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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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martedì 10 marzo 2020

Considerazioni, poesia e riflesso




non avrei mai pensato di vedere tutto questo.
Cose lette sui libri ai tempi dell'Università,
disposizioni di paesi senz'armi, senza medicine,
eppure...
sono convinto che la Natura ci messaggi,
che ci stia dicendo attenti! state in guardia!
abbiamo esagerato e stiamo esagerando,
la nostra terra, madre, ci sta forse punendo?
 
Gujil
 

 
Il ministro

Ci servirà un ministro del culto
per consegnare alla terra questo corpo pesante.

Ma non scaverà la fossa;
altri più forti e più deboli di lui lo faranno.
E non si strofinerà gli occhi e il naso;
altri più deboli e più forti di lui lo faranno.
Non infornerà dolci e non baderà ai bambini –
ci sono le donne, per questo. Altrimenti,
che ci starebbero a fare in un momento simile
se non facessero queste cose?

No, faremo venire il ministro del culto
per badare alle parole.

Non le deve abbellire,
non le deve dir bene,
non devono nemmeno piacergli
purché accettino di obbedirgli.

Serve il ministro
perché le parole sappiano dove andare.

Immaginale a girare e girare
confuse per il cimitero.
Immaginale a vagare per il mondo
senza mai trovare riposo.
 
Anne Stevenson
da "La via delle parole"
traduzione di Carla Buranello
 



dedico questa poesia ai ministri
quelli nostri che vedo stremati;
la dedico alle donne e agli uomini stanchi,
a chi combatte, in trincea, questa guerra...

lunedì 9 marzo 2020

Matteo Olivero

Matteo Olivero
"Primi raggi"
Lo chiamavano “il pittore della neve”, un’espressione riduttiva perché Matteo Olivero è piuttosto un pittore della luce, avendo fatto della ricerca luministica la ragione della sua arte. Certo la neve è presente in molti dei suoi quadri: la montagna rappresenterà per tutta la vita il suo rifugio perché in montagna sono le sue radici.

Del mattino
 
Un vetro s'è fatto acciecante
Una ragazza lava i panni e canta
Uno stornello giovane sorge puro ed è un rito
Gridi d'uccelli sono nel mattino
Rinasci come l'erba senza ricordi.
1938

Aldo Capasso
 
vigore del giorno, il mattino, oggi
è aria irreale, immota, forse ammorbata;
siamo preda di istanti che passano lenti
scanditi dal numero dei rimasti indietro...

Matteo Olivero nasce a Pra Rotondo, frazione di Acceglio, il 15 giugno 1879. Il padre muore quando lui ha 9 anni. Matteo si trasferisce con la madre prima a Dronero, poi a Cuneo.
La vendita del podere di famiglia gli consente di frequentare l’Accademia di Belle Arti a Torino, dove si diploma e la sua arte sboccia.
Le sue tele sono scorci folgoranti, paesaggi di ineffabile bellezza, caratterizzati da riverberi e controluce intensi.
Nel 1900 visita l’Esposizione Universale di Parigi.
Matteo Olivero
"E maledice al giorno che rimena il servaggio"
(1904-1905)
Scopre il divisionismo e l’arte di Segantini. 
Stringe rapporti con lo scultore Auguste Rodin. Due anni dopo, alla Quadriennale di Torino, incontra per la prima volta Pellizza da Volpedo, e nasce una scintilla artistica che durerà nel tempo.
«In quanto a talento, Olivero non aveva nulla da invidiare né a Pellizza né a Segantini» spiega Musiari. «Aveva un rapporto con la luce molto particolare.
I suoi paesaggi, i suoi tramonti, le sue distese innevate hanno fatto di lui il pittore della montagna per eccellenza».
Ma Olivero è uomo schivo, che non regge la competizione professionale della grande città.
Si trasferisce a Saluzzo con la madre, a cui è legato da un rapporto esclusivo, che gli limita le relazioni e gli inibisce i rapporti con l’altro sesso.
Esiste solo lei: la sua mecenate, la sua musa, la sua modella.
Quando nel 1930 la donna muore, la depressione latente esplode.
La situazione impietosisce Luigi Burgo, proprietario delle omonime cartiere, collezionista e da tempo suo grande estimatore.
L’ingegnere ristruttura per lui un rustico a Verzuolo, che l’artista usa come studio.
Ma senza sua madre non riesce più a creare, e nemmeno a vivere.
Sceglierà la soluzione più dolorosa e veloce, come Pellizza da Volpedo 25 anni prima.
La mattina del 28 aprile 1932 scavalca l’abbaino del suo studio e si lascia cadere nel vuoto.
Sul suo cavalletto una tela destinata a rimanere incompiuta, un angolo fiorito in un prato verde.
Titolo dell’opera: «Serenità».
La sua ultima contraddizione.
Timido e guascone, semplice e raffinato, determinato e fragile.
Matteo Olivero è stato artista di grande talento e straordinarie contraddizioni. Ha vissuto gli anni della maturità nel ’900, ma è rimasto sempre un uomo dell’800.
Ha frequentato i salotti parigini ma non si è mai staccato dalla sua terra d’origine, la Val Maira, nel cuneese.
Per tutta la vita ha inseguito la luce - che nelle sue tele ha cercato di catturare, imbrigliare, scorporare in mille colori - ma ha finito i suoi giorni inghiottito dal male oscuro.(Fabrizio Accattino - dalla rete).
 

