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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 10 luglio 2026

Lontana tra poesia, riflesso

Lontana 
Cantare, il giorno, ti sentii: felice?
Cantavi; la tua voce era lontana:
lontana come di stornellatrice
per la campagna frondeggiante e piana.

Lontana sì, ma io sentia nel cuore
che quel lontano canto era d’amore:

ma sì lontana, che quel dolce canto,
dentro, nel cuore, mi moriva in pianto.
Giovanni Pascoli 
Lontane persone aspirano
a cuori grandi, immensi;
la musica ascolta parole
che sanno di vento, lontane...
 
Lontana di Giovanni Pascoli è una poesia che, in pochissimi versi, riesce ad evidenziare contrasto doloroso tra l’illusione della felicità e la realtà della sofferenza umana, unito al tema della distanza, sia nello spazio che nel tempo. 
La felicità arriva come un suono lontano, distante, sembra riempire l’anima donando gioia, benessere, ma è solo il frutto di un ricordo lontano, incapace di essere trattenuto nell’intimo e proprio perché così fugace finisce per devastare l’essere restituendo solo un grande dolore.
(dalla rete)

martedì 30 giugno 2026

Toilette

Il titolo allude al momento intimo del risveglio e della cura di sé, traslato però sull'intera natura.
Il componimento descrive un paesaggio mattutino, sospeso e silenzioso.

Toilette

I giganteschi cipressi d’argento
attendono in circolo sul prato.
Fra i loro tronchi d’ebano istoriato
pendono distesi
tanti lenzuoli bianchi di bucato.
Intrepida riflette nell’attesa
l’acqua grigia della vasca.
Ecco: tra i veli della mattina nebulosa
il sole che s’affaccia insonnolito
pare una luna rosa.

Aldo Palazzeschi


I panni stesi e l'acqua nella vasca suggeriscono un'immagine di pulizia, freschezza e ordine, in contrapposizione alle figure bizzarre e grottesche spesso protagoniste della poetica palazzeschiana.

Aldo Palazzeschi
crea un contrasto cromatico forte usando l'argento,
l'ebano e il bianco dei lenzuoli.
L'ambiente ricorda un giardino incantato o un'opera d'arte figurativ
.

Immagini prese dal vento
le terre stagliate nel cuore;
ritorno nel tempo che avevo
di vita, di sole,di corse...
 
Il testo, che appartiene alla fase futurista di Aldo Palazzeschi, si articola come un dipinto impressionista o un gioco di specchi in cui gli elementi naturali vengono personificati. La "toilette" non è quella di una persona, ma è un rito mattutino della natura. L'uso delle sinestesie (unione di sfere sensoriali diverse) e delle similitudini serve a trasmettere un senso di pace e di irrealtà ovattata.
(dalla rete)

domenica 21 giugno 2026

Carme 101

Il fratello di Catullo (da alcune fonti storiche identificato con il nome di Quinto) è una figura centrale nella vita e nella produzione del poeta latino. Egli morì prematuramente lontano da casa e fu sepolto nella Troade, una regione dell'Asia Minore (nell'odierna Turchia) (dalla rete).

101

Di mare in mare, da un popolo all'altro
vengo a queste tue misere esequie, fratello,
per donarti l'ultima offerta che si deve ai morti
e invano parlare alle tue ceneri mute:
ora che la sorte a me ti ha strappato,
cosí crudelmente strappato, fratello infelice.
Pure, amaro dono per un rito estremo,
nell'uso antico dei padri accogli l'offerta
che ora ti affido: cosí intrisa del mio pianto.
E in eterno riposa, fratello mio, addio.

Valerio Catullo 

Nel 57 a.C., Catullo si recò in Bitinia al seguito del pretore Gaio Memmio. Durante questo viaggio, il poeta colse l'occasione per visitare la tomba del fratello. Da questa dolorosa esperienza nacque il celeberrimo Carme 101 (noto anche come "Multas per gentes et multa per aequora vectus"), una delle elegie funebri più intense dell'intera letteratura classica .

Amore fraterno, così strano,
diverso dal resto, intenso
come può essere l'odio
cospetti di umori ancestrali...

domenica 8 marzo 2026

Luoghi

Scendendo a Chiang-ling

È mattino, lascio Po-ti, lucente tra le nuvole.
Miglia e miglia fino a Chiang-ling,
tutte in un solo giorno.
Dalle due rive le scimmie strillano ossesse,
la mia barca leggera è passata
per diecimila strati di montagne. 

Li Po
da “La clessidra di bambù”

"Scendendo a Chiang-ling" è una celebre poesia del poeta cinese Li Po (Li Bai), risalente alla dinastia Tang. Il testo cattura la sensazione di velocità e sollievo del poeta durante il suo viaggio lungo il fiume Yangtze.

