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Come avrei potuto maledire la mia vita
se degli stessi occhi mi è piú cara?
Fosse cosí non ti amerei con questa rabbia:
ma tu d'ogni sciocchezza fai un dramma.
Publio Valerio Catullo
104
Come avrei potuto maledire la mia vita
se degli stessi occhi mi è piú cara?
Fosse cosí non ti amerei con questa rabbia:
ma tu d'ogni sciocchezza fai un dramma.
Publio Valerio Catullo
Il sesterzio era la moneta più diffusa ed emblematica dell'antica Roma, rimasta in circolazione per quasi cinque secoli.
103
Se vuoi, rendimi quei diecimila sesterzi, Silone,
e poi inalbera pure tutta la tua arroganza;
ma se a te piace il denaro, non fare il ruffiano
e smettila con tutta quella tua arroganza.
Publio Valerio Catullo
Se fiducioso un amico poté affidare all'altro
un segreto, sicuro della sua discreta fedeltà,
me stesso vedrai consacrato a questo giuramento
e credimi, Cornelio, muto come una statua
Publio Valerio Catullo
In questi quattro versi, Catullo esalta il valore dell'amicizia basata sulla fiducia e sulla capacità di custodire un segreto.
Catullo dichiara di far parte della ristretta cerchia di persone "consacrate" dalla legge della segretezza reciproca (illorum iure sacratum).
Per il poeta, la lealtà e la custodia dei segreti sono doveri morali imprescindibili nel codice dell'amicizia.
(dalla rete)
Il fratello di Catullo (da alcune fonti storiche identificato con il nome di Quinto) è una figura centrale nella vita e nella produzione del poeta latino. Egli morì prematuramente lontano da casa e fu sepolto nella Troade, una regione dell'Asia Minore (nell'odierna Turchia) (dalla rete).101
Di mare in mare, da un popolo all'altro
vengo a queste tue misere esequie, fratello,
per donarti l'ultima offerta che si deve ai morti
e invano parlare alle tue ceneri mute:
ora che la sorte a me ti ha strappato,
cosí crudelmente strappato, fratello infelice.
Pure, amaro dono per un rito estremo,
nell'uso antico dei padri accogli l'offerta
che ora ti affido: cosí intrisa del mio pianto.
E in eterno riposa, fratello mio, addio.
Valerio Catullo
Nel 57 a.C., Catullo si recò in Bitinia al seguito del pretore Gaio Memmio. Durante questo viaggio, il poeta colse l'occasione per visitare la tomba del fratello. Da questa dolorosa esperienza nacque il celeberrimo Carme 101 (noto anche come "Multas per gentes et multa per aequora vectus"), una delle elegie funebri più intense dell'intera letteratura classica .
Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio, che senza riserve
m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore
Publio Valerio Catullo
Tra umori dissoluti,
vaghi
come lettere
affidate al mare
ci pensiamo permeati
di sole,
invece siamo colmi
di ombre...
In base ai carmi di Catullo, Aufileno (in latino Aufillenus) e Aufilena (in latino Aufillena) sono due fratelli, protagonisti di una serie di componimenti dai toni sarcastici e moraleggianti. Aufileno e Aufilena sono due fratelli veronesi che diventano oggetto del desiderio e dei pettegolezzi della cerchia di amici del poeta. all'interno del Liber (dalla rete).
Per Aufileno e Aufilena, fratello e sorella,
muoion d'amore i piú bei giovani di Verona,
per lui Celio, per lei Quinzio: puoi dirlo,
certo, un sodalizio dolcemente fraterno.
Chi preferite? te, Celio,
che senza riserve m'hai offerto la tua straordinaria amicizia
quando una fiamma feroce mi bruciava il cuore:
sii felice, Celio, e possa arriderti l'amore.
