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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 27 dicembre 2024

Tram

Alba

Amore mio, nei vapori di un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?…Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitio tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte,
qui, col tuo passo, già attendo la morte.

Giorgio Caproni 

Il tram, un veicolo pubblico che viaggia su rotaie (ora con motore elettrico, ma una volta trainato da cavalli) con itinerario e orari prestabiliti, era stato inventato nel 1775 dall'inglese John Otram (il nome "tram" deriva proprio dalla parte finale del suo cognome) e nel 1860 era un servizio diffuso in America ma non ancora in Europa.
Un tram è un veicolo su rotaia che viaggia su binari tranviari su strade urbane pubbliche; alcuni includono segmenti con diritto di passaggio segregato.
L'origine della parola “tram” è legata al binario ed è antica, essendo stata usata infatti fin dal XVIII Secolo per indicare il sistema di trasporto di materiali su rotaia all'interno delle miniere inglesi.
Talvolta viene chiamato anche tranvai o tramvai, italianizzazione del termine inglese tramway.
(dalla rete)

L'inverno mi invita a riflettere
freddo, mani, sciarpe accollate;
nel fiato che sfuma disegno
occhi, profili, visi lontani...

domenica 18 agosto 2024

Nòstos (ritorno)

Con l'enigmatico titolo "Generalizzando", Giorgio Caproni fa riferimento allo smarrimento dell’uomo moderno, alla perdita di identità provocata dalla frenesia del mondo neocapitalistico che poneva l’umanità in secondo piano rispetto al guadagno, al Dio denaro, in una dimensione in cui la collettività aveva ormai inglobato e annullato l’individuo.

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.

Giorgio Caproni 

Un’immagine metaforica: la “spina della nostalgia”; il significato è da ricercare nell’origine della parola: nella lingua greca infatti nòstos vuol dire ritorno, dunque “dolore del ritorno”.

Ogni ritorno sconfina e attiva
melodrammatici gesti del cuore;
dal blu rientro nel grigio che sfuma
in attimo di normale quotidiano... 
 
Rimane dunque questa cosa che è la nostalgia, quasi un qualcosa da stringere tra le mani come si farebbe con un fiore contornato di spine. 
Il nostro vagare, secondo questa proposizione, non è che un tornare all’origine, il tentativo di rintracciare quel dono, come per colmare un vuoto, sanare una ferita.
(dalla rete)

martedì 19 marzo 2024

Papà

Ovunque tu sia, Papà, ora guarda
questo amore che resta, che torna;
linfa vitale, colori del senso di vita
che tu mi hai mostrato, vivendo...

lunedì 18 marzo 2024

Catullo a Sirmione

31

Che allegria piena, distesa, Sirmione,
rivederti piú bella di tutte le isole e penisole
che Nettuno solleva sulle acque diverse
dei laghi trasparenti o del mare immenso.
Quasi non credo d'essere lontano dalla Tinia,
dalle terre bitinie e guardarti sereno.
Vi è felicità piú grande che scordare gli affanni,
quando, stremati da viaggi in terra straniera,
la mente si libera del proprio peso e a casa
si torna per riposare nel letto sospirato?
Di tutte le fatiche questo è l'unico premio.
Sirmione, bellissima mia, rallegrati
e rallegratevi anche voi onde lidie del lago:
risuonino nella casa solo grida di gioia.

Publio Valerio Catullo

 Nei luoghi amati risuonano
ricordi amorevoli e cari;
le placide acque, le rive,
i monti e sorrisi lontani...
 
Il “Carme XXXI” di Gaio Valerio Catullo è un componimento, contenuto nel “Liber catulliano, che il poeta latino scrisse in saluto a Sirmione, la sua città natale tanto amata.
Il ritorno del poeta Catullo in patria, dopo la deludente esperienza della guerra in Bitinia, viene da lui celebrato con questo carme. 
La felicità del rientro a casa porta Catullo a descrivere i suoi luoghi del cuore in maniera quasi mistica. Simbolo della patria, e quindi della serenità, ritrovata dopo tante peripezie, Sirmione ci viene presentata come un luogo d’incanto insieme al suo lago. Il luogo è così caro al poeta che quasi si aspetta un saluto personale per il suo ritorno. 
Questa poesia ci presenta un Catullo nostalgico, sofferente, ma che può finalmente godere di un po’ di pace guardando il magnifico panorama di casa sua.
(dalla rete)

domenica 22 ottobre 2023

Passione

Frederik Godhal
"Incontro appassionato"
All'amore non si resiste
perché le mani vogliono possedere la bellezza
e non lasciare tramortite anni di silenzio.
Perché l'amore è vivere duemila sogni
fino al bacio sublime.

