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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 28 luglio 2026

Osso del dolore

La poesia Dolore di Giovanni Raboni è un componimento intenso che mette a confronto due diverse concezioni della sofferenza, esplorando il legame profondo e asimmetrico tra l'autore e la persona amata.
(dalla rete)

Dolore

Tu e le tue fissazioni! mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe,
quelle sí cancrenose, immedicabili…
Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l’erede
d’una sacra penuria,
te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo.
C’è piú tristezza nel tuo lutto
per un gioco perduto, per una bambola squartata
che nel mio per il novero dei morti
che colleziono da una vita.
È piú giusta, ha piú stoffa la tua pena.
E intanto non riesco a consolarti,
mio affamato, tremante, altero amore!
Non rispondi, mi guardi
come, ma sí, come un nemico di classe
se cerco di distrarti,
se ti ricatto con la tenerezza…
Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo
l’osso del tuo dolore.

Giovanni Raboni

L'immagine finale chiarisce il rispetto assoluto del poeta: non c'è intenzione di sottrarre o sminuire l'integrità aspra e irriducibile del dolore altrui ("non voglio rubartelo / l'osso del tuo dolore")

Dolorosamente conscio avanzo
negli anni, nei giorni, nel tempo;
questo peregrinare continuo è vento
che mi spinge al veloce declivio...

domenica 21 giugno 2026

Carme 101

Il fratello di Catullo (da alcune fonti storiche identificato con il nome di Quinto) è una figura centrale nella vita e nella produzione del poeta latino. Egli morì prematuramente lontano da casa e fu sepolto nella Troade, una regione dell'Asia Minore (nell'odierna Turchia) (dalla rete).

101

Di mare in mare, da un popolo all'altro
vengo a queste tue misere esequie, fratello,
per donarti l'ultima offerta che si deve ai morti
e invano parlare alle tue ceneri mute:
ora che la sorte a me ti ha strappato,
cosí crudelmente strappato, fratello infelice.
Pure, amaro dono per un rito estremo,
nell'uso antico dei padri accogli l'offerta
che ora ti affido: cosí intrisa del mio pianto.
E in eterno riposa, fratello mio, addio.

Valerio Catullo 

Nel 57 a.C., Catullo si recò in Bitinia al seguito del pretore Gaio Memmio. Durante questo viaggio, il poeta colse l'occasione per visitare la tomba del fratello. Da questa dolorosa esperienza nacque il celeberrimo Carme 101 (noto anche come "Multas per gentes et multa per aequora vectus"), una delle elegie funebri più intense dell'intera letteratura classica .

Amore fraterno, così strano,
diverso dal resto, intenso
come può essere l'odio
cospetti di umori ancestrali...

giovedì 11 giugno 2026

Rifugi

Rifugio d'uccelli notturni

In alto c'è un pino distorto;
sta intento ed ascolta l'abisso
col fusto piegato a balestra.

Rifugio d’uccelli notturni,
nell’ora più alta risuona
d’un battere d’ali veloce.

Ha pure un suo nido il mio cuore
sospeso nel buio, una voce;
sta pure in ascolto, la notte.

Salvatore Quasimodo  

Nella poesia, il pino piegato dal vento e teso ad ascoltare l'abisso fa da rifugio agli uccelli notturni che, nell'ora più alta, si alzano in volo.
Il poeta instaura un parallelismo tra questo albero e il proprio cuore, anch'esso descritto come un nido sospeso nel buio e in costante ascolto nella notte.
La poesia evoca un'atmosfera di solitudine e attesa, in cui il pino distorto funge da riparo per gli uccelli prima del buio.
(dalla rete)

Un rifugio notturno del cuore
nel buio, silenzi perdurano ancora;
nel muoversi piano attenzioni,
non svegliare, lasciare il riposo...

mercoledì 3 giugno 2026

"Zio" Dario

"Zio Dario"

Soffuso rumore di remi,
acqua increspata di vento,
e quel ridere serio sul viso
provato da vita vissuta.
 
Fratello di tante avventure
di fiume, di boschi, di cibo
ti vedo, giulivo guardare
le cime innevate dei monti.
 
Ora so che mi manchi nel grido
strozzato al dolore di un figlio
più tuo che di dio, partito
lasciandoti solo nel vivere.
 
Più non fu vita la tua amico
che mi allontanasti con garbo
da quell'ultimo gioco di carte
che ancora mi pesa alla gola...

Anonimo
del XX° Secolo
poesie ritrovate

lunedì 1 giugno 2026

Dolore passionale

De profundis clamavi

Pietà io chiedo a Te, mio solo amore,
da quest’abisso dove son recluso,
cupo universo dal confine chiuso
che notte empie di bestemmia e d’orrore.

C’è per sei mesi un sole che non raggia,
grava per altri sei una notte cruda,
quest’è landa del polo ancor più nuda:
bestie non v’ha o fiumi o bosco o piaggia.

Non c’è un più crudele orrore al mondo
di questo sole ghiaccio ed infecondo,
di questa notte al vecchio Caos eguale.

