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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 9 aprile 2026

Fiumi e parole (a Emilio)

Fiumi e parole
(a Emilio)

Le mattine, le nebbie,
le acque nostre rinchiuse
da monti, le valli, ricordi.
Io ruppi quel filo continuo
che univa la nostra passione
subisti senza battere ciglio
il dolore che ancora io provo.
Tutto finì così come cominciò
con poche parole, l'addio
lontano, lontano dal fiume.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

 “…le esatte geometrie che accompagnano un lancio tecnicamente perfetto,
sono espressione ultima ed estrema sintesi filosofica della pesca a mosca…”

Anonimo

domenica 12 gennaio 2025

Quinto Ortensio Ortalo

Rivedere le  cose del mondo
 si vive di questo e di altro;
confuse al presente si celano
nel cuore, nelle sue pieghe...

Quinto Ortensio Ortalo 
(Quintus Hortensius Hortalus; 114 a.C. – Roma, 50 a.C.)
 
è stato un oratore e avvocato romano, esponente dell'asianesimo. 
E' stato amico di Catullo
che ne apprezzava l'abilità oratoria, ma ne criticava la produzione poetica
(come si nota nel carme 65 e 66 del poeta veronese); 
gli dedicò tuttavia la traduzione della Chioma di Berenice.
  (da wikipedia)

65 

l'angoscia sfibrante di un dolore senza tregua
mi distoglie, Òrtalo, da ogni volontà di vivere
e nell'incertezza di questa sofferenza non penso piú
di trovare nelle parole il conforto della poesia:
l'onda che nasce dal gorgo di Lete ora, ora
bagna il piede pallido ora di mio fratello:
strappato ai miei occhi, la terra di Troia
ora lo dissolve sotto il peso della sua collina.
Ti parlerò e non ti sentirò parlare,
mai, mai piú ti rivedrò, fratello mio:
amato piú della mia vita, sempre ti amerò,
sempre mi terrò in cuore il pianto per la tua morte,
come l'usignolo tra le ombre piú folte dei rami
piange nel suo canto la sorte straziante di Iti.
Ma anche in cosí grande tristezza, Òrtalo,
eccoti questi versi tradotti da Callimaco,
perché tu non creda che, disperse nel vento,
le tue parole mi siano sfuggite dalla mente,
come scivola dal grembo di una ragazzina
il pomo che in segreto le donò l'innamorato,
quando, scordatasi d'averlo fra le pieghe della veste,
sussulta trasognata all'arrivo della madre
e le sguscia via: cade in terra il pomo rotolando
e il suo viso afflitto avvampa di vergogna

Publio Valerio Catullo

mercoledì 22 giugno 2022

Patrizia Cavalli

Se n’è andata ieri, proprio nel giorno del solstizio d’estate, quello più lungo dell'anno, la poetessa Patrizia Cavalli, una delle voci più intense della poesia contemporanea.
 
Questa sfusa felicità che assale

Questa sfusa felicità che assale
le facce al sole,
i gomiti e le giacche
– quante dolcezze
sparse nel mercato,
come son belli
gli uomini e le donne!
E vado dietro all’uno
e guardo l’altra,
sento il profumo
inseguo la sua traccia,
raggiungo il troppo
ma il troppo non mi abbraccia.

Patrizia Cavalli
da "Poesie" einaudi 1999
 

È scomparsa ieri, il 21 giugno Patrizia Cavalli, una delle voci più intense della poesia contemporanea. Patrizia amava definirsi “poeta”. Era ironica, energica, dissacrante, tanto nella vita di tutti i giorni quanto nelle opere. Patrizia Cavalli era, prima di tutto, una donna forte e coraggiosa, che ha inseguito la passione per la scrittura e, così facendo, ci ha donato se stessa e i suoi magnifici versi (dalla rete).
 