Monti contigui fino alla costa
si fermano un attimo, soli?
nei corpi trafitti dal tempo;
congiunzioni possibili? oggi?..
 
  • Il Viaggio: La poesia fu scritta nell'anno 759, quando Li Po ricevette un'amnistia mentre era in esilio verso la remota regione di Yelang.
  • Simbolismo: Il passaggio rapido tra le scogliere (dove le scimmie urlano) simboleggia il superamento improvviso delle avversità e il ritorno verso la libertà.
  • Stile: È considerata un capolavoro di concisione, capace di evocare un vasto paesaggio naturale e uno stato d'animo esultante in soli quattro versi.

sabato 21 febbraio 2026

Poesia, commento e riflesso

Il ragazzo che era in me

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]

Cesare Pavese 

La poesia esplora il contrasto tra l'innocenza perduta e la solitudine dell'uomo maturo, un tema ricorrente nella produzione pavesiana. Il testo rievoca immagini d'infanzia e adolescenza, con riferimenti a "prati", "frecce dipinte" e "colori di guerra", simboleggiando un passato selvaggio e vitale che si scontra con la realtà adulta.
 
Passioni, paure ed ansie,
il ragazzo che era in me piange
e si illude ancora di fare
eppure è solo una chimera...
 
L'espressione "il ragazzo che è in me" (o più comunemente "il bambino che è in me") si riferisce generalmente al concetto psicologico dell'infanzia interiore, ovvero quella parte della personalità adulta che conserva la curiosità, la vulnerabilità e la spontaneità dei primi anni di vita (dalla rete).

mercoledì 11 febbraio 2026

L'orto dei veleni

L'orto dei veleni

È cinto da un muro ch’è alto tre spanne,
la via lo circonda.
Di fuori si vedon le frutta mature.
Son alberi grandi
che piegano i rami
col peso
possente
dei pomi.
I pomi maturi rilucono al giorno.
Al centro dell’orto v’è un mucchio di sassi,
di pietre ruinate.
V’è sotto, sepolta, la vecchia padrona dell’orto.
Aveva centanni la vecchia,
viveva nell’orto,
viveva di frutti,
soltanto di frutti.
La gente al narrarlo fa il segno di croce.
Nessuno ha mai colto quei frutti,
nessuno ha varcato quel muro.
Soltanto la sera vi ridon civette a migliaia.
E cadono e cadono i frutti maturi,
s’ammassano ai piedi dei tronchi robusti,
s’ammassan s’ammassan
mandando profumi soavi.

Aldo Palazzeschi

"L'orto dei veleni" di Aldo Palazzeschi, parte della sua produzione tra crepuscolarismo e futurismo, presenta un'atmosfera sospesa e simbolica, poesia pubblicata nella raccolta Lanterna (1907), rappresenta uno dei momenti più significativi della fase giovanile di Aldo Palazzeschi.
L'opera si colloca in una zona di confine tra il Crepuscolarismo e le prime avvisaglie di quell'estro anarchico e funambolesco che caratterizzerà il suo periodo futurista Il testo descrive un orto proibito, un luogo di fascino sinistro nutrito da una vecchia centenaria, evocando un'immagine che fonde il macabro, l'ironia e un disimpegno tipico del primo Novecento palazzeschiano.
 
 Inaccessibili luoghi, la mente
contiene ricordi e posti segreti;
nel brivido intenso del senso
rivedo cose perdute, lontane...

"L'orto dei veleni" si riferisce anche a percorsi tematici botanici (come a Trieste o Bergamo) dedicati a piante tossiche, storicamente usate per preparare veleni o medicine.
 
Il cosiddetto "Orto dei Veleni" (Poison Garden) si trova all'interno di
The Alnwick Garden, un famoso complesso di giardini situato nel Northumberland, in Inghilterra. È considerato uno dei giardini botanici più pericolosi e singolari al mondo, dedicato esclusivamente a piante tossiche, narcotiche o velenose.
Queste esposizioni educative illustrano specie come aconito, belladonna, cicuta e oleandro, evidenziando le loro proprietà velenose ma anche gli utilizzi terapeutici che possono avere. 
(dalla rete)

sabato 4 ottobre 2025

Felicità... raggiunta?

In questo componimento inserito nella raccolta Ossi di seppia e scritto probabilmente nel 1924, Eugenio Montale scandaglia il tema della felicità umana.
Per descrivere la fugacità e la precarietà di quest’ultima, il poeta si affida ad alcune efficaci analogie: il camminare sull’orlo di una lama tagliente, una fiammella debole che rischia di spegnersi a ogni soffio di vento, una sottile lastra di ghiaccio che va in frantumi non appena un piede vi si posa.
(dalla rete)

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t'ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
 
Eugenio Montale
 
Chiunque persegua la “felicità raggiunta”, è pertanto invitato a non sottoporre questo stato a ulteriori sollecitazioni, perché fragile è l’equilibrio che rende possibile il mantenimento di quella condizione, continuamente minacciata
.
 
