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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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lunedì 27 luglio 2026

Fontana Pensierosa

La Fontana Pensierosa è un antico e suggestivo fontanile risorgivo della fine dell'Ottocento situato nella campagna a nord-est di Offanengo, in provincia di Cremona.

 Mezzogiorno

Chiesoline di campagna
lontane e vicine,
i vostri campanilini fumano
come tanti comignoli di cucine.
Mezzogiorno!
«Bambini si va a mangiare.»

Aldo Palazzeschi

Sole a picco d'estate, mezzodì
nei miei prati erbosi disseccati;
una fonte pensierosa, nonna,
amore predato dal tempo... 
 
Questo luogo naturale alimenta il fosso Lissolo ed è stato recentemente inserito tra i 7 fontanili più belli e caratteristici della Lombardia.
(dalla rete)

giovedì 9 luglio 2026

Sfocatamente

Carlo Carrà
"Verso casa"

La lirica che segue esplora temi come la solitudine, il passaggio all'età adulta e la consapevolezza che la bellezza adolescenziale sia un'illusione, come si evince dai versi che descrivono un passato di isolamento e la fine del fanciullo.
(dalla rete)

 

In me smarrita ogni forma 

 

Altra vita mi tenne: solitaria
fra gente ignota; poco pane in dono.
In me smarrita ogni forma,
bellezza, amore, da cui trae inganno
il fanciullo e la tristezza poi.

 

Salvatore Quasimodo 


Nei nostri ricordi tracce, istanti,
la vita percorsa da brividi o sogni
come un trailer di scatti e luoghi,
poi volti e gli sfocati abbracci...

 

Il componimento, caratterizzato da toni ermetici e malinconici, riflette sul senso di sradicamento e sulla perdita dell'innocenza giovanile. Il componimento esprime un profondo senso di spaesamento e solitudine. Il poeta, allontanatosi dalla sua terra d'origine (la Sicilia), si trova a vivere un'esistenza alienata ("fra gente ignota") in cui ha perduto le certezze, i sogni giovanili e l'innocenza. È un'opera che riflette la poetica dell'Ermetismo, caratterizzata da uno stile essenziale e da parole cariche di dolore e mistero.  (dalla rete)

"Sfocatamente" è un avverbio della lingua italiana che significa "in modo sfocato", ovvero con contorni confusi, sbiaditi e non nitidi; si riferisce a qualcosa percepito visivamente senza la corretta messa a fuoco ottica o fotografica.

martedì 9 giugno 2026

Pensierosa Fontana

Nel mio paese

Leggeri ormai sono i sogni,
da tutti amato
con essi io sto nel mio paese,
mi sento goloso di zucchero;
al di là della piazza e della salvia rossa
si ripara la pioggia
si sciolgono i rumori
ed il ridevole cordoglio
per cui temesti con tanta fantasia
questo errore del giorno
e il suo nero d'innocuo serpente

Del mio ritorno scintillano i vetri
ed i pomi di casa mia,
le colline sono per prime
al traguardo madido dei cieli,

tutta l'acqua d'oro è nel secchio

tutta la sabbia nel cortile

e fanno rime con le colline

Di porta in porta si grida all'amore
nella dolce devastazione
e il sole limpido sta chino
su un'altra pagina del vento

Andrea Zanzotto

Il territorio comunale di Offanengo, in provincia di Cremona, è caratterizzato da una ricca rete idrografica alimentata da almeno otto risorgive (o fontanili) che sgorgano nella sua fascia settentrionale. 
Queste sorgenti naturali di pianura nascono dall'affioramento spontaneo dell'acqua sotterranea e hanno storicamente garantito l'irrigazione agricola locale.
(dalla rete)
 
 Nell'arrancare ormai stremato
vive ancora la fanciullezza gaia
di resorgive pure e soli caldi,
estati del mio vivere allora...
 
