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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 6 agosto 2026

So Hot!

Il surriscaldamento della Terra, noto come riscaldamento globale, è l'aumento a lungo termine della temperatura media del sistema climatico terrestre causato principalmente dalle attività umane. 
L'accumulo di gas serra nell'atmosfera intrappola il calore solare, alterando profondamente gli ecosistemi e generando fenomeni meteorologici estremi in tutto il pianeta (dalla rete).

Caldo

Il sole da sopra si sporge di sotto.
Il mondo si toglie il cappotto.
L'estate rovescia colore arancione.
Il mondo si toglie il maglione.
Il caldo stordisce la pietra e la serpe.
Il mondo si toglie le scarpe.
E cammina scalza nel corpo che suda.
La vita che è nuda.

Bruno Tognolini

Filastrocca impertinente eppure
fa seriamente caldo, il mondo
ha la febbre e dirlo non basta;
e noi siamo stupidi e ciechi...

Gli effetti del riscaldamento climatico sono già perfettamente visibili, percepibili ed in costante accelerazione:

Scioglimento dei ghiacciai,
Alterazione dell'albedo
,
Eventi meteo estremi
,
Innalzamento dei mari
,
Perdita di biodiversità
,

e noi?
Putroppo ho l'impressione che restiamo solo a guardare.

sabato 1 agosto 2026

Isn't it a pity?

Non è un peccato soccombere?
lasciare andare la vita così
come fosse tutto ineluttabile;
cercherò di seguire il concetto...
 

Non è un peccato?
Allora, non è una vergogna?
Come ci spezziamo l’un l’altro i cuori
e ci facciamo del male?
Come ci prendiamo l’amore degli altri
senza pensarci troppo
e poi ci dimentichiamo di restituirlo
Non è un peccato?

Per alcune cose ci vuole tempo ma non so spiegarmi
Perché così tanta gente
non riesca a capire che siamo tutti uguali
e per via di tutte quelle lacrime
I loro occhi non possono più sperare di vedere
la bellezza che li circonda
Non è un peccato?

Non è un peccato?
Non è una vergogna
Come ci spezziamo l’un l’altro i cuori
e ci facciamo del male?
Come ci prendiamo l’amore degli altri
senza pensarci troppo
e poi ci dimentichiamo di restituirlo
Non è un peccato?

e poi ci dimentichiamo di restituirlo
Non è un peccato?
e poi ci dimentichiamo di restituirlo
Allora, non è un peccato?

Che peccato
Che peccato, peccato, peccato
Che peccato
Che peccato, peccato, peccato

George Harrison

sabato 4 luglio 2026

"Carpe diem, quam minimum credula postero".

"Carpe diem" è una celeberrima locuzione latina tratta dalle Odi del poeta Orazio (Odi I, 11, 8) che letteralmente significa "cogli il giorno", comunemente adattata in italiano come "cogli l'attimo".
La locuzione latina completa pronunciata da Orazio è "Carpe diem, quam minimum credula postero". 
Leuconoe è il personaggio femminile a cui il poeta rivolge la frase.
(dalla rete)

 Carpe diem
Cogli l’attimo (Odi XI)

Non domandare, Leuconoe – non è dato sapere – che
destino gli dei hanno assegnato a me e a te, e non consultare
gli oroscopi. Perché è meglio tollerare ciò che sarà,
sia che Giove ci abbia dato ancora tanti inverni sia che questo,
che sfianca il mar Tirreno con rocce di pomice,
sia l’ultimo: sii assennata, purifica il vino e recidi la duratura speranza,
ché la vita è breve. Mentre parliamo, se ne va il tempo geloso:
cogli l’attimo, e non fare nessun affidamento sul domani. 

Orazio

L'espressione affonda le radici nella corrente dell'epicureismo.
Più che un'esortazione a sperperare il tempo, è un invito a vivere pienamente il presente e ad apprezzare ogni istante senza l'ansia del domani.

Ma quante volte... "Olim...",
"Carpe diem..." dettati dal suono
di metriche astruse, latino,
greco, e pensieri lontani... 
 
