“…le esatte geometrie che accompagnano un
lancio tecnicamente perfetto,
sono espressione ultima ed estrema sintesi
filosofica della pesca a mosca…”
Anonimo
“…le esatte geometrie che accompagnano un
lancio tecnicamente perfetto,
sono espressione ultima ed estrema sintesi
filosofica della pesca a mosca…”
Anonimo
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l'angoscia sfibrante di un dolore senza tregua
mi distoglie, Òrtalo, da ogni volontà di vivere
e nell'incertezza di questa sofferenza non penso piú
di trovare nelle parole il conforto della poesia:
l'onda che nasce dal gorgo di Lete ora, ora
bagna il piede pallido ora di mio fratello:
strappato ai miei occhi, la terra di Troia
ora lo dissolve sotto il peso della sua collina.
Ti parlerò e non ti sentirò parlare,
mai, mai piú ti rivedrò, fratello mio:
amato piú della mia vita, sempre ti amerò,
sempre mi terrò in cuore il pianto per la tua morte,
come l'usignolo tra le ombre piú folte dei rami
piange nel suo canto la sorte straziante di Iti.
Ma anche in cosí grande tristezza, Òrtalo,
eccoti questi versi tradotti da Callimaco,
perché tu non creda che, disperse nel vento,
le tue parole mi siano sfuggite dalla mente,
come scivola dal grembo di una ragazzina
il pomo che in segreto le donò l'innamorato,
quando, scordatasi d'averlo fra le pieghe della veste,
sussulta trasognata all'arrivo della madre
e le sguscia via: cade in terra il pomo rotolando
e il suo viso afflitto avvampa di vergogna
Publio Valerio Catullo
Questa sfusa felicità che assale
le facce al sole,
i gomiti e le giacche
– quante dolcezze
sparse nel mercato,
come son belli
gli uomini e le donne!
E vado dietro all’uno
e guardo l’altra,
sento il profumo
inseguo la sua traccia,
raggiungo il troppo
ma il troppo non mi abbraccia.
Patrizia Cavalli
da "Poesie" einaudi 1999
È scomparsa ieri, il 21 giugno Patrizia Cavalli, una delle voci più intense
della poesia contemporanea. Patrizia amava definirsi “poeta”. Era
ironica, energica, dissacrante, tanto nella vita di tutti i giorni
quanto nelle opere. Patrizia Cavalli
era, prima di tutto, una donna forte e coraggiosa, che ha inseguito la
passione per la scrittura e, così facendo, ci ha donato se stessa e i
suoi magnifici versi (dalla rete).Dèdica
s. f. [der. di dedicare]. - TRECCANI -
Atto, parole con cui si dedica qualche oggetto; in partic., lettera o epigrafe, stampata generalmente dopo il frontespizio e prima del testo, con la quale l’autore o l’editore offre un libro. Anche, frase riverente o affettuosa scritta personalmente dall’autore o dall’editore sui singoli esemplari destinati ad amici, critici, ecc.: una copia del volume con d. autografa dell’autore; d’altre cose: disegno, fotografia con dedica.
Una dedica a mia moglie
Alla quale devo l’impulso di piacere
Che mi desta i sensi nelle nostre ore di veglia
E il ritmo che governa il riposo delle nostre ore di sonno,
il respiro all’unisono
Di amanti i cui corpi odorano l’uno dell’altro
Che pensano gli stessi pensieri senza necessità di parole
E balbettano le stesse parole senza necessità di senso.
Ma questa dedica è perché altri la leggano:
parole private che ti sono rivolte in pubblico.
![]() |
| La Penelope Vaticana, marmo romano, metà del V secolo a.C., Musei Vaticani |
![]() |
John William Waterhouse
"Penelope and the Suitors" |
La parola chiù, collocata al termine di ognuna delle tre strofe (anafora), assume, in un drammatico crescendo, significati sempre più precisi e inquietanti: ![]() |
| Maestro dei mesi, "Giano bifronte" (anno vecchio e anno nuovo) gennaio, 1225-1230 ca. |