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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 24 luglio 2026

Un amore di Antoine de Saint-Exupéry

Nel maggio 1943 Antoine de Saint-Exupéry, autore de Il Piccolo Principe si recò ad Algeri per ricongiungersi al suo reparto francese.
Ad Algeri, su un treno, conobbe una ragazza di 23 anni, un’ufficiale e autista della Croce Rossa. 
Sebbene fosse sposata, lo scrittore se ne innamorò, la frequentò e le scrisse per circa un anno. 
La corrispondenza intima nata da questo fugace e tormentato incontro ad Algeri è di fondamentale importanza storica e letteraria.

“Scopro con malinconia che il mio egoismo non è poi così grande, visto che ho dato ad altri il potere di farmi soffrire.
Signorinella, dare questo potere è dolce.
Vederlo usare è malinconico.
Le favole sono fatte così.
Una mattina ti svegli e dici: «Era solo una favola». 
Sorridi di te.
Ma nel profondo non sorridi affatto.
Sai bene che le favole sono l’unica verità della vita”.

Antoine de Saint-Exupéry  

Scrivere è darsi a qualcuno,
lettere intrise di noi ora mancano:
non è facile esporsi, mai
siamo animali di affetti...
 
Questa giovane donna, la cui identità è rimasta protetta dal mistero, divenne l'ultimo grande amore romantico dell'autore e fu da lui affettuosamente soprannominata "petite fille" (bambina / ragazzina) o "l'inconnue" (la sconosciuta). 
Saint-Exupéry scrisse all'amata nove lettere intime. Molte di esse erano arricchite da splendidi schizzi ad acquerello e disegni.  
Queste preziose carte sono rimaste segrete per oltre sessant'anni. Sono riemerse pubblicamente soltanto nel novembre 2007 durante un'asta parigina.
(dalla rete)

sabato 11 luglio 2026

Cortese Avvocato, ieri sera ho ritrovato ...

 

Torino, (13) aprile 1907

Cortese Avvocato, ieri sera ho ritrovato fra le pagine del suo libro un poco di quella fraternità spirituale che la sua offerta mi rivela.
Il rimpianto di ciò che fu, e l’ansia di ciò che non è ancora, e il sottile tormento del dubbio, e l’ebrezza folle del sogno, tutte le cose belle e perfide di cui noi poeti si vive e ci s’avvelena.
Non ho ancora assaporato le squisitezze dell’arte,
solo ho sfiorato l’essenza, l’anima della sua poesia:
un’anima un poco amara, un poco inferma.
Spero che la sua fraternità non sarà più tanto silenziosa, ch’essa vorrà esprimersi in modo più diretto.
Cordialmente

Amalia Guglielminetti

Giocose lettere, interlocotorie
tracce di visioni comuni, tante
asserragliate ai cuori, gonfi
di cose non sempre dette...

 Il rapporto tra Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti rappresenta una delle storie d'amore e dei sodalizi letterari più intensi, complessi e malinconici del Novecento italiano. La loro relazione si è consumata principalmente attraverso un celebre carteggio epistolare specchio delle loro profonde inquietudini e della distanza insuperabile tra le loro personalità (dalla rete).

sabato 27 giugno 2026

Lettera al nulla (nel Limbo)

Lettera al nulla

 È scrivere a qualcuno
o lanciarsi in silenzio,
nuotando nell’oscurità,
accendendo una fiamma
sebbene affoghino i dubbi.
Una lettera a chi non esiste?
Ci sono porta lettere alate
che si scagliano da soli
e una posta senza indizi
ne tragitto sicuro.

 Eludere il cammino
che tutti conosciamo.
Seguire avanti
la strada di quelli che cercano
ciò che mai avrebbero pensato
e si sentono felici
perchè c’è qualcosa di diverso,
perchè svanisce
all’improvviso quello che avanza
e non esiste il nulla
se vogliamo colmarlo.
 
 Ernestina de Champourcín
 
  Nulla appare insensato
ad occhi che guardano;
si dà ragione a tutto, sempre
eppure in noi esiste un limbo... 
 