Alda Merini

Non ho mai saputo resistere all'amore,
o forse era sesso impaziente, passione;
ora guardo in silenzio le nuvole nere
 e tocco con mano il tempo trascorso...

Passione 
 
La passione(dal greco πάσχω "soffrire, da agire" e dal tardo latino passio "passione; sofferenza" è un sentimento di intenso entusiasmo o desiderio irresistibile per qualcuno o qualcosa.
La passione può variare dall'entusiasmo o dall'ammirazione per un'idea, una proposta o una causa; al godimento entusiastico di un interesse o di un'attività; a forte attrazione, eccitazione o emozione nei confronti di una persona. 
È particolarmente usato nel contesto del romanticismo o del desiderio sessuale, sebbene generalmente implichi un'emozione più profonda o più avvolgente di quella implicita nel termine lussuria.
(da wikipedia)

venerdì 15 settembre 2023

Passaggio notturno

Questa poesia di Vincenzo Cardarelli  è  incentrata sulla nostalgia che si ha della propria terra d'origine. Vengono descritte le emozioni che il poeta al passaggio in treno nella terra in cui è nato. I ricordi si fanno strada nella sua mente e si manifestano con l'assalire dei ricordi e delle situazione vissute.
(dalla rete)

 Passaggio notturno

Giace lassù la mia infanzia.
Lassù in quella collina
ch'io riveggo di notte,
passando in ferrovia,
segnata di vive luci.
Odor di stoppie bruciate
m'investe alla stazione.
Antico e sparso odore
simile a molte voci che mi chiamino.
Ma il treno fugge. Io vo non so dove.

M'è compagno un amico
che non si desta neppure.
Nessuno pensa o immagina
che cosa sia per me
questa materna terra ch'io sorvolo
come un ignoto, come un traditore.

Vincenzo Cardarelli

Le ombre nel buio di cose
risapute vecchie, come ricordi
sferzati da memorie illuse;
mi rinchiudo nel varco,dispero...

mercoledì 30 agosto 2023

Gli amici miei...

Un amico

Cos’è per te un amico,
Perché tu debba cercarlo
Per ammazzare il tempo?
Cercalo sempre per vivere il tempo.
Deve colmare infatti le tue necessità,
non il tuo vuoto.
E nella dolcezza dell’amicizia
Ci siano risate,
E condivisione di momenti gioiosi.
Poiché nella rugiada
delle piccole cose
Il cuore trova il suo mattino
E si rinfresca.  
 
Kahlil Gibran
 Faremo ancora l'intenso sforzo
di ascoltare voci di vecchi ragazzi
ormai diventati adulti, col cuore
in subbuglio, sempre in subbuglio...
 
 Gli amici miei
 
 In questa storia che diventa tempo
In questo tempo che diventa amore
Ho conosciuto ragazze ridenti, fuggenti
Nel giro di poche ore
E con due ali di cera mi sono permesso
Di andare a toccare il sole
Qualche sorriso di madre
Fa crescere in fretta
Fa bene alla pelle e al cuore

E adesso ho vinto, se pure si vince
Che è tutto da dimostrare
Ho ereditato la terra che aveva mio padre
Ovvero le sue parole
E guardo l'alba che insegue il tramonto
Che insegue la notte per far l'amore
E sento te che mi riempi la stanza e la vita
Che niente può farmi male
E penso

Dove saranno gli amici miei?
Quelli del tempo che c'era lei
Come vorrei, cosa darei
Dove saranno gli amici miei?

Amore amore, tienmi forte la mano
E aiutami a ricordare
Io sono un piccolo uomo sotto un piccolo vetro
Che non si può più spezzare
Vorrei mandare in frantumi
Memoria, pensieri, almeno per un saluto
E avere ancora vent'anni
Ancora tutto da dire per un minuto

E chiudo gli occhi più forte del tempo
Però tu non mi lasciare
E all'improvviso li vedo
Lontani, vicini, gli stessi di mille sere
E sento tutte le voci
La dolce, l'acuta, la tenue, la disperata
E devo chiedere scusa a qualcuno, ricordo
Ma forse è una puttanata

Stasera tornano tutti gli amici miei
Forse non sono partiti mai
Erano qui dentro di me
E non l'avevo capito mai
Tornano tutti gli amici miei
Noi non ci siamo lasciati mai
E sono qui dentro di me
Tornano tutti gli amici miei
 
Roberto Vecchioni

lunedì 28 agosto 2023

Tuono!

