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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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venerdì 12 agosto 2011

Poesia

Autopsicografia

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

Fernando Pessoa

Ferrovia delle Alpi Retiche (viadotto elicoidale presso Brusio)

giovedì 11 agosto 2011

Ivan (Ivano Montagnani)


Pescatore

mi piace l'acquerello, mi piacciono i colori tenui (anche quelli decisi a dir la verità) e ho scoperto questo artista vagando per la rete, devo dire che mi hanno colpito sia il tratto sicuro sia le tematiche che dipinge.
In un contesto così (parliamo delle zone intorno a Pisa) il mare e le varianti intorno al colore blu hanno sicuramente la loro importanza, così come le atmosfere così toscane che emergono dalle sue opere.
Un artista contemporaneo che mi riprometto di seguire con il massimo interesse.



IVAN

Ivano Montagnani è nato a Pisa, ha frequentato l’Istituto d’Arte di Cascina (Pi) conseguendo il Diploma di maestro d’Arte.
Ha successivamente frequentato l’Istituto d’ Arte di Firenze conseguendo il diploma di licenza dal corso di Magistero per la sezione Arredamento.
Il prevalente e costante interesse per il disegno, e successivamente per la pittura, lo porta a ricercare solide basi da cui partire per quella che sta diventando un’arte e una professione.
In un’epoca eclettica come la nostra, dove convivono naturalismo e simbolismo, egli cerca di non lasciarsi travolgere dalla corrente in voga al momento; e nella sua continua ricerca di forma e di strumenti atti a completare il bagaglio artistico, sperimenta ogni genere di tecnica grafica per lunghi anni, dal disegno all’incisione alla litografia, giungendo in ultimo al colore dove ha raggiunto in più giusto, e completo clima espressivo, una sensibilità che é insieme razionalità e intelligenza, amore per il bello e profondo senso morale.
Ha fatto però tutto da se - va detto – non si é affiancato ad alcun gruppo, non ha cercato, come fanno tanti, di trovare collocazione all’interno di schieramenti di tendenze: puntando sullo studio di sempre maggiori equilibri tra segni e colore, tra luci e ombre, ha proseguito la sua ricerca con riserbo, fors’anche con timidezza, ma con decisione.
Ha tenuto personali e partecipato ad importanti rassegne e concorsi nazionali, conseguendo premi e segnalazioni…” per la sua originalità di stile e delicatezza di mondo poetico…”.
Vive e lavora a S. Giovanni alla Vena (PI) Via Ugo Foscolo n. 6 (stilepisano.it).

Bimbi che giocano

Sogno a occhi aperti

Io sogno a occhi aperti
e, che sia notte o giorno,
sogno incessantemente.
E sopra le sconvolte
schiume dell’ampio mare,
in mezzo alle increspate
arene del deserto,
lietamente montato
sul collo sottomesso
di un possente leone,
monarca del mio petto,
vedo sempre fluttuare
un bimbo che mi chiama.