Sorte invidio del più vile animale
che in un torpore opaco si ravvolge,
tanto lento il suo fuso il tempo svolge.

 Charles Baudelaire

Disastro annunciato di passioni
ritorce in noi il vivere e la vita;
stanchi di sogni cerchiamo
concrete occasioni, infinite...
 
L'espressione "dolore passionale" non appartiene al linguaggio medico ufficiale, ma viene usata comunemente in due contesti differenti: quello psicologico ed emotivo (la sofferenza legata a relazioni intense, abbandoni o amori tormentati) e quello fisico-intimo, dove indica il dolore provato durante i rapporti sessuali, clinicamente noto come dispareunia (dalla rete)

lunedì 20 aprile 2026

Aforisma

“Le anime più forti
sono quelle temprate dalla sofferenza.
I caratteri più solidi
sono cosparsi di cicatrici.” 

Khalil Gibran

 Non è che non mi piaccia ma
è che vorrei fosse la gioia
a temprare il mio cuore;
a volte quasi ci riesce...
 
L'espressione "temprato dalla sofferenza" si riferisce a un individuo che, attraverso esperienze dolorose o difficili, ha sviluppato una forza d'animo, una resilienza e una maturità superiori. È una metafora che richiama la lavorazione dei metalli: come l'acciaio diventa più resistente dopo essere stato sottoposto a calore estremo e raffreddamento brusco (la "tempra"), così il carattere umano si solidifica affrontando le avversità (dalla rete).

martedì 24 febbraio 2026

Cuori che piangono

Lasciate Piangere il mio cuore

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore.

Marcel Proust

  Questo dissesto che sono urla
impotenza e disappunto, cuori
in eterno subbuglio e ritmi
che sanno di ansie e ritardi...

Un cuore che piange è un'immagine potente che simboleggia tristezza profonda, solitudine o il dolore di una perdita amorosa.

 Laissez pleurer mon cœur

Laissez pleurer mon cœur entre vos mains fermées
Le ciel décoloré se fane lentement
La fleur de vos yeux clairs comme un apaisement
Abaisse sur mon cœur ses corolles charmées.

Que vos genoux me soient la couche pacifique,
Vêtu de vos regards, j’aurai chaud pour la nuit
Et votre souffle écartera veilleur magique
Tout ce qui souille et ce qui raille et ce qui nuit.

Le port, les champs sont noirs; après le jour moqueur
La consolante nuit vient de larmes trempée
Et fondant de douceur la brume dissipée
Les feux de ton désir s’allument dans mon cœur.

Marcel Proust  

La penosa immagine di un cuore piangente richiama sensazioni di tristezza, di pena, di grande malinconia. 
Il tutto associato ad una colpa o ad una promessa che non si è riusciti a mantenere, i cuori che piangono vengono associati a qualcosa che non si è riusciti a realizzare o di cui ci si pente di aver fatto. 

Il pianto è una manifestazione fisiologica che ci permette di riequilibrare l'umore, è per questo che piangere fa bene al nostro organismo.
Secondo William Shakespeare infatti il nostro corpo è come un giardino e la mente è il suo giardiniere.
(dalla rete)

venerdì 16 gennaio 2026

Guerra!

Il campo dell'odio

La terra è riarsa né l’acqua la bagna.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Nei tempi lontani
in quel campo
fu fatta la guerra.
Moriron, si dice, ridendo fratelli bruciati dall’odio.
La terra pestata in quel giorno
è ancora giallita e riarsa,
né l’acqua mai basta alla sete dell’odio
che ha posto radici profonde sotterra.
La gente si ferma
guardando in quel campo riarso.
Nemmen le gramigne vi fanno,
nemmeno le sciammie.
Ogni anno, allorquando ricorre
la notte del giorno funesto,
la gente sta desta,
guardando in quel campo
si vedono alzare leggère e svanire
le fiammelle gialle:
«sorrisi dell’odio dei morti»

Aldo Palazzeschi

Pessima cosa la guerra
eppure l'uomo la usa,
la vita perde valore in guerra
si muore, si uccide la gente...
 
Il termine "guerra" si riferisce a un conflitto armato tra stati, governi, società o gruppi paramilitari, caratterizzato da violenza estrema, aggressione e distruzione; è un conflitto armato tra gruppi organizzati (Stati, fazioni o coalizioni) per il controllo di risorse, territori o per l'imposizione di una visione politica o ideologica. 
La guerra è un evento tragico, un fallimento del dialogo, una ferita profonda per la società (dalla rete).

lunedì 24 novembre 2025

Sempre la bruma

Bruma

Intravedo sagome
nella bruma autunnale
come tristi contorni
ho nel cuore tristezze.
 
Sconfitte, cadute, rese,
come maccie scomposte
delimitano confini mentali
nel grigio che circonda.
 
Ancora uniche, spettrali, sole
continua questa pena dell'anima,
riscrivo le ultime righe, la vita
immenso dispiacere conservo...
 
