L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.
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domenica 9 agosto 2026
Gucciniana 3, di Gujil
giovedì 6 agosto 2026
So Hot!
Caldo
Il sole da sopra si sporge di sotto.
Il mondo si toglie il cappotto.
L'estate rovescia colore arancione.
Il mondo si toglie il maglione.
Il caldo stordisce la pietra e la serpe.
Il mondo si toglie le scarpe.
E cammina scalza nel corpo che suda.
La vita che è nuda.
Bruno Tognolini
Gli effetti del riscaldamento climatico sono già perfettamente visibili, percepibili ed in costante accelerazione:
Scioglimento dei ghiacciai,
Alterazione dell'albedo,
Eventi meteo estremi,
Innalzamento dei mari,
Perdita di biodiversità,
Putroppo ho l'impressione che restiamo solo a guardare.
domenica 26 luglio 2026
Oboe
Oboe sommerso è la seconda raccolta di poesie di Salvatore Quasimodo, pubblicata nel 1932 dalle Edizioni di Circoli di Genova. L'opera rappresenta uno dei testi più emblematici e radicali dell'Ermetismo italiano (dalla rete).
Oboe sommerso
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.
Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
in me si fa sera;
l'acqua tramonta
sulle mie mani erbose.
Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,
e i giorni una maceria.
sabato 11 luglio 2026
Cortese Avvocato, ieri sera ho ritrovato ...
Torino, (13) aprile 1907
Cortese Avvocato, ieri sera ho ritrovato fra le pagine del suo libro un poco di quella fraternità spirituale che la sua offerta mi rivela.
Il rimpianto di ciò che fu, e l’ansia di ciò che non è ancora, e il sottile tormento del dubbio, e l’ebrezza folle del sogno, tutte le cose belle e perfide di cui noi poeti si vive e ci s’avvelena.
Non ho ancora assaporato le squisitezze dell’arte,
solo ho sfiorato l’essenza, l’anima della sua poesia:
un’anima un poco amara, un poco inferma.
Spero che la sua fraternità non sarà più tanto silenziosa, ch’essa vorrà esprimersi in modo più diretto.
Cordialmente
Amalia Guglielminetti
Il rapporto tra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti rappresenta una delle storie d'amore e dei sodalizi letterari più intensi, complessi e malinconici del Novecento italiano. La loro relazione si è consumata principalmente attraverso un celebre carteggio epistolare specchio delle loro profonde inquietudini e della distanza insuperabile tra le loro personalità (dalla rete).
venerdì 10 luglio 2026
Lontana tra poesia, riflesso
Lontana
Cantare, il giorno, ti sentii: felice?
Cantavi; la tua voce era lontana:
lontana come di stornellatrice
per la campagna frondeggiante e piana.
Lontana sì, ma io sentia nel cuore
che quel lontano canto era d’amore:
ma sì lontana, che quel dolce canto,
dentro, nel cuore, mi moriva in pianto.
Giovanni Pascoli lunedì 22 giugno 2026
Mattina di Giugno
venerdì 22 maggio 2026
Mediterraneo
sul mio capo reclinato
un suono d'agri lazzi.
Scotta la terra percorsa
da sghembe ombre di pinastri,
e al mare là in fondo fa velo
più che i rami, allo sguardo, l'afa che a tratti erompe
dal suolo che si avvena.
Quando più sordo o meno il ribollio dell'acqua
che s'ingorgano
accanto a lunghe secche mi raggiunge:
o è un bombo talvolta ed un ripiovere
di schiume sulle rocce.
Come rialzo il viso, ecco cessare
i ragli sul mio capo; e scoccare
verso le strepeanti acque,
frecciate biancazzurre, due ghiandaie.
(Mediterraneo)
Eugenio Montale
All'interno dell'opera montaliana, quest'ampia ode marina rappresenta il nucleo lirico in cui il poeta esplora il suo tormentato rapporto con la natura, la memoria e l'infanzia vissuta lungo le coste della Liguria.
(dalla rete)
mercoledì 6 maggio 2026
Comare Coletta
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
Smagrita, ricurva, la piccola vecchia
girando le strade saltella e balletta.