Il termine limbo deriva dal latino limbus (che significa "orlo", "bordo" o "confine") e assume significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzato.
Nel linguaggio quotidiano, l'espressione "essere in un limbo" descrive una situazione di totale incertezza, sospensione o stallo temporaneo. 
Si usa quando ci si trova bloccati in attesa di una decisione, di un giudizio o di un cambiamento, senza poter agire in alcun modo. Dire che ci si trova "nel limbo" o che si è "lasciati in un limbo" significa vivere una fase di transizione o di stallo.
Nella dottrina cattolica, è il luogo o la condizione ultraterrena in cui si trovano le anime che non meritano l'inferno, ma che sono escluse dal paradiso perché prive del battesimo (come i bambini morti senza averlo ricevuto).
Nel capolavoro di Dante Alighieri (La Divina Commedia), il Limbo costituisce il primo cerchio dell'Inferno. Ospita le anime dei bambini non battezzati e degli adulti virtuosi nati prima del cristianesimo (come Virgilio, Omero e Aristotele). Queste anime non subiscono punizioni fisiche, ma vivono in una perenne malinconia, soffrendo per l'assloluta ed eterna impossibilità di riuscire vedere Dio.
(dalla rete)

venerdì 12 giugno 2026

Lettera di Johnny Cash a June Carter Cash (1994)

Buon compleanno principessa,

ormai siamo vecchi e ci siamo abituati l’uno all’altra.
La pensiamo nello stesso modo.
Leggiamo la mente dell’altro.
Sappiamo quello che l’altro vuole anche senza dirlo.
A volte ci irritiamo anche un po’.
Forse a volte ci diamo anche per scontati.
Ma ogni tanto, come oggi, medito su questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la vita con la più grande donna che abbia mai incontrato.
Continui ad affascinarmi e ad ispirarmi.
La tua influenza mi rende migliore.
Sei l’oggetto del mio desiderio,
la prima ragione della mia esistenza.

Ti amo tantissimo.Buon compleanno principessa,

John

Johnny Cash e June Carter Cash sono stati una delle coppie più iconiche della storia della musica country. Legati da un sodalizio artistico e sentimentale durato oltre tre decenni, hanno unito le loro vite nel 1968 dopo anni di complesse vicende personali, diventando un punto di riferimento per l'autenticità e la devozione reciproca.
(dalla rete)

Una volta scrivevo lettere,
passionali, piene di cose;
ora leggo lettere di altri
passionali, piene di cose...

sabato 30 maggio 2026

La morte non è niente

La morte non è niente. Sono solamente passato
dall'altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
che ti è familiare; parlami nello stesso modo
affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare
tono di voce, non assumere un'aria solenne o
triste. Continua a ridere di quello che ci faceva
ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di
prima: pronuncialo senza la minima traccia
d'ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che
ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una
continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono
lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro
l'angolo.
Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio
cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi
ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Sant' Agostino

Rimane quella sensazione strana,
di  un vago, di un vacuo torpore;
dentro di me, sgomitando insiste
infinita dolcezza, un tuo rimprovero...

domenica 3 maggio 2026

Kahlil Gibran e Mary Haskell

La relazione tra Kahlil Gibran e Mary Haskell è stata una delle collaborazioni intellettuali e affettive più profonde del XX secolo. 
Mary Haskell, preside di una scuola femminile a Boston e mecenate, non fu solo l'amore platonico del poeta, ma la sua principale sostenitrice.
Le loro lettere, note come Mio amato profeta, rivelano un amore che ha superato la distanza fisica.
(dalla rete)
 
Quando sono infelice, cara Mary, leggo le tue lettere. 
Quando la nebbia travolge il mio “io”, tiro fuori dalla piccola scatola due o tre lettere e le rileggo. 
Mi ricordano del mio vero me. 
Mi fanno dimenticare tutto quello che non è alto e bello nella vita. 
Ognuno di noi, cara Mary, deve avere un luogo in cui poter riposare da qualche parte.
Il luogo di riposo della mia anima è un bellissimo boschetto in cui vive il mio pensiero di te.

 Nelle solitarie elucubrazioni
rimane un filo di pensieri,
di volti, chiari, sempre vividi
e le voci che ancora io sento... 
 
