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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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domenica 15 gennaio 2023

Sciaterica (scioterica)

Il movimento del nostro orologio da polso è meccanico o al quarzo, quello della meridiana è il Sole che con le sue ombre scandisce lo scorrere delle ore sul quadrante. Lo studio delle ombre solari (
Sciaterica o scioterica)  è stato alla base delle prime osservazioni scientifiche e fu applicato in astronomia fin dai suoi inizi (dalla rete).

Del tempo scorgo solo l'ombra

Del tempo scorgo
solo l’ombra,
se mi volto
mi scivola addosso
e mi pesa
quel che pur m’appare
lontano e leggero.
Fermo nell’istante
osservo il futuro
che mi viene incontro,
con un volo
ahimè
basso e breve.

Clirim Muça

 
Nel buio rivedo confini
spesso evasi, sconvolti;
nel senso delle cose individuo
il fare, a volte sconnesso...

La meridiana, detta anche, impropriamente, orologio solare o quadrante solare, è uno strumento di misurazione del tempo basato sul rilevamento della posizione del Sole
In senso stretto, con meridiana si deve intendere unicamente l'indicatore del passaggio del Sole a mezzogiorno, anche se nella sua accezione più generale il termine viene utilizzato per indicare, erroneamente, gli orologi solari presenti sui muri degli edifici. 
Il termine "quadrante solare", che caratterizza 'non' le meridiane bensì gli orologi solari, trae la sua origine dal latino quadrans che indicava nel Rinascimento la quarta parte di cerchio sulla quale veniva generalmente tracciato un orologio solare portatile, denominato appunto quadrante
Tuttavia, il suo significato è stato generalizzato nel linguaggio popolare, in tempi moderni, divenendo sinonimo di meridianae  orologio solare
A differenza dell'orologio solare, la meridiana indica ogni giorno, lungo una linea retta, l'istante in cui il Sole transita sul meridiano del luogo. Gli orologi solari e le meridiane erano già conosciuti nell'antico Egitto e presso altre civiltà, e successivamente tra quella dei Greci e dei Romani. L'origine di questa scienza è tuttavia ancor più antica rispetto alla civiltà egizia e le prime testimonianze risalgono addirittura al Neolitico. Lo studio degli orologi solari è chiamato gnomonica o, meno frequentemente, sciaterica (da wikipedia).

giovedì 21 ottobre 2021

Pioggia e autunno

L’inizio dell’autunno porta con sé un cambiamento di clima, di incombenze, di abitudini che in molti genera malinconia. Anche i poeti, interpreti privilegiati dell’animo umano, descrivono con note di tristezza questa stagione in cui la natura sembra avviarsi alla morte. La voce di Ada Negri si scosta da questa lettura, cogliendo con sensibilità femminile il fondo del sentimento umano.

Pioggia d'autunno

Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.

Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

Ada Negri 

tra i mille vorrei s'inerpica il desiderio
che induge sul pensiero latente, remoto;
fragili speranze infrangono mille colori
spazzate foglie volanti, lente sul cuore... 

L’osservazione della natura è quella di sempre, dalla pioggia al cadere delle foglie. Ciò che muta è lo sguardo, fissato non sulla morte ma sulla speranza della rinascita. Domina in esso l’attaccamento a ciò che permane, la certezza della vittoria della vita al di là delle apparenze, sia nei ritmi immutabili del creato, sia nel cuore volubile dell’uomo (dalla rete).

venerdì 24 gennaio 2020

Luna di ghiaccio


La Luna del Ghiaccio si situa al centro della stagione invernale.
 
E' l'undicesima lunazione di un anno lunare e inizia, col suo Novilunio, sempre nel mese di gennaio o raramente ai primi di febbraio. La Luna del Ghiaccio rappresenta la luna dell'inverno: le scorte di cibo sono oramai contate, la legna comincia a dover essere misurata per evitare, se l'inverno fosse lungo, di patire il freddo. In alcune annate il gelo arriva persistente toccando molti gradi sotto zero; la terra è dura, fredda, apparentemente morta. Resistere a questo mese è l'ultimo sforzo prima dell'atteso arrivo della nuova stagione, come narrano le leggende legate ai Giorni della Merla (29-31 gennaio).
La Luna del Ghiaccio attraversa o si pone vicino al Sabba di Imbolc o Candelora (1-2 febbraio): si invita la luce ed il calore a tornare, si invita la benedizione della dea celtica Brigid a portare nuovamente fecondità alla terra. E' il tempo delle previsioni e dei pronostici per la nuova stagione imminente, è il periodo per il calcolo del momento favorevole per le semine, ricordando che Candelora al solicello siamo solo a mezzo inverno.


