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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 20 luglio 2024

Notte e silenzio

'Il  silenzio della notte'
Franco Lastraioli
 

Penso a te nel silenzio della notte

Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla,
e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso,
allora, solitario di me, passeggero fermo
di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te.
tutto il passato, in cui fosti un momento eterno,
è come questo silenzio di tutto.
tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi,
è come questi rumori,
tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere,
è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno.
ho visto morire, o sentito che morirono,
quanti amai o conobbi,
ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono
con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola;
o un passeggio emotivo e muto,
e il mondo oggi per me è un cimitero di notte,
bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna
ed è in questa quiete assurda di me e di tutto
che penso a te. 

Fernando Pessoa

 
Pensieri infilati come perle
nell'intreccio che un'anima
accorcia nei momenti distratti
di intime preci e sospiri...

martedì 16 luglio 2024

Di confini

Esistono confini spaziali (la porta di una casa, le mura di una città, le frontiere di uno stato) e temporali (la fine di un’epoca, la fine del giorno, il termine della vita), confini metaforici (quelli dell’anima, per esempio) e altri legati alla sfera politica e religiosa.

Confine

Confine diceva il cartello
cercai la dogana, non c’era
non vidi dietro il cancello
ombra di terra straniera.

Giorgio Caproni

Il confine è un concetto che nel mondo antico greco e latino ha avuto un enorme rilievo. Il limite è ciò che separa l'ordine dal caos, il conosciuto dallo sconosciuto, il giusto dallo sbagliato. 
Tuttavia il confine può sempre essere superato: a patto, però, si abbia con sé una buona guida. (dalla rete)

Confini indistinti trapelano
giochi di assurdità indicibili;
ci facciamo del male in inutili
tentativi di sogni tematici...

giovedì 29 febbraio 2024

Barche amorrate

Barche amorrate 
 
Barche amorrate è un breve componimento poetico e assai lirico di Dino Campana (poeta di Marradi, un borgo della romagna) e fa parte della sezione "Varie e frammenti" dei Canti Orfici, nella pubblicazione del 1914.  
Il poeta toscano evoca, nel testo, in versi che si inseguono con musicalità data dalla reiterazione delle parole adoperate, il movimento delle vele che schioccano e frustano al vento, talvolta producendo un lamento volubile quale un'onda che si infranga nella risacca, fino a giungere ad un ultimo schianto crudele.
Il termine amorrate che compare nel titolo originale del componimento fu mutato e sostituito, soltanto nella seconda edizione pubblicata (effettuata da Vallecchi del 1928), in amarrate cioè ormeggiate.
(dalla rete)

Barche amorrate

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l'onda che ammorza
Ne l'onda volubile smorza .....

Ne l'ultimo schianto crudele .....

Le vele le vele le vele

Dino Campana

Vele strappate, consunte, vecchie,
ancora per mare con scafi provati;
gli anni marcano stretto le cose,
tempo ingrigisce luce e occhi...
  
La dicitura iniziale fu poi ripresa nelle stampe successive a cura di Enrico Falqui; lo stesso Falqui segnala in proposito l'esistenza di amurra, che in genovese significa arenare.