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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 25 marzo 2026

Tra cielo e mare

空の青海のあおさのその間サーフボードの君を見つめる

ti guardo
cavalcare le onde –
spazio azzurro
in cui cielo e mare
si confondono

Tawara Machi

Nel senso racchiuso tanka
esprime cose intime;
io sono una luce che sfuma,
la vita, un'enorme bugia...

 Il concetto "tra cielo e mare" evoca l'orizzonte, punto di incontro simbolico e visivo tra l'infinito celeste e la profondità marina. Rappresenta uno spazio di transizione, libertà e sogno, spesso associato a scenari panoramici, riflessione interiore e bellezza naturale (dalla rete).

lunedì 22 gennaio 2024

Lumi

Un tenue lume scintillando nuota.
Lì volteggia la lucciola
Con ali lievi fragili;
Nelle tenebre luccica
Perchè ha paura di restare ignota.

Yu Che-Nan

La luce nel buio, anche flebile
piccola traccia di percorso;
siamo prigionieri di tenebre arcane
siamo balia di ciò che non vediamo... 
 
Il festival delle lanterne, noto anche come Loi Krathong (Loi significa galleggiare, mentre Krathong, fa riferimento a dei supporti costruiti con petali di lotus o foglie di banana, che sono in grado di fluttuare sull'acqua).
Si festeggia durante la prima notte di luna piena del dodicesimo mese del calendario lunare.
(dalla rete)

giovedì 2 dicembre 2021

Pantera nera

 森くらく                                     Nel buio bosco

からまる網を                              sfuggendo alla rete

逃れのがれ                                  aggrovigliata,

ひとつまぼろしの                       come fossi il fantasma

       吾の黒豹                                d’una pantera nera.

 Yoshimi Kondō
(da Pantera nera, 1948)

Pantera nera è il nome comune con cui vengono indicati gli esemplari neri (varianti melaniche) di alcune specie di felidi. Zoologicamente parlando, il termine pantera si riferisce ad animali differenti.
Il genere Panthera è un taxon, o unità tassonomica, che comprende tutte le specie di un particolare gruppo di felidi. In Nordamerica il termine pantera viene usato comunemente per indicare il puma, mentre in America Latina viene più spesso usato per il giaguaro. Altrove nel mondo viene riferito al leopardo (originariamente gli esemplari asiatici venivano ritenuti pantere e quelli africani leopardi, è un comune malinteso che il termine pantera indichi necessariamente un individuo melanico) (da wikipedia).

intenerito dal sogno rimango
sopeso tra gioia e pianto, soldato
del mio esercito stanco coinvolto
in una ritirata mai desiderata...

martedì 30 novembre 2021

Riflesso e Tanka giapponese


 l'autunno si carica del freddo intenso,
preludio d'inverno che avvolge il cuore;

si sono avverati presagi, gelide verità

precludono all'anima amore e calore...

 
Candide sono le nubi
e, battendo armoniose le ali,
volano le oche selvatiche,
sì nitide che si può contarle
nel chiaro della luna autunnale

Anonimo giapponese

 

Questo “freddo di fuori stagione” si scontra pesantemente con la temperatura dei mari, i quali fanno registrare valori di circa 4/5°C oltre le medie di riferimento, dopo un’estate a dir poco bollente.
Tutto ciò si traduce in una maggior energia potenziale in gioco (alti tassi di umidità nei bassi strati dell’atmosfera), ovvero quel carburante necessario per lo sviluppo di fenomeni estremi (vedi piogge torrenziali e cicloni in Sicilia, Sardegna, Turchia e altrove).
(dalla rete)

domenica 21 novembre 2021

Tanka e riflesso

 

Nessuno potrà
vedermi né chiedermi
qualcosa – in sogno
verrò da te stanotte,
non chiudere la porta al sogno.