Essa non invita al divertimento sfrenato o all'incoscienza.
La lucuzione di Orazio rappresenta un'esortazione a vivere appieno il presente, accettando con serenità l'inesorabile scorrere del tempo e l'incertezza del futuro.

mercoledì 24 giugno 2026

Sed Non Satiata ("Ma non sazia")

 
Sed non satiata ("Ma non sazia") è il celebre sonetto n. XXVI de I Fiori del Male di Charles Baudelaire. È un inno sensuale e tormentato a una donna bruna, la "divinità" che incarna un amore carnale e insaziabile, capace di superare ogni droga, stordimento o "paradiso artificiale". Nella poesia, Baudelaire esalta la propria musa (spesso identificata con Jeanne Duval, la sua storica amante), descrivendola con toni esotici e oscuri: «Bizzarra divinità, bruna come le notti».
Il titolo è una citazione colta ripresa dalle Satire di Giovenale, dove veniva usata per descrivere l'insaziabile lussuria dell'imperatrice Messalina.

Sed non satiata

Bizzarra divinità, bruna come le notti,
profumata di muschio misto all’avana,
opera di un qualche obi, Faust della savana,
strega dai fianchi d’ebano, figlia della notte buia,

preferisco all’oppio, alle notti, alla costanza
il liquore della tua bocca, in cui trionfa l’amore.
A te i miei desideri si volgono in carovana
e i tuoi occhi sono cisterne che dissetano i miei tormenti.

Da questi grandi occhi neri, spiragli della tua anima,
o demone impietoso, versami meno fiamme:
io non sono lo Stige che può stringerti nove volte,

e non posso, suvvia, megera libertina
per smorzare il tuo ardore e metterti alle strette
nell’inferno del tuo letto divenire Proserpina!

Charles Baudelaire 

Il poeta confessa di preferire l'inebriante "elisir della tua bocca" agli oppiacei o alle notti di sonno (quasi che il sesso possa superare in qualche modo la dipendenza dalle droghe abitualmente utilizzate dal poeta).
C'è un costante senso di dipendenza da questo amore oscuro e passionale che non trova mai requie e non riesce a soddisfare del tutto la sua sete di tormento.
La seconda parte del componimento si focalizza sull'insaziabilità dei desideri. Il poeta descrive i grandi occhi della donna come "cisterne" in cui abbeverare le proprie angosce.
Invocandola come un demone impietoso, le chiede di versare meno fiamme, ammettendo la sua impotenza di fronte a una passione così travolgente e carnale.

Effimere pretese giacciono
in freddi abbracci senza passione;
dove stancamente ricerco calore
trovo solopiacevole tepore... 
 
L'espressione dà anche il nome ai Sed Non Satiata, una nota band musicale screamo/post-hardcore francese originaria di Tolosa, attiva dagli anni 2000, che si ispira proprio alle atmosfere oscure della letteratura francese.
(dalla rete)

giovedì 26 febbraio 2026

Enorme e piccolo

Enorme

E' enorme, dicesti, l'immagine
che di te  ho dipinto nel cuore
sei qualcosa che, imprevisto,
vorrebbe solcare il mio mare
come aratro preziosa a quel seme
che più non potrà dare frutto.
Sei presenza ingombrante
che vibra a ogni minimo tocco
come corda inverosiilmente tesa
che pare prossima a spezzarsi
e liberare l'ingorgo di dentro.
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate
 
 In italiano, i termini piccolo ed enorme rappresentano due estremi opposti riguardanti le dimensioni o l'intensità. "Piccolo" ed "enorme" sono aggettivi contrari che descrivono dimensioni estreme: il primo indica qualcosa di ridotte dimensioni, il secondo qualcosa di grandezza ritenuta eccezionale.
(dalla rete)

sabato 21 febbraio 2026

Poesia, commento e riflesso

Il ragazzo che era in me

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]

Cesare Pavese 

La poesia esplora il contrasto tra l'innocenza perduta e la solitudine dell'uomo maturo, un tema ricorrente nella produzione pavesiana. Il testo rievoca immagini d'infanzia e adolescenza, con riferimenti a "prati", "frecce dipinte" e "colori di guerra", simboleggiando un passato selvaggio e vitale che si scontra con la realtà adulta.
 