domenica 8 marzo 2020

8 Marzo 2020

Parlare della festa della donna oggi può sembrare fuori luogo.
Visto il momento di estrema caducità, il virus che avanza senza guardare in faccia nessuno, l'ansia che anima il corpo del nostro popolo. Eppure deve rimanere dentro di noi quel barlume che ci fa essere migliori, che ci fa, se non altro, ricordare qualcosa di importante e sereno. Questa bella descrizione di Madre Teresa di Calcutta ci rimanda alla realtà delle cose, alle nostre fragilità che cerchiamo di nascondere con spavalderia e irruenza.
Gujil
 
Donna
 
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….

Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è colla di qualsiasi tela di ragno.

Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.

Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di fotografie ingiallite…..
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.

Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!
 
Madre Teresa di Calcutta

 

Hans Baldung
"Le tre età della donna e la morte"     
Austria, Vienna, Kunsthistorisches Museum
 

questo giorno di festa non si farà,
tanto il timore, la paura e l'ansia;
donne piene di angoscia abbandonano
il fascino, il belletto, amore e passione...

Molti artisti hanno cercato di fissare sulle loro tele le età della donna (Klimt in primis).
In stretto collegamento con il problema della morte in Hans Baldung c’è il problema della sensualità.
È profondamente interessato al corpo, sia alla bellezza del corpo che all’orrore del suo appassimento.


“Tre età di una donna e morte”

è il dipinto più famoso di
Hans Baldung.

Un tema preferito di artisti di epoche diverse era una rappresentazione simbolica dell’età, della giovinezza e della vecchiaia di una persona, della bellezza e dell’appassimento del corpo umano.
Le allegoriche figure femminili raffigurate nella foto ci fanno pensare alla caducità e alla spietatezza del tempo:

linfanzia nella forma di un bambino che dorme,
la giovinezza fiorita,
poi emaciata la vecchiaia e, infine,
la morte sotto forma di uno scheletro con una clessidra.
(dalla rete)
 

sabato 7 marzo 2020

Ricorrenze

Quota 84
Nel giorno del mio compleanno

Dalla torre degli anni che chiamo vita
Guardo nel pozzo: non tempo ma spazio, non qui ma laggiù,
Non senso ma memoria, ovunque in nessun luogo –
La storia incerta, il nodo al fazzoletto,
Il dove-siete-morti-onnipresenti, i vostri nomi
In un istante mi riportano all’infanzia, a ritroso percorro
La lunga strada fino al Natale e i suoi doni.
Così il DNA modella la sostanza dei sogni,
E la vecchiaia non ha motivo d’essere.
Un sapore proustiano, un profumo, la musica di una frase
Sfidano la legge naturale cui si sottraggono.
La vita sarà mia fintantoché io sarò la mia mente
E la gioventù? Sofferenze, ansie e ferite
Meglio ricordate che rivissute.


Anne Stevenson
da "La via delle parole"
traduzione di Carla Buranello

 
 
 Le frasi belle servono per gli eventi speciali.
In occasione del compleanno di amici e parenti, che sia il primo compleanno o il cinquantesimo, vorremmo augurare loro il meglio. Non sempre, però, riusciamo a esprime l'affetto che ci lega a una persona cara attraverso le parole. La fantasia viene meno e tutto quello che ci viene in mente è solo qualche frase di circostanza,
che trasmette ben poco delle emozioni che proviamo (dalla rete).
 
ricorrenza, gradita, inutile, vaga,
siamo fatti di pensieri e ricordi;
in questa bolla è difficile una festa,
in questo cristallo si rimane indifesi...

venerdì 6 marzo 2020

Spoon

Francis Turner

Non potevo correre o giocare da ragazzo.
Da uomo potevo solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perchè la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Ora giaccio qui confortato
da un segreto che nessuno tranne Mary conosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe, e di pergole dolci di viti -
là quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
baciandola con l'anima sulle labbra
all'improvviso questa prese il volo.