Luna ghiacciata, anguilla dell'inverno
che risalti nel quarzo,
non ti dirò più niente.
spero tu ti riposi nelle lande
del cielo che conosci a menadito,
che tu abbia avuto pace
nei cicli che percorri,
ti voglio immaginare,
nella quiete,
suscitata da uno
che ha a cuore il nostro passo
e per guida alle notti
ha posto la tua effigie, tanto dolce
da chiederti "perché ancora qui
quest'altro anno", come fossi tu
la più tenera e vaga delle donne,
forse pietosa, almeno lei, di noi.
 
Daniele Piccini

 

L'inverno, le luci nascoste dai rami,
rinsecchisce una natura ormai stanca;
io con lei, ho superato gli anni migliori,
ora vago, riguardo, ho un po' di timore...

Altri nomi di questa lunazione: 
Luna Immacolata, Luna di Purificazione, Luna Casta, Luna della Tempesta, Luna Selvatica o Selvaggia, Luna della Fame, Luna Stimolante, Grande Luna, Luna delle Corna, Luna Rinascente, Luna dell'Orso, Vecchia Luna, Luna Grigia, Luna del Vento, Luna dei Dadi, Luna delle Oche, Luna Ossuta, Luna di Carestia, Luna di Pulizia.
(da: Calderone Magico)

sabato 24 agosto 2019

Manoscritti

Manoscritto


Mi arrendo.
La religione la mafia
la politica e il calcio
l’esercito e la moda
muovono più gente di me.

 
Sono milioni o pochi
ma totalmente decisi
al tutto per tutto.
Ho a che fare solo
con le piccole folle
di un cinema notturno
con la solitudine dei giocatori
che officiano una partita di scacchi
con il tepore di alcune donne

 
Leggo
torno a vedere un vecchio film
faccio notte con Coltrane
e allungo il braccio e accarezzo la mia bella
che mi invita fumando.
 
Mario Trejo
 
 
fogli scritti a mano si perdono
in cassetti dimenticati dell'anima;
ricordo manoscritti preziosi,
giacciono spenti in un anfratto montano...
 
 
Un manoscritto
(dal latino manu scriptus, cioè "scritto a mano", abbreviato in inventari e cataloghi come ms) è un qualsiasi documento scritto a mano, in opposizione a quelli stampati o riprodotti in un qualsiasi altro modo.
Rientrano quindi in questa categoria anche i graffiti e le incisioni (su tavolette di qualsiasi materiale).
Comunemente, però, con questo termine si designano testi scritti a mano e redatti in forma di libro.
In editoria sono considerati manoscritti anche i testi dattiloscritti che non sono ancora passati attraverso il processo di stampa.
L'esempio tipico è la copia che l'autore ha scritto personalmente.
Sua caratteristica precipua dev'essere l'unicità.
Il periodo d'oro dei manoscritti è situato nel Medioevo, quando gli amanuensi trascrissero migliaia di testi dell'antichità conservandoli in codici che li hanno preservati nei secoli.
La disciplina che studia i manoscritti in quanto oggetti è la codicologia, mentre lo studio della scrittura è affidato alla paleografia.
Lo studio e l'edizione dei testi contenuti nei manoscritti è di competenza della filologia.
I manoscritti non sono definiti dal loro contenuto, che può essere contraddistinto da testo in prosa come da calcoli matematici, mappe, figure esplicative o illustrazioni.
I manoscritti possono essere in forma di libro, di pergamena o in formato codex.
I manoscritti miniati sono arricchiti da immagini, decorazioni ai bordi, lettere iniziali in rilievo o illustrazioni a piena pagina.
(da Wikipedia) 

mercoledì 31 luglio 2019

Donne e ritratti

Attilio Toro
"Ritratto di donna"
fine '800
La donna
è uno dei soggetti preferiti dai pittori; la storia dell'arte riserva un posto fondamentale e incontestabile alla figura femminile.
Nei secoli tutti i grandi pittori hanno ritratto donne bellissime ed enigmatiche.
Anche la fotografia sta riservando loro un posto di rilievo assolutamente indiscutibile.
 
Gujil


Ritratto di donna
 
Deve essere a scelta
cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, come l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vita, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Anonimo
"Ritratto di donna"
olio su tela
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio, lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.Dov’ è che corre? Non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, e nel male, e per l’amor del cielo!
 
