...........................................................................................................................................

L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


...........................................................................................................................................

Visualizzazione post con etichetta Rarità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rarità. Mostra tutti i post

lunedì 17 dicembre 2018

San Lazzaro di Betania

San Lazzaro di Betania
Lazzaro, fratello di Marta e di Maria, che diede ospitalità a Gesù, era di stirpe regale. Suo padre fu governatore della Siria e delle città poste sulle rive del Mediterraneo. Quando Gesù passava facendo del bene e curando ogni malattia, Lazzaro si era ritirato a Betania con le sue sorelle e qui fu preso da una grave malattia. Le sorelle, sapendo che Gesù era vicino, mandarono a dirgli che Lazzaro era ammalato.

San Lazzaro di Betania
 
Vedesti Dio, uomo risorto,
la morte ghermiva il tuo corpo,
abbandonasti tutti gli affetti
nel fiore dei tuoi anni.
 
Vedesti Dio e capisti
la fragilità di essere uomo,
tornasti alla vita, di nuovo,
ma nessuno sa che vita vivesti.
 
Anonimo
del XX° Secolo, poesie ritrovate 
 
Ma Gesù rispose: « Questa non è infermità da morirne, ma è a gloria di Dio, affinché per essa il Figlio di Dio sia glorificato ». Siccome Gesù voleva bene a Marta, a Maria sua sorella ed a Lazzaro, quand'ebbe udito che questi era infermo, si recò in Giudea, ma dovette trattenersi ancora due giorni in quel luogo. Quindi andò a Betania. Marta, sentendo che Gesù veniva, gli andò incontro; mentre Maria stava seduta in casa. E Marta disse a Gesù: « Signore, se tu eri qui, mio fratello non sarebbe morto ». Gli andò incontro pure Maria, la quale si gettò ai piedi di Gesù e gli disse: « Signore, se tu fossi stato qui, non sarebbe morto mio fratello ».
Gesù disse: « Dove l'avete posto? ». Gli risposero: « Vieni e vedi ». Allora Gesù, di nuovo fremendo in se stesso, giunse al sepolcro... e disse: « Togliete la pietra ». Gli disse Marta, la sorella del morto: « Signore, già puzza, perchè è di quattro giorni ». E Gesù a lei: « Non t'ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio? ».
Risultati immagini per lazzaroLevarono dunque la pietra.
E Gesù dopo aver ringraziato il Padre, a gran voce gridò: « Lazzaro, vieni fuori ».
E Lazzaro usci dal sepolcro.
A causa di questo fatto molti credettero in Gesù.
Lazzaro poi assistette alla dolorosa passione di Gesù, e dopo l'Ascensione del Signore, quando i discepoli si dispersero, con le sorelle Marta e Maria ed un certo Massimo fu imbarcato su una nave senza vele, senza timone e senza remi : guidati però dal Signore giunsero a Marsiglia.
Qui Lazzaro convertì e battezzò molti pagani e resse, quale vescovo, la chiesa di quella città.
Morì in età molto avanzata ricco di meriti e di virtù.
(dalla rete) 

sabato 15 dicembre 2018

Spezie


Una scatola di spezie
 
Non sai mai dove comincerai -
 da una semplice parola, un suono, una porzione chiusa -
Non sai mai se la causa immediata
è il profumo dell’erba falciata,
o il gruccione avvelenato
caduto tra i gerani
come concausa
al suono di una campana nascosta -
 
Non lo sai mai. Quella che chiamiamo anima
è come una scatola di spezie sigillata.
Finché è chiusa il senso dell’olfatto resta in attesa
impotente. Aperta –
beati gli anosmici che non conoscono
il brivido delle narici riempite
dall’aroma della resina
il fremito sottile


di inghiottire la prima vocale
prima che cali e si mescoli
con il caos. 
E il suo penetrare.
Il sudore.
Il piacere.
E il dolore.
 
