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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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mercoledì 30 novembre 2016

Il letto...pietra


Il letto, le pietre

Lei nomina il letto, che è più vasto
Del paese che s'estende davanti a loro,
Questo disordine di pozzanghere e di giunchi,
E di luci, in cui s'agitano ali.

E lui nomina la pietra,
Le sue masse crepate, le sue grandi gole d'ombra.
Poi l'uno e l'altra nominano la notte che viene,
Uno per dirla oscura, l'altra chiara.

Che si diano due nomi a ciò che si ama!
Scrivere in due il mondo avrebbe un qualche senso
,
Dice ad Adamo sognatore Eva angustiata.


 Avanzano, hanno nominato, tanto le parole lo vogliono,
Una casa, l'arenaria, un'upupa, una forra,
Un letto in lontananza, già coperto di pietre.
 
Yves Bonnefoy
"Il qui in cui sono e amo vivere"
traduzione di Fabio Scotto
 
 

Per letto si intende un mobile adatto al sonno e al riposo, fatto per una comoda posizione distesa: l. singolo, matrimoniale; andare a l. , oppure un giaciglio o struttura su cui coricarsi: un l. di paglia, di foglie.

 
dormire tranquillo...un sogno,
un letto di pietra il mio sonno;
nei frammenti sparsi della notte
cerco me stesso e spesso mi perdo...

martedì 29 novembre 2016

Siringa

Siringa era una ninfa seguace di Artemide, figlia della divinità fluviale Ladone, il dio Pan si innamorò perdutamente di lei. La fanciulla però non solo non condivideva il suo amore ma quando lo vide fuggì inorridita, terrorizzata dal suo aspetto caprino. Corse e corse Siringa inseguita da Pan e resasi conto che non poteva sfuggirgli iniziò a pregare il proprio padre perchè le mutasse l’aspetto in modo che Pan non potesse riconoscerla. Ladone, straziato dalle preghiere della figlia, la trasformò in una canna nei pressi di una grande palude. Pan, invano cercò di afferrarla ma la trasformazione avvenne sotto i suoi occhi. Afflitto, abbracciò le canne ma più nulla poteva fare per Siringa. A quel punto recise la canna, la tagliò in tanti pezzetti di lunghezza diversa e li legò assieme. Fabbricò così uno strumento musicale al quale diede il nome di “siringa” (che ai posteri è anche noto come il “flauto di pan”) dalla sventurata fanciulla che pur di non sottostare al suo amore, fu condannata a vivere per sempre come una canna.

 
 Nicolas Poussin
Pan e Siringa
Siringa fioca
negli Orti Farnesiani

Ai lati d'un ghiaioso sentiere,
le siepi, floride di rose thee,
de le aiuole di bianche primavere
cingono, e d'ineffabili azalèe.
 
Ne la conca di marmo, paniere
di velluto, due ignude Galatee
s'infreddoliscono ne le severe
acque, tra le candide ninfèe.
 
Titiro, sotto un leccio intisichito,
senza piva i pastori favolosi,
con le mani protese, ancora arringa;
 
e il caprìpede Pane, rivestito
di muffa e di licheni glutinosi,
tenta i calami de la sua siringa.
 