Passioni, paure ed ansie,
il ragazzo che era in me piange
e si illude ancora di fare
eppure è solo una chimera...
 
L'espressione "il ragazzo che è in me" (o più comunemente "il bambino che è in me") si riferisce generalmente al concetto psicologico dell'infanzia interiore, ovvero quella parte della personalità adulta che conserva la curiosità, la vulnerabilità e la spontaneità dei primi anni di vita (dalla rete).

sabato 31 gennaio 2026

Aprire le finestre d'inverno...

Il concetto di tenere le finestre aperte in inverno si basa sull'esigenza fondamentale di garantire un'adeguata ventilazione per la salute e per prevenire danni all'edificio, pur minimizzando la dispersione di calore.
L'obiettivo è un ricambio d'aria rapido ed efficiente, non un'apertura prolungata.
(dalla rete)
 
 Alte finestre aperte...

Alte finestre aperte
hanno lasciato ombre di luce
sulla sabbia.
La strada era immobile,
morta del bianco preciso
con dodici ferite invernali.
Tra i rami dei pini
il pensiero girava
le brezze degli ulivi.
Una volta vicino. Lo spazio
vuoto, libero, perso
lungo le braccia.
E quanto è lontano l’attimo,
quattro pareti economiche
immagini a specchio.
Né tu né io. Le finestre
alte, aperte, nude,
suicida nel primo mattino.

Josefina de La Torre

Insapori attimi di risaputo gelo
nel cuore uno spiraglio e un vento
folata di freddo nell'anima stanca
profumo di nuovo, ricorrente...
 
In inverno è fondamentale arieggiare casa per evitare l'accumulo di inquinanti indoor e la formazione di muffa, ma il modo in cui lo fai cambia drasticamente l'efficienza energetica
. Aprire le finestre in inverno, specialmente quelle più in alto, è fondamentale per un ricambio d'aria efficiente (5-10 minuti, più volte al giorno). Questo metodo previene condensa e muffa, rimuove inquinanti (CO2) e migliora la qualità dell'aria interna senza raffreddare in modo eccessivo le pareti, garantendo risparmio energetico.

giovedì 17 aprile 2025

Old love

L' amore non è soggetto al tempo e non si esaurisce con il passare degli anni. È assolutamente normale, quindi, percepire quell’insieme di sensazioni e di emozioni provate anni addietro in maniera immutata, anche una volta superati i 65 anni. 
La scienza stessa lo conferma: i sentimenti sono importanti non solo a livello di umore, ma anche per la salute dei nostri anziani.
 
 Di notte mi corico al tuo fianco
E ho visto
La città fare volteggi e piroette.

Ernest Hemingway

E noi ancora siamo insieme
e gli anni che spesso distanziano
ora ci dicono cose del mondo;
siamo adesso rifugi vicini...

Uno studio della Japan Geriatric Society ha svelato come gli anziani che si trovano in una relazione siano più portati a mantenersi attivi sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Le ragioni sono da ricercare in un nuovo senso di responsabilità nei confronti del partner e in una ritrovata energia nel vivere un’opportunità affettiva che si pensava ormai impossibile (dalla rete).

lunedì 24 febbraio 2025

Considerazioni

Alcuni di noi sono come inchiostro, 
altri come carta.
E se non fosse per il nero di alcuni di noi, 
altri sarebbero muti.
E se non fosse per il bianco di alcuni di noi,
altri sarebbero ciechi.

khalil Gibran

Tratti di penna ora sono
lettere scritte su schermi;
scrivere è privilegio di pochi,
leggere è a pannaggio di troppi...

lunedì 13 gennaio 2025

Freddo e bolle di sapone

Senti nell'aria

 Senti nell'aria il freddo,
gela la terra l'inverno;
ancora sento le vene
di ghiaccio irrompere.