Abba Kovner
da "Shirat Rosa", 1987





 
 spezie, profumi di oltremare, belli,
frangipane e onde, polveri antiche;
La Spezia, adotta un poetastro, escono
versi a fiumi, parole scomposte... 


Le spezie sono una ricca categoria di ingredienti che arricchiscono con profumi e sapori invitanti le nostre ricette ed è anche possibile mescolare più spezie per ottenere aromi e sapori differenti.
Le spezie rappresentano il vero spirito della cucina, contribuiscono infatti a conferire un tocco di colore e un importante contributo aromatico a tutti i piatti, soprattutto alle salse.
E' quasi possibile affermare che non c'è piatto che in qualche modo non venga insaporito o aromatizzato dalle spezie, dal risotto, famoso ormai nel mondo, al budino al cocco e alla frittata alle erbe per arrivare poi a ricette più particolari ed elaborate come la crostata di cipolle o le olive all'ascolana.
In antichissimi documenti sono descritti numerosi rimedi a base di erbe aromatiche e spezie e fra i ritrovamenti archeologici  vi sono tracce di anice, fieno greco, cardamomo, cassia, cumino, aneto e zafferano: gran parte di queste spezie proveniva dall'India.
L'India è sicuramente tra i maggiori utilizzatori di spezie ed aromi e dalle pendici dell'Himalaya coperte di neve alle coste subtropicali, vi è un fiorire di stili culinari, numerosi come le caste e intricati come gli oltre 400 dialetti parlati, ma alla fine è il curry a farla da padrone, presente praticamente in ogni piatto di qualsiasi località (dalla rete).
 

mercoledì 4 aprile 2018

Ciottoli di mare

Ciottoli
 
Ricorda
queste parole minuscole
piccole
pupille levigate dalle onde
della fredda eternità
 
Mettile una a una
sotto la radice della lingua,
per trovare finalmente
quella
che si scioglie sulle tue labbra
e diventa poesia.
 
Jón úr Vör
  
ciottoli di mare
sono prodotti naturali dalla colorazione spontanea a cui la forza erosiva dell’acqua ha conferito la caratteristica forma piatta ed arrotondata. Questa proprietà li rende funzionali per decorare le aiuole. Abbiamo selezionato i ciottoli piatti migliori in base a caratteristiche di forma, il colore, le dimensioni. Esprimono tutta la loro bellezza se utilizzati in acquari.

ciottoli di mare
grazie alla bellezza e originalità offrono diverse tipologie di ciottoli piatti, dai Thai, al Nero Tahiti, che viene ad esempio sottoposto ad un trattamento di lucidatura artificiale. Un prodotto resistente, che non risente dell’umidità, della grandine o del ghiaccio, del vento, della neve e dei carichi pesanti. (dalla rete).
 
sassolini, ciottoli, pietruzze,
quelle che il mare riporta;
le rena intrisa d'acqua li leviga
le asperità della vita restano...

lunedì 17 aprile 2017

Filadelfo Simi

Filadelfo Simi
(Levigliani 1849– Firenze 1923),
"Figura femminile di spalle"

Poesia della moglie

Ed è chiaro che, alla fine, lei è caduta giù
dalla luna, non come una
snella Cinzia a Delfi, dopotutto
non è diciassettenne, ma con la grazia
sensuale e l'implacabilità personale
di una dea dei nostri tempi; così lui dice a
se stesso di notte vedendo il bagliore
del sonno di lei nella metà (due-terzi a rigore)
del loro letto, il claire de lune della spalla
e della fronte dietro le nuvole scure
dei capelli. Lui beve il suo vino
e ingoia più pillole. Gli uccelli
cantano la loro prima mattinata, piccoli cinguettii e
frinire di insetti, e fuori la prima luce
vela la finestra. Il giorno sarà orribile,
nervoso, cupo e pieno di tensione. L'ultima
sigaretta, il sorso finale di chardonnay,
e si stringe contro il caldo bagliore di lei,

pensando a quando dodicenne
"Autoritratto"
 
nuotava nel caldo laghetto oltre
gli olmi e gli alberi di noce al limite
del prato. Si rigirava come una carpa assonnata
tra le ninfee, sotto le libellule
e le nuvole roventi dei vecchi giorni d'estate.


