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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 18 agosto 2026

Protocollo marino #103 (La Baracchetta di Luni)

La Baracchetta è un tipico ristorante e trattoria rustica situato a Luni (ex Ortonovo), in provincia di La Spezia, precisamente in località Dogana a pochissimi metri dall'ingresso dell'Anfiteatro Romano.

La Baracchetta di Luni

Insieme, dopo il temporale,
panigacci, sorrisi, insieme;
concetti e ricordi ancora vivi
e la brezza, profumi di mare...
 
Gujil

Il locale è celebre nella zona per l'ambiente informale e "spartano", ideale per pranzi e cene in compagnia, merende o aperitivi.
Il ristorante
La Baracchetta a Luni (Luni/Ortonovo, La Spezia) riceve da sempre recensioni molto positive ed è situato immerso nei vigneti e nella vegetazione mediterranea.
I clienti lodano l'atmosfera rustica e informale immersa nel verde vicino all'area archeologica, la cucina tipica del territorio a base di sgabei, panigacci e piatti casalinghi, e un eccezionale rapporto qualità-
prezzo.
Tavoli in legno e un grande pergolato all'aperto.
Il locale è accessibile in sedia a rotelle.
(dalla rete)

lunedì 3 agosto 2026

La locanda delle Fate


Vorrei tanto fosse ritorno,
ascoltare la mia musica, oggi,
così distante, diafana e tenue
come una melodia lontana... 

La Locanda delle Fate, formazione storica e quasi leggendaria del progressive italiano. 
La storia della Locanda delle Fate è quasi paradigmatica della vicenda progressive.
È bastato sostanzialmente un album, Forse le lucciole non si amano più, uscito per la Polydor nel giugno 1977 (un LP che solo in Giappone vendette centomila copie!), a consegnare alla migliore storia progressive questa formazione proveniente dall'Astigiano. Il disco, con una splendida copertina tipica della creatività onirica dell'epoca, è unanimemente considerato tra i capisaldi del rock progressivo italiano di sempre. 
Esiste anche un locale a Voghera chiamato La Locanda delle Fate che offre servizio di pub e ristorante (dalla rete).

mercoledì 29 luglio 2026

Riflesso americano

Con il termine "states" (in inglese "stati") ci si riferisce solitamente ai 50 Stati federati degli Stati Uniti d'America, le entità politiche e amministrative che compongono la federazione (dalla rete).
 
Quei ricordi, l'America, viaggi
incastonati nei dunque della vita;
gli States, i vasti orizzonti, gli odori,
da est a west, lungo il Riverwalk...

giovedì 9 luglio 2026

Sfocatamente

Carlo Carrà
"Verso casa"

La lirica che segue esplora temi come la solitudine, il passaggio all'età adulta e la consapevolezza che la bellezza adolescenziale sia un'illusione, come si evince dai versi che descrivono un passato di isolamento e la fine del fanciullo.
(dalla rete)

 

In me smarrita ogni forma 

 

Altra vita mi tenne: solitaria
fra gente ignota; poco pane in dono.
In me smarrita ogni forma,
bellezza, amore, da cui trae inganno
il fanciullo e la tristezza poi.

 

Salvatore Quasimodo 


Nei nostri ricordi tracce, istanti,
la vita percorsa da brividi o sogni
come un trailer di scatti e luoghi,
poi volti e gli sfocati abbracci...

 

Il componimento, caratterizzato da toni ermetici e malinconici, riflette sul senso di sradicamento e sulla perdita dell'innocenza giovanile. Il componimento esprime un profondo senso di spaesamento e solitudine. Il poeta, allontanatosi dalla sua terra d'origine (la Sicilia), si trova a vivere un'esistenza alienata ("fra gente ignota") in cui ha perduto le certezze, i sogni giovanili e l'innocenza. È un'opera che riflette la poetica dell'Ermetismo, caratterizzata da uno stile essenziale e da parole cariche di dolore e mistero.  (dalla rete)

"Sfocatamente" è un avverbio della lingua italiana che significa "in modo sfocato", ovvero con contorni confusi, sbiaditi e non nitidi; si riferisce a qualcosa percepito visivamente senza la corretta messa a fuoco ottica o fotografica.