La relazione tra Kahlil Gibran e Mary Haskell (1908-1931) fu un profondo legame intellettuale, amoroso e spirituale. Haskell, preside e mecenate americana, fu la musa e sostenitrice economica del poeta, documentando la genesi di opere come Il Profeta nel suo diario. 
Oggi, queste lettere sono considerate una testimonianza preziosa non solo della vita privata dello stesso Kahlil Gibran, ma del processo creativo che ha dato vita a uno dei testi più letti al mondo.

mercoledì 25 febbraio 2026

Desiderio

Ho un desiderio di te stasera

Ho un desiderio desolato di te stasera. Ahimè stasera e sempre.
Ma stasera il desiderio è di qualità nuova.
È come un tremito infinitamente lungo e tenue.
Sono come un mare in cui tremino tutte le gocciole,
tremano tutte le ali dell’anima,
tremano tutte le fibre dei nervi,
tremano tutti i fiori della primavera
e anche le nuvole del cielo
e anche le stelle della notte
e anche la piccola luna trema.
Trema sui tuoi capelli che sono una schiuma bionda.
Ho la bocca piena delle tue spalle,
che sono ora come un fuoco di neve tiepida disciolta in me.
Godo e soffro.
Ti ho dentro di me e vorrei tuttavia sentirti sopra di me.
Non mi hai lasciato tanta musica partendo.
Stanotte tienimi sul tuo cuore,
avvolgimi nel tuo sogno,
incantami col tuo fiato,
sii sola con me solo.
Oh melodia melodia…
Tremano tutte le gocciole del mare.

Gabriele D'annunzio  

Desiderio (Ho desiderio di te stasera), fu scritta da Gabriele d’Annunzio nell’equinozio di primavera del 1907.
La datazione assume una carica simbolica importante, in quanto nel testo è presente un riferimento al rinnovamento portato dalla nuova stagione e al ricongiungimento tra cielo e terra che diventa metafora dell’unione passionale tra gli amanti.

Nell'immenso desideratamente,
stanco intravedo possibili furie,
mi appunto parole incerte, vane
poi rivedo grondanti le perle...
 
Era dedicata a una donna sposata, la contessa Giuseppina Giorgi Mancini, con cui il poeta intrattenne una relazione clandestina durata circa un anno, dal 1907 sino al settembre 1908 quando Giuseppina fu ricoverata in una clinica per disturbi mentali. Le lettere appassionate tra i due amanti tuttavia non si interruppero, ma continuarono sino al 1938, data di morte del poeta, come testimonia il carteggio edito da Silvana Editoriale nel 2017. 
In nome di quell’amore straziante D’Annunzio crisse anche un diario molto intimo, Solus ad solam, pubblicato postumo da Sansoni editore. Il Vate non si dava pace per lei, Giuseppina, il suo ultimo grande amore (dalla rete).

domenica 8 febbraio 2026

Lettera mai spedita

…La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra.
Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore...

Frida Kahlo

Mai, e poi, mai, scritto poi letto
ricordo la lingua, i fiocchi di neve
quei superflui inviti spesso recisi
da forbici che tagliano tutto...

martedì 13 gennaio 2026

Stendhal e Clémentine

Quando ti vedo per tre giorni di seguito, angelo mio, mi sembra di amarti ancora di più, se possibile.
Perché siamo più intimi e dopo tre giorni di intimità ciascuno ha abbandonato i sospetti e non desidera che amare ed essere felice.
Come sono stato felice mercoledì!
Segno questo giorno, perché Dio sa quando oserò inviarti questa lettera.
La scrivo per sfogarmi.
Oggi ti amo talmente, ti sono così legato, che ho bisogno di scriverlo.
Se trascorressimo otto giorni insieme e i nostri cuori battessero sempre con lo stesso ardore, credo che finiremmo per non separarci più. 

Stendhal
(pseudonimo di Marie-Henri Beyle)
 

Stendhal (Marie-Henri Beyle) era noto per le sue passioni amorose e per i suoi saggi sull'amore, come "Dell'Amore", in cui teorizzò la "cristallizzazione" dell'innamoramento.
Clémentine Curial, è la donna sposata con la quale lo scrittore francese Stendhal (pseudonimo di Marie-Henri Beyle) ebbe una relazione clandestina e tempestosa.
La loro relazione fu caratterizzata da un intenso scambio di lettere d'amore.
Stendhalla definiva "angelo mio" in alcune missive, esprimendo per la donna un amore profondo si ma possessivo e molto geloso.
Il loro rapporto durò circa un paio d'anni, tra alti e bassi e gelosie varie.
 