Hayden Carruth
Il primato dell'etica
Traduzione di Fiorenza Mormile

 
 
Filadelfo Simi
(Levigliani 1849 - Firenze 1923)
 

Filadelfo Simi nasce a Levigliani nel 1849 e si diploma presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze nel 1873. 
Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 1874 Simi si recò a Parigi dove frequentò lo studio di Jean-Léon Gérôme assieme ad artisti come Bastien Lepage e Dagnan Bouveret.
Nel 1878 si reca in Umbria nel paese di Papigno dove realizza alcuni capolavori in una sorta di ritiro spirituale prima del definitivo ritorno in Toscana.
In seguito vive tra Firenze, ove insegna alla Scuola di Nudo dell’Accademia, e Stazzema Capoluogo dove compone le sue opere di maggior rilievo, acquisendo fama internazionale.
"Donna con cappello rosso"
Il fraterno sodalizio con i fratelli Giorgini, industriali del marmo, lo impongono anche come scultore: degna di ricordo è la statua di Garibaldi ed Anita a Porto Alegre.
Nel 1878 espone al Salon la tela Sera d’inverno nella foresta di Fontainebleau con la quale parteciperà anche, nel 1880, alla Prima Esposizione Internazionale di Firenze.
Nel capoluogo toscano diventa uno dei membri più attivi del Circolo Artistico cittadino, partecipa a diverse Promotrici e nel 1882 propone ventisei opere in una personale all’Accademia Regia.
La consacrazione definitiva avviene nel 1887 in occasione dell’Esposizione Nazionale a Venezia, con la tela Un riflesso acquistata dal Governo italiano per la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. 
Nel 1888 si sposa con Adelaide Beani di Seravezza, da cui avrà due figli, Renzo, pittore e critico d’arte nonché insegnante di lettere classiche, e Nerina – in arte Nera – la più importante allieva e seguace dell’arte paterna.
Ottiene varie onorificenze all’Esposizione Universale di Parigi del 1889 e nel 1905 è di nuovo alla Promotrice di Firenze per una personale.
"Un attimo di riposo"
Con dedizione si impegna anche nell’insegnamento, raccogliendo intorno a sé un selezionato gruppo di studenti.
La sua Scuola in via Tripoli, angolo piazza Piave, a Firenze, raccoglieva allievi internazionali e colleghi quali Telemaco Signorini e Giovanni Fattori.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1923, la Scuola proseguirà con grande successo grazie all’impegno e alla perizia dell’artista e della figlia, Nera Simi
Partecipa a innumerevoli e importanti mostre nazionali e internazionali.
Filadelfo Simi muore a Firenze nel 1923.


e mi sta vicino, appresso,
malgrado tutto, sebbene il carattere,
mi accompagna e mi vuol bene
mi è fedele e mi consola...