Il tuono è un'onda di pressione provocata dal fulmine che, a seconda della natura del fulmine e della distanza dall'osservatore, può manifestarsi come un colpo secco e forte oppure come un rombo basso e prolungato

 
 Il tuono

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

Giovanni Pascoli

Il tuono è una poesia di Pascoli, che la inserì nella sezione Tristezze della quinta edizione di Myricae (1900), come testo successivo a Il lampo. In Pascoli è ricorrente la descrizione dei fenomeni della natura, che egli osserva - da poeta-fanciullo qual è - con meraviglia e inquietudine.

 
  Nel tuono vive un ricordo montano,
mia madre nell'ansioso lume di candela
cantava canzoni per noi ancora bimbi;
la fioca luce unico appiglio reale...
 
Il rombo del tuono può essere udito da una massima distanza di 30 km dall'osservatore. Le onde sonore viaggiano a circa 343 metri/secondo quindi per sapere a che distanza si trova il temporale da noi, basta dividere per 3 il numero di secondi che intercorre tra il fulmine e il tuono (dalla rete).

mercoledì 16 agosto 2023

Protocollo marino #69 (Tino)

Isola del Tino 
 (Tyrus mayor nei testi medievali) 
è una splendida isoletta incastonata nel Mar Ligure, all’estremità occidentale del Golfo della Spezia. Il suo territorio fa parte del comune di Porto Venere e dista 500 metri dall’Isola Palmaria. Dal 1997 l’isola del Tino, insieme alle altre isole Palmaria e Tinetto, Porto Venere e le Cinque Terre è stata inserita tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Tra le sue meraviglie, l’isola vanta alcuni dei paesaggi più suggestivi della Liguria, dal XIX secolo sorge su una piccola altura uno scenografico faro. Il Tino è un'isola di luce e non stupisce che proprio in un anno difficile come il 2020 attorno a questo luogo si sia ritrovato un gruppo di persone appassionate di storia, di mare, di ambiente, di spiritualità, di navigazione, con un obiettivo comune: salvaguardare e promuovere il patrimonio materiale e immateriale dell'isola.
 
Tino
 
Isola solitaria, isola misteriosa e colori
come quelli tuoi che vanno svanendo;
rimane nel cuore passione ed amore,
rimangono sanguinelle negli occhi...
 
Gujil
 
La storia della selvaggia isola del Mar Ligure è legata alla vita di San Venerio, nato nell’isola della Palmaria e santo patrono del Golfo della Spezia. San Venerio  visse in eremitaggio sull’isola sino alla sua morte, avvenuta nel 630. 
In sua memoria sulla sua tomba fu costruito un piccolo santuario nel VII secolo da Lucio, vescovo di Luni
Più tardi, nell’XI secolo, sorse un monastero Benedettino che arrivò a godere di ampia fama e ricevere frequenti donazioni dai nobili dei paesi circostanti. 
I ruderi del monastero sono tuttora visibili sulla costa settentrionale dell’isola.
La superficie dell’isola del Tino è interamente riservata a zona militare.
Per l'isola del Tino la festa più importante è il 13 settembre festa di San Venerio
In questa ricorrenza alla Spezia si svolge una processione in mare che prevede il trasferimento della statua del santo dalla Spezia all'isola del Tino
Successivamente viene impartita anche la benedizione alle imbarcazioni. 
Poiché il territorio dell'isola è interamente dichiarato zona militare, questa giornata e la domenica successiva sono le uniche date per poterla visitare.
Inoltre viene esposto il reliquiario di San Venerio che ne contiene il teschio (infatti il Santo è sepolto a Reggio Emilia, ma questa parte del suo corpo nel 1959 venne restituita alla Diocesi della Spezia per disposizione di papa Giovanni XXIII).
(dalla rete).
 

domenica 9 aprile 2023

Aprile!