 
Fontanile Pensierosa
È una delle risorgive storiche più celebri di Offanengo, luogo simbolo e punto di aggregazione per le generazioni locali. È stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione ambientale dell'alveo, delle sponde e delle polle sorgive, supportato dalle compensazioni della società energetica.
I lavori hanno previsto la pulizia del fondo, il rifacimento delle sponde, la pulizia delle polle, il ripristino dei livelli di scorrimento dell’acqua
L'intervento oltre a restituire alla cittadinanza questo luogo assume un significato ancora più ampio, visto il periodo di carenza d’acqua che stiamo affrontando che ci pone la massima attenzione alla preservazione delle risorse idriche. 
L’auspicio è che, nonostante siano stati adottati opportuni strumenti volti alla deterrenza degli atti vandalici, questo luogo continui ad essere preservato dall’amore dei cittadini e tramandato ai più giovani.”

martedì 26 maggio 2026

Poesia e riflesso

Le maestrine

Le mie terre di vigne, di prugnoli e di castagneti
dove sono cresciute le frutta che ho sempre mangiato,
le mie belle colline – hanno un frutto migliore
che fantastico sempre e non ho morso mai.
Quando si hanno sei anni e si viene in campagna
solamente l’estate, è già molto riuscire
a scappar sulla strada e mangiar frutta acerba
coi ragazzotti scalzi, in pastura alle vacche.
Sotto il cielo d’estate, distesi nei prati,
si parlava di donne tra un gioco e una lite
e quegli altri sapevan misteri e misteri
sussurrati ghignando nell’ozio divino.
Sulla strada davanti alla villa si vedono ancora
– la domenica – parasolini passar dal paese;
ma è lontana la villa e non c’è piú ragazzi.

Mia sorella era allora ventenne. Venivano sempre
sul terrazzo a trovarci bei parasolini,
vesti chiare d’estate, parole ridenti:
maestrine. Parlavan magari di libri
imprestati tra loro – romanzi d’amore –
e di balli, di incontri. Io ascoltavo inquieto
e non pensavo ancora alle braccia scoperte,
ai capelli assolati. Il mio solo momento
era quando sceglievano me per guidare il gruppetto
a mangiare dell’uva e sedersi per terra.
Mi scherzavano insieme. Una volta mi chiesero
se non avevo già l’innamorata.
Fui seccato, piuttosto. Io stavo con loro
per distinguermi: come sapevo salire su un albero,
per trovare i bei grappoli e correre forte.

Una volta incontrai sulla Strada Ferrata
la piú schiva di queste ragazze, una faccia un po’ assorta
ma bruciata di biondo e parlava italiano.
La chiamavano Flora. Io gettavo in quel mentre
sassi al disco dei treni. L’amica mi chiese
se sapevano a casa di quelle prodezze.
Io confuso. E la povera Flora mi prese con sé
perché andava – mi disse – a trovar mia sorella.
Era un gran pomeriggio dei primi d’estate
e per stare un po’ all’ombra e arrivare piú presto
ci buttammo nei prati. Vicino a me Flora
mi chiedeva qualcosa che piú non ricordo.
Arrivammo a un ruscello ed io volli saltarlo:
finii mezzo nell’acqua, tra l’erba.
Dall’altra parte Flora rise forte,
poi si sedé e ordinò che non guardassi.
Ero tutto agitato. Sentivo sciacquare
la corrente, sciacquare e mi volsi improvviso.
Svelta com’era e forte nel corpo nascosto,
la mia amica scendeva la riva, le gambe scoperte,
abbagliante. (Era ricca Flora e non lavorava).
Mi rimproverò un poco coprendosi subito,
ma ridemmo alla fine e le porsi la mano.
Per la via del ritorno ero troppo felice.
Ma quando fummo a casa, niente busse.

Come Flora, a ventine ce n’è ai miei paesi.
Sono il frutto piú sano di quelle colline,
i parenti arricchiti le fanno studiare
e qualcuna ha mietuto nei campi.
Hanno volti sicuri che ti guardano seri e son tanto golosi:
signorine si vestono come in città.
Hanno nomi fantastici presi nei libri,
Flora, Lidia, Cordelia ed i grappoli d’uva,
i filari dei pioppi, non sono piú belli.
Me ne immagino sempre qualcuna che dica:
Il mio sogno è di vivere fino a trent’anni
in una casa in cima a una collina
ben battuta dal vento e accudire soltanto
alle piante selvatiche spuntate lassú.
Sanno bene che cos’è la vita: alle scuole
passano in mezzo a tutte le miserie,
le bestialità aperte di piccoli bruti,
e sono sempre giovani. Da vecchie…
ma non voglio pensarle da vecchie, per me
le avrò sempre negli occhi, le mie maestrine,
col bel parasolino, vestite di chiaro,
– la collina un po’ scabra e bruciata, per sfondo –
il mio frutto, il piú buono, che ogni anno rinnova.