sabato 8 aprile 2017

Sodomia


Sodomia
è un termine di origine religiosa per caratterizzare alcuni atti sessuali.
La parola deriva dalla storia di Sodoma e Gomorra raccontata nei capitoli 8-19 del libro della Genesi nella Bibbia.
Usato molto comunemente per descrivere l'atto specifico del coito anale, il termine "sodomia" può anche includere atti sessuali senza coito, come il sesso orale.
In alcune culture pre-moderne vigevano leggi che proibivano questi atti sessuali.
Le cosiddette "leggi sulla Sodomia" in molti paesi criminalizzavano non solo questi comportamenti, ma anche altre attività sessuali disapprovate, fino a includere anche la masturbazione e la zooerastia.
Chierici sodomiti affresco medievale
Presso i Templari la sodomia era causa dell'espulsione definitiva dall'Ordine, insieme con la violazione della segretezza dei Capitoli, all'uccisione di un cristiano o di una cristiana, alla simonia, all'ammutinamento, alla viltà riconosciuta, all'eresia, al tradimento (il templare che fosse passato ai saraceni) e all'appropriazione indebita.Comunque: sodomita era chi commetteva atti impuri in senso lato, dalla masturbazione al sesso orale, fino al sesso con gli animali, precetto caduto nel dimenticatoio grosso modo come l’abigeato tra i reati contro la proprietà.
L’omossessualità era accostata nel Medioevo addirittura al cannibalismo ma, come ai nostri tempi, responsabile di fatti così gravi era sempre l’altro, lo straniero.
Sottolinea Alberto Mattioli nella bella recensione al saggio su La Stampa, come “per i tedeschi il male arriva dalla Francia, per i francesi dall’Italia o dalla Spagna, per tutti dall’Islam, anzi è la causa per cui tutti crociati hanno perso i luoghi santi”.

Sodomia
 
Follie scorrono calde
bramando segreti recessi
Di pelle bruciano
furiosi palpiti
 
Ventre
bacia la seta
ti posi privo
di vergogna
di rugiada bagnato
nel nido delle mie natiche
 
Ingorda
gli ansiti soffoco
con la sola
forza delle mie labbra
 
Elisa Maffezzoni
"Poesie erotiche"
 
 
Affreschi periodo romano
Il termine sodomia deriva dal nome dell’antica città di Sodoma, che secondo la Bibbia venne distrutta da Dio per le cattive azioni dei suoi abitanti (stessa sorte dell’altra città Gomorra). Secondo la tradizione, nella fertile valle del Mar Morto si trovavano 5 città: Sodoma, Gomorra, Adman, Zehoiim e Zoar. Il libro della Genesi, al capitolo 18, riferisce che Dio svelò ad Abramo di avere intenzione di distruggere la città di Sodoma, perché disgustato dai peccati che vi si commettevano.
Un giorno (cap. 19, versetti 1-38), due angeli, inviati dal Signore, entrarono in Sodoma, per recarsi a casa di Lot (nipote di Abramo, in quanto figlio di suo fratello Aran) ed informarlo che sarebbe stato meglio scappare dalla città, che stava per essere distrutta. Lot accolse i due angeli in casa sua e dette loro ospitalità. Ad un certo punto, i Sodomiti bussarono alla porta di Lot, perché volevano i due angeli, per poter abusare di loro. Lot rifiutò, offrendo alle loro voglie le sue due figlie vergini (Datemi ascolto! Io ho due figlie ancora vergini. Ve le porterò fuori e potrete farne quel che vorrete, ma non toccate gli uomini: sono miei ospiti!), ma essi rifiutarono, insistendo nelle loro pretese. Gli abitanti di Sodoma provarono così a sfondare la porta d’ingresso, ma i due angeli bloccarono la folla inferocita accecando tutti con un’abbagliante luce.

Affreschi periodo romano
A questo punto Lot fu consigliato di abbandonare immediatamente la città e così fece, insieme alla moglie e alle figlie. Dio inviò quindi una pioggia di fuoco e zolfo che incenerì tutto: Sodoma, con i suoi abitanti, e le altre città della pianura. L’ordine che Dio aveva dato ai fuggitivi era quello di non voltarsi indietro per guardare la città distrutta, ma la moglie di Lot si voltò e per questo fu trasformata immediatamente in una statua di sale.
Nell’odierno linguaggio comune la sodomia identifica dunque la pratica del sesso anale, rifacendosi a questa storia biblica di Sodoma e dei suoi “perversi” abitanti (da Wikipedia).
 
poche volte, raramente,
sempre con passione e desiderio,
qualche volta era amore,
qualche volte è stato amore...

venerdì 7 aprile 2017

La cavalcata dei vizi


Lussuria ed Ira
Ira, invidia, lussuria e sodomia

Ira, invidia, lussuria e sodomia,
accidia, gola, superbia e furore,
avarizia, discordia, odio e rancore,
vanagloria, sciocchezza e simonia,
malignità, rapina, ipocresia,
tirannia, tradimento con timore,
bugia, assassinamento, arte e favore,

falsità, boria, errore e bareria,
la voluntà e la disperazione,
la malinconia fredda più d’un sasso,
adulazione, affanno e passione,
infido viso, il mirar torto e basso,

sono in contrasto rinchiusi in prigione
per creare un fattore a Satanasso.