Quando un poeta ci lascia
muore una stella nel firmamento,
si silenziano versi, taccione parole
resta onda leggera a lambire il cuore...

domenica 16 gennaio 2022

Dèdica

Dèdica 
s. f. [der. di dedicare]. - TRECCANI - 

Atto, parole con cui si dedica qualche oggetto; in partic., lettera o epigrafe, stampata generalmente dopo il frontespizio e prima del testo, con la quale l’autore o l’editore offre un libro. Anche, frase riverente o affettuosa scritta personalmente dall’autore o dall’editore sui singoli esemplari destinati ad amici, critici, ecc.: una copia del volume con d. autografa dell’autore; d’altre cose: disegno, fotografia con dedica.


Una dedica a mia moglie

Alla quale devo l’impulso di piacere
Che mi desta i sensi nelle nostre ore di veglia
E il ritmo che governa il riposo delle nostre ore di sonno,
il respiro all’unisono

Di amanti i cui corpi odorano l’uno dell’altro
Che pensano gli stessi pensieri senza necessità di parole
E balbettano le stesse parole senza necessità di senso.

Nessun ostinato vento d’inverno potrà gelare
Nessun cupo sole tropicale potrà inaridire
Le rose nel roseto che è nostro, nostro soltanto.

Ma questa dedica è perché altri la leggano:
parole private che ti sono rivolte in pubblico.

Thomas Stern Eliot

 
ponderate parole smitizzano
situazioni precluse, offuscate e dense;
lae meriadi di costernazioni non bastano
rimane il sapore acre dell'addio...

venerdì 17 aprile 2020

Quarantena #6 a Luis Sepùlveda


Quarantena #6
(a Luis Sepùlveda)

se ne va, in silenzio assordando, un pezzo di me,
uomo tra gli uomini direi, eppure, un bagliore residuo,
come questo blog, come Borges o Neruda, o altri...
Mi piange il cuore stamani, dopo incredulità e dolore

Gujil

giovedì 16 aprile 2020

Penelope

La Penelope Vaticana,  marmo romano,
metà del V secolo a.C.,
Musei Vaticani
Penelope
(gr. Πηνελόπεια, -ας, poi Πηνελόπη, -ης; lat. Pēnĕlŏpe, -es)
è una figura della mitologia greca, figlia di Icario e di Policaste (o di Peribea), moglie di Ulisse, madre di Telemaco, Poliporte e Arcesilao. Discendeva da parte di padre dal grande eroe Perseo (Icario era suo nipote) ed era cugina di Elena.
Prende il nome da un mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto "anatra").
Tuttavia per alcuni il nome è connesso all'evento della tela che la vide protagonista nell'Odissea (dal gr. pēné, tela).
Attese per vent'anni il ritorno di Ulisse, partito per la guerra di Troia, crescendo da sola il piccolo Telemaco e evitando di scegliere uno tra i proci, nobili pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela: di giorno tesseva il sudario per Laerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Ulisse tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie. Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile. Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: Poliporte e Arcesilao.
(da Wikipedia)

Francesco Primaticcio
 "Penelope ed Ulisse nel talamo nuziale"



Penelope

 
La notte disfo il mio percorso
tutto quanto ho tessuto non è vero,
ma solo tempo, per occupare i tempi morti,
e ogni giorno mi avvicino e ogni notte mi allontano
 
Sophia De Mello Breyner Andresen
(da Coral, 1951)
 

la tela che poi è non è altro che la vita,
come le parche preparano e finiscono
cerco di vivere come meglio riesco;
ogni tanto un dolore passa, una gioia arriva...
 
John William Waterhouse
"Penelope and the Suitors" 

sabato 23 marzo 2019

Assiuolo


L'assiuolo
 
Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.

Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi:
chiù...
 
 
Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto:

 chiù...  

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento
(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte...
chiù...
 
