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L'ombra è l'opposto del sole, ma si nutre di esso.
Un cielo grigio non genera ombre: nessun contrasto, nessun pensiero.


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giovedì 1 ottobre 2009


Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,
facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.
E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblio ricercato in esecrate bevande!
Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,
io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;
sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.
E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.
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Paul Verlaine

mercoledì 30 settembre 2009

Grazie

Ho sentito questa canzone mentre guidavo verso uno degli areoporti di Milano anni fa, quando ancora i suoni li consideravo integrante corollario al mio eccessivo peregrinare lavorativo. Ora non è più così ma la musica è rimasta dentro di me avvinghiata come una liana a stritolarmi l'anima. Venendo al nocciolo l'idea di dire grazie anche alle schifezze la trovo geniale, un inno all'esistenza su tutto e per tutto e Lei, nel video della canzone, è molto bella e invidiabilmente giovane. I sottotitoli in Spagnolo sono solo incidentali.

THANK U - How about getting off of these antibiotics How about stopping eating when I'm filled up How about them transparent dangling carrots How about that ever elusive kudo Thank you India Thank you terror Thank you disillusionment Thank you frailty Thank you consequence Thank you thank you silence How about me not blaming you for everything How about me enjoying the moment for once How about how good it feels to finally forgive you How about grieving it all one at a time Thank you India Thank you terror Thank you disillusionment Thank you frailty Thank you consequence Thank you thank you silence The moment I let go of it was The moment I got more than I could handle The moment I jumped off of it was The moment I touched down How about no longer being masochistic How about remembering your divinity How about unabashedly bawling your eyes out How about not equating death with stopping Thank you India Thank you providence Thank you disillusionment Thank you nothingness Thank you clarity Thank you thank you silence

Thank U (Grazie) - e se smettessi di prendere questi antibiotici e se smettessi di mangiare quando sono piena e che dire di quelle carote trasparenti penzolanti e che dire di quel kudo eternamente elusivo grazie india grazie terrore grazie disillusione grazie fragilità grazie conseguenze grazie grazie silenzio e se smettessi di incolparti di tutto e se per una volta godessi del momento e che dire di quando mi fa sentire bene finalmente perdonarti e se piangessimo tutto uno alla volta grazie india grazie terrore grazie disillusione grazie fragilità grazie conseguenze grazie grazie silenzio il momento in cui ho mollato è stato il momento in cui avevo troppo per le mani il momento in cui sono saltata giù è stato il momento in cui ho toccato terra e se smettessi di essere masochista e se ricordassi la tua divinità e se piangessi sfrontatamente fino a finire le lacrime e se non mettessi sullo stesso piano la morte con il fatto di finirla grazie india grazie provvidenza grazie disillusione grazie nulla grazie chiarezza grazie grazie silenzio

Alanis Morissette - Thank U (Thank You)da: Supposed Former Infatuation Junkie, WEA/Warner Bros 1998

martedì 29 settembre 2009




Ebbro
di desiderio e d'amore
mi aggiro
ombra
nell'ombra
celato.

Vedo
ubriaco e stordito
ma guardo
in ritardo
e ritardo
il ritorno.
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Anonimo del 1900


lunedì 28 settembre 2009

La Spigolatrice di Sapri

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Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Me ne andavo un mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra.
Ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti avevano una lacrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane:
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
Siam venuti a morir pel nostro lido.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: – dove vai, bel capitano? -
Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! -
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontraron con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.
Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Eran trecento non voller fuggire,
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano;
fun che pugnar vid’io per lor pregai,
ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
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Luigi Mercantini