Cesare Pavese

Il passato in ricordi veloci,
ragazzi intenti alla vita e il sole
a scaldare roventi muri
di una piccola città...

lunedì 18 maggio 2026

Prime tristezze

Le prime tristezze
, celebre poesia di Marino Moretti contenuta nella raccolta Poesie scritte col lapis (1910), ruota attorno alla scoperta del senso di colpa e del disincanto attraverso il fallimento di un piccolo atto di ribellione infantile: marinare la scuola. 
Quanto lontana dalla mentalità moderna questa poesia su una fuga da scuola vissuta con rimpianto, senso di colpa, puro dolore! 
Le ore che non passano: non sono oggi, per i nostri studenti, piuttosto, quelle dentro l’aula? Un mondo rovesciato, in cui si staglia l’eco dell’appello perduto, e si imprimono nella memoria quei due cognomi reiterati (dalla rete).
 

Le prime tristezze

Ero un fanciullo, andavo a scuola, e un giorno
dico a me stesso: “Non ci voglio andare”
e non andai. Mi misi a passeggiare
solo soletto fino a mezzogiorno.

E così spesso. A scuola non andai
che qualche volta da quel triste giorno.
Io passeggiavo fino a mezzogiorno
e l’ore… l’ore non passavan mai.

Così il rimorso teneva il mio cuore
in quella triste libertà perduto,
e qual ansia, mio Dio, d’esser veduto
dal signor Monti, dal signor dottore!

Pensavo alla mia classe, al posto vuoto,
al registro, all’appello (oh il nome, il nome
mio nel silenzio) e mi sentivo come
proteso su l’abisso dell’ignoto.

E mi spingevo fin verso i giardini
od ai vïali fuori di città;
e mi chiedevo: “Adesso, chi sarà
interrogato, Poggi o Poggiolini?”.

O fra me ripetevo qualche brano
di storia (Berengario, Carlo Magno,
Rosmunda) ed era la mia voce un lagno
ritmico, un suono quasi non umano.

E quante volte domandai
l’ora a un passante frettoloso ed era
nella richiesta mia tanta preghiera!
Ma l’ore… l’ore non passavan mai.

Chi mi darà, chi mi darà quell’ore
così perdute dell’infanzia mia?
Non tu, non tu che tanta nostalgia
e tanto affanno mi ridesti in cuore,

non tu, non tu che la tua fronte chini
per tacermi una lacrima o il pensiero
ch’è su la soglia del tuo ciglio nero
e nemmen Poggi e nemmen Poggiolini.

Marino Moretti

“Le prime tristezze” è una poesia che parla di scuola, è una specie di confessione lirica che risente della poetica di Gozzano e di Govoni. In questa composizione Moretti ricorda con tristezza quel “marinare la scuola” di cui molti letterati hanno parlato con accenti e toni seri, ironici, scherzosi, satirici e che ognuno di noi ricorda almeno una volta nella sua vita scolastica.

Un'infanzia quasi scordata
insieme a tanti amici perduti;
lontani nel tempo sono ricordi
come stille di vera tristezza...

martedì 12 maggio 2026

Ebe

Il termine giovinezza si riferisce principalmente al periodo della vita umana compreso tra l'adolescenza e l'età adulta.

 Con la giovinezza

Una pelle di porcospino
Indurita dalla cattiva conciatura
Chissà dov’è finita.
Un allocco impagliato
Pomposo
Gli occhi gialli;
Un caprimulgo su un ramo inclinato
Nero di polvere.
Pile di vecchie riviste,
Cassetti di lettere infantili
E la riga dei saluti
Chissà dove sono finiti.
La Tribune di ieri è passata
Con la giovinezza
E la canoa che andò in pezzi sulla spiaggia

L’anno dell’uragano
Quando bruciò l’albergo
A Seney, Michigan.

Ernest Hemingway 

La giovinezza (chiamata anche gioventù, derivante dal latino iuventus) rappresenta quella fase, relativamente allo sviluppo umano, compresa tra l'adolescenza e la vita. da adulto.
(dalla rete)

Insieme di parole, frasi
concetti espressi,voci;
nel cuore, giù, anima
feroci lame entrano...