Corrado Govoni



La siringa, o flauto di Pan, è uno strumento popolare noto agli antichi greci e a vari popoli asiatici e sudamericani.
Consiste in una serie di canne di lunghezza decrescente, ordinatamente intonate secondo una scala, saldate l'una accanto all'altra in modo che le imboccature siano a parti livello. Si suona come l'armonica a bocca, facendo scorrere lo strumento sulle labbra e soffiandovi.
La leggenda narra che Siringa è una Amadriade arcade, che fu amata da Pan. Il dio la inseguì, e, nel momento in cui stava per afferrarla, ella si trasformò in una canna, sulle rive del fiume Ladone.
Dato che il vento, col suo soffio, faceva gemere le canne, Pan ebbe l'idea di unire con cera alcune canne di lunghezza diseguale. Fabbricò in tal modo uno strumento musicale, al quale diede il nome di siringa, in ricordo della ninfa.
Si racconta anche che vicino a Efeso si trovava una grotta, nella quale Pan aveva deposto la prima siringa. Questa grotta serviva a mettere alla prova le ragazze che sostenevano di essere vergini. Vi si rinchiudevano, e, se esse erano realmente pure, si udivano uscire dalla grotta i suoni melodiosi d'una siringa. Ben presto, la porta si apriva spontaneamente, e la ragazza riappariva, coronata di pino. Nel caso contrario, si udivano grida funeree all'interno, e, quando dopo alcuni giorni la grotta veniva aperta, la ragazza era scomparsa.
 
nei boschi e sulle cime,
un suono, nel pomeriggio, nel vento;
divinità silvane danzano
preludio ad incipiente inverno...

lunedì 28 novembre 2016

Ritorno



Giovanni Segantini
"Ritorno al paese natio"


Io tornerò

Un giorno, uomo o donna, viandante,
dopo, quando non vivrò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
alla luce burrascosa
della schiuma.
Qui cercate, cercatemi,
perché qui tornerò senza dire nulla,
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò a essere il movimento
dell’acqua, del
suo cuore selvaggio,
starò qui, perso e ritrovato:
qui sarò forse pietra e silenzio.

Pablo Neruda
 

ritorno

[ri-tór-no] sostantivo maschile

Sabatini Coletti
 

1- Azione di raggiungere il luogo da cui si era partiti.
SIN rientro: fare ritorno a casa; l'andare un'altra volta dove si è già stati: il ritorno delle rondini in Italia; in un moto ciclico o continuo, ripetizione di una fase; riattivazione di una funzione: il ritorno della primavera; il ritorno della luce; anche, ricomparsa: il ritorno della speranza || essere di ritorno, essere appena tornato oppure, semplicemente, tornare | sport. girone di ritorno, seconda parte di un campionato a squadre in cui queste si incontrano di nuovo ma invertendo la sede della gara | analfabetismo di ritorno, quello di chi sapeva leggere e scrivere ma ha perduto tale competenza per mancanza di esercizio | aer. punto di non ritorno, punto della rotta oltre il quale non è più possibile tornare indietro perché il mezzo non ha sufficiente autonomia ~fig. situazione irreversibile
2 - tecn. Inversione della direzione di moto; rientro nella posizione normale: un volante con poco, troppo ritorno || ritorno di fiamma, nei motori a benzina, quello che si verifica quando la fiamma dell'accensione va in direzione inversa ~fig. riaccendersi di una passione: c'è stato un ritorno di fiamma per lei
3 - Restituzione: r. di un libro a chi lo aveva prestato
4 - econ. Reddito derivante da un investimento; fig. conseguenza positiva di un'azione || ritorno di immagine, nel l. della pubblicità, aumento della considerazione del pubblico o dei consumatori nei confronti di un personaggio, di un'azienda ecc. dopo una campagna pubblicitaria di successo.

il tempo dei ritorni,
quante volte abbiamo pensato,
quante volte siamo rimasti
eppure piace credere a tutti...