Anonimo
del XX° Secolo 
poesie ritrovate
 
La bruma autunnale è un termine che si riferisce alla tipica foschia o leggera nebbia che si manifesta nelle mattine d'autunno, spesso in valli o zone umide. È un fenomeno atmosferico caratterizzato da una sospensione di minutissime goccioline d'acqua in prossimità del suolo, che riduce la visibilità (dalla rete).

domenica 2 novembre 2025

...si ricorrono i morti...

Assenza di una persona cara

Non c’è nulla che sostituisce l’assenza
di una persona cara.
Più bello e pieno è il ricordo,
più difficile è la separazione,
ma la gratitudine regala
nel dolore, una gioia tranquilla.
Si indossa la bellezza del passato
come un dono prezioso in sé.

Dietrich Bonhoeffer

Eppure manca il contatto
fatto di baci e carezze,
di abbracci, mani tra i capelli;
manca nel cuore e alla pelle... 
 
Le poesie sui nostri morti si concentrano su temi come la continuità del legame affettivo nonostante la morte, il ricordo e la memoria, e la natura effimera della vita. Molti poeti esplorano il rapporto tra vita e morte, spesso attraverso la malinconia e l'amore, per affrontare il lutto e celebrare i defunti. Alcune poesie invitano a non piangere, ma a sorridere e a trovare consolazione nella fede o nell'idea che l'amore superi la separazione fisica (dalla rete).

mercoledì 15 ottobre 2025

Canneto... e bruma

Il canneto rispunta i suoi cimelli
nella serenità che non si ragna:
l'orto assetato sporge irti ramelli
oltre i chiusi ripari, all'afa stagna.

Sale un'ora d'attesa in cielo, vacua,
dal mare che s'ingrigia.
Un albero di nuvole sull'acqua
cresce, poi crolla come di cinigia.

Assente, come manchi in questa plaga
che ti presente e senza te consuma:
sei lontana e però tutto divaga
dal suo solco, dirupa, spare in bruma.

Eugenio Montale

Ermeticamente teso al grande
disegno di Dio, ammesso che...
ecco! compare a tratti la bruma
è Ottobre, nel freddo che arriva...
 
"Il canneto nella bruma" evoca un'immagine suggestiva e malinconica, un tema ricorrente nella letteratura e nell'arte. 
La nebbia, o bruma, avvolge un canneto, creando un'atmosfera sospesa e misteriosa. Questo quadro naturale può essere esplorato attraverso diversi aspetti.
Il "canneto" è un tipo di vegetazione che si trova spesso in zone umide come torbiere, paludi e delta dei fiumi, mentre la "bruma" è una nebbia o nebbia fitta
. L'associazione di questi termini può evocare immagini di luoghi naturali e misteriosi.
La poesia "Il canneto rispunta i suoi cimelli" di Eugenio Montale, ad esempio, usa l'ambiente del canneto come scenario per esprimere un senso di dolore e perdita, dove il ricordo della persona amata si confonde nella nebbia e nell'assenza.
(dalla rete)

lunedì 13 ottobre 2025

S'udivano... passare

S'udivano stagioni aeree passare

 
Ambiguo riso tagliava la tua bocca
a darmi pieno soffrire,
un'eco di mature angosce
rinverdiva a toccar segni
alla carne oscuri di gioia.

S'udivano stagioni aeree passare,
nudità di mattini,
labili raggi urtarsi.

Altro sole, da cui venne
questo peso di parlarmi tacito.

Salvatore Quasimodo

Grava il silenzio denso di cose
inespresse, ritenute in noi;
le file delle intese spezzano
monotoni cortei di persone tristi... 
 
La frase "S'udivano stagioni aeree passare" è un verso della poesia "Acque e terre" di Salvatore Quasimodo
Il verso è un'espressione simbolica che fa parte della raccolta "Ed è subito sera", e il suo significato è legato all'immaginazione e al dolore metafisico del poeta. 
In generale, la poesia di Quasimodo, specialmente quella di questo periodo, si concentra sul dialogo interiore e sull'immaginazione piuttosto che sulla realtà concreta.
(dalla rete)

venerdì 3 ottobre 2025

Dolore di cose che ...

Dolore di cose che ignoro

Fitta di bianche e di nere radici
di lievito odora e lombrichi,
tagliata dall’acque la terra.

Dolore di cose che ignoro
mi nasce: non basta una morte
se ecco più volte mi pesa
con l’erba, sul cuore, una zolla

Salvatore Quasimodo 
 
Ora che sento vicino il termine
come quella volta ripenso e 
credo di non essere in pena
ma vivo lo stesso il dolore...
 
"Dolore di cose che ignoro" è una poesia di Salvatore Quasimodo, contenuta nella raccolta Acque e terre (1930), che esplora un profondo senso di mistero e sofferenza legato alla natura e all'esistenza umana. 
Le immagini di radici, terra e zolle che pesano sul cuore simboleggiano l'unione di vita e morte, il ciclo perpetuo della natura, e l'impossibilità di afferrare appieno i segreti profondi che governano il mondo.
(dalla rete)