Ebe è la dea greca della giovinezza, personificazione della freschezza e della vitalità, figlia di Zeus ed Era
Sull'Olimpo svolgeva il ruolo di coppiera, servendo nettare e ambrosia agli dei, ed era venerata come divinità dell'ospitalità. Successivamente, divenne sposa di Eracle dopo la sua apoteosi.

mercoledì 6 maggio 2026

Comare Coletta

Comare Coletta è una donna ormai anziana, che sicuramente in passato ballava ed era ammirata. 
Oggi è il bersaglio di sguardi malefici. 
Le varie voci che ridono di lei sono quelle del pubblico della strada, luogo in cui è costretta ad esibirsi per chiedere l'elemosina. 
Il peccato di Coletta è sporco; stranamente, nessuno dice che cosa sia stato esattamente: Palazzeschi tende infatti alla reticenza, creando così un'atmosfera di mistero intorno a questa insolita figura femminile.
(dalla rete)
 
Comare Coletta

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

– La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
– E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
– Ancora non hanno lasciato cadere
il vivo scarlatto.
– Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
– Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?

– Ricordi le luci, le gemme?
– Le vesti smaglianti?
– Ricordi gli sguardi?
– Ricordi il tuo sozzo peccato?
– Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Ricurva, sciancata,
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
di fiori scarlatti
le ride sul petto.

«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»

Aldo Palazzeschi 

Vecchie presenze un tempo
gioia per gli occhi e passioni,
ora risa, rughe e vecchiaia;
così come siamo noi tutti...

giovedì 2 aprile 2026

I ricordi... cigolando

Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto a evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...

Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide. 

Eugenio Montale 

Nell’acqua tremolante contenuta nel secchio portato alla luce dalla profondità di un pozzo il poeta, per un attimo, intravede un volto caro il cui ricordo emerge dalla profondità della memoria.
Ma è un’immagine evanescente che si dissolve appena il poeta vi si avvicina e torna nel passato a cui appartiene, così come il secchio del pozzo ritorna al suo atro fondo (dalla rete).

Nel cigolio il silenzio
si ruppe, cadde un velo;
rimane il rumore, chiudo
i miei occhi, riascolto... 
 
Ricordare è come attingere dal pozzo oscuro della memoria 
Il ricordo come il secchio risale con grande difficoltà, cigolando.
Il passato si rivela dai contorni confusi, deformato e subito lontano perché appartiene a colui che lo ha vissuto e che ora è irrimediabilmente altro. E’ illusorio cercare di dare consistenza ad un ricordo, la visione della mente sparisce e si avverte il senso del tempo trascorso irrimediabilmente. Tutto è dunque un’illusione, tutto è effimero.

lunedì 16 febbraio 2026

Farandola

La farandola è un'antica e vivace danza popolare originaria della Provenza, in Francia, caratterizzata da danzatori disposti in una lunga catena che si muovono al suono di strumenti tradizionali (flauto e tamburo o tamburello).

La farandola dei fanciulli sul greto
era la vita che scoppia dall'arsura.
Cresceva tra rare canne e uno sterpeto
il cespo umano nell'aria pura.

Il passante sentiva come un supplizio
il suo distacco dalle antiche radici.
Nell'età d'oro florida sulle sponde felici
anche un nome, una veste, erano un vizio,

Eugenio Montale 

Forse non proprio una farandola, cioè un girotondo a ballo, ma semplicemente un gioco comune, chiassoso, vivace. Essa richiama, per allitterazione, ma soprattutto per i colori della combinazione di fanciulli e vita, prima che una danza, un oggetto.
La girandola: spicchi di carta variamente colorati che roteano, e anche in mancanza di vento prendono a frullare, perché il vento viene creato dalla corsa di chi tiene il bastoncino della girandola in mano.

E correre nell’aria stagna e statica, senza brezza alcuna, diventa un allegro sberleffo all’ordine stabilito dalla natura di quell’ambiente così ostico.
Il tutto nell’incoerenza del greto del torrente.
(dalla rete).

Nel mio lontano ricordo di greti
un fruscio di serpi e mio padre
corso in aiuto, al suo cucciolo;
poi questo nulla che è tempo...

venerdì 6 febbraio 2026

Cabina telefonica

La cabina telefonica è una piccola struttura pubblica, solitamente in metallo e vetro, progettata per ospitare un telefono a pagamento e offrire privacy durante le chiamate.
 