Senti nell'aria un suono
di campane, nel tempo
lontane, dissonanti
le voci ormai perse.
 
Senti nell'aria profumi
di cose buene, di casa;
permane quel senso
già noto, di nulla...

Anonimo
del XX° Secolo
Poesie ritrovate

  Le bolle di sapone si congelano al freddo.
L'acqua saponata invernale si congela nell'aria.

giovedì 9 gennaio 2025

Canzone dei dodici mesi

Canzone dei dodici mesi

Viene Gennaio silenzioso e lieve, un fiume addormentatoFra le cui rive giace come neve il mio corpo malato, il mio corpo malatoSono distese lungo la pianura bianche file di campiSon come amanti dopo l'avventura neri alberi stanchi, neri alberi stanchi
Viene Febbraio, e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazzaLascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazzaL'inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranzaNei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza
Cantando Marzo porta le sue piogge, la nebbia squarcia il veloPorta la neve sciolta nelle rogge il riso del disgelo, il riso del disgeloRiempi il bicchiere, e con l'inverno butta la penitenza vanaL'ala del tempo batte troppo in fretta, la guardi, è già lontana, la guardi, è già lontana
O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita miaDiverso tutti gli anni, ma tutti gli anni ugualeLa mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
Con giorni lunghi al sonno dedicati il dolce Aprile vieneQuali segreti scoprì in te il poeta che ti chiamò crudele, che ti chiamò crudeleMa nei tuoi giorni è bello addormentarsi dopo fatto l'amoreCome la terra dorme nella notte dopo un giorno di sole, dopo un giorno di sole
Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primaveraIl nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della seraBen venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fioreMentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore
Giugno, che sei maturità dell'anno, di te ringrazio DioIn un tuo giorno, sotto al sole caldo, ci sono nato io, ci sono nato ioE con le messi che hai fra le tue mani ci porti il tuo tesoroCon le tue spighe doni all'uomo il pane, alle femmine l'oro, alle femmine l'oro
O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita miaDiverso tutti gli anni, ma tutti gli anni ugualeLa mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leoneRiposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visioneNon si lavora Agosto, nelle stanche tue lunghe oziose oreMai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore
Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull'etàDopo l'estate porta il dono usato della perplessità, della perplessitàTi siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identitàCome scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità
Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezzaNei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezzaLungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazzeLungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse
O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita miaDiverso tutti gli anni, e tutti gli anni ugualeLa mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare
Cala Novembre e le inquietanti nebbie gravi coprono gli ortiLungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i mortiCade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiadaTe pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada
E mi addormento come in un letargo, Dicembre, alle tue porteLungo i tuoi giorni con la mente spargo tristi semi di morte, tristi semi di morteUomini e cose lasciano per terra esili ombre pigreMa nei tuoi giorni dai profeti detti nasce Cristo la tigre, nasce Cristo la tigre
O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita miaDiverso tutti gli anni, ma tutti gli anni ugualeLa mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocareChe non sai mai giocare, che non sai mai giocareChe non sai mai giocare, che non sai mai giocare
 
Francesco Guccini
 Giorni, mesi, diventano anni,
le penetranti intese sciamano
verso lidi troppo lontani, in là
come peso che età ci impone...

martedì 2 luglio 2024

Protocollo cittadino #128 (Ombra)

 Ombra
 
Nei lunghi anni insieme scorgo
momenti d'amore vividi, certi;
ora che resta il ricordo assumi
le pose che sai, quelle che mai...

Gujil  
 
Secondo Jung l’Ombra è vicina all’uomo e ne cela l’inaccettabile; l’Ombra, la figura proiettata sulla parete, che insegue l’individuo anche quando si allontana, è uguale nella forma ma opposta nei movimenti e direzione. L’Ombra è qualcosa che esiste solo in presenza della luce, poiché un corpo immerso nel buio non ha parti oscure, non ha Ombra. Luce e Ombra sono quindi considerati come metafore del Bene e del Male, Positivo e Negativo (dalla rete).