Kakinomoto no Hitomaro

Poter essere padrone dei sogni,
accarezzerei chi vuole sentirmi
riempirei la mente di giochi sereni
lascerei che penetrasse la gioia...

sabato 20 novembre 2021

Tanka, disegno e riflesso

Sara Morgese
"Mani Congiunte"
Studio per opera "Preghiera"
tecnica mista su cartone

Il tanka (短歌, letteralmente, in giapponese, "poesia breve"), anche chiamato waka, è un componimento poetico d'origine giapponese di 31 morae.
Nato nel V secolo d.C., grazie alla sua versatilità e alla pratica ininterrotta, non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia.
A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando così vita all'haiku.
(da wikipedia)

 

若ければ                                         Esser giovani

何をか恃まむ                                  è sperare qualcosa.

重ねあふ                                         Tra i palmi

掌にあたたかき                              delle mani congiunte

いのちは通ふ                                  si carezza la vita.

 Kyoko Inaba
da Gabbia di vetro, 1963

 

riguardo indietro e lontano il tempo
in cui ferii un tenero, piccolo cuore;
geografiche cicatrici ora solcano
le vie dell'affetto e sono dolore...

venerdì 4 ottobre 2019

Specchiarsi in un tanka

Dopo il bagno
mi guardo nello specchio,
e, osservando il mio corpo,
sento che ancora rimane qualcosa
di ieri: un certo sorriso...
 
Akiko Yosano
  
specchiarsi
[spec-chiàr-si] v.rifl. (mi spècchio ecc. -Sabatini Coletti-
 [sogg-v] Guardarsi allo specchio SIN rimirarsi: passa il tempo a specchiarsi
[sogg-v-prep.arg]            
1.- Guardare la propria immagine in una superficie riflettente: guarda il lago, ti ci puoi specchiare
2.- Detto di cose, riflettersi in una distesa d'acqua: la luna si specchia nel mare


attimi di vita normale, atti,
mani che rifanno gesti consueti;
la nostra esistenza è costellata
di cose ripetute, usuali...

lunedì 16 luglio 2018

Anonimo, Pan e Siringa

Sebastiano Ricci
"Pan e Siringa"
 Ovidio narra che, Pan, figlio di Ermes si innamorò di Siringa, ninfa seguace di Diana. La ninfa, per sfuggire a Pan, scappò nei pressi di una palude fino alla sponda del fiume Ladone, dove, vedendosi raggiunta, invocò le Naiadi che la mutarono in canne palustri. Pan, nel momento in cui pensava di aver raggiunto la ninfa, si trovò davanti ad un fascio di canne che, mosse da vento, mandavano un suono delicato.
Allora il dio utilizzò le canne per costruire uno strumento musicale:
la siringa appunto (dalla rete).
 
... e un flusso di cuore
nel battito cerco ritmate cadenze
eppure..., eppure...,
bucoliche imprese ricordo
i volti, quelli confusi...
 
Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati


Pierre Mignard
"Pan e Siringa"
The Museum of Fine Arts, Boston - olio su tela,

sabato 30 giugno 2018

Mattutino


dovrebbe insegnarci il silenzio,
quello del mattino è immenso
interrotto a tratti ma intimo;
nel dubbio risolviamo enigmi,
ci portiamo in palmo di mano eppure...
siamo ancora bimbi nel sole...
 
Gujil

 
 
Mattutino (dalla rete),

nella tradizione di preghiera della Chiesa cattolica, è il nome che si dava prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II a quella parte della Liturgia delle ore che oggi si chiama Ufficio delle letture.
Alcuni ordini religiosi monastici mantengono ancora la dicitura "mattutino". La Chiesa Ortodossa continua a celebrare il Mattutino come parte fondante dell'Ufficio divino quotidiano. L'origine di questo nome viene dal fatto che il mattutino si recitava molto presto di mattina o, in alcune famiglie monastiche, svegliandosi a metà della notte. Talvolta era recitato addirittura la sera prima, andando di fatto a costituire un ufficio di veglia (consuetudine ancora in uso nei paesi di tradizione slava).
Coloro che utilizzano il breviario tradizionale del 1962, antecedente dunque alla riforma liturgica, ancor oggi ammesso come Forma Straordinaria del rito romano, celebrano secondo l'antico schema: 
   