Si ferma la gente a guardarla,
di rado taluno le getta denaro;
saltella più lesta la vecchia al tintinno,
ringrazia provandosi ancora
di reggere alla piroetta.
Talvolta ella cade fra il lazzo e le risa:
nessuno le porge la mano.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
– La tua parrucchina, comare Coletta,
ti perde il capecchio!
– E il bel mazzolino, comare Coletta,
di fiori assai freschi!
– Ancora non hanno lasciato cadere
il vivo scarlatto.
– Ricordan quei fiori, comare Coletta,
gli antichi splendori?
– Danzavi nel mezzo ai ripalchi,
n’è vero, comare Coletta?
Danzavi vestita di luci, cosparsa di gemme,
e solo coperta di sguardi malefici, vero?
– Le vesti smaglianti?
– Ricordi gli sguardi?
– Ricordi il tuo sozzo peccato?
– Vecchiaccia d’inferno,
tu sei maledetta.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
provandosi ancora di reggere alla piroetta,
s’aggira per fame la vecchia fangosa;
trascina la logora veste pendente a brandelli,
le cade a pennecchi di capo il capecchio
fra il lazzo e le risa,
la rabbia le serra la bocca
di rughe ormai fossa bavosa.
E ancora un mazzetto
di fiori scarlatti
le ride sul petto.
«Saltella e balletta
comare Coletta!
Saltella e balletta!»
Aldo Palazzeschi
martedì 10 marzo 2026
Sonetti a Orfeo
Guarda il cielo. Non c’è tra le costellazioni
“il Cavaliere”? Perché questo vanto terreno
è stranamente radicato in noi. E un altro ancora
che lo spinga, lo freni e ne sia tratto.
Non è così, cacciata e poi domata
questa tempra dell’essere, asciutta e forte?
Cammino e svolta. Ma una stretta dice:
nuova distesa. E i due si fanno uno.
il cammino che insieme stanno percorrendo?
Già così tanto la mensa li separa e la pastura.
è un piacere per noi. È sufficiente.
Rainer Maria Rilke
I
Sonetti a Orfeo
(Die Sonnette an Orpheus) sono una raccolta di 55
componimenti scritti da Rainer Maria Rilke nel febbraio 1922, durante un
eccezionale periodo di ispirazione creativa presso il castello di
Muzot, in Svizzera. L'opera è considerata, insieme alle Elegie duinesi, il vertice della
produzione rilkiana e una delle testimonianze più alte del modernismo
poetico.
sabato 7 marzo 2026
Grattacieli
ciò che le manca in lunghezza
O furioso furioso mondo,
i giorni in cui non fosti travolto
da vortici di nuvole e nebbie
o come in un sudario avvolto
e la palla brillante del sole
non fu in parte o tutta
oscurata alla vista mortale –
furono così pochi giorni
che mi domando da dove
mi venga il senso costante
di così tanta luce e calore.
Se è giusta la mia sfiducia
potrebbe venir tutto
da un giorno col tempo perfetto,
quando aprendosi limpido all’aurora
il giorno dilagò limpidamente
per poi finire limpido alla sera. 
In verità io credo che la mia
bella impressione sia
tutta di quel sol giorno
senza ombre se non le nostre
mentre tra i fiori accesi in un tripudio
ci spostavamo dalla casa al bosco
tanto per cambiare solitudine.
Robert Frost
sabato 21 febbraio 2026
Poesia, commento e riflesso
Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.
Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.
Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]
Cesare Pavese
martedì 3 febbraio 2026
Insonnia

Cardarelli utilizza uno stile che richiama la lezione leopardiana,
incentrato sul "male di vivere" e la meditazione profonda, definendo la
propria condizione notturna come un vero e proprio "sonno di pietra".mercoledì 24 dicembre 2025
Vigilia
Oggi il significato si è esteso a indicare il periodo di preparazione per qualsiasi evento importante (ad es. "vigilia di guerra", "vigilia di scadenza") o, nel linguaggio comune, la cena e i festeggiamenti del giorno prima di una ricorrenza, come la famosa e festeggiatissima Vigilia di Natale (dalla rete).