martedì 9 giugno 2026

Pensierosa Fontana

Nel mio paese

Leggeri ormai sono i sogni,
da tutti amato
con essi io sto nel mio paese,
mi sento goloso di zucchero;
al di là della piazza e della salvia rossa
si ripara la pioggia
si sciolgono i rumori
ed il ridevole cordoglio
per cui temesti con tanta fantasia
questo errore del giorno
e il suo nero d'innocuo serpente

Del mio ritorno scintillano i vetri
ed i pomi di casa mia,
le colline sono per prime
al traguardo madido dei cieli,

tutta l'acqua d'oro è nel secchio

tutta la sabbia nel cortile

e fanno rime con le colline

Di porta in porta si grida all'amore
nella dolce devastazione
e il sole limpido sta chino
su un'altra pagina del vento

Andrea Zanzotto

Il territorio comunale di Offanengo, in provincia di Cremona, è caratterizzato da una ricca rete idrografica alimentata da almeno otto risorgive (o fontanili) che sgorgano nella sua fascia settentrionale. 
Queste sorgenti naturali di pianura nascono dall'affioramento spontaneo dell'acqua sotterranea e hanno storicamente garantito l'irrigazione agricola locale.
(dalla rete)
 
 Nell'arrancare ormai stremato
vive ancora la fanciullezza gaia
di resorgive pure e soli caldi,
estati del mio vivere allora...
 
 
Fontanile Pensierosa
È una delle risorgive storiche più celebri di Offanengo, luogo simbolo e punto di aggregazione per le generazioni locali. È stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione ambientale dell'alveo, delle sponde e delle polle sorgive, supportato dalle compensazioni della società energetica.
I lavori hanno previsto la pulizia del fondo, il rifacimento delle sponde, la pulizia delle polle, il ripristino dei livelli di scorrimento dell’acqua. 
L'intervento oltre a restituire alla cittadinanza questo luogo assume un significato ancora più ampio, visto il periodo di carenza d’acqua che stiamo affrontando che ci pone la massima attenzione alla preservazione delle risorse idriche. 
L’auspicio è che, nonostante siano stati adottati opportuni strumenti volti alla deterrenza degli atti vandalici, questo luogo continui ad essere preservato dall’amore dei cittadini e tramandato ai più giovani.”

sabato 30 maggio 2026

La morte non è niente

La morte non è niente. Sono solamente passato
dall'altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
che ti è familiare; parlami nello stesso modo
affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare
tono di voce, non assumere un'aria solenne o
triste. Continua a ridere di quello che ci faceva
ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di
prima: pronuncialo senza la minima traccia
d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che
ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una
continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono
lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro
l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio
cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi
ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Sant' Agostino

Rimane quella sensazione strana,
di  un vago, di un vacuo torpore;
dentro di me, sgomitando insiste
infinita dolcezza, un tuo rimprovero...

venerdì 29 maggio 2026

Palmira


Palmira
 
Logorata dal tempo
ma non nel cuore, gonfio
di scale salite a fatica
nella Savona tua e nostra.
 
Il tempo, le cose di vita
come l'amore, le gioie,
profondamente intima,
la mia disperata rincorsa.

Ricordiamo ricordi?
discussioni di ore e ragioni,
sigarette, sonno, pazienza
e sulle spalle il mondo.

Parte di me ti scongiura
ti chiede un saluto da dare
quando sarai nell'eterno
col tuo sorriso materno...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate 
 
Non mi è solito commentare queste poesie,
ma stavolta ne sento il bisogno, urla
la mia impotenza a gestire il fiume del ricordo
spero solo di rivederti un giorno felice...

martedì 26 maggio 2026

Poesia e riflesso

Le maestrine

Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti
dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato,
le mie belle colline – hanno un frutto migliore
che fantastico sempre e non ho morso mai.
Quando si hanno sei anni e si viene in campagna
solamente l’estate, è già molto riuscire
a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba
coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche.
Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati,
si parlava di donne tra un gioco e una lite
e quegli altri sapevan misteri e misteri
sussurrati ghignando nell’ozio divino.
Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora
– la domenica – parasolini passar dal paese;
ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi.

Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre
sul terrazzo a trovarci bei parasolini,
vesti chiare d’estate, parole ridenti:
maestrine. Parlavan magari di libri
imprestati tra loro – romanzi d’amore –
e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto
e non pensavo ancora alle braccia scoperte,
ai capelli assolati. Il mio solo momento
era quando sceglievano me per guidare il gruppetto
a mangiare dell’uva e sedersi per terra.
Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero
se non avevo già l’innamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte.

Una volta incontrai sulla Strada Ferrata
la piú schiva di queste ragazze, una faccia un po’ assorta
ma bruciata di biondo e parlava italiano.
La chiamavano Flora. Io gettavo in quel mentre
sassi al disco dei treni. L’amica mi chiese
se sapevano a casa di quelle prodezze.
Io confuso. E la povera Flora mi prese con sé
perché andava – mi disse – a trovar mia sorella.
Era un gran pomeriggio dei primi d’estate
e per stare un po’ all’ombra e arrivare piú presto
ci buttammo nei prati. Vicino a me Flora
mi chiedeva qualcosa che piú non ricordo.
Arrivammo a un ruscello ed io volli saltarlo:
finii mezzo nell’acqua, tra l’erba.
Dall’altra parte Flora rise forte,
poi si sedé e ordinò che non guardassi.
Ero tutto agitato. Sentivo sciacquare
la corrente, sciacquare e mi volsi improvviso.
Svelta com’era e forte nel corpo nascosto,
la mia amica scendeva la riva, le gambe scoperte,
abbagliante. (Era ricca Flora e non lavorava).
Mi rimproverò un poco coprendosi subito,
ma ridemmo alla fine e le porsi la mano.
Per la via del ritorno ero troppo felice.
Ma quando fummo a casa, niente busse.

Come Flora, a ventine ce n’è ai miei paesi.
Sono il frutto piú sano di quelle colline,
i parenti arricchiti le fanno studiare
e qualcuna ha mietuto nei campi.
Hanno volti sicuri che ti guardano seri e son tanto golosi:
signorine si vestono come in città.
Hanno nomi fantastici presi nei libri,
Flora, Lidia, Cordelia ed i grappoli d’uva,
i filari dei pioppi, non sono piú belli.
Me ne immagino sempre qualcuna che dica:
Il mio sogno è di vivere fino a trent’anni
in una casa in cima a una collina
ben battuta dal vento e accudire soltanto
alle piante selvatiche spuntate lassú.
Sanno bene che cos’è la vita: alle scuole
passano in mezzo a tutte le miserie,
le bestialità aperte di piccoli bruti,
e sono sempre giovani. Da vecchie…
ma non voglio pensarle da vecchie, per me
le avrò sempre negli occhi, le mie maestrine,
col bel parasolino, vestite di chiaro,
– la collina un po’ scabra e bruciata, per sfondo –
il mio frutto, il piú buono, che ogni anno rinnova.

Cesare Pavese

Il passato in ricordi veloci,
ragazzi intenti alla vita e il sole
a scaldare roventi muri
di una piccola città...

venerdì 22 maggio 2026

Mediterraneo

A vortice s'abbatte
sul mio capo reclinato
un suono d'agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l'afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell'acqua
che s'ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
(Mediterraneo)

Eugenio Montale 

Mediterraneo è una celebre sezione centrale della raccolta poetica Ossi di seppia (1925) di Eugenio Montale, configurata come un vero e proprio poemetto unitario diviso in nove testi (o "movimenti") dedicati interamente al mare.
All'interno dell'opera montaliana, quest'ampia ode marina rappresenta il nucleo lirico in cui il poeta esplora il suo tormentato rapporto con la natura, la memoria e l'infanzia vissuta lungo le coste della Liguria.
(dalla rete)

Mare che purifica nel sale
il sole che attraversa il vento;
spuma lattea e sabbia nel cuore
dove vive ricordo feroce e potente...

lunedì 18 maggio 2026

Prime tristezze

Le prime tristezze
, celebre poesia di Marino Moretti contenuta nella raccolta Poesie scritte col lapis (1910), ruota attorno alla scoperta del senso di colpa e del disincanto attraverso il fallimento di un piccolo atto di ribellione infantile: marinare la scuola. 
Quanto lontana dalla mentalità moderna questa poesia su una fuga da scuola vissuta con rimpianto, senso di colpa, puro dolore! 
Le ore che non passano: non sono oggi, per i nostri studenti, piuttosto, quelle dentro l’aula? Un mondo rovesciato, in cui si staglia l’eco dell’appello perduto, e si imprimono nella memoria quei due cognomi reiterati (dalla rete).
 