Una delle pagine gloriose del Risorgimento è stata scritta il 28 Giugno 1857 con l'eroica spedizione di Sapri ad opera di Carlo Pisacane.
L'insuccesso della missione ha contribuito
ad unire le forze per rovesciare la situazione politica ed a preparare
l'unità d'Italia.
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Questa poesia ha perseguitato innumerevoli studenti obbligati ad imparare a memoria una tiritera considerata un pò melensa e piena di retorica. Riletta e ripensata adesso è diversa, è poeticamente densa di malinconiche visioni, di nuvole e profumo di brezza marina.
La mia spigolatrice ha i capelli al vento e lo sguardo pieno di onde che vede lontano ed immagina mondi di vissuto e certezze.
La mia spigolatrice è bella e piena di calde promesse e rifugi sicuri.
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Sebbene considerato un poeta minore nella letteratura italiana, Luigi Mercantini è da annoverare tra i più conosciuti rappresentanti della poesia lirica di ispirazione patriottica.
Amatissimo per i suoi componimenti al tempo stesso delicati e popolareschi, è classificabile come un tardoromantico. Godette della grande stima di Giovanni Pascoli, che ebbe a pronunciare per lui parole di affetto e considerazione (da Wikipedia).
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MERCANTINI e LA SPIGOLATRICE
Luigi Mercantini nasce a Ripatransone (Ascoli Piceno) il 19 settembre 1821 da Domenico, segretario di Mons. Luigi Ugolini, vescovo della cittadina, e da Barbara Morelli, ripana, figlia di un agiato commerciante.
Nel giugno 1824, in seguito al trasferimento del prelato nella sede di Fossombrone, in provincia di Pesaro-Urbino, la famiglia Mercantini si sposta nella bella cittadina in riva al Metauro.
A dieci anni Luigi entra nel locale seminario diocesano ove è seguito da valorosi maestri, fra cui l'osimano Andrea Romiti, ottimo insegnante di Retorica, di cui il Mercantini conserverà grato ricordo per tutta la vita.
Nel 1841, prima assume l'incarico di bibliotecario della Biblioteca comunale, poi gli viene affidata la cattedra di Umanità e Retorica di Arcevia, mentre l'anno successivo viene nominato maestro di Eloquenza a Senigallia.
Nel 1845 sposa, ad Arcevia, Anna Bruni, che muore dopo appena otto mesi, stroncata da un male ereditario.Nel 1846, salito al soglio pontificio Pio IX (Giovanni Mastai Ferretti di Senigallia), Mercantini si accende di entusiasmo per le riforme iniziate e per le idee di libertà e di indipendenza espresse dal nuovo Papa.
Nel 1849 partecipa alla sfortunata difesa di Ancona, assalita dagli Austriaci e, dopo la capitolazione della città, si reca in volontario esilio prima a Corfù, dove incontra il Manin, il Tommaseo e il Pepe, poi, nel 1850, a Zante.
Nel 1852 torna in Italia, dapprima a Torino, dove conosce il fior fiore dei nobili patrioti piemontesi, come Lamarmora, Mamiani, i Valerio, i Castellengo, i Casati; indi a Genova, dove, nel 1854, viene nominato docente di Letteratura Italiana e Storia nel Collegio femminile delle "Peschiere . L'anno successivo sposa Giuseppina De Filippi, giovane milanese di vent'anni, talentuosa pianista e insegnante anche lei nel Collegio delle Peschiere.
Nel 1856 assume la direzione del settimanale "La Donna al quale collaborano personaggi di spicco, come Niccolò Tommaseo, Francesco Dell' Ongaro, Ferdinando Bosio.
Nel 1858, a Genova, nella villa di Gabriele Camozzi, patriota bergamasco, Mercantini conosce Giuseppe Garibaldi e, su invito dell'eroe dei due mondi e suggerimento di Bertani scrive quella “Canzone Italiana “ (1859) che, musicata da A. Olivieri, diverrà notissima come "Inno di Garibaldi”.
Segretario del commissario regio Lorenzo Valerio, dopo l'annessione delle Marche (1860), fonda il quotidiano "Corriere delle Marche" (giornale che si pubblica ancora oggi con il titolo di "Corriere Adriatico" ) ed è nominato docente di Storia e di Estetica nell'Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove si trasferisce con la famiglia. Eletto deputato per l'VIII legislatura, la sua elezione viene annullata il 15 marzo 1861 per incompatibilità con il suo impiego.
Nominato, nel 1865, titolare della cattedra di Letteratura Italiana dell'Università di Palermo, ricopre vari uffici scolastici, traduce l'Ecerinide di A. Mussato (1868), fonda il giornale "La Luce" (1869), pronuncia discorsi commemorativi e continua a scrivere prose e versi. Muore a Palermo il 17 novembre 1872 e viene sepolto nel cimitero di S.Maria del Gesù ove, l'anno successivo gli viene dedicato un monumento recante una iscrizione dettata da Aleardo Aleardi. Mercantini fu tra i più significativi rappresentanti della lirica patriottica.
I suoi Canti accompagnarono le vicende liete e tristi del Risorgimento italiano e suscitarono grandissima commozione tra i contemporanei che lo amarono per la delicatezza del sentimento, per quel fare popolaresco delle sue poesie (anche se il fare popolaresco sapeva pur sempre di letteratura), per la sincerità patriottica e per la vena spiccatamente romantica dei versi. I grandi critici della nostra letteratura lo hanno quasi sempre accomunato a Francesco Dell'Ongaro, a F. Montanelli e a molti altri "bardi minori del Risorgimento, mentre la critica più recente non ha dubbi nel giudicarlo come "il cantore dei teneri affetti . Giovanni Pascoli, nel 1907, ebbe a dire di lui: "Mercantini è il poeta a me più ammirabile. Egli, se non proprio i morti dai sepolcri, risuscita ciò che è sepolto nei nostri cuori... ciò che più non morrà!...
"La Spigolatrice di Sapri" , composta alla fine del 1857, è unanimemente riconosciuta come la sua canzone più toccante e originale, "un piccolo gioiello di poesia popolare" . Essa culla ancora l'immaginazione di chiunque la legge e nel ritmo trasognato dei versi viviamo la leggenda di quell'eroica schiera comandata dal "bel capitano con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro" , che volle sfidare il destino per vivere la vita immortale degli eroi".
I versi di Luigi Mercantini furono sempre la candida espressione dei suoi sentimenti. "Nulla ho scritto" - confessa lo stesso poeta di Ripatransone - "che non sia verità e, innanzi di scrivere, ho sempre aspettato che gli affetti del cuore, tutto compreso di tanta bellezza, mi corressero quasi alla penna perché potessi manifestarli" .
"La Spigolatrice di Sapri”, per più di mezzo secolo, è stata costantemente inserita, quale testimonianza della poesia patriottica risorgimentale, in quasi tutte le antologie letterarie scolastiche italiane, contribuendo in modo eccezionale alla conoscenza della splendida cittadina del Golfo di Policastro in ogni angolo d'Italia. Della tragica spedizione di Carlo Pisacane, infatti, ben presto non sarebbe rimasta che l'eco e l'epica musicalità popolaresca della poesia mercantiniana, ricca di quella fantasia sublime che proietta un semplice episodio in un tempo senza età e senza confini.