Invocazioni introduttive
(Domine labia mea aperies, Deus in adjutorium meum intende, Gloria Patri e Alleluia)
L'invitatorio,
costituito dal salmo 94 cantato nell'antica forma responsoriale e dunque interrotto più volte dal ripetersi di un'antifona che invita i fedeli a partecipare all'ufficio di lode al Signore.
L'Inno ecclesiastico,
che cambia a seconda del giorno della settimana, della ricorrenza del santorale nonché del tempo dell'anno.
I notturni.
È questa la parte più lunga di tutto l'ufficio, poiché si compongono ciascuno di una salmodia, un Pater con delle preghiere di assoluzione, tre letture bibliche o patristiche, ciascuna seguita da un suo proprio responsorio lungo.
Nel breviario di Pio X le ferie hanno un solo notturno di nove salmi, e prendono due letture dalla Sacra Scrittura e una dal Vangelo del giorno con commento di un Padre della Chiesa; le domeniche e le feste hanno tre notturni di tre salmi ciascuno, e prendono tre letture dalla Sacra Scrittura, tre dalla patristica e le ultime tre sono costituite dal Vangelo e dal commento di un Padre della Chiesa; le domeniche di Pasqua e Pentecoste hanno un solo notturno di soli tre salmi. Con tale ordinamento, nessun giorno ha più di 9 salmi in tutto; prima delle riforme di Pio X, il Mattutino era molto più lungo e nelle solennità arrivava ad avere anche 18 salmi.
L'Inno Te Deum,
cantato alla fine in ogni ufficio che non sia quello feriale, eccezion fatta per le domeniche di Settuagesima e Quaresima.
Il congedo (saluto e orazione)
sono generalmente omessi, perché immediatamente dopo l'Inno si inizia l'officiatura delle Laudi. Qualora così non fosse, si dice il congedo delle Laudi del giorno.
 

lunedì 4 giugno 2018

Frescura

Frescura
 
Frescura e rami verdi
primavera inoltrata, caldo
gli uccelli cantano il sole.
 
Anonimo
del XX° Secolo, poesie ritrovate 
 
fre·scù·ra
sostantivo femminile 
Ombra piacevole, temperatura fresca dell'aria.

martedì 15 maggio 2018

Sbalestrato

Balestriere Ayyubide, di Andrea De Simeis

Sbalestrato
sba-le-strà-to
Disordinato, squilibrato
sostantivo e aggettivo
 
composto di s- allontanamento e balestra
arma da lancio che scaglia frecce,
derivata dalla più antica balista, di dimensioni maggiori,
che prende il nome dal greco: ballo lancio.
La perfezione mortifera della balestra era leggendaria: con la forza del suo meccanismo riusciva a scagliare dardi a enorme distanza e con forza tale da rendere vana ogni armatura - tanto che papa Innocenzo II, durante il Concilio Laterano II del 1139, ne vietò l'uso nelle belligeranze (fra cristiani, ovviamente).
I significati attribuiti allo sbalestrare sono molteplici: si va dallo sbagliare il colpo con la balestra, al divagare (schizzando via dal discorso a mo' di freccia, e poi chi la ritrova più), al mandar via, all'allontanare (come se si mettesse qualcuno al posto del dardo, stile Willly Coyote).
Si tratta comunque di usi che, per quanto vividi, non sono molto comuni.
Di peso è invece l'aggettivo sbalestrato, che ci racconta di uno squilibrio, di qualcosa di scomposto. 
All'esattezza precisissima dei meccanismi e dei colpi della balestra si contrappone un disordine disorientato, confuso e approssimativo, a cui quasi manca terra solida sotto i piedi - e che mira ci vuoi avere?
Ci si potrà sentire sbalestrati quando cambia qualcosa di importante della propria vita - quando ci si trasferisce o si smette di fumare; condurrà una vita sbalestrata l'ex militare che indulge nell'alcol, o chi si improvvisa artista viaggiatore; ci si potrà sentire sbalestrati al ritorno da Bali (il jet lag ti investe come un treno) o con una laurea in mano. (Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it)
 
immagini scempio appaiono
con frequenza allarmante, nel modo,
quello che circonda noi umani;
mi trovo sbalestrato dai fatti,
vorrei tanto che il sospiro finisse
in un respiro che ridia tutto il fiato che manca.
 