José Martì

Bimbo alla finestra

mercoledì 10 agosto 2011

I Draghi

Il drago è una creatura mitico-leggendaria dai tratti solitamente serpentini o comunque affini ai rettili, ed è presente nell'immaginario collettivo di tutte le culture, in quelle occidentali come essere malefico portatore di morte e distruzione, in quella orientale come creatura portatrice di fortuna e bontà.
Il termine deriva dal latino draco (nominativo), draconem (accusativo), a sua volta proveniente dal greco δράϰων (drakon), con l'omologo significato di serpente. L'etimologia del termine è stata spesso discussa: connesso col verbo δέρϰεσθαι (dèrkesthai) "guardare", probabilmente in connessione ai poteri legati allo sguardo di queste bestie o alla loro presunta vista acutissima.
Nel sanscrito e nell'indiano antico: dragh-ayami, allungare (dizionario etimologico online di Ottorino Pianigiani).
Fra gli animali realmente esistenti, a volte vengono chiamati "draghi" alcuni sauri, come il varano di Komodo, il drago barbuto e il drago d'acqua.
Presso gli antichi Greci e, a seguire, presso i Romani, acquisirono questo nome tutte le specie di serpenti grossi ed innocui che potevano anche essere tenuti come animali domestici.
Già con Omero si cita un "drago", un animale fantastico con una vista acuta, l'agilità di un'aquila e la forza di un leone, rappresentato come un serpente con zampe e ali, mentre Filostrato, nel 217 a.C., dissertava al riguardo di queste bestie ne La vita di Apollonio di Tiana (II, 17 e III, 6-8). L'animale è già presente nella mitologia greca in vari miti, come in quello del drago Ladone, padre delle Esperidi, ucciso da Eracle e posto nel firmamento nella costellazione del Draco, o del drago Pitone ucciso da Apollo.
Ampie trattazioni sul drago sono presenti anche in opere di scrittori Romani come Plinio, nella sua Historia Naturalis, Gaio Giulio Solino e Pomponio Mela.
Nella favola di Fedro La volpe e il drago, il mitologico animale appare per la prima volta come guardiano di tesori nascosti.
In Cina, i draghi sono da tempo immemorabile, assieme alla fenice, simbolo della famiglia imperiale.
Il drago è divenuto quindi una creatura mitico-leggendaria presente nell'immaginario collettivo di molte culture, sia come essere malefico (il drago nella Bibbia simboleggia il male supremo, il diavolo) ma anche come guardiano e difensore di antichi tesori e luoghi magici e portatore di grandissimo sapere e conoscenza. Inoltre, non è infondato pensare che queste fantasie possano essere state alimentate dal ritrovamento di fossili di dinosauro, per l'epoca impossibili da spiegare altrimenti: per esempio, già nel 300 a.C., un misterioso fossile ritrovato a Wucheng, Sichuan, in Cina, è stato etichettato come fossile di drago da un tale Chang Qu.
Quando parliamo di un animale frutto della fantasia umana, può sembrare inutile trattare degli attributi fisici e delle qualità di queste creature; sta di fatto, però, che data la vastissima diffusione di questi rettili alati all'interno delle culture di tutto il mondo, è possibile catalogare e registrare differenti specie, ognuna solitamente caratterizzata da tratti distintivi ricorrenti.
In linea di massima possiamo intanto affermare che tipicamente il drago è visto come una creatura appartenente alla classe dei rettili, ha sangue freddo, è carnivoro e depone le uova (ovviamente esistono eccezioni).
È possibile, a grandi linee, fornire due grandi metodi di distinzione per classificare questi animali fantastici: per classi (o famiglie) o per tipologie (o specie). Poiché i due metodi di raggruppamento non sono perfettamente sovrapponibili, è necessario esaminarli separatamente.
Se un drago possiede grandi ali e non ha le zampe, è un Anfither. L'Anfither vive nell'America del Sud ed è anche chiamato Serpente piumato, perché è appunto ricoperto da piume. Il drago che ha invece due gambe ma niente ali si chiama Lindorm o Lindworm. Sono draghi che solitamente vengono rappresentati sugli stemmi araldici.
I draghi con ali e due zampe si chiamano Viverne: anche questi sono animali araldici e compaiono in molti dipinti del Medioevo e del Rinascimento.
I draghi che possiedono quattro zampe e due ali sono definiti generalmente come draghi occidentali, mentre i draghi con quattro zampe ma senza ali sono indicati col nome di draghi orientali.