Gola, Invidia, Accidia
Va ciascuno in conquasso
per esser lui, né posson fare accordo,
tanto è ciascun di quel boccone ingordo.

E io do per ricordo,

che al fin di loro il più tristo sie fatto 
e darà a chi non crede scacco matto.
 
Pietro Aretino 

sicuramente tra tutti ira e lussuria,
forse più l'ultima, spesso, sempre;
invidia no, molto poco, quasi mai,
sono ossessionato dall'acqua...

 


Roubion. La cavalcata dei vizi
Roubion è un piccolo comune francese situato nel dipartimento delle Alpi Marittime (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra). La Cappella di San Sebastiano, sita a margine del villaggio, fu costruita per proteggere gli abitanti dalla peste e dalle epidemie L’interno fu affrescato nel 1513, da un ignoto pittore itinerante, in uno stile molto popolaresco e naïf. Seguendo la volontà del cappellano, il pittore ha dipinto la cavalcata dei vizi e la sfilata delle virtù per proporre ai parrocchiani un modo di vita e comportamenti ispirati alla virtù e lontani dal vizio.
La Cavalcata dei vizi segue un modello iconografico diffuso nelle regioni frontaliere delle Alpi Marittime. 
I sette vizi capitali sono simbolizzati da altrettanti personaggi maschili e femminili che cavalcano animali anch’essi simbolici; il corteo dei personaggi a cavallo, legati tra loro da una lunga catena, è trascinato da due diavoli nella gola del Leviatano infernale. A Roubion la cavalcata è diretta da destra a sinistra. Davanti alla bocca spalancata del drago, un diavolo dal volto caprino tira la catena dei vizi, mentre un secondo diavolo, più somigliante allo scheletro della morte, dà il tempo alla cavalcata con il rullo del tamburo.

 
Rubion
La cavalcata dei vizi


giovedì 21 luglio 2016

Le virtù teologali

Francesco Stanga
su modello di Giovanni Franceschetti,
 La Carità, 1834-1836, pietra di Botticino,
Gussago (Bs), timpano della chiesa parrocchiale
Una carità
 
T'ostinasti a picchiare alle mie porte
con il tuo cuor nella tua mano a guisa
di pietra e a lungo mi chiamasti forte.

E m'ostentavi la tua faccia intrisa
di pianto, come un mendicante astuto,
per più carpir dalla pietà improvvisa.

Se a qualche carità, pregando aiuto,
tu mi forzasti, non imaginare
ch'io n'abbia al par di te molto goduto.
 


La Fede
Labbra pietose si fan spesso amare,
più amare quando vinsero un ritegno
per addolcire il cuore di chi appare

dopo, ma tardi, d'ogni dono indegno.
 
Amalia Guglielminetti
 
 
Per la dottrina cristiana le virtù teologali consentono all’uomo di avvicinarsi a Dio.
Esse sono tre ed assumono un evidenza trinaria, consentendo all’umanità di proiettarsi nel mistero più alto.
In origine le  tre virtù teologali – Fede, Speranza e Carità – sembrano assumere caratteristiche simili alle tre grazie, in quanto agiscono insieme per la felicità dell’uomo che si pone al di là della giornata terrena.
Sono sempre rappresentate come giovani e avvenenti figure femminili.