domenica 27 novembre 2016

Amore e un incantesimo

Potenza in me d'amore

Potenza in me d'amore
nelle stagioni esercitata strenua
riemerge talora nella memoria un autunno remoto
che raggiunto invero il tuo segno credetti
credetti esistesse veramente
quegli che tutta m'accogliesse
in alti uragani di gioia
poggiava grande la fronte sul mio petto
le sue dure storie mi narrava
le mie tante fremendo ascoltava
navigavamo sur un lago fra i monti
e caro sarebbe stato profondare avvinti
fra quelle cime riverse in lor cheto sonno
ma in cuore un'altr'acqua tremava
là ove Aretusa giace
verde nell'isola giusta dei miti
l'isola ch'era la sua
e insieme mai vi andammo
oh potenza in me d'amore
raggiunto non era il tuo segno
neppur quella volta né con altri dopo mai
ma in me tuttavia tu non perivi
ingigantivi anzi più sempre
sinché bianco il capo e bianco il volto
vanito il color oro e quel delle rose
ora so alfine a che eri rivolta
tu potenza in me d'amore
alla intera gente umana rivolta eri
per i dolori per gli errori suoi
immenso stuolo sotto l'immensa volta di stelle
umana gente che sì di rado conosce gioie
sfiora laghi con lor cime riverse in cheto sonno
assentisce alla Terra con alta passione
poi taluno ricade e solitario dispera
taluno invece sua fede mai non smentisce
in un domani giusto del mondo
domani senza mai più eccidi
mai più guerra né odio né fame
né fame di pane né fame di dominio
oh giusto e fraterno mondo
oh potenza in me d'amore
ora so alfine a che eri rivolta
 
Sibilla Aleramo
1946
 
 Potente incantesimo d’amore
(dalla rete)

Prendete un piattino di ceramica o di terracotta.
Posatevi sopra un pò di cotone idrofilo, bagnatelo di alcool e allargatelo affinchè nel centro possa starci una manciata di sale grosso da cucina e tre foglie di ulivo benedetto.
Se avete la luce della luna sufficente per vedere bene, altrimenti accendete una candela rossa.
Date fuoco al cotone e mentre il tutto brucia pensate intensamente alla persona a cui l’incantesimo è diretto.
Rivolgetevi alla luna e chiedetele per tre volte che esaudisca il vostro desiderio.
Lasciate bruciare finchè non si spegne da solo e non preoccupatevi se il sale, scaldandosi, dovesse schizzare intorno.
Quando tutto si è spento, buttatelo via e lavate bene il piattino.
 
 
una fonte incredibile l'amore,
potente, passionale, solo;
nel vischio della vita soccombe
i corpi preda di insaziabili voglie...
 


sabato 26 novembre 2016

Giorni di minime #30, perdendo colore

 

la pioggia che smette permette
un rientro alla quiete, alle cose,
non riesco a pensarci, mi perdo
in inutili spazi e ritrovi;
la folla si accalca, si frange
su barriere invisibili, dure
quello che siamo stravolge,
ciò che vogliamo si stinge...
 
Gujil


stìngere
(ant. stìgnere)
verbo transitivo [der. di tingere, col pref. s- (nel sign. 1)] (coniug. come tingere).
- TRECCANI -
 
1. a. - Scolorire, far perdere la tinta o indebolirla notevolmente: un buon detersivo che non stinge la stoffa.
b.- Per estens., cancellare, detergere: fa ... che li lavi ’l viso, Si ch’ogne sucidume quindi stinghe (Dante).
2.- Nell’intr. pron., perdere la tinta, il colore: la tappezzeria dalla parte esposta al sole si è stinta; nei tempi non composti più spesso senza particella pron.: pulire con acqua appena tiepida, perché il colore non stinga; una stoffa, una carta che stinge facilmente. Con uso estens., affievolirsi, impallidirsi, svanire: A poco a poco [il trionfo dei cori angelici] al mio veder si stinse (Dante); non anche s’è stinta La tenebra (Pascoli).  
◆ Part. pass. stinto, anche come agg. (v. la voce).
 

venerdì 25 novembre 2016

Il tempo viene e va

 
                            Tempo verrà
 
O mia piccola reggia,
O caro nido degli amori miei,
Tu cui lambe il torrente e il bosco ombreggia,
Beata un di della belta di lei; 
 
Tempo verra che veda
Crescerti addosso una letal verzura,
E il tuo gracile tetto e le tue mura 
Date alla morte e alla ruina in preda.
 
Allor nelle deserte
Stanze dall’alto guarderan le stelle,
E mugolando i venti e le procelle 
Irromperan dalle finestre aperte.
 