Cabina Telefonica
Numero 301

quando ero molto giovane
ero solito avere tante
ragazze immaginarie
ora che sono un adulto
mi mancano parecchio 

Pedro Pietri

Un vecchio libertino ondeggia
barcollante bicchiere di nulla;
rimangono incise nel buio
alcune luci di stelle passate...

Le cabine telefoniche sono praticamente scomparse, rimangono ancora disponibili come articoli da arredamento, repliche o cabine fonoassorbenti per ufficio, con opzioni di acquisto online o tramite rivenditori specializzati in oggetti vintage o arredo.
(dalla rete)

giovedì 22 gennaio 2026

Prima e dopo tra poesia e riflesso


S'ode ancora il mare
  
Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare
 

Salvatore Quasimodo

Nella città di Parigi, una vista lungo la Senna nel 1900 durante l'Esposizione Universale, nel 2017: rimane imperturbabile la Torre Eiffel da lontano 
Incontri successivi del tempo
come ragazzi ancora speriamo
di rivederci giovani e belli;
solo gli occhi possono mentire...

giovedì 15 gennaio 2026

Ieri

Ieri 
è il giorno che precede direttamente l'oggi
è il giorno trascorso, 
quello apena passato.
 
Oltre il passato, ieri,
quegli attimi insieme forse
le strade ancora fredde e il sole
angoli coperti di passione...

Anonimo
del XX° Secolo
frammenti ritrovati
 
Concettualmente, "ieri" indica il giorno immediatamente precedente a quello attuale (l'oggi) e può estendersi a significare un passato recente, un tempo non troppo lontano, o genericamente il passato, fungendo da marcatore temporale per eventi trascorsi, spesso in contrapposizione a "oggi" e "domani".
(dalla rete)

mercoledì 14 gennaio 2026

Roosevelt (FDR)

Roosevelt

I lavoratori credevano
Che spezzasse i monopoli,
E mettevano in vetrina il suo ritratto.
«Cosa non avrebbe fatto in Francia!»
Dicevano.
Forse sì…
Forse sarebbe
Morto,
Anche se i generali muoiono quasi sempre nel loro letto,
Come alla fine è toccato anche a lui.
E tutte le leggende che ha fatto nascere in vita sua
Continuano a vivere e prosperare,
Per nulla ostacolate dalla sua esistenza.

Ernest Hemingway
Parigi, 1922
«Poetry» (gennaio 1923)

Three Stories & Ten Poems (1923)

Franklin Delano Roosevelt è stato il 32° presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1933 al 1945. È l'unico ad aver servito per più di due mandati. È noto per aver guidato il paese fuori dalla Grande Depressione con il suo programma di riforme economiche e sociali, il New Deal, e per la sua leadership durante la IIa Guerra Mondiale (dalla rete).

La storia ci giudica, sempre
col tempo che passa le cose,
i fatti, le azioni di noi tutti
sul piatto di una bilancia...

sabato 1 novembre 2025

Ognissanti

Ognissanti

Ognissanti! Domenica! La pioggia 
sembra che tessa de le funebri ghirlande... 
Sul marciapiede tra la noia roggia 
s'affretta una chiassosa squadra d'educande. 

Soffia il vento. Domenica! Ognissanti! 
giorno de gli ineffabili preparativi 
e dei pellegrinaggi ai camposanti 
coi cuscini di verdi e rossi semprevivi! 

Lo stellato del vecchio gelsomino 
odora nel testo dal fodero di vaio. 
Tra il fruscìo de le foglie, nel giardino 
bagnato (è il pomeriggio) ferve il passeraio. 

I vetri de la stanza a gli insistenti 
sbruffi raggrinzano i loro pomelli smorti; 
e le campane da tutti i conventi 
recitano l'ufficio a lutto per i morti. 

 Corrado Govoni
da "Armonia in grigio et in silenzio", 1903

Nel piovere incostante e freddo
rivedo scorci di fanciullezza,
viso di dolcezza infinita e neri
capelli fiorire di colpo alla vita...
 
Ognissanti , celebrato il 1° novembre, è la solennità cristiana in cui si onora la gloria e l'onore di tutti i santi, canonizzati e non. È un giorno festivo in Italia e precede la commemorazione dei defunti, che cade il 2 novembre (dalla rete).