Wisława Szymborska
da "Grande numero", 1976
 
 mi sono sempre state vicino,
quelle lontane ricordo appena;
una donna al fianco di chi ancora
crede in cose passate e grandi...

giovedì 4 luglio 2019

Donna


Una donna parla della sua vita

Un vento mi spinge per le strade,
vento, divinità del mutamento
dalle guance gonfie che soffiano.
Amo quel vento,
mi rallegro
ai mutamenti.

Vado per il mondo
in due o sola
e grati mi sono al tempo stesso
il desiderio e la sua morte
che si chiama appagamento.

C’è qualcosa di troppo in me.
Trabocco dalle mie sponde
come un lievito. Il lievito ha
un suo genere specifico di felicità.

Vado, sempre vado,
a volte si unisce a me un uomo.
Andiamo insieme,
lui dice che è fino alla morte,
poi si perde in un crepuscolo
come cosa senza importanza.

Vado sola,
poi nuovamente a una svolta
appare un nuovo compagno.

Vado, continuamente vado,
un vento mi spinge per le strade.
Sulle mie strade
soffia sempre il vento.


Anna Swirszczynska
da "Una vita nel vento"
traduzione di Giorgio Origlia
 
Una donna è un essere umano adulto di genere femminile. Si distingue dalla femmina prepubere, che può essere chiamata, a seconda dell'età: ragazza, fanciulla, bambina, e dall'altro genere della specie: l'uomo. Ogni essere umano è dotato di 23 coppie di cromosomi, una sola delle quali è diversa, perché caratterizza il sesso (XX per la femmina e XY per il maschio).
 
parlare di sé, della propria vita,
spesso l'ho fatto, nei fogli, nei discorsi;
ora sono pacato, forse rassegnato,
rimane un barlume di luce ancora...
 
 Il cariotipo di una femmina umana è caratterizzato, a differenza del maschio, dalla presenza di due cromosomi X, laddove l'uomo presenta invece la coppia XY. In linea di massima, l'anatomia femminile si distingue da quella maschile per il diverso apparato uro-genitale, e per i caratteri sessuali secondari. Inoltre sono statisticamente minori, rispetto al maschio, taglia, massa corporea totale e dei singoli organi nonché potenza muscolare (da Wikipedia).

sabato 18 maggio 2019

Ancora costellazioni

Il termine popolare "costellazioni" indica un insieme di stelle che sembrano distinguersi dalle altre, formando un disegno che le rende facilmente riconoscibili.
In epoche antiche, la gente le osservava e inventava ogni tipo di storie su creature mitologiche e personaggi, che associava a questi "disegni stellari".
In seguito gli astronomi cominciarono a costruire mappe delle stelle, includendo le costellazioni già disegnate, in modo da riuscire ad orientarsi buio.
Le costellazioni possono essere un modo utile per aiutarci a identificare la posizione di una stella in cielo.
Possiedono confini immaginari formati "unendo i puntini", cioè le stelle che le compongono.
Le costellazioni, pertanto, si distinguono grazie alla loro configurazione.
Per analogia, nell’ambito delle Costellazioni Familiari è emerso che in ogni sistema familiare esistono degli ordini strutturali fissi per mantenere in equilibrio il sistema e provvedere alla sua sopravvivenza.
Bert Hellinger (fondatore delle C.F.) ha dato loro il nome di "Ordini dell'Amore" perché l’amore è l’elemento che crea l'appartenenza al gruppo e garantisce la sopravvivenza dei suoi membri, ed è tanto influente da indirizzare i destini dei singoli e influire in modo incisivo sulla vita dei suoi membri.
Questi ordini sono predefiniti: così come esiste un ordine, seppure in continua trasformazione, nel sistema stellare, così esiste un ordine nel sistema familiare.
Da qui il termine Costellazioni Familiari (dalla rete).

Le costellazioni
                 

Cominciava a indicarmi stringendo e agitando cauto
il pince-nez che muoveva verso tutto il cielo stellato
puntava gli occhiali a molla nominando costellazioni
mai visto tanto splendore in cambio di due lenti mosse
sulla mia testa brillava la montatura metallica.

Il cane l'orsa maggiore il cane minore l'auriga
la chioma di berenice andromeda arturo la lira
l'orsa minore perseo l'auriga il cane minore
andromeda cassiopea l'orsa maggiore le pleiadi
impeccabile solo il nord trafitto da una unica stella. 