(Tratto da: Sapri storia e leggenda,Angelo GUZZO,1999 Futura editrice)

domenica 27 settembre 2009

Ripenso il Tuo Sorriso

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto si insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma…
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Eugenio Montale
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sabato 26 settembre 2009

Il Povero Ane


Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero ane
di cui parla la gente.
È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.
La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).
Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.
Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.
Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.
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Gianni Rodari

venerdì 25 settembre 2009

Il Profeta


SUL MANGIARE E SUL BERE
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Allora un vecchio oste disse:
Parlaci del Mangiare e del Bere.
E lui disse:
Vorrei che poteste vivere della fragranza della terra, e che la luce vi nutrisse in libertà come una pianta. Ma poiché per mangiare uccidete, e rubate al piccolo il latte materno per estinguere la sete, sia allora il vostro un atto di adorazione.
E sia la mensa un altare su cui i puri e gli innocenti della foresta e dei campi vengano sacrificati a ciò che di più puro e innocente vi è nell'uomo.
Quando uccidete un animale, ditegli nel vostro cuore:
"Dallo stesso potere che ti abbatte io pure sarò colpito e distrutto,
Poiché la legge che ti consegna nelle mie mani consegnerà me in mani più potenti.
Il tuo sangue e il mio sangue non sono che la linfa che nutre l'albero del cielo".
E quando addentate una mela, ditele nel vostro cuore:
"I tuoi semi vivranno nel mio corpo,
E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,
La loro fragranza sarà il mio respiro,
E insieme gioiremo in tutte le stagioni".
E quando in autunno raccoglierete dalle vigne l'uva per il torchio, direte nel vostro cuore:
"Io pure sarò vigna, e per il torchio sarà colto il mio frutto,
E come vino nuovo sarò custodito in vasi eterni".
E quando l'inverno mescete il vino, per ogni coppa intonate un canto nel vostro cuore,
E fate in modo che vi sia in questo canto il ricordo dei giorni dell'autunno, della vigna e del torchio.

giovedì 24 settembre 2009

Huanchaco, Perù



Huanchaco è un piccolo villaggio di pescatori sulla costa centro nord del Perù, appena più a Nord della città di Trujillo.

E' un paesino tranquillo conoscìuto principalmente per le particolari barchette che ne caratterizzano i litorali, i piccoli natanti detti i "Caballitos de Tortora" costituiti da piccole cannette rossastre abilmente intrecciate dai pescatori chiamate appunto "caballitos" dagli abitanti.
Sono fragili gusci che solcano l'oceano Pacifico con silenzio ed eleganza, inaffondabili e leggeri fuscelli dimenticati nel tempo.