Edgar Lee Masters
"Spoon river Anthology"
 
  
quando il morbo insidia e stronca,
come in un incubo si sopravvive;
siamo circondati da incerti eventi,
siamo preda di qualcosa che ci insidia...

giovedì 5 marzo 2020

Protocollo cittadino #12

 
 
Protocollo cittadino #12
 
bisogna fare una attimo di ripensamento,
oggi, dominati dal virus, indifesi e stanchi;
eppure cercherei il messaggio, l'avviso,
ho sempre sostenuto che, forse, in fondo,
il virus della terra siamo invece, probabilmente, noi...
 
Gujil
 
 

mercoledì 4 marzo 2020

Haiku



 
Haiku

 
siamo cristallizzati in un bolla,
come infinite reazioni,
siamo sensazioni sospese
 
Anonimo
del XX° Secolo
Haiku
 
 

martedì 3 marzo 2020

In bilico

Bilico
 
Ogni mio verso è un furto
vitale alla mortale
quotidianità dell’agguato
- aggressione in potenza, passo
felpato - d’un esorcizzato
massacro.
 
Luca Canali
 
come mi sento io adesso,
in bilico, precario equilibrio;
sotto di me sensazioni sospese,
abissi? vuoto?, pochi centimetri?..
 
 

lunedì 2 marzo 2020

Lezione

Ragazzi e ragazze l’inverno persuade
Che è l’amore come neve che cade;
E rende bello tutto quello che tocca
Sebben perisca il fiato della sua bocca.


Anne Stevenson
da "La via delle parole"
traduzione di Carla Buranello


Laurenzio de Voltolina
"Lezione all'Università di Bologna
alla metà del Trecento"
La lezione (dal latino lectĭo, -ōnis "lettura")
 è un particolare tipo di attività didattica, che si svolge in un segmento determinato di tempo e di spazio (reale o virtuale). Come ogni attività didattica, rinvia ad un insegnamento: in particolare, essa ha tradizionalmente forma orale ed è volta a esporre ad un uditorio di uno o più discenti informazioni e conoscenze riguardo a un particolare soggetto.  La lezione propriamente detta è quella impartita nel metodo pedagogico da un insegnante di una scuola o università ai propri studenti. Le lezioni sono usate per trasmettere informazioni critiche, storia, retroscena, teorie scientifiche, equazioni, e via dicendo. Solitamente, il docente starà di fronte a una platea di ascoltatori e proporrà informazioni pertinenti al soggetto della lezione, avvalendosi, se del caso, di particolari supporti e strumenti come lavagne tradizionali o elettroniche, proiettori, schermi televisivi e altri oggetti (da Wikipedia).

come quella che stiamo imparando,
la terra ci sta spiegando, sta a noi capire;
i segni vanno compresi, ascoltati,
saremo capaci di interpretare e reagire?

domenica 1 marzo 2020

Resilienza

 La resilienza (dal latino resilere, rimbalzare)
è quella caratteristica delle persone che, nonostante siano state ferite, non si considerano vittime bensì affrontano il futuro con nuovo vigore progettuale.
In fisica essa indica la caratteristica dei materiali di riprendere la forma originaria dopo aver subito una deformazione.
In psicologia, similmente, indica la capacità delle persone di superare le difficoltà con vitalità, elasticità ed energia. 
E' quindi quella capacità di superare le avversità, di affrontare i fattori di rischio, di rialzarsi, dopo una crisi, più forti di prima (dalla rete). 
 
Voglio alzarmi
 
Voglio alzarmi dalla polvere della terra.
Essere poesia pura, essere parola,
ascendere nel giusto pensiero
di equilibrio, di frutto, di preghiera.
Così potrò pregare se piange il Cielo
convertendo il dolore in speranza.
Con dolcezza nelle mani, in punta di piedi,
asciugherò con amore lacrime tanto dolci.
 
Voglio alzarmi dalla polvere della terra.
Vagare per lo spazio in pace, silenziosa,
meditando gli errori nel tempo
fino a ripulirmi di tutte le mancanze.
Così potrò cantare se canta il Cielo
versando allegria nell’alba.

La forza espressiva del mio accento
smusserà gli spigoli che mi saranno nati.
 
Matilde Camus
da "Canzoniere di Liébana", 1977

 
io vorrei rialzarmi invece, da questa stasi,
siamo obbligati dall'ignoto a terra;
la terra, madre, ora arrabbiata con noi,
siamo figli che non capiscono, stupidi...