Gujil
 
 
 

domenica 29 aprile 2018

Un Tanka di Akiki Yosano


Il tanka (短歌),
 (letteralmente, in giapponese, "poesia breve")
è un componimento poetico d'origine giapponese di 31 morae.
Nato nel V secolo d.C., grazie alla sua versatilità e alla pratica ininterrotta, non ha subito variazioni nel corso dei sedici secoli della sua storia.
A partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando così vita all'haiku.
 
 
Amore o sangue?
tutta la primavera
è in questa peonia che mi ossessiona,
scende la notte, sono sola,
sola senza una poesia.
 
Akiko Yosano
 

È formato da 5 versi di 5 e 7 morae così disposti: 5, 7, 5, / 7, 7.
È diviso in due parti: i primi tre versi formano il kami no ku (上の句, strofa superiore), gli ultimi due lo shimo no ku (下の句, strofa inferiore); le due parti devono produrre un effetto contrastante.

Il tanka, come l'haiku, è molto diffuso e praticato in Giappone sia da letterati, sia da gente comune; in tale nazione, infatti, ancora adesso l'imperatore indice annualmente una competizione per il miglior tanka dell'anno, fornendo il tema a cui attenersi.
Il genere del tanka è stato praticato anche da autori occidentali, come ad esempio Jorge Luis Borges, Jacques Roubaud and Nicolas Grenier (da Wikipedia).
  
un tanka per esprimere
cose, desideri, sogni,
nei meandri della mente riposa
la risposta alle tante domande

Si conosce poco della vita privata della poetessa Akiki Yosano, una voce leggerissima ma sensuale, mai realmente penetrante ma dolcissima. Ed è la sua dolcezza che spicca come materia poetica evocata. Anche quando la consapevolezza della propria femminilità diviene arma (anche involontaria) la poetessa mantiene uno sguardo tenue, riflessivo, sensuale. Ed è forse quest’ultima definizione di sensualità che merita l’appellativo di poesia erotica. La sua letteratura è davvero importante se si vuole approfondire la poesia nipponica.
Proto femminista, pacifista, riformatrice sociale, poetessa.
Questo fu Akiko Yosano.
Fu una delle voci più famose e controverse della poesia giapponese della prima metà del Novecento. Figlia di un ricco mercante di Sakai, nella prefettura di Osaka, nacque il 7 dicembre 1878 e il suo vero nome era Shiyo Yosano. Fin dai tempi della scuola superiore scrisse poesie per varie pubblicazioni, in particolare la rivista di poesia Myōjō edita da Tekkan Yosano., giovane ed intraprendente editore che iniziò all’arte della poesia Tanka la futura Akiko, diventandole in seguito anche il marito. La sua opera più importante fu la raccolta Midaregami, pubblicata nel 1901. Il suo poema “Kimi Shinitamou koto nakare” (Tu non morirai), fu musicato e divenne inno di protesta durante la guerra russo-giapponese. Akiko fondò poi una scuola per l’educazione femminile e divenne paladina dei diritti delle donne. Alla sua produzione poetica seguirono Koōgi “Piccolo ventaglio”, 1902; Maihime “La danzatrice”, 1906. La Yosano affiancò libri di saggi (specie sulla condizione femminile), racconti per bambini, cronache di viaggi, impegnandosi anche nella versione in giapponese moderno (1938-39) del Genji monogatari. Morì a causa di un infarto il 29 maggio 1942 (dalla rete).