E' un paese scandito dal lungo frangersi sulla battigia delle onde oceaniche.

La gente è povera ma vive dignitosamente del frutto della pesca ed è amabile e gentile con il turista e lo straniero.

Ci sono stato in un lontano Agosto ma ho ancora il profumo di quel mare con me ed il rumore delle onde ancora lo sento se ci penso e socchiudo gli occhi.

Ricordo una corsa sulla spiaggia ed i piedi bagnati in un giorno senza sole ma saturo di vento ed immagini.
Era bello, un pò strano ma la luce pervadeva ogni cosa contrastando efficacemente ogni contorno.

martedì 22 settembre 2009

Ordinary World

L'ordinarietà penetra le nostre anime con una consapevole forza d'urto devastante.
E' quindi normale ritenere ordinaria gran parte della nostra vita e non è quindi sbagliato rientrare nell'ordinario qualsiasi cosa facciamo o subiamo (è indifferente).
Potersi definire così non è qualcosa di svilente...anzi...può essere un tentativo furbetto di cogliere l'attimi, "carpe diem", senza essere imputati, a torto o ragione, di paraculismo esistenziale quotidiano.
Un giorno di ordinaria follia è una cosa a cui dovremmo aver diritto tutti...indistintamente.

Came in from a rainy Thursday
On the avenue
Thought I heard you talking softly
I turned on the lights, the TV
And the radio
Still I can't escape the ghost of you
What has happened to it all?
Crazy, some are saying
Where is the life that I recognize?
Gone away
But I won't cry for yesterday
There's an ordinary world
Somehow I have to find
And as I try to make my way
To the ordinary world
I will learn to survive
Passion or coincidence
Once prompted you to say
"Pride will tear us both apart"
Well now pride's gone out the window
Cross the rooftops
Run away
Left me in the vacuum of my heart
What is happening to me?
Crazy, some'd say
Where is my friend when I need you most?
Gone away
But I won't cry for yesterday
There's an ordinary world
Somehow I have to find
And as I try to make my way
To the ordinary world
I will learn to survive
Papers in the roadside
Tell of suffering and greed
Here today, forgot tomorrow
Ooh, here besides the news
Of holy war and holy need
Ours is just a little sorrowed talk
And I don't cry for yesterday
There's an ordinary world
Somehow I have to find
And as I try to make my way
To the ordinary world
I will learn to survive
Every one
Is my world, I will learn to survive
Any one
Is my world, I will learn to survive
Any one
Is my world
Every oneIs my world
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Duran Duran



Sono rientrato da un giovedì piovoso Sulla strada Ho pensato di averti sentito parlare delicatamente Ho acceso le luci La televisione e la radio Eppure non riesco a fuggire dal tuo fantasma Cos’è successo a tutto? Incredibile, direbbero alcuni Dov’è la vita che conosco? Se n’è andata Ma non piangerò per ciò che è stato ieri C’è un mondo mediocre Che in qualche modo devo trovare E mentre cerco di trovare la strada Verso il mondo mediocre Imparerò a sopravvivere La passione o una coincidenza Un tempo ti ha ordinato di dire “L’orgoglio ci lacererà entrambi” Bene, ora l’orgoglio è uscito dalla finestra È corso via sui tetti Mi ha lasciato nel vuoto del mio cuore Cosa mi sta succedendo? Incredibile, direbbero alcuni Dov’è il mio amico quando ho più bisogno di te? Se n’è andato Ma non piangerò per ciò che è stato ieri C’è un mondo mediocre Che in qualche modo devo trovare E mentre cerco di trovare la strada Verso il mondo mediocre Imparerò a sopravvivere I giornali sul bordo della strada Parlano di sofferenza e avidità Ci siamo un giorno, poi domani non ci siamo più Qui dietro alle notizie Di guerre sante e bisogni religiosi La nostra è solo una piccola afflitta conversazione E non piango per ciò che è stato ieri C’è un mondo mediocre Che in qualche modo devo trovare E mentre cerco di trovare la strada Verso il mondo mediocre Imparerò a sopravvivere Tutti sono il mio mondo Imparerò a sopravvivere

lunedì 21 settembre 2009

Un'Altra Carovana






Le vie dell'Oriente
aspettano ancora
la carovana perduta
di questa mia anima
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Anonimo del 1900