La relazione tra lo scrittore e la contessa Clémentine Curial, ispirò a Stendhal profondi sentimenti.

Quanta premura nell'ansia,
non vedersi, non toccarsi, soli
nel loop assurdo che fa la testa
poi, tutto torna e si respira..
 
Clémentine Curial (Contessa Beugnot) era una donna passionale sposata con il generale Curial, madre di tre figli, e fu l'oggetto di un intenso amore per Stendhal.
Stendhal e Clémentine Curial sono legati da una passionale e clandestina relazione d'amore vissuta a Milano, rivelata da una sua famosa lettera d'amore in cui esalta la felicità e l'intimità con la contessa, moglie del generale Philibert Jean-Baptiste Curial, che lo rese felice dopo la morte della sua amata Metilde.
Stendhal le scrisse lettere infuocate, descrivendo la gioia di stare con lei e il desiderio di non separarsi più, come si evince da una lettera pubblicata. 
Purtroppo, la maggior parte della loro corrispondenza fu distrutta dai parenti dello scrittore, e ne sono rimaste pochissime.
(dalla rete)

domenica 4 gennaio 2026

Lettera d'amore

Certo, il mio amore per te è nato come una protesta di individualista protesta contro tutto un clima mosso da un bisogno profondissimo, ma con un significato generale, una lezione per tutti, di non-rinuncia, di coraggio alla felicità. Come questa lezione si tradurrà nell’opera creativa è ancora da vedersi. Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. Tu sei un’eroina di Ibsen, io mi credevo un uomo di Cechov. Ma non è vero, non è vero. Gli eroi di Cechov hanno la pateticità e la nobiltà degli sconfitti. Io no: o vinco o mi annullo nel vuoto incolore. E vinco, vinco, sotto le tue frustate. No, cara, non hai nulla dell’eroina dannunziana, sei una grande donna pratica e coraggiosa, che si muove da regina e da amazzone e trasforma la vita più accidentata e difficile in una meravigliosa cavalcata d’amore. Ho la tua lettera dal treno.

Cara, amore ho sempre un’apprensione quando apro una tua lettera e uno slancio enorme di gratitudine e amore leggendo le tue parole d’amore. Il ritratto del giovane P.P. [Pier Paolo Pasolini, ndr] è molto bello, uno dei migliori della tua vena ritrattistica, di questa tua intelligenza delle personalità umane fatta di discrezione e capacità di intendere i tipi più diversi,questa tua gran dote largamente provata nei coetanei. È la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta, abbacinato un insieme d’ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo, e di gratitudine amorosa. Ho più che mai bisogno di stare fra le tue braccia. E questo tuo ghiribizzo di civettare che ora ti ripiglia non mi piace niente, lo giudico un’intrusione di un moti psicologico completamente estraneo all’atmosfera che deve reagire tra noi. Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Ora basta, perché ho cominciato così questa lettera, io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro. È forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro.

Sto scrivendo una cosa su Thomas Mann per il Contemporaneo sotto forma di lettera su cosa significa per me il suo atteggiamento d’uomo classico e razionale al cospetto dell’estrema crisi romantica e irrazionale del nostro tempo. Sono temi che ritornano puntualmente nella cultura e nell’arte contemporanea come nella mia vita: il mio rapporto con Pavese, o la coscienza della poesia, il mio rapporto con te, o la coscienza dell’amore. Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, prenderti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore.

Italo Calvino

Più nessuno legge lettere d'amore
perchè nessuno più le scrive;
ecco io vorrei ma non posso,
ma scrivere mi dà ancora emozione...

mercoledì 10 settembre 2025

John Keats a Fanny Brawne (1819)

Nel 1819, la corrispondenza tra John Keats e Fanny Brawne fu intensa e appassionata, caratterizzata da lettere che esprimono il suo amore totalizzante e la sua ossessione per lei.
Le lettere di Keats, conservate da Fanny Brawne, sono una testimonianza di un amore profondo e appassionato, ma segnato anche dalla sofferenza e dalla consapevolezza della precarietà della vita.