 Toti Scialoja
da "Rapide e lente armonie" 

Una costellazione è ognuna delle 88 parti in cui la sfera celeste è convenzionalmente suddivisa allo scopo di mappare le stelle.
I raggruppamenti così formati sono delle entità esclusivamente prospettiche, a cui la moderna astronomia non riconosce alcun reale significato (da Wikipedia). 
 
nel cielo, fisse, da sempre,
ci guardano e guidano nei mari;
gli astri lontani, profondi,
un giorno saremo in procinto...
 

mercoledì 17 aprile 2019

Morte e poesia


Che io apprenda tutto fin dalla morte,
ma non chiamatemi con un nome né con l’uso delle cose,
cucchiaio, biancheria, penna,
biancheria intensa con la respirazione dentro,
e la tua mano sanguina nella mia,
brilla tutta se un po’ della mia mano sanguina e brilla,
nel tocco tra gli occhi,
nella bocca,
nella riscrittura di ogni cosa già scritta nelle interlinee
delle cose,
fiat cantus! e si faccia il canto sdrucciolo che regola la terra,
il canto a due voci,
l’inesauribile,
il quanto si lavora perché la notte appaia,
e di notte si veda la luce che scompare sul tavolo,
chiamami col tuo nome, scambiami,
toccami
sulla bocca senza idioma,
già non ti sei mai chiamata,
già sei pronta,
già sei tutta.


Herberto Helder
da "La macchina lirica"
traduzione di Giulia Lanciani
 
Gli storici delle religioni e gli etnologi hanno quasi sempre ritenuto che la morte di un individuo sia, soprattutto nelle culture arcaiche e primitive, un “fatto sociale”, un avvenimento che determina una crisi, non soltanto nel gruppo familiare, ma anche in quello più ampio della stirpe, della discendenza, del clan, della tribù; e che per questo le strutture sociali reagiscono alla morte attraverso una serie di mezzi mitici e rituali che inducono gli individui a vivere la morte secondo i paradigmi offerti dalla società (dalla rete).

arriverà temo, tra un po',
spero di fare ancora tante cose
in un susseguirsi di lente volute come
il fumo di un fuoco quando si spegne...
 

martedì 19 marzo 2019

Specchio, luna ed haiku

Uno specchio è una superficie riflettente levigata al punto che la luce riflessa mantiene il suo parallelismo, secondo la legge di riflessione, e quindi può emergere un'immagine definita; contrariamente a quanto accade con una superficie riflettente ruvida la quale riflette la luce in ogni direzione.
Il tipo più noto è lo specchio piano, di uso quotidiano, ma specchi di diverse forme sono usati in molte applicazioni come, ad esempio, specchi curvi adatti alla concentrazione di radiazione solare per generare calore.
(da Wikipedia)
 
 
12
 
Sotto la gronda
lo specchio non riflette
più che la luna.
 
Jorge Luis Borges
Haiku
 
 

L'immagine vista attraverso uno specchio è detta virtuale, in quanto sembra provenire da una direzione diversa rispetto all'oggetto e non può essere proiettata su uno schermo.
In uno specchio piano un fascio di raggi luminosi paralleli viene deviato ma si mantiene il parallelismo dei raggi. Ciascun raggio che colpisce lo specchio viene riflesso di un angolo identico a quello di incidenza. Per esempio se un raggio giunge con una angolazione di 30° rispetto alla verticale del punto di incidenza, esce con un angolo di 30° dalla parte opposta alla verticale. Oltre allo specchio piano esistono specchi parabolici concavi, in cui un fascio di raggi luminosi parallelo all'asse di simmetria subisce una riflessione che manda tutti i raggi in un punto dell'asse detto fuoco. Esistono poi specchi sferici convessi, in cui i raggi luminosi paralleli vengono fatti divergere, con un punto di intersezione apparente all'interno della sfera. Guardando in questi specchi si vede all'interno della sfera una riproduzione in miniatura del mondo circostante.
Si noti che gli specchi sferici, sia concavi che convessi, non hanno un punto focale ben definito, ma soffrono del problema noto come aberrazione sferica.

un'altra perla di ovvietà,
eppure sono così incisive...
nell'ovvio troviamo spesso
risposte che stiamo cercando...

lunedì 28 gennaio 2019

Ballo

Nancy Flor ballerà per sempre
 
Nancy Flor ballerà per sempre
adesso che Johnny è morto.
Un farabutto gli ha dato la morte,
nessuno sa dove è fuggito.
Fu testimone un pistolero
e nei bar di New York,
diventato poi secondino
raccontò la storia in un
block
.
Jim, Johnny e Nancy Flor
tre personaggi da antologia,
da apologia,
strana storia di terrore.
Lei aveva gli occhi grigi,
Johnny dipingeva fiori d’arancio,
Jim era dolce, un sognatore.
Lei ballava tute le notti,
Jim la sognava in un bazar
circondata da altre bambole
che la adoravano per il suo candore.
Erano fratelli i due adoratori
di Nancy Flor.

