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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 25 luglio 2026

Sonetto Shakespeariano


Sonetto 27

Consunto da fatica, corro presto a letto
caro ristoro al corpo distrutto dal cammino;
ma allor nella mia testa s’apre un’altra via
a stancar la mente or che il mio corpo ha tregua.
Svelti i miei pensieri da lontano ove dimoro
volgono in fervido pellegrinaggio a te
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti
scrutanti quelle tenebre che il cieco sol conosce:
ma ecco che la vista immaginaria del mio cuore
presenta la tua ombra al mio sguardo senza luce,
che, simile a diamante sospeso nel buio più nero,
fa la cupa notte bella e il suo vecchio volto nuovo.
Così di giorno il corpo, di notte la mia mente
per colpa tua e mia non trovano mai pace.
 
William Shakespeare  
 
Il Sonetto 27 di William Shakespeare descrive l'amore come un pensiero che non si ferma mai, parlando della stanchezza del corpo, del viaggio della mente nel buio e della mancanza di pace.
(dalla rete)
 
Nel nitido pensare cose care
assumono contorni sfuocati
visi dissolvono veli di tempo
rimane un costretto al petto...

martedì 7 luglio 2026

Oltre il buio

Le poesie di Emily Dickinson, trovate nella sua camera da letto dalla sorella, che si occuperà personalmente di pubblicarle con l’aiuto di un’amica, erano scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo.
 
 Ti vedo meglio al buio
non mi occorre altra luce:
l’amore è per me un prisma
che supera il violetto.

Ti vedo meglio per gli anni
che s’inarcano in mezzo.
Al minatore basta la sua lampada
per annullare la miniera.

E ti vedo ancor meglio nella tomba –
le sue brevi pareti
si rischiarano, rosse, per la luce
che così in alto sollevai per te.

A cosa serve il giorno
per chi nella sua tenebra
ha un sole così eccelso
che mai sembra scostarsi
dal meridiano?

Emily Dickinson

Quando tutto intorno è buio, allora l’immagine della persona amata è più chiara e forte.
Non occorre altra luce. Anzi. L’invisibile si fa visibile attraverso la magia di un amore che oltrepassa l’oscurità.
Neanche la distanza fisica rappresenta un ostacolo per due cuori che si amano. Nemmeno la morte ha potere sull'amore.
(dalla rete)
.

Noi custodiamo cose segrete
attimi come violente sassate;
intravedono gli occhi risposte
che non riusciamo ad afferrare...

martedì 30 giugno 2026

Toilette

Il titolo allude al momento intimo del risveglio e della cura di sé, traslato però sull'intera natura.
Il componimento descrive un paesaggio mattutino, sospeso e silenzioso.

Toilette

I giganteschi cipressi d’argento
attendono in circolo sul prato.
Fra i loro tronchi d’ebano istoriato
pendono distesi
tanti lenzuoli bianchi di bucato.
Intrepida riflette nell’attesa
l’acqua grigia della vasca.
Ecco: tra i veli della mattina nebulosa
il sole che s’affaccia insonnolito
pare una luna rosa.

Aldo Palazzeschi


I panni stesi e l'acqua nella vasca suggeriscono un'immagine di pulizia, freschezza e ordine, in contrapposizione alle figure bizzarre e grottesche spesso protagoniste della poetica palazzeschiana.

Aldo Palazzeschi
crea un contrasto cromatico forte usando l'argento,
l'ebano e il bianco dei lenzuoli.
L'ambiente ricorda un giardino incantato o un'opera d'arte figurativ
.

Immagini prese dal vento
le terre stagliate nel cuore;
ritorno nel tempo che avevo
di vita, di sole,di corse...
 
Il testo, che appartiene alla fase futurista di Aldo Palazzeschi, si articola come un dipinto impressionista o un gioco di specchi in cui gli elementi naturali vengono personificati. La "toilette" non è quella di una persona, ma è un rito mattutino della natura. L'uso delle sinestesie (unione di sfere sensoriali diverse) e delle similitudini serve a trasmettere un senso di pace e di irrealtà ovattata.
(dalla rete)

sabato 27 giugno 2026

Lettera al nulla (nel Limbo)

Lettera al nulla

 È scrivere a qualcuno
o lanciarsi in silenzio,
nuotando nell’oscurità,
accendendo una fiamma
sebbene affoghino i dubbi.
Una lettera a chi non esiste?
Ci sono porta lettere alate
che si scagliano da soli
e una posta senza indizi
ne tragitto sicuro.

 Eludere il cammino
che tutti conosciamo.
Seguire avanti
la strada di quelli che cercano
ciò che mai avrebbero pensato
e si sentono felici
perchè c’è qualcosa di diverso,
perchè svanisce
all’improvviso quello che avanza
e non esiste il nulla
se vogliamo colmarlo.
 
 Ernestina de Champourcín
 
  Nulla appare insensato
ad occhi che guardano;
si dà ragione a tutto, sempre
eppure in noi esiste un limbo... 
 