La Speranza
Alle statue che le rappresentano viene assegnato spesso il ruolo iconografico di sormontare la facciata delle chiese.
La Fede è posta al centro, con gli attributi del calice e della Croce.
Accanto a sè, la Fede reca la Carità – molto spesso rappresentata come una giovane che allatta – e la Speranza, che reca l’attributo di una catena metallica e di un un’ancora, a dimostrazione, da un lato dell’attesa dell’Unione a Dio in un approdo che non lascia il fedele in preda delle onde, ma al tempo stesso – attraverso la catena sollevata – richiama alla necessità di abbandonare ogni vincolo per giungere all’incontro con il Signore (dalla rete).

sentimento ormai in disuso,
ora cerchiamo di ottenere,
vogliamo solo avere e prendere
prima era diverso...

mercoledì 6 luglio 2016

Arcano


Paese arcano

Sinchè la fantasia tristi o giocondi
Mi darà spettri, come altrui non suole,
Sinchè la mente sui segreti mondi
Starà pensosa per condurli al sole;
Sinchè l’anima al fresco aere fecondi
Quant’è più degno in queste morte aiuole,
E nei recessi dello spirto abbondi
L’ambrosio lume alle nascenti fole;
Non il chiasso illeggiadro o il tempo vano
Mi darà cruccio. Pur che a me rimanga
Questo paese de la mente arcano
In ch’io sorrida co’ miei sogni o pianga,
D’un’alta securtà mi riconsolo,
Che a vivere e a morir basto a me solo.
 
Giovanni Prati
 

arcano
aggettivo e sostantivo maschile
[dal lat. arcanus «nascosto, che nasconde», der. di arca «arca, scrigno»].
- TRECCANI -
 
- 1. aggettivo. Che non si conosce e non è possibile conoscere, occulto, misterioso: gli a. disegni del destino; parole a., di senso a.; a. è tutto, Fuor che il nostro dolor (Leopardi). Poesia a., lo stesso, ma più raro, che poesia ermetica.
- 2. sostantivo maschile. Segreto, mistero: che cos’è quest’a.?; spiegare, svelare l’a., penetrare gli a. della natura.
- Avverbio. arcanaménte, in modo segreto, occulto; misteriosamente.
 
le infine storie dell'ego,
le cose arcane, nascoste,
i dubbi inespressi e le gioie;
poi la psiche, intorno difese,
attorno nemici ed amori...

domenica 3 aprile 2016

Anatomicamente

 
Lezione di anatomia
 
 Ci è stato dato il corpo
 Per tenere più vicino il nemico.
 Per vigilarlo
 E che non abbia tempo
 Di appostarsi dietro un albero
 Ad aspettare il nostro passaggio.
 Ci è stato dato il corpo
 Perché fra lui e noi
 Non ci siano terreni minati
 Né imboscate.
 Ci è stato dato senza esigerlo,
 Come al principe il trono,
 Perché non potesse
 Mescolare il vino col veleno
 Senza abdicare al suo regno.
 S’è imposta ormai l’abitudine
 Di andare col proprio corpo 

Ovunque,
 Di bagnarsi con lui
 Per evitare la sorpresa
 Di un luccichio di pugnale dietro la tenda.

Rembrandt
Lezione di anatomia del Dottor Deyman
Abbiamo preso l’usanza
 Di seguire i passi del corpo
 E di tendergli la trappola dello specchio,
 Di non lasciarlo solo
 Nemmeno quando dorme.

 Ci è stato dato il corpo Per tenere più vicno il nemico.