Ricordando il mito di Ercole, i draghi con più teste vengono comunemente definiti col nome di Idre.
Un drago senza né ali né zampe (oppure con due zampe) ma con due teste è chiamato Anfisbena.
Infine il knucker, un drago d'acqua dagli arti piccoli, che striscia non potendo volare per via delle ali troppo corte.
In epoca romantica, specie in area germanica e anglosassone, cominciò a rifiorire l'interesse per la mitologia germanica. Questo interesse fu accompagnato da un moltiplicarsi di riedizioni del canto dei Nibelunghi e di sue rivisitazioni sceniche (la più importante: il ciclo drammatico-musicale L'anello del Nibelungo, di Richard Wagner). In queste la figura del Drago, sempre presente, assume progressivamente caratteristiche tipiche dell'odierno fantasy.
Attualmente i draghi sono diventati alcuni tra i protagonisti dei romanzi e giochi di tipo fantasy, seppur, specie in anni molto recenti, la loro figura sia stata pesantemente modificata rispetto a come venivano presentati nelle leggende classiche, infatti in genere nelle opere moderne si tende ad usare la figura del tipico drago del Medioevo europeo cui però vengono spesso attribuiti caratteri, alcuni ripresi dal suo "cugino" cinese (bontà d'animo, poteri di vario genere, saggezza eccetera), altri ripresi da altre creature mitologiche e altri totalmente inventati.
Grazie agli scritti di J. R. R. Tolkien (Lo Hobbit e Il Silmarillion) la passione per il fantasy (dalla letteratura al gioco) è largamente diffusa. In questo contesto la figura dei draghi risulta emblematica e fortemente radicata nell'immaginario collettivo. Molti scrittori di fantasy del XX e XXI secolo hanno poi scritto di draghi: Margaret Weis e Tracy Hickman ne Le Cronache di Dragonlance, Ciclo di Death Gate e ne Il ciclo della Pietra Sovrana; Licia Troisi nei suoi libri sul Mondo Emerso e nella saga La Ragazza Drago; Markus Heitz ha parlato di draghi nella sua ora Tetralogia Dei Nani con i libri Le cinque stirpi, La guerra dei nani e La vendetta dei nani in cui alla fine del libro appare in circostanze misteriose quello che sembra un drago di cui, poi, si scoprono i resti nel quarto ed ultimo volume della saga, Il destino dei nani. Tra i giochi il più noto è sicuramente Dungeons & Dragons, ma anche Warhammer Fantasy e Warcraft. Un drago sui generis (per la precisione un drago della fortuna, ispirato in parte alla tipologia cinese) è inoltre uno dei protagonisti del romanzo La storia infinita di Michael Ende.
Anche J.K.Rowling nella saga di Harry Potter ricorre alla figura del drago, in modo particolare durante il quarto capitolo della serie, dove rubare l'uovo del drago è una delle prove del torneo Tremaghi.
Oltre a questo, c'è un'altra saga dove un drago anziché essere un personaggio secondario è un protagonista. Questa è quella di Christopher Paolini nominata la saga dell'eredità che comprende Eragon, Eldest, Brisingr e il quarto libro, Inheritance, che è ancora in fase di scrittura.
Con un accento più fantascientifico, la scrittrice Anne McCaffrey ha dedicato un fortunato ciclo di romanzi ai Dragonieri di Pern. Sul pianeta Pern, anticamente una colonia terrestre, una casta di dragonieri cavalca veri e propri draghi, ottenuti con l'ingegneria genetica a partire da una forma di vita indigena, i quali oltre alla classica capacità di sputare fuoco possono viaggiare nello spaziotempo con il pensiero. Inoltre Alan Dean Foster (sceneggiatore di Alien) ha scritto e non ancora finito di narrare le avventure nel (Commewealth humanx) di (Flinx) ragazzo con potersi psi che ha come animaletto un minidrago alspiniano Pip.
I minidradraghi hanno forma di serpenti alati dai vivaci colori molto agili e veloci nel volo arrivano dal pianeta (Alaspin) dove vengono temuti dato che il loro veleno che sputano con estrema precisione è un veleno corrosivo neurotossico sono onnivori non si possono catturare però essendo empatici primordiali - percepiscono le emozioni attorno a loro - possono decidere di instaurare un rapporto con un umano ma comunque mantengono una loro forte personalità non soggetta all'umano a cui decidono di legarsi. Pip inoltre per Flinx funziona come focalizzatore per i poteri erratici psi di Flinx (da wikipedia, estratto).