Per strada camminavano
i tre in silenzio,
ma il cuore non tace, traditore.
E Jim lo sapeva.
Era mezzogiorno.
Cadeva il sole sul marciapiede
e Jim il Dolce vide un grande amore
nelle due ombre di Johnny e Nancy
Flor unite rasoterra.
Il dolore brucia appena
quando niente resta nel vuoto
di un vecchio cuore.
L’assassino fuggì dalla giustizia
ma lo insegue l’eco
di una folle illusione
che con diabolica malizia
continua ad avere ragione.
Un fiore era Nancy per Jim,
ma un fiore dipinto una volta
per un solo amore
che non fu Jim, ma John.
 
Ana María Moix
 
 Per ballo si intende una molteplicità di forme di danza eseguite nella maggior parte dei casi per puro divertimento e al fine di socializzare e definire i rapporti all'interno di un gruppo.
Il ballo, a differenza della danza vera e propria come è comunemente intesa, non è quasi mai finalizzato alla rappresentazione.
(da Wikipedia)
 
non ho mai saputo ballare, mai,
ho provato quelli lenti, attaccati;
non ballerò per sempre ma
stemperò in nulla la mancanza... 
 

domenica 13 gennaio 2019

Cappella Brancacci tra immagini e poesia


Nel 1268 un gruppo di frati giunti da Pisa fonda a Firenze la chiesa della beata Vergine del Carmelo.
I lavori di costruzione vengono portati avanti con il contributo del Comune e delle più facoltose famiglie fiorentine e si protraggono anche oltre la data della consacrazione (1422), terminando soltanto nel 1475.
La facciata della chiesa resta incompiuta; ancora oggi si presenta con un grezzo paramento in pietrame e laterizio.
Intanto, grazie alla progressiva acquisizione di terreni circostanti, il complesso comincia ad espandersi con la costruzione degli ambienti conventuali; a partire dal tardo Duecento sorgono il primo chiostro, il dormitorio, il refettorio, la sala capitolare, l'infermeria. Fra il Tre e il Quattrocento si moltiplicano gli interventi di decorazione dei nuovi locali, come attestano gli affreschi ancora presenti o staccati.
Cresce nel frattempo l’importanza del convento, presso i cui ambienti si insediano varie compagnie laicali. Nel XIV secolo esso diventa Studium Generale, ovvero Università con facoltà di conferire i gradi accademici, e dà l'abito a Sant'Andrea Corsini (1301-1374). L'assetto della chiesa viene alterato già nel Cinquecento quando, analogamente ad altre chiese fiorentine, anche questa subisce consistenti lavori di adeguamento ai precetti dettati dal Concilio di Trento. Per volontà del Duca Cosimo I, infatti, l'architetto Giorgio Vasari rimuove il tramezzo, colloca il coro nel presbiterio e rinnova completamente gli altari. Intensi lavori di ammodernamento interessano successivamente anche gli ambienti conventuali: fra il 1597 e il 1612 viene ristrutturato il primo chiostro, che comporta la perdita del celebre affresco della Sagra di Masaccio; poi vengono costruiti il secondo refettorio, detto Sala Vanni dall'autore dell'affresco che lo decora (ca. 1645), e la nuova biblioteca. Un terribile incendio scoppiato nel 1771 provoca la distruzione degli interni della chiesa e la perdita di larga parte dei suoi arredi. Ne sono risparmiate l'antica Sagrestia (decorata da affreschi dell'inizio del Quattrocento), la Cappella Brancacci e la Cappella Corsini (1675-1683), raro e pregevole esempio di barocco romano a Firenze. Entro pochi anni la chiesa viene completamente rinnovata in stile tardo-barocco dall'architetto Giuseppe Ruggieri, affiancato dai pittori Giuseppe Romei e Domenico Stagi, assumendo l'aspetto che la caratterizza ancora oggi (dalla rete). 



