L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.
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lunedì 22 giugno 2026
Mattina di Giugno
mercoledì 17 giugno 2026
Attesa
| Iryna Bondar «Attesa infinita |
Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio.
Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra. Prosegui.
Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada.
Prendi quella e nessun’altra.
Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre.
C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella appresso, subito dopo una salita.
La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?”
Raymond Carver
Attesa, spesso raffigurata con la figura scura di una persona che aspetta l'arrivo di qualcuno, evoca un'atmosfera misteriosa ed elegante o rappresentata da un passeggero controluce davanti alla grande vetrata di un aeroporto o di una stazione, che osserva i binari o le piste al tramonto (arrivi o partenze?).
domenica 14 giugno 2026
Parca cena
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"Natura morta con pane e uova" |
La cena degli infelici
Seduti alla tavola lunga, strettina,
gl’infelici sono undici.
Imbandimento del massimo lusso.
Gran copia di fiori
nei vasi d’oro e d’argento,
cristalli squillanti e lucenti.
Tutti in fila, gli undici,
seggono nella massima rigidità,
senza mai volgersi
di qua o di là.
Han tutti le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti,
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
e guardano il piatto di scorcio.
Sol uno,
ch’è intento a ripetere sulla tovaglia,
con la sua forchetta,
instancabilmente la solita lettera:
un’o.
E uno,
che rotola rotola il suo legasalvietta
su e giù
giù e su.
I piatti davanti si cambiano in fretta.
Minestre fumanti,
delizia di purè,
centomila saporosi patè.
Non toccano cibo, gli undici,
immobili guardan di scorcio
il passare veloce dei piatti davanti.
Legumi degli orti proibiti
meravigliosamente conditi,
tacchini, beccacce, pernici,
si mutan nei piatti degli infelici.
Tenerissime erbette,
i più ricercati e inverosimili dolci,
biscotti, gelati, sufflè,
rubicondissime frutta.
Si mescono vini di tutti i colori
nei più svariati bicchieri,
champagne, caffè, liquori.
Immobili, gli undici,
le mani congiunte, compunte,
i gomiti stretti
nella massima rigidità,
neppure una volta si volgono
di qua o di là;
la bocca serrata,
inarcate le sopracciglia,
senza mai un cenno di meraviglia
guardano il piatto di scorcio.
AldoPalazzeschi
Sebbene la "cena parca" più famosa della storia dell'arte globale sia il capolavoro pre-espressionista "I mangiatori di patate" (qui a fianco) di Vincent van Gogh (1885), il Neorealismo italiano ha declinato questo tema con uno stile monumentale, spigoloso e profondamente sociale e politico (dalla rete).
domenica 31 maggio 2026
Marine a Bordighera
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Marina a Bordighera, 1926 |
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,
t'era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie dei tuo abisso.
EugenioMontale
sabato 23 maggio 2026
Cipressi (Cupressus sempervirens)
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| Vincent Van Gogh -"Due cipressi" |
Nel paesaggio rurale, specialmente in Toscana, i filari di cipressi venivano usati storicamente per delimitare i confini poderali o per indicare ai viandanti la presenza di una dimora, di una chiesetta o di un luogo dove trovare riparo.
Vigili indifferenti
All’angolo della via,
come due enormi carabinieri,
fanno la guardia
due cipressi neri.
E alle lor rigide gambe
l’ultimo avanzo s’affida
d’un vecchio tabernacolo rotto.
Si legge ancora sotto:
«Salutate Maria».
Aldo Palazzeschi
I cipressi (genere Cupressus) sono alberi sempreverdi appartenenti alla
famiglia delle Cupressaceae, celebri in tutto il mondo come simbolo
iconico del paesaggio mediterraneo e toscano.
Il cipresso è un millenario simbolo di immortalità, eternità e connessione tra il mondo terreno e quello divino; simboleggia principalmente l'immortalità, la vita eterna e l'elevazione spirituale.