Giovanni Pascoli
da "Myricae", 1891
 
 
L’assiuolo è un uccello rapace simile al gufo, che in Toscana prende il nome dal suo verso: chiù.
Pascoli prende spunto da una leggenda popolare secondo la quale il verso di questo uccello all'alba annuncia disgrazie e, come per X Agosto, la trasforma e le dà un significato nuovo, più ampio: il canto dell'assiuolo diventa simbolo inquietante della morte, sempre vicina e in agguato.
L'assiuolo è una delle poesie più significative di Pascoli per la ricchezza delle sensazioni visive e sonore, per l'alternarsi di immagini ben definite – come il mandorlo e il melo – con altre sfumate – come l'alba di perla contro la quale si stagliano – che contribuiscono creare un'atmosfera misteriosa e inquieta in cui gli elementi naturali diventano portatori di significati profondi e universali.
La parola chiù, collocata al termine di ognuna delle tre strofe (anafora), assume, in un drammatico crescendo, significati sempre più precisi e inquietanti:
nella prima strofa è una voce che viene dai campi,
nella seconda un singhiozzo, un pianto (singulto),
nella terza un pianto di morte. 
(dalla rete)

la natura ci crea e ci distrugge,
questo mondo ormai è pesante
pieno di insulti e dolori e morte;
l'uomo... il virus della terra...

giovedì 19 aprile 2018

Di mia madre

Il termine madre definisce una qualunque donna genitrice di un figlio.
Come significato traslato può indicare il genitore di sesso femminile di qualunque specie animale.
Nell'essere umano la figura della madre è sempre stata di fondamentale importanza perché oltre a presiedere all'accudimento primario e fisico (come nell'animale), ne influenza fondamentalmente anche l'aspetto educativo e psicologico.
Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud ha fondato una scuola di pensiero e terapia su questo aspetto della relazione madre-figlio e sulle conseguenze patologiche che ne possono derivare.
Anche la psicoanalista svizzera Alice Miller (1923-2010) analizzava questo rapporto in molti dei suoi scritti.
Tuttavia si deve a John Bowlby lo studio più importante sul sistema di attaccamento tra madre (o caregiver) e figlio, nonché alla strutturazione delle relazioni future del bambino sulla base dei Modelli Operativi Interni maturati durante le fasi dell'attaccamento.
Il rapporto diadico madre-figlio è stato scoperto e studiato attraverso esperimenti sui primati dai coniugi Harlow, e ciò ha permesso di derivare la teoria secondo cui in molte specie esiste un sistema di attaccamento volto al mantenimento del genitore nelle vicinanze, al fine di ottenere protezione e cura, necessità che hanno la priorità sul solo nutrimento.
In forma vocativa, oppure colloquiale e affettuosa, si utilizza il termine "mamma".
La Festa della mamma viene festeggiata la seconda domenica di maggio (da Wikipedia).


Di mia madre

 

Di mia madre nulla saprei dire –
come ripeteva rimpiangerai un giorno,
quando non ci sarò più, e come non credevo
né nel "più", né nel "non ci sarò",
come mi piaceva guardare, quando leggeva
un romanzo alla moda,
sbirciando subito l'ultimo capitolo,
come in cucina, reputando che questo non è per lei
il luogo adeguato, prepara il caffè domenicale,
oppure, ancora peggio, i filetti di merluzzo,
come attende l'arrivo degli ospiti e si guarda
allo specchio,
facendo quella faccia che la proteggeva
efficacemente dal
vedere realmente se stessa (cosa che, pare,
ho ereditato da lei, assieme ad alcune altre debolezze),
come poi disinvoltamente disserta di cose
che non erano il suo forte, e come io scioccamente
la stuzzicavo, come in quella occasione in cui si
paragonò a Beethoven facentesi sempre più sordo,
e io dissi, crudelmente, ma sai, egli
aveva talento, e come tutto mi perdonava
e come io lo ricordo, e come volavo da Houston
al suo funerale e in aereo veniva proiettato
un film comico e come piangevo di riso
e di rimpianto, e come non ero in grado di dire nulla
e continuo a non esserlo.                   

 
Adam Zagajewski

da "Asimmetria"
traduzione di Marco Bruno

 
  
la mia di madre era dura, a volte,

eppure il sorriso accennato e triste

ricordava campagne assolate, povere;

gli abbracci suoi rari ancora ripenso...