Mi salveranno i colori di mio padre? la musica?
i sospiri di ieri sono una frana incombente,
il cuore macerato si ritma distratto tra i flutti;
il fuscello che sono si staglia nell'indaco...

giovedì 9 febbraio 2023

Calore nostalgico

Nostalgia grossa nella gola

Quando mi mancano le tue mani ai miei fianchi,
quella risata piena e vibrante,
il tuo impeto di ragazzo innamorato,
quel fascino per la luna degli zingari letterari
e i nostri giochi segreti con nomi propizi,
le nostre lettere d’amore,
i messaggi sotto la porta
e la tiepidezza dei tuoi richiami…
mi consolo pensando che fu un delizioso miraggio,
una fantasticheria in liquore di miele,
un grappolo di delizie mescolate
a saltelli e sorrisi
di acrobati innocenti.

Magda Zavala

 

Manca il candore giovanile,
mancano gli attimi e i sosperi;
tradizionalmente stanco approdo
a lidi più solitari e calmi...

 

 

...la nostalgia ci scalda!
Un team di ricercatori della Cina meridionale ha dimostrato infatti, che chi vive nelle zone più fredde del mondo è più incline a provare nostalgia, proprio perché secondo gli scienziati, l’atto del ricordare porterebbe ad un aumento della temperatura corporea.
Come dire,
ricordare ci scalda il cuore
!

(dalla rete)

domenica 8 gennaio 2023

in una notte di Gennaio (dopo un incubo)

Di Quaderno gotico,
la raccolta di cui fa parte Di gennaio, di notte, Mario Luzi scrisse che era
l’album di un amore tanto più esaltante e spiritato, quanto più l’animo ne aveva bisogno
dopo l’aridità, la paura, l’angoscia
.

In questa raccolta di poesie la chiave sta nella doppiezza dell’amore, ovvero forza creatrice e rigeneratrice universale ma al contempo sentimento che ci mette in comunicazione con l’impossibilità di abbracciare tutto, con il vero senso della fine.

 
Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;

nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l’anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s’è quella l’agonia ch’è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,

e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d’un passaggio,
d’una sosta nel transitare eterno,

viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l’essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t’eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d’età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.

Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la via crucis.

Mario Luzi

 
Infine il tempo prendera il ricordo
inatteso, come una giovanile sogno;
la porta dell'incubo è socchiusa,
la mente vive una paura antica...
  
E in
Di gennaio, di notte 
il ricordo del viso dell’amata dona al poeta 
una spinta vitale, accompagna l’esperienza del vivere, 
ma accompagnandoci verso il senso la fine. 
La pace sembra svanire ricordando al poeta che la vita purtroppo finirà ugualmente.
(dalla rete)

mercoledì 28 dicembre 2022

Nostalgie

Nostalgia

parola composta dal greco νόστος, ritorno,
e άλγος, dolore; "dolore del ritorno".

E' un’emozione caratterizzata da un senso di tristezza e rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere nel presente.
A suo modo può anche essere una sensazione paradossalmente triste e contemporaneamente felice, triste perché si vorrebbe rivivere un momento passato o si vorrebbe ancora essere in un luogo nel quale si è vissuti (etc.), e felice perché quel momento era un momento gioioso e felice o un luogo nel quale si sono passati i momenti più felici della propria vita.
Il ricordare quel momento e quel luogo riporta alla mente i momenti felici ma allo stesso tempo causa un senso di tristezza per la fine degli stessi.
(dalla rete)

Nostalgia

Negli anni lontani della fanciullezza
l’ho udita per la prima volta.
Mi son detta:
È una parola che canta!

Nostalgia…

Mila Kacic

 

Appassionati arcaici stillano
gocce di lacrime diffuse;
scorre la vita passata, forward,
non riesco a scattare istantanee...

martedì 27 dicembre 2022

Ardore

Ardori ritenuti cheti avvampano
cuori in disarmo, vecchi e consunti;
leniti dal suono di voci passate
scherniscono i sessi spesso silenti.. 
 
Cingo i miei fianchi
per essere una tela che si allarghi nell’ora dell’ira
e che si ritiri quando mi acquieto.
Chiesi al fuoco che divampa dentro di me:
quale uomo può sopportarmi
quale donna trovarmi amica
quale bambino che il mio stupore non possa uccidere
quale padre dare alla luce una simile a me
o quale nome contenere il mio aspetto
e quale verbo domarmi.
O fuoco
cosa ti spegne?
Una goccia sgorga da me
oppure una fiamma che dentro mi brucia?