E a mano a man sul molle
Strato delle fiorenti erbe cadrai,
E sulle pietre ond’or ti reggi e stai 
Esuberanti cresceran le zolle.
 
Allor su te da mane
A sera il rozzo ed avido bifolco
A trar verra l’interminabil solco, 
E a seminarvi stornellando il pane.
 
E imprechera se avvenga
Che alcuna pietra del mio dolce asilo
Al vomere crudel frangendo il filo 
Il passo al bue lavorator trattenga.
 
E da gran tempo i cuori
Che in te d’amore, di piacer, d’affanno
Palpitar, saran polve e non avranno
Le ignote fosse lor croci ne fiori.
 
Arturo Graf
  

"E l'amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno. Finse di morire per un giorno, e di rifiorire alla sera, senza leggi da rispettare. Si addormentò in un angolo di cuore per un tempo che non esisteva. Fuggì senza allontanarsi, ritornò senza essere partito, il tempo moriva e lui restava."
Luigi Pirandello
 
 
verrà sì il tempo, domani,
verrà come lo si sa aspettare;
le vaghe visioni staglieranno
come vividi traguardi vicini...

giovedì 24 novembre 2016

Bellezza


La Bellezza

Sono bella, o mortali,
Come un sogno di pietra?
No, non è
Questo triste assenso che mi aspetto da voi.
Il bambino piange sul sentiero e lo dimentico.


Sono la bellezza
Solo perché stuzzico il vostro sogno?
No, ho in fondo a me degli occhi spalancati,
Io sono nascosta, spaventata, sono pronta


A scagliarmi in avanti, a graffiare,
O a fare la morta se sento
Che la mia causa è persa nei vostri sguardi.


Chiedetemi di essere più del mondo.
Patite che io non sia che questo corpo inerte,
Curatemi con i vostri auspici, con i vostri ricordi.


Yves Bonnefoy
"Il qui in cui sono e amo vivere"
traduzione di Fabio Scotto
 
 
L’importante è l’anima.
Quello che sta sotto i vestiti.
La parte invisibile.
Qualcosa che va oltre la vista.
La vera bellezza è quella interiore, l’unica che non sfiorisce mai, l’unica che non si può abbattere e che si può vedere solo se si guarda con gli occhi dell’anima.
È quella bellezza che non può essere apprezzata a prima vista, infatti la vera bellezza è un atteggiamento.
Viviamo preoccupandoci dell’apparenza, non vogliamo risultare eccentrici o venire meno alle convenzioni che tanto ci opprimono.
Questo è ciò che ci impedisce di mostrarci al mondo in tutto il nostro splendore.
La realtà è che non esiste trucco che riesca ad abbellire un cuore brutto.
Capire questo è estremamente importante per rafforzare l’autostima.
(dalla rete)
 
 
una volta... la bellezza era tanto,
si cercava la cosa più bella,
si amava la cosa più bella;
ora il bello lo vedono gli occhi...

mercoledì 23 novembre 2016

Età...


Hans Baldung, gen. Grien,
"Le 7 età della donna", 1544,
Museum der bildenden Künste Leipzig 
II

 È troppo poco dire che non viviamo
nella luce, che ogni passo
è una caduta d'Icaro e neppure un giorno,
neppure un rumore, neppure un passo
che non ci consacrino possessori di
nulla – gli dèi stessi hanno perso il retaggio
del vento e ormai le loro voci girano a vuoto
quando il cielo si apre le vene
ai quattro orizzonti della camera
e già le foglie si tendono
a ricevere con l'oro e la mirra

l'incenso blu che sale dalla terra.