Mia cara ragazza,
 
 In questo momento mi sono messo a copiare dei bei versi. 
Non riesco a proseguire con una certa soddisfazione. 
Ti devo dunque scrivere una riga o due per vedere se questo mi assiste nell’allontanarti dalla mia mente anche per un breve momento. 
Sulla mia anima non riesco a pensare a nient’altro. 
È passato il tempo in cui avevo il potere di ammonirti contro la poco promettente mattina della mia vita. 
Il mio amore mi ha reso egoista. 
Non posso esistere senza di te. 
Mi scordo di tutto salvo che di vederti ancora la mia vita sembra fermarsi lì non vedo oltre. 
Mi hai assorbito. 
In questo preciso momento ho la sensazione di essermi dissolto – sarei profondamente infelice senza la speranza di vederti presto. 
Sarei spaventato di dovermi allontanare da te. 
Mia dolce Fanny, cambierà mai il tuo cuore? 
Amore mio, cambierà? 
Non ho limiti ora al mio amore… 
Il tuo biglietto è arrivato proprio qui. 
Non posso essere felice lontano da te. 
È più ricco di una nave di perle. 
Non mi trattare male neanche per scherzo. 
Mi sono meravigliato che gli uomini possano morire martiri per la loro Religione – Ho avuto un brivido. 
Ora non rabbrividisco più. 
Potrei essere un martire per la mia religione – la mia religione è l’amore – potrei morire per questo. 
Potrei morire per te. 
Il mio credo è l’amore e tu sei il mio unico dogma. 
Mi hai incantato con un potere al quale non posso resistere; eppure potevo resistere fino a quando ti vidi; e perfino dopo averti visto ho tentato spesso “di ragionare contro le ragioni del mio amore”. 
Non posso farlo più – il dolore sarebbe troppo grande. 
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

Tuo per sempre,

John Keats 

Le lettere mostrano l'estasi, la devozione e il desiderio di Keats per Brawne, ma riflettono anche la sua sofferenza per la lontananza e la sua crescente malattia, la tubercolosi, che alla fine lo porterà alla morte e segnerà la fine della loro storia d'amore. 
La malattia di Keats si aggravò nel 1820, costringendolo a trasferirsi in Italia. 
Morì a Roma nel 1820, pochi mesi dopo il suo arrivo.
(dalla rete)

Potrei... potrei... sempre potrei...
le sciocchezze dell'amore su carta
sono impresse a marchio sul cuore
macerare in situazioni perdute e sole...

lunedì 25 agosto 2025

Sibilla e Dino

I nostri corpi su le zolle dure, le spighe che frusciano sopra la fronte, mentre le stelle incupiscono il cielo. Non ho saputo che abbracciarti.
Tu che m’avevi portata così lontano.
Oh tu non hai bisogno di me!
È vero che vuoi ch’io ritorni? Come una bambina di dieci anni.
È vero che mi aspetti?
Rivedere la luce d’oro che ti ride sul volto.
Tacere insieme, tanto, stesi al sole d’autunno.
Ho paura di morire prima!
Dino, Dino, ti amo!
Ho visto i miei occhi stamane, c’è tutto il cupo bagliore del miracolo.
Non so, ho paura.
È vero che mi hai detto ‘amore’?
Non hai bisogno di me.
Eppure la gioia è così forte.
Son tua.
Sono felice, tremo per te ma di me son sicura.
E poi non è vero, son sicura anche di te, vivremo, siamo belli.
Dimmi.
Io non posso più dormire,ma tu hai la mia sciarpa azzurra, ti aiuta a portare i tuoi sogni?
Scrivimi!

Sibilla Aleramo

Quando l'amore ama tanto
in sospirate frasi e parole,
rimane un senso di impotente
attesa, mentre cala il sole... 
 
La passione tra Sibilla Aleramo e Dino Campana è una delle storie d'amore più note della letteratura italiana, immortalata per sempre in un carteggio:
“Un viaggio chiamato amore 
(Lettere 1916-1918)”
Non certo un amore felice tra i due scrittori.
Quello tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana fu un incontro straordinario avvenuto nella torrida estate italiana del 1916, una passione esplosa in mezzo al tumulto della Prima guerra mondiale.
Fu un amore tempestoso, brevissimo e pieno di violenza: si picchiavano, si avvinghiavano, si lasciavano e si scrivevano lettere di fuoco e poi si insultavano, se ne andavano e ancora si supplicavano di tornare. 
Quello tra Sibilla Aleramo e Dino Campana fu quel che forse oggi chiameremmo amore tossico.
(dalla rete)