Le prime tristezze

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: “Non ci voglio andare”
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.

E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l’ore… l’ore non passavan mai.

Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d’esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all’appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l’abisso dell’ignoto.

E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: “Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?”.

O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.

E quante volte domandai
l’ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l’ore… l’ore non passavan mai.

Chi mi darà, chi mi darà quell’ore
così perdute dell’infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,

non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch’è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.

Marino Moretti

“Le prime tristezze” è una poesia che parla di scuola, è una specie di confessione lirica che risente della poetica di Gozzano e di Govoni. In questa composizione Moretti ricorda con tristezza quel “marinare la scuola” di cui molti letterati hanno parlato con accenti e toni seri, ironici, scherzosi, satirici e che ognuno di noi ricorda almeno una volta nella sua vita scolastica.

Un'infanzia quasi scordata
insieme a tanti amici perduti;
lontani nel tempo sono ricordi
come stille di vera tristezza...

lunedì 4 maggio 2026

Poesia, ricordo e riflesso

Ritorni

Piazza Navona, a notte, sui sedili 
stavo supino in cerca della quiete, 
e gli occhi con rette e volute di spirali 
univano le stelle, 
le stesse che seguivo da bambino 
disteso sui ciotoli del Platani 
sillabando al buio le preghiere. 

Sotto il capo incrociavo le mie mani 
e ricordavo i ritorni: 
odore di frutta che secca sui graticci,
di violaciocca, di zenzero, di spigo; 
quando pensavo di leggerti, ma piano, 
(io e te, mamma, in un angolo in penombra) 
la parabola del prodigo, 
che mi seguiva sempre nei silenzi 
come un ritmo che s'apra ad ogni passo 
senza volerlo. 

Ma ai morti non è dato di tornare, 
e non c'è tempo nemmeno per la madre 
quando chiama la strada, 
e ripartivo, chiuso nella notte 
come uno che tema all'alba di restare . 

E la strada mi dava le canzoni, 
che sanno di grano che gonfia nelle spighe, 
del fiore che imbianca gli uliveti 
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie ; 
risonanze nei vortici di polvere, 
cantilene d'uomini e cigolio di traini 
con le lanterne che oscillano sparute 
ed hanno appena il chiaro di una lucciola. 

Salvatore Quasimodo

Una poesia del ricordo, mamma
e ricordo il tuo viso, il sorriso
così raramente espresso
eppure velato di infinito amore...

venerdì 3 aprile 2026

Freccia, uova sode e ulivo

In spagnolo, "saeta" significa letteralmente "freccia", ma indica anche un tipico canto religioso del folklore andaluso, intonato durante le processioni della Settimana Santa.

La freccia

Oh, la freccia, il canto
al Cristo degli zingari,
sempre con il sangue sulle mani,
sempre da sbloccare!
Canta del popolo andaluso,
che ogni primavera
chiede le scale
salire sulla croce!
Canta della mia terra,
che getta fiori
al Gesù dell'agonia,
ed è la fede dei miei anziani!
Oh, non sei la mia canzone!
Non posso cantare, né voglio
a quel Gesù sull'albero,
ma a chi camminava nel mare!

Antonio Machado 

Nella poesia, Machado critica la devozione tradizionale focalizzata sul "Gesù dell'agonia" (il Cristo inchiodato alla croce), contrapponendogli un "Gesù che camminò sul mare". Il poeta esprime il desiderio di cantare a un Dio vivo e in cammino (dalla rete).

Un canto nel buio notturno
passione di Cristo, mia madre,
mia nonna, le uova sode deposte
e una foglia di ulivo, ricordo...

