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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 6 novembre 2026

L'orgoglio punito

La poesia narra di un illustre teologo medievale (forse Simone di Tournai) che, accecato da un orgoglio smisurato, arriva a pronunciare parole blasfeme contro Cristo, definendolo vulnerabile e paragonandolo a un "ridicolo feto". 
Il componimento affronta il tema classico e teologico della hybris (l'orgoglio smodato).

L'orgoglio punito

Nella felice età in cui la Teologia
era fiorente, forte per linfa ed energia,
si racconta che un giorno un illustre dottore
dopo aver incrinato i più scettici cuori
e smosso dal profondo i più tetri pensieri,
dopo essersi sospinto nei celesti sentieri
aprendovi passaggi intricati ed oscuri,
transitabili solo dagli Spiriti puri,
come chi per l’azzardo è afferrato dal panico,
gridò, caduto in preda di un orgoglio satanico:
“Piccolo mio Gesù, t’ho levato assai in alto!
Se al punto tuo più debole avessi mosso assalto,
la tua vergogna pari sarebbe alla tua gloria
e saresti soltanto un feto derisorio”.

Ecco che in lui di colpo disparve la ragione,
di lutto si velò quell’abbagliante sole,
e dilagò un grande caos in quella mente
ch’era un tempio sfarzoso, ordinato, opulento,
nei cui spazi regnava il lusso e lo splendore.
Il silenzio e la notte invasero il suo cuore,
come in una cantina ch’è fatta inaccessibile.
A una bestia randagia allora parve simile,
privo di percezioni, per i campi disperso,
brutto, inutile, sporco, oggetto vecchio e perso,
non sapeva distinguere l’estate dall’inverno,
per i ragazzi segno di risate e di scherno.

Charles Baudelaire 

La punizione per questa hybris è fulminea e distruttiva: la ragione dell'uomo si dissolve nel caos, la sua mente un tempo illuminata piomba in un silenzio eterno (come una cripta abbandonata) e il protagonista regredisce a una condizione animalesca, trasformandosi nello zimbello dei ragazzi di strada. Attraverso questa parabola, Baudelaire riflette sui limiti fatali della superbia intellettuale e sulla fragilità della mente umana dinanzi all'assoluto.

In fondo è proprio vero,
noi siamo il nostro orgoglio;
prevale il giudizio all'analisi,
siamo guardoni del mondo...
 
L'orgoglio (che significa "notevole", "eccellente",deriva dal franco urgoli) è un'emozione complessa e ambivalente, caratterizzata da una forte doppia natura (enantiosemia) che oscilla tra un valore positivo di dignità e uno negativo di superbia. (dalla rete)

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