Riuscire ad adagiarsi
quando è sereno il tempo;
nel risaputo stanco rimorso
trovare ragioni di stare...
 
La felicità, mai possesso definitivo, può comunque rischiarare l’animo crucciato come la luce del mattino, provocando un piacevole sconvolgimento. L’immagine conclusiva è tuttavia quella della delusione infantile, che si accampa prepotentemente nella chiosa finale.

domenica 18 agosto 2024

Nòstos (ritorno)

Con l'enigmatico titolo "Generalizzando", Giorgio Caproni fa riferimento allo smarrimento dell’uomo moderno, alla perdita di identità provocata dalla frenesia del mondo neocapitalistico che poneva l’umanità in secondo piano rispetto al guadagno, al Dio denaro, in una dimensione in cui la collettività aveva ormai inglobato e annullato l’individuo.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.

Giorgio Caproni 

Un’immagine metaforica: la “spina della nostalgia”; il significato è da ricercare nell’origine della parola: nella lingua greca infatti nòstos vuol dire ritorno, dunque “dolore del ritorno”.

Ogni ritorno sconfina e attiva
melodrammatici gesti del cuore;
dal blu rientro nel grigio che sfuma
in attimo di normale quotidiano... 
 
Rimane dunque questa cosa che è la nostalgia, quasi un qualcosa da stringere tra le mani come si farebbe con un fiore contornato di spine. 
Il nostro vagare, secondo questa proposizione, non è che un tornare all’origine, il tentativo di rintracciare quel dono, come per colmare un vuoto, sanare una ferita.
(dalla rete)

lunedì 1 luglio 2024

Primi di luglio

I primi di luglio

Siamo ai primi di luglio e già il pensiero
è entrato in moratoria.
Drammi non se ne vedono,
se mai disfunzioni.
Che il ritmo della mente si dislenti,
questo inspiegabilmente crea serie preoccupazioni.
Meglio si affronta il tempo quando è folto,
mezza giornata basta a sbaraccarlo.
Ma ora ai primi di luglio ogni secondo sgoccia
e l’idraulico è in ferie.

Eugenio Montale 
 
A giudizio del poeta quando arriva il mese di luglio il pensiero “entra in moratoria” (moratoria = sospensione, o proroga della scadenza), complici gli impegni che diminuiscono con l’arrivo o l’avvicinarsi delle ferie che tipicamente caratterizzano il periodo estivo.
(dalla rete)
 
Nonsense pervaso da calura
 arrrotola il velo di sudore;
relegate a comparse le ore
ombre ondivaghe al muro...

lunedì 12 dicembre 2022

Lui adesso vive ad Atlantide...

 Analisi del testo: Colombre racconta "Atlantide" di Francesco De Gregori

Quando ormai tutto è sommerso nei ricordi e affondato nel rimorso di un amore giovane che non si è saputo aspettare con devota pazienza, non si può fare altro che andare a vivere nell'irrealtà di Atlantide, la città perduta. "Atlantide" mi ha sempre attratto e affascinato, è una di quelle canzoni che non si riescono ad afferrare facilmente per le sue visioni poetiche mobili ma saldamente ancorate nel messaggio eterno di un amore sfumato. Credo sia la storia di un uomo che non è stato capace di avere abbastanza coraggio e tenacia nell'inseguire il suo sogno d'amore per una ragazza di Roma e per il suo sorriso e la sua faccia, travolgente e indimenticabile come il crollo di una diga. A volte crede, forse per vanità o per disperazione, di essere un eroe per il sacrificio compiuto nell'abbandonarla, ma è più che altro quasi un'autogiustificazione per aver tradito quel sogno ed essersi accontentato di vivere nella realtà, simboleggiata dalla California, con Lisa, una donna per cui stravede ma non ama. La ruga amara sulla guancia sinistra tradisce e rappresenta il rimpianto di chi ha scelto forse male il suo destino nella svolta decisiva. Ora certo, ha una carriera, è diventato un grande suonatore di chitarra ma vive, aspettando le nuvole, imperscrutabile nel terzo raggio, quello dell'intelligenza secondo i sette raggi teosofici, il raggio dei pensatori e dei filosofi, di chi preferisce allontanarsi dalla realtà che ferisce e buca l'anima, di chi non si può accontentare delle gioie terrene ma che ambisce a qualcosa di sublime, idealizzato, iperuranico e irrimediabilmente perduto, come la ragazza romana, eterna e oramai irraggiungibile. Quella dolce curiosità di lei, così rara e intoccabile , quella che il vizio dell'amore ha offuscato e confuso per fretta e voglia di vivida gioventù carnale è adesso un ricordo, forse quotidiano, o una specie di dubbio che continua a tormentarlo. Una dolce curiosità legata stretta a una complessità magari difficile da gestire e saper attendere, ma di quelle che si comprendono solo quando si tradiscono o si perdono definitivamente. Per questo, ciò che resta è un perdono che assomiglia a una consolazione, visto da lontano, da Atlantide, o da un cielo di Napoli.

