che si incontrano, si incrociano, divergono e, a volte, si riuniscono incredibilmente dopo migliaia di ore , di chilometri percorsi e paesaggi lasciati alle spalle.
Le nostre visioni possono e potranno anche essere condivise ma nessuno potrà mai vederle come le vedono i nostri occhi e le decodifica la nostra anima.
 Per quanto ci si sforzi l'orizzonte è sempre indistinto.
La mia strada mi piace pensare sia come quella della foto che vi propongo e che ho scattato alcuni giorni fa nei pressi di dove vivo ormai quasi da sempre. 
Se volete osservarla con attenzione ci troverete gli alberi, i sassi, il sole, un pò di cielo con le nuvole, tra luce ed ombra e nessuno in vista almeno nella visione frontale. 
La verità è che, con tutta probabilità, forse sto camminando troppo in fretta, dovrei rallentare nella speranza che qualcuno mi possa raggiungere e si affianchi...
 
Gujil

martedì 13 ottobre 2020

Bisogni

Non c'è bisogno 

Vedo un posto vuoto a tavola.
Di chi è? Di chi altro? Chi voglio prendere in giro?
La barca attende. Non c’è bisogno di remi
né di vento. La chiave l’ho lasciata
nel solito posto. Tu sai dove.
Ricordati di me e di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
Ora stringimi forte. Così. Dammi un bel bacio
sulle labbra. Ecco. Ora
lasciami andare, carissima. Lasciami andare.
Non c’incontreremo più in questa vita,
perciò ora dammi un bacio d’addio. Su, ancora uno.
E un altro. Ecco. Adesso basta.
Adesso, carissima, lasciami andare.
È ora di avviarsi

Raymond Carver


In psicologia il bisogno è la percezione della mancanza totale o parziale di uno o più elementi che costituiscono il benessere della propria persona. La spinta a ricercare questi elementi non è necessariamente una motivazione sufficiente per agire, d'altro canto esistono condizioni di percezione, di inconsapevolezza e pulsioni ad agire che non trovano la loro origine in uno stato di carenza. 
In economia Manfred Max-Neef ha stilato una teoria basata su nove bisogni fondamentali dell'uomo.
(da wikipedia)

non serve, non sempre serve fare cose,
siamo balia di animate discussioni,
di infiniti timori e desolantri paure;
attimi di sostegno infrangono

 

domenica 4 ottobre 2020

Domenicale #2

 

George Seraut
"Donna col parasole"
studio per la Gran Jatte

 
 
Domenicale #2
 
Domenica di Ottobre col freddo
meritocratici indizi mi dicono arrivato l'Autunno
coi suoi colori ma nache le piogge;
in attesa di possibili brume ripenso
cose perdute, lontane, volti passati.
La schiera dei sentimenti è sopita da tempo,
piccole paure, piccole e grandi ansie collimano
mi schiacciano in un angusta angoscia
eppure...
il soliloquio deve finire, cessare.
 
Gujil


Bello lo schizzo del pittore francese
 Georges Seurat,  
Donna seduta con il parasole (1884-1885); matita nera Conté su carta avorio, 47,7×31,5 cm; questo schizzo si trova presso il Metropolitan Museum of Arts, New York ed è poi una di quelle figure che è stata inserita nel quadro 
"Una domenica pomeriggio 
sull'isola della Grande-Jatte (1884)
e si trova sulla destra del dipinto.
Il commento alla tela lo potete ritrovare in un post di qualche tempo fa; non nascondo la mia ammirazione per questo quadro, mi riporta nella Francia che amo con le sue magnifiche contraddizioni.
Se avete voglia andatelo a leggere.

lunedì 21 settembre 2020

Riflesso mattutino #1, terapia dello specchio

e nuovamente sono riflesso allo specchio,

è un attimo, uno sguardo rapidissimo;

rivedo un volto che ero, che sapevo solo,

oro mi muovo con cautela e lentezza...


Gujil


La terapia dello specchio è una tecnica psicologica per il corpo e per l’anima. Aiuta a intervenire su una percezione negativa dell’immagine del proprio corpo, a ridurre l’ansia, a sciogliere quei nodi che amplificano la depressione. Insomma, una strategia davvero efficace per amare e per riconciliarsi con quella persona -spesso trascurata- che si riflette allo specchio.
(dalla rete)

giovedì 27 agosto 2020

Protocollo cittadino #31 e mozzicone di candela

mozzicóne
s. m. [der. di mozzicare, mozzico].
-TRECCANI-

La parte che resta di una cosa arsa, tagliata, spezzata, consumata, e sim., in gran parte della sua lunghezza: un m. di candela, di ramo; un m. di bastone; un m. di matita; un m. di sigaretta, di sigaro (anche assol.: c’è un m. per terra; m. acceso, spento; raccogliere i mozziconi).