 Juan Manuel Roca
Traduzione di Emilio Coco
 
 
La Lezione di anatomia del Dottor Deyman è un dipinto a olio su tela (100x134 cm) realizzato nel 1656 dal pittore Rembrandt Harmenszoon Van Rijn.
È conservato nel Rijksmuseum di Amsterdam.
L'opera è firmata e datata "REMBRANDT F. 1656".
Nel 1656 Rembrandt esegue la ‘Lezione di anatomia del dottor Deyman’, giunta a noi quale frammento di una tela in parte distrutta da un incendio. Fulcro della scena il cadavere di un malvivente appena giustiziato, tale Joris Fonteyn.
Il dottor Deyman, il cui volto è andato perduto, sta aprendo la calotta cranica onde procedere allo studio del cervello, mentre è già intervenuto sull’addome.
Rembrandt raffigura una reale dimostrazione pubblica di dissezione, avvenuta il 29 gennaio del 1656.
Rembrandt dipinge un ritratto di un gruppo dei più illustri membri della gilda dei chirurghi di Amsterdam su incarico dei medesimi.
Venne originariamente destinato all'ala di anatomia ove era già presente un altro suo dipinto di medesimo soggetto realizzato nel 1632, Lezione di anatomia del dottor Tulp; nel 1960 la sala venne smantellata ed il dipinto trasferito in una nuova sede, ove nel 1723 un incendio distrusse buona parte della tela, di cui si conserva solo un frammento centrale (prima dell'incendio il dipinto misurava 275x200 centimetri), quello che raffigura Gysbreacht Calcoen, maestro della gilda, che partecipa alla dissezione del cervello, mentre il dottor Deyman compare (ma non ne vediamo la testa) mentre opera appena dietro il capo del cadavere.
Anche di quest'ultimo, come nella tela del 1632, grazie ai documenti conosciamo l'identità: si tratta di Johann Fonteyn, originario di Diest, ed era un delinquente impiccato nel gennaio del 1656 e sezionato pochi giorni dopo. Il dipinto è quindi databile a quel periodo (da Wikipedia).

 il corpo nostro,
quello che fisicamente siamo,
le nostre forze e le debolezze,
dobbiamo sempre piacerci...

martedì 23 febbraio 2016

Una notte

La notte

Tace la notte intorno a me solenne
le ore vanno e sfilan le memorie
siccome un nero e funebre convoglio.
Del cielo nelle oscurità remote
nell'ombra amica che con man soave
le grevi forme della chiesa lambe,
nell'ombra amica che gl'uomini culla
col lento canto della pace eterna
vedo di forme strane scatenarsi
una ridda veloce e affascinante
vedo la mente umana abbacinata
chinar la fronte...
Ma il mio pensiero innalzasi sdegnoso
e squarcia il manto della notte bruna
libero, e vola, -

vola alla luce pura trionfante
vola al sole del vero, dove i forti
stan combattendo l'immortale agone
cinti le terapie d'agili corone,
vola esultante.
 
Carlo Michelstaedter
 
notti insonni, disturbate,
il cielo plumbeo del mattino,
i sensi, appannati;
la testa che scoppia d'amore,
l'amore che viaggia distante...
 

venerdì 8 gennaio 2016

La forza del ricordo

La forza del ricordo
 
 
Sapete come un domatore d'orsi
dia a queste bestie un'indimenticabile lezione?

Mette il suo orso sopra una caldaia
sotto la quale ha prima acceso il fuoco.

E intanto con un organetto
suona all'animale la canzone: Godi l'esistenza!

La bestia alle prese col dolore
non può star ferma ed è costretta a danzare.

Più tardi quando essa sente questa melodia,
si direbbe che il demonio della danza l'afferri all'improvviso!

Io pure fui messo sopra una caldaia.
L'organo suonava! E il calore era intenso.

La mia stessa carne s'infiammava,
e questo ricordo non ha mai lasciato l'anima mia.

Ogni volta che tornano i ricordi di quel tempo,
Mi sembra di trovarmi ancora sopra la caldaia.

Sento delle punture acute sotto le unghie
e sono costretto a danzare sui piedi dei miei versi.
 
Henryk Ibsen
 
Georges Pierre Seraut
"Falciatore"
 


La forza del ricordo è una falce che taglia i tristi fieni dell'oblio.
MAURO CORONA
Il volo della martora

 
ricordare, rammentare, rivivere,
verbi che guardano indietro,
espressioni celate in noi da sguardi;
vorremmo, potremmo,
se solo...