 
Il termine italiano "madre" deriva dall'accusativo latino matrem, che trova corrispondenze nelle lingue antiche, come nel greco antico (μήτηρ), nel sanscrito matṛ ( मातृ ), nel persiano mâd, nell'antico slavo mati e nelle lingue moderne, come in inglese mother, in tedesco mutter, in francese mère e nel portoghese mai.
Secondo alcuni il termine presenta la ricorrente lettera "m" per la facilità di articolazione della stessa, che si adotta perfettamente all'apprendimento del linguaggio nei bambini.
Secondo altre ipotesi il termine deriva dalla radice sanscrita mâ- "misurare", "ordinare" da cui il concetto del lavoro materno (matṛ in sanscrito dal significato di "ordinatrice"), che mette in evidenza la funzione formatrice della madre (da qui derivano anche i termini mano, metro, mese, morale, ecc.)
(da Wikipedia).

martedì 3 aprile 2018

Estratto per Jose

Risultati immagini per terra in bocca testi
"Si scompone in mille suoni
Un lamento di campane
Lenta e funebre magia
Che in paese più nessuno fa dormire..."
 
"Poi nel paese bianco di sole
Scorre in silenzio il tuo funerale
Piange la gente, sboccian le viole
E una ragazza si sente male..."
 
I Giganti
da "Terra in bocca" 1971
 
 
 
 
Terra in bocca
(sottotitolo: "Poesia di un delitto")
è un album del gruppo italiano I Giganti pubblicato nel 1971.

Il lavoro è di fatto un atto di coraggio, una forte accusa alla mafia per la guerra dell'acqua nella Sicilia riarsa. La storia di due giovani innamorati si intreccia alla storia del paese ed è vivamente descritta nei testi di Piero De Rossi ancora molto attuali.
Le musiche sono quasi tutte opere di Mino De Martino, ma furono depositate alla Siae da Vince Tempera, che curò gli arrangiamenti del disco.
Il disco fu registrato negli studi "Play-co" di Milano, ed all'incisione collaborarono anche il chitarrista dei Latte e Miele, Marcello Dellacasa, oltre che Ellade Bandini ed Ares Tavolazzi, componenti con Tempera dei The Pleasure Machine.
Risultati immagini per i giganti
L'album fu trasmesso solo una volta alla radio, poi nessuno ne seppe più nulla e fu la fine dei Giganti.

Riecheggia in Terra in bocca lo stile di 6 anni prima, con qualche interessante accenno di jazz e lo strepitare delle chitarre elettriche. I brani sono 12, tutti legati tra loro, senza pausa.

Una particolarità: la prima ristampa in CD realizzata dalla "Vinyl Magic" venne pubblicata nel 1989 ed è diversa dal disco originale (contenendo probabilmente una registrazione demo): la lunghezza complessiva di questa versione è di 44'11", e rispetto alla versione uscita a suo tempo il suono è molto meno ricco ed orchestrato, più acustico, ma in alcuni punti più intenso; inoltre mancano alcuni recitativi. La seconda edizione del 1993 sempre della Vinyl Magic (apparentemente identica alla prima nella copertina ma con un diverso disegno dell'etichetta), ha la lunghezza di 46'44" ed è invece identica a quella del disco in vinile. Infine nel 2000 il disco è stato ristampato dalla Akarma (dalla rete).

lunedì 19 marzo 2018

Festa del papà




In questo giorno
dove si festeggiano i papà
voglio anch'io ricordare il mio
con questa poesia.
 
Gujil
 

Padre

Tu padre mio che manchi
attimo di gioia è il pensiero
poi viene tristezza e mancanza.
 
Tu padre fino in fondo
sorrisi e smisurata dolcezza
tra rughe e avanzata vecchiaia.
 
Tu padre, canuta certezza
più non baci i tuoi figli
non carezzi i loro bianchi capelli.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

giovedì 8 marzo 2018

Ancora un ricordo


Un ricordo
 
Stavamo chiacchierando,
siamo ammutoliti d’improvviso.
Sulla terrazza appare una ragazza,
ah, bella,
troppo bella
per il nostro tranquillo soggiorno.