Mi sono sempre chiesto il significato
di questa bella e suggestiva canzone;
io... ho conosciuto una ragazza di Roma
e ho percorso (a piedi) il golfo  di Napoli...

 
 
Atlantide
 
Lui adesso vive ad AtlantideCon un cappello pieno di ricordiHa la faccia di uno che ha capitoE anche un principio di tristezza in fondo all'animaNasconde sotto il letto barattoli di birra disperataE a volte ritiene di essere un eroe
Lui adesso vive in CaliforniaDa sette anni sotto una veranda ad aspettare le nuvoleÈ diventato un grosso suonatore di chitarreE stravede per una donna chiamata LisaQuando le dice tu sei quella con cui vivereGli si forma una ruga sulla guancia sinistra
Lui adesso vive nel terzo raggioDove ha imparato a non fare più domande del tipoConoscete per caso una ragazza di RomaLa cui faccia ricorda il crollo di una diga?Io la conobbi un giorno ed imparai il suo nomeMa mi portò lontano il vizio dell'amore
E così pensava l'uomo di passaggioMentre volava alto nel cielo di NapoliRubatele anche i soldi rubatele anche i ricordiMa lasciatele sempre la sua dolce curiositàDitele che l'ho perduta quando l'ho capitaDitele che la perdono per averla tradita.
 
Francesco De Gregori

domenica 2 ottobre 2022

Sera d'Ottobre

Sera d'Ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!...

Giovanni Pascoli
da Myricae, Giusti, 1891

 

 Nel silenzio del mattino cito una sera,
come un pazzo mi aggiro in me stesso

in un dolente e struggente sogno son desto
fuori l'alba mi
costringe alla luce del giorno...
 

 

La simbologia in Sera d'ottobre è molto evidente, come in molte poesie del Pascoli. Per esempio le foglie vengono rappresentate come ridenti e simboleggerebbero la vivacità; le vacche che invece vengono ritratte al pascolo starebbero a simboleggiare la stanchezza, poiché il loro passo è molto lento (dalla rete).

giovedì 21 ottobre 2021

Pioggia e autunno

L’inizio dell’autunno porta con sé un cambiamento di clima, di incombenze, di abitudini che in molti genera malinconia. Anche i poeti, interpreti privilegiati dell’animo umano, descrivono con note di tristezza questa stagione in cui la natura sembra avviarsi alla morte. La voce di Ada Negri si scosta da questa lettura, cogliendo con sensibilità femminile il fondo del sentimento umano.

Pioggia d'autunno

Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.

Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

Ada Negri 

tra i mille vorrei s'inerpica il desiderio
che induge sul pensiero latente, remoto;
fragili speranze infrangono mille colori
spazzate foglie volanti, lente sul cuore... 

L’osservazione della natura è quella di sempre, dalla pioggia al cadere delle foglie. Ciò che muta è lo sguardo, fissato non sulla morte ma sulla speranza della rinascita. Domina in esso l’attaccamento a ciò che permane, la certezza della vittoria della vita al di là delle apparenze, sia nei ritmi immutabili del creato, sia nel cuore volubile dell’uomo (dalla rete).

domenica 25 luglio 2021

Sole e luna

Con alterna chiave

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s'aggruma attorno alla parola la neve.

Paul Celan
da "Di soglia in soglia"

 

 riusciremo a trovare equilibri e magie
quando luna e sole per un attimo solo
si riescono a toccare, al crepuscolo allora
il tempo dilaterà i suoi spazi solo per noi...

 

E' difficilissimo trovare un equilibrio che regga,
soprattutto quando è in bilico il vivere quotidiano,
il nostro banale, reiterato presente,
eppure dovremmo dare spazio alla realtà che preme,
a quello che desideriamo noi,
reprimere non fa altro che ingrigire ulteriormente l'anima

produce e alimenta sentimenti contrastanti e compressi;

viviamo una vita imprescindibile, unica, nostra,
dovremmo cercare di trovare gli spazi, il tempo,
la
violenza con noi stessi è sempre deprecabile
negarci della gioia possibile fa solo del male...

Gujil