La tradizione dell'uovo sodo preparato o consumato durante il periodo pasquale, spesso legato simbolicamente all'ulivo, affonda le radici in antichi riti cristiani e contadini che uniscono sacro e profano. Alcune tradizioni contadine attribuivano poteri particolari alle uova deposte o bollite proprio il giorno del Venerdì Santo, considerandole simboli di vita che resiste nonostante il lutto della giornata (dalla rete).

giovedì 2 aprile 2026

I ricordi... cigolando

Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...

Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide. 

Eugenio Montale 

Nell’acqua tremolante contenuta nel secchio portato alla luce dalla profondità di un pozzo il poeta, per un attimo, intravede un volto caro il cui ricordo emerge dalla profondità della memoria.
Ma è un’immagine evanescente che si dissolve appena il poeta vi si avvicina e torna nel passato a cui appartiene, così come il secchio del pozzo ritorna al suo atro fondo (dalla rete).

Nel cigolio il silenzio
si ruppe, cadde un velo;
rimane il rumore, chiudo
i miei occhi, riascolto... 
 
Ricordare è come attingere dal pozzo oscuro della memoria 
Il ricordo come il secchio risale con grande difficoltà, cigolando.
Il passato si rivela dai contorni confusi, deformato e subito lontano perché appartiene a colui che lo ha vissuto e che ora è irrimediabilmente altro. E’ illusorio cercare di dare consistenza ad un ricordo, la visione della mente sparisce e si avverte il senso del tempo trascorso irrimediabilmente. Tutto è dunque un’illusione, tutto è effimero.

domenica 23 novembre 2025

Nella bruma

La parola "bruma" (foschia densa, nebbia invernale, dal latino bruma per brevissima [dies] cioè "giorno brevissimo") ha una forte connotazione poetica e simbolica, spesso legata ai temi della memoria, dell'oblio, del mistero e dell'incertezza.

Bruma nel cuore

Un giorno si aprì la storia crudele nell'anima mia.
Fu in un triste pomeriggio autunnale
quando la coppa del mio ideale
riempisti triste di azzurro! fatale,
il mio triste cuore entrò nel suo parco con calma.
I miei giorni trascorrevano pallidi e freddi.
La donna bionda mi sfuggì
fra nuvole di tenue rubino.
Da allora non la vidi mai più.
Il suo cuore si nasconde in piani oscuri.
Quando in paesaggi sfumati dalla nebbia,
bianche tonalità di sonnolenza,
medito tacito la mia assenza,
senza resistenza né clemenza,
il mio corpo si addormenta e la mia anima cammina.

Un giorno si aprì la storia crudele nell'anima mia.
Cuore, cuore, cuore,
carcere insanguinato dell' illusione,
plenilunio di passione,
solo e impalato fra i rami del suo giardino calmo.
Soffro calcando la terra come Omar-al-Kayam"
Vi sono in essa spettri di ieri
che ancora soffrono per la donna
che non hanno mai potuto possedere',
Scritti del poeta che cancellano il Corano.
Un giorno si aprì la storia crudele nell'anima mia.
Il mio cuore soffrirà in eterno,
lontano dal clamore d'inferno
della società. È infermo
e se ne va a sonnecchiare nei suoi giardini calmi.
Il giorno è trascorso lento e le rose sono cadute
sulla mia anima addolorata,
fiori benedetti della mia vita,
dei loro odori rivestita.
Divine rose che nella mia anima apparvero.
La morte arriva coi suoi manti desolati.
Cuore, cuore ferito!
Polverizzati nell 'oblio,
muori nei tuoi giardini nascosti!
La morte passerà per i tuoi giardini innevati ...

Un giorno si aprì la storia crudele nell'anima mia.
Cuore! Cuore! Cuore!
Singhiozza nei tuoi giardini calmi.

Federico Garcia Lorca

Ricordo il lento incedere, la bruma
negli anni delle nebbie padane
alla ricerca del posto migliore
e il freddo non mi dava timore...
 
Pescare nella nebbia è considerato da molti un'esperienza affascinante e suggestiva, e può essere anche molto produttiva. Le condizioni di scarsa visibilità non impediscono l'attività dei pesci, ma richiedono alcuni accorgimenti specifici per massimizzare le possibilità di successo e garantire la sicurezza (dalla rete).