La sua forma slanciata che punta verso l'alto ricorda una fiamma, rappresentando il legame tra la terra e il divino.
domenica 29 marzo 2026
Nazzarene
| Nazzareno Cipriani "Suore al capezzale" |
Nazarene bianche, Nazarene nere.
Del fiume alle rive
si guardan da tanto i conventi,
si guardan con occhio di vecchia amicizia
le piccole torri, una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
Due volte s’incontran, le bianche e le nere,
sul ponte, sul ponte che unisce i conventi,
li unisce da tanto per vecchia amicizia,
le piccole torri si guardan ridenti
una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
Le piccole chiese al crepuscolo s’aprono,
ne sortono leste le suore ed infilano il ponte,
nel mezzo s’incontran, s’inchinano,
le bianche e le nere,
si recan l’un l’altre alla piccola chiesa al saluto;
vi fanno una breve preghiera
e leste rinfilano il ponte.
Di nuovo s’incontran, s’inchinan le file
una bianca e una nera,
le suore s’incontran la sera,
la sera al crepuscolo.
Aldo Palazzeschi
venerdì 20 marzo 2026
Il parco di Monza
Il parco è serrato serrato serrato,
serrato da un muro
ch’è lungo le miglia le miglia le miglia;
da un muro coperto di muffe,
coperto di verdi licheni,
grondante di dense fanghiglie.
Né un varco soltanto nel parco traspare
né un foro vi luce.
Soltanto si posson le muffe cadenti, vedere,
soltanto le dense fanghiglie grondanti.
Altissimi cedri ne passano il muro,
i pini dal fusto robusto ne sporgon l’ombrello;
e salici, salici tanti,
che mischian sul muro cadenti
le lacrime ai verdi licheni,
a grige fanghiglie grondanti.
Di fuori ecco il parco serrato serrato serrato,
serrato da un muro
ch’è lungo le miglia le miglia le miglia.
Fra l’ombre, fra l’ombre potenti,
nel folto degli alberi grandi,
soltanto tre donne s’aggirano lento,
bellissime donne: regine parenti.
S’aggirano lento, in silenzio,
nell’ombre del parco serrato,
pesante trascinano il manto di lu o, le donne,
coperte d’un velo
che appena il pallore del volto ne scopre.
Aldo Palazzeschi
Il Parco di Monza è uno dei maggiori parchi storici europei, esteso per
quasi 700 ettari, noto per essere il più grande parco cintato da mura in
Europa
. Situato a nord di Milano, istituito da Napoleone nel 1805, ospita il
famoso Autodromo Nazionale, la Villa Reale, antiche cascine e i Giardini
Reali, offrendo percorsi nel verde.
martedì 27 gennaio 2026
Angosciosamente
Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.
È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…
Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo e freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…
Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.
Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
Se almeno potessi credere a un feticcio
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?
Scoppia, cuore di vetro dipinto!
Fernando Pessoa
L'angoscia è uno
stato psicofisico caratterizzato da una profonda sensazione di ansia, oppressione e timore indefinito. A differenza della paura (che ha un oggetto preciso), l'angoscia è spesso legata a un senso di minaccia vaga o esistenziale.
Il termine
angosciosamente è un avverbio che deriva dall'aggettivo angoscioso.
Si usa per descrivere un'azione compiuta o una situazione vissuta con profonda angoscia, ansia o tormento interiore.
(dalla rete)
martedì 6 gennaio 2026
Fresca marina
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| Pompeo Mariano "Marina Ligure" |
fresca marina che trai ciottoli e luce
e scordi a nuova onda
quella cui diede suono
già il muovere dell’aria.
Se mi desti t’ascolto,
e ogni pausa è cielo in cui mi perdo,
serenità d’alberi a chiaro della notte.
Salvatore Quasimodo
lunedì 29 dicembre 2025
Mattiniero
giovedì 27 novembre 2025
Tosse e caffè
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| Vincent Van gogh "Vecchio uomo che beve caffè" |
Un buon caffè quotidiano può essere un prezioso alleato per migliorare la concentrazione e sostenere il metabolismo.










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