Publio Valerio Catullo
Il rapporto tra Catullo e Celio è centrale nel Liber catulliano, evolvendo da una presunta amicizia alla rivalità amorosa. Celio è spesso identificato con Marco Celio Rufo, amante di Lesbia (Clodia) e rivale del poeta, destinatario di carmi che esprimono dolore e disprezzo (dalla rete).
Catullo dedica a Giovenzio, un giovane di nobile famiglia probabilmente originario di Verona, un piccolo ciclo di carmi (15, 24, 48, 81, 99) che esplorano il tema dell'amore omoerotico con un tono differente rispetto a quello per Lesbia. 99
Mentre tu giocavi, dolcissimo Giovenzio,
io t'ho rubato un bacio piú dolce del miele.
Ma l'ho pagato caro: crocifisso
per piú di un'ora sono rimasto, ricordo,
a scusarmi con te senza che le mie lacrime
potessero spegnere la tua collera.
Subito ti sei asciugato le labbra umide
d'ogni goccia con tutte e due le mani,
perché non restasse traccia della mia bocca
quasi fosse la sborrata d'una puttana.
E m'hai fatto subire tutte le torture
d'amore, ogni supplizio possibile:
cosí quel bacio che m'era sembrato tanto
dolce, si è rivelato piú amaro del fiele.
Se questa è la pena a cui condanni un amore
infelice, mai piú ti ruberò un bacio.
Publio Valerio Catullo
Il legame con Giovenzio segue le convenzioni sociali del tempo: un uomo adulto (Catullo) che corteggia un ragazzo più giovane in una gerarchia di ruoli ben definita.
Questo testo, mostra un amore passionale e a volte ironico, specchio dei costumi romani del I sec. a.C. in cui tali relazioni erano tollerate.
98
A nessuno peggiore di te, Vezio schifoso, si può dire
quel che si dice a ciarlatani e sciocchi:
se mai ne avessi bisogno, potresti leccar culi
e scarponi con questa tua linguaccia.
E se in un colpo, Vezio, vorrai ammazzarci tutti,
apri la bocca: otterrai in un colpo ciò che tu vuoi.
Publio Valerio Catullo
Non ci sono certezze storiche sull'identità precisa di questo personaggio. Alcuni studiosi ipotizzano potesse trattarsi di un delatore o di un avversario politico, ma nel contesto del Liber rimane la figura emblematica del "leccaculo" o del maldicente che Catullo, seguendo la poetica dei neoteroi, amava colpire con il suo spirito caustico.
Se mai la tenerezza di un conforto può giungere
alle tombe silenziose, Calvo, dal nostro dolore,
dal rimpianto che rivive l'amore passato
e lamenta l'affetto perdutosi nel tempo,
certo Quintilia tanto s'incanta al tuo amore,
che piú non si dispera della sua vita breve.
Publio Valerio Catullo
Catullo e Licinio Calvo,
entrambi poeti neoteroi (poetae novi), erano amici
fraterni e colleghi, condividendo un profondo legame basato sull'arte,
l'amore per la poesia dotta e la giovinezza vissuta tra "nugae" (poesie
leggere) e letteratura.Dopo nove inverni e nove estati di lavoro
finalmente la Zmyrna del mio Cinna è pubblicata,
mentre Ortensio mezzo milione di versi scrive
all'anno...
La Zmyrna arriverà sino alle acque profonde
del Sàtraco e ancora in secoli lontani sarà letta.
Gli Annali di Volusio invece moriranno a Padova
o forniranno cartaccia per avvolgere gli sgombri.
Mi rimanga dunque in cuore il suo piccolo gioiello
e i profani si godano pure l'enfasi di Antímaco.
Publio Valerio Catullo
La Zmyrna (o Smirna) è un famoso epillio perduto scritto da Gaio Elvio Cinna (I sec. a.C.), poeta neoterico e amico di Catullo, che celebra la perfezione formale e la laboriosità, essendo stato composto in nove anni. L'opera, elogiata nel Carme 95 di Catullo, narra il mito dell'amore incestuoso di Mirra per il padre (dalla rete).