Protocollo cittadino #31

sfiancato dall'inadeguatezza riprovo,
le cose, i dolori, la vita quotidiana;
sono perduto nell'ansia del tempo,
candela finita rischiaro il mio buio...


domenica 23 agosto 2020

Comunicato e cenere

Purtroppo sono dovuto ripiegare sulla vecchia formattazione del blog,
le nuove impostazioni non riuscivo assolutamente a gestirle,
mi riprometto di studiarci sopra in un prossimo futuro.
Mi scuso con che mi segue per gli eventuali disagi di lettura 
involontariamente causati negli ultimi tempi.
Gujil



Potrete utilizzare la cenere di legna per la pulizia e la lucidatura dell’acciaio inox, con particolare riferimento alle pentole e ai coperchi. Setacciate la cenere di legna raccolta dal camino o dalla stufa con un colino.
Versatene due o tre cucchiai in un bicchiere e aggiungete dell’acqua a poco a poco, fino ad ottenere un composto cremoso da strofinare sulle superfici con una vecchia spugna.
(dalla rete)


Cenere

Fredda polve in angusta urna rinchiusa,
Il tuo nome qual fu? chi fosti viva?
Forse un protervo eroe? forse una schiva
Fanciulla amante e dall’amor delusa?

O vate che in sonanti inni profusa
L’anima ai venti e al sordo ciel largiva?
O scioperato illustre a cui poltriva
Nell’infingardo cor l’anima ottusa?

E che giova saperlo? o cener spento,
T’invita il sol! di questo carcer fuori
Esula ormai, vola in balia del vento.

Caldo e fremente di novelli ardori,
Rientra e pugna nel vital tormento,
Rinasci senza fin, vivi, rimuori.

Arturo Graf


due, seminascoste dal verde e marrone,
unite, come prima, da molto, da tanto;
sono ricordo in tempo di pace, monito,
la vita prima o poi si interrompe e finisce

La cenere di legna è utile per arricchire il compost, ma la dovrete aggiungere soltanto in piccole quantità, per non rovinare il tutto. E’ preziosa soprattutto per facilitare il compostaggio delle bucce di agrumi. Le potrete conservare a parte in un secchiello con della cenere prima di trasferirle nel contenitore per il compostaggio vero e proprio.

La cenere è uno dei rimedi tradizionali utilizzati dagli agricoltori per allontanare le lumache dall’orto e per impedire che raggiungano gli ortaggi. Dovrete cospargere i bordi delle aiuole del vostro orto con della cenere prima che le lumache inizino ad arrivare.
La cenere è un buon sostituto dei prodotti anti-lumache comunemente in vendita e non è velenosa per gli animali domestici.

Applicare delle piccole quantità di cenere può risultare utile per bilanciare il pH di un terreno troppo acido, a seconda delle coltivazioni previste. Ricordate di non applicare la cenere su terreni in cui prevedete di coltivare piante che preferiscono un suolo tendenzialmente acido, come le rose, le azalee, il rododendro e le patate dolci.

La cenere è utile per facilitare lo scioglimento del ghiaccio sulle strade o semplicemente lungo il percorso dal garage al cancello.
Cospargete il suolo ghiacciato con della cenere, in modo che spostarvi con l’automobile sul suolo ghiacciato risulti più semplice. Potrete cospargere della cenere – in sostituzione del sale – sulle zone critiche quando è prevista una gelata notturna.

La cenere è utile per rimuovere al meglio le tracce e gli aloni di colore dalle lavagne bianche a pennarello.
La potrete strofinare in piccole quantità anche sui segni lasciati da un pennarello indelebile che sia stato utilizzato per errore per scrivere su una lavagna bianca.

Le nostre nonne utilizzavano la cenere di legna per pulire e lucidare l’argenteria. Potrete mescolare la cenere con delle piccole quantità di acqua tiepida o di succo di limone, fino ad ottenere un composto cremoso.
Strofinate con delicatezza, utilizzando una spugnetta morbida, gli oggetti in argento da pulire per farli di nuovo risplendere.
(dalla rete)