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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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sabato 21 febbraio 2026

Poesia, commento e riflesso

Il ragazzo che era in me

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia che potevo e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ne ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.
[15-16 luglio 1932]

Cesare Pavese 

La poesia esplora il contrasto tra l'innocenza perduta e la solitudine dell'uomo maturo, un tema ricorrente nella produzione pavesiana. Il testo rievoca immagini d'infanzia e adolescenza, con riferimenti a "prati", "frecce dipinte" e "colori di guerra", simboleggiando un passato selvaggio e vitale che si scontra con la realtà adulta.
 
Passioni, paure ed ansie,
il ragazzo che era in me piange
e si illude ancora di fare
eppure è solo una chimera...
 
L'espressione "il ragazzo che è in me" (o più comunemente "il bambino che è in me") si riferisce generalmente al concetto psicologico dell'infanzia interiore, ovvero quella parte della personalità adulta che conserva la curiosità, la vulnerabilità e la spontaneità dei primi anni di vita (dalla rete).

venerdì 20 febbraio 2026

Specchio poetico

Specchio può essere letta come una poesia di rinascita. Lo sguardo del poeta si concentra sull’incanto dei piccoli germogli che nascono alla luce del sole facendo risplendere i rami che parevano secchi e morti. Salvatore Quasimodo descrive la primavera come il compiersi di un miracolo: è ciò che ridona vita a un paesaggio fermo, congelato nel lungo inverno, che pareva destinato a una perenne immobilità (dalla rete).

 Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Salvatore Quasimodo 

Secondo la critica Quasimodo in questi versi fa propria una sensibilità biovegetale (denominata dendromorfismo), rintracciabile nell’immagine delle gemme nascenti, in cui il ciclo biologico della vita dell’uomo e delle piante viene trasfuso in un destino comune. L’uomo si fonde con l’immagine dell’albero e i sentimenti umani vengono assimilati, in una sorta di simbiosi, all’esistenza naturale.

Un inno alla Primavera, ora,
che arriva con colori più densi
carichi di vita di aria, di sole;
poi ancora un giorno di gelo...

giovedì 19 febbraio 2026

"Sconclusionati"

..sconclusionati impeti di sensi
accavallano ipotesi, studi, cuori;
nel confermare la mia inquietudine
collimo la mente e l'anima...
 
Anonimo
del XIX° secolo
frammenti ritrovati 
 
"Sconclusionati" è un termine perfetto per descrivere qualcosa che non ha né capo né coda. Come aggettivo sconclusionato indica qualcosa privo di coerenza, di connessioni o conclusioni logiche: un discorso, un ragionamento sconclusionato.
Come sostantivo si definisce sconclusionato colui che non è capace di giungere a conclusioni pratiche o anche soltanto di mantenere un minimo di coerenza logica: un ragazzo un po’ sconclusionato; è uno sconclusionato (dalla rete).

mercoledì 18 febbraio 2026

Palazzo fiabesco

"A Palazzo Rari Or" è una celebre poesia di Aldo Palazzeschi, datata 1905 e inclusa in raccolte come I cavalli bianchi (1905) e L'Incendiario (1913).
Descrive un luogo fiabesco, misterioso e inaccessibile, osservabile solo da lontano, caratterizzato da atmosfere sospese tra gioco, musicalità e un tocco crepuscolare.
  
 A palazzo Rari or

Da vetri oscurissimi
leggera una nebbia viola traspare:
finissima luce.
E s’odon le note morenti
dei balli più lenti.
Si vedon dai vetri
passare volanti
le tuniche bianche
di coppie danzanti.

Aldo Palazzeschi

La poesia fa parte della produzione giovanile del poeta, nota per i toni allegri, quasi da "saltimbanco", e per l'uso di nomi fantasiosi e allitteranti.

Fantasmi, paure, sogni,
non spingerti oltre anima
in un frullare veloce di cose
rimango attonito, perplesso...

Il palazzo rappresenta un mondo chiuso, quasi onirico, in bilico tra sogno e realtà, allontanandosi dalle tematiche realistiche per esplorare un orizzonte fantastico.
(dalla rete)

martedì 17 febbraio 2026

Danza alchemica

Danza alchemica
 
Le curve linee del desiderio
irrompono di dolci pendii
la mente  ancora rimanda
messaggi suadenti, le mani.

Sfinire nell'ego riscontri
risaputi ancestrali e passioni
come vento indomabile smuove
la diga che trattiene gli umori.

Prorompe infine una goccia
che muove di fremiti il cuore,
poi si calma il respiro, s'acquieta,
il corpo riposa, appagato, infinito...
 
Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate

Il "gioco sottile" nell'ambito dell'erotismo si riferisce all' arte della seduzione, basata sulla tensione psicologica, il non detto, il contatto visivo e l'attesa, piuttosto che sull'atto fisico esplicito immediato. È una danza alchemica che nutre il desiderio e l'intimità quotidiana, trasformando l'interazione in un gioco di attrazione (dalla rete).

lunedì 16 febbraio 2026

Farandola

La farandola è un'antica e vivace danza popolare originaria della Provenza, in Francia, caratterizzata da danzatori disposti in una lunga catena che si muovono al suono di strumenti tradizionali (flauto e tamburo o tamburello).

La farandola dei fanciulli sul greto
era la vita che scoppia dall'arsura.
Cresceva tra rare canne e uno sterpeto
il cespo umano nell'aria pura.

Il passante sentiva come un supplizio
il suo distacco dalle antiche radici.
Nell'età d'oro florida sulle sponde felici
anche un nome, una veste, erano un vizio,

Eugenio Montale 

Forse non proprio una farandola, cioè un girotondo a ballo, ma semplicemente un gioco comune, chiassoso, vivace. Essa richiama, per allitterazione, ma soprattutto per i colori della combinazione di fanciulli e vita, prima che una danza, un oggetto.
La girandola: spicchi di carta variamente colorati che roteano, e anche in mancanza di vento prendono a frullare, perché il vento viene creato dalla corsa di chi tiene il bastoncino della girandola in mano.