Il termine limbo deriva dal latino limbus (che significa "orlo", "bordo" o "confine") e assume significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzato.
Nel linguaggio quotidiano, l'espressione "essere in un limbo" descrive una situazione di totale incertezza, sospensione o stallo temporaneo. 
Si usa quando ci si trova bloccati in attesa di una decisione, di un giudizio o di un cambiamento, senza poter agire in alcun modo. Dire che ci si trova "nel limbo" o che si è "lasciati in un limbo" significa vivere una fase di transizione o di stallo.
Nella dottrina cattolica, è il luogo o la condizione ultraterrena in cui si trovano le anime che non meritano l'inferno, ma che sono escluse dal paradiso perché prive del battesimo (come i bambini morti senza averlo ricevuto).
Nel capolavoro di Dante Alighieri (La Divina Commedia), il Limbo costituisce il primo cerchio dell'Inferno. Ospita le anime dei bambini non battezzati e degli adulti virtuosi nati prima del cristianesimo (come Virgilio, Omero e Aristotele). Queste anime non subiscono punizioni fisiche, ma vivono in una perenne malinconia, soffrendo per l'assloluta ed eterna impossibilità di riuscire vedere Dio.
(dalla rete)

martedì 5 maggio 2026

Affanno

Achille Regosa "L'affanno"

Affanno
 
Questo vivere in affanno,
Questo dilenzio mattinale
come un sospiro mancato
ritorna il pensiero.
 
Le vicende del cuore
mai risolte, vivide e sole
come un filare di cose
processione dell'anima...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
L'affanno è un concetto che abbraccia sia una dimensione fisica che una emotiva. In ambito medico, è noto come dispnea e si riferisce alla sensazione soggettiva di difficoltà o sforzo nel respirare, spesso descritta come "fame d'aria". In senso figurato, indica uno stato di profonda inquietudine, ansia o preoccupazione.
(dalla rete)

giovedì 23 aprile 2026

Tristezza

La tristezza è una delle emozioni primarie dell'essere umano, universale e presente in tutte le culture fin dalle prime fasi della vita. A differenza di una patologia, è una risposta psicologica naturale e sana a eventi percepiti come negativi, come una perdita, una delusione o un cambiamento difficile.
La tristezza è un'esperienza umana universale, non una malattia, che sorge in risposta a perdite, delusioni o cambiamenti negativi. 
È uno stato d'animo temporaneo caratterizzato da malinconia, abbattimento, pianto, mancanza di energie e un bisogno di isolamento. Serve a riflettere, elaborare il dolore e riscoprire ciò che è importante.
(dalla rete) 
 
Non sone certo brutte sensazioni
a creare scompigli a questi silenzi;
rimangono nodi inespressi in gola
e lacrime come gocce di pioggia...

mercoledì 22 aprile 2026

Festa grigia

Festa grigia

 Iersera la festa dei vivi colori,
vampata di risa e di lazzi iersera!
La festa del grigio è stamane,
del grigio di piombo.

S’è fa a la luce assai tardi,
la strada è ravvolta nel grigio silenzio.
Non s’ode che l’eco di sonno,
di sonno di piombo.

La nebbia leggera purifica l’aria
siccome i vapori d’incenso,
ricopre di grigio lo specchio macchiato
che ancora nell’ombra rifle e
gli sprazzi scarla i di risa,
di risa e di lazzi.

Riposano ai piedi dei le i di sonno profondo
gualciti gli stracci dai vivi colori.
La festa del grigio è stamane.

Rasentan le mura,
coperte di brune mantiglie,
beghine ricurve,
rasentan le mura silenti.

Insiste argentino l’invito alla messa:
la prima.
Con passo fasciato vi corron le piccole figlie.
La strada è ravvolta nel grigio silenzio.

L’invito argentino si tace.
Più nulla.
La messa incomincia.

Più ratte rasentan le mura le brune mantiglie,
più rade si fanno ed il passo ne cessa.

Soltanto la nebbia leggera
tranquilla rimane al suo giorno di festa:
la festa del grigio è stamane.

Aldo Palazzeschi 

E forse pioverà anche oggi,
il grigio, le nubi, i silenzi;
come un ascolto dettato
il tempo picchietta i minuti.

Festa grigia porta la dedica al poeta ed amico Marino Moretti, probabilmente per quel colore grigio così amato dallo scrittore romagnolo, come si può evincere dai tanti suoi versi in cui viene evocato.
Ma non è da dimenticare che il grigio è uno dei colori preferiti un po' da tutti i poeti crepuscolari.
Quanto all'argomento trattato da questi versi, si tratta di un mattino nebbioso che segue una notte di festa grande (forse carnevalesca).
Come in molte altre poesie di Palazzeschi - e si fa riferimento soprattutto alle sue prime raccolte - il tutto è avvolto da un'atmosfera altamente misteriosa e da un'immobilità spaventosa, che fa apparire quel paesaggio, quasi ultraterreno: sia per la sola presenza vitale rappresentata dalle beghine che si recano quasi furtivamente alla prima messa; sia per l'unico rumore presente, che è quello delle campane che annunciano l'inizio del rito religioso. Inutile aggiungere che in questa poesia, il poeta toscano riesce, una volta di più, ad affascinare il lettore come pochissimi altri poeti hanno saputo fare (dalla rete).