Amal Musa 

 

ardore
/ar'dore/ sostantivo maschile
[dal latino ardor -oris, derivato di ardere "ardere"].
-TRECCANI-

 

1.- [calore intenso] ≈ arsura, calura. ↔ gelo, ghiaccio. ↓ freddo.
2.- (figurato) ardore [intensità di sentimento: amare con ardore] ≈ focosità, passione, veemenza. ↓ slancio, trasporto. ↔ freddezza, indifferenza. b. [impegno totale: studiare con ardore] ≈ alacrità, entusiasmo, fervore, zelo. ↑ foga, impeto. ↔ apatia, indolenza, inerzia, neghittosità, pigrizia.

giovedì 15 settembre 2022

Foto, dipinto, riflesso e poesia

Vincent Van Gogh 
(Zundert, 1853 - Auvers-sur-Oise, 1890)
Ecco l'accostamento tra dipinto e  fotografia che l'artista, probabilmente, ha utilizzato per completare il suo lavoro. 
Fotografia della madre del pittore (a sinistra), raffigurata (a destra) in un quadro del 1888 (dalla rete).
 
Vincent Van Gogh
"Foto e ritratto della madre"
 
 Sempre mi manchi, nei sensi, nel petto,
sospiri inutili ritmano il tempo che ci separa;
madre ti creo nelle pieghe del vivere,
ti stringo nell'incavo grande del cuore...

Visione

Mia madre mi è apparsa
In una visione,
stava piangendo
perché, mi disse,
era stanca di
essere ferita,
Era stanca di sopportare
l’enorme peso
gli edifici d’acciaio
i sentieri di cemento,
e strade fatte
d’asfalto che corrono
sul suo corpo,
Mi chiede di aiutarla
di fermare chi le succhia il sangue
dalle vene,
Mi ha invitato a tener conto
della sua richiesta,
Perché mia madre sta lentamente morendo
e non starò in disparte
a guardare loro che la uccidono,
Aiutami ora fratello mio
a prendermi cura di nostra madre,
Perché prima di perdere la mia
identità culturale,
giacerò tra le sue braccia.

Steve Barney

martedì 30 agosto 2022

Spino nel cuore (note sul dolore interiore)

Il dolore viene definito dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) come “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata ad un danno tissutale, in atto o potenziale, ovvero descritta nei termini di tale danno”.
 
 Mi sopravviveranno colorati fiori di campo
o le sempreverdi foglie del nespolo?
Potrà il ricordo restare sepolto ma vivo?
Le lastricate strade del dolore si, quelle...
 
A determinare il dolore, quindi, non sono solo le modificazioni dovute al danno fisico ma anche l’interpretazione personale della gravità di quel danno. Fattori come le passate esperienze, la percezione di riuscire a farvi fronte, le paure ad esso connesse, il sostegno sociale e altri, determinano il modo in cui il dolore viene vissuto e la nostra reazione.  Le due esperienze, sensoriale ed emotiva, si rinforzano creando un circolo vizioso.
 
Lo spino bianco

Le lunghe bacche rosse splendono
intatte quando l’ottobre entra,
i cieli sono i più azzurri
dell’anno, ma freddi e brevi,
porta pace lo spino
gli agnelli bianchi brucano foglie
e frutti, dormono al ceppo
ma quando viene la bruma
nera e spessa
e scolora le bacche, cascano secche
spegne malva e falasco
fa l’acqua nera
escono allora le anime dai rami
girano come fuochi quasi spenti
ma solo chi è malvagia lascia lo spino
se c’è uno che passa
quando annotta
dovrà seguirla
e perdere la strada.

Umberto Piersanti
(Urbino, 1941)

 

"La sofferenza interiore può talvolta assumere l'aspetto di un autentico Dolore dell'Anima. Esso sembra infatti pervadere le nostre emozioni allo scopo di far emergere in noi quanto di più autentico sia custodito nel nostro Sé. 
Sentiamo solo la discreta compagnia di questo dolore, il suo silenzio. E’ come se in quel momento potessimo “vedere attraverso” il nostro dolore. Come se sentissimo che la sua funzione ha uno scopo. Uno scopo che va al di là delle nostre possibilità del momento, ma che riguarda comunque noi stessi nella maniera più profonda.  
Questo è un dolore che non fa rumore. 
Lo viviamo con dignità e con rispetto per noi stessi.  
Tendiamo a custodirlo nel nostro cuore perchè siamo consapevoli di non poterlo dividere con gli altri. Confidiamo che qualcuno, in qualche modo, ci possa aiutare. Ma è un dolore che richiede lo stare soli
Soli con il nostro cuore.
(Andrea Biasioni, dalla rete)