Guy Goffette
Alla ricerca delle parole definitive
traduzione di Gio Batta Bucciol


Età
Etimologia: ← dal lat. aetāte(m), dall’arcaico aevĭtas -tātis, deriv. di āevum ‘evo, tempo’
dizionario Garzanti
 
1.- ciascuno dei periodi della vita umana: ogni età ha i suoi problemi |età del discernimento, della ragione, in cui si è raggiunta la maturità mentale |età critica, l’adolescenza; anche, età compresa tra la maturità e la vecchiaia
2.- numero di anni di vita (detto anche di cose): che età hai?; all’età di trentatré anni; l’età di un cane; l’età di una chiesa; l’età della Luna, i giorni trascorsi dall’ultimo novilunio |avere una certa età, non essere più giovane |avere una bella età, essere molto anziano
3. -  periodo storico, epoca: l’età di Augusto, di Carlo Magno
4. - ciascuna delle suddivisioni della preistoria: età del ferro, del bronzo
5.- (lett.) la vita: Movesi il vecchierel canuto e bianco / del dolce loco ov’ha sua età fornita (PETRARCA Canz. XVI, 1-2)
 
 
la vita, questa vita che siamo,
dove ci porta non è dato sapere,
si sa che si arriva alla fine,
si muore, alle spalle il resto...

martedì 22 novembre 2016

Focolare


Il mio focolare
 
Tutto è calmo nella mia casa. Fuori la strada è senza rumore;
eccomi vicino alla lampada che ha il paralume abbassato.
La stanza è immersa in una dolce ombra.
Giungono i miei fanciulli e le loro teste graziosamente inclinate
sono avviluppate dal fumo del mio sigaro.
 
Giungono in folla, creature di sogno,
fanciulli allegri e graziose fanciulle.
La loro fronte brilla come dopo il bagno,
e gaiamente, follemente,
attraversiamo i regni della gioia.
 
Ma nel momento nel quale il nostro piacere è più vivo,
il mio sguardo cade accidentalmente sullo specchio.
Ed ecco che io vi scorgo un ospite triste e severo,
un uomo dagli occhi plumbei, dal panciotto tutto chiuso,
che porta le pantofole di feltro, se non erro!

Giuseppe MAGNI  
(Pistoia, 1869 - Firenze, 1956)
"Focolare domestico"
 
Mi sembra che un greve silenzio si sia steso sulla gaia folla.
Uno dei fanciulli mette il dito sulla bocca,
un altro rimane stupidamente sorpreso.
Non sapete dunque che in presenza degli estranei
anche il più sfrontato monello perde la sua sicurezza?

Henryk Ibsen


focolare
sostantivo maschile
 [lat. tardo focularis o foculare,
der. di focus «focolare» e «fuoco», dim. focŭlus]
-TRECCANI- 

1.- Parte del camino, più o meno rialzata da terra, ma situata direttamente sotto la cappa, in cui si faceva il fuoco per cuocere vivande e per riscaldare ambienti, usato ancora spesso per tali scopi nelle case di campagna (ha conservato la sua forma anche nelle recenti case signorili o ville, ove il camino è usato soltanto come tradizionale elemento decorativo): stare seduti intorno al focolare; affaccendarsi davanti al focolare.

Albino LUCA
(Maiori, SA 1884 - 1952), olio su cartone
"Focolare domestico"
In relazione al fatto che il focolare era nel passato la parte più intima della casa, esso rimane simbolo, in espressioni fig., della casa stessa e dell’intimità familiare: ritornare al focolare domestico.
Figurato: (oggi solo ironicamente), l’angelo del focolare, la figura materna, la donna che si occupa della casa.
Per il movimento religioso dei focolari, v. focolarino.
 
2.- Nella tecnica, la parte di un impianto a combustione nella quale brucia il combustibile: il focolare di una locomotiva, di una caldaia.
 
3.- In geofisica e in geografia fisica, focolare sismico, sinon. di ipocentro di un terremoto; focolare vulcanico, la parte profonda di un apparato vulcanico, nella quale è contenuta la massa magmatica.
 

e mi rintano in un angolo,
caldo cantuccio sicuro;
il mio focolare ancora cova
sotto la tiepida cenere...