martedì 9 agosto 2011

Poesia

If I, like Solomon,...
could have my wish -

my wish... O to be a dragon,
a symbol of the power of Heaven-of silkworm
size or immense; at time invisible-
Felicitous phenomenon!


Se anch'io potessi, come Salomone,...
vedere esaudito un desiderio -

il desiderio mio... Oh, essere un drago,
simbolo del potere del Cielo - grande quanto
un filugello o immenso; e invisibile a volte.
Fenomeno felice!

Marianne Moore
(Come in una fortezza)

lunedì 8 agosto 2011

Le Pleiadi



Le Pleiadi, chiamate dai romani Vergilie, sono figure della mitologia greca, nate sul monte Cillene.Sono sette sorelle, figlie di Atlante e di Pleione. Secondo un'altra versione sono figlie di una regina delle Amazzoni.
I loro nomi erano:

Alcione
Celeno
Elettra, con Zeus ebbe Dardano;
Maia, con Zeus ebbe Ermes;
Merope
Asterope
Taigete

Secondo una delle versioni le Pleiadi erano le compagne vergini di Artemide, la dea della caccia. Orione, il famoso cacciatore, le inseguiva per tutta la terra e loro fuggirono nei campi della Beozia. Gli dei si mossero a compassione trasformando le ragazze in colombe e immortalando in seguito la loro figura nelle stelle.
Merope che abbandona le Pleiadi. Eppure nessuna delle Pleiadi era vergine, quasi tutte giacquero con divinità, tranne Merope, sposata con il noto criminale Sisifo. Lei per la vergogna abbandonò le sorelle in cielo e, per questo motivo, si dice che Merope brilla in cielo meno delle altre stelle che formano le Pleiadi.
Una volta divenute stelle, grazie anche ai poteri di Zeus manifestarono la loro simpatia ad Atreo, modificando il loro corso.
Le Pleiadi (conosciute anche come le Sette sorelle, la Chioccetta o con la sigla M45 del catalogo di Charles Messier) sono un ammasso aperto visibile nella costellazione del Toro.
Questo ammasso, piuttosto vicino (440 anni luce), conta diverse stelle visibili ad occhio nudo; anche se dagli ambienti cittadini solo cinque o sei delle stelle più brillanti sono visibili, da un luogo più buio se ne possono contare fino a dodici. Tutte le sue componenti sono circondate da leggere nebulose a riflessione, osservabili specialmente in fotografie a lunga esposizione prese con telescopi di dimensione ragguardevole.
I membri visibili delle Pleiadi sono stelle blu o bianche, molto luminose; l'ammasso conta in realtà centinaia di altre stelle, la gran parte delle quali sono troppo deboli per essere visibili ad occhio nudo. Le Pleiadi sono un ammasso giovane, con un'età stimata di circa 100 milioni di anni, e una vita prevista di soli altri 250 milioni di anni, a causa della sua bassa densità.
A causa della loro brillantezza e vicinanza fra loro, le stelle delle Pleiadi sono note dall'antichità: Omero le citava, come pure Tolomeo ed altri autori dell'età classica.
Da quando fu noto che le stelle erano corpi celesti simili al Sole, si iniziò ad ipotizzare che fossero in qualche modo legate fra loro; con lo studio del moto proprio degli astri e la determinazione delle distanze, fu chiaro che le Pleiadi fossero realmente legate gravitazionalmente e che avessero un'origine comune.
L'ammasso delle Pleiadi si trova a nord dell'equatore celeste, dunque nell'emisfero boreale; la sua declinazione è pari a circa 24°N, pertanto è sufficientemente vicina all'equatore celeste da risultare osservabile da tutte le aree popolate della Terra, fino al circolo polare antartico.
A nord del circolo polare artico appaiono invece circumpolari, mentre un grado a nord del Tropico del Cancro si possono osservare allo zenit. L'ammasso domina, nell'emisfero nord, il cielo serale dalla metà dell'autunno all'inizio della primavera, mentre dall'emisfero sud è un oggetto tipico del cielo estivo. Le Pleiadi si individuano con grande facilità, anche dai centri urbani moderatamente afflitti da inquinamento luminoso; appaiono come un fitto gruppetto di astri molto vicini fra loro, di colore azzurro e dalla forma caratteristica, che ricorda quella di una chiocciola o una miniatura dell'Orsa Minore. Ad occhio nudo si possono scorgere, fuori dalle aree urbane, fino a una dozzina di componenti, sebbene le più appariscenti siano otto (cinque o sei in un cielo moderatamente inquinato). Al binocolo si ha la visuale migliore: l'ammasso appare completamente risolto in stelle, le quali da otto diventano alcune decine; si può inoltre notare che molte di quelle che ad occhio nudo sembravano stelle singole appaiono ora disposte in coppia o in piccoli gruppi; due concatenazioni di stelle minori si possono osservare ad est e a sudovest.
La visione al telescopio a bassi ingrandimenti consente ancora di apprezzare la natura d'insieme dell'ammasso, mentre ad ingrandimenti maggiori non è possibile farlo rientrare tutto nell'oculare; telescopi più potenti possono inoltre mostrare fra le componenti delle deboli nebulosità diffuse, di colore azzurro, che riflettono la luce delle stelle principali delle Pleiadi.
Nella mitologia greca, come detto sopra, esse rappresentavano le Sette Sorelle, mentre per i Vichinghi erano le galline di Freyja; in molte lingue europee antiche sono infatti indicate come "galline" o "galli". Durante l'Età del Bronzo i popoli europei come i Celti (e probabilmente anche popoli precedenti) associavano le Pleiadi al dolore e ai funerali, dato che all'epoca storica, durante il Cross-quarter day fra l'equinozio d'autunno ed il solstizio d'inverno (nel periodo in cui tuttora si festeggiano il giorno dei morti e Halloween) le Pleiadi diventavano visibili ad est nel chiarore del crepuscolo.
A causa della precessione degli equinozi, quest'evento astronomico non coincide più con i giorni dei defunti, essendo slittato di quasi un mese, ma l'associazione è perdurata.
La Cultura di Monte Alto ed altre culture del Guatemala come gli Ujuxte e i Takalik Abaj costruirono i loro primi osservatori utilizzando come riferimento le Pleiadi e la stella η Draconis, e
chiamavano l'ammasso "le sette sorelle", credendo che quella parte di cielo fosse la loro vera origine. 
Il sorgere eliaco degli oggetti celesti assumeva una grande importanza nella compilazione dei calendari negli antichi popoli.
Il sorgere eliaco delle Pleiadi (attorno al mese di giugno) indicava il nuovo anno per i Maori della Nuova Zelanda, che chiamavano l'ammasso stesso Mataariki; una festa con lo stesso nome aveva luogo nelle Hawaii.
Gli antichi Aztechi del Messico e dell'America Centrale basavano il loro calendario sulle Pleiadi; il loro anno iniziava quando i sacerdoti iniziavano ad individuare le sue stelle ad est subito prima del sorgere del Sole, nella chiara luce dell'aurora; il nome che questo popolo dava all'ammasso era Tianquiztli.
Nella letteratura italiana, Giovanni Pascoli nel "Il gelsomino notturno" paragona le Pleiadi ad una chioccia in un'aia azzurra seguita da un pigolio di stelle.
Le Pleiadi rivestono notevole significato anche nel campo dell'astrologia, nelle sue diverse varianti praticate in tutto il mondo.
Nell'astrologia occidentale rappresentano un fronte contro le sventure ed erano considerate un'unità astrologica singola nelle stelle fisse del Medioevo; i materiali a cui erano associate erano il quarzo e il finocchio. Nell'astrologia esoterica i sette sistemi solari giravano attorno alle Pleiadi. Secondo l'astrologia indiana le Pleiadi erano conosciute come l'asterismo (Nakshatra) Kṛttikā ("i coltelli" in sanscrito).
Le Pleiadi erano chiamate "le stelle del fuoco" e la loro divinità è il dio vedico Agni, il dio del fuoco sacro. Si tratta di una delle Nakshatra più prominenti e sono associate con la rabbia e la testardaggine (Wikipedia).


Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte
anche giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.

Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.
 
Saffo
traduzione di Salvatore Quasimodo
(Lirici Greci, Milano 1985)

   
La cometa Machholz transita in prossimità delle Pleiadi; foto scattata l'8 gennaio 2005.

domenica 7 agosto 2011

Poesia

Fuga di giovinezza

La stanca estate china il capo
specchia nell' acqua il suo biondo volto.
Erro stanco e impolverato
nell' ombra del viale.
Tra i pioppi soffia una leggera brezza.
Il cielo alle mie spalle e' rosso
di fronte l' ansia della sera -
e il tramonto -
e la morte.
E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante la giovinezza,
china il capo
e non vuole più seguire la strada con me.

Herman Hesse

sabato 6 agosto 2011

Frammento


stupendi ricami di sabbia dorata
scopre una debole, scarsa risacca
tutto traspare nel celeste del mare;
quando il confine si staglia io vivo,
nel cuore segreto del mondo,
nell'acqua benedetta del cielo,
come una canna strappata dal vento
ondeggio alla brezza, tra i flutti...
soffrire tanto perchè troppo si è amato...
un destino di molti, la certezza di pochi...

anonimo del XX° secolo
frammenti ritrovati

venerdì 5 agosto 2011

Poesia

 
 
 
Quando il pensiero di te mi accompagna
nel buio, dove a volte dagli orrori
mi rifugio del giorno, per dolcezza
immobile mi tiene come statua.

Poi mi levo, riprendo la mia vita.
Tutto è lontano da me, giovanezza,
gloria; altra cura dagli altri mi strana.
Ma quel pensiero di te, che tu vivi,
mi consola di tutto. O tenerezza
immensa, quasi disumana!

Umberto Saba

giovedì 4 agosto 2011

Poesia

L'étoile a pleuré rose au coeur de tes oreilles,
L'infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l'Homme saigné noir à ton flanc souverain.

Nel cuore delle tue orecchie la stella ha pianto rosa,
bianco è disceso l'infinito dalla tua nuca alle reni
rosso è gocciato il mare alle tue scarlatte mammelle
nero ha sanguinato l'Uomo al tou costato sovrano.

Arthur Rimbaud

mercoledì 3 agosto 2011

La Foce

punto dove un fiume sfocia in un'altra massa acquatica (nel suo punto finale il mare o l'oceano).
Può essere a delta (con due o più ramificazioni anche separate tra loro da diversi kilometri a formare vere e proprie zone caratteristiche o intere regiuoni)  o ad estuario (il fiume entra direttamente in mare)
 
Il Fiume

Il fiume che si svena alla sua foce,
la sera che s'incenera e si sfa
nella tenebra morta, il fil di voce
del vento tra la viscida erba... Cuore,
quello ch'è stato d'amore e dolore
più non sarà.

Diego Valeri

La foce dell'Adige