E correre nell’aria stagna e statica, senza brezza alcuna, diventa un allegro sberleffo all’ordine stabilito dalla natura di quell’ambiente così ostico.
Il tutto nell’incoerenza del greto del torrente.
(dalla rete).

Nel mio lontano ricordo di greti
un fruscio di serpi e mio padre
corso in aiuto, al suo cucciolo;
poi questo nulla che è tempo...

domenica 15 febbraio 2026

Saltare (dalla finestra)

Il tema dell'amante che salta o scappa dalla finestra è un classico topos letterario e cinematografico, spesso legato a situazioni comiche o tragiche di tradimento scoperto.
 
Cabina telefonica
Numero 507

salterò dalla finestra
se è questo che serve
per soddisfarti sessualmente,
ma solo se tu abiti nel
seminterrato.
 

Pedro Pietri

Telephone Booth
Number 507

I will jump out the window
if thats what it takes
to satisfy you sexually,
but only if you live in the
basement.

Le notizie di cronaca riportano talvolta episodi reali di fughe precipitose o di gesti estremi per sfuggire all'ira del partner tradito.
(dalla rete)

Finestre sul mondo, coppie
vecchi e giovani amanti reclusi
in amore ancestrali e passione
che sgorga di umori violenti..
 
"Saltare dalla finestra" è una locuzione metaforica usata nell'espressione "o mangi questa minestra o salti dalla finestra", che indica una scelta forzata tra due opzioni, spesso sgradevoli. 
In senso figurato, può significare un tentativo di fuga, un cambiamento drastico o una reazione a una situazione opprimente.
(dalla rete)

sabato 14 febbraio 2026

Gente... persone

Gente non convinta

Questa pioggia che cade per piazze e per strade,
e in caserma e in collina, va tutta sprecata.
Domattina le piante saranno lavate,
lungo i viali, e il cortile in caserma bel molle,
da sfangarci al ginocchio: i lavori che fanno in città
sembran tutti quest’acqua che cade sui tetti.

(Fuori, piova nel buio per tutte le strade,
finirà che domani per terra c’è l’erba).

Si è veduto stasera venire giú l’acqua
per i fossi, in collina, e la terra ingiallita
dalle foglie e dal fango. Ma, sopra il sentore
della terra, uno sterile tanfo di fiori
che succhiavano l’acqua, e tra i fiori, le ville
che grondavano pioggia. Soltanto dall’altro versante,
arrivare sul vento un sentore di vigna.

(Fuori, piova nel buio per piazze e per strade,
non importa: c’è un vino che viene a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

C’è un odore di pietra nel vento bagnato,
e per terra, soltanto rotaie. Le donne che passano
le conosce nessuno. Le donne in città
sono sempre diverse e non servono a niente.
Nel casino, là sí che gli odori son buoni
e le donne son brave. Ma vivono come in caserma
anche loro e il lavoro che fanno è una stupidità.

(Non importa: le donne verranno a scaldarci
di un calore che ancora domani sapremo cos’è).

Cesare Pavese

Gente si definisce come un nome collettivo che indica un insieme indeterminato di individui, distinguendosi da termini simili per sfumature sociologiche, etimologiche e giuridiche. La parola gente quindi identifica un gruppo generico e indeterminato di esseri umani. Pur riferendosi a più individui, grammaticalmente è un sostantivo femminile singolare (nome collettivo).
 
acqua che scorre nei fiumi
come copiose lacrime agli occhi;
incertezze ammantate di viola
in un contesto assurdo di voci... 
 
In italiano, la scelta tra "gente" e "persone" dipende dal grado di precisione e dal tono che si vuole usare; se si possono contare gli individui o si vuole essere cortesi, meglio scegliere  persone. Se ci si riferisce a una folla indistinta, meglio usare gente (dalla rete).

venerdì 13 febbraio 2026

Sono solo io che penso...

La sensazione di essere l'unico a pensare in un certo modo — o anche solo di essere "intrappolati" nei propri pensieri — è un'esperienza umana universale, spesso legata a fenomeni psicologici.

Sono io che penso...

 In fondo sono solo io che penso
che rurro possa ruotarmi intorno,
le cose, la vita, le tante persone
in un fulgido turbine di colori.

Mi illudo ancora di me,
delle mie sincere posizioni
degli scherzi, delle parole dette;
poi tutto ritorna reale...

 Anonimo
del XIX° Secolo
poesie ritrovate
 
Se nel concetto ci si riferisce a un pensiero specifico o a una preoccupazione particolare, bisogna sapere che quasi certamente migliaia di persone stanno avendo lo stesso dubbio in questo esatto momento.
Spesso viviamo  una specie di unicità Illusoria che altro non è che la tendenza a credere che le proprie capacità, opinioni o dilemmi morali siano più rari di quanto non siano in realtà.
(dalla rete)

giovedì 12 febbraio 2026

Rumore bianco

Per molti, il suono della pioggia è un 
"rumore bianco" 
naturale che favorisce il sonno e riduce lo stress 
mascherando i rumori improvvisi.
(dalla rete)

“Nostalgia della mia dimora”

 
Una città immersa nella nebbia del lago,
la pioggia suona come una canzone di canne.
Persino adesso nella dimora che ho lasciato,
i fiori sono caduti e i rami sono scarni.

Jin Yi

Questo inverno che è ora
pieno di sconfitte e deliri;
rimane un deprecabile gesto
combatto il vuoto dentro...