Basia ha sbirciato in preda al panico il marito.
Krystyna ha posato d’istinto la sua mano
su quella di Zbyszek.
Io ho pensato: ti telefonerò,
ti dirò – non venire ancora,
è prevista pioggia per qualche giorno.

Solo Agnieszka, una vedova,
ha accolto la bella con un sorriso.
 
Wisława Szymborska
da "Attimo", 2002
traduzione di Pietro Marchesani
 
 
le cose, stemperate dal tempo,
io, così diverso da ieri,
vecchio, impervio e solitario;
le dissonanze armonizzano nel tono
di una scala musicale stonata...
Gujil
 
 
 sembra fatta apposta, strano,
il ricordo si affaccia sempre
anche stanotte, Tilde, lontana,
zia di passate cose perdute...

domenica 31 dicembre 2017

Anno vecchio... decennale


Maestro dei mesi,
"Giano bifronte"
 (anno vecchio e anno nuovo) gennaio, 1225-1230 ca.
Questo piccolo blog ha  ormai un decennio sulle spalle,
ogni riferimento appare superfluo,
gli anni finiscono, passano,  l'età incombe,
rimane ancora qualche scampolo di irruenza,
da qualche parte, sopita, riemerge;
mancano le cose perdute, quelle rotte,
mancano i volti passati, quelli cari...
Gujil

 
L’anno vecchio se ne va,
e mai più ritornerà.
Io gli ho dato una valigia
di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male,
di bugie e disubbidienze,
e gli ho detto: “Porta via!
Questa è tutta roba mia”.
Anno nuovo, avanti avanti,
ti fan festa tutti quanti.
Tu la gioia e la salute
porta a nonni e genitori,
ai parenti ed agli amici.
Rendi lieti tutti i cuori!
D’esser buono ti prometto
anno nuovo benedetto.
 
filastrocca popolare
 
  
solito momento di bilanci,
congetture inevase premono
consigli inascoltati fremono;
un continuum costante...

lunedì 6 novembre 2017

Dedica


A Senia
 
VI
 
Ti son vicino e tu mi sei lontana,
mi guardi e non mi vedi, o s'io ti parlo,
per quanto ascolti, non però m'intendi;
ti sono questo corpo e questi suoni,
ti sono un nome, ti son un dei tanti,
come un altro sarebbe
che per nome e per vista conoscessi.
Io non son per te «io», la mia vita,
io, questa mia volontà più forte,
il mio sogno, il mio mondo, il mio destino.
Io non sono per te: questo mio amore
disperato e lontano e doloroso,
gli passi accanto e non lo senti amare.
 
Carlo Michelstaedter
 
 
 dèdica
sostantivo femminile [der. di dedicare]
- TRECCANI - 
 
Atto, parole con cui si dedica qualche oggetto; in particolare, lettera o epigrafe, stampata generalmente dopo il frontespizio e prima del testo, con la quale l’autore o l’editore offre un libro. 
Anche, frase riverente o affettuosa scritta personalmente dall’autore o dall’editore sui singoli esemplari destinati ad amici, critici, ecc.: una copia del volume con dedica autografa dell’autore; d’altre cose: disegno, fotografia con dedica.
 
dedicato a qualcuno, tante volte,
rispecchiavo nei fogli l'ardore
o la mite dolcezza dell'abbandono;
ora scrivo per sentirmi vivo...

lunedì 30 ottobre 2017

Donna amata


(Se la musica è la donna amata)
 

Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.

 

Mario Luzi 

da avvento notturno, 1940

 

l'amore tra mito e i giorni nostri,
cambia, come noi, col tempo;
la bellezza si introspette,
l'ardore scema.
 
Gujil 
 
 
un amore costante, solo, forte
diventa affetto col tempo,
io per me amo un concetto passato
accarezzo quel viso ancora, ogni tanto....