Non me ne importa niente di piacerti, Cesare,
né di sapere se sei bianco o nero.
Publio Valerio Catullo
Lesbia sparla sempre di me, senza respiro
di me: morissi se Lesbia non mi ama.
Lo so, son come lei: la copro ogni giorno
d'insulti, ma morissi se io non l'amo.
Publio Valerio Catullo
"Amore odio" (Love-hate)
descrive una relazione emotiva complessa e ambivalente, caratterizzata
dalla presenza simultanea di sentimenti intensi e opposti.
È un concetto molto utilizzato nella narrativa, nel cinema e nella psicologia per esplorare la complessità delle emozioni umane.
Il tema dell’odio e dell’amore è forse uno dei più dibattuti all’interno delle relazioni amorose, non sfuggendo agli studiosi la complessità del gioco di alternanza e compresenza dei due sentimenti.
L’odio non solo si alterna all’amore, ma ne è parte integrante. Indipendentemente dalla volontà o dalla virtù umana, i due sentimenti sono destinati a intrecciarsi non
lasciando altra scelta che un’amara, e a volte straziante, accettazione
della loro inevitabile coessenzialità da parte di poeti e scrittori
che, gettando uno sguardo all’interno dell’animo umano, sono riusciti ad
anticipare molte delle scoperte della scienza e della psicologia.
(dalla rete)
Nel mio infelice, nel disperato amore mio
certo non speravo, Gellio, che tu mi fossi amico
perché ti leggessi nel cuore o ti ritenessi fedele
e incapace di tramare le infamie piú turpi,
ma perché, pensavo, non ti è né madre né sorella
questa donna che d'amore forsennato mi divora.
E malgrado lunga consuetudine mi legasse a te,
non credevo che ciò fosse per te sufficiente.
Ma lo è stato: tanto è il piacere che tu provi
in ogni colpa dove vi sia un margine d'orrore.
Publio Valerio Catullo
Un mago nasca dall'unione nefanda di Gellio
con la madre e apprenda l'arte persiana dei presagi.
Se l'infame religione dei Persiani è vera,
solo da madre e figlio potrà nascere un mago
che con i suoi scongiuri ottenga il favore degli dei
sciogliendo tra le fiamme il grasso delle viscere.
Publio Valerio Catullo
Fra i
destinatari dei suoi carmi Catullo menziona varie volte Gellio, una
figura che appare per molti aspetti particolarmente importante fra le
amicizie del poeta. Dei
componenti catulliani legati alla figura di Gellio si è voluta
presentare una rilettura complessiva che, analizzando i testi alla luce
della loro collocazione in un ciclo unitario, fosse anche accompagnata e
sostenuta da un commento puntuale dei principali problemi esegetici e
filologici di ciascun testo esaminato (dalla rete).
Gellio è ridotto uno scheletro. Certo, con una madre
cosí attraente e sfrenata, quell'incantevole sorella,
con uno zio tanto accomodante e tutta quella schiera
di ragazze sue parenti, che sia stremato è naturale.
Anche se non toccasse niente oltre ciò che è proibito,
vi son fin troppe ragioni perché sia cosí stremato.
Gaio Valerio Catullo
"Gellio Catullo" non identifica una singola persona, ma si riferisce
alla figura di Gellio, che è attaccato da Catullo in diverse poesie
(Carmi 74, 80, 88, 89, 90, 91, 116) per i suoi presunti rapporti
incestuosi.
Gellio (forse) potrebbe essere il figlio del console e generale
romano Lucio Gellio Poblicola.
(dalla rete)

Nessuna donna potrà dire 'sono stata amata'
piú di quanto io ti ho amato, Lesbia mia.
Nessun legame avrà mai quella fedeltà
che nel mio amore io ti ho portato.
Publio Valerio Catullo