Cappella Brancacci
 
Fioco lume della notte di gennaio sulle lastre,
Quando avevamo detto che non tutto è destinato a morire!
Sentivo più avanti in un’ombra somigliante
Un passo di ogni sera che scendeva verso il mare.
 
Ciò che rinserro in me non è forse che un’ombra,
Ma seppi distinguervi un viso eterno.
Così avevamo preso verso affreschi oscuri
Il vano cammino delle strade impure dell’inverno.
 
Yves Bonnefoy
da "L'acqua che fugge"
traduzione di Maria Clelia Cardona

 Adamo, Eva, mio Padre, Masaccio,
Firenze, l'adolescenza e la maturità;
insieme alle occasioni mancate,
con me, sempre e solo con me...
 
 
L'iniziativa di decorare la cappella, fondata dalla famiglia Brancacci nel tardo Trecento, si deve al ricco mercante Felice Brancacci che nel 1423, di ritorno dall'Egitto, commissiona l'esecuzione degli affreschi. 
Alle Storie di San Pietro, santo a cui era in origine intitolata la cappella, lavorano insieme

Masolino e Masaccio ;
 a causa della partenza del primo per l'Ungheria e del secondo per Roma, nel 1427 gli affreschi rimangono però incompiuti.
 
In seguito all'esilio del Brancacci (1436), caduto in disgrazia per le sue simpatie antimedicee, i frati del convento fanno cancellare i ritratti di tutti i personaggi legati alla sua famiglia e nel 1460 intitolano la cappella alla Madonna del Popolo, inserendovi la venerata tavola duecentesca.
Soltanto negli anni 1481-1483 Filippino Lippi effettuerà il ripristino e il completamento delle scene mancanti.
I dipinti rischiano più volte di andare perduti: nel 1680 la Granduchessa Vittoria della Rovere si oppone al proposito del marchese Ferroni di trasformare la cappella in stile barocco, ma alla metà del Settecento vengono effettuati interventi di ammodernamento che distruggono le pitture della volta e delle lunette.
Scampata all'incendio che nel 1771 devasta l'interno della chiesa, la cappella è acquistata nel 1780 dai Riccardi, che rinnovano altare e pavimento. Gli affreschi, trascurati per tutto l'Ottocento, vengono sottoposti a spolveratura nel 1904; l'intervento di restauro effettuato nel 1981-1989 ha finalmente permesso di recuperare la loro limpida e brillante cromia (dalla rete).
 

giovedì 10 gennaio 2019

Fate


La fata
 
Io son la bella Oriana e il seggio mio,
materiato in rubini e diamanti,
scintilla nell'azzurro, in contro a Dio,
tra il nimbo delli incensi fumiganti.
I miei baci son filtri e dan l'Oblio,
brillan nelli occhi miei fascini erranti,
e il mio corpo e una Coppa che il Disio,
abbevera di vini estasianti.
Facile e avventurosa e la mia strada:
invitan l'acque d'or del mio verziere,
e sulle rame i bei frutti di giada.
A me i Baron' sulla gaietta alfana,
e al tintinnio d'argentee sonagliere,
vengan le Dame in lunga carovana.

Gian Pietro Lucini
da "Il libro delle figurazioni ideali"

 
fata
sostantivo femminile
[lat. tardo fata, da fatum, pl. fata -orum, «destino», personificato]
- TRECCANI -

-1. Figura femminile della mitologia popolare europea, dotata di poteri magici generalmente usati a fini buoni; raffigurata come fanciulla o giovane donna bellissima e dotata di voce deliziosa, può assumere mutevoli sembianze e farle assumere ad altri: credere nelle fate; gl’incanti, i prodigi delle fate; la bacchetta, la casa delle fate; la fata Alcina; la fata Morgana (fig., un fenomeno di miraggio, v. fatamorgana); i racconti delle fate.
- 2. figurativo: Essere una fata., parere una fata.,
di donna provvidenziale, che riesce a fare tutto e a farlo bene,
e anche di donna prodigiosamente bella; mani di fata, abili e svelte, che non conoscono difficoltà nel lavoro (spec. di cucito, di ricamo, di maglieria e sim.); la nostra gentile, la nostra buona fata., con riferimento a una generosa benefattrice.
 
◆ Dim. fatina.
 
le fate dei nostri desideri, intime,
compaiono nei momenti bui e potenti
o quando, la passione impera nei corpi;
la mia sempre s'acquieta al suono del vento...