lunedì 30 marzo 2026

Cala tranquilla

Amica mia

Amica mia penso a te,
Al tuo color di sole alla tua grazia.
La casa è vuota da quando il mio raggio di sole
È andato a tuffarsi in mare.
Se vedi i sommergibili
Di’ loro che t’amo.
Se le nubi s’addensano
Di’ loro che t’adoro.
Se la mareggiata infuria sugli scogli della riva
Di’ agli scogli che sei la mia pietra preziosa.
Se qualche granello di sabbia brilla tra i mille granelli
di sabbia della spiaggia
Digli che sei la sola gemma che amo.
Quando vedrai il postino
Digli con quanta impazienza aspetto le tue lettere.
Ti mando mille baci mille carezze
Che ti raggiungeranno come le parole raggiungono
l’antenna del telegrafo senza fili.
Se vedi dei feriti
Digli che la mia sola ferita è quella che hai inferto
al mio cuore.
Se a volte pensi pensa che il mio pensiero è sempre
con te.
E che t’adoro. 

Guillaume Apollinaire

Lontano, lontano,ricerca
di cale ranquille, sole
come le nuvole sparse,
insensato errare continuo...
 
L'espressione "cala tranquilla" viene spesso utilizzata come metafora del rifugio interiore, di uno stato di pace profonda o di una tregua dalle tempeste della vita. Rappresenta un luogo (reale o mentale) dove il mare — spesso simbolo del caos o del divenire della vita — si placa, permettendo al pensiero di annullarsi o rigenerarsi.
Una "cala tranquilla" è la metafora di tutto ciò che offre protezione e silenzio di fronte all'immensità e all'imprevedibilità dell'esistenza. 
(dalla rete)

mercoledì 25 marzo 2026

Tra cielo e mare

空の青海のあおさのその間サーフボードの君を見つめる

ti guardo
cavalcare le onde –
spazio azzurro
in cui cielo e mare
si confondono

Tawara Machi

Nel senso racchiuso tanka
esprime cose intime;
io sono una luce che sfuma,
la vita, un'enorme bugia...

 Il concetto "tra cielo e mare" evoca l'orizzonte, punto di incontro simbolico e visivo tra l'infinito celeste e la profondità marina. Rappresenta uno spazio di transizione, libertà e sogno, spesso associato a scenari panoramici, riflessione interiore e bellezza naturale (dalla rete).

mercoledì 11 marzo 2026

Toccare

"Toccare" è un verbo italiano estremamente versatile che può indicare un contatto fisico, un'emozione o un dovere.
(dalla rete)

Tocca
 
Tocca la tua anima triste
con le dita del cuore sotto
l'umido anfratto silente
 atteso con trepida ansia.
 
Tocca il cielo col tuo teso dito
a raggiungere gioie nascoste
poi toccami il teso riscontro
di quando rimanda il pensiero.
 
Tocchiamo le corde del riso
una volta che stanchi del fatto
ripassiamo una vita vissuta
come fosse solo un romanzo...
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
  • Contatto fisico: Entrare in contatto con la mano o un'altra parte del corpo ("toccare la superficie").
  • Sentimento: Colpire emotivamente o commuovere ("le tue parole mi hanno toccato").
  • Dovere/Necessità: Spettare a qualcuno come compito o obbligo ("tocca a te lavare i piatti").
  • Raggiungimento: Arrivare a un certo punto o livello ("toccare il fondo", "toccare il cielo con un dito").

martedì 24 febbraio 2026

Cuori che piangono

Lasciate Piangere il mio cuore

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.

Marcel Proust

  Questo dissesto che sono urla
impotenza e disappunto, cuori
in eterno subbuglio e ritmi
che sanno di ansie e ritardi...

Un cuore che piange è un'immagine potente che simboleggia tristezza profonda, solitudine o il dolore di una perdita amorosa.

 Laissez pleurer mon cœur

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

Marcel Proust  

La penosa immagine di un cuore piangente richiama sensazioni di tristezza, di pena, di grande malinconia. 
Il tutto associato ad una colpa o ad una promessa che non si è riusciti a mantenere, i cuori che piangono vengono associati a qualcosa che non si è riusciti a realizzare o di cui ci si pente di aver fatto. 

Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l'umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo.
Secondo William Shakespeare infatti il nostro corpo è come un giardino e la mente è il suo giardiniere.
(dalla rete)

lunedì 23 febbraio 2026

Sconcerto

Sconcerto

Sono preda di sconcerto
uando non capisco e vago
ondivago, sbalestrato, solo,
in questo mare di incertezze.

Sono sopraffatto dallo sconcerto
quando prego e non sono convinto,
quando piango e sobbalzo il petto
nei singhiozzi della mia tristezza.
 
Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate
 
Lo sconcerto è uno stato di profondo turbamento, disorientamento o perplessità causato da un evento inaspettato o da una notizia incredibile. Si differenzia dalla semplice sorpresa perché implica una perdita di equilibrio interiore e una difficoltà nel comprendere o accettare ciò che sta accadendo (dalla rete).